yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: 2014

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mercoledì 31 dicembre 2014

A2A avvia tavolo con Montenegro su Epcg, decisione entro aprile



A2A avvia tavolo con Montenegro su Epcg, decisione entro aprile
Una decisione definitiva per A2a  sul rinnovo della partnership in Montenegro, dove l'utility detiene una quota del 41,75% circa in Epcg, potrebbe essere conseguita entro il prossimo aprile. E' quanto ha fatto sapere oggi il gruppo lombardo in una nota, spiegando che nel corso delle giornate di domenica 20 e lunedì 21 dicembre si sono svolti intensi confronti con i rappresentanti del governo del Montenegro.

In occasione dell'incontro con il primo ministro si sono discusse le condizioni fondamentali per un rinnovo dell'accordo da parte di A2a , ossia garanzia di redditività sul capitale investito, autonomia di gestione e certezza del quadro regolatorio, individuazione di un terzo partner per il sostegno di nuovi investimenti e definizione di una opzione di uscita a favore di A2A  alla scadenza del primo biennio.

E proprio su queste basi si opererà per raggiungere nei prossimi mesi una decisione definitiva, che potrebbe essere conseguita entro il prossimo mese di aprile. Nel contempo, come previsto dall'accordo esistente tra le parti, restano in vigore tutte le condizioni e gli obblighi in essere fino ad oggi.

Lo scorso 13 novembre il presidente della multiutility lombarda, Giovanni Valotti, a margine di un evento a Milano aveva ricordato che il governo del Montenegro ha un diritto di prelazione sulla quota che A2A  detiene nella principale utility dei Balcani, pur assicurando di stare lavorando per rimanere in Montenegro se ci saranno le condizioni. Ovvero se non salterà il tavolo con il governo locale.

La società sta definendo in queste settimane le linee guida del nuovo piano industriale che verrà presentato al mercato all'inizio della prossima primavera, nel quale dovrà prendere anche una decisione anche sulla partecipata balcanica, che potrebbe essere ceduta per ridurre ulteriormente l'indebitamento (3,466 miliardi a fine settembre, in miglioramento di 408 milioni rispetto a fine dicembre). 

La quota in Epcg venne acquistata nel 2009 per 436 milioni di euro e Valotti, sempre nella stessa occasione, aveva di fatto escluso la possibilità di una soluzione alternativa alla cessione in blocco della quota in Epcg o al suo mantenimento. "Se resteremo, resteremo convinti", aveva chiosato il presidente. A Piazza Affari il titolo A2a  è in calo dello 0,77% a 0,8385 euro.

Serena Berici per -Milano Finanza-

Legge di stabilità, ecco tutte le regalie Dalle scuole private alle tasse dei politici - Nella manovra ci sono meno mance del passato, ma non mancano elargizioni dal sapore elettorale. O misure come le detrazioni per gli eletti che finanziano i partiti. In barba alle regole che vietano questi provvedimenti

Certo, l'aria è cambiata. Sono lontani i tempi in cui, con una giusta segnalazione, era possibile far piovere fior di quattrini sul proprio collegio, per la felicità degli elettori votanti. Ma anche nella prima finanziaria dell'era Renzi - grande classico dell'assalto al bilancio dello Stato - i parlamentari (ma soprattutto il governo) non hanno mancato di dare qualche soddisfazione agli amanti del genere. Quanto meno con uno stile più sobrio che in passato. E pazienza se le regole contabili vietano di inserire nella manovra interventi locali o troppo settoriali: in Italia nessuno come chi fa le leggi è tanto libero di trasgredirle.

PRO DUOMO SUA
Grazie a un emendamento del deputato dem Giovanni Sanga, leerogazioni liberali effettuate a favore dei partiti, già incentivate dalla legge che abolisce il finanziamento pubblico, "continuano a considerarsi detraibili anche quando sono effettuati dai candidati e dagli eletti alle cariche pubbliche". Il motivo? Gli statuti di alcuni partiti prevedono versamenti obbligatori e c’era il rischio che alcuni uffici tributari, contestando la volontarietà dell’erogazione, non ammettessero la deduzione fiscale. «In questo modo eviteremo contenziosi» rivendica il parlamentare. E in effetti si tratta di un chiarimento fondamentale per i politici - come quelli di Pd, Lega o Sel - che mensilmente devono dare parte dello stipendio alla “ditta”. Adesso tutti quanti potranno scalarsi senza preoccupazioni fino a 7.800 euro di tasse l’anno.

Va invece ascritto al governo (e al ciellino ministro Lupi, a quanto si sussurra) l'aumento dei fondi per la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano: il decreto Sviluppo del governo Monti, in vista di Expo, stanziò per la manutenzione 15 milioni fino a quest’anno. Da gennaio ce ne saranno altrettanti per il prossimo biennio. E pazienza se nel 2016 l'Esposizione universale sarà già finita.

La palma del pragmatismo spetta al pontino Federico Fauttilli, deputato di Per l'Italia, la scissione "cattolica" degli ex montiani di Scelta civica. A caccia di soldi, il governo aveva deciso di riprendersi i 3 milioni messi a disposizione dell'Anas per laPedemontana di Formia, visto che i lavori non sono mai iniziati. Fauttilli, nativo della vicina Priverno, è riuscito a limitare i danni: niente soldi, ma solo per il 2015. La salernitana Angelica Saggese (Pd) si è invece data da fare per la superstrada Telesina, che passa a Benevento.

Ma l’autentico evergreen è il trasporto marittimo veloce nelloStretto di Messina: l'anno scorso il deputato palermitano Dore Misuraca (Ncd) ottenne in extremis 15 milioni in tre anni. Quest'anno, su proposta del governo, il finanziamento è raddoppiato.

RIMETTI I NOSTRI DEBITI
Immancabili pure le misure di salvataggio e i contributi ad hoc agli enti locali: i consueti 110 milioni a Roma per gli extracosti sostenuti quale capitale, altri 60 a Milano per potenziare alberghi, trasporto pubblico e sicurezza in vista dell’Expo, 40 al piccolo Molise per pagare i debiti sanitari. Inezie rispetto aiquasi 4 miliardi che, "in considerazione dell'eccezionale situazione di squilibrio finanziario", saranno erogati alla Regione Piemonte fino al 2045. Delegato dell'esecutivo: il governatore Sergio Chiamparino, in pratica commissario di se stesso.

Sul fronte dell’istruzione, Il casiniano Gian Luigi Gigli si è speso per le scuole private, che riceveranno 200 milioni ma - novità - non più dalle regioni, bensì direttamente dal ministero. Per la ricerca gli alfaniani Franco Conte e Marcello Gualdani hanno invece fatto assegnare 35 milioni all'Istituto nazionale di astrofisica per finanziare due progetti internazionali nel campo della radioastronomia e dell'astronomia a raggi gamma. Una indubbia eccellenza italiana, che però - come tutti gli altri casi - non dovrebbe trovare posto in una legge di bilancio.

COSTUMI LOCALI
Il Carroccio si è concentrato sui trasfrontalieri, storico zoccolo duro delle attenzioni leghiste: altri 5 milioni alle regioni vicine alla Svizzera, per evitare che gli automobilisti vadano a fare benzina di là dalla dogana. Sullo stesso tema si sono applicati anche i deputati Pd delle zone di confine: la comasca Chiara Braga, il goriziano Giorgio Brandolin e il riminese Tiziano Arlotti (a due passi da San Marino) hanno fatto alzare la franchigia fiscale per i lavoratori oltre confine a 7.500 euro. Sotto quella cifra sarà tutto esentasse e le casse statali ci rimetteranno una decina di milioni nel triennio.

Ragguardevole anche il pressing del senatore valdostano Albert Lanièce. Tutte le amministrazioni pubbliche dal 2008 soffrono per il blocco del turn over ma lui è riuscito a ottenere mezzo milione per le assunzioni a tempo indeterminato al Parco nazionale del Gran Paradiso (che nel 2012, ultimo dato pubblicato, contava 87 lavoratori "fissi"). A farne le spese sarà il fondo per l'efficienza della giustizia, da dove la somma sarà drenata. Una sommetta che si aggiunge ai 70 milioni che lo Stato girerà alla piccola provincia per compensare il mancato gettito delle accise: pro capite fanno 500 euro a valdostano.

In tema di autonomie locali il top però resta quello dei parlamentari del Südtiroler volkspartei, da sempre specializzati in clausole di salvaguardia e nella difesa dei privilegi di cui gode la loro terra grazie all'ordinamento speciale: a Trento e Bolzano le disposizioni della finanziaria entreranno in vigore, ma solo "compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti".


Paolo Fantauzzi per -L'Espresso-

Che voto dai al 2014 del governo Renzi - L'esecutivo dell'ex sindaco di Firenze si è insediato a fine febbraio, ma la conclusione dell'anno è sempre il momento per i bilanci. Tra riforme annunciate o portate a termine, alleanze e scontri, dicci cosa ne pensi


Dai il tuo voto al governo
Ottimo. Meglio di così non poteva fare
Buono. Si poteva fare meglio, ma sono soddisfatto fino ad oggi
Mediocre. Senza infamia e senza lode. Aspetto ancora prima di dare un giudizio definitivo
Scarso. Tutta qua la rivoluzione annunciata? Mi aspettavo molto di più
Pessimo. Un disastro su tutta la linea. Peggio di così non si poteva fare. Per favore torniamo alle urne
Non so / Non rispondo / Non mi interessa








Dai il tuo voto al governo
Ottimo. Meglio di così non poteva fare(5351 voti) 11%
(5351 voti) - 11%
Buono. Si poteva fare meglio, ma sono soddisfatto fino ad oggi(12208 voti) 26%
(12208 voti) - 26%
Mediocre. Senza infamia e senza lode. Aspetto ancora prima di dare un giudizio definitivo(3921 voti) 8%
(3921 voti) - 8%
Scarso. Tutta qua la rivoluzione annunciata? Mi aspettavo molto di più(7012 voti) 15%
(7012 voti) - 15%
Pessimo. Un disastro su tutta la linea. Peggio di così non si poteva fare. Per favore torniamo alle urne(17969 voti) 38%
(17969 voti) - 38%
Non so / Non rispondo / Non mi interessa(276 voti) 1%
(276 voti) - 1%
46737 voti alle 20:58. Sondaggio aperto alle 13:19 del 29.12.2014

fonte -L'Espresso-

Province, ma non si doveva sprecare meno? Si chiameranno Consigli metropolitani, ma pare proprio che abbiano preso i peggiori vizi delle vecchie amministrazioni

Dovevano essere cancellate del tutto, ma in realtà sono solo state tolte loro alcune funzioni in attesa che la riforma del Senato ridisegni assetto e competenze degli enti locali.

Dovevano portare a grandi risparmi, ma si è calcolato che continueranno a costare 4 miliardi l’anno. Non si chiameranno più Province, bensì Consigli metropolitani, ma pare proprio che abbiano preso i peggiori vizi delle vecchie amministrazioni.

A Roma, per esempio, i 40 nuovi consiglieri, non ancora insediati, hanno già provveduto a presentare al prefetto Riccardo Carpino, il commissario straordinario incaricato di accompagnare il passaggio dal vecchio al nuovo sistema, un nutrito elenco di istanze e richieste: scrivanie, computer, telefoni cellulari, segretarie, automobili, una mano di bianco... Prima di dire sì, il commissario s’è fatto due conti: 1,4 milioni di euro solo per esaudire i primi desideri.

E pensare che bisognava tagliare gli sprechi.


da -L'Espresso-

Padrini, terroristi, servizi segreti e massoni: così dalla Magliana è nata mafia Capitale - Quarant'anni fa i capi di 'ndrangheta e banda della Magliana si riunivano al Fungo. Lo stesso luogo dove è cresciuto Massimo Carminati. E che ritorna nell'inchiesta su Mafia Capitale. Che sembra sempre più l'evoluzione criminale della vecchia banda di Romanzo Criminale.

C'è  un filo nero che attraversa gli ultimi decenni della storia criminale italiana. È un cordone che unisce l'Italia: da Reggio Calabria a Roma. Dalla 'ndrangheta a Mafia Capitale, passando per la banda della Magliana, terrorismo nero, servizi segreti e massoneria. Con un luogo che ritorna oggi come ieri: il Fungo, zona Eur, Roma.

«Con Mancini (Riccardo, l'ex numero uno di Euro Spa inquisito nell'inchiesta su Mafia Capitale ndr) abbiamo fatto dieci processi quando eravamo ragazzini... stavamo al Fungo insieme... cioè... ma... con tante altre persone... che magari hanno fatto carriera... che in questo momento magari non sono indagate».

Massimo Carminati rievoca il passato dei “neri” di Roma. Lui racconta e intanto le cimici piazzate dagli investigatori del Ros dei carabinieri intercettano. Carminati ricorda gli anni '70, gli anni di piombo, quando la gioventù neofascista della Capitale si incontrava in un luogo simbolo, che ritorna anche nell'inchiesta Mafia Capitale. Il punto di ritrovo di cui parla “er Cecato” è il Fungo. Un acquedotto costruito negli anni '60 all'Eur, a pochi chilometri dalla Magliana. Sotto questa struttura di cemento armato che assomiglia a un enorme fungo si ritrovavano i giovani della destra radicale, molti dei quali sono poi finiti nei nuclei armati rivoluzionari. L'ala più feroce dell'eversione di destra. Ma all'ombra del Fungo, nel ristorante panoramico all'ultimo piano della torre, si sono incontrati pure altri personaggi da romanzo criminale. Alcuni dei quali condividono con il boss di Mafia Capitale il credo fascista e il fiuto per gli affari, di qualunque colore essi siano.

È una storia che comincia quarant'anni fa. Nel 1975. In un 'Italia stremata dalla tensione sociale e politica provocata dalle bombe, dal lavoro sporco dei servizi deviati e dagli accordi sottobanco tra organizzazioni mafiose, estremisti neri e 007. Il Paese era terrorizzato. E il peggio doveva ancora arrivare. Solo un anno prima c'era stata la strage dell'Italicus, sei anni prima il massacro di piazza Fontana a cui seguì, l'anno dopo, la bomba che fece deragliare il treno a Gioia Tauro.

È in questo contesto di terrore e tritolo che il 18 ottobre '75 allo stesso tavolo siedono tre capi 'ndrangheta tra i più influenti nell'organizzazione calabrese e alcuni esponenti della banda della Magliana. Il summit si è tenuto proprio al Fungo. E qui che la polizia di Stato interviene e arresta Paolo De Stefano, don Peppe Piromalli, Pasquale Condello, Gianfranco Urbani e Manlio Vitale. «Tale riunione, lungi dall'essere una mera riunione conviviale costituiva invece una vera e propria riunione mafiosa ad alto livello» si legge nelle informative dell'epoca.

Paolo De Stefano verrà ucciso dieci anni dopo. L'agguato che gli costò la vita diede il via alla seconda guerra di mafia a Reggio Calabria. Il clan De Stefano però è tuttora il più potente della città. E nell'organizzazione calabrese è la famiglia che conta di più, quella che negli anni ha saputo creare relazioni più solide con il potere: hanno protetto la latitanza del terrorista neofascista Franco Freda; hanno giocato un ruolo importante nella rivolta dei Boia chi molla per Reggio capoluogo; l'avvocato Giorgio De Stefano, ucciso nel '77, è stato, secondo alcuni pentiti, il contatto tra 'ndrangheta e servizi segreti.

Tra spioni ed estrema destra, i De Stefano sono cresciuti e dal poverissimo quartiere Archi dove hanno mosso i primi passi, hanno allungato i tentacoli fino in Francia, radicando i propri affari a Roma e Milano. E proprio nel capoluogo lombardo, stando alle recenti indagini dell'antimafia reggina, ha sede il cuore finanziario del clan. L'indagine Breakfast sta scavando nei segreti societari della 'ndrangheta governata dalla famiglia De Stefano, e ha scoperto complicità nella Lega Nord, con l'ex tesoriere Francesco Belsito, e con uomini un tempo dell'avanguardia armata nera, come Lino Guaglianone, anche lui come Massimo Carminati, ex Nar, e precisamente ex tesoriere del nuclei armati rivoluzionari. Non solo, ma nei rapporti investigativi gli inquirenti segnalano più volte la vicinanza dei De Stefano alla banda della Magliana, «di cui sono noti i collegamenti con la destra eversiva e i servizi segreti».

Al Fungo c'era anche Pasquale Condello, detto “il Supremo”. Come i De Stefano è cresciuto nel quartiere Archi. Insieme hanno conquistato Reggio, salvo poi dividersi in una guerra durata sei anni e con mille morti ammazzati. Dopo il sangue è tornata l'armonia e la città è stata divisa equamente. Ancora oggi è pax mafiosa. Il profilo di Giuseppe Piromalli detto “Mussu stortu” è simile a quello di don Paolino De Stefano. Le loro famiglie si uniscono alla fine degli anni 70' per fondare una 'ndrangheta più moderna. Sono i precursori della strategia delle alleanze trasversali con pezzi delle istituzioni e di altri gruppi mafiosi. E sono i promotori dei grandi business con la droga. Per farlo hanno dovuto annientare i vecchi capi bastone. Una volta eliminati è iniziata la loro ascesa criminale.

Peppe Piromalli trascorreva molto tempo nella Capitale. L'interesse della 'ndrina di Gioa Tauro era quello di allargare la zona di influenza. Un particolare che verrà confermato dal pentito della banda della Magliana Antonio Mancini, “l'Accattone”. I Piromalli ritornano nell'indagine della procura antimafia di Roma su Mafia Capitale. I pm e i militari del Ros hanno infatti scoperto come la banda de “er Cecato” avesse stretto un patto con i clan calabresi, in particolare con i Mancuso, attraverso però un parente del boss Piromalli, dipendente delle cooperative del braccio destro di Carminati, Salvatore Buzzi.

Quel giorno di quarant'anni fa al Fungo accanto ai mammasantissima della 'ndrangheta c'erano “er Gnappa” Manlio Vitale e “er Pantera” Gianfranco Urbani. Personaggi di spicco della Magliana. Manlio Vitale con Massimo Carminati ha condiviso più di qualche avventura malavitosa. Nel 2000 sono stati indagati per il furto nel caveu all'interno del Palazzo di giustizia. E nella sentenza sulla banda della Magliana i loro nomi vengono accostati spesso. Vitale come Carminati frequentava il Fungo. D'altronde era zona loro. Per questo gli 'ndranghetisti sono stati invitati  in quel ristorante. Non solo. Il nome de “er Gnappa” spunta negli atti di Mafia Capitale. Fino a qualche anno fa, almeno da quel che risulta agli investigatori, frequentava Riccardo Brugia, «compare e braccio destro di Carminati». Brugia secondo gli inquirenti è «dotato di una rilevante storia criminale personale e legato al Carminati da una profonda amicizia e dalla comune militanza nei gruppi eversivi dell’estrema destra».

«Er Pantera» invece è morto qualche mese fa. Nella banda, alcuni collaboratori di giustizia, lo indicavano come il manager delle relazioni con le altre organizzazioni. Con la 'ndrangheta ma anche con i clan catanesi, in particolare con la cosca di Nitto Santapaola (famiglia alleata con Piromalli e De Stefano). Fu lui, dicono i testimoni, a tenere i contatti con le 'ndrine di Reggio Calabria e a instaurare il traffico di eroina con la Tailandia.

Ora che molti dei protagonisti della riunione del Fungo non ci sono più, l'eredità di quei rapporti è passata di mano. A Roma comanda Mafia Capitale e le sue alleate. Una in particolare, la 'ndrangheta. In fin dei conti, quindi, poco è cambiato. Se non il clima. Per questo l'organizzazione guidata da “er Cecato” in un certo senso sembra l'evoluzione criminale della banda dei testaccini, l'anima più borghese del gruppo della Magliana. Un salto di qualità obbligato. Lo stesso passaggio che hanno dovuto mettere in atto le altre mafie. In questo nuovo contesto rapinatori e i killer hanno sempre meno spazio. Ciò che non muta sono le alleanze di un tempo. E spesso ritornano gli stessi cognomi, gli stessi personaggi. Segno che il capitale di relazioni e conoscenze accumulato negli anni passati frutta ancora oggi. E che la mafia più che rottamare riadatta al nuovo corso i vecchi arnesi.


Giovanni Tizian per -L'Espresso-