yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: agosto 2012

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venerdì 31 agosto 2012

Hollywood prende in giro Clint Eastwood - L'intellighenzia cinematografica accusa l'attore di essere "pazzo"

31 Agosto 2012


La performance di Clint Eastwood sul palco di Tampa alla Convention Repubblicana ha sconcertato e imbarazzato Hollywood e il mondo dello spettacolo Usa che hanno riempito di commenti al vetriolo Twitter e le pagine dei media.

CLINT E’ IMPAZZITO? - “Ma cosa ha fatto? Come è potuto succedere” ha commentato sgomenta l’attrice Mia Farrow. Esilarante per i delegati, che lo hanno applaudito lungamente, l’attore-regista non è infatti piaciuto ai suoi colleghi che non hanno soprattutto apprezzato il siparietto anti-Obama con la poltrona vuota. “Triste e patetico” ha affondato il critico cinematografico Roger Ebert, mentre per il musicista dei Maroon5, Adam Levine, Eastwood sarebbe ormai “impazzito”.

HA PARLATO TROPPO - L’attore Zachary Quinto, dello staff di Star Trek, si è detto “legittimamente spaventato” dal contributo dell’attore 82enne. “Forse Clint è un agente dormiente dei Democratici mandato in incognito per far sembrare stupidi i Repubblicani – ha scherzato l’attore Simon Pegg -. Ma no – ha aggiunto – quello è Romney!”. C’é chi ha poi giocato sull’immagine istituzionale di eroe silenzioso di Eastwood: “Questa volta – ha detto l’anchorman Tom Brokaw – ha invece parlato un po’ troppo”.

L’INVISIBILE OBAMA -“Giudicare un’icona come Eastwood attraverso una lente politica non funziona” è subito intervenuto il suo portavoce che ha tentato di spiegare il senso dello show come “un break da tutti gli interventi”. Ma in realtà, piu’ di un semplice intramezzo, Clint ci è andato giù duro nel suo discorso contro Obama. L’America è degli americani e non dei politici, ha detto, “loro sono nostri dipendenti. E sono i politici – ha aggiunto – a essere nostri. Ma se io dico che Obama è mio allora sono un razzista pro-schiavitu’”, ha ironizzato elettrizzando la platea. Poi tranquillizzando l’invisibile Obama: “Potrai ancora usare l’aereo. Magari uno più piccolo”. Il leit motiv dell’ironia non e’ mancato anche ai critici: “Anche io sto scrivendo un discorso per la Convention Democratica – ha detto l’attore George Takei – in cui parlero’ a un Romney immaginario in una fabbrica vuota”. (Agi / Photocredit Lapresse)

1 -NESSUNO TOCCHI FASANELLA ! L'AUTORE DELLO SCOOP SI SFOGA: "MI TROVO IN UNA SITUAZIONE DOLOROSISSIMA.." 2- BERLUSCONI DERIDE CHI ROVESCIA LA FRITTATA SUI RICATTI A NAPOLITANO . 3- GELO DEL CAVALIERE: ORA ANCHE LUI SA CHE COSA PROVO IO

31 Agosto 2012


NESSUNO TOCCHI FASANELLA ! L'AUTORE DELLO SCOOP SI SFOGA: "MI TROVO IN UNA SITUAZIONE DOLOROSISSIMA.."
GIOVANNI FASANELLA DA FACEBOOK1-Giovanni Fasanella - da facebook
Dopo aver dedicato un'intera vita professionale contro il "cupio dissolvi", mi trovo ora in una situazione molto difficile, dolorosissima, davvero paradossale: sono considerato addirittura lo strumento più o meno consapevole di un "disegno eversivo" contro il Quirinale e le istituzione democratiche...
NICOLA MANCINO E GIORGIO NAPOLITANO jpegVorrei dire che è ridicolo, ma c'e' davvero poco da ridere: ne pagherò comunque un prezzo enorme sotto tutti i punti di vista. Ancora una volta. Pazienza, non ho mai vissuto nell'agio professionale.
Ora non posso difendermi. Come fai, se hai contro i vertici dello Stato, la procura di Palermo, l'intero arco politico e l'apparato mediatico? Posso solo aspettare che passi la bufera.
Ho bisogno di tornare lucido, di riprendere forza fisica, morale e professionale. Per tornare a fare in solitudine quello che mi è sempre piaciuto di più, cercare "che cosa c'è dietro". Intanto, sono felice che, in queste ultime 48 ore, a causa mia, il Paese abbia finalmente trovato la concordia nazionale intorno al nostro Presidente: Napolitano è un brav'uomo, ed è davvero l'unica risorsa di cui attualmente disponga l'Italia.


SILVIO BERLUSCONI
2- BERLUSCONI DERIDE CHI ROVESCIA LA FRITTATA SUI RICATTI A NAPOLITANO
da ilfoglio.it

Monti Napolitano"Ho un rapporto consolidato e leale con il presidente Napolitano. Lo sanno tutti. Al mio primo discorso parlamentare da premier, nel 1994, la sua replica di capogruppo alla Camera fu tanto civile, in mezzo a quelle simulazioni di guerra che caratterizzavano la faziosità della sinistra, che mi alzai dal banco del governo e lo raggiunsi in aula per una stretta di mano.
Considero il capo dello stato un impeccabile servitore della Repubblica. Ed è per questo, aggiungo, che in questi mesi tormentati il Quirinale è stato oggetto di attenzioni speciali e tentativi di condizionamento impropri, e brutali, ai quali sono completamente estraneo, dei quali sono un avversario deciso. La frittata non è rovesciabile".
PANORAMA RICATTO AL PRESIDENTE NAPOLITANO
Poi, parlando delle accuse a Panorama per l'inchiesta sulle intercettazioni a Napolitano: "Viene da ridere, e anche un po' da piangere. Mondadori è un grande editore, Panorama è il primo newsmagazine italiano, è tutta gente che fa il suo mestiere. Il bue che avvilisce sistematicamente l'informazione a strumento di una malagiustizia e di una malapolitica dà del cornuto all'asino.
La giusta decisione di sollevare conflitto di attribuzione presso la Corte costituzionale non riguarda il settimanale mondadoriano, ma i comportamenti di una procura della Repubblica e i suoi portavoce a mezzo stampa, che oltre tutto per evidenti ragioni di piccola politica adesso litigano tra loro. I cittadini non sono stupidi, certe cose le capiscono al volo".
E ancora: "Non gioisco per il fatto che questo metodo è arrivato, per calcoli politici precisi e direi di bassa lega, a lambire la massima istituzione dello stato. Anzi, proprio per evitare manovre torbide e destabilizzanti, italiane e internazionali, nell'interesse di un'Italia che amo e ho sempre amato, ho contribuito in modo determinante, nello scorso mese di novembre, al varo di un'operazione di emergenza imperniata sul governo del senatore Mario Monti e della sua compagine tecnica. Ritengo di essermi comportato da uomo di stato e da patriota".
ANTONINO INGROIA E FRANCESCO MESSINEOInfine, sulle rivelazioni uscite sulla Stampa per bocca dell'ambasciatore di carriera appena scomparso, Reginald Bartholomew sui rapporti tra Antonio Di Pietro e gli Stati Uniti negli anni di Tangentopoli: "La democrazia dei processi politicamente e faziosamente orientati è il principale ostacolo, e da molti anni, al libero dispiegarsi di una democrazia civile, fattiva, capace di affrontare i veri problemi della Repubblica.
Senza una radicale riforma della giustizia l'Italia non si salva, questo lo sanno bene sia gli americani sia gli italiani nella loro assoluta maggioranza. . Quanto alle piccole trame consolari di un magistrato voglioso di riconoscimento politico, niente mi può sorprendere".


3- GELO DEL CAVALIERE: ORA ANCHE LUI SA CHE COSA PROVO IO
Paola Di Caro per il Corriere della Sera

Nessuno prova minimamente a confermarlo, ma nessuno se la sente nemmeno di escluderlo con certezza: c'è Silvio Berlusconi dietro quello che Giorgio Napolitano considera un durissimo attacco ai suoi danni? Domanda legittima, visto che il proprietario del settimanale Panorama che pubblica il contenuto a grandi linee delle intercettazioni al presidente della Repubblica è pur sempre lui, il Cavaliere. Che ieri se ne stava a Villa la Certosa e che, in pubblico, si è fatto sentire solo con una nota sul caso Sicilia.
Un silenzio prevedibile: «E che doveva dire?», allargano le braccia i suoi. Ma che dà il la al solito copione: quello di un Pdl che si divide almeno in due filoni. Da una parte, si schiera la maggioranza del partito (in particolare i vertici) di provenienza ex forzista, pronta a dare la solidarietà al capo dello Stato in primo luogo con Gianni Letta che a portarla va direttamente al Quirinale, di persona (Alfano interverrà con una nota solo in serata).
Dall'altra c'è una vasta minoranza che con tutti gli ex An reagisce con gelida freddezza, se non con ostilità. Infine, ci sono i pasdaran: spicca Daniela Santanchè, che accusa Napolitano di aver «sospeso la democrazia» e gli chiede di «richiamare Berlusconi», ma anche Sandro Bondi avverte che il capo dello Stato «non può essere esente da critiche».
Nel variegato tono delle dichiarazioni, spicca però la richiesta di tutti, fatta con toni duri: è tempo di varare una legge sulle intercettazioni, che per dirla con Mariastella Gelmini «da dieci anni chiediamo, mentre le anime belle arrivano solo ora a dire che servirebbe per impedire questi abusi».
Insomma, la linea dettata da Palazzo Grazioli è chiara: okay alla solidarietà, che non si può far passare il Pdl come il partito che spara sul capo dello Stato, no alla genuflessione però. Con l'obiettivo di portare a casa almeno un risultato: la legge sulle intercettazioni appunto, o almeno la consapevolezza che i giudici, come predica Berlusconi, possono essere veri persecutori quando vogliono.
daniela santanchèE questo è il pensiero che ieri ha esternato l'ex premier a chi gli ha parlato: «Mi dispiace per Napolitano, ovviamente io non c'entro niente con quello che scrivono i miei giornali, dal Giornale a Panorama», il cui scoop, secondo quanto giurano dal gruppo, Berlusconi avrebbe scoperto solo a settimanale già in stampa.
E però, ha aggiunto l'ex premier con malcelata soddisfazione ai suoi interlocutori, adesso «anche Napolitano si accorgerà che cosa vuol dire stare sulla graticola, essere alle mercé di pm pronti a tutto, essere esposti alla gogna delle intercettazioni. Quando la chiedevo io una legge mi hanno boicottato in tutti i modi, e dal Quirinale non ci hanno aiutato...».
Insomma, Berlusconi potrebbe anche non aver dato l'okay in anticipo perché il pezzo fosse pubblicato su Panorama, ma quell'area del partito pronta allo scontro sapeva benissimo che da lui non sarebbero arrivate scomuniche. Perché, per dirla con un big di via dell'Umiltà «nel Pdl c'è chi rappresenta la pancia di Berlusconi e chi la testa, sempre».
E se ieri da Bondi alla Santanchè a Bianconi («Adesso Napolitano non passi per vittima») hanno fatto capire il vero umore del Cavaliere, da Letta a Lupi, si è mossa la diplomazia: litigare con il capo dello Stato, passare per destabilizzatori, assumersi le responsabilità di un attacco che parte «da sinistra e dalle loro divisioni» come Cicchitto, è una azione autolesionista che «non può giovare a Berlusconi, in ogni caso».
FABRIZIO CICCHITTOPer questo la missione al Colle di Gianni Letta, che quando ha appreso delle anticipazioni di Napolitano si è letteralmente infuriato, è diventata necessaria per rimettere in carreggiata il partito e per ricucire ancora una volta i difficili rapporti tra il capo dello Stato e il Cavaliere. Che potrebbe essere soddisfatto, come ammettono i suoi, per l'indebolimento dell'immagine (e della capacità di incidere sui prossimi scenari post elettorali) del presidente della Repubblica, ma che «in un momento tanto difficile per lui dal punto di vista elettorale, economico e giudiziario» ha bisogno di «tranquillità, non di nemici giurati».

IL MISTERO SUL RICOVERO “BLINDATO” DELLA POLVERINI E’ SEMPRE PIU’ FITTO - LA PRESIDENTE NEGA DI AVER AVUTO UN REPARTO INTERAMENTE A SUA DISPOSIZIONE AL SANT’ANDREA MA ARRIVA UNA VIDEORIVELAZIONE: “LA NOTIZIA NON DOVEVA CIRCOLARE. LA CAPOSALA HA DETTO CHE IN QUEL REPARTO SI GIRAVA UN FILM” - IL VIDEO DELLA TESTIMONIANZA…

31 Agosto 2012



OSPEDALE SANT ANDREA  DI ROMA1- VIDEO - L'ANTICIPAZIONE DEL SERVIZIO DE LA7:
http://www.youtube.com/watch?v=Zao-QRKUCGA



2- VIDEO - POLVERINI IN RISPOSTA ALLE IMMAGINI DEL PRONTO SOCCORSO http://www.youtube.com/watch?v=M6SZuJRUldo


3- POLVERINI AL SANT'ANDREA: REPARTO CHIUSO PER RIPRESE?
da blitzquotidiano.it

RENATA POLVERINI CON LA PISTOLA jpeg
Il Manifesto, qualche giorno fa ha dato in anteprima la notizia del ricovero per una operazione chirurgica della governatrice del Lazio Renata Polverini. In quell'occasione, la Polverini occupò un intero reparto dell'ospedale Sant'Andrea: a quanto pare, agli ausiliari addetti al riordino del reparto dell'ospedale, in quell'occasione è stato detto che quella zona andava allestita per girare un film. E' quanto è stato riferito ai reporter di Piazzapulita nel corso di un servizio che andrà in onda questa sera su La7 alle 21,10, e di cui è già disponibile una anteprima sul sito internet della trasmissione.
OSPEDALE SANT ANDREA  DI ROMARENATA POLVERINILa vicenda, emersa nei giorni scorsi, ha suscitato uno scontro politico con l'opposizione che ha presentato una interrogazione per chiedere se è vero che, a fronte delle liste di attesa, alla presidente sia stato riservato un intero reparto. Voci della Regione, riportate da un giornale nei giorni scorsi, però negano spiegando che la stanza sarebbe stata una sola in un reparto chiuso, a causa delle ferie estive del personale. Sulla vicenda è intervenuto l'avvocato della presidente chiarendo che Polverini non ha chiesto alcun privilegio alla struttura ospedaliera.
A quanto si afferma nel servizio di La7, "la notizia (del ricovero della presidente, n.d.r) non doveva circolare". "La caposala di quel reparto - racconta una persona in video, dal volto e dalla voce camuffati per essere irriconoscibile - ha chiamato degli ausiliari per rifare i letti e mettere in ordine il reparto perché si girava un film".
LA FESTEGGIATA RENATA POLVERINI
Corrado FormigliAl S. Andrea, si legge in una nota della redazione della trasmissione, "molti reparti sono chiusi ma per la governatrice del Lazio Renata Polverini ne sarebbe stato aperto uno ad hoc. Nel pronto soccorso dell'ospedale romano ci sono decine di pazienti in attesa di ricovero, che dormono nei corridoi in barella per giorni - si legge ancora - Mancano i posti letto, diversi reparti sono chiusi per assenza di personale specie d'estate. Ma questo non varrebbe per tutti: per il ricovero di Polverini sarebbe stato rimesso in sesto un reparto".
CALIFFO CON RENATA POLVERINILa vicenda, uscita giorni fa su un quotidiano, aveva suscitato la reazione del legale di Polverini: "Non è stato richiesto alcun privilegio - la replica dell'avvocato riportata dalla redazione di Piazzapulita - e nessun intervento sull'organizzazione ospedaliera è stato effettuato dalla Regione o dalla stessa interessata per le 24 ore in cui è stata ricoverata presso l'Ospedale pubblico S. Andrea".
Il legale ha inoltre annunciato, è ricordato, di procedere in ogni sede giudiziaria, civile e penale nei confronti del consigliere regionale Enzo Foschi (Pd) "per la divulgazione di un fatto personale e relativo alla sua salute". Nel comunicato relativo alla trasmissione di questa sera si fa inoltre riferimento a "il degrado dell'ospedale San Camillo" paragonato all"'apparente decoro del Sant'Andrea".

Isaac damages could hit $2 billion

31 Agosto 2012


WASHINGTON -- Tropical Storm Isaac's slow, rainy march up the Mississippi River valley is expected to cause as much as $2 billion in insured losses, according to one disaster modeling firm.

The storm, which hit Louisiana Tuesday night as a Catagory 1 hurricane, continues to wreak havoc, with heavy rainfall flooding waterways. Working its way up to Missouri, the storm has left more than 800,000 without power in Louisiana, Mississippi, Alabama and Arkansas, power companies told CNN. Hundreds of residents in coastal areas and along rivers have had to be rescued. And 28 Louisiana parishes were without safe, clean water on Friday.

The catastrophe modeling firm AIR Worldwide said early Friday they estimate the storm has caused between $700 million and $2 billion in insured losses. That includes residential property, commercial property, energy production and the interruption of business but excludes most flooding damage.

"Isaac's slow forward speed and refusal to dissipate will exacerbate wind damage," said Tim Doggett, chief scientist at AIR.

Earlier this week, another modeling firm, Eqecat, a catastrophe modeling firm, suggested onshore insured damage would run between $500 million and $1.5 billion. The firm has yet to update its figures.

Both firms exclude flooding because the federal government insures against flood damage for most properties.

At those estimates, Isaac, with winds topping out at 80 miles an hour, is far less damaging than Hurricane Katrina, a Category 3 storm, with winds around 125 per hour. Some 1,800 people died after that storm when New Orleans levees failed to hold back rising flood waters. Katrina caused $45 billion in private insurance damage, excluding flood losses, according to the Insurance Information Institute.

ut Isaac resembled Hurricane Gustav, a 2008 Category 2 storm that followed a similar path and caused $2 billion in insured damages.

While flooding isn't included in the newly released damage estimates, Isaac's total economic damages, including damage due to floods, are expected to grow, as the storm slowly crawls through Arkansas today.

More flash flooding and tornadoes are expected.

"It's looking more disorganized, but it is still putting out quite a bit of rain," said Charles Dalton, a National Weather Service meteorologist in Little Rock, which was expected to get 5 inches of rain on Friday.

The longer the storm lasts, the risk that more flooding damage occurs, said Michael Kistler, director of model solutions at RMS, another catastrophe modeling firm.

"Because of it's staying in one place a long time, there's the potential for storm surge," Kistler said. "This is not a Katrina," he added later (per "CNNMoney")





Japanese court backs Samsung in latest Apple skirmish

31 Agosto 2012



Samsung's Galaxy S2 was one of the devices Apple targeted in its latest lawsuit in Japan.

Hong Kong -- A week after Samsung was ordered to pay $1 billion to Apple for patent infringements, a Japanese court has backed the South Korean company in another dispute with its U.S. rival.

The Tokyo District Court on Friday ruled that Samsung did not infringe Apple's patents for its iPhone and iPad for some of its Galaxy smartphones and the Galaxy tablet.

The case focused on technology used in Samsung's Galaxy S, Galaxy S2 and Galaxy Tab 7 devices to synchronize music and video with a computer -- technology Apple says its rival copied.

However Judge Tamotsu Shoji disagreed and threw out Apple's 100 million yen ($1.27 million) claim and ordered the California-based tech giant to pay the costs of the lawsuit. It has 30 days to file an appeal.

In a statement released by Samsung after the decision, it said: "We have been strongly appealing that our products do not infringe the patents of Apple U.S. and its completely different technology.

"The verdict recognizes the lawfulness of our company. We think it is very appropriate."

A ruling against Samsung would have been a severe setback in one of its most lucrative markets.

The South Korean company is already facing the prospect of a U.S. ban on Samsung smartphones and computer tablets found to have violated Apple's patents -- described by one Samsung executive as "absolutely the worst scenario for us."

This followed last Friday's decision by a U.S. federal jury to order Samsung to pay Apple $1.05 billion for copying the look and feel of the iPhone and iPad design.

A nine-person jury spent just two and a half days puzzling out its final verdict, with weeks of notes and memories of testimony, 109 pages of jury instructions, and boxes of evidence including a collection of contested smartphones and tablets as their guide.

The lawsuit was the largest yet in the ongoing worldwide patent brawl between the two companies, which itself is just one battle in Apple's war against Google's Android mobile operating system.

In another case just days before, a South Korean court found that both parties had infringed on each other's patents -- Samsung was ordered to pay $33,300 for infringing two of the intellectual property rights for Apple's iPhone and iPad, while Apple was found to have infringed Samsung's Wi-Fi technology and ordered to pay $22,000 in damages.(Paul Armstrong per "CNN")

What you need to know about Syria today

31 Agosto 2012


Clashes were reported Friday in Aleppo and Homs, two centers of opposition to Syrian government forces.
Here are the latest key developments in the nearly 18-month crisis:

On the ground: Shelling, violence continue

In Aleppo, the scene of fierce fighting in recent weeks, rebel fighters are clashing with government forces in the Saif al-Dawla, Hanano and Sakhour neighborhoods, the opposition Syrian Observatory for Human Rights said.

Regime forces are shelling several neighborhoods, it said.
The opposition Local Coordination Committees of Syria network also reported clashes involving rebel forces in Aleppo's Ithaa neighborhood, in which a regime officer and 30 soldiers were reportedly killed.

Government forces killed a "large number of terrorists" heading from the countryside toward Aleppo on Thursday and destroyed their armed vehicles, the state-run Syrian Arab News Agency reported Friday.

Elsewhere, heavy artillery shelling by regime forces pummeled the town of Eastern Bowaida, in Homs province, the LCC said. At least 12 people were injured and a number of homes destroyed, it said.

Syrian state TV said government forces had clashed with an "armed terrorist group" in Homs and had inflicted big losses. Government forces also raided a "terrorist den" in Homs province, where they seized weapons, ammunition and communication devices, SANA reported.

Clashes were also reported by the LCC in Harasta, in the Damascus suburbs, and in parts of Daraa.

The region: Shells hit Lebanon

Shells fired from Syria landed in the region of Akkar, in northern Lebanon, early Friday, Lebanese Internal Security Forces said. A Lebanese soldier was wounded, and three villages were damaged.

Meanwhile, the United Nations refugee agency, the UNHCR, cited a rise in the number of Syrian refugees arriving in eastern Lebanon's Bekaa Valley, with about 2,200 people reportedly settling in the area over the past week.

About 400 people a week are arriving in northern Lebanon, UNHCR spokesman Adrian Edwards said Friday in Geneva.

Many refugees are staying in schools that are meant to reopen for the new school term shortly, the agency says, highlighting the need for alternative shelter to be found.

Diplomacy: Buffer zone debated

The idea of a United Nations-sanctioned buffer zone inside Syria to provide refugees with a haven and help distribute humanitarian aid was raised at a U.N. Security Council meeting in New York on Thursday but received a lukewarm response.

Deputy U.N. Secretary-General Jan Eliasson said that it was "a subject for careful and critical consideration," but that the difficulty of ensuring protection for those within such a zone and the diplomatic implications of such a step would make it a tricky proposition for the Security Council.

U.N. High Commissioner for Refugees Antonio Guterres said he was in favor of more humanitarian aid for all areas of Syria, but "all borders should remain open to protect those who would seek international protection," or asylum.

Turkish Foreign Minister Ahmet Davutoglu suggested certain "practical steps" should be taken by the Security Council to deal with the humanitarian disaster in Syria, including a visit to refugee camps in neighboring countries.

So far, about 80,000 Syrian refugees have sought sanctuary in Turkey.

Meanwhile, the Non-Aligned Movement summit continued Friday in Iran, whose theocratic Shiite regime backs Syrian President Bashar al-Assad. Egyptian President Mohamed Morsy slammed al-Assad's government in his remarks at the summit Thursday, saying it was "an oppressive regime that has lost its legitimacy."(da "CNN")

Đukanović o SNP-u: Dogodilo se to što se moralo dogoditi

31 Agosto 2012


Predsjednik Demokratske partije socijalista, Milo Đukanović, komentarisao je posljednja dešavanja u Socijalističkoj narodnoj partiji, kazavši da se "dogodilo to što se moralo dogoditi".
Đukanović je gostujući na kampu REACT u Kolašinu, rekao da nerado komentariše političku konkurenciju, ali da ga nije iznenadilo dešavanje u SNP-u.

Podsjećamo, jedan dio članova SNP-a je pristupio Demokratskom frontu, iako je na Glavnom odboru te partije odlučeno da se na izborima nastupi samostalno.

"Dogodilo se nešto što se moralo dogoditi i što će, vjerujem, pomoći Socijalističkoj narodnoj partiji da sebe jasnije profiliše i da nastavi da igra značajnu političku ulogu na crnogorskoj političkoj sceni", kaže Đukanović.

Brković pregovara da mu oproste 50 miliona eur

31 Agosto 2012


Predstavnici OTP grupacije pregovaraju sa biznismenom Draganom Brkovićem, vlasnikom kompanije Vektra Montenegro, da sa 50 miliona eura, odnosno, uz diskont od 50 odsto, vrati cjelokupan dug od oko 100 miliona eura, koje Vektrine kćerke kompanije imaju prema mađarskoj finansijskog grupaciji, saznaju “Vijesti” nezvanično.

„Vijesti“ juče nijesu mogle dobiti odgovor iz OTP-a o toku pregovora sa Vektrom, ali iz izvora bliskih ovoj grupaciji, koji su donedavno odlučno negirali da se vode bilo kakvi pregovori, nezvanično nam je rečeno: „Od dogovora možda neće biti ništa, jer mislimo da Brković nema para“.

Advokatski timovi i predstavnici OTP-a i Vektre juče su nastavili pregovore koji traju više mjeseci. Na sastanku održanom u petak, medijatorsku ulogu je, prema pouzdanim informacijama “Vijesti”, imao je i predstavnik Vlade Crne Gore.

„Pregovara se da Vektra sa 50 miliona otkupi čitav dug uz diskont, a da se to plaćanje, uz date garancije, obavi u roku od šest do 12 mjeseci“, otkrio je „Vijestima“ jedan od pregovarača koji je zahtijevao anonimnost.8fonte "Vijesti")

Glasali i isključeni prije dvije godine. JOVO PEJOVIĆ OTKRIVA DA SU NA MARATONSKOM SASTANKU PODGORIČKOG SNP-a BILI I BIVŠI PRIPADNICI TOG ODBORA

31 Agosto 2012



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  Insistiranje na usvajanju tvrdo predloženih zaključaka je zakomplikovalo situaciju i bojim se zaustavilo mogućnost da Milić i Knežević nastave dijalog započet u lokalu „Izvor” i izađu sa stavom koji bi bio u saglasju sa većinskom voljom članova SNP-a – smatra Jovo Pejović

Sjednici podgoričkog SNP-a na kojoj se odlučivalo o načinu izlaska na izbore prisustvovali su i neki članovi stranke kojima je još 2010. godine konstatovan prestanak članstva u tom odboru. Taj podatak za „Dan” je saopštio Jovo Pejović, sekretar izvršnog odbora Opštinskog odbora SNP-a Podgorice. 


– Na primjer, na sjednici je bio Đorđe Bulatović, kojem je, sa još 15 članova na sjednici održanoj juna 2010. godine, konstatovan prestanak članstva u Odboru SNP-a Glavnog grada, što se može provjeriti u arhivi Odbora. Da li se i izjašnjavao oko predloga zaključaka, ne mogu potvrditi, jer se nijesam nalazio u sali u tom trenutku – naglasio je Pejović.


Da je Đorđe Bulatović bio na sjednici, potvrđuje i spisak koji nam je juče dostavljen iz podgoričkog SNP-a. Na tom spisku svi članovi Odbora su potpisom ovjerili prisustvo. Đorđe Bulatović nije napustio sjednicu sa članovima SNP-a koje je predvodio Knežević, već je ostao prilikom glasanja.


Pejović je dodao da niko tačno nije utvrdio koliko se članova Odbora izjasnilo za ponuđene zaključke, a koliko ih je bilo van sale ili se nije izjašnjavao. Napominje da nije prihvaćen predlog jednog od članova podgoričkog odbora SNP-a da se izjašnjavanje o zaključcima izvrši prozivkom.


– Nije tačan ni podatak o broju članova koji su prisustvovali sjednici. Odgovorno tvrdim da ih je bilo više od broja koji je saopšten javnosti. Svi smo, kao odgovorni ljudi, dužni pred sobom i javnošću da iznosimo tačne podatke i činjenice u vezi sa dešavanjima na sjednici Odbora SNP-a Glavnog grada. To od nas očekuju oni koji su nas svojim glasovima predložili u organe partije i ukupna javnost. To zahtijevaju i godine našeg opozicionog rada, jer članovi SNP-a nijesu brojke već više od toga – kaže Pejović.


On je dodao da, bez namjere da polemiše sa partijskim drugovima i prijateljima koji imaju drugačije mišljenje, ima obavezu da obavijesti javnost da je ključni razlog što sjednica odbora SNP-a Glavnog grada nije završena u atmosferi kako je i počela taj što su na izjašnjavanje predloženi unaprijed pripremljeni zaključci koji nijesu odslikavali rezime diskusija i nijesu dali šansu dijalogu i kompromisima koji vode do iznalaženja najboljih rješenja, po volji članova i simpatizera SNP-a.


– Puna istina je da su učesnici u raspravi imali različite stavove oko načina izlaska na izbore, od onih koji su se zalagali za pristupanje SNP-a Demokratskom frontu do onih koji su bili za samostalni nastup. Najveći broj učesnika u raspravi, pa i neki koji su se zalagali za samostalni nastup je više puta isticao da je SNP kao najjača opoziciona partija kasno krenula u priču oko zajedničkog nastupa opozicije i da je olako mjesto koje joj pripada prepustila drugima – rekao je Pejović.


Podsjeća da je i ranije na sjednicama OO SNP Podgorica bilo slučajeva da se u više navrata mijenjaju zaključci na insistiranje ubjedljive manjine, kako bi se postiglo jedinstvo. 


Kako je podvukao, najveći broj učesnika u raspravi iskazao je zabrinutost zbog situacije u kojoj se SNP nalazi. Apelovali su, precizirao je on, „da se, dok smo još na vrijeme, pokuša ostvariti jedinstvo oko načina nastupa na izborima i prevlada konfuzija u koju je članstvo dovedeno”.


– Insistiranje na usvajanju tvrdo predloženih zaključaka, koji su favorizovali samo jedan stav, a ignorisali drugi, dodatno je zakomplikovalo situaciju i bojim se, zaustavilo mogućnost koja se, po mom uvjerenju mogla naslutiti iz rasprave, da Srđan Milić i Milan Knežević nastave dijalog koji su započeli u lokalu „Izvor” kod Petrovca i izađu sa stavom koji bi bio u saglasju sa većinski izraženom voljom članova SNP-a – smatra Pejović.


Tvrdi da je dio dešavanja na sjednici podgoričkog SNP-a pogrešno interpretiran u medijima, uključujući i njegov navodni verbalni sukob sa Milićem.
V.RADENOVIĆ

Grbljani stali uz Milana
Većina članova grbljanskog odbora u kotorskom SNP-u napustilo je sinoćnju sjednicu jer se izjasnilo protiv samostalnog nastupa te stranke na parlamentarnim izborima. Oni su, prema saznanjima „Dana”, dali podršku Milanu Kneževiću koji traži zajednički nastup sa Demokratskim frontom. 


U zvaničnom saopštenju nakon sjednice nije pominjan izlazak Grbljana, a navedeno je da je OO SNP-a Kotor dao jednoglasnu podršku odluci Glavnog odbora stranke o samostalnom nastupu na predstojećim izborima.

Neozbiljna ponuda u Budvi
Demokratski front će i na lokalnim izborima nastupiti kao i na državnom nivou, tako da su pozivi njegovim konstituentima za formiranje koalicija po opštinama neozbiljni, rekao je funkcioner Fronta Slaven Radunović, komentarišući poziv budvanskog SNP-a Novoj i PzP-u da u tom gradu nastupe u koaliciji. Radunović je agenciji Mina kazao da u DF-u smatraju da je najbolji način antirežimske borbe široki front, i da je to pravi recept i za državni i opštinski nivo.


– Naravno da će u tri grada, u kojima se održavaju lokalni izbori, otprilike isti konstituenti koji stvaraju DF na nivou Crne Gore da budu dio Fronta i na opštinskom nivou. Poziv predsjednika budvanskog SNP-a da PzP i Nova uđu u koaliciju sa tom partijom u Budvi djeluje malo neozbiljno iz razloga što on zna da je DF već konstituisan i da Nova i PzP ne izlaze pojedinačno na izbore i nijesu članice DF sa kojima bi se moglo pregovarati o koaliciji, nego je ista situacija kao na državnom nivou-može da pregovara samo sa DF-om o ulasku u njega – kazao je on.


Uz sve to, kako je naveo, Veselin Marković zna da su već dva odbornika SNP-a, od četiri koliko ih ima u Budvi, ušla u DF. 


– Tako da ovo sve djeluje malo neozbiljno i, blago rečeno, čudno od čovjeka koji vodi SNP u Budvi, posebno jer je na sjednici Glavnog odbora rekao da će da pocijepa knjižicu SNP-a ukoliko bi bio u koaliciji sa strankama koje on danas poziva u koaliciju – poručio je Radunović.


On je naglasio da je SNP-u u Budvi ponuđeno isto što i na nivou države – da uđe u DF i da dobije adekvatan status kakav zaslužuje u tom gradu po broju glasova koji je dobio u odnosu na Novu u PzP.
– Nikakve koalicije druge vrste ne dolaze u obzir, osim ulaska u Front, što su neki članovi SNP-a iz Budve već prepoznali – zaključio je Radunović.

I dalje nepoznat broj onih koji su glasali
Predsjednik podgoričkog SNP-a Velizar Kaluđerović dostavio je juče „Danu”, kako je i najavio, spisak broja prisutnih članova kojih je, kako je istaknuto, bilo 100, a ne 97 koliko je prethodno bilo saopšteno.
– Upoređivanjem broja prisutnih na sjednici sa spiskom prisutnih koji su svoje prisustvo evidentirali na odgovarajućem obrascu, utvrdili smo da od 100 ukupno prisutnih na sjednici četiri člana odbora svoje prisustvo nije evidentiralo na tom obrascu – saopštio je predsjednik OO SNP-a Podgorica Velizar Kaluđerović.


Međutim, i dalje je ostao nepoznat broj članova odbora koji su glasali za zaključke o samostalnom nastupu na burnoj maratonskoj sjednice te partije.

Novljani i Barani uz centralu
Hercegnovski, barski i kotorski odbor SNP-a podržali su odluku Glavnog odbora da ta stranka na izborima nastupi samostalno. Predsjednik OO SNP Herceg Novi Odbora Obrad Gojković saopštio je da su na sjednici definisane aktivnosti u vezi sa pripremom za parlamentarne izbore. Naglasio je da ne postoji mogućnost pravljenja koalicije sa DPS-om i SDP-om, već da su potencijalni postizborni partneri sve antirežimske stranke.


Barski odbor je saopštio da je odluku o samostalnom nastupu jednoglasno podržalo više od 80 članova koliko ih je bilo na sjednici.(fonte "Dan")

Na prevaru Opštini uzeli 22.000 kvadrata. KRIVIČNA PRIJAVA PROTIV SVETOZARA MAROVIĆA I DUŠKA KNEŽEVIĆA ZBOG MALVERZACIJA SA NEKRETNINAMA U BUDVI

31 Agosto 2012


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■ Ovu organizovanu grupu predvodi Duško Knežević, zajedno sa članovima Upravnog odbora Svetozarom Marovićem, Mihailom Banjevićem, Goranom Rakočevićem i Brankom Perovićem i sa njima povezanim licima iz Vlade Crne Gore i Opštine Budva, navodi se u krivičnoj prijavi

Predsjednik Nove srpske demokratije Andrija Mandić podnio je državnom tužilaštvu krivičnu prijavu protiv vlasnika „Atlas grupe” Duška Kneževića, potpredsjednika DPS-a Svetozara Marovića, Mihaila Banjevića, Gorana Rakočevića i Branka Perovića, zbog sumnje da su na nezakonit način prisvojili više od 22.000 kvadratnih metara zemlje uz samu Slovensku plažu. U krivičnoj prijavi se traži poništenje nezakonite odluke SO Budva, od 17. juna 2007. godine, kojom je Opština odlučila da pristupi osnivanju zajedničkog preduzeća Ekspo-Budva doo sa AD Jadranski sajam Budva. Zahtijeva se i poništenje nezakonitog ugovora o osnivanju društva sa ograničenom odgovornošću Ekspo Budva, zaključenog između Opštine Budva i AD Jadranski sajam. Mandić od tužioca traži da pokrene istražne radnje radi utvrđivanja krivične odgovornosti lica koja su u ovom nezakonitom poslu učestvovala organizovano i u produženom trajanju.


–Opština je krajem šezdesetih godina prošlog vijeka podigla Jadranski sajam Budva, na lokaciji koja se nalazi neposredno uz Slovensku plažu u Budvi, u njenom središnjem dijelu. Građevinsko zemljište i podignute montažne objekte, koji su u društvenoj svojini, Skupština opštine Budva je 1975. godine ugovorom dala na korišćenje društvenom preduzeću OUR za priređivanje sajmova u tom gradu. Površina gradskog građevinskog zemljišta koje je tada dato na korišćenje Jadranskom sajmu iznosila je 22.412 kvadratnih metara. Ovo zemljište je dio velikog zemljišnog kompleksa koje je država nakon Drugog svjetskog rata oduzela bez ikakve naknade dvadesetorici vlasnika, a navodno u cilju gradnje dječjeg doma – navodi se u prijavi.


Mandić pojašnjava da je društveno preduzeće RO Jadranski sajam prodato ili privatizovano, ne zna se kada, na način i u postupku koji je do danas ostao tajna za širu javnost. 


– Nakon ove prodaje ili privatizacije do danas je jedino poznato da je ovo bivše preduzeće u društvenoj svojini registrovano pod nadzivom AD Jadranski sajam i da je u većinskom vlasništvu Duška Kneževića, odnosno njegove kompanije „Atlas grupe”. Podnosilac ovog zahtjeva traži da nadležni tužilac provjeri i utvrdi da li je prilikom svojinsko-upravljačke transformacije društvenog preduzeća RO Jadranski sajam u dioničarsko društvo bilo nezakonitih radnji, odnosno da li je vrijednost kapitala ovog dioničarskog društva tom prilikom uračunata i vrijednost predmetnog građevinskog zemljišta površine preko 22.000 kvadratnih metara – naveo je Mandić.


On je dalje dodao da na osnovu dokaza, kojima raspolaže Klub poslanika Nove, to nije učinjeno. Mandić je tražio provjeru dva dokumenta. Riječ je o aktu Agencije za prestruktuiranje privrede i strana ulaganja, koji nosi naziv broj 02-1300-2 od 19.07.1995. godine i izvještaj koji je dala kao procjenu pomenutog društvenog preduzeća.


– Nesporni vlasnik predmetnog zemljišta od 23. januara 1954. godine do danas je Opština Budva. To potvrđuje rješenje Sreskog suda u Kotoru kojim je prenijeto upravljanje na zemljištu sa Narodnog odbora sreza bokokotorskog u Kotoru na Narodni odbor budvanske opštine – stoji u prijavi.


Međutim, nakon usvajanja Zakona o pravednoj restituciji svi novostečeni vlasnici društvenih preduzeća, koja su kupili za beznačajno male iznose novca a uglavnom zbog atraktivnog i vrijednog zemljišta na kojem su se nalazili privremeni ili trajni objekti tih preduzeća, počeli su pripremati dokaze koji će im poslužiti u namjeri otimanja državne imovine.


– Ovu organizovanu grupu predvodi Duško Knežević, zajedno sa članovima Upravnog odbora Svetozarom Marovićem, Mihailom Banjevićem, Goranom Rakočevićem i Brankom Perovićem i sa njima povezanim licima iz Vlade Crne Gore i Opštine Budva. Članom 1 odluke koju je usvojila SO Budva utvrđeno je da pristupa osnivanju Društva sa ograničenom odgovornošću Ekspo Budva doo sa preduzećem Jadranski sajam čiji je sadašnji vlasnik Knežević na način što prenosi prava na dvije katastarske parcele radi formiranja urbanističke parcele broj 24.1 i 26.1 u skladu sa DUP-om Budva. U članu 2 stoji da se društvo osniva pod sledećim uslovima: da je naziv društva Ekspo Budva sa sjedištem u tom gradu, Trg slobode br. 5, te da je osnovna djelatnost društva priređivanje sajmova. Dalje, da se društvo osniva od osnivača AD Jadranski sajam Budva i Opštine Budva i da se novčani kapital Opštine Budva utvrđuje u novčanom ulogu u iznosu od 1.138.400.00 eura, odnosno, 800 eura po kvadratnom metru. Prevara ove organizovane grupe je u tome što su omogućili da Jadranski sajam AD Budva u kapital novoformiranog preduzeća Ekspo Budva unese zemljište koje je do tada bilo u nespornoj svojini Opštine Budva.
M.V.RAKČEVIĆ

Sumnjiva procjena
Sporno zemljište je označeno kao katastarska parcela 1440-1 KO Budva, ukupne površine 5.056 kvadratnih metara, koje je sa halom na njemu procijenjeno u iznosu od 5.169.059,40 eura. Procjenu je uradio Institut za građevinarstvo doo Podgorica. Pored ove vrijednosti, AD Jadranski sajam uložio je u kapital novoformiranog zajedničkog preduzeća novčani ulog od 1.000 eura, te je na osnovu uloženog kapitala AD Jadranski sajam postao vlasnik 78,4 udjela u Ekspo Budva doo, navodi se u krivičnoj prijavi.


Kako se dodaje u prijavi, po ovlašćenju iz odluke o formiranju zajedničkog preduzeća Ekspo Budva, Rajko Kuljača, tadašnji predsjednik opštine potpisao je 26.08.2009. godine ugovor o osnivanju tog preduzeća sa preduzećem Jadranski sajam.

Strina znala da je zemlja državna
Prema tvrdnjama navedenim u krivičnoj prijavi protiv Kneževića i Marovića, parcela broj 1440-1, koju je AD Jadranski sajam Budva unio kao svoju imovinu u kapital novoosnovane firme Ekspo Budva doo, a na osnovu dokaza koje su priložili iz Nove, ova parcela kao dio zemljišta površine 22.414 kvadratnih metara, od 1954. godine neprekidno je bila vlasništvo Opštine Budva.


– Tvrdim da je ova činjenica bila poznata svim licima koja su odlučivala o osnivanju Ekspo Budva, a posebno Mirjani Marović, načelnici PJ Budva koja je i u katastarskom operatu vršila promjenu upisa na predmetnom zemljištu sa Opštine Budva na preduzeće Ekspo Budva.(fonte "Dan")

Berlusconi: “Io estraneo ai tentativi di condizionare Napolitano” . L'ex presidente del Consiglio parla al Foglio: "La decisione di sollevare la questione alla Corte Costituzionale è giusta e non riguarda Panorama, ma i comportamenti di una Procura e i suoi portavoce a mezzo stampa". E assicura: "Con Napolitano ho un rapporto consolidato e leale"

31 Agosto 2012


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“In questi mesi tormentati il Quirinale è stato oggetto di attenzioni speciali e tentativi di condizionamento impropri, e brutali, ai quali sono completamente estraneo, dei quali sono un avversario deciso. La frittata non è rovesciabile”. Silvio Berlusconi rompe il silenzio e, con un’intervista al Foglio, decide di commentare l’articolo di Panorama sulle telefonate tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’ex vice presidente del Csm Nicola Mancino. Colloqui in cui il Capo dello Stato avrebbe espresso dei giudizi anche sullo stesso ex presidente del Consiglio.

Berlusconi definisce anche “giusta” la “decisione di sollevare conflitto di attribuzione presso la Corte costituzionale” e questo “non riguarda il settimanale mondadoriano, ma i comportamenti di una procura della Repubblica e i suoi portavoce a mezzo stampa, che oltre tutto per evidenti ragioni di piccola politica adesso litigano tra loro. I cittadini non sono stupidi, certe cose le capiscono al volo”.

Nel colloquio con il Foglio Berlusconi spiega di non “gioire” perchè manovre “destabilizzanti” hanno “lambito” anche il Colle. ”Ho un rapporto consolidato e leale con il presidente Napolitano – aggiunge il Cavaliere – Lo sanno tutti. Al mio primo discorso parlamentare da premier, nel 1994, la sua replica di capogruppo alla Camera fu tanto civile, in mezzo a quelle simulazioni di guerra che caratterizzavano la faziosità della sinistra, che mi alzai dal banco del governo e lo raggiunsi in aula per una stretta di mano. Considero il capo dello stato un impeccabile servitore della Repubblica”.

Secondo Berlusconi “la democrazia dei processi politicamente e faziosamente orientati è il principale ostacolo al libero dispiegarsi di una democrazia civile” e “senza una radicale riforma della giustizia l’Italia non si salva”. Il riferimento è alle rivelazioni de La Stampa dell’ambasciatore Reginald Bartholomew sui rapporti tra Antonio Di Pietro e gli Usa. “Quanto alle piccole trame consolari di un magistrato voglioso di riconoscimento politico, niente mi può sorprendere”, aggiunge il Cavaliere.

“Non gioisco per il fatto che questo metodo è arrivato, per calcoli politici precisi e direi di bassa lega, a lambire la massima istituzione dello Stato – continua Berlusconi – Anzi, proprio per evitare manovre torbide e destabilizzanti, italiane e internazionali, nell’interesse di un’Italia che amo e ho sempre amato, ho contribuito in modo determinante, nello scorso mese di novembre, al varo di un’operazione di emergenza imperniata sul governo del senatore Mario Monti e della sua compagine tecnica. Ritengo di essermi comportato da uomo di Stato e da patriota”

Ieri era stato Gianni Letta, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ma, soprattutto, braccio destro di Berlusconi e uomo che da sempre tiene le fila dei rapporti con le più alte istituzioni, a precipitarsi a portare la sua solidarietà al Quirinale. “L’ho fatto doverosamente e volentieri” ha spiegato Letta al termine dell’incontro con il Capo dello Stato e poi “per smentire certe ricostruzioni arbitrarie e ingiuste. Comunque assolutamente lontane dalla verità”.

Intanto il capogruppo del Pdl alla Camera Cicchitto richiama alcuni esponenti di partito a non “fare da sponda agli attacchi che un ambiente preciso giustizialista e populista di sinistra sta conducendo da qualche tempo a questa parte contro il Presidente della Repubblica”. Una presa di posizione preceduta in mattinata dalle parole di Franco Frattini, il primo a prendere le difese del Capo dello Stato – “si vuole colpire la funzione e la persona del presidente Napolitano” – e di Maurizio Lupi: “Siamo al limite del golpe”. Di tutt’altro tenore però, erano state la presa di posizione di Sandro Bondi, da sempre fedelissimo del Cavaliere: “Il Capo dello Stato non può essere esente da critiche e giudizi politici”, aveva detto. Sulla stessa linea, se non più duro, Maurizio Bianconi che a Napolitano diceva di “non fare la vittima”.

Al di là delle posizioni personali, tuttavia, la bufera intorno al Capo dello Stato ha dato il prevedibile via libera alla richiesta del partito di approvare in tempi rapidi la legge sulle intercettazioni. Difficilmente – è il ragionamento degli sherpa pidiellini che si occupano di giustizia – il governo potrà presentare un testo che accolga i nostri ‘desiderata’ e quelli del Pd. Ecco perché la richiesta è quella di andare avanti con il testo licenziato dalla commissione Giustizia “correggendolo” con gli emendamenti che erano stati approvati dal comitato dei 9. (da "Il Fatto")

Gad Lerner a Formigoni: “Venga a confrontarsi in tv, ma dubito lo farà”

31 Agosto 2012


Durante la presentazione dell’undicesima stagione del suo “L’Infedele” in onda tutti i lunedì su La7, il giornalista risponde al governatore lombardo che lo aveva additato di essere il mandante dell’attacco “mediatico-giudiziario” nei suoi confronti: “Troppo onore! Fra le altre cose il presidente aveva promesso di presentarsi ai magistrati che lo stanno indagando entro agosto, ma per il momento non si è visto a Palazzo di giustizia”. Al di là delle vicende giudiziarie del “Celeste”, Lerner vuole fare il punto sulla stagione che sta per cominciare: “Sarà un anno difficile, perché la gente si è stufata dei talk che parlano di spread e non di economica reale”. I prossimi mesi saranno anche quelli della campagna elettorale prima e del voto poi e sull’argomento il giornalista è sprezzante: “Faranno una legge elettorale capace di mantenere in Parlamento le classi dirigenti dei vari partiti e di contenere le perdite”. In ambito democratico, partito al quale il conduttore è iscritto, dice: “Fra Renzi e Bersani scelgo il segretario Pd, ma a fatica”  (di Lorenzo Galeazzi)

Elezioni Sicilia, Orlando: “Idv sosterrà Fava” a presidenza Regione Lo ha annunciato il sindaco di Palermo alla presenza del leader Di Pietro: "In Sicilia abbiamo fatto una scelta di chiarezza e di rottura rispetto alle forze politiche che hanno sostenuto i governi Cuffaro e Lombardo che sono stati deleteri per i siciliani. Noi siamo alternativi al Pd che ha venduto l’anima al diavolo" dice l'ex pm

31 Agosto 2012


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L’Italia dei Valori sosterrà Claudio Fava (Sel) come candidato a presidente della Regione siciliana dopo le dimissioni di Raffaele Lombardo. Lo ha annunciato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando in una conferenza stampa, alla presenza del leader di Idv, Antonio Di Pietro. Il neo sindaco ha detto di voler avviare con Fava “un discorso programmatico”.

Apriremo con Fava un “tavolo programmatico per costruire un’alternativa possibile di governo” dice l’ex pm per annunciare l’appoggio a Fava, europarlamentare di Sel, il partito di Vendola. “Fava è un candidato che ha qualità morali, etiche e politiche“. Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, sotto inchiesta  per concorso esterno in associazione mafiosa, ”è un Cuffaro senza cannoli“. Il riferimento è alla fotografia che ritraeva Cuffaro con un vassio di cannoli nel suo ufficio, all’indomani della sentenza che lo ha condannato a 7 anni per favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra. Una pena che Cuffaro sta ora espiando a Rebibbia. ”In Sicilia abbiamo fatto una scelta di chiarezza e di rottura rispetto alle forze politiche che hanno sostenuto i governi Cuffaro e Lombardo che sono stati deleteri per i siciliani. Noi siamo alternativi al Pd che ha venduto l’anima al diavolo”. (da "Il Fatto"9

E’ morto il cardinal Martini, il medico: “Aveva rifiutato accanimento terapeutico” . Le condizioni di salute del sacerdote, arcivescovo del capoluogo lombardo dal 1979 al 2002, erano peggiorate. E così il cardinal Scola ieri aveva chiesto ai fedeli di pregare per lui. Il prelato, biblista e figura amatissimo a Milano, aveva 85 anni e da sedici era malato di Parkinson. Domani camera ardente dalle 12 in Duomo. Funerali lunedì

31 Agosto 2012


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E’ morto Carlo Maria Martini, cardinale per 22 anni della diocesi di Milano. Ieri le sue condizioni di salute si erano aggravate. Da sedici anni combatteva contro il morbo di Parkinson e aveva rifiutato l’accanimento terapeutico. Una scelta che non sorprende se si pensa all’”uomo” che l’ha fatta, ma che potrebbe scatenare polemiche per quello che è stata la sua vita e il suo ruolo. Martini, 85 anni, era ricoverato Aloisianum di Gallarate. Poco dopo le 16 dal cancello del collegio è uscito un anziano sacerdote, che non ha voluto rendere noto il proprio nome, e che però ha detto ai giornalisti che lo hanno avvicinato per chiedergli se sapesse qualcosa del Cardinale, “Martini è morto. Era un grande uomo, un grande studioso, ci ha lasciato tanti insegnamenti, era un uomo di Dio”. Poi si è allontanato in auto.

“E’ purtroppo entrato in fase terminale. Dopo un’ultima crisi, cominciata a metà agosto, non è più stato in grado di deglutire né cibi solidi né liquidi. Ma è rimasto lucido fino all’ultimo e ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico”. Il neurologo Gianni Pezzoli, che da anni ha in cura l’arcivescovo emerito di Milano, questa mattina aveva spiegato la scelta di Martini, che era rientrato da Gerusalemme nel 2008 – dove si era ritirato per approfondire i suoi studi sulla Bibbia – proprio per l’aggravarsi della malattia che lo assalito nel 1998.

“Il cardinal Martini soffre di Parkinson da tanto tempo, circa 16 anni, e ha sempre dichiarato la sua malattia” rifletteva Pezzoli, responsabile del Centro per la malattia di Parkinson e i disturbi del movimento degli Istituti clinici di perfezionamento di Milano.”Fino al rientro in Italia le sue condizioni sono rimaste discrete, ma il cardinale ha cercato di vivere una vita normale fino all’ultimo, praticamente fino all’ultima crisi. Dopo un episodio di disfagia acuta – continua il neurologo – il cardinal Martini non è più stato in grado di deglutire nulla ed è stato sottoposto a terapia parenterale idratante. Ma non ha voluto alcun altro ausilio: né la Peg, il tubicino per l’alimentazione artificiale che viene inserito nell’addome, né il sondino naso-gastrico. E’ rimasto lucido fino alle ultime ore e ha rifiutato tutto ciò che ritiene accanimento terapeutico”. La notizia del peggioramento delle condizioni di salute per il prelato è stata diffusa ieri e per questo l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha invitato “tutti i fedeli della Diocesi e a quanti l’hanno caro” a pregare per lui.

“Una persona straordinaria. Un testimonial di riferimento per tutti i pazienti con il Parkinson, per la forza che ha dimostrato di fronte alla malattia – diceva stamattina Pezzoli – Non si è mai arresto. Pensare positivo è il suo motto e il suo messaggio più grande. Anche quando si trovava in condizioni veramente difficili, il cardinal Martini ha sempre cercato di vivere una vita normale, mantenendo contatti costanti con tutti quelli che lo andavano a trovare. Ha rappresentato e rappresenta un testimonial di riferimento costante. Non ha mai cercato di nascondere la sua malattia, anzi l’ha sempre dichiarata con grande coraggio. Ha partecipato a svariati convegni sul Parkinson, durante i quali ha sempre risposto alle domande dei pazienti. Ha continuato a scrivere per il Corriere sino a fine giugno”, poi “a metà agosto l’ultima crisi” che lo ha fatto entrare “in una fase terminale”. “Per noi è stato ed è un onore poterlo seguire”.
”La sua posizione sull’accanimento terapeutico era nota, ha scritto tanto in questi anni ed è quello che ha rispettato. Non c’è stato dunque bisogno di parlarne. Il cardinale Martini è stato comunque sempre molto scrupoloso nell’assumere farmaci, e non ha mai detto: ‘Questo non lo voglio’ Io l’ho visto l’ultima volta questa mattina – racconta Pezzoli – poi è stato seguito dal suo gruppo infermieristico. Non c’è stata necessità di un mio ulteriore intervento in queste ore. Sapeva di essere in una fase terminale della sua malattia, anche se in queste ultime ore non era più cosciente”. Quanto all’accanimento terapeutico, Pezzoli ribadisce “che è una pratica scorretta – continua – che non viene attuata. Può esserci qualche dubbio nel caso di persone giovani, ma in questo caso non vi è mai stato alcun dubbio. Del resto la prognosi era così poco favorevole. Si è spento a distanza di poche da quando c’è stato l’ulteriore aggravamento delle sue condizioni”. Martini seguiva una terapia “molto complessa ma non era attaccato a nessuna macchina – conclude Pezzoli – E’ stato un decorso tranquillo. La sua malattia è durata quasi 17 anni”.
”Mi auguro che tutti noi possiamo vivere con fede questo momento di passaggio del cardinal Martini, testimone di una vita offerta e donata a Dio secondo una varietà di forme: intellettuale, grande biblista, rettore di università e pastore – dice il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, a radio Vaticana.

Personalmente ho avuto la possibilità di un ultimo lungo colloquio con lui sabato scorso, da cui ho ricavato sostegno e aiuto per questo delicato ministero. Sono certo che ora il cardinal Martini accompagna dall’alto la Chiesa milanese e tutti gli abitanti di questa nostra grande arcidiocesi. Abbiamo appreso la notizia mentre eravamo riuniti come Consiglio episcopale e insieme, ci siamo raccolti in preghiera. Adesso, abbiamo invitato tutta la diocesi, le famiglie, le parrocchie, le comunità religiose, le associazioni e i movimenti, ad intensificare la preghiera di gratitudine per la grande personalità del cardinal Martini e per il suo lungo ministero a Milano”. Scola sottolinea come l’apertura di Martini alle istanze del mondo moderno sia stato “uno degli aspetti che hanno contraddistinto il suo ministero milanese e di cui tutti gli daranno atto; tutti i mondi, milanese e non solo, gliene daranno atto”. In più, ne apprezza la volontà di dialogo anche con atei ed agnostici, “perché – spiega il porporato – la proposta di Gesù Cristo è sempre, di nuovo, rivolta a tutti. Il cardinale ha ripreso una grande tradizione con una sua peculiare sensibilità”.

La camera ardente sarà allestita nel Duomo di Milano dalle 12 di domani. I funerali saranno celebrati sempre in cattedrale lunedì alle 16.(da "Il Fatto")

1- DESTRA ALL’ATTACCO! DOPO BARTHOLOMEW, “FOGLIO” E “GIORNALE” CONTRO DI PIETRO E I SUOI RAPPORTI “SPECIALI” CON GLI USA DURANTE TANGENTOPOLI - 2- QUATTRO VIAGGI, DI CUI UNO ORGANIZZATO DALLE AGENZIE GOVERNATIVE DI SICUREZZA - 3- FERRARA, EX INFORMATORE CIA: “IO LO FACEVO DA PRIVATO, LUI INVECE DOVEVA LEALTÀ ALLA SUA FUNZIONE PUBBLICA DI MAGISTRATO. SERVE UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA - 4- TONINO NON SMENTISCE: VEDEVO IL DIPLOMATICO SEMLER, MA NON SVELAVO SEGRETI - 5- FORMICA: “IL CONSOLATO USA TESSEVA LA TELA CON DI PIETRO. MA POI CON MANI PULITE ESAGERÒ E PUNTARONO SU FINI E D’ALEMA, CHE POI BOMBARDÒ LA SERBIA” -

31 Agosto 2012


Paolo Bracalini per "il Giornale"
Antonio Di Pietro magistrato
Quando rispuntano i misteri stelle e strisce di Di Pietro lui tira fuori la battuta: «Mi avete scoperto, sono James Tonino Bond». I viaggi americani, e non da turista, di Antonio Di Pietro, punteggiano la sua parabola da pm a politico, dai primi anni 90 (prima e durante mani pulite) al 2000 con la neonata Italia dei valori. Prima l'ex ambasciatore Usa Reginald Bartholomew poi l'ex console Peter Semler, intervistati dalla Stampa, hanno raccontato i rapporti confidenziali tra la diplomazia americana in Italia e il pm di Mani pulite. Semler accenna anche a un primo viaggio di Di Pietro negli Usa, organizzato dall'Usia (United States Information Agency), un ente governativo. Siamo nell'ottobre del 1992.
antonio di pietro silvana mura in america nel duemilaCosa va a fare negli Usa e chi incontra? «Di Pietro ci ha chiesto di mantenere il riserbo sui suoi movimenti» spiegò Bill Reinckins, uno dei funzionari dell'Usia. In quel viaggio (di oltre due settimane...) Di Pietro interrogherà un costruttore chiamato in causa da Salvatore Ligresti, ma farà anche dell'altro. Incontri di alto livello, magistrati americani e capi del Fbi, «si dice che venga ospitato anche da quelli della Kroll, la superagenzia di investigazioni private che da sempre lavora anche per l'intelligence Usa» scrive l'ex amico (ora in causa) Mario Di Domenico nel suo libro.
Antonio Di Pietro magistrato
I connazionali che lo riconoscono sulla Quinta strada con un hot dog fumante in mano lo fermano per gli autografi. Nel '92 Di Pietro non è solo famoso, è un eroe nazionale, «un modello per i 30enni» scrive Famiglia cristiana. Gli americani se lo studiano bene, vogliono sapere chi è e cosa vuole fare. Due anni dopo, nel '94, qualche mese prima di abbandonare la toga, Di Pietro è ancora in volo sull'Atlantico. Stavolta è ospite ufficialmente della New York University, che lo ha invitato a tenere una conferenza su «L'evolvere dei sistemi di corruzione nella moderna democrazia». Ma anche quel viaggio, che lo porterà poi in California, è l'occasione per incontri istituzionali.
Antonio Di PietroI nomi che si fecero sono quelli di Rudy Giuliani e Mario Cuomo, sindaco e governatore di New York, Henry Kissinger (ex segretario di Stato), oltre a «esponenti del Fbi». Accolto da una folla di italo-americani a San Francisco, il pm parla già da politico: «Noi non siamo nuovi Robin Hood, siamo solo dei servitori dello Stato». Dieci mesi dopo, riecco Di Pietro «l'amerikano». Stavolta è a Washington, invitato per un ciclo di conferenze da due think tank di area repubblicana, l'American Enterprise Institute e il Centro studi strategici, dove il relatore, Edward Luttwak, lo presenta come «un eroe per il 92 per cento degli italiani» esprimendo l'augurio che «uno degli uomini nuovi della Seconda Repubblica possa essere proprio Di Pietro».
ANTONIO DI PIETRO DURANTE UN COMIZIO jpegRacconterà poi Piero Rocchini, fondatore a metà anni '90 del movimento politico Mani pulite, embrione dell'Idv: «Quando Tonino tornò in Italia lo sentii cambiato. Era come se lì negli Usa il nostro progetto di dar vita a un movimento politico fosse stato accolto con freddezza. Da quel momento, Di Pietro non parlò più di rinnovare la classe politica italiana e quello che, nelle nostre intenzioni, doveva essere un progetto autonomo dai partiti, si trasformò in un discorso di appoggio. Ebbi come l'impressione che certi circoli americani gli avessero fatto intendere di preferire un Di Pietro dentro al sistema dei partiti, anziché fuori...».
Una coincidenza storica si trova: nel 1996 Di Pietro, ancora senza un suo partito, entra nel governo Prodi come ministro dei Lavori pubblici. Dirà quell'anno l'ex pm Tiziana Parenti in un'intervista a Repubblica, querelata da Di Pietro: «Prima di far partire l'onda d'urto di Tangentopoli Di Pietro è andato negli Stati Uniti, al dipartimento di giustizia, per avere il viatico, la legittimazione».
ANTONIO DI PIETRO ITALIA DEI VALORI jpegL'ultimo viaggio (documentato) negli Usa, tra Washington e la Florida, è del 2000, quando Di Pietro è capo di un nuovo partito da lui fondato a San Sepolcro in una sede del Cepu, l'Italia dei valori. Servono finanziamenti, e siccome in Italia non si trovano, Tonino comunica ai suoi un «e allora ce ne jammo in America». Una foto lo ritrae su un divano del «Ponte Vedra Beach Resort» di Miami, nell'autunno del 2000, insieme a Di Domenico, al facoltoso imprenditore della Florida Randy Stelk (all'epoca indagato per frode fiscale) e a un sedicente ingegnere, Gino A. G. Bianchini, che poi staccherà un assegno post datato da 50mila dollari per il partito (mai riscosso). Misteri su misteri sulla rotta Molise-Usa.


2- DIPLOMATIKO AMERIKANO CONFERMA: LA SERA ANDAVAMO DA DI PIETRO
Giuliano Ferrara per "Il Foglio"

ANTONIO DI PIETROEugenio Scalfari intervistò Aldo Moro dopo mesi dal suo assassinio in un carcere del popolo, e merita il laticlavio a vita. Maurizio Molinari ha intervistato Reginald Bartholomew un mese prima della morte, e mentre cercava conferma di quanto l'ambasciatore americano a Roma (19931997) gli aveva detto, l'intervistato è morto. Tre giorni dopo esce il dialogo tra i due, avvenuto in un ristorante dell'Upper East Side di Manhattan.
Reggie Bartholomew dice all'inviato della Stampa: ho messo le cose a posto, com'era necessario, perché al consolato americano a Milano si erano fatti mallevadori dell'attacco giudiziario di Antonio Di Pietro ai partiti politici, che erano al centro di un traffico di finanziamenti illegali, con metodi barbarici di carcerazione preventiva e obiettivi ed effetti politicamente destabilizzanti. La conferma è arrivata quattro giorni dopo la morte del "teste", ieri, e da parte di un vivo, che suona il pianoforte agli Hamptons, dove vive in ritiro: ecco a voi il diretto interessato, l'ex console Usa a Milano Peter Semler.
ANTONIO DI PIETRORisultato. Il capostipite dei magistrati che fanno politica utilizzando mezzi di giustizia, l'ex poliziotto dalle mani callose e dalla parlata fantasiosa ma sommamente imperfetta, e dalle manette facili, tramicchiava nella serie B dei servizi diplomatici (e altri servizi) americani, informava con largo anticipo sulle sue indagini il signor console, lo vedeva spesso, e c'è voluto un ambasciatore di carriera del rango di Reggie per mettere la parola fine allo scandalo sommerso, che era un segreto di Pulcinella, di un moralizzatore in crociata che faceva sin dall'origine politica e carriera cercando appoggi esteri contro la classe dirigente del suo paese.
ANTONIO DI PIETRO
Particolare che il buon Tonino nega, per la gola, con parole di smentita decisamente grottesche, raccolte da Mattia Feltri sempre ieri sul giornale di Torino. Si può parlare con la Cia, da insider del palazzo politico, per spiegare e legittimare le scelte di un governo al suo alleato, sul finire della Guerra fredda (come ha fatto chi scrive, rendendolo noto alla prima buona occasione). Diverso è sputtanare la funzione inquirente, cosa non privata ma di rilievo pubblico nell'amministrazione del diritto penale, intortando e facendosi intortare da un diplomatico minore ma operativo e fattivo, disgustato dalla Roma politica e dal suo stesso ambasciatore Peter Secchia, e voglioso di sangue istituzionale quando l'Italia era diventata irrilevante perché la Guerra fredda era appena finita.
ANTONIO DI PIETROSe uno vince un concorso ed entra nelle carriere riunite dei pm e dei giudici, deve lealtà rigorosa al suo codice deontologico e alla sua funzione super partes, non è un giornalista-insider privato. Quella lealtà è palesemente mancata, e per ragioni forti. In altra occasione, secondo la testimonianza di Francesco Saverio Borrelli, Tonino disse del presidente del Consiglio pro tempore, Silvio Berlusconi: "Io a quello lo sfascio". Il tipo presiede un carrozzone chiamato l'Italia dei valori. Un'inchiesta parlamentare sulle gesta di simili pm politici sarebbe utile. O no?


3- MANI PULITE E QUEI RAPPORTI CON IL CONSOLATO DEGLI USA: IL VIAGGIO ORGANIZZATO DALL'INFORMATION AGENCY - DI PIETRO: VEDEVO IL DIPLOMATICO, MA MAI SVELATO SEGRETI IN AMERICA
Cesare Giuzzi per il "Corriere della Sera"
Nel 1992, Antonio Di Pietro, allora pubblico ministero della Procura di Milano, si recò insieme
all'ufficiale dei carabinieri Roberto Zuliani negli Stati Uniti per una decina di giorni
Antonio Di PietroAntonio Di PietroI MOTIVI
Il Corriere della Sera scrisse che il magistrato di punta del pool «Mani Pulite» ebbe in quella trasferta fitti colloqui con gli uomini del Federal bureau of investigation e con alcuni magistrati federali. Incontri che Di Pietro smentì in modo categorico. Ufficialmente,
il viaggio dell'allora magistrato fu organizzato dalla United states information agency (Usia) e dalla ambasciata statunitense
Antonio Di PietroMani Pulite esisteva prima dell'arresto di Mario Chiesa? Qualcuno sapeva dell'indagine che in meno di tre anni avrebbe portato all'azzeramento della Prima Repubblica? Vent'anni dopo l'arresto del presidente del Pio Albergo Trivulzio (17 febbraio '92) sbucano nuovi interrogativi sulla più grande inchiesta per corruzione della storia giudiziaria italiana.
Un mistero infittito dalle rivelazioni a La Stampa, pochi giorni prima della morte, dell'ex ambasciatore statunitense Reginald Bartholomew e dalle parole dell'allora console a Milano Peter Semler. Il primo venne inviato a Roma nel '93 per guidare l'ambasciata e «normalizzare» i rapporti con il nostro Paese, il secondo prese l'incarico a Milano nel '90 e visse da vicino la stagione di Tangentopoli. Bartholomew aveva in realtà un secondo incarico. Quello di spezzare il legame tra gli Usa e i magistrati di Mani Pulite. Perché, a suo dire, «qualcosa nel consolato americano non quadrava»: la diplomazia aveva un legame diretto con il pool.
jcon57 reg bartholomew paolo bulgariAntonio Di PietroCosì, dopo l'insediamento di Bill Clinton alla Casa Bianca, venne appunto deciso di mandare in via Veneto Bartholomew: «Gli Usa erano preoccupati della deriva dei magistrati: nell'intento di combattere la corruzione politica dilagante il pool era andato ben oltre violando sistematicamente i diritti degli imputati», sosteneva Bartholomew. L'ex console Semler ha confermato che, in effetti, incontrò Antonio Di Pietro quando ancora era uno sconosciuto pubblico ministero il quale gli annunciò alcuni mesi prima dell'arresto che «c'era un'inchiesta su Mario Chiesa e che le indagini avrebbero raggiunto Bettino Craxi e la Dc». Uno scenario che vorrebbe, quindi, l'inchiesta nata a tavolino con obiettivi ben precisi.
Una tesi smentita per primo dall'ex pm Antonio Di Pietro, oggi leader dell'Idv: «Non potevo anticipargli il coinvolgimento dei vertici di Dc e Psi perché nel novembre 1991 già indagavo su Mario Chiesa ma non avevo idea di dove saremmo andati a parare».
IL CONSOLE Peter Semler
Da Washington, ricorda Di Pietro, non arrivarono mai pressioni né in un senso né nell'altro. Voci di eventuali ingerenze americane vengono smentite con fermezza anche dall'allora magistrato guida del pool Gerardo D'Ambrosio. «Personalmente non ebbi mai contatti con americani. E mi battei per il massimo rispetto dei diritti di difesa e contro detenzioni non necessarie. Gli arresti non venivano decisi dai pm ma dal gip». Ancora più netto l'ex procuratore capo Francesco Saverio Borrelli: «Mi stupiscono queste dichiarazioni perché provengono da un americano e se ci sono prassi poliziesche o carcerarie contrarie ai diritti dell'uomo sono proprio certe prassi seguite negli Usa». Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo si sono invece affidati a un comunicato del legale Francesco Borasi contro «eventuali diffamazioni».
GIULIANO FERRARADi Pietro, tuttavia, non ha negato i rapporti con Semler. «Incontri cordiali nei quali non violai il segreto istruttorio». Su questo punto Giampiero Borghini, sindaco di Milano nel biennio della tormenta ('92-93) chiede chiarezza: «Un magistrato che entra in un consolato per parlare di un'indagine? Se avesse parlato con la diplomazia dell'Unione Sovietica cosa sarebbe accaduto? Oggi mi rendo conto - risponde Borghini - che qualcuno sapeva dell'inchiesta, non solo gli Usa. E si smarcò prima della caduta».
Uomo chiave della diplomazia Usa a Milano era ed è il consigliere politico Giuseppe Borgioli. Ben introdotto nelle segreterie di partito e nel mondo imprenditoriale milanese, era il braccio destro del console Semler: «Non ricordo nessun episodio in particolare - dice Borgioli al telefono - ma furono anni di grande cambiamento». Quale poteva essere l'interesse degli Usa su Mani Pulite? «Bettino non si sbilanciava mai, ma diceva che l'America non aveva mandato giù la vicenda di Sigonella, né aveva gradito la politica estera di Giulio Andreotti», sottolinea Paolo Pillitteri, ex sindaco ('86-92) e cognato di Craxi. Bobo e Stefania Craxi chiedono a Di Pietro di «vuotare il sacco» e invocano una Commissione parlamentare d'inchiesta.

ILDA BOCCASSINI E FRANCESCO SAVERIO BORRELLI
4- «COSÌ LE TOGHE DIEDERO INIZIO ALLA GUERRA CIVILE»
Tommaso Labate per il "Corriere della Sera"

ROMA - «Ci faccia caso. In fondo è uno dei punti oscuri di quegli anni. E la domanda, è ancora senza risposta».
Quale domanda, Formica?
«Perché, a un certo punto, Di Pietro decide di lasciare la magistratura?».
Perché, secondo lei?
«Secondo me, Di Pietro capì che quel sistema di servizi e poteri che aveva alle spalle era svanito. E si chiamò fuori portando con sé quelle ‘‘verità'' vere o presunte che gli avrebbero consentito di rimanere a galla com'è stato nell'ultimo ventennio».
GHERARDO COLOMBO
Rino Formica - classe '27, fama da lucidissimo analista politico, ex ministro delle Finanze, una prima fila del Psi di Craxi - interviene sulle rivelazioni postume di Reginald Bartholomew, l'ex ambasciatore Usa a Roma morto da pochi giorni, che sostenne di aver spezzato il legame tra Washington e Mani Pulite.
C'era davvero questo legame?
«Certo. Gli Usa avevano dei problemi nell'Europa del post '89. Uno di questi era l'Italia. E il consolato di Milano tesseva la tela col pm Di Pietro».
Dc e Psi non garantivano più Washington?
«Chi aveva governato nel dopoguerra aveva dimostrato una certa stanchezza. Mani Pulite fece
il resto».
Che cosa cambia quando, con Clinton, arriva a Roma l'ambasciatore Bartholomew?
«Clinton capì che l'Italia, nel biennio '92-93, era un Paese sull'orlo della guerra civile. C'erano tutte le avvisaglie. Pensi anche alle tv di Berlusconi».
RINO FORMICASchierate con la Procura di Milano.
«Che cos'erano se non vere e proprie armi di guerra civile?».
Di fronte alla guerra civile, insomma, gli Usa rompono con Di Pietro.
«E puntano sugli eredi di quelle tradizioni storicamente rimaste fuori dal governo. E li trasformano in politici che rinnegano il loro passato. Puntano su Massimo D'Alema, trasformandolo grazie a Cossiga nell'uomo che avrebbe bombardato la Serbia. E puntano su Gianfranco Fini, trasformandolo nel politico post fascista che avrebbe fatto pace con Israele. L'Italia, però, pagò un costo altissimo. Soprattutto in termini di sovranità».