yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: dicembre 2013

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martedì 31 dicembre 2013

NA RTU PLATAMUNI - Budva: Deripaska zauzeo strateški važnu vojnu lokaciju



Jedan od najposlušnijih Putinovih oligarha, čovjek za koga se kao za slamku hvatao  premijer Milo Đukanović misleći da će preko njega riješiti problem  KAP-a, useliće se ovog ljeta, nakon troipogodišnjeg građevinskog poduhvata,  u raskošni ljetnjikovac na rtu Platamuni.
To je rok  do kojeg kompanija “Overseas assets management”, iza koje stoji   Oleg Deripaska, planira da okonča megalomanski projekat na mjestu nekadašnje vojne kasarne i pologona za raketna gađanja. Tu niče, za naše prilike, nesvakidašnji rezidencijalni kompleks od dvije velike palate i desetak manjih vila.
Obložene bijelim danilovgradskim mermerom, palate od ukupno 2.000 kvadratnih metara, sa nekih 20 metara visine, predstavljaju najluksuzniji ljetnjikovac na našoj obali.
Ovaj kompleks vila nikao je na neprestipučanom dijelu obale, rtu koji je nekada bio strateško vojno mjesto na obali, a put do njega još je veći izazov za putnika namjernika. Smješten nedaleko od plaže Ploče kod Budve, kompleks se prostire na 25.000 kvadrata. Opasan je pet metara visokim kamenim zidom. (Vuk Lajovic per "Vijesti")

E Grillo prepara il contromessaggio - Ai partiti: 'Abbuffatevi perché forse ultima cena'


"Abbuffatevi in questa notte di Capodanno. Potrebbe essere l'ultima, meglio approfittarne, anzi abusarne come avete fatto con Democrazia e Costituzione. Prosit". E' la minaccia che Beppe Grillo rivolge ai partiti dal suo blog.
Il leader M5S usa toni messianici: "Chi non ha fede nella Repubblica dei partiti e nei suoi trombettieri - scrive - è un povero miscredente, un populista, un terrorista mediatico, un potenziale camorrista, un neo brigatista. Non si mette in dubbio la parola del Signore quando il suo nome è Napolitano".(Ansa.it)

'Venite, ho ucciso tutti', 4 morti a Collegno . Un uomo ha sparato a moglie, suocera e figlia e poi si è suicidato. Aveva perso da poco il lavoro


Rimasto senza lavoro, ha ucciso l'anziana suocera, la moglie e la figlia. Poi si è tolto la vita. Il dramma, provocato dalla crisi economica, nell' appartamento al quinto piano di Collegno, prima cintura di Torino, dove la famiglia viveva (Le foto).
"Venite, ho ucciso tutti: sono impazzito", le parole con cui Daniele Garattini, 56 anni, fino a un mese fa rappresentante di commercio, ha detto ai carabinieri prima di lasciare loro la porta di casa socchiusa e di suicidarsi. Dieci minuti di follia sono bastati a quest'uomo, volontario di Save the Children descritto dagli amici come "mite e per bene", per sterminare tutta la sua famiglia.
"Sono pazzo, sono pazzo", ha risposto ai militari dell'Arma che gli chiedevano perché lo avesse fatto. Pochi istanti e anche lui è morto in una pozza di sangue. Accanto, la pistola regolarmente denunciata dal padre, e un coltello, l'arma usata per togliersi la vita dopo essersi sparato al petto ed essere rimasto senza proiettili. Davvero drammatica la scia di morte che si è lasciato dietro. L'uomo ha sparato per prima alla suocera, Daria Maccari, 84 anni, mentre dormiva sul divano del soggiorno.
Poi ha inseguito la moglie, Letizia Maggio, 54 anni, e la figlia, Giulia, studentessa di 21 anni appena, in cucina, le borse della spesa per il cenone di Capodanno ancora sul pavimento. Le due donne hanno cercato di proteggersi a vicenda: sono morte una accanto all'altra, colpite da cinque proiettili. Solo in quel momento, dopo avere chiamato i carabinieri, ha rivolto la pistola contro se stesso. I proiettili nel caricatore erano finiti e allora ha preso un coltello da cucina e si è pugnalato al cuore.
"Daniele era una persona mite, provata dalla presenza in casa dell'anziana suocera, che doveva assistere (era malata di alzheimer, ndr) - racconta un amico, l'ex assessore del Comune di Collegno Gianni Pesce -. Ma a preoccuparlo era soprattutto il lavoro".
Responsabile e coordinatore dell'ufficio vendite delle linee bambino 012 Benetton in Piemonte, Garattini aveva perso di colpo il lavoro ed era caduto in un forte stato di depressione. A Collegno, insieme ai carabinieri della Compagnia di Rivoli, sono intervenuti i sanitari del 118, che non hanno potuto fare nulla per le tre donne uccise e per il suicida. Sul posto anche il sostituto procuratore Antonio Rinaudo.(Ansa.it)

EXPO (2015) – L’ACCORDO CON I CIELLINI LUPI E FORMIGONI E LA DE GIROLAMO E’ L’ULTIMA SCOMMESSA DI LETTA PER GALLEGGIARE FINO AL 2015


Enrico Letta lo ha detto apertamente: "Voglio che Expo sia considerato un grande punto di riferimento della vita di questo governo". Due messaggi in una frase. Il primo: c'è un filo che lega Roma e Milano, il governo e l'Expo; e i risultati dell'esposizione universale saranno un metro per misurare anche lo stato di salute del governo. Il secondo: Expo è un evento del 2015, dunque Letta si è prenotato a mangiare il panettone per (almeno) altri due anni.
ACCORDO EXPO GIUSEPPE SALA ENRICO LETTA ROBERTO MARONI GIULIANO PISAPIAACCORDO EXPO GIUSEPPE SALA ENRICO LETTA ROBERTO MARONI GIULIANO PISAPIA
"Il successo di Expo sarà una cartina di tornasole per valutare l'operato di questo governo", ha ripetuto il presidente del Consiglio quando ha ufficializzato a Milano la nomina di Giuseppe Sala a commissario unico, "e rappresenta lo snodo attraverso il quale il Paese può agganciare la ripresa. Expo, sette anni fa quando ci ho creduto, era un sogno, ma ci vuole una follia visionaria. E i sogni servono anche a una politica arida".

La "follia" del premier
Sogno, visioni, follia: se la ricetta psichedelica contro la "politica arida" è Expo, Letta non è messo proprio benissimo. Più concreti però gli appalti e gli affari di una partita in cui sono molti, ormai, a rischiarci la faccia: il governo Letta, certo ("Siamo una squadra che vuole vedere Milano come una grande capitale d'Europa"), ma anche il sindaco Giuliano Pisapia e la task force ciellina rappresentata da Maurizio Lupi e Roberto Formigoni.

city life milano expoCITY LIFE MILANO EXPO
L'uomo forte dell'operazione
Dopo anni di contese e litigi, Letta ha semplificato la governance di Expo. Decaduti i due ex commissari (il sindaco Pisapia e il presidente Formigoni), il commissario unico Giuseppe Sala è diventato l'uomo forte dell'operazione: "Per evitare i problemi di governance del passato, c'era bisogno di più fluidità", dice Letta. Sala dovrà fare però i conti con la "squadra" di governo, che sulla partita Expo schiera, oltre allo stesso presidente del Consiglio, ben tre ministri: quello dell'agricoltura, Nunzia De Girolamo; quello di trasporti e infrastrutture, Maurizio Lupi; quello dei beni culturali e del turismo, Maurizio Bray. Più un sottosegretario, l'ex dirigente del Pd lombardo Maurizio Martina, a cui Letta ha affidato la delega all'agricoltura e all'Expo, con ufficio a Palazzo Chigi affinché possa "garantire un contatto costante e una continua collaborazione con i ministri".

CANTIERE EXPO MILANOCANTIERE EXPO MILANO

Un mix da larghe intese, dunque, a coordinamento Pd. Si è così un po' allentata su Expo la presa di Cl, fortissima nelle prima fase dell'operazione sulle aree. I ciellini possono comunque contare sull'asse tra il ministro Lupi e il senatore Formigoni, che ha perso sì il posto di commissario, ma a Roma ha subito occupato la poltrona di presidente della commissione agricoltura del Senato: il posto giusto per restare in partita , perché Expo vuol dire agroalimentare, visto che il tema assegnato dal Bureau International des Expositions è "Nutrire il pianeta, energia per la vita".


GIUSEPPE SALAGIUSEPPE SALA

Maroni attende, la magistratura no
La Lega, da sempre exposcettica (come, ai suoi tempi, l'ex ministro Giulio Tremonti), non ha per ora grande voce su Expo. Vedremo come il presidente della Regione Roberto Maroni cercherà di rientrare in partita, con il rimpasto e le nomine regionali attese per l'inizio del 2014. Per ora, insieme a Pisapia batte sul tasto della legalità e degli scudi da alzare contro le infiltrazioni mafiose. È un bel rebus tenere insieme, da una parte, procedure snelle e leggi speciali e, dall'altra, barriere contro le cosche che da anni si preparano al banchetto di Expo. Gli investigatori hanno occhi puntati sui lavori, ma intanto entrambi gli appalti più grossi già assegnati (pulizia dell'area e costruzione della "piastra" di base) sono sotto indagine delle procura di Milano.

GIULIANO PISAPIA E ROBERTO MARONIGIULIANO PISAPIA E ROBERTO MARONI
Quello che rischia di più, comunque, sembra essere il sindaco Pisapia. Sta scommettendo molto su Expo: "Sarà la nostra grande speranza per il futuro", ha dichiarato, "fra tre anni la città sarà più bella". Dopo le interminabili contese dell'era Moratti-Formigoni per decidere chi comandava in Expo, Pisapia oggi rivendica di "averla rimessa in carreggiata", ponendo fine ai litigi, alle lotte di potere, all'immobilismo e ai ritardi della gestione precedente. Sta cercando di utilizzarla al massimo per portare risorse alla città, in tempi di risorse scarse. I lavori sul sito sono finalmente partiti e la promessa - non del tutto scontata - è che finiranno in tempo, per l'inizio dell'esposizione nel fatidico 2015.


Il progetto è ridimensionato, non è più faraonico come nei piani di Letizia Moratti, ma il sindaco spera possa portare qualche beneficio a Milano, visto anche l'impegno garantito dal governo Letta. Intanto con parte dei fondi Expo (30 milioni di euro) sono finalmente partiti i lavori per risistemare la Darsena: sventato il piano del centrodestra che l'avrebbe trasformata in un parcheggio, la Darsena tornerà a essere quella che era, cioè il "porto" d'acqua d'approdo dei Navigli.

Mario Mauro e Maurizio LupiMARIO MAURO E MAURIZIO LUPI


La scommessa del sindaco Pisapia
Certo Pisapia sa che l'Expo peserà sul suo futuro. Si concluderà il 31 ottobre 2015, a sei mesi dalla scadenza del suo mandato: se sarà un successo sarà la migliore delle campagne elettorali, se sarà un flop potrebbe trascinare alla disfatta anche il sindaco. Non si sono sopite del tutto le vecchie polemiche e qualche critica continua ad arrivare ancora, anche dall'interno della maggioranza di centrosinistra che governa la città. "Temo che la giunta abbia troppo legato le sue sorti all'Expo", dice Basilio Rizzo, ala sinistra e presidente del Consiglio comunale, "ho paura che nei prossimi anni l'attenzione sarà tutta concentrata sulla vivacità del centro città, dimenticando le periferie e le povertà, che sono purtroppo in aumento". Ma Pisapia va avanti: ha trovato il progetto di esposizione universale già assegnato a Milano, l'ha accettato e ora lo sta usando per far arrivare soldi alla città.

LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI ROBERTO FORMIGONILA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI ROBERTO FORMIGONI

Addio all'idea di sostenibilità
Nel suo programma elettorale vi erano accenni a un Expo diverso. "Al punto 8 del programma del candidato sindaco", ricorda l'architetto Emilio Battisti, "era scritto che si doveva realizzare un Expo diffuso e sostenibile. Un'alternativa all'esposizione tradizionale, concentrata in un sito, con padiglioni da costruire e poi smantellare dopo sei mesi, con grande spreco economico e ambientale. Avevamo studiato invece una manifestazione da fare in giro per la città e l'area metropolitana, utilizzando strutture, siti, monumenti già esistenti, da sistemare e ampliare, lasciandoli poi, rinnovati, alla città". Dopo la vittoria, continua Battisti, "Pisapia ha accantonato il punto 8 ed è volato a Parigi, alla sede del Bureau International des Expositions, insieme a Letizia Moratti e a Roberto Formigoni. Ha accettato la continuità". Si farà un'esposizione più tradizionale, una grande fiera internazionale il cui cuore sarà rappresentato dai padiglioni dei vari Paesi partecipanti, che già sono più di 140.
Il dopo: rischio mattone selvaggio
Basilio_RizzoBASILIO_RIZZO
Ma è soprattutto il "dopo Expo" a essere un nodo difficile da sciogliere. L'Expo 2015 è nato come una grande operazione immobiliare, su aree della Fondazione Fiera e del gruppo Cabassi che erano agricole, ma che sono state pagate 160 milioni di euro dai soci dell'operazione (Regione Lombardia, Comune di Milano, Fondazione Fiera, Provincia di Milano e Comune di Rho). Il Comune, per la sua quota del 34,6 per cento, ha sborsato 32 milioni, di cui 28 cash e 4 in terreni conferiti. Questi soldi dovranno rientrare. L'amministrazione comunale dunque, per la sua parte, passati i sei mesi di festa sarà costretta a valorizzare le aree. Dovrà far costruire. Che cosa, non si sa.
La speranza (alimentata da qualche trattativa in corso) è che non sorga l'ennesimo quartiere residenziale, con l'ennesima colata di cemento, ma che i terreni di Expo dopo il 2015 restino a prevalente uso pubblico. Potrebbe sorgere qui il nuovo stadio, spera Ada Lucia De Cesaris, vicesindaco e assessore all'urbanistica, pagato da una delle due squadre di calcio della città, l'Inter o il Milan, e utilizzabile anche per concerti e grandi spettacoli. Comunque, il 56 per cento dell'area, promette il Comune, sarà mantenuta a verde e diventerà il più grande parco tematico d'Italia. Ma il traguardo è ancora lontano e del futuro non c'è certezza.(Gianni Barbacetto per "il Fatto Quotidiano")
LETIZIA MORATTI SERATA SANPATRIGNANOLETIZIA MORATTI SERATA SANPATRIGNANO

SE BERLUSCONI NON FOSSE MAI STATO PREMIER, NEL 1994-2009 AVREBBE INCASSATO 1 MILIARDO IN MENO IN SPOT - Secondo DellaVigna dell’Università di California a Berkeley, Durante di Science Po a Parigi e Yale, Knight della Brown University e La Ferrara della Bocconi, è evidente l’intento di banche, compagnie assicurative o società di telefonia di accattivarsi il premier comprando più spot (o più costosi) sulle sue reti…


un giovane berlusconiUN GIOVANE BERLUSCONI
A Silvio Berlusconi, da primo ministro, non è mai mancata l'adulazione di chiunque avesse qualcosa da strappargli. Il fondatore di Forza Italia in questo non è stato un'eccezione nella politica prima e dopo di lui, nel Paese e fuori. Ciò che lo distingue è che all'adulazione dei singoli, nel suo caso, si è unita quella di certe grandi imprese il cui futuro dipende dalle scelte del governo. Nessuna di esse lo ha pagato direttamente quando era premier, ma in molte hanno versato sempre di più in inserzioni pubblicitarie alle sue reti quando il centrodestra era al potere.
Se Berlusconi non fosse mai stato premier, Mediaset avrebbe incassato in spot oltre un miliardo in meno solo fra il 1994 e il 2009. La conclusione, dopo anni di lavoro sui dati Nielsen sull'andamento del mercato pubblicitario, è di quattro economisti di primo piano: Stefano DellaVigna dell'Università di California a Berkeley, Ruben Durante di Science Po a Parigi e Yale, Brian G. Knight della Brown University e Eliana La Ferrara della Bocconi. Il loro è uno studio corroborato da dati e verifiche su come il conflitto d'interessi di un premier proprietario di un gruppo dei media vada oltre la possibilità di usare il governo per favorire le proprie imprese.
Berlusconi e un giovane CasiniBERLUSCONI E UN GIOVANE CASINI
C'è anche quello che i quattro economisti chiamano il "lobbying indiretto": l'aumento della spesa in pubblicità sulle reti del premier da parte di gruppi delle telecomunicazioni, del settore farmaceutico, della finanza o nell'industria dell'auto, per ingraziarsi Berlusconi e spingere il governo a prendere decisioni convenienti per loro.
Lo studio (" Marked- based Lobbying: Evidence from Advertising Spending in Italy") è pubblicato in questi giorni dal National Bureau of Economic Research degli Stati Uniti, animato dal gruppo di economisti di maggior prestigio e influenza al mondo. I quattro ricercatori hanno selezionato nei dati Nielsen le 800 imprese che hanno speso di più in pubblicità in Italia fra il ‘94, il primo anno di governo di Berlusconi, e il 2009.
Sulla base di quei dati emerge che le fasi di governo del centrodestra (prima il ‘94, poi il 2001-2006, infine il 2008-2009) coincidono con un cambiamento di tendenza: già in previsione del ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi la quota di inserzioni riservata a Mediaset, rispetto alla Rai, sale dal 62% al 66% e poi al 69% con la legislatura partita nel 2001. L'incidenza torna a scendere durante il premierato di Romano Prodi fino al 2008 e risale fino al 70% quando Berlusconi torna al governo nella scorsa legislatura.
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Per quale motivo ciò accada, lo fanno capire i quattro studiosi incrociando gli anni del centrodestra al potere e i flussi pubblicitari. In particolare, il loro studio separa i settori più regolamentati, che dipendono dalle scelte del governo, da quelli meno regolamentati. Tra quelli più legati alle scelte politiche ci sono appunto la finanza e le assicurazioni, la farmaceutica, i media e l'editoria e l'auto (a causa degli incentivi all'acquisto di nuovi modelli).
PUBLITALIAPUBLITALIA
Più indipendenti dal potere nazionale sono invece l'industria dei giocattoli, dell'igiene personale o del commercio al dettaglio. E il risultato è sorprendente: l'acquisto di pubblicità sulle reti Mediaset da parte di gruppi nei settori regolamentati balza sempre negli anni in cui Berlusconi è al governo.
E supera quella dei settori meno regolamentati, come quota sul totale delle entrate da spot di Rai e Mediaset. Secondo i quattro economisti, è evidente l'intento di banche, compagnie assicurative o società di telefonia di accattivarsi il premier comprando più spot (o spot più costosi) sulle sue reti. Le entrate supplementari per Mediaset risultano così di 123 milioni l'anno sulla media di ciascuno dei nove anni di governo di Berlusconi presi in conto. In modo speculare, calano invece gli introiti per la Rai. È dunque possibile che il governo abbia risposto favorendo i gruppi più munifici verso Mediaset, con un danno per altre imprese magari migliori e per l'economia in generale.
silvio mediaset berlusconiSILVIO MEDIASET BERLUSCONI
«L'investimento pubblicitario aggira gli obblighi di trasparenza del finanziamento ai partiti, ma può rivelarsi molto efficace», dice Ruben Durante da Yale. Aggiunge Stefano DallaVigna da Berkeley: «Uno scambio di affari e favori fra società di Berlusconi e altre aziende è legale, ma solleva conflitti d'interesse di tipo nuovo». Basterebbe una legge per regolare questi rischi: esattamente ciò di cui si continua a non parlare.(Federico Fubini per ‘La Repubblica')

ANTONELLA MANSI "FORTE E SICURA DI SE'", ALLA PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE MPS VIENE ATTRIBUITA UN'AMICIZIA DI LUNGO CORSO CON VERDINI, CHE LA PROPOSE IN REGIONE PER IL PDL COME AVVERSARIA DI ROSSI (PD)..


Sul suo profilo Twitter riporta una frase di Marguerite Yourcenar: «Ho cercato la libertà, più che la potenza e questa solo perché in parte assecondava la prima». Antonella Mansi, da settembre scorso presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, è una donna con un curriculum da paura e un'ascesa professionale che, a39anni, farebbe invidia a qualsiasi coetaneo. Classe 1974, quella che ormai viene definita "Lady Siena" (è nata proprio nella città del Palio) ha sempre vissuto a Gavorrano, in provincia di Grosseto, assieme alla famiglia.
Antonella Mansi bfcf a b ca ed ba e dANTONELLA MANSI BFCF A B CA ED BA E D
Figlia di Luigi Mansi, un ex manager poi diventato imprenditore, è cresciuta professionalmente muovendo i primi passi in seno all'azienda paterna, la Nuova Solmine spa di Scarlino, che conta 220 dipendenti, ha 100 milioni di euro di fatturato all'anno e produce acido solforico, oleum e acqua demineralizzata, oltre a vapore ed energia elettrica e della quale, dal 2001, è stata direttore commerciale.
Dal maggio 2002 è stata anche consigliere di SolBat, dal 2012 amministratore unico di Retindustria srl, dal 2013 presidente di Sipi spa, presidente di Aedificatio spa, consigliere di Sol spa, presidente della Banca Federico Del Vecchio - "cassaforte" della borghesia fiorentina - presidente, per quattro anni, di Confindustria Toscana e, quindi, dal maggio 2012 vicepresidente della Confindustria nazionale guidata da Giorgio Squinzi, amico del padre e che la stessa Antonella sostenne a lungo nella battaglia alla scalata dell'associazione degli industriali post Marcegaglia.
È arrivata a Palazzo Sansedoni pare per i suoi meriti imprenditoriali e con l'obiettivo di riportare l'equilibrio nell'ente dopo una fase assai burrascosa. Qualcuno ha parlato di conflitto di interessi, ma la nuova donna della Fondazione Monte Paschi ha subito precisato che «lo statuto confederale non prevede incompatibilità».
Immediato il braccio di ferro col vertice della banca Mps: la Mansi non ha mai condiviso il progetto di Alessandro Profumo (presidente) e Fabrizio Viola (amministratore delegato) volto a chiudere l'aumento di capitale da 3 miliardi di euro già a gennaio 2014. Scontro culminato nell'assemblea di sabato che ha visto prevalere la linea della stessa Mansi che chiedeva più tempo.
antonella mansiANTONELLA MANSImpsMPS
Descritta, da chi la conosce, come «forte e sicura di sé», non sposata e senza figli, con una vita privata blindata e, comunque, mai sciorinata su giornali (a parte una intervista a un giornale locale, nel 2008, in cui si definiva «fidanzata») o social network, della Mansi si sa solo che non ha avuto, negli ultimi anni, relazioni consolidate. Ma le viene attribuita un'amicizia di lungo corso con Denis Verdini, che la propose in Regione come avversaria di Enrico Rossi (Pd), attuale presidente del Granducato, nelle file del Pdl. Rinunciò e il suo posto fu preso da Monica Faenzi.
FABRIZIO VIOLA MONTEPASCHIFABRIZIO VIOLA MONTEPASCHI
Di lei, che politicamente non esprime consensi o prende posizioni nette, si apprende che continua a dire in giro di sentirsi una «donna di Confindustria» più che una donna della politica, anche se, poi, è stata proprio la politica a metterla in lizza per il suo nuovo incarico in Mps. Cosa certa è che Antonella Mansi è ad oggi appoggiata dal Pd non renziano, che l'ha preferita a Jacopo Morelli, presidente dei Giovani industriali e vicino a Matteo Renzi, unico politico a cui pare non piacere che sia arrivata al vertice della fondazione bancaria. Lady Siena, che ha anche un fratello, Lorenzo, che si sta laureando alla Luiss, è anche Cavaliere al merito della Repubblica italiana.
Ha un unico neo nel suo curriculum da donna di successo: non ha una laurea. Dopo il liceo, infatti, aveva iniziato a Firenze la facoltà diGiurisprudenza, ma non l'ha mai portata a termine e lei stessa, più volte, ha ribadito che sia stato «un grande pentimento». Chissà che per i suoi meriti imprenditoriali e da donna di successo, arrivata a meno di quarant'anni dove molti non arrivano mai, qualcuno non decida di dargliela "ad honorem".(Chiara Giannini per "Libero")
MATTEO RENZI E ANTONELLA MANSIMATTEO RENZI E ANTONELLA MANSIALESSANDRO PROFUMO ENRICO CUCCHIANI DAVID THORNE FOTO DA FLICKR AMBASCIATA USAALESSANDRO PROFUMO ENRICO CUCCHIANI DAVID THORNE FOTO DA FLICKR AMBASCIATA USA


LA GABANELLI STILA LA LISTA DEI PROBLEMI CHE RESTANO APERTI NEL 2014 E METTE NEL MIRINO LA RAI! - ‘’IN NESSUN PAESE EUROPEO CI SONO 25 SEDI LOCALI. A COSA SERVONO?’’


A fine anno, nella vita come in tv, si replica. Il capo dello Stato fa il suo discorso, quello del governo ricicla le dichiarazioni di sei mesi fa in occasione del decreto del fare, con l'enfasi di un brindisi: «Faremo». Vorremmo un governo che a fine anno dica «abbiamo fatto» senza dover essere smentito. Il ministro Lupi fa l'elenco della spesa: 10 miliardi per i cantieri, «saranno realizzate cose come piazze, tutto ciò di cui c'è un bisogno primario». C'è un bisogno primario di piazze e di rotatorie? «Trecentoventi milioni per la Salerno-Reggio Calabria».
MILENA GABANELLI NELLA REDAZIONE DI REPORT FOTO LUCIANO VITI PER SETTEMILENA GABANELLI NELLA REDAZIONE DI REPORT FOTO LUCIANO VITI PER SETTE
Ancora fondi per la Salerno Reggio-Calabria? Fondi per l'allacciamento wi-fi. Ma non erano già nel piano dell'Agenda digitale? E poi la notizia numero uno: «Le tasse sono diminuite». Vorrei sapere dal premier Letta per chi sono diminuite, perché le mie sono aumentate, e anche quelle di tutte le persone che conosco o che a me si rivolgono. È aumentata la bolletta elettrica, l'Iva, l'Irpef, la Tares. L'acconto da versare a fine anno è arrivato al 102% delle imposte pagate nel 2012, quando nel 2013 tutti hanno guadagnato meno rispetto all'anno prima. Certo l'anno prossimo si andrà a credito, ma intanto magari chiudi o licenzi. E tu Stato, quando questi soldi li dovrai restituire dove li troverai? Farai una manovra che andrà a penalizzare qualcuno.
I debiti della pubblica amministrazione con le imprese ammontano a 91 miliardi. A giugno il governo dichiara: «Stanziati 16 miliardi». È un falso, perché quei 16 miliardi sono un prestito fatto da Cassa depositi e prestiti agli enti locali. E per rimborsare questo mutuo, i Comuni, le Province e Regioni hanno aumentato le imposte. L'assessore al Bilancio della Regione Piemonte in un'intervista a Report ha detto: «Per non caricare il pagamento dei debiti sui cittadini, si doveva tagliare sul corpo centrale delle spese del governo, e se non si raggiungeva la cifra... non so... vendo la Rai!».
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Privatizzare la Rai è un tema ricorrente. Nessun Paese europeo pensa di vendersi il servizio pubblico perché è un cardine della democrazia non sacrificabile. In nessun Paese europeo però ci sono 25 sedi locali: Potenza, Perugia, Catanzaro, Ancona. In Sicilia ce ne sono addirittura due, a Palermo e a Catania, ma anche in Veneto c'è una sede a Venezia e una a Verona, in Trentino Alto Adige una a Trento e una a Bolzano. La Rai di Genova sta dentro a un grattacielo di 12 piani... ma ne occupano a malapena 3. A Cagliari invece l'edificio è fatiscente con problemi di incolumità per i dipendenti. Poi ci sono i centri di produzione che non producono nulla, come quelli di Palermo e Firenze. A cosa servono 25 sedi?
BEPPE GRILLO A VIALE MAZZINIBEPPE GRILLO A VIALE MAZZINI
A produrre tre tg regionali al giorno, con prevalenza di servizi sulle sagre, assessori che inaugurano mostre, qualche fatto di cronaca. L'edizione di mezzanotte, che è una ribattuta, costa 4 milioni l'anno solo di personale. Perché non cominciare a razionalizzare? Se informazione locale deve essere, facciamola sul serio, con piccoli nuclei, utilizzando agili collaboratori sul posto in caso di eventi o calamità, e in sinergia con Rai news 24. Non si farà fatica, con tutte le scuole di giornalismo che sfornano ogni anno qualche centinaio di giornalisti! Vogliamo cominciare da lì nel 2014? O ci dobbiamo attendere presidenti di Regione che si imbavagliano davanti a viale Mazzini per chiedere la testa del direttore di turno che ha avuto la malaugurata idea di fare il suo mestiere? È probabile, visto che la maggior parte di quelle 25 sedi serve a garantire un microfono aperto ai politici locali.

Le Regioni moltiplicano per 21 le attività che possono essere fatte da un unico organismo. Prendiamo un esempio cruciale: il turismo. Ogni regione ha il suo ente, la sua sede, il suo organico, il suo budget, le sue consulenze, e ognuno si fa la sua campagna pubblicitaria. La Basilicata si fa il suo stand per sponsorizzare Metaponto a Shanghai. Ognuno pensa a sé, alla sua clientela (non turistica, sia chiaro) da foraggiare. E alla fine l'Italia, all'estero, come offerta turistica, non esiste.
Dal mio modesto osservatorio che da 16 anni verifica e approfondisce le ricadute di leggi approvate e decreti mai emanati che mettono in difficoltà cittadini e imprese, mi permetto di fare un elenco di fatti che mi auguro, a fine 2014, vengano definitivamente risolti.
banch ilvaBANCH ILVA
Punto 1. La ridefinizione del concetto di flessibilità.
Chi legifera dentro al palazzo forse non conosce il muro contro cui va a sbattere chi vorrebbe dare lavoro, e chi lo cerca. Un datore di lavoro (che sia impresa o libero professionista) se utilizza un collaboratore per più di un mese l'anno, lo deve assumere.
Essendo troppo oneroso preferisce cambiare spesso collaboratore. Il precario, a sua volta, se offre una prestazione che supera i 5.000 euro per lo stesso datore di lavoro, non può fare la prestazione occasionale, ma deve aprire la partita Iva, che pur essendo nel regime dei minimi lo costringe comunque al versamento degli acconti; inoltre deve rivolgersi a un commercialista per la dichiarazione dei redditi, perché la norma è di tre righe, ma per dirti come interpretare quelle tre righe, ci sono delle circolari ministeriali di 30 pagine, che cambiano continuamente. Il principio di spingere le persone a mettersi in proprio è buono, ma poi le regole vengono rimpinzate di lacci e alla fine la partita Iva diventa poco utilizzabile.
rivaRIVA
Perché non alzare il tetto della «prestazione occasionale» fino a quando il precario non ha definito il proprio percorso professionale? Il mondo del lavoro non è fatto solo da imprese che sfruttano, ma da migliaia di micropossibilità che vengono annientate da una visione che conosce solo la logica del posto fisso. Si dirà: «Ma se non metti dei paletti ci troveremo un mondo di precari a cui nessuno versa i contributi». Allora cominci lo Stato a interrompere il blocco delle assunzioni e smetta di esternalizzare! Oggi alle scuole servono 11 mila bidelli che costerebbero 300 milioni l'anno.
Lo Stato invece preferisce dare questi 300 milioni ad alcune imprese, che ricavano i loro margini abbassando gli stipendi (600 euro al mese) e di conseguenza i contributi. Che pensione avranno questi bidelli? In compenso lo Stato non ha risparmiato nulla... però obbliga un libero professionista o una piccola impresa ad assumere un collaboratore che gli serve solo qualche mese l'anno. Il risultato è un incremento della piaga che si voleva combattere: il lavoro nero.
CONSOBCONSOB
Punto 2 . Giustizia.
Mentre aspettiamo di vedere l'annunciata legge che archivia i reati minori (chi falsifica il biglietto dell'autobus si prenderà una multa senza fare 3 gradi di giudizio), occorrerebbe cancellare i processi agli irreperibili. Oggi chi è beccato a vendere borse false per strada viene denunciato; però l'immigrato spesso non ha fissa dimora, e diventa impossibile notificare gli atti, ma il processo va avanti lo stesso, con l'avvocato d'ufficio, pagato dallo Stato, il quale ha tutto l'interesse a ricorrere in caso di condanna. Una macchina costosissima che riguarda circa il 30% delle sentenze dei tribunali monocratici, per condannare un soggetto che «non c'è». Se poi un giorno lo trovi, poiché la legge europea prevede il suo diritto a difendersi, si ricomincia da capo. Perché non fare come fan tutti, ovvero sospendere il processo fino a quando non trovi l'irreperibile? Siamo anche l'unico Paese al mondo ad aver introdotto il reato di clandestinità: una volta accertato che tizio è clandestino, anziché imbarcarlo subito su una nave verso il suo Paese, prima gli facciamo il processo e poi lo espelliamo. Una presa in giro utile a far credere alla popolazione, che paga il conto, che «noi ce l'abbiamo duro».
PROCESSO RUBY MANIFESTANTE AL TRIBUNALE DI MILANOPROCESSO RUBY MANIFESTANTE AL TRIBUNALE DI MILANO

Punto 3 . L'autorità che vigila sui mercati e sul risparmio.
Dal 15 dicembre, scaduto il mandato del commissario Pezzinga, la Consob è composta da soli due componenti. La nomina del terzo commissario compete al presidente del Consiglio sentito il ministro dell'Economia e avviene con decreto del presidente della Repubblica. Nella migliore delle ipotesi ci vorranno un paio di mesi di burocrazia una volta che si saranno messi d'accordo sul nome.
Ad oggi l'iter non è ancora stato avviato e l'Autorità non assolve il suo ruolo indipendente proprio quando si deve occupare di dossier strategici per il futuro economico-finanziario del Paese come Mps, Unipol-Fonsai e Telecom. Di fatto Vegas può decidere come vigilare sui mercati finanziari e sul risparmio, direttamente da casa, magari dopo essersi consultato con Tremonti (che lo aveva a suo tempo indicato), visto che il voto del presidente vale doppio in caso di parità, e i commissari hanno facoltà di astensione. Perché il Governo non si è posto il problema qualche mese fa, e perché non si è ancora fatto carico di una nomina autorevole, indipendente e in grado di riportare al rispetto delle regole?
Punto 4 . Ilva.
unipolUNIPOL
È alla firma del capo dello Stato il decreto «terra dei fuochi», dentro ci hanno messo un articolo che autorizza l'ottantenne Commissario Bondi a farsi dare i circa 2 miliardi dei Riva sequestrati dalla Procura di Milano. Ottimo! Peccato che non sia specificato che quei soldi devono essere investiti nella bonifica. Inoltre Bondi è inadempiente, ma il decreto gli dà una proroga di altri 3 anni, e se poi non sarà riuscito a risanare, non è prevista nessuna sanzione.
Nel frattempo che ne è del diritto non prorogabile della popolazione a non respirare diossina? Ovunque, di fronte a un disastro ambientale, si sequestra, si bonifica e i responsabili pagano. Per il nostro governo si può morire ancora un po'.
FONSAIFONSAI

Come contribuente e come cittadina non mi interessa un governo di giovani quarantenni. Pretendo di essere governata da persone competenti e responsabili, che blaterino meno e ci tirino fuori dai guai. Pretendo che l'età della pensione valga per tutti, che il rinnovo degli incarichi operativi non sia più uno orrendo scambio di poltrone fra la solita compagnia di giro. Pretendo di essere governata da una classe politica che non insegni ai nostri figli che impegnarsi a dare il meglio è inutile.(Milena Gabanelli per ‘Il Corriere della Sera')
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giuseppe vegasGIUSEPPE VEGAS

BENVENUTI AI FUNERALI DEL CAPOMAFIA CANADESE VITO RIZZUTO: UNA BARA D’ORO E LA SANTA MESSA A LITTLE ITALY PER IL DIAVOLO DI MONTREAL, NARCOTRAFFICANTE, PLURIOMICIDA E CON LE MANI IN PASTA SUL PONTE DI MESSINA


Ieri centinaia di persone hanno affrontato il freddo per assistere ai funerali del padrino e narcotrafficante Vito Rizzuto, riposto in una bara d'oro.
La messa si è tenuta alla chiesa Notre-Dame-de-la-Défense, nella Little Italy di Montreal, alla presenza dei due figli Leonardo e Bettina. Stessa chiesa in cui si erano tenuti i funerali di suo figlio Nick e di suo padre Nicola, entrambi uccisi per via di faide mentre Vito era in prigione, accusato di tre omicidi avvenuti nel 1981.
Nove limousine lo hanno aspettato in strada, insieme a fotografi, poliziotti e gente che omaggiava il boss mafioso morto lo scorso 23 dicembre. O semplici curiosi che hanno sempre sentito il nome della famiglia nei notiziari ma che non conoscono abbastanza i suoi segreti. Nel 2007 Rizzuto era stato condannato a dieci anni di reclusione e subito aveva lamentato problemi polmonari.
DON VITO RIZZUTO MAFIA CANADESE jpegDON VITO RIZZUTO MAFIA CANADESE JPEG
Il prete che ha officiato la cerimonia, ha detto al Toronto Star: «E' stato un funerale semplice. La gente ha mostrato sorprendente calma e serietà».
Appena uscito di prigione, nel 2012, Rizzuto ha subito ripreso il controllo dei suoi affari e ordinato una serie di omicidi. La sua morte lascia un vuoto ai vertici della mafia canadese che presto qualcuno tenterà di riempire. Probabilmente qualcuno della stessa famiglia.

da Wikipedia
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Vito Rizzuto (Cattolica Eraclea, 21 febbraio 1946 - Montréal, 23 dicembre 2013è stato un criminale italiano naturalizzato canadese, soprannominato il Teflon Don canadese(per differenziarlo dall'originale Teflon Don: John Gotti).
Figlio del boss italo-canadese Nicola Rizzuto alleato dei Cuntrera-Caruana, gruppo criminale siculo-canadese con a capo il Boss Giuseppe Caruana. Inizia a gestire gli affari del padre a Montreal dopo che negli anni settanta fa una lunga guerra per eliminare i sottoposti del nuovo capo Paolo Violi.
All'inizio degli anni ottanta uccide Sonny Red Indelicato, Dominick Big Trin Trinchera e Philip Phil Lucky Giaccone, appartenenti alla famiglia Bonanno, questi sospettati di tradimento.
Suo figlio Leonardo era presente in chiesaSUO FIGLIO LEONARDO ERA PRESENTE IN CHIESA
Considerato di pari livello dai boss italo-americani statunitensi, in Canada crea quello che verrà poi chiamato Consortium, una sorta di alleanza tra tutte le famiglie canadesi, la mafia russa, gli Hells Angels, le bande irlandesi e i cartelli colombiani. Ognuno ha uno spazio in cui fare le sue attività criminali e uniti gestiscono il traffico di droga.
Rizzuto, grazie ai nuovi guadagni incamerati dal narcotraffico investe in attività imprenditoriali in Gran Bretagna, Francia e Congo.
Sua madre Libertina Manno al funeraleSUA MADRE LIBERTINA MANNO AL FUNERALE
All'inizio del 2001 inizia a preparare in Italia l'inserimento nell'appalto per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina con 5 miliardi di dollari e grazie ai suoi stretti rapporti sia con Cosa Nostra sia con la 'ndrangheta.
Quando Salvatore Vitale, cugino del boss della famiglia Bonanno confessa, e quando altri 5 collaboratori confermano le confessioni di Vitale il 20 gennaio 2004 in Canada l'FBI lo arresta per concorso in triplice omicidio. Sia gli Stati Uniti che l'Italia chiedono la sua estradizione
Rizzuto lascia un vuoto ai vertici della mafia canadeseRIZZUTO LASCIA UN VUOTO AI VERTICI DELLA MAFIA CANADESE
Il 28 dicembre 2009 Nick Rizzuto, figlio di Vito, viene ucciso nel centro di Montreal da un killer che lo ha freddato con un'arma da fuoco, davanti a diversi testimoni. È stato sepolto in una bara d'oro.
Il 10 novembre 2010, suo padre Nicola Rizzuto, 86 anni, patriarca della famiglia, viene assassinato da un killer che ha sparato attraverso la finestra della sua abitazione a Montreal, la polizia del luogo preferisce pero' non rilasciare indiscrezioni sull'accaduto.
Vito Rizzuto è uscito di prigione il 6 ottobre 2012 e avrebbe commissionato almeno 6 omicidi continuando quella guerra cominciata quando era ancora in carcere che gli causarono la morte del padre e del figlio. È morto per complicazioni polmonari all'età di 67 anni il 23 dicembre 2013, al Sacre Coeur Hospital di Montréal.(da www.dailymail.co.uk)
Polizia e fotografi hanno piantonato la chiesaPOLIZIA E FOTOGRAFI HANNO PIANTONATO LA CHIESA


Nove limousine attendevano il boss in stradaNOVE LIMOUSINE ATTENDEVANO IL BOSS IN STRADA