yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: ottobre 2013

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giovedì 31 ottobre 2013

CRIMINALITÀ - Quarto Oggiaro, è faida: ucciso un altro Tatone È il boss Pasquale, fratello di Emanuele . Il fratello era stato trovato morto domenica assieme all’autista in un campo del quartiere periferico di Milano


Pasquale Tatone nel 1987Pasquale Tatone nel 1987
A distanza di tre giorni dall’omicidio di Emanuele Tatone (e dell’autista Paolo Simone), mercoledì sera è stato ucciso anche suo fratello Pasquale Tatone, boss di Quarto Oggiaro, ammazzato a colpi di arma da fuoco nella sua auto nel cuore del quartiere di Milano dove da anni la famiglia gestisce il traffico di droga. L’agguato segna una svolta nelle indagini sul duplice omicidio di domenica scorsa in un campo al confine con Novate Milanese, che a questo punto si profila sempre più come l’inizio di una possibile faida negli ambienti della criminalità.
L’ESECUZIONE DOPO LA PARTITA - L’ipotesi è che qualcuno voglia eliminare dalla piazza la famiglia Tatone, che forse da «troppo tempo» ha il controllo del territorio. Una cosa appare comunque chiara: Pasquale Tatone era tranquillo, non immaginava di essere un bersaglio. Altrimenti non sarebbe andato a vedere la partita in un locale di Quarto Oggiaro senza protezione, e non sarebbe andato via in auto da solo (attorno alle 22.30). Chi lo ha ucciso ha atteso che entrasse nella vettura parcheggiata in via Pascarella, all’altezza del civico 11, e poi gli ha sparato contro diversi colpi dalla parte del guidatore. Sulla tipologia dell’arma non ci sono ancora conferme, ma alcuni testimoni arrivati subito dopo gli spari hanno parlato di grosse cartucce simili a quelle utilizzate per i fucili. Se così fosse, sarebbe un’arma diversa da quella che ha ucciso suo fratello Emanuele e il pregiudicato Simone, che secondo i risultati dell’autopsia condotta sabato mattina all’Istituto di medicina legale di Milano potrebbe essere un revolver. Gli investigatori avevano parlato da subito di un’esecuzione, e ora la loro ricostruzione pare prendere preoccupante consistenza.
IL BOSS E LA FAMIGLIA - Pasquale Tatone, scampato a un agguato nel 1994, era considerato il capo della famiglia di origine campane che ha fatto la storia della mala nel quartiere alla periferia nord del capoluogo lombardo. La famiglia, originaria di Casaluce, in provincia di Caserta, si era trasferita a Milano a inizio anni Settanta. I cinque fratelli hanno da subito avuto guai con la giustizia e la madre, Rosa, era soprannominata «nonna Eroina». (fonte "Corriere.it")

IL BILANCIO ANNUALE DELLE SPESE DI MONTECITORIOI - Alla Camera stipendi allineati. Verso l’alto . Indennità e rivalutazioni: dai 400 mila euro dei commessi ai 136 mila degli elettricisti. Diminuisce la distanza tra dirigenti e base


La Camera dei Deputati (Corbis)La Camera dei Deputati (Corbis)
I conti li ha fatti «United for a fair economy», organizzazione che da Boston si batte contro la diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza. Dice una loro ricerca che se nel 1940 un amministratore delegato guadagnava 14 volte un lavoratore medio, oggi la proporzione è salita a 531 contro 1. E ci sono casi dove la distanza tra la base e il vertice di un’azienda è ancora maggiore: come per la Fiat, dove Sergio Marchionne guadagna 1.037 volte il suo dipendente medio. Un’esagerazione, la naturale evoluzione del capitalismo, oppure la giusta distanza? In ogni caso l’esatto opposto di quello che viene fuori sfogliando le tabelle allegate al bilancio della Camera dei deputati, in questi giorni all’esame dall’Aula. La distanza fra base e vertice è minima, la piramide delle busta paga si schiaccia come nemmeno negli Stati Uniti del 1940. E non perché la retribuzione dei vertici sia bassa, ma perché quella della base è molto elevata.
Il vertice di Montecitorio, il segretario generale, ha stipendio e responsabilità analoghe a quelle dell’amministratore delegato di una grande azienda: entra con uno stipendio di poco superiore ai 400 mila euro lordi l’anno, ai quali si aggiunge l’indennità di funzione. Ma è scendendo verso la base nella piramide che cresce vertiginosamente la distanza delle retribuzioni dal mercato. Gli operatori tecnici - categoria nella quale rientrano i centralinisti, gli elettricisti e pure il barbiere di Montecitorio - vengono assunti con uno stipendio che supera di poco i 30 mila euro lordi l’anno. Ma già dopo 10 anni la loro busta paga è quasi raddoppiata, superando quota 50 mila, e a fine carriera può arrivare a 136 mila euro l’anno. Tradotto: un elettricista, un centralinista e un barbiere della Camera, anche se a fine carriera, messi insieme guadagnano quanto il segretario generale, che è pur sempre a capo di 1.500 persone.
Quanto si guadagna alla Camera
  • Quanto si guadagna alla Camera   
  • Quanto si guadagna alla Camera   
  • Quanto si guadagna alla Camera   
  • Quanto si guadagna alla Camera   
  • Quanto si guadagna alla Camera
Una piramide schiacciata verso l’alto, appunto. E una fotografia che ha davvero poco a che fare con le busta paga del resto dei lavoratori, sia del settore privato che di quello pubblico. Per capire: il reddito medio degli italiani, al netto della nostra evasione fiscale record, si ferma di poco sotto i 20 mila euro lordi l’anno. Quasi la metà di un centralinista della Camera dei deputati ad inizio carriera. E di esempi possibili ce ne sono altri ancora. Gli oltre 400 assistenti parlamentari, cioè i commessi di Montecitorio, guadagnano in media come il direttore di una filiale di banca, eppure in generale non svolgono compiti molto diversi dagli uscieri di altri simili uffici pubblici. Inoltre, sono numerosissimi: 0,7 per ogni deputato, dopo il taglio voluto dall’attuale segretario generale, mentre dieci anni fa il rapporto era addirittura 1 a 1. La busta paga degli oltre 170 «consiglieri parlamentari» ha in media lo stesso peso di quella di un primario ospedaliero, ma a fine carriera supera i 350 mila euro l’anno. Mentre il primario ha la responsabilità di un reparto, i consiglieri si limitano a svolgere attività di studio e ricerca, o di assistenza giuridico legale e amministrativa. Tutto bene così?
In realtà a complicare i conteggi c’è anche quella selva di indennità che si aggiungono allo stipendio minimo e che riguardano tutti i livelli dell’amministrazione: dai 662 euro netti mensili riservati al segretario generale giù fino ai 108,97 euro, sempre netti e al mese, per gli autisti parcheggiatori, passando per gli 85 riservati a chi lavora in cucina e per i 108 incassati dagli addetti al recapito della corrispondenza.
Ma, pur con la sua piramide schiacciata verso l’alto, la Camera almeno un merito ce l’ha. L’approvazione del bilancio arriva dopo che già quest’estate i dati sugli stipendi dei dipendenti erano stati resi pubblici: un file scaricabile direttamente dal sito internet conferma quelli che per anni erano stati solo sussurri e pettegolezzi. Un’operazione trasparenza, che al Senato non si è ancora vista. Da settimane si dice che gli stessi dati dovrebbero essere pubblicati a breve da Palazzo Madama. Anche quella è una piramide schiacciata, anche quella verso l’alto, probabilmente un po’ più in alto rispetto alla Camera. Ma per il momento bisogna accontentarsi di qualche vecchio dato e di qualche nuovo sussurro.(Lorenzo Salvia per "Corriere.it")

Sistema Sesto, Limonte: "A Penati sono stati dati almeno 3 milioni di euro" - A parlare dal banco dei testimoni è Maria Giulia Limonta, collaboratrice dell’imprenditore Piero Di Caterina, grande accusatore dell’ex presidente della Provincia di Milano. Penati: "Si parla di prestiti, non di tangenti"


"Preparavo io le buste per i politici, secondo le indicazioni di Di Caterina". A parlare dal banco dei testimoni alla nuova udienza del processo per il cosiddetto "Sistema Sesto", davanti al Tribunale di Monza, è Maria Giulia Limonta, stretta collaboratrice dell’imprenditore Piero Di Caterina, grande accusatore dell’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati e con lui imputato nel medesimo procedimento penale che li vede accusati a vario titolo, insieme ad altre otto persone, per corruzione, concussione e finanziamento illecito.
"Facevo quello che mi diceva Di Caterina, preparavo le buste su cui venivano indicati nomi di battesimo o indicativi della persona. Le ho preparate per Penati, per il sindaco di Segrate Alessandrini, per il geometra Sostaro", ha detto in aula Limonta. Che poi ha raccontato che in qualche caso è stata anche presente alla consegna di denaro a Penati, al quale, sempre secondo la Limonta, "in circa tredici anni sono stati dati almeno tre milioni di euro". "La signora Limonta oggi in udienza non ha mai dichiarato che Di Caterina mi abbia mai versato tangenti, ma ha sempre parlato di prestiti", ha dichiarato all’ANSA Filippo Penati. (Franco Grilli per "ilGiornale.it")

Decadenza, la Giunta per il voto palese. Palma: "Stabilità a rischio" - Braccio di ferro in Giunta per il regolamento, che alla fine decide per il voto palese. Letta se ne lava le mani: "Separare la vicenda dal governo". Ma Palma lo gela: "Se Berlusconi decade, a rischio la stabilità". E avverte: "Violate le regole europee". Schifani: "Strappo gravissimo, il Pd vuole andare al voto"


Il Senato voterà con voto palese sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. La Giunta per il regolamento, presieduta da Piero Grasso, si è riunita oggi e ha deciso di cambiare il regolamento con una sorta di provvedimento contra personam per far fuori il Cavaliere.
In genere, infatti, il regolamento prevede lo scrutinio segreto quando si tratta di decisioni su persone. Il Pdl ha contestato la decisione che, essendo un’interpretazione del regolamento, non dovrà passare per il vaglio dell’aula. Per il Popolo della libertà è una "surrettizia modifica del regolamento", come ha detto la relatrice Annamaria Bernini.
La decisione di votare a scrutinio palese è passato con 7 voti a favore e 6 contrari.
Il deputato Karl Zeller (Svp) ha votato a favore del voto segreto: "Io sono per il voto trasparente", ha detto, "ma la procedura a cui si è giunti a questa interpretazione non la considero corretta". Ago della bilancia dell’organismo - composto da quattordici senatori tra cui il presidente dell’assemblea di Palazzo Madama Pietro Grasso che la presiede ma che da prassi non ha votato - Linda Lanzillotta (Scelta civica). Dopo essersi riservata di prendere una decisione a dibattito concluso, la senatrice ha dichiarato non necessario il voto segreto perché "non sarà un voto sulla persona, ma sul suo status di parlamentare".
"Qui il vero problema è la violazione delle procedure con le quali si cerca di ottenere la decadenza del Cavaliere: si tratta di gravi violazioni delle regole delle nostre istituzioni e di quelle dell’Unione europea", ha tuonato il presidente della commissione Giustizia del Senato Francesco Nitto Palma ricordando ai partiti che sostengono il governo Letta che, qualora Berlusconi dovesse cadere, si aprirebbe inevitabilmente la strada all'instabilità politica.
Nelle ultime ore Berlusconi - che ha preferito far saltare il già previsto pranzo con i ministri del Pdl - ha chiesto al premier Enrico Letta di non rendere retroattiva la legge Severino sulla incandidabilità. Ma il capo del governo non intende entrare nel merito del dibattito fingendo di non sapere che, qualora dovesse passare la linea giustizialista, la sua maggioranza rischierebbe di cadere da un momento all'altro.
"La risposta è nel voto di fiducia che il governo ha ottenuto il 2 ottobre - ha spiegato Letta a Radio Anch’io- in quella richiesta di fiducia il pilastro era che l’Italia ha bisogno di un governo e che questo deve restare separato dalle vicende giudiziarie, quella era la base su cui il parlamento ha dato una ampia fiducia al governo".
Il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio ha, poi, rimarcato la posizione di Palazzo Chigi annunciando che il Consiglio dei ministri, non metterà mai nero su bianco che la legge Severino non è retroattiva. Una linea che porta inevitabilmente all'implosione. "Possono votare la decadenza in Aula, ma poi sia chiaro chi mina la stabilità. Se sarà un voto politico, nessuno si lamenti delle conseguenze", ha replicato Palma facendo notare in una intervista alla Stampa che, dopo la novità contenuta nellemotivazioni della sentenza della Corte di Appello di Milano, bisogna "reinvestire la Giunta" perché "la possa valutare come organo".
Nella sentenza è, infatti, spiegato che l'incandidabilitàè una sanzione lasciata all’autorità amministrativa. Il che è molto importante dal momento che il dibattito sulla incandidabilità verteva anche su questo. "Noi dicevamo che è una sanzione, e quindi irretroattiva - ha continuato Palma - mentre altri ne negavano la natura di sanzione". Insomma, si tratta, rispetto a precedenti interventi, citati anche da Felice Casson per sostenere la tesi contraria, di una nuova interpretazione.
"È stato compiuto un gravissimo strappo delle regole parlamentari contro Silvio Berlusconi. Una norma sul voto segreto per la sua decadenza è stata cambiata a colpi di maggioranza con un semplice parere. La verità è che il Partito democratico vuole far saltare questa alleanza per andare al voto. Se ne assuma la responsabilità  davanti agli italiani", ha dichiarato al Tg1 il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani. (Sergio Rame per "ilGiornale.it")



ZA NEZAVISNOST PRAVOSUĐA DUŠKU MARKOVIĆU PREPREKA SEDMA SILA - Umjesto sudova kritikovao medije . Najčešće se sudi bez optužnice, a presuđuje van sudnice, sudije se svrstavaju i profesionalno diskredituju a da nijesu predmet ni zadužile, ocijenio je Marković


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Ministar pravde Duško Marković saopštio je da se u Crnoj Gori nerijetko dešava da se sudi mimo sudnice i da se sudije diskredituju i prije nego što dobiju u rad predmet. On se osvrnuo i na trajanje sudskih postupaka koji su, kako kaže, i dalje zabrinjavajući, a takođe i visoka stopa oslobađajućih presuda u prvom stepenu i u apelaciji.
-Ozbiljnu zabrinutost izazivaju i nedostaci u dijelu nezavisnosti i odgovornosti pravosuđa, koji otežavaju borbu protiv korupcije. Marković ističe da je Brisel notirao i manjkavosti sistema, da izvršenje presuda u građanskim i privrednim stvarima ostaje slabo, a trajanje sudskih postupaka je i dalje predmet zabrinutosti.
– Posebnu zabrinutost uzrokuje i visoka stopa oslobađajućih presuda u prvom stepenu i u apelaciji, a konstatuje se i da nedostaci u dijelu nezavisnosti i odgovornosti pravosuđa ostaju predmet ozbiljne zabrinutosti i otežavaju borbu protiv korupcije. Hoću da ponovim ono što često govorim – da je ambijent koji smo kreirali danas jedno od najozbiljnijih ograničenja na planu jačanja nezavisnosti i efikasnosti pravosuđa. Najčešće se sudi bez optužnice, a presuđuje van sudnice, sudije se svrstavaju i profesionalno diskredituju a da nijesu predmet ni zadužile. Unaprijed se stvara ambijent u kojem nijesu odlučujuće činjenice već očekivanja – kazao je on.
Na Cetinju je juče obilježen Dan crnogorskog sudstva, a svečanosti je prisustvovao i Duško Marković.
Predsjednik Vrhovnog suda Vesna Medenica saopštila je da reformu sudske vlasti nije moguće nastaviti samo izmjenama zakona. Ona kaže da je potrebno obezbijediti osnovne pretpostavke za njegovu suštinsku nezavisnost, materijalnu opremljenost i adekvatno pozicioniranje u sistemu podjele nadležnosti vlasti.
Medenica je kazala da je nakon usvajanja akcionih planova za poglavlja 23 i 24 sudstvo spremno za predstojeće evropske izazove prepoznate u izvještaju o napretku Crne Gore.
– U vremenu koje je pred nama čvrsto vjerujemo da ćemo realizovati sve zadatke koji su u procesu evropskih integracija obaveza sudova. Puno primjena zakona, konstantna edukacija nosilaca sudijske funkcije, poštovanje ljudskih prava i međunarodnih standarda mora biti vodilja našeg rada – navela je Medenica.
Ona je ocijenila da je racionalizacija sudske mreže najzahtjevnija aktivnost u narednom periodu i da zahtijeva opreznost i analizu.
– Stoga je potrebno pažljivo procijeniti da li se ušteda može postići racionalizacijom sudske mreže kroz koncentraciju sudova, s obzirom na to da je potreban duži period za značajniju uštedu – kazala je ona.
Predsjednik Udruženja sudija Hasnija Simonović kazala je da Crna Gora ima veoma organizovan pravosudni sistem, zasnovan na odgovornosti i profesionalizmu njegovih nosilaca.
– U Crnoj Gori ima 265 sudija i vjerujem da svaki od njih svoj poziv vrši časno i pošteno i vjerujem da među članovima Udruženja nema korumpiranih iako smo sve češće nosioci te negativne etikete – navela je ona.
D.Ž.

Svetlana nije došla

Svečanom obilježavanju Dana crnogorskog sudstva prisustvovale su gotovo sve sudije iz Crne Gore. Međutim, među njima nije bila Svetlana Vujanović, sadašnji sudija Vrhovnog suda, a donedavno predsjednik Apelacionog suda. Takođe, svečanosti nije prisustvovao ni njen suprug Filip Vujanović, koji je poslao telegram.

Svima šansa za produženje mandata

Crnogorski poslanici usvojili su na jučerašnjoj sjednici Skupštine Predlog zakona o izmjeni zakona o Sudskom savjetu, koji su podnijeli Srđan Milić (SNP), Borislav Banović (SDP), Mladen Bojanić (Pozitivna CG) i Ljerka Dragičević (HRI).
Glavni razlog za donošenje Zakona o izmjenama i dopunama Zakona o Sudskom savjetu je, po riječima predlagača, njegovo usklađivanje sa amandmanima I do XVI na Ustav Crne Gore, koje je Skupština ranije usvojila.
U Predlogu zakona o Sudskom savjetu predložen je način izbora predsjednika Vrhovnog suda, tako što Sudski savjet oglašava slobodno mjesto predsjednika Vrhovnog suda u Službenom listu Crne Gore i jednom od štampanih medija.
Listu prijavljenih kandidata koji ispunjavaju zakonom propisane uslove za predsjednika Vrhovnog suda Sudski savjet dostavlja Opštoj sjednici Vrhovnog suda, koja prijavljene kandidate može pozvati na razgovor. Opšta sjednica Vrhovnog suda podnosi Sudskom savjetu obrazloženi predlog kandidata za izbor predsjednika Vrhovnog suda u roku od osam dana od dana dostavljanja liste prijavljenih kandidata.
U pogledu sastava Sudskog savjeta iz reda sudija predloženo je da član iz reda sudija osnovnih sudova mora imati najmanje pet godina radnog iskustva kao sudija. Takođe, za člana Sudskog savjeta iz reda uglednih pravnika može biti birano lice koje je diplomirani pravnik, ima najmanje 10 godina radnog iskustva i uživa lični i profesionalni ugled. Pored toga, predloženo je da članovi Sudskog savjeta iz reda sudija i uglednih pravnika mogu biti ponovo birani za člana Sudskog savjeta po isteku četiri godine od prestanka prethodnog mandata u Sudskom savjetu, čime se uvodi mogućnost ponovnog izbora. Predloženo je da se zamjenik predsjednika Sudskog savjeta bira iz reda uglednih pravnika.A.T.

Izabrani novi
članovi Sudskog savjeta

Na konferenciji sudija za članove Sudskog savjeta iz reda sudija izabrani su Radoje Orović, sudija Vrhovnog suda, sudija Apelacionog suda Milić Međedović, Nataša Božović, sudija Višeg suda u Podgorici, dok je iz reda sudija osnovnih sudova izabrana Željka Jovović, sudija Osnovnog suda u Podgorici.
Parlament ima rok da do druge polovine novembra izabere dva ugledna pravnika.(fonte "DAN"
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PREMIJER PORUČIO DA JE „SNIMAK” ZAVRŠENA PRIČA I DA PARTIJE SA PET ODSTO GLASOVA NEMAJU PRAVO DA UČE DPS - Milo zaratio i sa EU i sa SDP-om . Imate pretenziju partije koja dobija pet, sedam ili devet odsto glasova da podučava DPS šta bi trebalo da radi, i očekivanje da bi vodeća partija trebalo da prihvati sugestije da bi izašla u susret konkurenciji da se samouništi – kaže Milo Đukanović


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Premijer i predsjednik Demokratske partije socijalista Milo Đukanović poručio je juče da je afera „Snimak” završena priča i da toj stranci ne pada na pamet da se bavi utvrđivanjem političke odgovornosti svojih funkcionera. Đukanović se obrušio i na Socijaldemokratsku partiju, čiji je lider Ranko Krivokapić nedavno pozvao DPS da utvrdi političku odgovornost za „Snimak”, poručujući da „partija koja dobije pet, sedam ili devet odsto glasova ne može davati preporuke najjačoj stranci”.
– Uprkos jasno negativnom stavu DPS je prihvatio da učestvuje u parlamentarnoj istrazi koja je završena. Što se nas tiče, to je pitanje završeno. Čuli smo nedavno i vršioca dužnosti vrhovnog državnog tužioca Veselina Vučkovića koji je saopštio rezultate tužilačke istrage. I šta sad, treba svi da se zamajavamo aferom „Snimak” da bi se na krajnje neodgovoran način trošilo vrijeme političkih subjekata kojima su građani povjerili stepen odgovornosti – kazao je Đukanović.
On tvrdi da se pokušava nastaviti proces suđenja DPS-u i opet se potencira pitanje političke odgovornosti.
– Kakve političke odgovornosti? Da li se parlament bavio tim pitanjem i stavio tačku na to? Jeste. I šta sad, očekujete da će DPS da prihvati sugestiju naše političke konkurencije. Politički direktor DPS-a je rekao stav naše partije da nam ne pada na pamet da to radimo – podvukao je Đukanović.
Dodao je da „ima veoma dobronamjernu sugestiju političkim konkurentima, bilo da su u bloku vladajuće koalicije ili opozicionom”.
– Ukoliko želite da dajete nekom preporuke, morate biti kvalifikovani za to. Smiješno bi bilo ukoliko bi učitelj dobijao preporuke od đaka u školi. Imamo partiju koja već 20 godina dobija 40 odsto ili više glasova na izborima. I sad imate pretenziju partije koja dobija pet, sedam ili devet odsto da podučava ovu partiju šta bi trebalo da radi, i očekivanje da bi ta vodeća partija na političkoj sceni trebalo da prihvati te sugestije da bi izašla u susret konkurenciji da se samouništi. To smo vidjeli na primjeru Liberalnog saveza, kad je lider u svom rastrojstvu, u finalu ugasio tu partiju – poručio je Đukanović.
Govoreći o odnosu sa SDP-om i razlikama među koalicionim partnerima, rekao je da je na partiji Ranka Krivokapića da odluči šta će da učini.
– Oni koji preporučuju SDP-u da napusti vlast isti su koji preporučuju meni da se povučem da bih mogao da sačuvam svoju slobodu. Poruka i jednih i drugih je – sklonite se jer bismo i mi da uhvatimo jedan krug, 20 godina već čekamo priliku da dosanjamo svoj san i da osvojimo vlast u Crnoj Gori. Potrošili smo dosta onog novca koji smo kao antiratni profiteri ostvarili, potrošili smo ga na kreiranju političkih monstruma koje imamo na crnogorskoj političkoj sceni, sad smo već u problemu održivosti tih medija. Da li će se SDP voditi tim sugestijama, na njima je da odluče. Što se nas tiče, mi smo naredni za svakog. I da se sjutra dogode izbori nema sumnje da bi DPS bio najjača partija na crnogorskoj političkoj sceni – naglasio je Đukanović.
Komentarišući odluku Demokratskog fronta da selektivno bojkotuje parlament zapitao se da li to znači odgovornost kada treba doći do blagajne i podići plate i dnevnice, a neodgovornost kada treba ući u salu gdje se održava sjednica odbora ili plenuma.

V.R.

Odgovoriće mu Ranko na premijerskom satu

U Socijaldemokratskoj partiji nijesu juče željeli da zvanično komentarišu poruke lidera DPS-a Mila Đukanovića upućene na njihov račun.
– Nećemo danas davati izjavu o tome – saopštio je šef medijskog pula SDP-a Mirko Stanić.
Komentar nije bilo moguće dobiti ni od potpredsjednika SDP-a Raška Konjevića i Rifata Rastodera. Rečeno nam je da iskoristimo prvu priliku i komentar zatražimo od predsjednika SDP-a Ranka Krivokapića, što se može očekivati tokom današnjeg premijerskog sata.(fonte "DAN"
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CEAK PRIJETI NOVIM TUŽBAMA I TRAŽI DA SE IMOVINA KAP-a PRODAJE U DJELOVIMA - Deripaska traži isplatu duga . Razrješenje nastale situacije je nacionalizacija KAP-a, što omogućava Vladi da prisvoji sve aktive KAP-a, pod uslovom potpune nadoknade svih ulaganja stranim investitorima, navodi CEAK


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Bivši vlasnik Kombinata aluminijuma, ruski CEAK, namjerava da preuzme sve zakonske mjere u crnogorskim i međunarodnim sudovima protiv Crne Gore i članova Vlade, kako bi zaštitila svoja prava, saopštili su iz te kompanije. Rusi su prije nekoliko mjeseci prijetili sa nekoliko arbitraža i odštetnim zahtjevom od preko milijardu eura.
Oni su naveli da je nacionalizacija KAP-a, kojim od sredine jula upravlja državni Montenegro bonus, protivzakonita, kao i da je povreda prava investitora, nedopustiva za državu koja teži ulasku u EU.
– Budući da je odmah nakon pokretanja stečajnog postupka upravljanje KAP-om stečajni upravnik predao Montenegro bonusu, koja je u stopostotnom državnom vlasništvu, očigledno je Vlada, koristeći stečaj, osmišljeno preuzela kontrolu nad KAP-om sa jednim ciljem – samostalnim upravljanjem finansijskim sredstvima najvećeg industrijskog preduzeća u državi. Stoga, u slučaju da se ne nađe pravi novi investitor, očekujemo da će se Vlada truditi da odugovlači stečajni postupak na najduži mogući rok, kako bi što duže koristila KAP u svoje svrhe – saopštili su iz CEAK-a, koji je od kraja 2005. godine, do jula ove godine upravljao KAP-om.
Iz CEAK-a, koji je kćerka firma En plusa, čiji je direktor Oleg Deripaska, naveli su da Vlada, koja je dovela KAP do bankrota, mora nadoknaditi povjeriocima KAP-a sva uložena sredstva.
– Shodno tome, opcija za razrješenje nastale situacije je nacionalizacija KAP-a u skladu sa odredbama međunarodnih sporazuma o zaštiti stranih investicija. U tom slučaju, Vlada će imati pravo da prisvoji sve aktive KAP-a pod uslovom potpune nadoknade svih investicija, koje su strani investitori uložili u KAP. Osim toga, opcija je zajednička aktivnost Vlade i CEAK-a na konzervaciji proizvodne djelatnosti u KAP-u i traženju novog investitora za fabriku, pod uslovom da država isplati dug prema povjeriocima – kazali su iz CEAK-a i istakli da se prodavanjem imovine KAP-a dio po dio može omogućiti velika količina novčanih sredstava.
Stečajni upravnik Veselin Perišić nedavno je iskazao namjeru da oglasi kompletnu prodaju imovine KAP-a, a predstavnici CEAK-a, koji je drugi najveći povjerilac KAP-a sa 50 miliona, naveli su da nijesu bili obaviješteni o uzrocima i ekonomskim pretpostavkama, kojima se rukovodio stečajni upravnik prilikom odabira ove metode.
Perišić je „Danu” kazao da nije konačna odluka da se KAP proda kao imovina, već samo namjera.
– To se nametnulo kao najbolje rješenje, ali sačekaćemo procjenu Instituta sertifikovanih računovođa i revizora i uporediti sa mojom, pa ćemo onda vidjeti kako je najbolje unovčiti KAP. Prije nego se donese konačna odluka, naravno da ću konsultovati povjerioce, jer mi ne pada na pamet da ne slušam odbor povjerilaca – istakao je Perišić.
D.M.

Perišić čeka Institut

Oglas o prodaji imovine KAP-a neće, kako je ranije bilo najavljeno, biti objavljen danas, nego tek kad se završi procjena imovine, kazao je stečajni upravnik Veselin Perišić.
– Oglas za prodaju mora da sadrži početnu prodajnu cijenu, koju će utvrditi procjenitelji. U ovom trenutku ne možemo prejudicirati kada će Institut završiti procjenu. Taj posao se mora kvalitetno uraditi i čim se uradi procjena mi ćemo objaviti oglas o prodaji – objasnio je Perišić.
On je negirao tvrdnje CEAK-a da je radio na štetu najvećih povjerilaca i istakao da je, kao stečajni upravnik, dužan da izvrši procjenu da li je bolje prodati cjelokupnu imovinu ili je prodavati u djelovima.
– Tu sam analizu pažljivo uradio i obavijestio povjerioce i javnost o svojoj namjeri, ali ne i o konačnoj odluci. Povjerioci imaju pravo da reaguju na tu namjeru, a ja sigurno nijednom radnjom i nijednim potezom neću učiniti bilo šta, pa ni objaviti prodaju na način koji bi bio suprotan interesima povjerilaca – rekao je Perišić.

Procjena imovine do 15. novembra

Procjena imovine Kombinata aluminijuma biće gotova oko 15. novembra, kazao je „Danu” direktor Instituta sertifikovanih računovođa i revizora Rade Šćekić.
– Kompletnu dokumentaciju preuzeli smo početkom sedmice od stečajnog upravnika, a potpisali smo da će procjena biti gotova 20 dana od preduzimanja dokumentacije. Tako da se po tom osnovu može računati da je tih 20 dana počelo u ponedjeljak, što znači da bi procjena trebalo da bude gotova između 10. i 15. novembra – rekao je Šćekić „Danu”.
Nakon što ISRR završi sa procjenom imovine Privredni sud treba da donese odluku kada će raspisati oglas za prodaju imovine. RTCG je juče objavila da bi Privredni sud tu odluku trebalo da donese danas, međutim, predsjednik Privrednog duga Dragan Rakočević kazao je „Danu” da ne može donijeti odluku prije nego što se završi procjena imovine.(fonte "DAN"
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mercoledì 30 ottobre 2013

Paolo Scaroni, il tifoso picchiato dalla polizia che cerca giustizia - Oggi protagonista a Le Iene



Paolo Scaroni, il tifoso picchiato dalla polizia che cerca giustizia
(Maghdi Abo Abia per "Giornalettismo.com")
Le Iene questa sera proporranno, a firma di Matteo Viviani, un pezzo in cui si ripercorrerà la storia di Paolo Scaroni, un tifoso del Brescia che nel novembre del 2005, al termine della sfida tra l’Hellas Verona e le Rondinelle, rimase gravemente ferito in uno scontro tra tifosi ed agenti.
festa del centenario del Brescia Calcio
CHI È PAOLO SCARONI - Il ragazzo venne ricoverato in coma, condizione dalla quale uscì solo dopo oltre un mese rimanendo invalido al 100 per cento a causa delle ferite subite negli scontri. Paolo Scaroni ha raccontato la sua storia nel 2009, con le parole pubblicate sul sito Brescia 1911 Curva Nordchiedendo l’attenzione del Presidente della Repubblica e dell’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, spiegando come il 24 novembre 2005 sia cambiata la vita di un ex allevatore di tori di Castenedolo, alla stazione di Verona Porta Nuova. Paolo ha spiegato che quel giorno è voluto andare in Veneto per vedere la Leonessa e che, dopo la partita, è stato scortato in stazione senza difficoltà apparenti.
PAOLO SCARONI, LA LETTERA - E nonostante i binari fossero deserti, ad un certo punto la celere ha colpito con una carica di alleggerimento per mantenere l’ordine pubblico, picchiando proprio Paolo con il manganello. Lo stesso reparto ha osteggiato l’intervento dell’ambulanza ma il giovane è riuscito ad arrivare all’ospedale di Borgo Trento, dov’è rimasto molti mesi, mentre la famiglia riceveva intimidazioni e minacce, così come accaduto agli amici. Le indagini si sono svolte così:
In seguito alle gravissime lesioni subite, presso la Procura della Repubblica di Verona è iniziato un procedimento a carico di alcuni poliziotti e funzionari identificati quali autori delle lesioni da me subite. Nonostante il Giudice per le Indagini Preliminari abbia respinto due volte la richiesta d’archiviazione, il Pubblico Ministero non ha ancora esercitato l’azione penale contro gli indagati.
Mi domando per quale ragione ciò avvenga e perché mi sia negata giustizia.
Oggi, dopo avere perso quasi tutto, rimango perciò nell’attesa di un processo, nemmeno tanto scontato, considerati i precedenti ed i tentativi di screditarmi. Oltretutto i poliziotti erano tutti a volto coperto, quindi non identificabili (com’è possibile tutto questo?), sebbene a comandarli ci fosse una persona riconoscibilissima.
Dopo le tante bugie e cattiverie uscite in modo strumentale sul mio conto a seguito della vicenda, aspetto soprattutto che mi venga restituita la dignità.
[...]
Le mie funzioni fisiche sono state ridotte notevolmente, e nonostante la lunga riabilitazione a cui mi sottopongo da anni con molta tenacia non avrò molti margini di miglioramento. Questo lo so quasi con certezza: l’unica cosa funzionante come prima nel mio corpo infatti è il cervello, attivo come non mai. Dopo quattro anni non ho ancora stabilito se questa sia stata una fortuna.
Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni.
Ho perso la ragazza.
Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche), nonostante mi spinga ancora molto lontano.
Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza.
PAOLO SCARONI, IL PROCESSO DI PRIMO GRADO - Lo stesso sito ci propone la sentenza integrale e le motivazioni del primo grado che hanno portato all’assoluzione per insufficienza di prove per sette poliziotti imputati mentre l’ottavo, l’autista della camionetta, non ha commesso il fatto, nonostante la corte abbia ammesso che sia stato usato un manganello, che sono stati scagliati più colpi, che lo strumento era vietato dal ministero dell’interno, che la carica non è stata autorizzata, che il lancio di lacrimogeni era esagerato, che i poliziotti incaricati delle riprese non abbiamo immortalato la carica, che le lesioni potevano cagionare la morte, che le altre riprese siano state manomesse. Ma il fatto che avessero agito a volto coperto ha portato ad un’impossibilità di stabilire chi ci fosse dietro quei passamontagna. Le responsabilità della polizia sono state accertate. Ma non ci sono colpevoli. Ora inizierà il processo d’appello, e Paolo spera di ottenere la giustizia che cerca da otto anni. (Photocredit Lapresse)