yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: aprile 2013

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martedì 30 aprile 2013

Il gay preso a martellate a Palermo - In un internet point, perché stava vedendo un sito per uomini


Il gay preso a martellate a Palermo


Succede a Palermo e lo racconta l’AdnKronos. Un romeno di 24 anni è stato prima insultato e poi preso a martellate in un internet point in via Torino.
LA STORIA – Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il giovane stava guardando un sito con immagini di uomini, quando e’ stato insultato. Ne e’ scaturita una violenta discussione al culmine della quale uno dei clienti del locale ha preso un martello e ha aggredito il romeno.

Daniela Santanché promossa nel parlamento delle larghe intese - Diventerà vicepresidente della Camera. Che fortuna, vero?


Daniela Santanché promossa nel parlamento delle larghe intese


‘Daniela Santanche’ sapra’ coniugare il suo spirito combattivo con la dimensione istituzionale che la Presidenza della Camera impone. E’ il mio candidato che prosegue la nostra rivoluzione rosa’: questo dice Mariastella Gelmini, Vicecapogruppo Vicario del Pdl alla Camera.
Daniela Santanchè
Daniela Santanchè
SANTANCHE’ VICEPRESIDENTE – E non è l’unica. “Leggo che Daniela Santanche‘ sara’ vicepresidente della Camera. Credo sinceramente che se lo meriti”, dice su Twitter Ignazio La Russa, presidente del movimento Fratelli d’Italia-centrodestra nazionale, in merito alla possibile candidatura dell’esponente del Pdl a sostituire Maurizio Lupi. La Santanché ha vinto su Mara Carfagna, che era candidata alla stessa poltrona.

Il dramma di chiamarsi Enrico Letta - Dalle belle parole ai fatti, il nuovo governo già alle prese con i problemi esterni e interni


Il dramma di chiamarsi Enrico Letta


E se il viaggio di nozze tra Enrico Letta ed i partiti è già arrivato ad un punto di svolta? Non più tardi di 48 ore fa le forze politiche italiane applaudivano con favore al discorsorivolto alla Camera dal Pd nipote di Gianni Letta.
Foto: Roberto Monaldo/LaPresse
Foto: Roberto Monaldo/LaPresse
IL GRIDO DI GUERRA DEL PDL - Ed ora? Le parole di Dario Franceschini sull’ Imu hanno scatenato il convitato di pietra di questo governo, ovvero Silvio Berlusconi. Se ieri si parlò del taglio dell’Imu oggi invece già si parla di altro, di rimodulazione. Sarà prevista una proroga per la rata di giugno e sarà necessario evitare un aumento dell’Iva nell’estate del 2013 anche perché così facendo ci sarà “un problema di cassa per i comuni”. Apriti cielo. La parole di Franceschini hanno svegliato il Pdl ufficialmente “rivoltatosi” al neo alleato. A lanciare il grido di guerra è Stato proprio Silvio Berlusconi il quale ha dichiarato: “Non potremo essere parte di un Governo che non attuasse le misure sull’Imu”.
BASTA CON L’IMU - Per il Pdl l’annullamento dell’Imu rappresenterebbe l’esaudirsi di una promessa elettorale. Renato Brunetta ha rincarato la dose prendendosela direttamente con il Partito Democratico: “Capiamo i problemi del Pd all’indomani del voto di fiducia al governo Letta, un governo, cioé, presieduto da un rappresentante di quel partito, ma ricordiamo che i patti devono essere onorati. E gli accordi presi in tema di Imu, che hanno determinato la partecipazione del Popolo della libertà all’esecutivo, fanno esplicito riferimento all’eliminazione totale dell’Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole a partire dal 2013 (quindi già dalla rata del prossimo giugno) e alla restituzione degli importi versati a tal titolo dalle famiglie italiane nel 2012. Su questo punto non si torna indietro”.

LE PROMESSE - Enrico Letta ha ribadito che fa fede quanto dichiarato in sede di giuramento, ovvero che l’Imu di giugno verrà congelata. Questa storia comunque conferma quanto possa esserci uno “scollamento” tra intenzioni e realtà. Del resto Letta nei suoi discorsi alla Camera ed al Senato aveva lasciato intendere che nei 18 mesi del suo governo, questa la durata indicativa comunicata dal Presidente del Consiglio, vengono proposti il congelamento dell’aumento dell’Iva, una riforma dei contratti a termine con modifica della legge Fornero e  project bond per investimenti in formazione e ricerca.
UNA CAMPAGNA ELETTORALE INFINITA - Insomma, una specie di elenco di meraviglie da sottoporre all’attenzione del Parlamento, dell’Italia e dell’Europa. E forse il viaggio a Berlino potrà essere utile nell’ottica di un allontanamento prudente da Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama. Il Pdl ha già fatto capire che il governissimo rappresenta un ottimo espediente per proseguire la campagna elettorale. Quando Berlusconi dice che il governo cadrà qualora non venisse approvata l’abolizione fa ricadere le responsabilità alla controparte. Certo la dichiarazione di Franceschini, ritenuta da molti incauta, non ha agevolato il rapporto tra le parti ma probabilmente potremmo assistere ad una nuova strategia.
IL DOCUMENTO DEI DISSIDENTI PD - Si perché di contro se il governo dovesse cadere per via dell’opera del Pdl si potrebbe incolpare la creatura del Cavaliere di essere dietro ad uno dei più grandi “fallimenti” politici degli ultimi 20 anni, liberando il Pd dal giogo di un esecutivo di coalizione che ha visto molti dei suoi componenti a dir poco freddi. Prendiamo il documento firmato da Laura Puppato, Sandro Gozi, e Laura Puppato, i “dissidenti” Pd che hanno votato la fiducia all’esecutivo. I quattro nel documento hanno spiegato che la loro intenzione è quella di “rappresentare, piu’ di quanto non sia avvenuto nel recente passato, un popolo che soffre e che teme per il proprio futuro”.
NON SIAMO UNA FRONDA - “Abbiamo richiamato la necessità -continua il documento- che il governo presieduto da Enrico Letta, pur nelle grandissime difficoltà di fare sintesi di linee politiche fortemente diverse, nascesse nuovo, anche nelle figure, e garante dell’unica necessita’ di individuare soluzioni ai problemi urgenti dell’Italia. E’ con questo spirito che accordiamo la fiducia a questo governo assumendoci le nostre responsabilità di eletti”. Il quartetto ha voluto escludere di voler creare un’area organizzata, l’ennesima, all’interno del Pd anche perché secondo loro sono proprio le correnti il problema del Partito. Tra i firmatari non figura i nome di Pippo Civati il quale ha smentito le voci che lo volevano tra gli aderenti al documento.
LE SPINTE - Civati forse è stato l’unico a rendere palese quella che per molti era l’intenzione, ovvero quella di non votare la fiducia. Perché è evidente che all’interno dei democratici sono in molti a vedere come fumo negli occhi un accordo con il Pdl. Del resto le proteste per quello che veniva definito l’inciucio sono costate la presidenza della Repubblica a Romano Prodi e la segreteria a Pierluigi Bersani. A questo punto si fa avanti un sospetto, ovvero che Enrico Letta in realtà sia il collante di un governo che da un lato vede un partito, il Pdl, desideroso di far sentire il proprio peso pena la caduta, mentre dall’altro c’è un Pd ancora in cerca d’autore. Chissà come vedrà la situazione da Berlino il nuovo Presidente del Consiglio. (Maghdi Abo Abia per "Giornalettismo.com")  (Immagini di repertorio)

I SOLDI DELLA CIA A KARZAI E I VIZI (DEI) CAPITALI AMERICANI - La lezione di Bin Laden non è servita a niente: gli Stati Uniti continuano a finanziare Karzai (e i signori della guerra) in Afghanistan dal 2002 con milioni di dollari per avere il loro appoggio - Peccato che la possibilità che quei soldi finiscano ad alimentare corruzione e terrorismo... - -


obama karzai bigOBAMA KARZAI BIG
In gergo a Kabul li chiamano «Ghost Money», i soldi fantasma: sono i fondi con cui la Cia finanzia il presidente Hamid Karzai, i suoi alleati politici e le milizie locali che li sostengono. L'Agenzia di Langley non ha mai negato i finanziamenti a Kabul ma adesso il «New York Times» parla di «decine di milioni di dollari» che dal 2002 sono state consegnate da inviati americani ai leader afghani giudicati più determinanti per la sopravvivenza del debole governo Karzai.
KarzaiKARZAI
Per avere un'idea dell'ammontare di denaro dei contribuenti trasformato in «Ghost Money» basta tener presente che Abdul Rashid Dostum, il leader uzbeko di una milizia cruciale per il controllo del Nord, riceve 100 mila dollari al mese e, secondo quanto da lui stesso dichiarato a «Time», nel 2009 pretese di ricevere un anno anticipato per potersi costruire la «casa dei miei sogni».
La definizione «Ghost Money» è di Khalil Roman, ex vicecapo di gabinetto di Karzai dal 2002 al 2005, secondo il quale «si tratta di soldi che arrivano in segreto e vengono distribuiti sempre in segreto» trasformandosi in un fiume di dollari che raggiunge chiunque Karzai ritenga importante per mantenere il controllo dell'Afghanistan.
KarzaiKARZAI
La pratica iniziò come strumento per garantirsi l'alleanza di signori della guerra locali, come Muhammad Qasim Fahim, per combattere i taleban e impedirgli di tornare al potere. A tal fine, ad esempio, venne creata la «forza di combattimento di Kandahar», affidata al fratellastro di Hamid Karzai, Ahmed Wali Karzai, fino alla sua eliminazione nel 2011.
Ma se ora il quotidiano diretto da Jill Abramson svela l'imbarazzante retroscena è perché a Washington qualcuno ha deciso di far venire alla luce un comportamento giudicato più segreto e spericolato perfino dei fondi che Teheran, fino al 2010, faceva giungere a Karzai per un ammontare fra i 2 e 10 milioni di dollari annui.
AHMED WALI KARZAIAHMED WALI KARZAI
Furono proprio gli Stati Uniti a svelare i finanziamenti iraniani. Karzai prima li confermò ma poi li perse, a seguito della scelta di formare un patto strategico con Washington osteggiato da Teheran. Vinto quel braccio di ferro con l'Iran sul posizionamento del governo afghano, la Cia ha continuano a pagare alleati, amici e famigliari del presidente afghano senza lasciare alcuna documentazione.
OSAMA BIN LADENOSAMA BIN LADEN
Si tratta di una pratica, in aperta violazione delle regole di certificazione delle spese stabilite dal Congresso di Washington, che dura ancora oggi ma è divenuta un problema per l'amministrazione Obama perché alimenta la corruzione. In particolare, indebolisce la transizione della sicurezza agli afghani in vista del ritiro delle truppe combattenti nel 2014 - perché rafforza il reticolo di interessi dei signori della guerra.
TERRORISTA AL QAEDATERRORISTA AL QAEDA
La tesi delle «gole profonde» che hanno svelato al «New York Times» il traffico di «Ghost Money» è che si tratta di una pratica consolidata, trasformatasi in boomerang per gli Stati Uniti in quanto è fonte di una corruzione a livello locale che continua a estendersi, innescando ogni sorta di traffici illeciti.
AL QAEDAAL QAEDA
Ma non è tutto, perché c'è anche un problema che investe la sicurezza nazionale: poiché Karzai non persegue un terzo mandato e il ritiro delle forze internazionali è già iniziato, la presenza di numerose milizie illegali afghane alleate di Washington che ricevono fondi dall'estero pone il rischio che nell'arco di pochi mesi possano cambiare cavallo, accettando i generosi oboli che possono arrivare da chiunque, Iran incluso. Con il risultato di far scivolare l'Afghanistan assai lontano da Washington. (Maurizio Molinari per "la Stampa")

1. ALTRO CHE CARROCCIO! BOSSI JR. SOLCAVA I MARI SU UNO YACHT DA 2,5 MILIONI DI EURO - 2. IL “CORRIERE” È SBARCATO IN TUNISIA ALLA RICERCA DEL “SUNSEEKER” DA 21 METRI COMPRATO DAL TESORIERE BELSITO CON SOLDI PUBBLICI E USATO DAL FIGLIO DEL SENATÙR - 3. IL PROPRIETARIO DELLA BARCA E' UN PRESTANOME, I TESTIMONI RACCONTANO DI VEDERE RICCARDO BOSSI ARRIVARE CON BELLE GNOCCHE DA QUANDO NEL PIENO DELLO SCANDALO-LEGA LO YACHT È STATO PORTATO IN TUNISIA. “VIENE E COMANDA COME UN PADRONE”. MARONI: “BELLA BARCA. SE PAGATA COI SOLDI DELLA LEGA, SARÀ SEQUESTRATA” -


RICCARDO BOSSIRICCARDO BOSSI

1 - BELSITO: MARONI, YACHT? SE CON SOLDI LEGA LO SEQUESTRINO 

(ANSA) - "Se fosse vero che è stato comprato con i soldi della Lega, richiederemo subito il sequestro perché sarebbero soldi della Lega e devono tornare alla Lega". Così Roberto Maroni, a margine del congresso della Cisl lombarda, ha risposto sullo yacht che sarebbe stato acquistato da Riccardo Bossi attraverso l'ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito. "E' una bella barca", ha sorriso il segretario della Lega dopo la pubblicazione di un'immagine scattata in Tunisia, oggi, dal Corriere della Sera.
YACHT DI RICCARDO BOSSI IN TUNISIA FOTO GUASTELLA PER IL CORRIEREYACHT DI RICCARDO BOSSI IN TUNISIA FOTO GUASTELLA PER IL CORRIERE
2 - BELSITO: LEGALE MARONI, VERIFICHE SE SOLDI LEGA PER YACHT 
(ANSA) - "Roberto Maroni mi ha dato incarico di verificare se nel bilancio 2007/2008 della Lega vi siano state uscite in qualche modo riconducibili all'acquisto o alle spese o ai costi inerenti a questo yacht ed eventualmente di procedere, in sede giudiziaria, civile e penale, nei confronti dei responsabili di condotte appropriative e inoltre di chiedere il sequestro dell'imbarcazione".
YACHT DI RICCARDO BOSSI IN TUNISIA FOTO GUASTELLA PER IL CORRIEREYACHT DI RICCARDO BOSSI IN TUNISIA FOTO GUASTELLA PER IL CORRIERE
Lo ha detto all' ANSA l'avvocato Domenico Aiello, legale del segretario della Lega Roberto Maroni, a proposito dello yacht che Riccardo Bossi, primogenito di Umberto Bossi, avrebbe acquistato tramite un prestanome e una "appropriazione indebita" commessa da Francesco Belsito, l'ex tesoriere del Carroccio in carcere dalla scorsa settimana.
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La vicenda è emersa nell'ordinanza cautelare, firmata dal gip Gianfranco Criscione, che mercoledì scorso ha portato agli arresti oltre a Belsito anche l'imprenditore Stefano Bonet e il procacciatore d'affari Romolo Girardelli. Risulta invece ancora irreperibile un ex dipendente di Fincantieri, l'ing. Stefano Lombardelli.
RICCARDO BOSSI ALLE CORSERICCARDO BOSSI ALLE CORSE

3 - IN TUNISIA LO YACHT DEL FIGLIO DI BOSSI «VIENE SEMPRE CON RAGAZZE DIVERSE» - LA BARCA DA 2,5 MILIONI CHE PER IL GIP FU COMPRATA CON SOLDI DELLA LEGA
Giuseppe Guastella per il "Corriere della Sera"
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Lo «yacht del valore di 2,5 milioni di euro» che Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega Nord Umberto, per il gip di Milano «avrebbe acquistato avvalendosi di un prestanome e grazie a un'ulteriore appropriazione indebita di Belsito», esiste davvero. Il Corriere della Sera lo ha trovato in Tunisia, a Port El Kantaoui, a una settantina di chilometri a sud di Hammamet, la città dove è sepolto Bettino Craxi.
YACHT DI RICCARDO BOSSI IN TUNISIA FOTO GUASTELLA PER IL CORRIEREYACHT DI RICCARDO BOSSI IN TUNISIA FOTO GUASTELLA PER IL CORRIERE
Lunghezza 21,01 metri, due motori da 1.550 cavalli, 45,58 tonnellate di stazza, tre cabine lussuose e tre bagni per 6 persone più due membri dell'equipaggio, scafo blu-notte e bianco, ponti in teak, due potenti moto d'acqua nella stiva: è la «Stella», la barca più ammirata a Port El Kantaoui dove per tutti è lo yacht di Riccardo Bossi, quello che sarebbe stato pagato con i soldi sottratti ai finanziamenti elettorali della Lega Nord e che il giudice Gianfranco Criscione mette al centro degli ultimi affari dell'ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, e del procacciatore d'affari Romolo Giradeli.
YACHT DI RICCARDO BOSSI IN TUNISIA FOTO GUASTELLA PER IL CORRIEREYACHT DI RICCARDO BOSSI IN TUNISIA FOTO GUASTELLA PER IL CORRIERE
Sono stati entrambi arrestati il 24 aprile con altri due per associazione per delinquere in una costola dell'inchiesta dei pm milanesi Paolo Filippini e Roberto Pellicano, coordinata dall'aggiunto Alfredo Robledo, sull'uso di 18 milioni di fondi elettorali della Lega che vede indagati Belsito e Umberto Bossi per truffa ai danni dello Stato.
Un'informativa della Guardia di finanza ipotizzava si potesse trattare di una barca battente bandiera inglese costruita nei cantieri inglesi Sunseeker e che fosse stata ormeggiata per un po' in un porto della Costa azzurra, ma c'era chi addirittura dubitava della sua esistenza. Invece c'è ed è ormeggiata nella banchina sud di Port El Kantaoui, proprio di fronte al ristorante «Mediterranee».
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Dicono i pescatori locali che nel porto di El Kantaoui, considerata una delle mete più esclusive della costa orientale della Tunisia, più di una della magnifiche imbarcazioni da milioni di euro ormeggiate tutto l'anno appartenga a quella che loro genericamente chiamano la «Mafia» italiana, per dire gente misteriosa e poco raccomandabile.
Costi di rimessaggio bassi (anche la metà di quelli italiani), discrezione e riservatezza fanno di questa «marina» il posto ideale per coloro che non vogliono farsi notare, tra i quali non mancano molti armatori onesti. Anche da qui nei giorni caldi e pericolosi della primavera araba fuggirono quegli stessi natanti che esponenti della Lega Nord volevano «mitragliare» per impedire che raggiungessero le coste italiane.
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I documenti trovati dal Corriere della Sera in Tunisia confermano che si tratta di uno yacht Sunseeker, modello «Predator 72», immatricolato il 21 luglio 2008 con il numero 914674 e il nome di «Stella delta». Ha attraccato qui il 16 marzo 2012, mentre in Italia infuriava lo scandalo sui fondi della Lega finiti nella sede di Cipro della banca della Tanzania e, si accerterà poco dopo, usati anche per pagare spese della famiglia Bossi. Doveva stare tre mesi, invece è ancora lì.
Dalle carte emerge che lo yacht appartiene alla società «Stella luxury charter ltd» fondata nel 2007 in Inghilterra, dove ha sede con un patrimonio in beni di oltre un milione e 172mila sterline. Le sue azioni sono possedute da un imprenditore italiano che corre in auto, come Riccardo Bossi, nelle serie minori.
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La documentazione dice anche che prima di ormeggiare in Tunisia la barca era stata in Sardegna proveniente dal porto di Mentone (Francia). A terra quel 16 marzo scesero due donne e quattro uomini, tra i quali «Bossi Riccardo, nato il 6 maggio 1979, italiano», e il socio unico della «Stella Luxury», definito «utilizzatore» dell'imbarcazioni, colui che paga anche circa novemila euro l'anno per lo stazionamento in banchina.
Almeno tre persone confermano altre presenze di Riccardo Bossi a bordo. Testimoni diversi che, solo sotto garanzia dell'anonimato, raccontano che sul molo tutti sanno che è il figlio di un uomo «molto potente in Italia».
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Basta far vedere la foto di Riccardo Bossi e arriva la conferma: «È lui, al mille per cento. Ha un'aquila sulla schiena», afferma con decisione il primo testimone, uno che lavora qui intorno da anni e conosce tutto e tutti. Ed infatti Bossi jr. si è fatto tatuare una vistosa aquila sulla schiena. «Viene sempre con ragazze diverse, belle e giovani, sui vent'anni. Va in giro mettendo in mostra il fisico e tratta tutti in modo brusco. Lui comanda come fosse il padrone, l'altro (l'utilizzatore, ndr) sembra ubbidire. Qualche volta prende la moto d'acqua e se ne va in giro a tutta velocità».
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L'uomo sulle prime non parla volentieri, poi si scioglie: «Bisogna stare attenti, io sono un uomo timorato di Dio e onesto. Non nascondo mai la verità». Bossi non ha lasciato un buon ricordo neppure a Mentone, dove «Stella» è stata ormeggiata un paio di anni fino al 2012. Un altro testimone, sempre dietro l'anonimato, racconta di battibecchi tutte le volte che con la moto d'acqua faceva lo slalom la tra le barche ormeggiate a Cap Martin, uno degli scorci più belli della zona: «Abbiamo protestato, minacciato di chiamare la guardia costiera. La risposta è stata un dito medio alzato».
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E rude Riccardo Bossi lo è anche al telefono con il cronista che gli chiede se vuol parlare dello yacht: «Non ho niente da dire, non mi può interessare quello che ha da dirmi». Nell'ultima settimana non ha mai sentito la necessità di smentire la storia della barca, a differenza di Belsito che ai pm avrebbe detto di non saperne nulla. A Port El Kantaoui dicono che da un paio di mesi «Stella» è in vendita, pare per una cifra tra 1,1 e 1,6 milioni. Per tutto il giorno sulla barca non è salito nessuno, nemmeno l'uomo addetto alla pulizia. Dallo scafo è anche sparito il numero di matricola.(Foto di Giuseppe Guastella inviato in Tunisia per il "Corriere della Sera")

Dagli 11 stranieri del 1980 ai 301 del 2013 e negli ultimi 6 anni gli stranieri sono quasi raddoppiati - Cosa è cambiato? Invece dei Maradona, Van Basten e Batistuta arrivano mezze tacche e bidoni, soprattutto dal Sudamerica, che tolgono spazio ai nostri giovani - Solo 10 su 28 ragazzi dell’Under 21 giocano in Seria A… -



I primi arrivarono nell'estate del 1980. Frontiere riaperte per provare a dare una scossa al calcio italiano traumatizzato dallo scandalo del Totonero e sempre più povero di qualità. Sedici squadre ma solo undici stranieri: Brady, Falcao, Prohaska, Krol e Bertoni fecero subito la differenza; Luis Silvio e Fortunato aprirono la serie dei bidoni presi chissà perché. Era un altro mondo, un altro calcio, un'altra serie A.
super cavani foto mezzelani gmtSUPER CAVANI FOTO MEZZELANI GMT
Era il campionato degli italiani. Numeri alla mano, dalla scorsa stagione non lo è più: sono diventati maggioranza assoluta, gli stranieri. E domenica hanno sfondato l'ennesimo muro: superarono quota 100 nel 1997/8 dopo la sentenza-Bosman, furono più di 200 nel 2008/9, con i debutti del portiere Lobont (Roma) e del centrocampista Hauche (Chievo) hanno toccato quota 301 in questo 2012/3.
DIEGO ARMANDO MARADONA jpegDIEGO ARMANDO MARADONA JPEG
Una carica che non conosce tregua: sono sei anni che l'esercito s'ingrossa di almeno venti unità per stagione. Nel 2006/7 rappresentava il 29,4 del totale dei calciatori di A (157 su 534), oggi è arrivato addirittura al 54,3 (301 su 554).
Più facile comprare all'estero, più costoso allestire un vivaio, più rischioso investire su un giovane, più ammiccante dare in pasto ai tifosi un nome che finisca in «ic», «ez» o «inho». Così, la Babele non smette di crescere. Abbiamo già 49 nazioni rappresentate, quest'anno. C'è come sempre più Sudamerica (145 giocatori) che Europa (126), ci sono colonie di argentini (57), brasiliani (39) e uruguaiani (21).
C'è il Paese ospitante in minoranza. In Europa, nella scorsa stagione, era capitato solo in altre cinque leghe: Cipro, Inghilterra, Portogallo, Belgio e Turchia. Quest'anno si è aggiunta la Germania. Ma, tra i campionati al top, Spagna e Francia mantengono una discreta identità nazionale con valori di «indigeni» attorno al 60%.
MARCO VAN BASTENMARCO VAN BASTEN
A nulla è servito l'allarme lanciato nella scorsa estate dall'Assocalciatori presieduta da Damiano Tommasi. Vuoti sono stati i buoni propositi di molti club che a inizio stagione sembravano decisi a scegliere rose più giovani e più autarchiche. La prova del campo ha confermato il trend: 142 stranieri schierati già alla 1a giornata (su 280), 261 a fine andata (su 493), 301 adesso. Senza contare Amauri, Ledesma, Osvaldo, il baby genoano Said e Schelotto, nati all'estero ma naturalizzati e già impiegati in azzurro. E, com'è logico, contabilizzando una sola volta il giocatore impiegato da due club in un'annata.
batistuta gabrielBATISTUTA GABRIEL
Come dice la parola stessa, e com'è ormai d'abitudine, è l'Internazionale la meno italiana delle nostre venti squadre d'élite: 26 stranieri su 34 uomini finora impiegati. Stanno sopra i 20 anche Palermo e Fiorentina; hanno maggioranze forestiere pure gli organici di Catania, Chievo, Lazio, Milan, Napoli, Roma, Sampdoria e Udinese.
Il grave è che più stranieri non significa assolutamente maggior qualità. Anzi: il livello medio, per colpa della crisi economica, s'è abbassato assai. Scarseggiano i campioni veri, pullulano le mezze figure. Che, comunque, spesso tolgono spazio ai nostri prodotti. In particolare, ai giovani. Prendete, ad esempio, l'ultimo elenco di convocati dell'Under 21 di Devis Mangia, che a giugno parteciperà all'Europeo in Israele. Su 28, solo dieci giocano in A. E non più della metà (Capuano, Bertolacci, Florenzi, Gabbiadini e il Sansone del Parma) è titolare fisso o quasi.
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«Il nostro calcio è condizionato dalla fretta e dai risultati», dice il tecnico azzurrino. E allora, per non «bruciare» i suoi talenti, finisce per privilegiare senatori e stranieri. Un peccato. Perché, finalmente, qualche segno di vitalità il nostro settore giovanile lo sta dando. Under 21 a parte, da domenica ci sarà l'Under 17 di Zoratto tra le otto big dell'Europeo slovacco e l'Under 19 è ancora in lizza per completare un tris di finaliste che sarebbe storico.
RONALDO PIANGERONALDO PIANGE
Poi, però, se si alza lo sguardo fino alla serie A si vede la carica dei 301 stranieri. Troppi. Almeno finché esisteranno le Nazionali e ci sarà un ct azzurro con sempre meno possibilità di scelta.(Roberto Condio per "la Stampa")
LA ROVESCIATA DI IBRAHIMOVIC CONTRO L'INGHILTERRALA ROVESCIATA DI IBRAHIMOVIC CONTRO L'INGHILTERRA