yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: febbraio 2014

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venerdì 28 febbraio 2014

Iran, nove esecuzioni in 48 ore - Un video spaventoso mostra la reazione di un condannato, tra calci e grida


TEHERAN - Nelle ultime 48 ore, l'Iran ha impiccato 9 persone di cui 3 in pubblico a Karaj, Nazar Abad e Hashtgerd. Lo denuncia l'associazione "Nessuno tocchi Caino". Oltre 500 persone, donne e minorenni compresi, sono state giustiziate da quando il "riformatore" Hassan Rohani è diventato presidente nell'agosto scorso, si legge in particolare in una nota.
"Se la pena di morte può essere considerata un banco di prova di un vero cambio di regime, il nuovo presidente non solo non ha rotto con il passato, ma ha anche aggravato una situazione che pone l'Iran al primo posto tra i paesi-boia nel mondo," ha dichiarato Sergio D'Elia,segretario di Nessuno tocchi Caino.
Un video spaventoso, realizzato durante la pubblica esecuzione a Karaj, mostra tutta la crudeltà dei boia di fronte alla lotta disperata di un prigioniero, attimi prima di essere impiccato. La sua richiesta finale di dire addio a sua madre prima di essere ucciso è stata negata dagli addetti all'esecuzione, che ignorano le suppliche accorate della donna e di parte del pubblico di consentire un ultimo saluto al figlio.
In risposta, l'uomo sferra calci a uno dei boia, facendolo cadere dal patibolo e ribaltando la panca su cui doveva salire per l'impiccagione. Ne segue una lotta disperata nella quale il condannato, da solo e con le mani legate, combatte contro i suoi carnefici.
Una lotta dall'esito tragico e scontato, che si conclude con la conclusione inevitabile: le guardie sopraffanno l'uomo e portano a termine l'esecuzione proprio sotto gli occhi inorriditi della madre e del pubblico rumoreggiante.(fonte "Corrieredelticino.ch")

A 14 anni voleva combattere la jihad - Ragazzina fermata all'aeroporto di Lione: puntava ad arruolarsi in Siria


PARIGI - Si moltiplicano i casi di "baby-jihadisti" in Francia. Una ragazzina di 14 anni è stata fermata all'aeroporto di Lione mentre stava per imbarcarsi su un volo verso la Turchia con lo scopo di "arruolarsi nello jihad", probabilmente nella vicina Siria.
"Siamo stati avvisati dal padre, a cui la giovane ha inviato un Sms nel quale indicava di voler lasciare la Francia per arruolarsi nello jihad", ha detto all'agenzia France Presse il procuratore della Repubblica di Grenoble, Jean-Yves Coquillat, confermando un'informazione di Europe 1.
L'adolescente, originaria di Grenoble, è stata fermata martedì pomeriggio mentre si trovavaall'aeroporto di Lione Saint-Exupery, all'imbarco di un volo per la Turchia. Secondo i primi elementi delle indagini, l'adolescente ha acquistato da sola il biglietto di sola andata con soldi liquidi che ha ritirato dal proprio conto bancario. Secondo il quotidiano Dauphiné Libéré, era in possesso di regolare passaporto.
"Aveva i soldi sul proprio conto. Si è recata in una prima agenzia di viaggio, che ha rifiutato di venderle il biglietto. Poi in una seconda che ha accettato", ha precisato Coquillat, secondo cui l'adolescente aveva tutta l'aria di essere stata "arruolata", anche se lei nega tutto. La fuga della giovane è stata segnalata lunedì sera dagli stessi genitori, preoccupati di non vederla rientrare da scuola.
Il 31 gennaio scorso, due adolescenti di Tolosa, di 15 e 16 anni, anche due altri candidati allo jihad in Siria, sono stati convocati da un giudice antiterrorismo che ha iscritto nel registro degli indagati il più giovane dei due, un fatto rarissimo per dei minori. La vicenda dei due 'baby-jihadistì di Tolosa ha contribuito a puntare i riflettori su un fenomeno senza precedenti.
In una commovente testimonianza, una coppia di genitori ha raccontato di aver appreso a inizio gennaio, via sms, della morte del figlio Nicolas, 30 anni, in un'operazione kamikaze in Siria, appena pochi mesi dopo la morte del fratello nelle medesime circostanze. O il caso di Frederic, 18 anni, che dopo Natale è partito da Nizza per la Siria con l'obiettivo di "difendere donne e bambini".
Ora, ha raccontato la madre, preoccupatissima, si fa chiamare Abu Issa e ogni tanto si fa sentire via Skype. Sarebbero circa 1.000-2.000 i giovani europei, in gran parte vicini agli slogan di Al-Qaida, andati a combattere al fianco degli integralisti islamici, di cui circa 600-700 francesi.
Quanto a possibili provvedimenti nei confronti della ragazza di Grenoble, per ora c'è massima riservatezza. La priorità è "proteggerla da sé stessa", dice Coquillat. Secondo Bernard Godard, dell'ufficio centrale dei culti al ministero dell'Interno, il fenomeno "sta diventando sempre più ampio".(fonte "Corrieredelticino.ch")

«Ti faccio vedere come sarà la televisione nel 2024» - Schermi sempre più grandi e attori di pixel: ecco come staremo davanti al «piccolo schermo» tra dieci anni



«Ti faccio vedere come sarà la televisione nel 2024»
(fonte "Giornalettismo.com")
Programmi interattivi, attori fatti di pixel, schermi che spostano con un dito: secondo Dave Evans di Cisco Systems, tra dieci anni la televisione potrebbe diventare tutto questo. E forse anche molto di più.
tv del futuro 2
Photocredit: Rob Clymo
SCHERMI SEMPRE PIÙ GRANDI - Evans, che sul suo biglietto da visita viene descritto come il «futurologo» di una delle più importanti aziende del mondo nel settore dell’information technology, rivela quelli che potrebbero essere i cambiamenti del piccolo schermo che, per prima cosa, potrebbe non essere più tanto piccolo, visto che le dimensioni degli schermi televisivi sono destinati ad aumentare sempre di più, arrivando addirittura a sostituirsi a un’intera parete. Questa crescita procederà di pari passo con l’aumento dell’ampiezza della banda, che permetterà di trasmettere filmati in streaming praticamente su qualsiasi superficie di casa. Addio anche alle forme predefinite e via libera anche a schermi ultra-sottili e ultra-flessibili, che permetteranno di trasformare ogni stanza in un vero e proprio «spazio» per lo svago e le comunicazioni.
PARADISO DEI GAMERS - David Evans prevede anche una vera e propria rivoluzione anche per quanto riguarda gamers e appassionati di videogiochi, che da qui ai prossimi dieci anni potranno apprezzare esperienze di gioco sempre più immersive e coinvolgenti con device dotati di accelerometro e giroscopio in modo da poter controllare il gioco anche solo un un cenno della testa.
TV INTERATTIVA - Nel futuro, guardare la tv sarà sempre meno un’azione passiva e diventerà un’esperienza interattiva per poter tenere il passo con la domanda sempre crescente di dispositivi portatili e indossabili, come i tablet o i nuovo smartwatch. Ma non saranno soltanto gli apparecchi a cambiare: si modificherà anche la stessa concezione di prodotto televisivo, modellandosi sulle preferenze e gli interessi dello spettatore. Di conseguenza cambierà anche la vera regina del piccolo schermo: la pubblicità. Questa diventerà parte del programma: non più l’interruzione dello show, ma lo show stesso.
TV CONNESSA E ATTORI VIRTUALI - Sopratutto, la tv del prossimo futuro sarà una tv che sarà connessa: basta immaginare – spiega Evans – di cucinare seguendo la ricetta di MasterChef  direttamente sulla parete della cucina o di guardare tutti insieme un programma televisivo anche quando i vari spettatori non solo non stanno nello stesso salotto, ma addirittura sono anche in paesi diversi. Infine, le ricostruzioni digitali di paesaggi e scene di massa che abbiamo imparato ad apprezzare nei grandi colossal degli ultimi anni si estenderanno anche agli attori stessi, che diventeranno indistinguibili dai divi in carne e ossa. Ed Evans azzarda una profezia: entro un paio di decenni, sarà un attore virtuale a vincere un Oscar.
(Photocredit copertina: Rob Clymo)

La baby squillo che si prostituiva per aiutare la madre - È successo a Genova



La baby squillo che si prostituiva per aiutare la madre
(fonte "Giornalettismo.com")
Prostituirsi
 a 14 anni per aiutare la mamma in difficoltà economiche. È accaduto nell’entroterra di Genova. Protagonista una baby squillo che faceva sesso con trentenni e quarantenni in cambio di una cifra compresa tra 300 e 500 euro alla volta. A far emergere l’accaduto un’amica della giovane con la quale questa si è confidata e che ha raccontato tutto alle insegnanti.
La baby squillo che si prostituiva per aiutare la madre in difficoltà economiche

IL RACCONTO - Le professoresse, come riporta l’Ansa, a questo punto hanno allertato i servizi sociali che hanno parlato con la ragazzina prima di segnalare il caso alla procura distrettuale di Genova. La giovane avrebbe raccontato alle assistenti sociali la sua storia:
«Ho avuto rapporti con uomini in cambio di regali e di soldi. L’ho fatto perche’ mia mamma si trova in difficoltà economiche e non volevo gravare su di lei. Adesso però voglio cambiare vita. Non voglio più farlo»
Secondo le ricostruzioni della quattoridcenne, che ha spiegato come la madre sia già al corrente di tutto, gli incontri con i clienti venivano concordati sulle chat o sui social network mentre i rapporti sarebbero stati consumati o in auto o in case messe a disposizione dei suoi clienti. Ora toccherà agli investigatori appurare la veridicità del racconto. Al momento non ci sarebbero indagati ma al momento è stata informata anche la procura dei minori del capoluogo ligure.

NELL’INCHIESTA SUL CONCORSO TRUCCATO PER PRESIDI, UN INDAGATO INTERCETTATO TIRA IN BALLO LA MOGLIE DELL'EX MINISTRO NICOLAIS


Dagoreport
Nicolais e Luciano ViolanteNICOLAIS E LUCIANO VIOLANTE
1. Consigli per gli acquisti
"Non aspettiamo l'Apocalisse"... c'è la pubblicità. È proprio vero che il marketing è l'anima del commercio. E così capita che pure l'eroe della Terra dei Fuochi, don Maurizio Patriciello, ceda al fascio dello spot e, tra una preghiera alla Madonna, video anti-abortisti e appelli contro le ecomafie, si trovi a sponsorizzare su Facebook il suo ultimo libro. Come? Condividendo le recensioni a tutta pagina che i quotidiani napoletani gli hanno dedicato.
La réclame è finita, andate in pace.
2. Premonizioni telefoniche
Tu quoque, Gino? Dalle carte dell'inchiesta sul presunto concorso truccato per dirigenti scolastici in Campania, spuntano anche i nomi dell'ex ministro Luigi Nicolais e della moglie Donatella, insegnante. I due - chiariamo - non sono indagati, ma l'ex direttore dell'Ufficio scolastico regionale Pietro Esposito (lui sì sott'inchiesta) al telefono intercettato si dice sicuro che la consorte dell'attuale direttore del Cnr vincerà certamente la selezione pubblica. E pensare che, come annota la Finanza nell'informativa, Nicolais si sarebbe addirittura speso per far ottenere un incarico universitario al genero di Esposito che, così, invece, ne parla al cellulare. Vai a fare bene...
3. Pronto, so' Giggino!
Mitico Giggino 'a purpetta! L'ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro ne ha fatta un'altra delle sue. Dopo aver polverizzato tutti i record di visualizzazioni su youtube per le sue gaffe, stavolta si è davvero superato. Leggete che cosa è riuscito combinare...
De Rita Nicolais e AmatoDE RITA NICOLAIS E AMATO
4 -CESARO TELEFONA AL MERCURIO SBAGLIATO E GLI RIVELA UN SEGRETO
Gimmo Cuomo per il "Corriere del Mezzogiorno"
Ne ha, come direbbe lui, «inalata», piuttosto che inanellata, un'altra. Un'altra di quelle gaffe che alla fine, però, lo hanno reso simpatico anche agli avversari politici. Una gaffe degna del più esilarante equivoco plautino, che ricorda lo scherzo telefonico del finto Nichi Vendola ai danni dell'ex ministro Fabrizio Barca. L'ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, tuttora deputato di FI, ha scambiato ai telefono l'interlocutore.
Antonio MartuscielloANTONIO MARTUSCIELLO
E fin qui, niente di clamoroso. Il fatto è che si è lasciato andare a considerazioni politicamente imbarazzanti proprio con l'ultima persona con cui avrebbe dovuto farlo. I fatti sono raccontati dall'ancora incredulo destinatario della telefonata Nicola Mercurio con FI da quando Antonio Martusciello era il coordinatore regionale, ora candidato sindaco al Comune di Sant'Antonio Abate, in alternativa all'attuale primo cittadino, il centrista Antonio Varone.
«Ho presentato la mia candidatura - premette Mercurio - con l'intenzione di sviluppare la massima aggregazione possibile nell'ambito dell'area politica di riferimento. E, infatti, ho già raccolto l'adesione del Nuovo centrodestra». Ieri mattina verso le 11 il suo cellulare ha iniziato a squillare.
Antonio Martusciello e Giuliano FerraraANTONIO MARTUSCIELLO E GIULIANO FERRARA
«Non ho fatto a tempo a rispondere. Era Cesaro. L'ho richiamato. Poiché non rispondeva gli ho mandato un sms per fargli sapere che lo avevo cercato. Naturalmente l'ho firmato con nome e cognome». Dopo pochi secondi il parlamentare azzurro ha richiamato. «Mi ha chiamato Geppino e ha iniziato a raccontarmi di aver litigato il giorno precedente in Parlamento col coordinatore campano del Ncd Gioacchino Alfano, che è stato anche sindaco di Sant'Antonio Abate, perché avrebbe sottoscritto per le comunali l'accordo con "quell'altro" che poi sarei stato io».
Il Geppino in questione sarebbe invece un altro Mercurio, ex assessore della giunta ancora in carica. «Sono certo - riprende il candidato sindaco del centrodestra - che Cesaro immaginasse di parlare con lui, anche perché si conoscono molto bene. Per sdrammatizzare, gli ho chiesto quando ci saremmo visti. E lui mi ha risposto che noi avremmo dovuto fare una lista in appoggio al sindaco. Gli ho chiesto a quale sindaco si riferisse. E lui ha specificato che si trattava dell'uscente Varone.
A questo punto ho preferito non fargli proseguire il discorso. E gli ho detto che ero Nicola e non Geppino Mercurio. È seguito un attimo di silenzio. Poi ho sentito una specie di sospiro. Mi ha chiesto di scusarlo. Gli ho risposto che non aveva nulla di che scusarsi e ho chiuso».
LUIGI CESAROLUIGI CESARO
Nicola Mercurio cerca di non drammatizzare. «Speriamo che sia stata solo una gaffe. Ma mi auguro che Berlusconi tenga gli occhi aperti. Sarebbe grave se ci trovassimo di fronte a un tassello di un piano più ampio. Io sono da sempre in FI. Ma non vorrei sentirmi trascinato verso Forza Campania o il Nuovo centrodestra».
5 - CONCORSO TRUCCATO, DALLE INTERCETTAZIONI SPUNTA L'EX MINISTRO NICOLAIS
Simone Di Meo per il "Sole 24 Ore"
«Tu lo sai, io vado a trovare a Gino, lo vado a trovare sempre, anche perché... è l'unica speranza insomma». Gino è il nomignolo dell'ex ministro della Funzione pubblica Luigi Nicolais, attuale direttore del Cnr. A parlarne è Pietro Esposito, ex provveditore degli studi della Campania indagato (e intercettato) nell'inchiesta della Procura di Napoli sul presunto concorso truccato per 224 dirigenti scolastici.
Esposito, al suo interlocutore, a un certo punto della conversazione, fa riferimento pure alla moglie di Nicolais, Donatella Valentino, insegnante «distaccata presso il Miur» (scrive la Guardia di finanza nell'informativa). Lei «ha fatto il concorso a preside, e penso che quando finirà il concorso, la teniamo in regione...»
I coniugi Nicolais non sono indagati nel procedimento, ma i militari del gruppo di Torre Annunziata (agli ordini del comandante Carmine Virno) che si sono imbattuti nei loro nomi, monitorando l'utenza dell'ex dirigente dell'Ufficio scolastico regionale, hanno comunque ritenuto di approfondire lo spunto. Lavorando, anzitutto, sull'identificazione dei due soggetti.
LUIGI CESAROLUIGI CESARO
Le intercettazioni
Scrivono le Fiamme gialle: «L'intercettato faceva riferimento a un certo "Gino" che abita ad Ercolano, la cui moglie lavora al ministero e sarà una delle candidate vincenti del predetto concorso». Gli investigatori, dopo aver accertato che si tratta proprio dell'ex ministro del Governo Prodi, scoprono poi che «Luigi Nicolais, su pressanti richieste di Pietro Esposito, intercederà presso il responsabile di un progetto universitario per l'assegnazione di un contratto a progetto a favore di Dario Marchese (genero di Pietro Esposito)». Vicenda, questa, anch'essa trattata nell'informativa della Guardia di finanza.
C'è però da sottolineare una cosa: gli elaborati della professoressa Valentino non sono stati sequestrati né i magistrati titolari del fascicolo (pm Ida Frongillo, procuratore aggiunto Alfonso D'Avino) le contestano alcunché, così come nulla viene contestato all'ex ministro Nicolais. Si tratta, con tutta evidenza, di un approfondimento svolto nell'ambito di un più ampio scenario investigativo che, per ora, contempla i reati di abuso di ufficio, falsità ideologica e truffa aggravata, ma che dall'analisi del materiale fin qui raccolto (soprattutto le intercettazioni telefoniche) potrebbe ben presto evolvere in tutt'altra direzione. Uno degli indagati, infatti, al cellulare avrebbe parlato di cifre importanti (fino a 100mila euro) per superare il concorso e conquistare la direzione di un istituto scolastico.
«Amici» in commissione
L'attività dei pm, al momento, si è concentrata in particolare su commissioni e sottocommissioni, la cui modalità di composizione sarebbe stata «eterodiretta» anche da politici. E, proprio la nomina di alcuni membri della commissione esaminatrice «amici» avrebbe consentito ai candidati di conoscere con largo anticipo i quesiti della prova preselettiva. Contando su questo aggancio, gli aspiranti dirigenti scolastici avrebbero fatto pervenire ai componenti collusi degli organismi di valutazione le frasi iniziali e finali degli elaborati (che ora sono finiti sotto sequestro, in forza di un decreto emesso dal pubblico ministero) così da eludere l'anonimato delle prove scritte.
È la prima volta che, per vicende del genere, l'ufficio giudiziario partenopeo ipotizza l'«esistenza di una vera e propria organizzazione in grado di condizionare con mezzi illeciti tutti i settori della pubblica amministrazione che ricadono nell'ambito dell'Ufficio scolastico della Campana». Il pm parla esplicitamente di «associazione» i cui componenti agiscono, con «assoluta determinazione», per «condizionare» gli esiti di una selezione pubblica che ora, proprio a seguito dell'intervento dell'autorità giudiziaria, è stata congelata.
Nei brogliacci, come sponsor per i commissari d'esame, sono spuntati i nomi di Valentina Aprea (ex parlamentare Pdl, oggi assessore in Regione Lombardia) e Giovanna Petrenga (attuale deputata casertana).

I giudici dell’Ontario hanno “congelato” la villa del cognato di Lusi a Toronto, dopo che il tribunale di Roma ha concesso il sequestro conservativo dei beni della moglie (complice) fino a 20 milioni - Lusi, in base alle dichiarazioni emerse durante le inchieste, aveva investito in Canada cercando di accumulare un cospicuo tesoretto…


È stata sequestrata la villa di Lusi al 16 di Lyndhurst Court a Toronto. La decisione è stata presa ieri dalla Corte Superiore di Giustizia dell'Ontario a Toronto su richiesta degli avvocati Simone Grassi e Maurizio Morganti coadiuvati dallo studio Cassels Brock and Blackwell Llp di Toronto (legali dell'associazione politica Democrazia e Libertà, La Margherita in liquidazione).
Si tratta di fatto di un congelamento del bene tuttora di proprietà della Filor 627 Ltd, società intestata a Francesco Petricone ma riconducibile all'ex tesoriere della Margherita e alla moglie Giovanna Petricone. Lusi è attualmente sotto processo per appropriazione indebita, associazione a delinquere e calunnia per aver sottratto i soldi dei rimborsi elettorali che spettavano al partito. La sentenza è attesa per il prossimo due maggio. La moglie ha invece patteggiato un anno di reclusione e la pena è stata sospesa.
LUSI CON IL SUO AVVOCATO LUCA PETRUCCILUSI CON IL SUO AVVOCATO LUCA PETRUCCILUIGI LUSI IN SENATO IL GIORNO DEL VOTO SUL SUO ARRESTO jpegLUIGI LUSI IN SENATO IL GIORNO DEL VOTO SUL SUO ARRESTO JPEG
Il congelamento della villa canadese disposto dalla corte impedirà di fatto la vendita dell'immobile almeno fino a quando non si sarà conclusa la causa tra La Margherita e Giovanna Petricone. Il provvedimento è di natura civile. Nel corso della causa tra la Petricone e La Margherita, il tribunale di Roma aveva concesso il sequestro conservativo dei beni della moglie dell'ex tesoriere fino a 20 milioni. Grazie a questa ordinanza i legali della Margherita avevano agito per il recupero dei beni estendendo le loro indagini anche in Canada.
Una procedura parecchio complicata visto che l'ordinanza ottenuta dal tribunale di Roma non era riconosciuta dalle autorità giudiziarie canadesi. Per questo motivo gli avvocati Grassi e Morganti hanno dovuto presentare un vero e proprio "claim" cercando di provare al giudice dell'Ontario la buona fede della loro richiesta di sequestro della villa al 16 di Lyndhurst Court. Ora la pratica è aperta, la casa è sotto sequestro ed è quindi inutilizzabile dai proprietari in attesa di nuove disposizioni.
Per l'associazione politica Democrazia e Libertà La Margherita in liquidazione si tratta di un ulteriore passo in avanti verso il recupero dei fondi sottratti da Lusi al partito. Soldi che l'ex tesoriere avrebbe accumulato grazie a un complesso giro di smistamento tra società italiane a canadesi. Tra cui la Filor 627 Ltd intestataria della casa su Lyndhurst Court, la Luigia Ltd oltre alla TTT srl e la Paradiso. Il denaro veniva sottratto dalle casse del partito, girato a delle società canadesi e nella maggior parte dei casi veniva versato nuovamente in Italia grazie allo scudo fiscale.
senatore luigi lusiSENATORE LUIGI LUSI
Lusi, in base alle dichiarazioni emerse durante le inchieste, aveva anche investito in Canada cercando di accumulare un cospicuo tesoretto. Grazie al quale avrebbe comprato anche la tanto chiacchierata villa in Canada, un immobile in una delle zone più lussuose di Toronto nel quartiere Casa Loma, che secondo le stime di un agente immobiliare, da noi contattato qualche mese fa, avrebbe un valore superiore ai tre milioni di dollari canadesi. L'investimento nella proprietà al 16 di Lyndhurst Court era uno dei tanti fatti dall'ex tesoriere della Margherita che è stato anche condannato dalla Corte dei Conti, lo scorso dicembre, per danno erariale al pagamento di 22 milioni e 810mila euro.
LA VILLA DI LUSI E PETRICONE A TORONTO FOTO CORRIERE CANADESELA VILLA DI LUSI E PETRICONE A TORONTO FOTO CORRIERE CANADESE
I lavori della casa Aga Khan messaggero di pace a Ottawa La Corte Superiore di Giustizia dell'Ontario ha disposto il congelamento dell'immobile di Toronto riconducibile all'ex tesoriere della Margherita sotto processo per aver sottratto oltre 22 milioni di euro al partito canadese, come documentato dal Corriere Canadese in questi mesi, non si sono mai interrotti sin dalla scoperta dell'esistenza della casa emersa dall'interrogatorio della moglie di Lusi Giovanna Petricone e localizzata nel quartiere torontino grazie a un'inchiesta di Omni News nel maggio del 2012.
LUSI E LA MOGLIE LASCIANO LA CASALUSI E LA MOGLIE LASCIANO LA CASA
I legali della Margherita avevano anche manifestato il timore che Lusi stesse cercando di nascondere la villa per trasferirsi in Canada una volta conclusi i suoi guai giudiziari. L'abitazione era stata acquistata nel luglio del 2008 proprio dalla Filor 627 per una cifra superiore ai 995mila dollari. E come potete vedere dalle foto, era quasi pronta per la consegna ai legittimi proprietari. La casa è su tre piani, più il seminterrato ed è stata disegnata dallo studio Giannone-Petricone.
Ovviamente nemmeno in questo caso si tratta di una casualità o di un caso di omonimia: Pina Petricone, infatti, è la sorella della moglie di Lusi Giovanna Petricone e vive a pochi passi dalla casa dell'ex tesoriere proprio su Lyndhurst Court. Nel suo curriculum, scaricabile su Internet, l'architetto definisce la villa del cognato come una "provocante abitazione per una residenza monofamiliare che dà sulla panoramica di Davenport a Toronto".
LUIGI LUSI E LA MOGLIE GIANNA PETRICONELUIGI LUSI E LA MOGLIE GIANNA PETRICONE
Tra gli altri lavori commissionati da Lusi alla Petricone vi è anche il re-design della Villa di Genzano, un altro immobile sul quale l'ex tesoriere aveva investito assieme ad altre proprietà a Roma e a L'Aquila, che è stato a suo tempo sequestrato dall'autorità giudiziaria.(Mario Cagnetta per il "Corriere Canadese" - www.corriere.com)


VERGOGNA PD, MA I GIORNALI TACCIONO? - Penati ha veramente rinunciato alla prescrizione? Secondo Repubblica non è così -


Presunte tangenti per le aree Falck a Sesto San Giovanni (Milano), la prescrizione salva Filippo Penati, che però lo scorso maggio aveva detto che non se ne sarebbe avvalso. Ma ormai il tempo è scaduto. L’ex presidente della Provincia di Milano, del Pd, non è mai andato in aula, a Monza, per rinunciare di persona alla prescrizione. Adesso la Corte di Cassazione l’ha confermata, come previsto dalla sentenza del tribunale brianzolo, dichiarando inammissibile il ricorso con cui Penati chiedeva di annullare la sentenza di prescrizione del Tribunale di Monza, pronunciata lo scorso 22 maggio.
Su Repubblica Liana Milella definisce Penati “un gran furbetto”, e ricorda che sulla rinuncia della prescrizione
“aveva assunto un impegno, giudiziario, politico, morale (…) Aveva dato la sua parola. Aveva garantito che non si sarebbe avvalso della legge Severino, una legge profondamente sbagliata, che ha scisso il reato di concussione e ne ha “figliato” uno assai più debole, la corruzione per induzione, meno punito e quindi più rapidamente prescrivibile”.
Quella modifica introdotta dall’ex ministro Paola Severino aveva spaccato il Pd, attirando sospetti sui favorevoli. Tra loro c’era, appunto, Filippo Penati, che appena si vide additare come uno dei beneficiari annuncio di voler rinunciare alla prescrizione. Parole. Ma i fatti dicono altro. Spiega sempre Milella:
“Penati, già sotto processo, ha subito gridato che l’accusa era infondata, perché lui, al momento giusto, avrebbe pronunciato la magica parola “io rinuncio”. Invece, quando il giorno giusto è arrivato, quando il giudice ha chiesto se Penati rinunciava alla prescrizione, l’ex presidente della Provincia di Milano non c’era. Ormai è tardi, ma con Penati prescritto, resta una macchia anche sul Pd. Possono lavarla il premier Renzi e il Guardasigilli Orlando con le prime due leggi da fare, il passo indietro sulla legge Severino e l’orologio della prescrizione fermato quando parte l’azione penale. Altrimenti è inutile vantare la collaborazione di magistrati come Gratteri o Cantone”. (fonte "Blizquotidiano.it")

Renzi e quel senatore diventato sottosegretario Tonino Gentile, al centro di una faccenda particolare sul blocco di un giornale


Glielo chiede Nonleggerlo su twitter, e con lui molti altri. Matteo Renzi ha nominato fra i sottosgretari del suo governo anche Tonino Gentile, alfaniano, cosentino, già berlusconiano. Uno che in Calabria prende sempre montagne di voti. Una famiglia conosciuta, quella dei Gentile, nel cosentino. Il fratello Pino Gentile, è assessore regionale ai lavori pubblici della Calabria (giunta Scopelliti).
Recentemente Gentile è finito in una storia abbastanza misteriosa sulla non uscita in edicola di un quotidiano locale. Il figlio del senatore, infatti, sarebbe stato coinvolto in un’indagine della procura nel contesto delle sue attività all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. E il giornale che riportava la notizia (L’Ora di Calabria), non uscì in edicola per pressioni ricevute chissà da chi. Oggi tutti si chiedono, e chiedono a Renzi, ma il Gentile in questione è proprio quello lì? (fonte "La Fucina Socialnews")


L'Economist su Renzie: fa molte promesse, ma non ci sono dettagli

"The biggest problem, however, was the lack of detail in Mr Renzi's speech. He has promised a reform a month until June.... But there was no real explanation as to how Mr Renzi intended to pay." Così l'Economist, uno dei più autorevoli quotidiano del mondo. 

Tradotto: "Il problema più grande, però, era la mancanza di dettagli nel discorso del signor Renzi. Ha promesso una riforma al mese fino a giugno. Ma non c'era nessuna spiegazione reale del come trovare i soldi per farlo". 

Il quotidiano va avanti e attacca: "Quando un politico di inclinazioni populiste entra in carica, forma un governo e svela il suo programma, di solito ha in mente qualcosa per accontentare tutti. Così è sembrato con il nuovo primo ministro d'Italia, Matteo Renzi."



Renzi’s ropy start



WHEN a politician of populist inclinations takes office, forms a government and unveils his programme, he usually has something to please everyone. So it seemed at first with Italy’s new prime minister, Matteo Renzi.

Eight of the 16 ministers he announced on February 21st were women. They included Italy’s first female defence minister, Roberta Pinotti, and Federica Mogherini, who at 40 will be its youngest foreign minister since 1936. The average age of his cabinet (47) is even lower than that of his predecessor, Enrico Letta. It included choices to reassure employers and investors: Pier Carlo Padoan, formerly the OECD chief economist, as finance minister and Federica Guidi, once leader of Italy’s young businesspeople, as economic-development minister. Nor was imagination lacking: he gave regional affairs to a mayor who has stood up to Calabria’s mafia.

When it came to seeking the backing of parliament, however, the prime minister had something to worry everyone. On February 25th he sailed through a vote of confidence in the lower house where his Democratic Party has an outright majority. But the day before, in the upper house, where his grip is more tenuous, he got 169 votes against 139, which is not a secure majority in Italy’s fragile system.

Many senators, including some of his own, were openly dismayed by Mr Renzi’s almost insolent manner. He broke with tradition by speaking off the cuff and for some of the time with one hand in his pocket. And he told his audience bluntly that he intended scrapping their jobs (he is planning to turn the Senate into a regional chamber like the German Bundesrat). When an opposition lawmaker objected to his manner, he replied that it was “perhaps because you are increasingly far away from how people speak outside”.

The biggest problem, however, was the lack of detail in Mr Renzi’s speech. He has promised a reform a month until June: of employment law, bureaucracy and taxation. But he put no flesh on his proposal for a new employment contract, or the extension of unemployment benefits to all. Instead he talked about a €10 billion ($13.7 billion) cut in the direct-tax wedge (income tax plus social-security contributions), a school-building programme costing “several billion” as well as clearing the state’s debts to private firms, estimated at up to €100 billion. But there was no real explanation as to how Mr Renzi intended to pay.

Troubled by Mr Renzi’s earlier promises, the EU’s economic-affairs commissioner, Olli Rehn, has already fired a warning shot. He will not be comforted by the prime minister’s comment to the chamber that he wanted a Europe “where Italy doesn’t go to take instructions to know what to do”.(fonte "The Economist")


Le due Ucraine - Massimo Fini

"La storia dell’Ucraina pone una questione di principio importante. Fino a ora per le democrazie occidentali era pacifico che era legittima la rivolta armata contro i dittatori, come è stato in Tunisia con Ben Ali, in Egitto con Mubarak e in Libia con Gheddafi, anche se lì, per la verità, più che la popolazione a cacciare il Rais furono i missili francesi. In Ucraina la situazione è questa: Yanucovych era stato eletto in elezioni con il 51,8 per cento dei voti. 

Ora, l’Occidente ha appoggiato questa rivolta, una rivolta molto violenta, armata. Sono stati sequestrati una sessantina di poliziotti e quindi pone il principio che anche un regime democraticamente eletto possa essere rovesciato legittimamente con la violenza. Quindi potrebbe essere uno di quei casi in cui l’Occidente si dà la zappa sui piedi, perché potrebbe accadere anche nelle democrazie ed essere considerata non più illegittima, oltretutto questa partitocrazia è ben più ladra di Yanucovych con le sue piscine. Quello che ha rubato in trent’anni altro che piscine, struzzi e bottiglie di champagne!! Siamo di fronte a una seconda guerra fredda. Dopo il crollo dell’URSS gli Stati Uniti in particolare, ma con i loro alleati occidentali, hanno inanellato credo sette o otto guerre di aggressione, tutte! E solo la prima, quella del Golfo, poteva essere giustificata se Saddam Hussein sveva aggredito il Kuwait, ma le altre, Afganistan, Iraq, Libia… Adesso che la Russia è diventata di nuovo protagonista della scena mondiale, si ripropone la contrapposizione tra questi due blocchi e l’Occidente è all’attacco, anche economicamente, da tutte le parti, nel senso che è un tentativo di occupazione geopolitica del mondo intero. Prendiamo il Venezuela, adesso, dopo la morte di Chavez, guarda caso ci sono queste rivolte. E’ chiaro che in ogni Paese c’è del malcontento, a parte il fatto che la politica di Chavez in Venezuela era stata una politica non alla Castro. Chavez non era un comunista, ma un socialista e eletto democraticamente. E’ altrettanto chiaro che gli Stati Uniti soffiano su questi malcontenti o li foraggiano. L’Argentina, che ha fatto una scelta intelligente, di non integrarsi nel mercato finanziario internazionale, che sta provocando disastri ovunque, è stata messa in ginocchio anche economicamente dal giro finanziario internazionale. 

Quindi è in atto una sorta di guerra tra mondi dove alle due potenze tradizionali si aggiunge la terza incognita, che è il mondo musulmano che non ci sta a farsi né occidentalizzare, né comunistizzare, vuole seguire una propria linea di sviluppo. Oggi la guerra non si combatte come ai vecchi tempi, dove sarebbero entrate truppe russe o arrivati gli americani, si combatte economicamente, quindi la Russia ricatta l’Ucraina con il gas e gli altri rispondono promettendo miliardi di dollari. Però tutto ciò in qualche modo avviene sulla testa degli stessi ucraini e anche di noi cittadini europei, Nessuno decide niente, noi siamo sudditi, questa è una situazione che si vede ovunque e in Italia lo vediamo bene, pur essendo governati da dei quaraquaquà. Chavez aveva un’altra consistenza e se restiamo in Europa la Merkel ha un’altra consistenza, l’Italia è ormai diventata una povera cosa. Suddita due volte, degli americani e in qualche misura di una Europa più forte." (di "Massimo Fini")

QUANDO TOTÒ U’ CURTU VOLEVA FARE STRAGI NEGLI USA – SECONDO IL PENTITO ROSARIO NAIMO, NEGLI ANNI ’80 RIINA VOLEVA ELIMINARE L’ALLORA PROCURATORE FEDERALE RUDOLPH GIULIANI PER ISOLARE GIOVANNI FALCONE



TOTO RIINATOTO RIINA
Arrivano nuovi pentiti al processo sulla presunta trattativa fra lo Stato e la mafia al tempo delle stragi. O meglio, vecchi collaboratori di giustizia decidono di riferire particolari mai svelati prima. Come Rosario Naimo, un «uomo d'onore» che faceva la spola tra la Sicilia e gli Stati Uniti, il quale racconta che a metà degli anni Ottanta Totò Riina voleva ammazzare il procuratore federale di New York (e futuro sindaco) Rudolph Giuliani, per «isolare» il giudice Falcone che collaborava con lui nelle indagini su Cosa nostra.
O come Francesco Di Carlo, boss di Altofonte emigrato e arrestato in Gran Bretagna, che improvvisamente parla delle visite ricevute venticinque anni fa nel carcere inglese dal poliziotto Arnaldo La Barbera e da un misterioso personaggio dei servizi segreti che si gli presentò come «Giovanni», chiedendogli aiuto per allontanare Falcone da Palermo: «Bisognava annullarlo e delegittimarlo, mi disse, perché i politici e qualche pezzo grosso dei carabinieri erano preoccupati di quello che stava facendo con i suoi progetti di Fbi italiana e di Superprocura».
Riina volo di StatoRIINA VOLO DI STATO
Dopo il «signor Franco» sempre evocato ma mai identificato da Massimo Ciancimino, ecco dunque entrare in scena il «signor Giovanni»; e chissà se si riuscirà mai a scoprire chi è, prima ancora di valutare la fondatezza dell'episodio narrato. Il questore La Barbera (già tirato in ballo dal falso pentito Scarantino per il depistaggio sulla strage di via D'Amelio), è morto nel 2002 e Nino Salvo - al quale Di Carlo dice di aver indirizzato il «signor Giovanni» - addirittura nel 1986, quando i discorsi di Falcone sulla Superprocura erano di là da venire.
Di Carlo depone al processo in video-conferenza, e al pubblico ministero Di Matteo che gli chiede come mai fa queste rivelazioni solo ora, diciassette anni dopo l'inizio della sua collaborazione, il pentito risponde: «Io non sono uno stupido, mi so guardare le spalle, e ho visto accadere tante cose in Italia, compreso il credito dato al dottor La Barbera. Perciò su certe cose ci sono andato coi piedi di piombo. Ora vedo che cominciate a mettere le cose a posto, e ho deciso di dire tutto».
MASSIMO CIANCIMINOMASSIMO CIANCIMINO
Prima di interrogare La Barbera i pubblici ministeri annunciano il deposito di nuovi verbali di altri due pentiti, che chiedono di far testimoniare in aula. Il primo è Rosario Naimo, uomo della vecchia mafia palermitana passato coi Corleonesi di Riina, andato in America dove entrò in contatto con la famiglia Gambino. Oggi racconta che mentre era dall'altra parte dell'Oceano, negli anni Ottanta, Riina gli mandò a dire, di chiedere ai Gambino di uccidere l'allora procuratore Rudolph Giuliani.
rudolph giuliani nastroRUDOLPH GIULIANI NASTRO
Naimo non portò l'ambasciata perché sapeva che i mafiosi americani erano contrari agli «omicidi eccellenti», e quando tornò in Sicilia lo disse a Riina. Il quale gli rispose che non era una volontà solo sua, e aggiunse: «Loro vogliono così». Senza specificare chi. «Il fine era quello di isolare ulteriormente Falcone che in Giuliani aveva trovato un ottimo contatto investigativo con gli Usa».
vincenzo-scarantinoVINCENZO-SCARANTINO
Naimo riferisce anche che nel 1992 il medico Nino Cinà (imputato nel processo trattativa in quanto latore del «papello» con le richieste di Riina recapitato a Vito Ciancimino), tra le stragi di Capaci e via D'Amelio, gli chiese di poter andare con lui negli Usa perché «era preoccupato delle eccessive responsabilità nei contatti con esponenti politici per conto di Cosa nostra». Ma Riina, in autunno, convocò Naimo per dirgli di non dare ascolto a Cinà: «I contatti con i politici dipendono da lui, e se si brucia siamo rovinati».
DON VITO CIANCIMINODON VITO CIANCIMINO
Anche un altro pentito, Fabio Tranchina, già autista del boss stragista Giuseppe Graviano, riferisce di contatti tra il suo capomafia e i politici. Due settimane fa ha detto che all'indomani dell'arresto di Riina (15 gennaio 1993), Graviano gli confidò: «Ci sono degli impegni presi e li dobbiamo portare avanti. Le leggi ce le facciamo noi, abbiamo le nostre garanzie e assicurazioni; o fanno quello che vogliamo noi o gli rompiamo le corna».(Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera")
ROSARIO NAIMOROSARIO NAIMO