yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: settembre 2013

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lunedì 30 settembre 2013

BRACCIO DI FERRO - Usa, crisi politica e tracollo del debito . Servizi e uffici pubblici verso la serrata. I repubblicani minacciano di frenare le trattative sul bilancio.



Verso il blackout o, comunque, una dura fase di apnea per le casse statati. Dal 1 ottobre gli Stati Uniti rischiano di chiudere i rubinetti: l'amministrazione federale, infatti, potrebbe non avere più soldi per pagare stipendi ed erogare servizi base.

LA CHIUSURA DI MOLTI SERVIZI. E in previsione molti servizi chiudono i battenti. A partire dai parchi nazionali e fino al personale della Nasa, che resterà a casa senza stipendio. Il motivo? Il bilancio dell'amministrazione federale - come ha sottolineato anche Repubblica - è ostaggio del Congresso, congelato a causa di uno scontro accesso tra destra e sinistra. 

LA MINACCIA DELLA DESTRA. La corrente più a destra del Grand old party sta infatti ricattando la Casa Bianca e la maggioranza democratica al Senato, minacciando il tracollo delle trattative in corso sul bilancio e sul debito salvo che non si cancellino i finanziamenti necessari a rendere pienamente operativa la riforma sanitaria voluta Barack Obama, l'Obamacare. E in questo modo restano in stand-by  le leggi di tassazione e di spesa che devono ottenere un via libera parlamentare.

CRISI PIÙ POLITICA CHE FINANZIARIA. Insomma, la crisi più che finanziaria è politica ma prelude a una crisi ancora più grave: il default tecnico del Tesoro, la cui data è fissata per il 17 ottobre.
Da domenica 29 settembre, però, le posizioni paiono essersi ammorbidite un po' con la destra pronta a chiedere una mediazione: rinviare di un anno l'entrata in vigore dell'Obamacare per evitare di congelare la spesa pubblica. Obama, fa parte sua, pare però non avere intenzione di mediare e ha già detto che userebbe il veto presidenziale contro una legge che affondi la sua riforma più importante, quella che ha esteso l’assistenza sanitaria obbligatoria a 34 milioni di cittadini che ne erano sprovvisti.

MAGGIORANZA ALLINEATA CON OBAMA. La maggioranza democratica al Senato è allineata con il presidente.
L'unica cosa che potrebbe salvare gli Usa dal tracollo del debito, dunque, sarebbe solo un accordo in extremis. Altrimenti la crisi è ormai davvero alle porte e dal 1 ottobre potrebbe scattare la chiusura graduale degli uffici pubblici. (da "Lettera43")

TELEFONATA - Berlusconi: «Non sono stanco di combattere» . «Pronto a lottare». E chiede elezioni subito. Ma Napolitano lo frena. I cinque mesi più lunghi di Enrico Letta.



Le dimissioni dei ministri del Popolo della libertà non sono una resa. Silvio Berlusconi l'ha detto chiaramente intervenendo telefonicamente durante la kermesse di Forza Italia a Napoli.
«Non sono stanco di combattere, sono in piena forma. Stanotte dopo 59 notti in cui non riuscivo a dormire, ho dormito 10 ore di fila. Sono pronto a riprendere la battaglia. Siamo in un frangente difficile per il Paese, i signori della sinistra hanno il vizio di ribaltare la realtà», ha detto il Cavaliere.

«VINCEREMO». «L'unica via è andare convinti verso le elezioni il più presto possibile. Tutti i sondaggi ci dicono che vinceremo», ha aggiunto.
Il Cavaliere ha anche voluto precisare che la crisi non è legata alle sue vicende giudiziarie: «Non potevano sostenere un governo delle tasse che aumenta la pressione fiscale e l'Iva. Un governo delle tasse non serve al Paese. Quando Letta ha deciso di sospendere il provvedimento per l'Iva e ha deciso l'aumento della benzina abbiamo capito che non possiamo continuare con questo governo».
E ancora: «I miei problemi personali non hanno avuto peso nelle mie decisioni politiche. Tutto quello che ho deciso l'ho deciso e fatto per il bene del Paese».

«LE TASSE? UNA RAPPRESAGLIA CONTRO DI ME». Il problema è un altro: «Per mesi ci siamo battuti per inserire nel programma di governo dei provvedimenti che riducessero la pressione fiscale. Ma ci siamo trovati di fronte ad una sinistra che non concepisce altro che mettere le mani nelle tasche degli italiani».
Ma è andata diversamente: «Questi signori della sinistra hanno sempre gli stessi brutti vizi».
È stata la sinistra, secondo il Cavaliere, ha utilizzare le tasse per andare contro di lui: «Come forme di rappresaglia hanno deciso di far pagare ai cittadini altre tasse».

«La stabilità? Un imbroglio come lo spread»

Silvio in serata ha parlato anche a Studio Aperto: «Lunedì decidiamo insieme la linea, sono assolutamente certo che nulla e nessuno ci dividerà e spero che alle prossime elezioni i moderati italiani sapranno restare uniti».
E ha individuato sempre i soliti colpevoli: «Se Monti, Casini e Giannino non li avessero divisi, i moderati avrebbero vinto le ultime elezioni», ha affermato.

«NO A GOVERNO DI TRADITORI». Di certo adesso si augura soltanto un ritorno alle urne: «Non credo a nessun governicchio formato da transfughi, no a un governo dei traditori. Non lo meriteremmo».
E pazienza se la stabilità politica dovesse andare a farsi benedire: «Quando ero imprenditore i governi duravano in media 11 mesi e quando un governo cadeva noi imprenditori eravamo felici perché così per un po' non c'erano danni. Non mettiamola quindi così dura con questa cosa della continuità che è un imbroglio come quella dello spread».

L'annuncio sul sito: «Non abbandono un Paese in difficoltà»

Sul sito di Forza Italia è stata pubblicata una nota firmata da Berlusconi. «A chi mi chiede di farmi da parte e accettare con cristiana rassegnazione la mia sorte giudiziaria, presente e futura, dico che lo farei senza esitazione, se ciò fosse utile al Paese», ha scritto il Cavaliere. «Invece darei il mio avallo a una democrazia dimezzata dove i magistrati politicizzati decidono chi deve governare».
Nello stesso comunicato, l'ex premier ha precisato che le dimissioni dei ministri del Pdl non comportano l'abbandono totale del partito alle vicende del parlamento: «Se il governo proporrà una legge di stabilità realmente utile all'Italia, noi la voteremo. Se bloccheranno l'aumento dell'Iva senza aumentare altre tasse noi lo voteremo. Se, come si sono impegnati a fare, taglieranno anche la seconda rata Imu, noi voteremo favorevolmente».

«CON MONTI E CON LETTA». Quindi ha ricordato: «Noi siamo quelli che hanno voluto il governo Monti e il governo Letta, sperando potesse essere un governo di riforme e di pacificazione. So e sappiamo distinguere il reale interesse dei cittadini. Noi ci siamo e ci saremo su tutte le altre misure utili, come il rifinanziamento della cassa integrazione, delle missioni internazionali, il taglio del cuneo fiscale».
Invece, secondo lui, le cose sono andate diversamente: «Nelle ultime settimane abbiamo avuto un governo capace solo di rinviare, di proporre il blocco dell'Iva aumentando altre tasse, di tagliare l'Imu solo a metà per ricattare il Pdl e costringerlo a stare al governo, un governo prono rispetto ai diktat dei burocrati dell'Unione europea. Abbiamo pazientemente offerto soluzioni a ogni livello istituzionale per evitare di fare precipitare la situazione. Non ci hanno voluto ascoltare».

«LA MIA SCELTA IMPOPOLARE». Così, ha spiegato, «ho deciso di chiedere ai ministri Pdl di dare le proprie dimissioni. So bene che è una scelta dura e impopolare. Ho previsto tutte le accuse che mi stanno rovesciando addosso in queste ore e anche lo sconcerto di parte del nostro elettorato, preoccupato giustamente della situazione economica e sociale. A loro dico di non credere a coloro che da 20 anni hanno bloccato le nostre riforme per cercare di eliminarmi dalla scena politica».
Questi «sono gli stessi che oggi mi dicono di non anteporre me stesso al bene dell'Italia. Ciò non è mai stato in discussione per me e per la mia forza politica, in tutti questi anni». Berlusconi ha rivendicato tra l'altro di «aver salvato i governi della sinistra negli Anni 90 quando non avevano maggioranza sulla politica estera» e di aver «voluto» i governi Monti e Letta, «sperando» in «riforme e pacificazione».
Quindi ha concluso: «Non sono sceso in campo, non ho messo a repentaglio una vita di lavoro, di successi e di sacrifici per lasciare in queste condizioni il mio Paese. Per questo ritengo mio dovere continuare a restare in campo, per offrire una alternativa ai poteri non democratici che loro sì irresponsabilmente vogliono mettere in ginocchio il nostro Paese».(da "Lettera43")

SPACCATURA - Quagliariello: «Pensiamo a un nuovo partito» . Dissidenti del Pdl verso la creazione di un movimento parallelo. Lorenzin: «No a un'altra Alba dorata».



'dissidenti' del Popolo della libertà sono pronti a staccarsi definitivamente dal cordone ombelicale di Silvio Berlusconi.
Dopo aver espresso un'opinione contraria al partito rispetto alle dimissioni di massa, Gaetano Quagliariello ha annunciato: «Dobbiamo vedere se possiamo creare una nuova formazione dove sia possibile essere diversamente berlusconiani. D'altra parte in Francia di partiti gollisti ce ne furono tre, qui da noi potremmo averne due».
Il ministro, intervistato dal Messaggero, è convinto che nel Pdl sia il momento «di tenere insieme i moderati che devono essere guidati da moderati. Non esiste che siano diretti da un gruppo di estremisti».
DIMISSIONI MOLTO GRAVI. La decisione di lasciare il governo «si sarebbe dovuta prendere insieme, magari nell'ufficio di presidenza del partito», ha aggiunto Quagliariello. Il ministro per le Riforme sottolinea che «le dimissioni dei parlamentari saranno anche state un atto simbolico», ma sono «un atto di una inusitata gravità. Forza Italia è stata il partito della maggioranza silenziosa del Paese e questo lo si deve a Silvio Berlusconi. Invece nell'ultima settimana è sembrata una riedizione di Lotta Continua. Questo è inaccettabile e se Forza Italia sarà questo io non posso riconoscermi».
NO A GOVERNICCHI. Quanto alla tenuta del governo, «aspettiamo di sentire cosa dirà Letta in Aula. Dipende molto da cosa metterà nel programma. Poi decideremo». Certo è, aggiunge, che all'Italia «non serve un governicchio che fa solo la legge elettorale o la legge di stabilità», serve un esecutivo «che abbia l'ambizione di fare le riforme».

Lorenzin: «No a un partito come Alba dorata in Grecia»

Una linea simile è stata espressa da Batrice Lorenzin: «Non lascio il mio partito, ma non sono disposta a stare in una formazione guidata da estremisti contrari allo spirito e alle idee che abbiamo professato in questi 19 anni», ha detto al Corriere della Sera.
Il ministro della Salute ha spiegato di non poter accettare «l'idea di un partito come Alba Dorata in Grecia che considera traditori chi la pensa diversamente».
«Sono tra i più berlusconiani del Pdl», ha aggiunto, «però domando: è possibile essere berlusconiani senza mandare il cervello all'ammasso?».
Quindi Lorenzin ha criticato Denis Verdini, Daniela Santanché, Daniele Capezzone e Sandro Bondi che a suo parere «non rappresentano i valori di Forza Italia delle origini. Non sono portatori di uno spirito positivo per lo sviluppo del Paese. Rappresentano la minoranza della minoranza. E io non ci sto».
LUPI: «ANCORA TRE GIORNI PER SALVARE IL GOVERNO». Per l'altro 'ribelle' Maurizio Lupi «abbiamo ancora due-tre giorni di tempo per usare la forza delle nostre proposte e continuare a far lavorare questo governo con un rinnovato programma».
Pur avendo firmato la lettera di dimissioni da ministro, Lupi pensa «sia giusto e doveroso dire che la strada che abbiamo imboccata è sbagliata».
Anche Lupi intravede il rischio che «Forza Italia diventi un partito estremista, che urla, strepita, insulta le istituzioni e mette in secondo piano il bene del Paese». (da "Lettera43")

ANA VUKOTIĆ, DIREKTORICA FIAT-A: Kreativnost i istraživanje



ana-vukotic-3Nakon petnaest izdanja priređenih od 1985. godine do danas, Festival internacionalnog alternativnog teatra – FIAT vratio se na kulturnu mapu Podgorice i od 1. do 15. septembra dokazao da je ispunio svoju misiju. Festival je otvoren koncertom benda Gospoda Glembajevi, a uslijedile su predstave, izložbe, projekcije video zapisa, promocije slikarskih monografija, pisaca, dramaturga i dizajnera, kao i koncert hrvatske grupe LET3... Za najbolju predstavu proglašen je Grad demona - komad u režiji Andraša Urbana koji su izveli Teatar Kosztolanyi Dezso i MASZK iz Subotice. Andraš Urban je dobio nagradu za najboljeg reditelja, a priznaje za najbolje glumačko ostvarenje pripalo je Zdravku Stojmirovu, za ulogu u komadu Dnevnik jednog ludaka. Direktorica festivala, poznata crnogorska rediteljka Ana Vukotić ističe da kombinacija stare i nove fiatovske publike i veliko prisustvo umjetnika na svim programima definišu FIAT kao prostor drugačije komunikacije na crnogorskoj kulturnoj sceni.
MONITOR: Odrasli ste u Podgorici gdje je FIAT devedesetih predstavljao utočište mladim ljudima koji su bili željni kulturnih dešavanja. Generacije su stasavale gledajući odlične predstave iz cijelog svijeta i to obično ispred scene, na ulicama, u parku... Šta je za vas predstavljao tadašnji FIAT?
VUKOTIĆ: FIAT kao mogućnost izbora i slobode u godinama kada smo odrastali, tragajući za novim i drugačijim bio je važan činilac u formiranju svakog Podgoričanina, makar on to i nije želio... Što se mene tiče, izvršio je ključni uticaj na izbor moje profesije... Inficirao me teatrom, učinio da mislim o umjetnosti kao neiscrpnom polju maštanja i mišljenja. Ostavio je takav trag da sam smogla snage da se bavim neumjetničkim poslovima da zajedno sa njegovim osnivačima i institucijama kulture grada i države vratimo FIAT umjetnicima i publici.
MONITOR: FIAT je obnovljen, a najvažnije je što ima svoju publiku. Jeste li imali strah kako će sve ispasti, hoće li se taj fiatovski duh vratiti u Podgoricu?
VUKOTIĆ: Priznajem da smo u poduhvat obnove FIAT-a , zajedno sa Slobodanom Milatovićem, osnivačem i sinonimom za FIAT, i Ministarstvom kulture kao inicijatorom obnove, uz podršku Glavnog grada koji nam je ustupio FIAT na realizaciju za 2013. godinu, u obnovu FIAT-a ušli sa zebnjom. Ali broj publike, atmosfera u prepoznatljivom fiatovskom duhu koja napreduje i biva sve bolja dokazala je i pokazala da je FIAT neophodan Podgorici i Crnoj Gori. Kombinacija stare i nove fiatovske publike i veliko prisustvo umjetnika na svim programima definišu FIAT kao prostor drugačije komunikacije na crnogorskoj kulturnoj sceni, tako neophodan, složićemo se. Voljela bih da se to prepoznaje kao podsticaj, a ne kao faktor ugrožavanja bilo koga na crnogorskoj pozornici.
MONITOR: Obnovljeni FIAT bio je koncepcijski drugačiji. Pažnja je posvećena crnogorskoj umjetničkoj sceni.
VUKOTIĆ: Koncepcijski, držim da FIAT i nadalje treba posebnu pažnju da posvećuje crnogorskim umjetnicima i u budućnosti obezbijedi sredstva za produciranje projekata. Ove godine se taj segment nametnuo kao dominantan s obzirom da smo na FIAT-u vidjeli regionalnu selekciju zadatih produkcionih okvira u smislu da smo tražili manje forme koje možemo finansijski da ispratimo. Moja je želja i namjera da segment Montenegro Art Gerilu unapređujemo ulažući u njega novac, ali i na način da je za vrijeme FIAT-a, neophodno da naši gosti umjetnici i producenti budu u prilici da vide i crnogorska ostvarenja i tako učinimo mogućom više nego potrebnu razmjenu sa inostranim tokovima i stvaraocima.
MONITOR: FIAT su obilježili i koncerti, izložbe, performansi, književne večeri... Iako je FIAT prvenstveno festival teatra, smatrate li da baš ovakvi događaji nedostaju Podgorici?
VUKOTIĆ: Podgorici definitivno nedostaje FIAT sa svim sadržajima koje nudi. Oni nijesu samo pozorišni, ali sve ih ujedinjuje radoznalost, istraživanje, čistota, potreba za kreativnošću i traganje za kvalitetnijim i istinitijim životnim i umjetničkim doživljajem. To dokazuje i činjenica da su svi programi izvan pozorišnog sadržaja bili iznimno dobro posjećeni. Ogromna medijska pažnja koju je FIAT u godini obnove imao takođe govori u korist neophodnosti postojanja festivala. Takođe FIAT je ponosan da za partnere ima CNP, KIC Budo Tomović, Kraljevsko pozorište Zetski Dom, JU Muzeji i galerije Podgorice i Centar savremene umjetnosti Crne Gore, bez čije podrške bi bilo nemoguće obnoviti FIAT.
MONITOR: Posljednja tri dana odigrane su predstave iz zemalja regiona. Pretpostavljam da je to samo uvod za sljedeće izdanje. Kad krećete sa pripremama narednog i nadate li se da više neće biti pauza FIAT-a?
VUKOTIĆ: Duboko vjerujem da smo požrtvovanošću i ogromnim radom, sa više nego skromnim finansijskim sredstvima, Podgorici i Crnoj Gori donijeli fantastičnu atmosferu i dokaz da u FIAT treba ulagati. Vjerujem da će naš rad biti prepoznat od odgovornih institucije koje jedine mogu garantovati opstanak FIAT-a. Dakle, mi smo pokazali da FIAT treba, može i mora da postoji, a sad je na nedležnima hoće li nam nadalje ukazati povjerenje i smjestiti FIAT u pravnu formu koja će mu obezbijediti dugovječnost.
Vjerujem u inicijativu Ministarstva kulture da obnovi FIAT, vjerujem u dobru saradnju sa Glavnim gradom i našim generalnim sponzorom Crnogorskim Telekomom i ostalim donatorima da ćemo na FIAT -u 2014. uspjeti da ugostimo selekciju njemačkog savremenog teatra, vizuelne umjetnosti, književnosti..
MONITOR: Sigurno je lakše umjetnici da režira, nego da se bavi organizacijom festivala. Crnogorska pozorišna publika upoznata je vašim radom – predstavama koje su dobile važna priznanja. Festival se završio, pa me interesuje - kad da očekujemo premijeru vaše predstave?
VUKOTIĆ: Znači mi što je Slobodan Milatović prepoznao moju posvećenost poslu i energiju koju ulažem u svaki detalj posla i to je važan činilac uspjeha obnove FIAT-a. Ogroman je napor obnoviti i pokrenuti energiju za koju u startu do kraja ne vjerujete da i dalje postoji. Teško je nositi se sa administracijom, novcima i drugim nepoznanicama za umjetnika, ali neopisiva je satisfakcija broj nasmijanih i zadovoljnih ljudi koji su za petnaest dana programa prošli kroz FIAT. Na vratu nam je neizvjesnost da li ostajemo u Kusleovoj kući, da li imamo dovoljno novca da platimo dugove, ima li još ljudi, institucija, kompanija koji bi podžali FIAT.
Željela bih da režiram, to je moje osnovno zanimanje i jedna od stvari u životu u kojima najviše uživam. Ako me pitate, nemam poziv od crnogorskih pozorišta za ovu sezonu, a ja svakako neću koristiti FIAT za ličnu promociju kako smo navikli u Crnoj Gori. Nedavno sam sa glumcima Dejanom Ivanićem i Aleksandrom Radulovićem osnovala Cug Teatar i borićemo se da mu obezbijedimo život i uradimo makar jednu produkciju godišnje. Ovo nije poruka za nadležne u malom broju teatara u Crnoj Gori da me ne zovu, naprotiv, puna sam prijedloga, raspoložena za saradnju i jedva čekam da režiram. (Miroslav MINIĆ per "Monitor") (Foto: Duško MILJANIĆ)

Skupo i neefikasno pravosuđe



uob-strazburCrna Gora je protekle nedjelje izgubila još jedan spor pred Evropskim sudom za ljudska prava. U Strazburu su 17. septembra u slučaju Mijanović protiv Crne Gore utvrdili povredu prava na pravično suđenje zbog neizvršenja pravosnažne presude kao i prava na mirno uživanje imovine.
Borislav Mijanović se maja 2006. godine žalio zbog neizvršenja presude i povrede svojih imovinskih prava. Tražio je nadoknadu štete za inovacije, tehničko unapređenje i racionalizacije od nekadašnje fabrike Radoje Dakić. Osnovni sud u Podgorici je 2003. presudio u njegovu korist, presudu je godinu kasnije potvrdio Viši sud, a 2005. i Vrhovni sud.
Presudama je podgorička fabrika obavezana da plati Mijanoviću 159,879.33 eura, zateznu kamatu, kao i 6,216.26 eura za pravne troškove. Nalog suda za izvršenje presude upućen Centralnoj banci nikada nije ispoštovan. Opravdanje - dužnik nema novca na računu i ima još potražilaca.
Podnosilac predstavke je preminuo 2010. godine, a predstavku je preuzela njegova kćerka. Vlada, koju pred sudom zastupa Zoran Pažin, tvrdila je da je bilo brojnih presuda protiv istog dužnika, u korist bivših radnika po osnovu zaostalih plata. Vlada se u Strazburu pravdala za kašnjenje i time što je bilo zakazano nekoliko aukcija za prodaju nepokretne imovine Radoja Dakića i plaćanja obaveza iz presuda, ali nije bilo zainteresovanih investitora.
Sud u Strazburu nije uvažio Vladino pravdanje i utvrdio je da ni Centralna banka ni Osnovni sud nijesu preduzeli potrebne mjere da obezbijede izvršenje sa nekoga od više računa koje je akcionarsko društvo imalo kod Centralne banke, kao i da je država, kao većinski vlasnik društva, bila dužna da isplati taj dug.
Naloženo je da Vlada isplati predviđenu sumu na ime materijalne štete, uz zakonske kamate i sudske troškove. Rok za isplatu je tri mjeseca od pravnosnažnosti presude.
Značajno za ovu presudu je to što je Evropski sud ponovio da tužba Vrhovnom sudu za naknadu štete zbog povrede prava na suđenje u razumnom roku, kao i ustavna žalba u slučaju neizvršenja presude nijesu djelotvorni pravni ljekovi.
,,Evropski sud za ljudska prava je do sada u dva slučaja utvrdio da tužba za naknadu štete Vrhovnom sudu zbog kršenja prava na suđenje u razumnom roku nije delotvorno sredstvo jer ne dovodi do ubrzanja postupka'', kaže za Monitor direktorica Akcije za ljudska prava (HRA) Tea Gorjanc-Prelević.
U HRA smatraju da je u ovoj presudi Sud u Strazburu utvrdio još jednu važnu činjenicu koja može da ima dalekosežnije posljedice. Sud je ustanovio da je država odgovorna za pravosnažno utvrđene obaveze Radoja Dakića, s obzirom na to da je većinski vlasnik tog akcionarskog društva.
,,Vlada ne bi trebalo da čeka da ponovo isto to Evropski sud utvrdi u presudi po predstavci koju su pre neku godinu podneli brojni radnici Radoja Dakića, kojima nikada nisu izvršene pravosnažne presude za zaostale plate i koji su zbog toga opravdano protestovali sve ove godine'', kaže Gorjanc-Prelević.
Ovo je 17. presuda Evropskog suda za ljudska prava koja se odnosi na Crnu Goru, od aprila 2009, kada je Sud donio prvu takvu presudu.
U prvoj presudi, slučaju Bijelić protiv Crne Gore i Srbije, Evropski sud je utvrdio kršenje prava na mirno uživanje imovine zbog dugotrajnog neizvršavanja pravosnažne i izvršne presude. Sud je, u tom imovinskom sporu zbog stana u Podgorici koji traje još od 1989, podnosiocima predstavke dosudio 4500 eura na ime pretrpljene nematerijalne štete i 700 eura na ime troškova i izdataka.
Sud u Strazburu je u junu ove godine u slučaju Vukelić protiv Crne Gore utvrdio povredu prava na pravično suđenje, odnosno prava na suđenje u razumnom roku. Zvonimir Vukelić od početka 1997. godine ima pravosnažnu presudu u svoju korist kojom je, na ime zaloga, od dužnika dobio stan u Baru. Od tada traje njeno izvršenje, a Vukelić ni do danas nije dobio stan. U presudi Evropski sud je naložio da Crna Gora mora obezbijediti izvršenje presude u roku od tri mjeseca od njene pravosnažnosti. Državi je dat isti rok da Vukeliću plati 3.600 eura na ime nematerijalnih troškova.
Postupak pred Evropskim sudom u prosjeku traje četiri godine. Od 17 dosadašnjih presuda Suda u Strazburu koje se odnose na Crnu Goru čak u 12 slučajeva je utvrđena povreda člana šest Konvencije o ljudskim pravima, koji propisuje pravo na pravično suđenje.
Indikativna su dva slučaja za koja je Evropski sud donio presude prošle godine. U slučaju Stakić protiv Crne Gore, sud je u oktobru 2012. utvrdio povredu prava na suđenje u razumnom roku. Riječ je o građanskoj parnici za naknadu štete koju domaći sudovi nijesu okončali još od 1978. godine!
U presudi iz oktobra 2012. Novović protiv Crne Gore, Sud u Strazburu je utvrdio povredu istog prava na pravično suđenje, zbog sudskog procesa koji je trajao 17 godina i 11 mjeseci.
Pored presuda koje se odnose na kršenje prava na suđenje u razumnom roku, najviše je slučajeva, čak sedam, kojima je utvrđeno kršenje prava zbog neizvršavanja pravosudnih sudskih odluka, a u dva slučaja na povredu prava na pristup sudu. U dva slučaja utvrđeno je kršenje prava na mirno uživanje imovine, u dva slučaja povreda prava na slobodu izražavanja i u jednom povreda prava na porodični i privatni život.
U Izvještaju o radu zastupnika Crne Gore pred Evropskim sudom za 2012. navodi se da se Crna Gora nalazi među državama sa visokim indeksom predstavki tom sudu po glavi stanovnika. Samo prošle godine Evropskom sudu za ljudska prava podnijeto je 180 tužbi protiv Crne Gore. Ukupno, od 2009. godine - 849 predstavki protiv Crne Gore.
,,Do dana sačinjavanja ove informacije Evropski sud je u odnosu na Crnu Goru donio 377 sudskih odluka, od čega je 350 predstavki odbijeno kao očigledno neosnovane, odbačene kao neprihvatljive ili su brisane sa liste, dok je u 27 slučajeva Sud utvrdio povredu barem jednog od konvencijskih prava na koje su se odnosile predstavke", naveo je zastupnik Crne Gore pred tim sudom Zoran Pažin.
Prema zvaničnim informacijama, najveći broj predstavki koje se nalaze u fazi glavne rasprave odnose se na povredu prava na pravično suđenje i povredu prava na suđenje u razumnom roku.
Posljednjom presudom Evropskog suda u slučaju Mijanović protiv Crne Gore, država je u obavezi da isplati do sada najveću sumu po presudama Strazbura, preko 170.000 eura.
Građani greške pravosuđa i policije skupo plaćaju. Prema procjenama Ministarstva finansija troškovi za sudska izvršenja će ove godine iznositi 33,2 miliona eura. Skupa pravda, a tako neefikasna.

Ustavna žalba
Zastupnik Crne Gore pred Evropskim sudom Zoran Pažin je kao ozbiljan problem unutar pravnog sistema Crne Gore prepoznao djelotvornost ustavne žalbe i zabrinjavajući stav Evropskog suda za ljudska prava tim povodom. Gorjanc-Prelević kaže da je Evropski sud utvrdio da ustavna žalba nije djelotvorno sredstvo za neizvršenje sudske odluke, odnosno za slučajeve kada ne postoji ,,pojedinačni akt" kojim je prekršeno pravo: ,,Na činjenicu da Ustavni sud neće moći ništa da učini da zaštiti ljudska prava u svim onim slučajevima kada akta nema, npr. kada se ne sprovode djelotvorne istrage ubistava, mučenja, zlostavljanja i drugo, ili kada se ne sprovode sudske odluke, ukazivala je Akcija za ljudska prava još 2008. godine kada se donosio Zakon o Ustavnom sudu. Ponovo smo sada pokušali da utičemo da se to promeni, ali to ni ove nedelje nije usvojeno - predlagač to nije predložio, a amandman koji je u tom smislu podneo Andrija Popović, poslanik Liberalnog saveza, nije usvojen''. (Predrag NIKOLIĆ per "Monitor")

Brak sa Canetom i Tomom

Više je definicija o državi mafiji, ali sve se svode na jedno - zagrljaj visokih zvaničnika i kriminalnih vrhova. Kroz istoriju bilo je mnogo primjera. Stručnjaci ističu Italiju i Japan, u kojima je jedno vrijeme mafija imala brojne i razgranate veze sa predstavnicima političkih, privrednih i pravosudnih struktura.
I Vašington je s vremena na vrijeme pravio strateške dogovore. U Drugom svjetskom ratu Amerika je koristila Lakija Lućana, jednog od najopasnijih kriminalnih vođa tog vremena. Dok je bio u zatvoru u SAD-u, preko njega su organizovane operacije sicilijanske mafije protiv Musolinija i njemačkih fašista u Italiji. Nakon rata Lućano je oslobođen i deportovan u rodnu Siciliju, odakle je u miru rukovodio ilegalnim poslovima – i po Italiji i po Sjedinjenim Državama. „Ako smo mogli da paktiramo sa Staljinom protiv Hitlera, mogli smo i sa Lućanom", govorili su američki zvaničnici.
Cijela jedna politička dinastija – Kenedijevi, uzdigla se na ilegalnim poslovima, a veze ubijenog predsjednika SAD-a i mafije i danas su u fokusu javnosti. Te veze, kao i okolnosti oko ubistva Kenedija, nikada nijesu u potpunosti razjašnjene.
Istorija Balkana obilovala je brojnim mračnim primjerima. Miloševićevu Srbiju održavao je savez organizovanih kriminalnih skupina i političkog vrha. Država je vodila mafijaške poslove, a mafija državne. Tako je jedan kriminalac predvodio ratne grupe po Bosni, a drugi specijalne policijske jedinice, koje će kasnije biti optužene za ubistvo Zorana Đinđića. Šverc cigareta, droge i oružja skupa su ogranizovale i nadgledale institucije sistema i vrhovi podzemlja.
I u doba Josipa Broza kriminalci su učestvovali u obračunima sa političkim neistomišljenicima u zemlji i likvidacijama predstavnika emigracije u inostranstvu. Ipak, odnosi vrha i kriminala nikada nijesu bili direktni. Nezamislivo je bilo vidjeti, recimo, Josipa Broza sa nekim od sumnjivih likova podzemlja.
U Crnoj Gori je danas sve transparentno. Veze se formalizuju i pokazuju. Zbog obijesti moćnih koji ne mare za javnost, ali i zbog toga što sistem pokušava mafijom dodatno da zaplaši oponente i oslabi otpor.
Svadba sina prve sutkinje Vesne Medenice, na kojoj su se našli na okupu i oni koji bi trebalo da budu u pritvoru i oni koji bi trebalo da ih pritvore, samo simbolično prikazuje novu Crnu Goru. Ili ona druga slika - Stanka Subotića Caneta i tjelohranitelja crnogorskog premijera Mila Đukanovića u restoranu Leonardo i ispred Bebinog Instituta.
Cane se sumnjiči za kriminal od devedesetih. Bio je na italijanskoj optužnici skupa sa Milom Đukanovićem. Kasnije je imao poslove sa Šarićima, najvećim narko kartelom u ovom dijelu svijeta.
Cane je u Nikolićevoj i Vučićevoj Srbiji predstavljen kao narodni heroj, žrtva mračnih sila Demokratske stranke, crnogorske opozicije, nevladinog sektora i medija koji nijesu pod kontrolom režima. Skinut je sa Interpolove optužnice, ukinuta je presuda beogradskog suda kojom je označen krivim. Nakon što su naprednjaci preuzeli vlast, slučaj je vraćen na početak. Ponovno suđenje u Srbiji, Subotić koristi da bi dokazao patriotizam, oblatio opoziciju i uzdigao pravnu državu Tomislava Nikolića i Aleksandra Vučića, sa kojima zvanična Crna Gora sada ima izvanredne odnose.
Mnogi se čude otkud Đukanović i Toma ponovo zajedno. Njih nije povezao samo Cane, mada on jeste jedna od karika. Savez Subotić--Đukanović-Vučić-Nikolić prirodna je alijansa. Još ranih devedesetih oni su zajedno vojevali i poslovali. Sada se samo opet okuplja velika balkanska koalicija. Prema nekim svjedočenjima jedna od spona sa Beogradom je i Đukanovićeva sestra Ana Kolarević, koja tamo ima poslovne interese i prijateljske veze sa nekim od najuticajnijih predstavnica Nikolićeve partije.
Alijansa sa Beogradom Đukanoviću je danas potrebnija nego ikada. Dok slabi iznutra zbog ekonomskog sunovrata, KAP-a i koalicionih sporenja, posljednja karta je podrška sa strane. Nikolić i Subotić pomažu mu da održi sistem koji je uzdrman, a u kojem je mafija davno legalizovala svoje poslove. Aktiviran je Bebin propagandni stroj, sprema se nova prosrpska partija, a i finansijski aranžmani su mogući.
„Imate moju podršku za sve što radite", rekao je Barak Obama predsjedniku Srbije na otvaranju Generalne skupštine UN, ove sedmice u Njujorku.
Kad su mogli sa Lućanom, što ne bi mogli sa Tomom i Milom.
(Milka TADIĆ-MIJOVIĆ per "Monitor")

Strah od činjenica



ana-kolarevic-33„Odrasla sam u porodici u kojoj su svetinje čast i poštenje. Vi iz Monitora treba od mene da naučite šta su te kategorije", saopštila je Ana Kolarević na prošlonedjeljnom suđenju našem listu. Kolarevićeva je od Monitora tražila 100 hiljada eura zbog duševnih bolova. „Žalim vas", rekla je sa visine advokatica familije, dok je iskrio broš na sivom kompletu, koji se takođe presijavao.
Sestra premijera Mila Đukanovića pozvana je na suđenje da se izjasni o težini svojih patnji. Na sudu nije htjela da svjedoči ni o objavljenim činjenicama u tekstovima zbog kojih je tužila Monitor, ni o emocijama jer se „o emocijama ne govori u civilizovanom svijetu". „Moćna sam, mnogo sam moćna, jer je na mojoj strani istina", rekla je, dok je mnogobrojni advokatski tim sa podsmjehom pratio izjave predstavnika odbrane.
U Aninom svijetu moćnih valjda se samo govori jezikom novca, koji sestri premijera Mila Đukanovića ne nedostaje, zbog poslova do kojih je došla, kako tvrdi, „zahvaljujući radu, istini, i odličnom uspjehu u školi". Njeni časni poslovi, međutim, često završavaju na sudu. Baš tog dana mediji su objavili da je njen štićenik, biznismen Zoran Ćoćo Bećirović dobio spor pred Visokim sudom pravde u Londonu.
Bećirović je spor pokrenuo da bi dokazao dio vlasništva u kompaniji Beppler & Jacobson Ltd koja između ostalog posjeduje budvanski hotel Avala. Uprkos tome što, prema svjedočenju njegovog partnera, nije ulagao novac, uspio je da dobje spor. Jer je dokazano i na sudu da je u Avalu - uložio prijateljstvo i veze sa familijom.
Avala je Beppleru data najviše zahvaljujući presudi Vrhovnog suda Crne Gore u čijem je vijeću bila sutkinja Ana Kolarević. Odmah nakon te presude Kolarevićeva je napustila sud i prešla u advokaturu. Bećirović je bio jedan od njenih prvih klijenata. Ostalo je istorija.
Svjedočenje pred londonskim sudom dodatno je podstaklo sumnje da je u temelju privatizacije Avale ugrađena visoka korupcija povezana sa premijerom Đukanovićem. Taj, jedan od najljepših crnogorskih hotela prije više godina, ustupljen je u bescjenje nepoznatoj londonskoj firmi, koju je zastupao Bećirović.
Rus Igor Lazurenko, sa kojim se Bećirović sporio oko vlasništva u Avali na sudu u Londonu je potvrdio da je u aranžman oko kupovine hotela ušao sa Bećirovićem - zbog njegovih veza sa crnogorskim vrhom, prije svega sa Đukanovićem.
„Shvatio sam da je Bećirović poznat i dobro povezan u Crnoj Gori, koja je mala zemlja sa malim krugom moći. U stvari, on je bio veoma blizak sa Milom Đukanovićem koji je dugo bio na poziciji premijera i predsjednika države. Kako god, Crna Gora je takođe veoma siromašna zemlja i nisam stekao utisak da je Bećirović bogat...", rekao je Lazurenko.
Prema tvrdnjama ruskog vlasnika upravo zbog tih veza Bećirović je dobio prvih 20 odsto akcija u kompaniji, u koju nije uložio ni centa. Dodatnih pet posto je dobio kasnije, a posljednju, zlatnu akciju koja mu je donijela mogućnost da odlučuje, Bećirović je, prema tvrdnjama Lazurenka, osvojio nakon presude Vrhovnog suda da se tender za Avalu ne poništi, što je naložio Savjet za privatizaciju. Tu presudu je, ponovimo, donijela Ana Kolarević.
Prema pisanju štampe Avala će nakon presude londonskog suda najvjerovatnije ići na prodaju jer Lazurenko nema novca da isplati Bećiroviću 25 odsto vlaništva. Prije godinu i po Bećirović je bukvalno „istjeran" iz hotela, nakon što su vlasništvo preuzeli ruski biznismeni sa kojima je bio u ortakluku. Bećirović je zbog toga podnio tužbu u Londonu, gdje je firma registrovana.
Kada je Kolarevićeva hotel Avalu dodijelila Beppleru, o čemu je Monitor više puta pisao, ta kompanija je u britanskom registru osnovana za djelatnost drumskog transporta i nije imala nikakve reference za hotelijerske poslove što je bio jedan od uslova tendera. Prema dokumentima iz britanskog registra, koje je Monitor objavio, stajalo je da je ova kompanija u momentu kada je konkurisala za Avalu posjedovala akcija u vrijednosti od - dvije funte!
Kolarevićeva je donijela presudu u korist Beppler-a iako je još tokom privatizacinog procesa Mark Harison, tada zvanični pravni savjetnik ovdašnjih privatizacionih vlasti upozorio Savjet i Tendersku komisiju da se u najmanju ruku radi o sumnjivoj kompaniji. On je upozorio da je ta kompanija formirana samo pet mjeseci prije nego što je krenuo tenderski proces za prodaju Avale; da nema dosije o predatim bilansima; da je registrovana kao preduzeće za drumski saobraćaj, da su oba direktora koji vode firmu ,,iz domena of-šor jurisdikcije".
Harison je istakao i da je većinski vlasnik Beppler-a kompanija sa Britanskih Djevičanskih Ostrva, opet of-šor firma, što ga navodi na zaključak da se glavni vlasnik ne zna.
Uzalud upozorenja. Avala je prodata za 3.200.000 eura, iako je danska kompanija Merienlist hoteli i kasina, sa odličnim referencama u hotelijerstvu, ponudila čak 7.500.000 eura!
Mnogi izvori tvrdili su da je Bećirović u stvari samo front za Đukanovića i njegovu familiju, te da je zastupnik kompanije koja je od preuzimanja Avale narasla i posjeduje cijeli lanac firmi i ogromne nekretnine.
Ta sumnjiva privatizacija nikada nije bila pod lupom našeg pravosuđa. Ovdje nikada nijesu ispitani ni detalji oko uloge Ane Kolarević u privatizaciji Telekoma. Zbog još jednog časnog posla u koji je bila uključena premijerova sestra, Mađarski Telekom isplatio je blizu 100 miliona dolara američkim berzanskim vlastima zbog poravnanja i sumnjičenja za korupciju.
Američka komisija za hartije od vrijednosti tvrdila je da je tokom privatizacije Crnogorskog Telekoma potpisano više fiktivnih ugovora, preko kojih je navodno isplaćivan milionski mito. Jedan od tih ugovora potpisan je sa kompanijom Sigma za koju je radila Ana Kolarević. Tužilaštvo još nije pokrenulo postupak vezan za ove tvrdnje, iako se činjenice utvrđuju dugi niz godina. Istraga se vodi još od 2006.
Još jedan od poslova u koji je bila uključena sestra premijera, privatizacija nikšićke Željezare, završio je na međunarodnom sudu. Kolarevićeva je bila u upravnom odboru Željezare Nikšić pošto je fabriku preuzela MNSS. Ta of-šor kompanija skrivene vlasničke strukture, po uhodanoj je šemi isisavala profit, a ubirala subvencije i garancije od države. Umjesto da ulažu u modernizaciju Željezare, vlasnici MNSS su novac deponovali u Prvu banku familije Đukanović. Konačno MNSS je napustila uništenu fabriku, ostavila građanima da vraćaju milionske kredite. Spor pred međunarodnim arbitražnom sudom mogao bi crnogorske građane koštati dodatnih stotinu miliona.
Ni o jednom od ovih poslova Ana Kolarević nije htjela da govori tokom svjedočenja u procesu protiv Monitora, iako je naše uporno istraživanje o ovim poslovima poslužilo da pokrene tužbu i traži nadoknadu za duševne bolove od 100.000 eura. „Stavljajući moje slike na naslovnu stranu, oni su samo htjeli da podignu tiraž". Kolarevićevoj kao da nije jasno da je ona na naslovnim stranicama bila zbog javnog interesa, a da je zbog praćenja njenih poslova i poslova familije, Monitor sa ostalim kritičkim medijima pod najvećim pritiskom vlasti. O tome se govori i u brojnim izvještajima međunarodnih institucija za zaštitu slobode medija. Zbog spora koji je pokrenula protiv Dana, Vijesti i Monitora, reagovala je i zastupnica Evropskog parlamenta Ulrike Lunaček.
Kolarevićeva i njeni punomoćnici posebno su isticali na sudu da se protiv nje ne vodi krivični postupak niti postoji sudska presuda protiv nje.
Tako će biti dok ovu zemlju vodi Anin brat. Kada se oslobodi pravosuđe koje je i po ocjenama mnogih međunarodnih instanci zarobljeno i pod kontrolom politike, moglo bi biti drugačije. Zbog toga duševne boli ima Ana. (Milena PEROVIĆ-KORAĆ per "Monitor")

Kad policija montira



veljovic1Policijski insajder Brajuško Brajušković je ove sedmice optužio bivšeg šefa policije Veselina Veljovića za nove zloupotrebe. Tvrdi da je tokom sudskog procesa koji je vođen zbog ubistva policijskog inspektora Slavoljuba Šćekića, Veljović instruirao svjedoka Zorana Vlaovića zvanog Bohum, koji je navodno trebalo da zametne tragove zločina, a za kojeg Brajušković tvrdi da je Veljovićev rođak.
Veselin Veljović je demantovao tvrdnje Brajuškovića, bivšeg pripadnika Specijalnih jedinica i obezbjeđenja u ZIKS-u. Veljović je te optužbe nazvao najgnusnijim podvalama kojima Brajušković i mediji njemu i njegovoj porodici crtaju metu. On je ranije demantovao tvrdnje Brajuškovića koji ga je optužio za organizovanje parapolicijskih crnih trojki zaduženih za prebijanje oponenata režima i novinara.
Brajušković je za naš list potvrdio da je u martu ove godine primio pismo od Saše Borete, jednog od osuđenih za ubistvo Šćekića. U tom pismu Brajušković se optužuje da je pripremao Vlaovića za lažno svjedočenje. U pismu se, između ostalog navodi: „Ja u konačnom znam da ti nijesi osmislio ovo podmetanje već neko mnogo iznad, a da si ti bio samo onaj instrument bez kojeg lažni svjedok ne bi postojao".
,,Nijesam ja, nego je Veljović instruirao Vlaovića za suđenje", tvrdi Brajušković koji ističe da je Vlaović blizak rođak Veselina Veljovića, što je ovaj demantovao. Brajušković je tokom procesa za ubistvo inspektora Šćekića svjedočio o boravku Vlaovića na Prijemnom odjeljenju u Spužu. ,,Vlaović je bio u zatvoru u Spužu, zbog teških seksualnih delikata", kaže Brajušković. Brajušković je nakon što je 2002. godine napustio specijalne jedinice postao prvo šef sprovodničke službe u Zavodu za izvršenje sankcija (ZIKS), a potom i šef obezbjeđenja ZIKS-a.Vlaović je, kaže Brajušković za naš nedjeljnik, ostao sedam, osam mjeseci na tom odjeljenju, što je krajnje neobično, jer se tu može ostati najduže 30 dana. „Vlaović je imao povlašćeni položaj u Spužu, tvrdio je da je to zbog njegove saradnje sa policajcima oko suzbijanja narkotika u zatvoru, mada je to meni bilo neubjedljivo". Na kraju je, kaže Brajušković, Vlaović pušten iz zatvora, nikad nije odslužio kaznu i ne zna se gdje je sada.
Da se radi o montiranom svjedoku tvrdili su tokom procesa advokati osumnjičenih za ubistvo inspektora Šćekića. Pravni zastupnik Borete Dragan Ognjenović je povodom objavljivanja pisma svog štićenika u dnevniku Vijesti opet kazao da se radi o ozbiljnoj igri i da je jedno sigurno, da je Vlaović bio instruiran.
„Iznenađuje me ćutanje tužilaštva, koje je u obavezi da se ova farsa i haranga prekine i odgovorni privedu utvrđivanju odgovornosti", izjavio je Veselin Veljović, nakon najnovijih optužbi.
Tužilaštvo još nije okončalo istragu o aferi crne trojke. U međuvremenu, premijer Milo Đukanović javno je stao u odbranu Veljovića, tvrdnjama da je cijela priča iskonstruisana.
Neki od opozicionih lidera i advokata ukazivali su da je pozadina afere borba klanova u vladajućoj partiji koja je i ranije rezultirala curenjem prljavih tajni režima, od afere Listing do afere Snimak. Navodno u sukobu su klan Duška Markovića i Veselina Veljovića sa predstavnicima visokih političkih struktura okupljenih oko poslova klana iz Granda.
„Nijesam instruiran ni od jednog centra moći, ja se samo borim za sebe i svoju porodicu. Pozivam predstavnike Evropske unije da organizuju neutralne policijske snage iz EUROPOL-a i da me ispitaju preko poligrafa", kaže Brajušković ističući da danima nije spavao jer su do njega stigle prijetnje navodno namijenjene njegovoj trudnoj ćerci.
„Ne znam šta je bio motiv instruiranja svjedoka Vlaovića, ali sigurno znam da javnosti nije predstavljena istina o ubistvu Slavoljuba Šćekića", kaže za Monitor Brajušković, ističući da ga je Šćekićeva porodica ranije optuživala zbog iskaza i svjedočenja tokom procesa.
Šćekić je ubijen dok je radio na istrazi o ubistvu urednika Dana Duška Jovanovića i bombaških napada na hotel Splendid. Njegovo se ubistvo dovodi u vezu upravo sa tim slučajevima. Uvažavan je kao savjesan i nepotkupljiv inspektor. Ubistvo Duška Jovanovića nikada nije rasvijetljeno.
Vlaović je bio prvi svjedok saradnik u istoriji crnogorskog pravosuđa. Nakon kratkog poznanstva sa osuđenim Boretom, sa kojim je dijelio zatvorsku sobu, ispričao je detalje o motivima i ubistvu Slavoljuba Šćekića. Kako je Monitor ranije pisao, Vlaovića je tužilaštvo prihvatilo kao svjedoka saradnika iako je po zakonu to mogao biti samo neko ko je dio zločinačkog udruženja, a ne, kako su upozoravali stručnjaci, osoba koja je samo slušala priče osumnjičenih.
Neobično je bilo i to što je Zoran Vlaović usred suđenja otkrio svoj identitet javnosti i raskinuo saradnju, a sud zaključio da je ,,iskaz svjedoka 001 neubjedljiv, nelogičan i neistinit''. Njegovo svjedočenje je nakon maratonskih suđenja i nekoliko ukinutih presuda osuđenima na kraju ipak prihvaćeno.
Šta je to Vlaović kazao na sudu i kako je njegovo svjedočenje uticalo na proces, glavno je pitanje sada kada nekadašnji podređeni službenik Veselina Veljovića tvrdi da se radilo o svjedoku instruiranom od strane vrha policije.
Vlaović je dao tri iskaza tužilaštvu. Tvrdio je da mu je optuženi za ubistvo Šćekića Saša Boreta u kratkom periodu koje su proveli zajedno otkrio dosta o motivima i samom ubistvu, ali i o akcijama osumnjičenih vezanim za napade na hotel Splendid.
Vlaović je tužilaštvu kazao da mu je Boreta priznao da su ,,oduvali smrada", aludirajući na inspektora Šćekića. Prema njegovom iskazu on je potom upitao Boretu da li ga je Čila Šćekić ubio, što je Boreta navodno i potvrdio.
Vlaović je u prvim izjavama tužilaštvu tvrdio da mu je Boreta kazao da je u ubistvu učestvovao još jedan izvršilac, ,,mladić iz Beograda". Dvije godine kasnije kazao je da se sjetio da mu je Boreta u stvari rekao da je pored Čile Šćekića u ubistvu učestvovao Ljubo Vujadinović.
Čila Šćekić, koga je Vlaović označio kao jednog od izvršilaca ubistva, je u prvom suđenju oslobođen optužbi da je ubio Šćekića, da bi konačno bio osuđen na 30 godina kao izvršilac. Istu kaznu dobio je i Ljubo Vujadinović dok su Boreta i Bigović osuđeni takođe na 30 godina, ali zbog podstrekivanja na ubistvo Šćekića. Alan Kožar je zbog pokušaja reketiranja biznismena Žarka Radulovića i podmetanja eksplozija na Splendid, osuđen na šest godina i 10 mjeseci zatvora. A oslobođen je Beranac Vuk Vulević, kome se takođe sudilo zbog ubistva Šćekića.
Slavica Šćekić, sestra Slavoljuba Šćekića, smatra da je Zoran Vlaović govorio istinu kada je rekao ono što je čuo od Borete. „ Sa Vlaovićem sam lično razgovarala i potvrdio mi je sve ono što je rekao na sudu. Potvrdio mi je da mu je Boreta ispričao sve detalje o ubistvu mog brata. Brajušković je kao svjedok na sudu, pljujući po Vlaoviću, pokušao da pomogne u oslobođenju ubica mog brata. Možda mu je Veljović za to pljuvanje obećao pare koje mu izgleda nije dao pa mu se sad sveti", kaže Slavica Šćekić u izjavi za Monitor.
Slavica Šćekić je više puta izjavila da pravda nije zadovoljena, jer nijesu utvrđeni motivi zbog kojih je ubijen njen brat Slavoljub, kao i zbog toga što nijedna od presuda nije uključila Vuka Vulevića. Ona je više puta tvrdila da je Vulević likvidirao njenog brata, ali i urednika Dana Duška Jovanovića. Tvrdila je da je vidjela spise svog brata još dok je radio na slučaju Jovanović i da je u tim spisima jasno stajalo da je Vuk Vulević ubio Duška Jovanovića.
U izvještaju Akcije za ljudska prava (HRA), koja se opsežno bavila napadima na novinare, navodi se da je tek poslije četiri godine od Jovanovićevog ubistva na vještačenje poslat DNK Vuka Vulevića i Muše Osmanagića, koje su visoki policijski funkcioneri još u prvim danima istrage javno osumnjičili za ovaj zločin, ali koji nijesu za njega optuženi.
Damir Mandić, pravosnažno osuđen kao saizvršilac ubistva Jovanovića, je tokom informativnog razgovora u CB-u Podgorica detaljno opisao navodnu ulogu Vuka Vulevića u ubistvu Jovanovića. Kasnije se branio ćutanjem i nikada nije potpisao iskaz o Vulevićevoj umiješanosti.
Vulević je prvi put došao u žižu javnosti 2002. godine zbog incidenta u Beranama zbog sprečavanja vjernika CPC da nalaže badnjak. Sumnjičen je za šverc narkotika skupa sa Vuksanom Cemovićem, utaju poreza, napad na službeno lice... No, brojne optužnice protiv Vulevića padale su pred crnogorskim sudovima. Između ostalih, oslobodio ga je i zamjenik Vesne Medenice Radule Kojović - zbog zastare predmeta.
Tokom šest godina koje je Vulević zbog brojnih istraga proveo u ZIKS-u, prema tvrdnjama ranijeg upravnika ove ustanove Željka Jočića, posjećivali su ga u više navrata pripadnici ANB-a, među njima navodno Zoran Lazović i Duško Golubović. Prema nekim tvrdnjama Vulević je radio za crnogorsku tajnu službu.
Mnoge od ovih elemenata inspektor Šćekić složio je navodno tokom svoje istrage i prije nego što je ubijen bio blizu rješenja slučaja Jovanović.
„Jedno je sigurno. Javnosti se slučaj ubistva inspektora Šćekića pokušao predstaviti drugačije i tu je ključnu ulogu sa lažnim svjedocima odigrao Veselin Veljović", tvrdi Brajuško Brajušković u izjavi za Monitor.
Slavica Šćekić, sa druge strane, u izjavi za naš list, ističe da bi sadašnje tvrdnje Brajuškovića mogle proglasiti nevinim neke od ubica njenog brata. „Osuđeni za ubistvo moga brata su se i pred drugim zatvorenicima hvalili kako su pucali u mog brata. Jedan je to i slikovito demonstrirao", kaže Slavica Šćekić. Ali, ona je uvjerena da je vrh policije i države umiješan u ubistvo i da su kasnije usmjeravali istragu i sam sudski proces.
„Još jedna stvar je sporna. Šta su na uviđaju kada je ubijen inspektor Šćekić radili specijalci Miljan Perović i Dragan Blagojević", pita se Brajušković. On ističe da u nadležnosti Perovića i Blagojevića nije bilo ubistvo Šćekića i da oni nijesu trebali biti na uviđaju. Miljan Perović je aktuelni direktor ZIKS-a. Njega je, uz Veljovića, Brajušković optuživao i za organizovanje crnih trojki.
Perović je na sudu svjedočio kako se, nakon obavještenja o ubistvu Šćekića sa kolegom Draganom Blagojevićem uputio na mjesto zločina nakon čega su krenuli u potragu i primijetili automobil koji je korišćen za bjekstvo ubica. Međutim, automobil je bio miniran i ubrzo je eksplodirao - prije nego je obavljen pregled i prikupljeni dokazi. Perović je na sudu opovrgao svoje ranije iskaze - da je jedan od optuženih za ubistvo inspektora Šćekića Ljubomir Bigović u njegovom prisustvu prijetio ubijenom policijskom inspektoru.
„Perović je umiješan u ubistvo mog brata, to znam sigurno. Za Blagojevića nijesam čula, a možda je bio pokriće Peroviću, tako oni to rade", kaže Slavica Šćekić. „Perović je angažovan po zadatku da tokom otkrivanja počinilaca podmetanja eksplozija na gradilištu hotela Splendid, prati mog brata na svakom koraku, što je i radio, i tako sazna da li je to krivično djelo rasvijetljeno. Kad je moj brat otkrio i rasvijetlio, tu informaciju je dostavio ubicama mog brata... Inače, moj brat je Peroviću, Veljoviću i ANB, kao i nalogodavcu njegovog ubistva, bio trn u oku zbog toga što je rasvijetlio sva ubistva, pa i ko stoji iza njih," navodi Šćekićeva.
Veselin Veljović je, podsjeća Brajušković, kada je Šćekić ubijen bio nadređeni Peroviću i Blagojeviću. Perović je, kasnije, prema tvrdnjama Brajuškovića, u policiji bio zadužen za svjedoke saradnike. Veljović je dva mjeseca nakon Šćekićevog ubistva napredovao i postao direktor Uprave policije Crne Gore.
Mnogo je toga isplivalo na površinu posljednjih sedmica. Tužilaštvo i policija još nemaju pravi odgovor. Hoće li i ovu, kao i ranije afere, samo prekriti tama, a ubistva Šćekića, Jovanovića i mnogih drugih ostati nerasvijetljena. (Milena PEROVIĆ-KORAĆ e Milka TADIĆ-MIJOVIĆ per "Monitor")

Letta: 'Mercoledì in Parlamento per fiducia' Attesa per mercati finanziari e spread . Differenziale era a 264 venerdi'. Premier: 'Non saro' un re travicello'. Pdl spaccato. Napolitano-Letta, un giorno in piu' per moderati: 'Risolutivo chiarimento alle Camere'


Piazza Affari apre in calo con il Ftse Mib che cede in apertura l'1,74% a 17.324 punti.
Apertura in deciso rialzo per lo spread Btp-Bund dopo le dimissioni dei ministri Pdl che aprono la crisi del governo Letta. Il differenziale, nei primissimi scambi, segna 288 punti contro i 264 della chiusura di venerdì.
Alle 19, dopo aver invitato scherzosamente la comunità di Sant'Egidio a dire ''qualche preghiera per l'Italia'', il premier Enrico Letta sale al Quirinale per studiare le mosse insieme al Capo dello Stato Giorgio Napolitano. E davanti ad ''un clima di evidente incertezza politica'', il Capo dello Stato definisce ''risolutivo'' il voto di fiducia alle Camere, a partire da mercoledi'. I numeri di una nuova maggioranza si verificheranno solo in Aula ma nel Pdl è in atto un terremoto politico: mentre Silvio Berlusconi punta già dritto al voto, i suoi 5 ministri si dissociano dalla deriva ''estremista e radicale'' e il partito, dove i falchi sembrano aver preso il sopravvento, è spaccato. Nella crisi al buio, dopo la decisione del Cav di 'dimissionare' la delegazione Pdl al governo, chi ha le idee chiare è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Siamo in una fase un po' criptica - ammette durante la sua visita a Napoli - Io cercherò di vedere se ci sono le possibilità per il prosieguo della legislatura". E cita il precedente del secondo governo Prodi, quando il Professore senza dimettersi andò alle Camere a chiedere la fiducia, come possibile via di uscita. Perchè l'unica preoccupazione di Napolitano è la necessità ''di stabilità e continuità nella direzione politica del Paese e nel funzionamento delle istituzioni parlamentari" per risolvere i problemi gravi del paese.
Difficile che gli obiettivi del Capo dello Stato incrocino più Silvio Berlusconi che liquida il valore della stabilità ''come un bluff come era lo spread'', rinvigorito per la nuova battaglia che lo attende, guarda alla campagna elettorale. Ma le ragioni di Berlusconi aprono una frattura dentro il Pdl che fa sperare il premier Enrico Letta. Ad uno ad uno, pur con toni diversi, i 5 ministri del Pdl, insieme a esponenti di spicco come Maurizio Sacconi e Fabrizio Cicchitto, prendono le distanze dal diktat arrivato ieri di dimettersi, minacciando di non entrare in una Fi a trazione dei falchi. Prima il ministro Beatrice Lorenzin, poi Gaetano Quagliariello escono allo scoperto sostenendo di non riconoscersi ''in una destra radicale''. Più netto Maurizio Lupi che, non riconoscendosi ''in un movimento estremista in mano agli estremisti'' chiama Angelino Alfano a ''mettersi in gioco per una buona e giusta battaglia''. E nel pomeriggio, anche il segretario Pdl si smarca, pur con toni moderati: ''Se prevarranno intendimenti estremistici, il sogno di una nuova Fi non si avvererà. So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano". E per ultima, chiede uno ''stop ai radicalismi'' anche il ministro Nunzia De Girolamo. E' presto per dire se il dissenso si tradurrà nella fiducia al governo Letta al momento del voto.
Letta, punto a fiducia non per continuare 3 giorni - "Non ho intenzione di governare a tutti i costi". Così Enrico Letta a Che Tempo che fa. "Chiederò la fiducia non per tre giorni per poi ricominciare come prima, ma per andare avanti e applicare il programma. Se non c'è, tiro le conclusioni", afferma. 'Abbiamo valutato una situazione molto complicata e complessa, abbiamo deciso di andare in Parlamento al più presto. 'I ministri del Pdl hanno posto delle valutazioni e sento che in parlamento c'è incertezza. Per questo vado in Parlamento a chiariere. Non voglio essere un re travicello. Onestamente ho perso il filo da un po' di giorni delle vicende politiche e delle posizioni" del Pdl. "Penso la cosa migliore sia andare in Parlamento e porre la questione di fiducia'.
Epifani: il Cavaliere vuole il voto per evitare decadenza - 'L'obiettivo di Berlusconi è portare al voto velocemente il paese per evitare il voto sulla sua decadenza. Solo così si spiega l'accelerazione di ieri''. Così il segretario Pd Guglielmo Epifani, intervenendo a 'In mezz'ora'. Dalla numero uno di Cgil Susanna Camusso arriva l'osservazione che "sconvolge il totale disinteresse e disprezzo per il Paese", in un momento così difficile per esso. 'Ma quali tasse, quale IVA - ribatte il presidente dei deputati democratici, Roberto Speranza - Sono solo pretesti per nascondere un'unica verità: far saltare tutto e mettere l'Italia in ginocchio pur di salvare se stesso. Berlusconi ha solo un duplice obiettivo: sciogliere le Camere, andare a elezioni anticipate per impedire che la Giunta del Senato decida sulla sua decadenza da senatore ed evitare che il Senato voti sull'interdizione dai pubblici uffici che sarà decretata a metà ottobre dal Tribunale di Milano. Per sfuggire a questi due pronunciamenti Berlusconi ha deciso di pugnalare l'Italia'. Che Berlusconi "avesse perso ogni ultimo filo di vera dignità" "lo si sapeva da qualche mese": con l'invito a dimettersi ai ministri Pdl "ha posto il problema della dignità personale anche a quelle cinque persone che hanno giurato fedeltà alla Costituzione". Lo scrive Famiglia Cristiana che parla di crisi "sulla pelle degli italiani". (Ansa.it)

LA FINE DI UN RE SENZA CORONA E L'INIZIO DI UNA NUOVA ERA CHE DOVRA' ESSERE AL SERVIZIO DEL POPOLO E NON AL SERVIZIO DELLE "LOBBY DI POTERE"

Milano - E' finita . Questa volta siamo arrivati al crespuscolo degli "DEI". Silvio Berlusconi questa volta non è riuscito nel suo intento di mettere in scacco la politica italiana, cercando di fare caos e ricattare un governiccio e una sinistra debole, tentando di schierare tutti i suoi "YEN MEN".

I falchi capeggiati da una Daniela Santanchè che nulla ha da perdere e tutto da guadagnare, tentando di dare una linea politica dura al suo partito, hanno fallito e alcuni fra gli esponenti di spicco della "NUOVA FORZA ITALIA" (Alfano, Cicchitto, Quagliarello per fare alcuni nomi), si dissociano dalla linea di comando della Santanchè , dichiarando apertamente che le manovre di palazzo Berlusconi, questa volta non vengono ne ascoltate e ne eseguite.

E' un dirissimo colpo per il cavaliere, ed è la prima volta che succede dopo 20 anni di strapotere all'interno del suo partito, potere conquistato a suon di milioni di euro e di promesse e cariche date con estrema facilità.

Ora, è il momento di verificare se la "SINISTRA" ha veramente le palle per aprire al resto dei partiti con una seria politica, lasciando da parte interessi di bottega che ogni schieramento politico da decenni acquisisce alla faccia del popolo e dei problemi dei cittadini.

Per lustri questo paese è stato completamente depredato da vandali politici, capeggiati da "LOBBY di POTERE", che insieme hanno saccheggiato tutto quello che c'era da saccheggiare.

Il premier Letta, se vuole veramente continuare e soprattutto iniziare a sistemare questo sgangherato paese, deve mettere mano alle riforme e cominciare a fare tagli nei "CENTRI di POTERE", che fino ad oggi non sono stati minimamente toccati da questa crisi.

Banche, organisci corporativi, soldi alla politica, finanziamento pubblico ai partiti, patrimonio immobiliare dello Stato , spesa pubblica, sono i tasselli che il premier Letta deve affrontare e risistemare nelle giuste proporzioni,  ed è li che deve andare a recuperare i fondi necessari per ridare respiro al paese e rimettere i soldi al popolo che nelle precedenti legislature hanno portato via.

Il premier Letta, facendo queste manovre che tutti sappiamo essere di una difficoltà inaudita, metterebbe  il Movimento 5 Stelle nelle condizioni di mettersi anche loro al servizio del paese, e Beppe Grillo a questo punto, sarebbe obbligato a partecipare in pieno al proseguo della ristrutturazione del paese.

altre scuse o altri tentennamenti o compromessi dell'ultima ora, sarebbero oltre che inaccettabili, deleteri per costruire una maggioranza solida e a questo punto, e solo a questo punto, io invito tutti a votare nelle prossime elezioni "MOVIMENTO 5 STELLE", perchè se non dovesse succedere quello che sopra ho elencato, ne il governo Letta e nessun altro governo di compromesso, porterebbe benefici al popolo, ma significherebbe l'ennesimo compromesso con le "LOBBY di POTERE", e ulteriori sacrifici e sofferenze per tutti i cittadini.

La sinistra, per contro, la smetta di occuparsi degli interessi di bottega, e partecipi compatta a smantellare poteri che da lustri comandano in silenzio e portano via soldi in continuazione e faccia veramente la "SINISTRA DEMOCRATICA" al servizio del paese.

Il ventennio è passato e il nemico Berlusconi si è suicidato da solo, e qualcuno giustamente dopo venti anni e più di goduria, gli ha presentato il conto che è un conto molto salato che deve essere pagato.

Ora cari amici, stiamo a vedere cosa succederà in questi giorni, e dopo che avremo capito dove il vento tirarà, spero che tutti quanti prenderemo la giusta decisione di chi ci dovrà comandare in maniera democratica.


                                                                                                 ORIANO MATTEI

domenica 29 settembre 2013

Crisi nel Pdl. Berlusconi vuole subito voto. Alfano: 'Sarò diversamente berlusconiano' . Napolitano: 'Scioglimento solo senza altre possibilità'. Quagliariello e Lorenzin: 'In questa Forza Italia non entriamo'. Lupi: 'No agli estremismi'. Letta oggi da Napolitano


"Permettetemi di dirvi che se vi scapperà qualche preghiera per l'Italia in questi giorni, sicuramente sarà utile...". Il premier Enrico Letta si è rivolto con questa battuta alla platea del convegno di S.Egidio sul dialogo fra culture e religioni, in corso a Roma
"La mia lealtà al presidente Berlusconi - sostiene intanto il segretario del Pdl Angelino Alfano- e' longeva e a prova di bomba. La lealtà non è malattia dalla quale si guarisce. Oggi lealtà mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia, ai nostri valori e al comune sentire del nostro popolo. Se prevarranno quegli intendimenti, il sogno di una nuova Forza Italia non si avvererà. So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi Berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano".
Silvio Berlusconi apre la crisi di governo, pretendendo ed ottenendo le dimissioni del 5 ministri del Pdl e azzerando le speranze, già ridotte al lumicino, del presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano e del premier Enrico Letta di rilanciare, con una verifica in Parlamento, l'azione di governo. Letta, che oggi salirà al Quirinale, vuole comunque un 'chiarimento' davanti alle Camere per verificare se ci sono i numeri ma soprattutto per addossare al Cavaliere la responsabilità di un 'gesto folle - attacca il premier - solo per coprire le sue vicende personali'. Grillo dà la colpa della crisi a Napolitano e torna a chiederne le dimissioni: andare al voto e salvare l'Italia.
Preoccupato Napolitano per lo scenario che si apre. "Fate domande di una ingenuità mai vista..." ha risposto il Capo dello Stato a chi chiedeva se preoccupato per lo scenario politico. "Siamo in una fase un po' criptica  - ha proseguito - io cercherò di vedere se ci sono le possibilità per il prosieguo della legislatura".
"L'unica via è andare convinti verso le elezioni il più presto possibile. Tutti i sondaggi ci dicono che vinceremo" diceSilvio Berlusconi in collegamento telefonico con una kermesse di Fi a Napoli. Non potevano sostenere un governo delle tasse che aumenta la pressione fiscale e l'Iva. Un governo delle tasse non serve al Paese. Quando Letta ha deciso di sospendere il provvedimento per l'Iva e ha deciso l'aumento della benzina abbiamo capito che non possiamo continuare con questo governo".
A chi mi chiede di farmi da parte e accettare con cristiana rassegnazione la mia sorte giudiziaria, presente e futura, dico che lo farei senza esitazione, se ciò fosse utile al Paese". Così Silvio Berlusconi in un messaggio on-line. "Invece darei il mio avallo a una democrazia dimezzata dove i magistrati politicizzati decidono chi deve governare". "Se il governo proporrà una legge di stabilità realmente utile all'Italia, noi la voteremo. Se bloccheranno l'aumento dell'Iva senza aumentare altre tasse noi lo voteremo. Se, come si sono impegnati a fare, taglieranno anche la seconda rata Imu, noi voteremo favorevolmente".
domani alle 17 si terrà l'assemblea congiunta dei gruppi Pdl a cui prenderà parte anche Silvio Berlusconi. L'incontro servirà a fare il punto della situazione dopo la decisione del Cavaliere di staccare la spina al governo Letta.
 "Silvio Berlusconi è un perseguitato - dice il ministro Beatrice Lorenzin - non giustifico né condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore tentano di distruggere tutto quello che Berlusconi ha costruito e rappresentato". Lorenzin, pur dimettendosi, annuncia che non farà parte di questa FI che "spinge verso una destra radicale". "Io le dimissioni non ho avuto nessuna remora a darle - prosegue - però è evidente che se si fa in una sede in cui a discutere sono alcuni esponenti di un partito, senza il segretario, quel partito è geneticamente modificato: a questa Forza Italia non aderirò"
Rincara il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello,tra le colombe del Pdl: 'Se ci sarà solo una riedizione di Lotta Continua del centrodestra dice,  alludendo, senza nominarla alla nuova Forza Italia -  ne prenderò atto e mi dedicherò, magari, a creare il Napoli Club del Salario'. Non so se c'è una scissione - ha detto poi Qiagliariello - so che il centrodestra non è quello che si è espresso ieri". Riferendosi alle decisioni prese ieri ad Arcore, ossia alla richiesta di dimissioni dei ministri del centrodestra, Quagliariello ha poi aggiunto che "non è quella la storia del centrodestra maggioritaria, non è quella la storia dei moderati in Italia".
"Così non va - sottolinea il ministro Lupi - Fi non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Vogliamo stare con Berlusconi ma non con i suoi cattivi consiglieri. Si può lavorare per bene del Paese essendo alternativi alla sinistra rifiutando gli estremisti. Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia".
"Lorenzin e Quagliariello sono fuori dal partito? ''Si', credo di sì'' ha detto Mara Carfagna.
"Questo è il momento in cui dobbiamo dimostrare tutto quello che diciamo da anni, e cioè che siamo un partito vero, un partito unito che si riconosce senza distinzioni su alcuni valori essenziali e una comune visione della società" prosegue invece Sandro Bondi, senatore e coordinatore del Pdl, sottolineando la necessità di stringersi intorno a Berlusconi come testimonianza della "nostra fede nella liberà".
"Ma quali tasse, quale IVA - ribatte il presidente dei deputati democratici, Roberto Speranza - Sono solo pretesti per nascondere un'unica verità: far saltare tutto e mettere l'Italia in ginocchio pur di salvare se stesso. Berlusconi ha solo un duplice obiettivo: sciogliere le Camere, andare a elezioni anticipate per impedire che la Giunta del Senato decida sulla sua decadenza da senatore ed evitare che il Senato voti sull'interdizione dai pubblici uffici che sarà decretata a metà ottobre dal Tribunale di Milano. Per sfuggire a questi due pronunciamenti Berlusconi ha deciso di pugnalare l'Italia".
 Il senatore di Forza Italia Francesco Nitto Palma smentisce le indiscrezioni apparse sulla stampa su possibili defezioni dei senatori campani rispetto alla linea del partito ed invita a guardare a ''chi ha fatto dichiarazioni che vanno ben oltre il dissenso''. Prima della manifestazione di Forza Italia a Napoli Nitto Palma ha formulato gli auguri a Silvio Berlusconi insieme ad un gruppo di senatori. Tra essi il senatore Ciro Falanga, che ha smentito ogni dissenso con la linea del partito.
 "Moltissimi elettori e militanti del Pdl non condividono la deriva estremista" del partito". Lo afferma in una nota Maurizio Sacconi, senatore del Pdl, che attacca i "cattivi consiglieri del Presidente Berlusconi" e chiede ad Angelino Alfano di rappresentare le esigenze di "molti" nel partito.
''Non ci interessano i governicchi - dice Epifani - ma lavorare per il paese e consideriamo fondamentale approvare la legge di stabilità e cambiare la legge elettorale. Se ce la facciamo a fare un governo di servizio bene, se no ritorna la parola ai cittadini e al voto. Il Pd è pronto a tutto''. Così il segretario Pd Guglielmo Epifani, a 'In mezz'ora'.
F.Cristiana, Berlusconi ha perso ogni filo di dignità - Che Berlusconi "avesse perso ogni ultimo filo di vera dignità" "lo si sapeva da qualche mese": con l'invito a dimettersi ai ministri Pdl "ha posto il problema della dignità personale anche a quelle cinque persone che hanno giurato fedeltà alla Costituzione". Lo scrive Famiglia Cristiana che parla di crisi "sulla pelle degli italiani".(Ansa.it)