yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: giugno 2012

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sabato 30 giugno 2012

Se andiamo avanti così canteremo Faccetta Nera. È Balotelli, un bullo di talento, il nuovo eroe del Paese. Alla faccia delle accuse di razzismo

30 Giugno 2012


Il nostro è il Paese degli eccessi. Siamo specialisti nell’autodenigrazione, sputiamo sullo specchio che ci riflette. Quelli del Nord guardano con disgusto a quelli del Sud ( esattamente come fanno i tedeschi nei confronti di tutti noi).

I meridionali guardano ai settentrionali con commiserazione, giudicandoli egoisti, incapaci di coltivare buoni sentimenti e di realizzare l’unità nazionale.

In politica, chi è di sinistra odia la destra (ampiamente ricambiato) e, negli anni in cui governava Berlusconi, si è impegnato a sputtanarlo in ogni modo, offrendo alla stampa straniera mille spunti per descrivere un’Italia alla deriva, alla mercé di una classe dirigente col Dna di Pulcinella.

La metà delle nostre disgrazie le «costruiamo» noi stessi con tenacia. Godiamo a parlare male del prossimo e a litigare con lui. Basti ricordare che oltre la metà delle cause tribunalizie è di tipo condominiale, poi attacchiamo i magistrati perché la giustizia è troppo lenta. Però è sufficiente che la Nazionale di calcio vinca tre partite di seguito e acceda alla finale di un torneo internazionale e immediatamente diventiamo «patrioti»; riscopriamo addirittura il tricolore, lo sventoliamo orgogliosamente, dimenticando che qualcuno- non pochi - affermò di volerlo usare in sostituzione della carta igienica.

Da almeno vent’anni, da quando cioè l’immigrazione è un fenomeno di massa, incontrollato e preoccupante, era in atto, fino a ieri, una discussione infame tra cittadini favorevoli all’integrazione e cittadini entusiasti dei respingimenti e pronti a esultare a ogni affondamento di imbarcazione stracolma di disperati. Basta, tutto cambiato. I due gol rifilati da Mario Balotelli all’esecrata Germania pedatoria hanno riscattato non solo l’armata Prandelli (non più esercito di Franceschiello, come si era detto alla vigilia degli Europei)ma anche l’intero contingente di africani approdati alla penisola per sfamarsi. San Gennaro ha sospeso i miracoli? Li compie il pallone.

La pacificazione con gli extracomunitari, che sembrava illusoria, ora è un fatto.

Dalla tolleranza zero siamo passati, nel giro di pochi minuti, all’esaltazione dei mori: adesso siamo tutti neri, forse si può dire persino negri. C’è chi,essendo nato bianco,vorrebbe avere un figlio abbronzato, in senso berlusconiano, o almeno un fratello di pelle scura, scurissima.

Insomma, Balotelli, prima vituperato e maledetto dalle folle degli stadi, simbolo dell’indisciplina e della scorrettezza, cacciato dall’Inter per incompatibilità ambientale, bersaglio delle penne sportive di ogni giornale, è stato promosso a nuovo eroe dei due mondi, quello del calcio e quello dei tifosi, sia in servizio permanente sia di complemento.

Qualora segnasse anche contro la Spagna, nella finale di domani, a tutti i bambini che vedranno la luce nel mese di luglio sarà imposto il nome Mario, improvvisamente di moda dopo decenni di accantonamento.

Altro che Mario Monti e Mario Draghi: Supermario è solo un ragazzo afrobresciano, adottato da una famiglia ottimista, ex disadattato, incline ad atteggiamenti irritanti e adesso sul piedistallo dell’effimera gloria riservata ai grandi del football.

Lui se ne rende conto e mostra fiero i suoi due metri di torace bruno, altro che Bronzi di Riace. Chissà quante signorine se ne innamoreranno, fantasticando.

 Dicevamo che il nostro è il Paese degli eccessi. Lo è da sempre. Mai però avremmo immaginato che l’Italia si sarebbe felicemente consegnata a un giovanotto nero in precedenza disprezzato, allo scopo di potersi sentire all’altezza di Angela Merkel e dei suoi diligenti tedesconi.

Qui c’è sotto la mano della Nemesi storica, che ha usato un calciatore per azzerare le accuse di xenofobia e di razzismo agli italiani, terroni compresi. Se andiamo avanti così, ricanteremo Faccetta nera.(Vittorio Feltri per "Il Giornale.it")

Monti bluffa e respira. Approvato lo scudo voluto dall’Italia e il governo canta vittoria. La Borsa abbocca (+6%), lo spread no: resta oltre quota 400

30 Giugno 2012


Squillano le trombe del governo, piovono elogi e complimenti, è fatta, siamo salvi. Sull’onda dell’euforia la Borsa fa un balzo manco fosse Balotelli.

Dopo la notte dei tricolori sventolanti per il 2 a 1 sulla Germania, l’Italia mediatica festeggia il successo al vertice salva euro. Sul piano formale c’è del vero, non fosse che la Merkel ha dovuto ammorbidire alcune sue posizioni. Ma su quello sostanziale c’è poco da esultare.

Ci svegliamo uguali a ieri e per il domani non c’è traccia di meno tasse e più occupazione, di più sviluppo e più tagli. Se ne sono subito accorti i mercati finanziari, che, ben più di quelli azionari, sanno leggere le carte e non si fanno prendere dall’euforia o incantare dalle conferenze stampa.

Tanto che lo spread è rimasto ben sopra i 400 punti, area da allarme rosso pieno. È successo che Monti e altri hanno convinto la Merkel su due punti.

Il primo è un piano salva banche, comune agli Stati membri, primo passo di una unità bancaria europea che resta però ben lungi dal realizzarsi.

Il secondo è un piano salva Stati: chi è in difficoltà chiede aiuto e gli altri si impegnano ad acquistare i suoi bond, in modo da abbassare lo spread ed evitare il fallimento.

In entrambi i casi c’è un piccolo problema: le casse europee sono praticamente vuote, togliere soldi da una parte per metterli da un’altra è un trucco contabile efficace a tappare falle, non a salvare la vita.

E c’è poi il problema che se l’Italia dovesse lanciare l’sos perderà di fatto la sua sovranità. La Germania ha infatti rinunciato a mettere nero su bianco la parola «commissariamento», ma ha posto condizioni tali che Monti, in caso di necessità, salverebbe la faccia ma non il fondoschiena, suo e soprattutto nostro.

È vero che poteva andare peggio, ma quello di Monti resta un bluff. I prossimi giorni diranno se e quanto efficace. Ed è anche una forzatura attribuirsi tutti i meriti di quel poco che si è portato a casa.

L’alzare la voce del Pdl sull’euro killer e sulla possibilità di far cadere un governo che fosse tornato a mani vuote da Bruxelles ha certo rafforzato il premier nelle trattative. Così come aver approvato, a costo di perdere consensi, leggi e riforme bufala ha aiutato più Monti che gli italiani Ma lasciamo stare le medaglie.

Quello che temo è che anche eventuali effetti positivi di questo accordo non li vedremo nelle nostre case e aziende. Ci vuole di più, pretendiamo di più. Il governo Monti non cadrà domani, come era possibile, ma non può certo considerarsi al sicuro.(Alessandro Sallusti per "IlGiornale.it")

Lega a congresso dopo dieci anni Maroni unico candidato a segreteria. Sarà il congresso a decretare la sua elezione, ma è probabile che si proceda per acclamazione. Segretario Lega Lombarda Salvini non teme ombra di Bossi: "Contano progetti non i nomi". Zaia: "Pietra miliare nella storia del movimento". E scoppia la Balotelli-mania. Borghezio: "Mario nero e padano"

30 Giugno 2012


ASSAGO - Roberto Maroni è il candidato unico alla segreteria della Lega Nord. L'ex ministro dell'Interno ha presentato alle 11 al Forum di Assago - dove è in corso il congresso federale - le firme raccolte tra i delegati (400 su 630) a sostegno della sua candidatura. Sarà lo stesso congresso a votare per la sua elezione. Il  presidente del congresso, Giancarlo Giorgetti, ha annunciato la chiusura dei termini per la presentazione delle candidature e il nome di Maroni è stato accolto dalla platea con un lungo applauso. E' probabile che domani si proceda per acclamazione.

Il caso Balotelli, "nero e padano". E la vera sorpresa del congresso è Mario Balotelli. Che fa un altro miracolo e diventa la vera star del Forum di Assago. "Un padano con la pelle nera", lo battezza Mario Borghezio. L'attaccante azzurro ha fatto breccia tra i 'lumbard' che per un momento mettono da parte Roberto Maroni e Umberto Bossi.

Salvini e Formigoni. "Nella Lega contano i progetti non i nomi. Nella vita ci sono dei cicli: se il congresso eleggerà Maroni, Maroni sarà il segretario. Punto''. Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda e fedelissimo, non teme l'ombra di Bossi sul congresso. 
Salvini precisa che il Senatur "ha avuto il grande merito di averci portato fin qua. Tutti sono utili nessuno è indispensabile. Bossi continuerà a fare la sua parte, ma se il congresso elegge Maroni il segretario si chiama Roberto Maroni". Nessun timore di spaccature nel partito perché, per Salvini, a garanzia dell'unità del Carroccio ci sono "Bossi, Maroni e i cinquemila che sono qui". Poi lo scambio di battute con il governtore della regione Lombardia: "Noi diamo dei consigli a Formigoni, non facciamo minacce, ma se vorrà restare in carica dovrà fare di più. Altrimenti ci arrabiamo". La replica: "Una posizione perfettamente condivisibile. Bisogna fare più e meglio".

Calderoli: "Nessuna corrente". Per l'ex ministro, non ci saranno correnti all'interno della Lega. "Per me le correnti dovrebbero essere vietate, perchè tutti devono essere parte della stessa Lega". Secondo Calderoli, infatti, "la Lega deve essere un contenitore degli autonomisti, degli indipendentisti, dei secessionisti, dei federalisti, che sono tutti declinazioni di un idem sentire". Calderoli ha dunque auspicato che dopo la Lega 2.0 immaginata per il dopo-Bossi - "Presidente a vita" - arrivi una "Lega 10.0, perchè dobbiamo tornare a risultati a 2 cifre".

Zaia: "Pietra miliare nella storia della Lega". Il governatore del Veneto segue "con attenzione" il congresso e commenta: "Siamo partiti con il piede giusto e lo si evince dal ricco dibattito che si è svolto in questa prima giornata". Ancora: "Sono certo che questo congresso rappresenti già dal primo giorno una pietra miliare nella storia della Lega  che avrà la sua sublimazione domani con l'elezione del nuovo segretario".

Cota: "Tutti per Bobo". Roberto Maroni è "l'uomo che farà fare alla Lega questo percorso di rilancio. E ha il sostegno di tutto il movimento". Lo ha affermato Roberto Cota, a margine dei lavori del congresso federale della Lega Nord. Il governatore del Piemonte ha sostenuto che la Lega "ripartirà dal territorio" per porre di nuovo al centro la questione settentrionale. "Ogni cittadino del Nord è un potenziale leghista e la Lega è l'unico partito del Nord", ha affermato. "La questione settentrionale non è mai stata affrontata dal governo, se non da noi, però poi Roma si è messa di traverso", ha continuato.

Grande striscione per Maroni, nessuno per Bossi
. Un enorme striscione "Grande Bobo" firmato dai "Lupi Retici" del movimento dei Giovani padani della Valtellina ha campeggiato sugli spalti del Forum di Assago. Nessuno striscione invece dedicato a Umberto Bossi. L'attenzione dei militanti si è perciò concentrata sul neosegretario in pectore. Anche questo particolare segna il momento di passaggio del movimento leghista dalle mani del "senatur" a quelle dell'ex ministro dell'Interno. Tra gli altri striscioni nella struttura alla periferia di Milano anche un "no tax area per le zone del terremoto".

Il candidati al consiglio federale. Poi, Giorgetti ha comunicato la lista dei candidati al consiglio federale. In base al nuovo statuto, salgono a sei (da quattro) i membri elettivi lombardi; i candidati sono il fondatore dell associazione Terra insubre, Andrea Mascetti, il deputato bergamasco, Giacomo Stucchi, Simona Bordonali, il deputato mantovano, Gianni Fava, il presidente federale del Movimento giovani padani, Paolo Grimoldi, il sindaco di Lesmo, Marco Desiderati, e Aurelio Locatelli, ex autista di Umberto Bossi. Per il Veneto, i membri elettivi salgono da due a quattro. Per il Piemonte, rimangono due i posti, e i candidati sono Oreste Rossi, Stefano Allasia, Enrico Montani, Sebastiano Fogliato.(da "La Repubblica")

Parole shock del pm della Dna Roberto Pennisi: “La mafia nel Veneto fa simpatia perché è affidabile, lo Stato no”

30 Giugno 2012


Cari lettori questo è l’ultimo articolo che dedico a ciò che il sostituto procuratore nazionale antimafia Roberto Pennisi ha detto in audizione il 17 aprile 2012 in Commissione parlamentare antimafia a proposito della presenza delle mafie nelle regioni del Nord-Est (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige).

L’ultima parte della sua audizione è dedicata ad un tema sensibilissimo: la penetrazione (e le relative manovre agevolative) dei capitali mafiosi nella ricca e economia del Nord-est.

E sul punto Pennisi è chiarissimo: “Ci sono degli imprenditori soprattutto nel Nord-Est che sono felici di perdere il controllo della loro azienda, pur di consentirne la continuazione di vita. Questo è tipico sia della mentalità di quel territorio che delle imprese che si basano spesso sul rapporto personale che s'instaura fra il datore di lavoro e le maestranze. Tanti – credetemi - si assoggettano all'imposizione mafiosa allo scopo di consentire quella continuità dell'impresa che serve a garantire il mantenimento del posto di lavoro di dipendenti che si conoscono da decenni e che tante volte si tramandano di generazione in generazione. Questo è il pericolo più grosso. Questi soggetti sono in condizione di intervenire, per il grandissimo quantitativo di denaro di cui dispongono, a tutti i livelli dal punto di vista finanziario. È chiaro che così riciclano”.

Già questo basterebbe per riflettere sul vecchi0 (ed erroneo) adagio che “se la mafia non si vede non c’è”. E’ vero il contrario ma quel che dice in seguito Pennisi è inquietante perché pone di fronte a sè stessa una società imborghesita e bolsa.

Anche l'acquisto di un qualcosa in perdita è un vantaggio per chi acquista nella misura in cui altrimenti non avrebbero a che farsene del denaro di cui dispongono – dice infatti il pm antimafia - . Questo è il pericolo più grosso rappresentato dal punto di vista sociale: c'è simpatia. Ecco perché non ci sono denunce, tant'è che nell'indagine veneziana si è dovuto ricorrere ad un tizio infiltrato, e senza l'infiltrato non si sarebbero scoperte tutte le attività criminali che hanno riguardato almeno 150 persone. Questo lo si legge negli atti dell'indagine della Dda di Venezia”.

Il presidente Beppe Pisanu non perde l’occasione per affondare il coltello nel burro caldo: “Si può quindi cominciare a parlare di 416-bis anche in quei territori perché c'è omertà?. L’abbiamo rilevata anche in diverse audizioni in Nord Italia”.

Pennisi è didascalico nella risposta: “Ha preso piede. Si tratta di un'omertà che tante volte non nasce dalla paura, ma dalla simpatia perché «finalmente» questa gente del Nord vede farsi avanti soggetti affidabili. È inutile dirlo: sono affidabili. Non posso entrare nei particolari perché sono applicato in una determinata Dda che non è veneta e che mi consente di conoscere alcuni dati investigativi che sono oggetto di mie indagini, ma dispongo di dati investigativi, di parole provenienti da soggetti non certamente dell'Italia meridionale né centrale che fanno paura e che mi consentono di fare quelle affermazioni che ho appena fatto”.

E la politica? “Per quanto riguarda i rapporti con gli ambienti politici – conclude Pennisi - quelli sono connaturati soprattutto al fenomeno della colonizzazione: laddove c'è colonizzazione, c'è quel tipo di rapporto. Dove c'è delocalizzazione non è la stessa cosa. In alcuni casi possono esistere quando sono funzionali al conseguimento dei risultati per i quali è stata effettuata la delocalizzazione, ma non è niente di particolarmente endemico. Se vogliamo prendere come punto di riferimento ciò che è emerso in Lombardia, Piemonte e Liguria, non è la stessa cosa proprio perché nel Veneto non c'è la colonizzazione. Invece i rapporti sono più intensi ed essenziali con il mondo dell'economia - lo abbiamo già detto - e delle professioni”.

Pisanu insiste e ricorda le recenti parole del prefetto di Venezia il quale ha dichiarato che: "Nella Regione Veneto non si registra una presenza radicata di organizzazioni criminali secondo le caratteristiche tipiche delle associazioni criminali di stampo mafioso." Pennisi non si scompone e risponde: “Se rapportate questa affermazione con ciò che vi ho detto prima, va bene. Per esercitazione (i francesi direbbero amusement), fate un paragone tra il prefetto di Venezia e il prefetto di Reggio Emilia, che ha ricevuto dieci giorni fa una missiva con tre proiettili. Tempo fa il prefetto di Reggio Emilia avrebbe potuto dire la stessa cosa. Non vorrei che un giorno anche il prefetto di Venezia si veda recapitare una missiva con i proiettili”.

C’è altro da aggiungere? Assolutamente no se non mettere in chiaro la sintesi di quanto detto da Pennisi: la mafia nel Nord Est fa simpatia perché è affidabile e lo Stato no…E intanto la politica dorme e i professionisti colludono.(da "Guardie o ladri")

Caso Ionetti/Condello: la Procura di Forlì e gli amministratori giudiziari calabresi con l’anello al naso

30 Giugno 2012


E’ il 23 gennaio 2012 e i pm di Forlì Fabio Di Vizio e Marco Forte interrogano Rosario Spinella, uno dei due amministratori giudiziari che curano (o dovrebbero curare) per conto dello Stato i beni sequestrati alla famiglia Ionetti che da Reggio Calabria 33 anni fa sono saliti fino a Cesena. I beni, secondo l’accusa originaria, sarebbero stati riconducibili al “supremo” boss di ‘ndrangheta Pasquale Condello.

Da alcuni giorni – e per questo rimando ai post in archivio del 18, 20, 25 e 27 giugno – sto raccontando il patteggiamento con la Procura di Forlì della famiglia Ionetti (il papà Alfredo e i due figli) per una serie di reati sostanzialmente legati ad un fatto sorprendente: nonostante la presenza dei due amministratori giudiziari i beni e tutte le attività legate allo svolgimento delle attività commerciali (a partire dai flussi finanziari per terminare con le riunioni operative) erano ancora nelle salde mani dell’ottantenne Ionetti.

Debbo dire che fin dall’inizio di questo racconto ho posto l’accento proprio sull’aspetto più delicato e che può essere riassunto nella seguente domanda: “che fine fa un bene nel momento in cui, sottratto al proprietario, transita nella gestione statale?”. Se preferite la domanda può anche essere: “gli amministratori sono o meno all’altezza del compito del quale sono investititi?”.

Perché il punto è proprio questo: come spesso è stato (inutilmente) denunciato da associazione quali Libera o dallo stesso Direttore dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla mafia, il prefetto Caruso, la gestione (per una serie infinita di problemi talmente gravi che lo Stato meschinamente non li affronta) è fallimentare.

Fatta questa premessa e al netto delle indagini della Procura di Forlì ancora in corso è straordinario attraversare il percorso di analisi condotto dai pm nell’interrogatorio, che mettono a nudo anelli debolissimi della catena.

Il pm Fabio Di Vizio, tra il rusco e il brusco, rivolto a Spinella, dice: “Però a me una cosa che veramente interessa è questa: nella scorsa audizione, in un’altra vesta, io le dissi: dottore, ma se - sempre per ipotesi - si dovesse riscontrare che Ionetti Alfredo non è un soggetto che sta ai confini di questa azienda, così che ogni tanto si presenta e fa due saluti, ma un soggetto che gestisce l’azienda nelle fasi qualificanti, modalità di pagamento, termini di pagamento, dilazione di pagamento, forme di pagamento, quello che è l'aspetto più qualificante, il dato la sorprenderebbe o non la sorprenderebbe? Lei mi rispose, se ricordo bene “mi sorprenderebbe, e da quello che lei mi sta dicendo comincio a pensare di avere l’anello al naso”. Usò questa espressione, se lo ricorda?”. E Spinella risponde tranquillamente: sì.

Di Vizio – che fonda tutta la sua tesi accusatoria portata avanti con diligenza e con passi come sempre misurati sul fatto che la “stretta” di Ionetti non lasciava scampo neppure agli amministratori -  in pratica mette Spinella di fronte proprio a questo dato di fatto: Ionetti ha sempre e comunque gestito quei beni sequestrati.

Come ce la mettiamo Spinella?, sembra dire Di Vizio, che non arretra di un passo. “Abbiamo delle evidenze che hanno trasformato, sempre secondo la nostra prospettazione – spiega infatti Di Vizio a Spinella - siamo un organo dell’accusa, ma siamo pur sempre una Procura della Repubblica italiana, abbiamo l’evidenza che questo ruolo è stato un ruolo molto pervasivo, che dall’ipotesi siamo passati ad un’ipotesi più qualificata”.


Quell’anello al naso deve essere rimasto sullo stomaco alla Procura di Forlì che attraverso il capo della Procura, Sergio Sottani, continua a pressare Spinella e al modo in cui, ad un certo punto…abbandona l’anello e gli ricorda che lui “a giugno cambia totalmente atteggiamento nei confronti di Ionetti”. Spinella non si scompone e risponde così: “Dopo che ho parlato con il Procuratore Di Vizio, cioè dopo essere, tra virgolette, l'anello al naso, come ha detto prima il dottor Di Vizio...”.


SENZA ANELLO AL NASO

Tolto…l’anello, Di Vizio non arretra di un millimetro e pone Spinella di fronte al fatto compiuto: non era (drammaticamente) cambiato nulla dal momento in cui le aziende erano state sequestrate. Ionettti – consuocero di Pasquale Condello, boss di ‘ndrangheta senza confini geografici – comandava prima. Ionetti comandava durante. Poteva Ionetti continuare a comandare dopo?

Di Vizio è netto. Perentorio nel rivolgersi a Spinella. “Ma lei sa quante imprese, che hanno precedenti penali i loro titolari, sono state finanziate in questi anni, foraggiate - come ha detto lei - in questi anni, grazie anche al contributo sia della Scania Finance che suo (suo inteso come impresa Sornova)? Vuole che le faccia vedere i precedenti penali dei clienti? Il  senso era quello di distaccare questa impresa da quello che era il suo humus ambientale, relazionale, commerciale, non quello di mantenerlo nello stesso humus. Se io guardo le cambiali emesse nel 2005, quelle nel 2007, 2008, 2009, 2010, il dramma è che sono gli stessi clienti!

L’avvocato di Ionetti (che, va detto con chiarezza, risponde con puntualità e diligenza) fa da cuscinetto: “Mi scusi, doveva rifiutare le offerte di acquisto, le proposte di acquisto?”. Ma figuriamoci se Di Vizio arretra. “Ma almeno l’adeguata verifica la doveva impostare lui, non la poteva delegare a Ionetti Daniele”.

L’ADEGUATA VERIFICA

Il resto dell’interrogatorio vale la pena di trascriverlo per intero perché diventa interessante vedere lo scambio di opinioni che si prospetta sull’adeguata verifica ai fini dell’antiriciclaggio.

Spinella: L’avevo delegata alla Scania per la verità.
Di Vizio: No, la doveva svolgere la Scania. La Scania ha ritenuto che voi avevate adottato dei presidi adeguati, ma il presidio adeguato si chiamava Ionetti Daniele.

Spinella: Non è stato indicato. Era stato indicato Trifilò in questo.
Di Vizio: Chi?

Spinella: Trifilò, il funzionario di Scania.
Di Vizio: Rigano.

Spinella: Sì, Rigano.
Di Vizio: Io le dico che nei verbali delle riunioni dei collegi sindacale della Scania di novembre di quest’anno si dice “abbiamo praticamente fallito, perché in realtà l’adeguata verifica in Sornova la faceva Daniele Ionetti”.

Spinella: Non sono cose che potevo sapere io.
Di Vizio: Lei non lo poteva sapere, e io le che le devo dire? Non poteva sapere gli acquisti, non poteva sapere.... Allora vediamo una cosa che poteva sapere: i fallimenti.  

FINE CORSA

Ripetendo che non compete ai giornalisti esprimere giudizi su alcuno, ritengo interessantissimo il dialogo finale tra un pm – Di Vizio – che gioca d’attacco sicuro delle sue carte e un amministratore giudiziario – Spinella – che prova a rispondere con le stesse carte.

Spinella infatti gioca la carta della sicurezza: lui non ha paura di nessuno e avrà i suoi motivi. Leggete qui: “E poi volevo anche aggiungere che non ho avuto grande soggezione del signor Ionetti. Anzi ho cercato in tutti i modi di limitarlo, almeno nelle volte in cui l’ho visto, chiedendogli di uscire o per lo meno...”.

Di Vizio cala l’asso dialettico: “Guardi, lei non ha l’evidenza delle intercettazioni telefoniche, ma sostanzialmente su tutte le fasi qualificanti di questa impresa, direi tutte, tutte quelle serie, quelle che fa un imprenditore, non un semplice contabile per capirci, queste persone decidevano assolutamente. Lei in questo senso era veramente quello che ogni tanto bisognava mettere due firme, mandare il fax, qualche volta la distinta non la recava neanche; abbiamo visto che in questi casi probabilmente le sue firme venivano addirittura artefatte. Questa è la realtà. Poi quanto lei si sia spinto a conoscere... Perché io sono sempre portato a ritenere una cosa: che la conoscenza è la base della responsabilità e allora, per star lontani dalla responsabilità, talvolta non si conosce. Questo è il problema, ed è credo anche il problema ritengo in parte di questa vicenda”.(fonte "Guardie o ladri")

A guilty verdict, a mouthful of poison – and minutes later he was dead . US millionaire appears to commit suicide in the dock after being convicted of arson

30 Giugno 2012


Police in Arizona are awaiting post-mortem results on a former Wall Street trader, art collector and millionaire who collapsed after being found guilty of arson in what may turn out to be a case of in-the-dock suicide.

Michael Marin, who had been charged with setting his own home on fire in 2009 in the hope of collecting insurance money to cope with mounting debts, buckled in gulping convulsions on the courtroom floor within minutes of the guilty verdict being read on Thursday afternoon. He was later pronounced dead in a local Phoenix hospital.

Investigators are poring over footage from a television camera that was inside the courtroom. It shows Marin grimly absorbing the verdict, which could have spelled a sentence of up to 16 years in prison, and then putting his hands to his face. He looks at that moment to be putting something into his mouth and swallowing, though no pill or substance is actually visible on the tape. He then took a drink from a bottle of water.

Officials confirmed that suicide is suspected. "They are leaning towards that. If you watch the video it looks like he does put something in his mouth," Sheriff's Office spokesman Jeff Sprong told a local Fox television station. "We cannot verify that at this point and we're not going to be able to until the toxicology report comes back."

Once a high-roller who flew planes, climbed eight of the world's tallest summits, including Everest and collected art – in particular Picasso sketches – Marin had said he had survived the blaze in his $3.5 million mansion in the Biltmore section of Phoenix only by grabbing his scuba oxygen bottles, using them to breathe, and escaping down a fire ladder from the second floor. But fire officials said they found evidence that the fire had been started deliberately.

"Michael Marin couldn't pay his mortgage, so he burned down his house," prosecutor Chris Rapp said in opening statements of the trial. He described to the jury how in the year before the inferno, the defendant's bank account had run dry as a balloon payment on his house of $2.3 million was due. An attempt by him to sell the house in a charity raffle had also come nothing after local authorities said it would be illegal.

While no one was hurt in the fire at the Marin home, the penalties for arson in Arizona are particular stiff – roughly equal to sentences typically given out for second degree murder.

The jury had been sent out by Judge Bruce Cohen and the lawyers were at the bench discussing the sentencing phase of the case, when the drama at the defendant's table begun. A reporter for the Arizona Republic writes that Marin went puce in the face and grabbed a tissue from a woman behind him. Very soon after that, he fell face first on to the floor of the courtroom making gasping sounds and vomiting. By then, his cheeks were ashen.

No one in Arizona could remember any precedent of the events, particularly if it turns out that Marin indeed poisoned himself to avoid going to prison. "I'm at a loss for words, honestly, at this point," Judge Cohen said.

 The Sheriff's office agreed. "This is something new that I've never seen and I'm sure the courts haven't seen it," Mr Sprong said.(David Usborne per "The Independent")

Mrs Strauss-Kahn finally walks out (what could he have done this time?) . After months of loyal support in the face of vice allegations, the wife of the former IMF boss has had enough

30 Giugno 2012


The most sorely-provoked wife of modern times has finally called it quits.

Anne Sinclair, the heiress and former television news anchor who stood by her husband Dominique Strauss-Kahn throughout his public disgrace in New York, has left him, the French weekly Closer reported in its online edition yesterday. The disgraced former head of the International Monetary Fund has reportedly been expelled from the couple's home in Paris's Place des Vosges.

DSK, as he is known in France, is said to have moved in with a friend in Paris. "He's in a bad way," another friend said. "It's very sad. He's mostly just at home on his own." Another described him as "depressed and destroyed." The banker-turned-politician was last seen in public, unshaven and haggard, voting in the French elections.

Mr Strauss-Kahn, now 63, persuaded Anne Sinclair, now 64, to marry him in 1991 after she interviewed him for her television show 7sur7, one of France's most popular and prominent news programmes.

According to Closer, Ms Sinclair threw out her wayward husband of almost 21 years one month ago. In an interview in French Elle magazine in January, she denied that feminists and others had the right to judge her decision to stand by a man who many had decided was morally degenerate and promiscuous. But she also denied that her support for her husband was unconditional. "Unconditional support does not exist," she insisted. "One supports [a partner] if one has decided to support [him]. Nobody knows what happens in the intimacy of a couple."

After a sexual encounter in his hotel room in New York with a chamber maid called Nafissatou Diallo in May last year, Diallo claimed he had forced her to have sex with him. The IMF grandee was hauled from the plane that was about to fly him back to Europe and forced to do a humiliating "perp walk" in front of the media. Anne Sinclair flew to New York and ostentatiously supported her husband throughout the ordeal.

Prosecutors later aborted the case, but by then the damage was done. Back in France, Mr Strauss-Kahn was accused of involvement in setting up a ring of prostitutes to take part in sex orgies in the northern city of Lille, and it seems that by then his wife's support had begun to waver.

When in January she was appointed editor of the Huffington Post's new French edition, she appeared at a press conference without her wedding ring. It was perhaps the first sign that she had decided enough was enough.

DSK Undone: Sexual allegations

2002 Accused by Tristane Banon, the god-daughter of Strauss-Kahn's second wife, Brigitte Guillemette, of trying to rape her in a Paris apartment. He denied the accusation.

2008 A brief, consensual affair with Hungarian-born Piroska Nagy, a former economist with the IMF.
2010-11 Charged with "aggravated pimping" by French prosecutors after allegedly attending sex parties attended by prostitutes.

2011 Indicted on charges relating to an alleged assault on New York hotel housekeeper Nafissatou Diallo. The charges were later dropped, but Mr Strauss-Kahn admitted that a sex act had taken place.( Peter Popham per "The Independent")

After the final whistle – Ukraine's dark future corruption . As football fans prepare for the final of Euro 2012, allegations of corrupt practices continue to haunt the host nation and its leaders.

30 Giugno 2012


As Kiev prepares for the last act of Euro 2012 – tomorrow night's final between Italy and Spain – the country is reflecting on a tournament that went a lot better than many expected in terms of organisation and fan experience. But attention is now turning to corruption allegations surrounding President Viktor Yanukovych and his government.

The government spent around £6bn on preparations for the Euros according to some estimates. But having cancelled competitive tenders set for contracts to build stadiums and infrastructure, critics say that up to 40 per cent of the cash could have been pocketed by people in Mr Yanukovych's inner circle.

Kiev's Olympic Stadium, the venue for tomorrow's final, is at the centre of the controversy, with over half a billion euros allegedly spent on its reconstruction, carried out through a series of shell companies with no clear indication of who the final beneficiaries are.

"This government sees its power not as a service for the people but as a resource for profit for its members and their families," said Ostap Semerak, an opposition MP and member of the shadow cabinet of Yulia Tymoshenko. "The construction projects for the Euros are simply part of a scheme to launder money in cash inside Ukraine."

Ms Tymoshenko, the former prime minister and one of the leaders of the 2004 Orange Revolution, was jailed last year on charges that most people saw as political revenge by Mr Yanukovych, who narrowly defeated her in a presidential poll in 2010.

Since he came to power, Mr Yanukovych has surrounded himself by businessmen and associates from his home city of Donetsk. Especially close to him are oligarchs such as Rinat Akhmetov, the president of Shakhtar Donetsk football club, and his right- hand man, Boris Kolesnikov, the Deputy Prime Minister and was in charge of the organisation for Euro 2012.

There are also shadowy figures such as Dmitry Firtash, an oligarch who made millions through an interim company that dealt with Russian gas transit and has been linked with corrupt practices and organised crime figures in Russia, charges he has always denied.

"It's an open secret that there are high-ranking politicians behind these companies," said a Western diplomat in Kiev. "Something like 30-40 per cent of the state money spent on the tournament has gone into the pockets of politicians. They did everything they could to siphon the money into their pockets."

Mr Kolesnikov, the Deputy Prime Minister, says that such allegations are nonsense. He denies all claims of corruption around the Euros and says that the real figure spent by the government was around £3bn. Mr Kolesnikov is thought to be worth hundreds of millions of pounds personally, having accumulated a fortune in Donetsk over the past two decades. Mr Semerak and others claim that he personally has profited from the infrastructure development around the Euros, charges which he denies vehemently. He was arrested in 2005 on charges of abuse of office and making a death threat.

He also denied all of those charges, which were later dropped. "It's in Ukrainian traditions to pour dirt over your opponents," he said in an interview on the balcony of his office, a lavish suite of rooms in a government building in central Kiev.

"If you want to talk about corruption, the first place to look is to the government of Yulia Tymoshenko. When we came in, in March 2010, we only had a year and a half left, and there was not a single project in place." He says the Olympic Stadium reconstruction cost about €430m, which is a "completely normal amount" for such a project. "Reconstruction is more expensive than building a new stadium – look at how much Wembley cost," he said.

The fractious nature of Ukrainian politics, where fist fights frequently erupt in parliament and opposing sides hurl vitriol at each other on a regular basis, makes it hard to dissect the mutual allegations and accusations from a neutral perspective. But most Western observers agree that things have taken a turn for the worse under the Yanukovych administration.

"Tymoshenko was certainly no white swan, and there were real issues about corruption within her government as well" said the Western diplomat in Kiev. "But in the past two years there has been a real deterioration."

Mr Semerak points to several instances of what he claims amounts to corruption and mis-spending, such as the infamous case of wooden benches purchased for the metro system in the city of Kharkov which cost several thousand pounds each, with most of the money presumably disappearing into someone's pocket.

He also mentions a helicopter port built with money earmarked for Euro 2012 near a popular hunting spot in central Ukraine, with the justification being that teams may want to stop off for a rest there if they were flying between venues by helicopter.

Most troubling, however, is the role of companies such as Altkom, a shadowy entity based in Donetsk with a murky ownership structure, that nevertheless won more than half a million pounds worth of government contracts for construction projects related to the Euros. Local reporters tracked down the nominal head of the company, who turned out to be a yoga teacher in Cyprus named Lana Zamba.

Her husband said she was simply paid a nominal sum to sign off on documents saying she is a director of Altkom and a number of other companies. Nobody knows who the real financial beneficiary is. Mr Kolesnikov brushed away concerns about Altkom, saying it is "the biggest such construction company in Ukraine". When confronted about how a yoga teacher from Cyprus could possibly be in charge of such a huge company, he said he did not know who the ultimate beneficiary was. "They operate within Ukrainian law, and that is what matters," he said. "The government of Ukraine is not obliged to find out who the owner of the company is, whether they are a yoga teacher or a maths teacher, it doesn't matter."

He denied suggestions, voiced by the opposition, that he himself may have links to the company.

Anti-corruption organisation Transparency International put Ukraine at 152nd place in its most recent global corruption survey, below Nigeria, Togo and Pakistan and some European politicians are demanding that Mr Yanukovych's government explains where the money went. Two German MEPs have written to Uefa's President, Michel Platini, with a number of questions over the cancellation of tenders and the opaque accounting practices employed by the Ukrainian authorities. "Not only would it mean a damage to Uefa's image if the cancellation of competitive tendering was tolerated just to ensure the final round could start on time, but Uefa would act against its own assertions if it tolerated such practices by looking the other way," said the letter.

In a written response, Mr Platini essentially said that concerns over corruption were not the business of Uefa. "We concentrate solely on the sporting domain, and we do not have the authority, the capacity or the mandate to judge or audit the way in which a country manages the construction of tournament or other infrastructure," he wrote.

Mr Kolesnikov says Uefa is "delighted" with Ukraine, and says only one thing went wrong at the tournament. "The fans loved Ukraine, Uefa are happy, the only thing that was unfortunate was that the Ukrainian football team didn't make it to the later stages."

Power brokers: The men who matter

Viktor Yanukovych

Ukraine's President grew up in the mining town of Donetsk and was jailed twice in his youth for assault. He won an election in 2004 that observers said was rigged and ushered in the Orange Revolution. Six years later, he became president again. He has recently been making headlines over a state-owned country mansion that he has "privatised".

Dmitry Firtash

Firtash owns a number of power and energy businesses but is best known as the co-owner of RosUkrEnergo, an opaque company that acts as a middle-man in gas transit through Ukraine from Russia to Europe. Cables released by WikiLeaks said that Mr Firtash told US diplomats that he had links to Russian organised crime structures, in particular the notorious Russian mafia overlord, Semyon Mogilevich, who is on the FBI's most wanted list. Like many other oligarchs, he has made efforts to "go respectable" in recent years, funding a Ukrainian Studies centre at Cambridge University.

Rinat Akhmetov

Akhmetov is Ukraine's biggest oligarch and was always seen as the economic power behind Mr Yanukovych. Despite allegations linking him to organised crime, Mr Akhmetov has won a number of libel cases against those who have accused him of underhand dealings. He is the Roman Abramovich of Ukraine, investing hundreds of millions of pounds into Shakhtar Donetsk, the country's best football team.( Shaun Walker per "The Independent")

First football, now the euro: Italy claims win over Germany . Merkel faces backlash at home after finally agreeing to offer short-term aid to continent's struggling banks

30 Giugno 2012


A breakthrough deal to rescue the euro was marred yesterday by bitter recriminations between Italy and Germany over who emerged the winner at a crunch summit of EU leaders in Brussels.

Angela Merkel, the German Chancellor, gave more ground than expected after Italy and Spain held a marathon summit to ransom. Backed by France's new Socialist President François Hollande, they refused to sign a €120bn "growth pact" until Germany backed short-term measures to aid the banks. Spain, desperate to reduce its crippling borrowing costs, will be the first beneficiary. Ireland and Italy could also be helped.

Following 13 hours of what insiders described as "horrid" negotiations, a deal was finally agreed in the early hours yesterday. After a single banking supervisor is set up, eurozone bailout funds will be able to recapitalise ailing banks directly, rather than handing the money to member states. The aim is to break the "vicious circle" of piling even more debt on to governments.

Mario Monti, the Italian Prime Minister, claimed a double victory over Germany hours after his country's football team had beaten the Germans in their Euro 2012 semi-final. While insisting his relations with Ms Merkel remained "excellent," Mr Monti said: "Italy worked a lot and put a lot of pressure at the negotiating table for this result to be achieved. This is a contribution of ideas that Italy put on the table which in the end of supported by everybody."

The Germans were said to be "irritated" at Italy's "spin". One diplomat said: "This is Monti fighting for his own survival. Angela Merkel has not capitulated. She can still turn off the cash tap. She has not given up the right to impose strict conditions on countries using the bailout funds."

Ms Merkel insisted the deal did not violate her principle of no aid without conditionality or the guidelines set by the German Parliament. "There was pressure here to find a solution and I saw my role as ensuring that these solutions should respect the procedures that we already know and have," she said. But the German Chancellor faced strong domestic criticism for her apparent climbdown as Opposition MPs demanded an immediate explanation."The Government has to account for its 180-degree turn," insisted Carsten Schneider, the Social Democrats' budgetary expert. "The summit was a crashing defeat for Angela Merkel."

Klaus-Peter Willisch, an MP from Ms Merkel's conservative Christian Democratic Party, warned that the concessions which were agreed meant "Germany being liable for everyone."

Despite the concessions, the German Parliament was expected last night to approve the eurozone's permanent bailout fund, the European Stability Mechanism. But Ms Merkel also has to get the measure approved by Germany's powerful Constitutional Court.

Financial markets reacted positively to the Brussels agreement yesterday but some analysts described it as more "sticking plaster".

Italian and Spanish borrowing costs fell as investors seemed to take comfort from the bond buying deal. Spanish 10 year yields fell to 6.35 and Italian 10 year yields eased to 5.85 per cent. Irish 10 year bond yields also fell. Spain's Ibex stock market jumped by 5.6 per cent and Italy's main equities market finished up 6.6 per cent.

But City analysts warned that the bond buying plan, once in operation, might merely encourage investors to sell their holdings of sovereign debt because there will only be €500bn of resources in the two bailout pots.
The decision in Brussels that the financial assistance from the bailout funds used to recapitalise Spain's banks will not gain senior status was welcome news to the lenders' bond holders, who feared being pushed down the queue of creditors.

David Cameron secured an important victory by ensuring that the banking supervisor will cover the eurozone rather than all 27 EU states. It will be based on the European Central Bank and so will not have the power to overrule the Bank of England.

The Prime Minister, who hammered out a deal with the European Commission, claimed he had also won a safeguard that the banking union would not undermine the EU's single market, saying it will apply only to the 17 eurozone nations. B

But EU sources said the "17 or 27 question" was still "up for grabs" and a series of legal wrangles could lie ahead. Mr Cameron admitted Britain would need "permanent vigilance" to defend its interests.

Summits past: Power plays

7 May 2010 Eurozone countries agreed a 110 billion euro bailout to prevent the collapse of the Greek economy. Talks continued into the early hours in Brussels before a bailout agreement was reached "conditional on the implementation of austerity measures".

27 October 2011 More "marathon" Brussels discussions over a 1 trillion e uro bailout for the most at risk Eurozone countries. European Union leaders reach a three-pronged agreement described as "vital" to solve the regions debt crisis. Larger European economies supposedly protected from the debt crisis by the deal.

9 December 2011 Prime Minister David Cameron vetoes EU-wide strategy to tackle the Eurozone crisis following more than 10 hours of late-night negotiations. A new accord strengthens ties between remaining EU states to tackle the financial crisis.

29th June 2012 After 13 hours of talks it was announced that EU leaders had agreed on a measure to use the Eurozone's planned bailout fund to support struggling banks. President of the EU council, Herman Van Rompuy, claims it will break the 'vicious circle' between banks and national governments.( Andrew Grice  , Tony Paterson , Ben Chu per "The Independent")

Hundreds tear gassed amid clampdown on Sudan protests

30 Giugno 2012



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Riot police sprayed tear gas at hundreds of protesters who attempted to lead a march after Friday prayers from the two main opposition party mosques in Sudan's capital of Khartoum and its second city, Omdurman.

About 500 riot police surrounded a mosque and fired tear gas canisters at the crowd as they began to leave, witnesses said. Protesters responded by hurling rocks at officers.

The head of the opposition Umma party -- also the last democratically elected prime minister of Sudan -- was escorted to safety out of the mosque by supporters after the clashes began.

The two mosques in both cities are attended by supporters of Sudan's two largest opposition parties, the Umma and Democratic Union parties.

The clashes follow calls by Sudanese activists for mass protests as world leaders condemned authorities for cracking down on demonstrators. Thousands of people are demonstrating on the streets of Khartoum and Omdurman, demanding the president's ouster over economic woes.

Activists say that hundreds are being detained as the clampdown intensifies. They dubbed Friday's protests "elbow licking," a spoof on a phrase by the administration. An aide to the nation's leader once said that toppling the president is like trying to lick an elbow -- impossible

The demonstrations, which started June 16 at universities in the capital of Khartoum, have spread to other cities nationwide.

Protesters seeking to end President Omar al-Bashir's nearly 23-year rule have seized on recent budget cuts and tax increases to demand his ouster.

Police have fired tear gas and rubber bullets on protesters over the past two weeks after the government ordered a crackdown, witnesses said.

A spokesman for activist group Sudan Change Now, who goes by the name Ahmed Samir for security reasons, accused the government of using gangs of plain clothes thugs, known as "Rabatta," to beat protesters and reinforce the security forces.

"In Hajj Yousif district, the rabatta militias were firing AK-47's into the air. It is an attempt to intimidate but the government is in denial," he said.

"The demands of the people are clear -- they want a revolution to sweep away this government. The austerity measures we are suffering under are a result of this government's prioritizing of military and security. They want the people to pay the price for their irrational wars."


Authorities have arrested opposition leaders and forced some to sign paperwork vowing not to participate in any more protests, the United Nations said this week.

In addition, police seized injured protesters from hospitals and detained them, according to the United Nations.

"Tear gas, rubber bullets, live ammunition and other heavy-handed suppression will not resolve the frustrations and grievances of the people regarding shortcomings in their enjoyment of economic, social, civil and political rights," U.N. human rights chief Navi Pillay said Thursday.

"Genuine dialogue with government critics is far more effective than arbitrary detention and violence if the government wishes to create a stable and successful society."

U.S. officials also condemned the clampdown and arrests.

"A government that respects the rights of its citizens to freedoms of expression and peaceful assembly in order to raise their grievances does not respond to such protests by using unnecessary force," said Victoria Nuland, a State Department spokeswoman.

Government officials were not immediately available for comment.

Growing numbers of protesters have rallied in the capital with some demonstrations turning violent as crowds burned police trucks, cut off roads and hurled rocks at authorities.

In return, police have fired rubber bullets and struck protesters with batons , witnesses said.

"Leave, Bashir, leave!" protesters chanted. "Khartoum, please revolt against humiliation and dictatorship."

Al-Bashir has played down the protests and urged citizens to understand the new austerity measures, which lifted fuel subsidies and cut the Cabinet by half to reduce expenses. In a televised speech on state media this month, he said the measures are necessary to help mend the economy.

Sudan has faced soaring inflation since it separated with South Sudan a year ago -- taking with it more than 70% of Sudan's oil reserves. Sudan relied on its crude production for revenues and exports.

The nation's inflation has gone up by 30%, according to Sudanese Finance Minister Ali Mahmud.

Protesters vowed to hold more rallies Saturday when the ruling party celebrates 23 years in power. 

Organizers are calling for mass action using social media sites such as Twitter and Facebook, where they are posting pictures and details of upcoming protests.

In similar protests in January last year, students sought to replicate the Arab Spring that has swept over the Middle East. The government quashed those protests.(Nima Elbagir and Faith Karimi per "CNN")

11 killed in attacks north of Baghdad

30 Giugno 2012


Baghdad -- Four Awakening Council members were killed and four others were wounded Friday when gunmen attacked a checkpoint in Diyala province, about 40 kilometers (25 miles) north of Baghdad, police said.

The checkpoint was manned by members of the local Awakening Council in the town of Khan Bani Saad, according to police.

The councils, also known as Sons of Iraq, are composed predominantly of Sunni Arab fighters who turned on Iraq's al Qaeda militants in late 2006.

In another attack, seven people were killed and 45 others wounded when three explosions hit central Balad on Friday afternoon, police officials said.

The first attack was a suicide bomber who detonated his explosive vest in a busy outdoor market in the town of Balad north of Baghdad.

A few minutes later, two motorcycles rigged with explosives exploded near government offices, including a post office and a police station.

Police said most of the victims were from the suicide attack in an outdoor market near a Shiite Shrine
Balad is a predominately Shiite town in Salaheddin province.

Police officials in Baghdad said they believe al-Qaeda in Iraq is behind Balad attacks as they have been trying to agitate the sectarian tension between Arab Muslims Sunni and Shiite.

The officials told CNN on condition of anonymity because they are not authorized to speak to media.
In June, nearly 200 people were killed, according to CNN estimates.

In May, 132 people were killed. And 126 died in April, according to figures released by Iraq's Interior Ministry.

Overall, violence in Iraq has dropped since sectarian attacks peaked between 2005 and 2007, but bombings and shootings are still common.(Mohammed Tawfeeq per "CNN")

New president: Egypt turns page to new era

30 Giugno 2012



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Mohamed Morsi was sworn in Saturday as Egypt's first democratically-elected president, taking the helm of a deeply divided nation that is economically strapped and lacks a working government.

The historic ceremony took place amid tight security before the Supreme Constitutional Court and was overseen by Egypt's military rulers who have been in control of the country since Hosni Mubarak was ousted last year during a popular revolution.

"Today, the Egyptian people established a new life for complete freedom, for a true democracy," Morsi said after taking the oath.

"I swear by almighty God that I will uphold the republican system and respect the constitution of the law and look after the interests of the people," he said.

Shortly after the swearing-in, Morsi went to Cairo University, where he gave his first speech as president.

He praised the country's military, but indicated that their control of Egypt's legislative powers would return to civilian hands.

"The (Supreme Council of the Armed Forces) adhered to its pledge to not go beyond of the will of the people. And the elected institutions will come back to take their role, and the great Egyptian army will to go their job to protect the boundaries and security of the country," he said, delineating the army's role.

SCAF, which assumed legislative powers after they dissolved parliament after a court ruling, continues to wield that power even after Morsi's swearing-in. It will retain those powers until a new parliament is sworn in near the end of the year.

The day before, before a packed Tahrir Square, Morsi had given another speech that appeared aimed at the military council, whose recent actions have raised concerns about whether it would fully hand over control to an elected government.

In addition to stating his vision for a more limited role for the military, Morsi on Saturday also lauded the institution.

"The armed forces are the shield of the nation, and its soul," Morsi said.

The president also addressed the crisis in Syria. He signaled that Egypt would play a role in resolving that conflict.

"The bloodbath in Syria must be stopped," he said. "We'll spare no effort in the immediate future to work toward this goal."

Morsi's theme in his recent appearances has been one of respect for democracy and the people.

"Today we start a new chapter in the history of Egypt. We turn an old page of an ugly era," he said.

He added, ""I will not betray my country. With the will of God I will fulfill your ambitions."

Egypt's electoral commission declared Morsi the president-elect Sunday after a runoff with Ahmed Shafik, a former air force general who served as Mubarak's last prime minister.

Morsi had been the candidate of the Muslim Brotherhood's Freedom and Justice Party, but he resigned from the party shortly after he was elected president.

Just days before the election, a high court ruled that Egypt's parliament was unconstitutional.

Some of Morsi's supporters are pushing for a confrontation with the generals, who dissolved the parliament after the ruling.

Additionally, the military rulers named a defense council to oversee national security and foreign policies 
while also declaring it would maintain control of all military affairs.

World leaders, meanwhile, will likely be watching what Morsi does next.

During the speech Friday, he said he would work to free the blind Egyptian cleric serving a life sentence in the United States for a conspiracy conviction related to the 1993 World Trade Center bombing.

He said he wanted to work to free political prisoners, which he said included Sheikh Omar Abdel-Rahman.
"Their rights will be on my shoulders and I won't spare effort" to free them, he said.

Morsi is a study in contrasts: a strict Islamist educated in Southern California who vowed during his campaign to stand for women's rights yet argued for banning them from the presidency.

During the historic campaign, Morsi said he would support democracy, women's rights and peaceful relations with Israel if he won.

But he has also called Israeli leaders "vampires" and "killers."

Morsi focused his campaign on appealing to the broadest possible audience after a slogan associated with his campaign, "Islam is the solution," sparked concerns that he could introduce a fundamentalist Islamic theocracy.

During the campaign, he said he had no such plans. His party seeks "an executive branch that represents the people's true will and implements their public interests," Morsi told CNN's Christiane Amanpour.

Asked whether he would maintain Egypt's 1979 accord with Israel, Morsi said, "Yes, of course I will. I will respect it provided the other side keep it up and respect it."(da "CNN")

Direktori sebi podijelili pola miliona . UPRKOS GUBITKU OD 66 MILIONA EURA ZA PROŠLU GODINU, MENADžMENT EPCG NIJE ŠTEDIO NA SVOJIM ZARADAMA

30 Giugno 2012


Menadžment Elektroprivrede (EPCG) je sebi lani dodijelio duplo veće zarade u odnosu na 2010. godinu, uprkos tome što je energetska kompanija završila poslovnu godinu sa gubitkom od 66 miliona eura. Prema poslednjem finansijskom izvještaju, za zarade i ostala primanja ključnog rukovodstva u 2011. godini je izdvojeno pola miliona eura.
Ova cifra je nešto manja od zbira zarada i drugih primanja koje su direktori EPCG podijelili u toku dvije godine. Naime, u 2010. godini su primili oko 260 hiljada, a godinu ranije oko 380 hiljada eura. Drugim riječima, u poslednje tri godine koje su karakteristične po stalnom rastu cijena struje, šefovi EPCG su sebi podijelili preko milion eura. Ključno rukovodstvo EPCG čine izvršni, finansijski i direktori službe za kadrove, funkcionalnih i organizacionih jedinica, kao i članovi upravnog odbora u kojem sjede i predstavnici Vlade. Odborom direktora predsjedava Srđan Kovačević, a članovi tog tijela su Miodrag Čanović, Boris Bušković i Nikola Martinović u ime države, dok Renato Ravaneli, Mauro Miljo i Emilia Rio zastupaju interese italijanske kompanije A2A.
Podaci iz revizorskog izvještaja za 2011. godinu pokazuju i da rukovodioci energetskog gubitaša nijesu stali na platama, jer je za stambene kredite za samo četiri direktora u prethodne dvije godine izdvojeno 55 hiljada eura.
Tako su krediti dati direktorima Distribucije, Proizvodnje i Snadbijevanja Ranku Raduloviću, Mirku Kilibardi i Sretenu Gojkoviću, ali i članu odbora direktora Borisu Buškoviću, inače pomoćniku ministra finansija.
Istovremeno, za neto zarade svih zaposlenih EPCG je u 2011. potrošila 29 miliona eura, dok je izdvojila oko tri miliona eura za kredite zaposlenih sa povlašćenom kamatnom stopom od 1,5 odsto godišnje.
Prema izjavama iz EPCG, prosječna plata u tom kolektivu je krajem prošle godine iznosila oko 700 eura.
S.G.

Bonusi im omilili
Iako EPCG godinama prikazivala da je gubitaš, čije loše poslovne poteze plaćaju građani kroz visoke račune za struju, rukovodstvo je uvijek imalo plate među najvećim u zemlji. Tako je menadžment EPCG za 2007. godinu selektivno dodijelio bonuse u ukupnom iznosu od najmanje 200 hiljada eura za 50- tak rukovodilaca i šefova. Iz EPCG je tada objašnjeno da su bonusi dodijeljeni zato što je menadžment uspio da smanji poslovne gubitke.
Nije poznato da li su i kolike bonuse direktori EPCG podijelili ove godine. Ipak, nesporno je da su u godini kada je firma poslovala sa gubitkom od 66,5 miliona eura, podijelili dvostruko veće zarade nego u 2010. koja je završena sa profitom. Za sada niko nije postavio pitanje odgovornosti bilo koga iz vrha menadžmenta za loše poslovanje državne kompanije.(fonte "Dan")

Spending review, decreto sviluppo, caso Fornero. Monti ritrova le grane italiane . Tagli a beni e servizi della pubblica amministrazione lunedì sul tavolo del Consiglio dei ministri. Un tema difficile, ma non l'unico: c'è anche il dl di Passera, nel quale potrebbero rientrare anche modifiche al provvedimento sul lavoro appena approvato. E sul ministro del Welfare pende una mozione di sfiducia

30 Giugno 2012



 monti_interna nuova

Un disastro evitato, ma tanti nodi che restano. Per Mario Monti e il governo, infatti, il peggio non è affatto passato, anche se i risultati ottenuti allontanano concretamente l’ipotesi di una crisi al buio con tanto di elezioni anticipate ad ottobre. Il “baratro”, insomma, si è spostato solo un po’ più in là, ma le misure annunciate per rimettere a posto la spesa pubblica e le manovre per lo sviluppo sono ancora tutte da declinare. E, soprattutto, da approvare in tempi rapidi. Va bene aver strappato un buon accordo, ma i compiti a casa restano ancora tutti da fare.

Certo, se fosse fallito il vertice di Bruxelles, Mario Monti sarebbe tornato in gran fretta a Roma dove l’avrebbero atteso, già seduti al tavolo rotondo di Palazzo Chigi, i ministri Passera – con Enrico Bondi al fianco – Grilli, Moavero, Giarda e pure la Fornero. Il piano era già stato stabilito; un Consiglio dei ministri straordinario, nella notte di domenica, per varare una spending rewiev micidiale nel tentativo estremo di salvare le banche e titoli da un’onda speculativa che avrebbe inevitabilmente colpito le borse, con conseguenze inimmaginabili per la tenuta dell’intero sistema Italia per non parlare di quello creditizio. Un “film dell’orrore” che qualcuno, ai piani alti del Tesoro e a quelli del governo, si era già immaginato: mentre l’Italia stringe i denti per la finale della Nazionale calcistica, il governo gioca un’altra finale drammatica per tenere in piedi il Paese reale.

Invece Mario Monti, come ha commentato salacemente uno dei protagonisti del summit europeo, si è rivelato “non solo un ottimo economista, ma anche un grande giocatore di poker”. E le misure sul nuovo uso del fondo salva stati a fini anti-spread può essere considerato un risultato politico tutto italiano; quelle norme le hanno scritte Monti, Moavero e Grilli la scorsa settimana, ma con poche speranze di farle digerire alla Cancelliera. È andata in modo diverso, ma ora tocca fare, in qualche modo, i primi della classe.

Lunedì mattina, infatti, Monti riunirà il previsto consiglio dei ministri per il varo della spending review nella parte riguardante il decreto di nomina di Bondi, ovvero i tagli a beni e servizi della pubblica amministrazione. Si tratta solo di uno spicchio della grande torta di riorganizzazione della spesa dello Stato, ma di certo adesso si guarda alla revisione dei meccanismi di bilanciamento dei costi in modo meno ossessivo di prima. Monti, comunque, è stato chiaro. Entro la fine del prossimo mese, ossia dopo che gli accordi di Bruxelles di ieri verranno ratificati nel corso del nuovo vertice dell’ 8 e 9 luglio prossimi, sarà varata la seconda parte della spending, in modo da consentirne l’approvazione definitiva entro l’inizio di ottobre.

Più scivoloso, almeno sul fronte politico, il decreto sviluppo, che è pronto ad essere sottoposto alla discussione parlamentare. A quanto sembra, all’interno del provvedimento rientreranno anche tutte quelle modifiche alla legge Fornero sul lavoro, richieste da partiti e Confindustria, che non si sono potute discutere perché Monti voleva portarsi la nuova normativa sul lavoro a Bruxelles già approvata in via definitiva. Ecco che, quindi, sullo sviluppo potrebbero riaprirsi le fibrillazioni politiche, non solo con i partiti, ma anche con i sindacati, decisi a dare battaglia con maggior vigore di prima. E, soprattutto, con il voto sulla mozione di sfiducia alla ministra Fornero – voluto dall’Idv, ma destinato a trovare consensi trasversali in Parlamento – che si consumerà mercoledì alla Camera. Forse, però, dopo il risultato del vertice, anche la tensione intorno alla ministra del Lavoro potrebbe stemperarsi. Si vedrà. Intanto, quello del decreto sviluppo resta il piatto caldo prima della pausa estiva. Monti dovrebbe chiudere l’estate con la parte sostanziale dell’impalcatura economica già varata dal Consiglio dei ministri e in via di discussione parlamentare. Poi, certo, si entrerà nel vivo con la messa a punto della manovra economica, a fine settembre. E non è detto che allora, nonostante i buoni auspici di oggi, lo spread sia diventato solo un ricordo.(Sara Nicoli per "Il Fatto Quotidiano")



CHIEDERE A MARCHIONNE QUANTO PRENDE DI STIPENDIO UN OPERAIO CINESE, PENSANDO DI AVER COSÌ CONCEPITO UNA DOMANDA INTELLIGENTE O POLEMICA, FRANCAMENTE CI PARE UNA GRANDE PIRLATA. ANZI UN ASSIST ALLA ARROGANZA DI MARCHIONNE. “MA A VOI DE IL FATTO CHI VI PAGA PER VIAGGIARE FINO IN CINA A FARE QUESTE DOMANDE?” - SOLO UN IDIOTA PRODURREBBE AUTO IN ITALIA - DI GAMMA MEDIO BASSA - PER ESPORTARLE IN CINA….

30 Goigno 2012


1- MARPIONNATE
MARCHIONNE IN CINA

Il Fatto e' uno dei pochi giornali italiani che da tempo ha scoperto il bluff Marchionne, insieme a Dagobankomat, denunciando le balle e l'arroganza che spesso contraddistinguono le dichiarazioni del manager Fiat. Quello che, pagato e tanto per produrre e vendere auto, senza riuscirci più di tanto, passa spesso il tempo spiegando a noi come si deve vivere ed impostare la societa'.

Oggi bisogna dire che la conferenza stampa cinese, organizzata per presentare la nuova Viaggio e lo stabilimento Fiat in Cina che la produrrà', ha ancora una volta messo a nudo carattere e cultura di Marchionne.

MARCHIONNE MONTEZEMOLO
VISCO marchionne heleniak di morgan stanley bigGli amici del Fatto - riportiamo il pezzo sul giornale di oggi - non ce ne vogliano, ma va prima osservato come il chiedere a Marchionne quanto prende di stipendio un operaio cinese, pensando di aver così concepito una domanda intelligente o polemica, francamente ci pare una grande pirlata. Anzi un assist alla arroganza di Marchionne.

Scusate giornalisti cari del Fatto, ma a ben vedere pare normale che per produrre un'auto pensata per quei mercati si paghino lavoratori cinesi in uno stabilimento ad hoc cinese, operai e fattori di produzione che ovviamente costano meno e costano in linea con quei mercati. Solo un idiota produrrebbe auto in Italia - di gamma medio bassa - per esportarle in Cina.

Sicche' il guru italo canadese si e' infilzato il reporter del Fatto, al quale comunque va la nostra simpatia, chiedendogli davanti a tutti con la famosa cortesia Fiat se i giornalisti del suo giornale sono pagati apposta per andare fino in Cina per fare al Sire del Lingotto simile domande.

GIOVANNI BAZOLI SERGIO MARCHIONNE
MARCHIONNEMa, caro Marchionne, potremmo sommessamente rivolgere noi una domanda? Quanto costa alla Fiat, in auto prestate e viaggi organizzati per i giornalisti, tenere alta un'immagine da grande azienda seria, povera vittima solo dei cattivi politici e dei sindacati italiani? Forse la risposta giusta era: "Dott Marchionne, normalmente pagate voi e bene perche' stuoli di giornalisti vengano a leggere le vostre veline dell'ufficio stampa".

Amici del Fatto, disertate le prossime conferenze stampa di Marchionne, anche se paga la Fiat.
 (Bankomat per Dagospia)


2- IN "VIAGGIO" CON MARPIONNE
Ma a voi de Il Fatto Quotidiano chi vi paga per viaggiare fino in Cina a fare queste domande?". Decide di andare dritto al punto Sergio Marchionne al termine della conferenza stampa di ieri, in occasione della presentazione del primo impianto Fiat a Changsha, Cina centrale.

Nell'amena cittadina cinese (per modo di dire, visto che si tratta di una città fabbrica di circa 7 milioni di abitanti), in una delle città di seconda fascia che il governo cinese sta cercando di aiutare con investimenti e sostegni a imprese straniere, la Fiat ha presentato il suo nuovo modello: la Viaggio (Fei Xiang in cinese, ovvero volare, con un tono un po' epico e letterario).

MARCHIONNE E VLADIMIR PUTINPoco lirico - invece - è sembrato Marchionne, a dire il vero, forse stanco e annoiato da una presentazione della nuova vettura durante la quale hanno parlato vari segretari, responsabili e funzionari del Partito (comunista) e dopo che nella sua introduzione ha dovuto salutare anche "i rispettabili leader". Lui, che leader deve sentirsi di sicuro.

La domanda cui ha fatto riferimento l'amministratore delegato della Fiat-Chrysler era molto semplice: dopo averci mostrato l'impianto, aver annunciato che verrà prodotta un'auto che sarà venduta a circa 130 mila yuan (16mila euro), a Marchionne è stato chiesto quanto vengono pagati gli operai dello stabilimento.

La risposta è stata "non lo so". Strano o quanto meno bizzarro lo scarso interesse di Marchionne nei confronti dei salari dei "suoi" lavoratori. Incalzato, ha infine detto che un operaio cinese prende cinque volte meno di un operaio italiano. Da altre fonti, interne all'azienda, si è infine scoperto che un operaio cinese impiegato dalla Fiat guadagna circa 2mila yuan, al cambio attuale circa 250 euro al mese.

JOHN ELKANN E SERGIO MARCHIONNE jpeg
"Sono domande tipiche di giornalisti italiani", ha replicato in conferenza stampa l'ad Fiat, come se il tema del lavoro non fosse un ambito spinoso anche in Cina (basti pensare agli scioperi e alle proteste nel 2011 e nel 2012 in alcune zone del paese). Nell'impianto al momento lavorano 1.840 persone, di cui 300 italiane: secondo lo staff della Fiat il personale dovrebbe arrivare a breve a 3.300 unità.

Marchionne ha poi sorvolato anche su un altro punto, ovvero l'impegno concreto del governo centrale, più volte ringraziato nel corso dello speech dell'amministratore delegato Fiat, nel sostenere l'investimento cinese della casa automobilistica. Senza tenere presente che, contrariamente a quanto annunciato in precedenza, lo stesso Marchionne ha confermato che la produzione cinese non sarà limitata al mercato locale.

L'impianto di Changsha produrrà una macchina, la Viaggio, destinata alla middle class cinese, di cui si proveranno a vendere nel 2013 100mila esemplari. Per la Fiat si tratta di un investimento tardivo - su questo Marchionne ha fatto ricadere su di sé la responsabilità - in un mercato in cui i tedeschi stracciano l'Italia: nel 2011 la Fiat ha venduto un migliaio di auto, la Volskwagen oltre due milioni. Conseguenze di una presenza in Cina fin da tempi immemori.

MONTI-MARCHIONNENaturalmente durante la conferenza stampa non sono mancati i riferimenti alle questioni italiane - in particolare alla vicenda di Pomigliano e i suoi acerrimi nemici della Fiom - che tanto hanno fatto discutere. Marchionne ha infatti definito "folcloristiche" le norme italiane: "Il nostro paese - ha detto - ha un livello di complessità nell'ambito delle questioni industriali che non esiste in altre giurisdizioni.

Le implicazioni di questa decisione sulla situazione del business sono abbastanza drastiche, perché tutto diventa tipicamente italiano e quindi molto difficile da gestire. Allo stesso tempo, nei miei viaggi in Cina, negli Usa o altrove non vedo nessuno veramente interessato a questa decisione, non c'è nessuno che fa la fila per venire a investire in Italia. Non credo che cambierà nulla, si renderà solo tutto più complesso".(Simone Pieranni per Il Fatto)

GUERRA APERTA TRA IL BRACCIO DESTRO DEL PAPA, MONSIGNOR GEORG GAENSWEIN E LA SEGRETERIA DI STATO, DOVE DETTA LEGGE BERTONE

30 Giugno 2012



Sono due i luoghi fisici e simbolici del potere supremo vaticano: l'Appartamento papale e la Segreteria di Stato. Entrambi alla terza loggia del Palazzo Apostolico ma resi distanti da "Vatileaks" come centri di decisione e camere di compensazione degli equilibri curiali.

padre georg bertone papaSull'Appartamento regna il braccio destro di Benedetto XVI, monsignor Georg Gaenswein, mentre nella "stanza dei bottoni" della Santa Sede detta legge il cardinale Tarcisio Bertone. All'inizio del pontificato di Benedetto XVI, con l'avvicendamento tra Angelo Sodano e Bertone, era sembrato che l'Appartamento e la Segreteria di Stato avessero trovato una modalità di pacifica coabitazione, una sorta di tacito accordo.

Poi però sono arrivate nomine contestate come quelle per le arcidiocesi di Torino e di Milano. In entrambi i casi i candidati bertoniani furono bocciati a favore di quelli graditi al "partito Cei" di Bagnasco e Ruini che nel segretario papale don Georg trova solida sponda per bilanciare il potere del Segretario di Stato. E' anche da questo scollamento tra Appartamento e Segreteria di Stato che scaturiscono designazioni "a sorpresa" e decisioni inattese.

PADRE GEORG NEL GIORNO DELLA LAUREA HONORIS CAUSA
TARCISIO BERTONE PADRE GEORG PAPA BENEDETTO XVIAd acuire la spaccatura sono stati pure alcuni incidenti di percorso come la revoca della scomunica al vescovo negazionista lefebvriano Richard Willamson. Quando ormai erano circolate sui mass media le dichiarazioni del presule britannico sulla Shoah, fu il cardinale Bertone ad accelerare l'iter della grazia malgrado le resistenze di don Georg.
Nel moderno sistema di comando della Santa Sede generalmente i papi regnano ma non governano quindi risulta fondamentale di volta in volta la delega di poteri, l'attenzione accordata dal sovrano ai più stretti collaboratore.

E quindi nel pontificato riformista e di "purificazione" del teologo e pastore Joseph Ratzinger conta l'ascolto concesso ora al segretario particolare ora al suo "premier" che dietro le quinte e sotto traccia, nelle partite di potere interno, incrociano le lame per la titolarità dell'ultimo consiglio.

PADRE GEORG NEL GIORNO DELLA LAUREA HONORIS CAUSAPADRE GEORG E RATZINGERUna"battaglia" che si rinnova discretamente in ogni scelta importante che il Pontefice deve assumere. Per rintracciare una situazione di "gelo" così evidente tra l'Appartamento e la Segreteria di Stato occorre riannodare i fili della memoria per tornare ad una fase drammatica e delicatissima della storia ecclesiastica del XX secolo: la convalescenza post-attentato di Giovanni Paolo II in piena "guerra fredda". In quelle giornate da incubo la "cintura polacca" costituita dal segretario don Stanislao Dziwisz, dall'amica di gioventù del Papa Wanda Poltawska e dalle suore sue connazionali blindano di fatto l'Appartamento.
Karol Wojtyla entra ed esce più volte dal Gemelli, ha una febbre che scompare in ospedale e riappare al rientro in Vaticano al punto che si teme persino un avvelenamento delle medicine che vengono per questo fatte analizzare da una farmacologa di fiducia.

La "cintura polacca" diffida della Curia e si temono quinte colonne e complicità nell'attentato. Da una lato ci sono i polacchi dell'Appartamento che vogliono lo scontro frontale con il regime comunista e il finanziamento di Solidarnosc, dall'altro la Segreteria di Stato retta dal fautore della ostpolitik Agostino Casaroli e dal ministro degli Esteri Achille Silvestrini, entrambi convinti della necessità di mantenere aperto il dialogo oltre cortina.
PADRE GEORG
I mesi della convalescenza sono i più misteriosi e burrascosi del lungo pontificato wojtyliano. Secondo quanto riferisce il cardinale Silvestrini, lui e il segretario di Stato Casaroli per tutto quel lungo periodo, si protrasse fin quasi alla fine del 1981, incontravano il Papa solo una volta alla settimana per riferire a voce sulle questioni più urgenti nell'ordinaria amministrazione della Curia romana.

Eppure da quella fase di silenzio scaturirono due decisioni fondamentali e controverse del pontificato wojtyliano come il "commissariamento" della Compagnia di Gesù e la nomina dell'arcivescovo statunitense Paul Casimir Marcinkus a pro-governatore dello Stato della Città del Vaticano.(Giacomo Galeazzi per Stampa.it- Vatican Insider)