yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: agosto 2014

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domenica 31 agosto 2014

Di Maio lancia la sfida a Renzi


Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio era in visita ieri alle acciaierie di Terni, dove circa centinaia di lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro. Il deputato 5 Stelle ha lanciato la sfida al premier Matteo Renzi, invitandolo ad inserire la questione delle acciaierie tra le priorità dello Sblocca Italia:
"Io non ce l'ho con la Thyssen, qui non è un problema della Thyssen. Il problema è cosa vuole fare l'Italia su questa azienda e degli operai che ci sono dentro. Secondo noi si può salvare facendo intervenire il fondo strategico italiano, soprattutto permettendo con un'occasione del genere anche una crescita del territorio, si possono stanziare soldi".
Di Maio ha poi aggiunto: "Io sfido Renzi nello Sblocca Italia, a cominciare a lavorare a Terni soprattutto dal punto di vista della messa in sicurezza delle strutture e dell'ammodernamento. E' vero che non ci possiamo battere con i cinesi, ma se mettiamo in rete le università e sviluppiamo i materiali possiamo diventare un'eccellenza del settore".
Il deputato 5 Stelle ha anche spiegato che col fondo strategico l'Italia può "acquisire l'AST, poterla gestire e poterla anche far fruttare".
Il 17 luglio la ThyssenKrupp aveva "presentato un piano industriale che prevede una riduzione del personale di 550 persone in due anni e lo spegnimento di un forno dello stabilimento umbro", riporta Il Fatto Quotidiano.
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Il vergognoso tweet di Pina Picierno


"Facciamo ciao ciao con la manina a #Grillology e a tutti i gattopardi della politica italiana #416ter #lasvoltabuona", scriveva Pina Picierno su Twitter il 17 aprile scorso, dopo che il parlamento approvò la legge 416-ter. La Picierno allegò al tweet una foto in cui si legge: "Finalmente con la nuova legge 416-ter si combatte con più fermezza ed efficacia la pratica del voto di scambio politico-mafioso. Introdotto il concetto di "altra utilità" (si punisce così non solo il voto in cambio di soldi, ma anche di favori, informazioni appalti). Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia, l'ha definita "Norma perfetta, veramente utile a contrastare lo scambio tra mafia e politica."
Sotto: il tweet della Picierno 

In realtà, come denunciato al tempo dal M5S, le cose erano ben diverse, e dopo qualche mese è emersa la verità sulla legge in questione, come riporta l'ANSA: 
"La nuova norma sul voto di scambio di aprile scorso ha si' esteso esteso l'ambito di applicazione, prevedendo oltre al denaro anche 'altre utilità'' come contropartita per il procacciamento di voti, ma ha pure concesso un favore all'imputato prevedendo espressamente che i voti vengano procurati con 'modalità mafiose', restringendo cosi' la fattispecie. Lo sottolinea la Cassazione in un processo a carico di un politico siciliano". 
Potrebbe interessarti l'articolo: "Voto di scambio, M5S: 'Il PD salva Antinoro'" 

fonte "TZETZE"

1. E ARRIVÒ IL GIORNO IN CUI RUTELLI PRESENTÒ IL CONTO AL SUO EX RUTELLIAMO DELLA MARGHERITA, MATTEO RENZI: “I NUOVI LEADER HANNO SCARSA PROPENSIONE A CREARE GRUPPI DIRIGENTI IN GRADO DI TRADURRE I TWEET IN PROVVEDIMENTI ADEGUATI. CHI PENSA, O MAGARI DISSENTE, INFASTIDISCE. MA È UN ERRORE: PER DECIDERE, DEVI SAPER ASCOLTARE” - 2. “HO AIUTATO RENZI FINO ALLA SUA ELEZIONE A SINDACO. CAPII SUBITO CHE ERA UNA FIGURA PROMETTENTE. E QUANDO SONO STATO VICEPREMIER E MINISTRO DELLA CULTURA (GOVERNO PRODI, 2006) L’HO PORTATO DA HILLARY CLINTON, NEGLI USA, DALLA GANDHI IN INDIA” - 3. “IO NEL 2001 ERO CANDIDATO PREMIER CONTRO UN BERLUSCONI AL PUNTO PIÙ ALTO. OGGI RENZI HA DI FRONTE UN BERLUSCONI CHE NON PUÒ USCIRE DAGLI ARRESTI DOMICILIARI” - 4. LUSI: “I PRIMI MESI SONO STATI DRAMMATICI. NON SONO UN MORALISTA MA È INCREDIBILE COME SI DIA PIÙ ASCOLTO AL DELINQUENTE CHE ALLA VITTIMA. IO SONO STATO CALUNNIATO” - 5. “NON MI SONO ARRICCHITO CON LA POLITICA. ANZI. DA SINDACO ESPROPRIAI MIA MOGLIE”



renzi rutelli domeniciRENZI RUTELLI DOMENICI
Fabrizio d’Esposito per Il Fatto Quotidiano

   La solitudine non fa bene al potere. Trent’anni di politica da sindaco di Roma, da parlamentare, da ministro, da leader di partito hanno insegnato al sessantenne Francesco Rutelli che la tentazione dell’uomo solo al comando è fin troppo nociva. Un anno fa, nel 2013, Rutelli ha scelto di non candidarsi per un seggio da senatore o deputato. Ma il suo impegno continua con l’associazione di cui è presidente, Priorità Cultura.
FOTO INEDITE DI KAROL WOJTYLA SCATTI IN PISCINA E DURANTE LA LETTURAFOTO INEDITE DI KAROL WOJTYLA SCATTI IN PISCINA E DURANTE LA LETTURA


   Nell’era di Ignazio Marino, Roma rimpiange Rutelli sindaco dal ’93 al 2001?

   Un’emittente molto popolare a Roma, Radioradio, ha fatto un sondaggio tra i suoi ascoltatori e pare che abbia vinto io. E spesso mi fermano dei vigili urbani, di un sindacato che mi era nemico, per ringraziarmi. Ma io non amo la nostalgia. Mia moglie (Barbara Palombelli, giornalista e opinionista, ndr) mi sgrida sempre perché non so vivere nemmeno nel presente, guardo sempre avanti, mosso dalla passione per le cose nuove.

   Quindi le cose vecchie non la smuovono?
FRANCESCO RUTELLI GIOCA A CALCIOFRANCESCO RUTELLI GIOCA A CALCIO

   Questi riconoscimenti mi fanno piacere, ci mancherebbe. E dimostrano che abbiamo realizzato parecchio. A Roma, di cose ne abbiamo fatte davvero tante: l’Auditorium, le stazioni ferroviarie, 180 piazze, soprattutto in periferia, la tranvia, 30 musei e gallerie, il Giubileo. Non c’è stato solo il Capodanno in piazza.

   Parla al plurale.

   Eravamo in ottanta, cento. Chi vuole fare un cambiamento profondo non deve avere paura di circondarsi di persone che magari gli facciano ombra oppure che si dimostrino più brave di te. Per me questo ha significato avere potere. Ma non legga queste frasi come un attacco a Marino, non mi piace il tiro al bersaglio nei suoi confronti.

   Lei vola altissimo.
rutelli images jpegRUTELLI IMAGES JPEG

   Le faccio il nome di Marcello Fiori.

   L’uomo che Berlusconi ha scelto per organizzare i Club di Forza Silvio.

Francesco RutelliFRANCESCO RUTELLI
   Fiori è stato un mio vicecapo di gabinetto. Gestiva il decoro urbano e fu bravissimo.

   Anche l’attuale premier ha iniziato da rutelliano nella Margherita. A Firenze però, non a Roma.

   L’ho aiutato fino alla sua elezione a sindaco. Capii subito che era una figura promettente. E quando sono stato vicepremier e ministro della Cultura (nel governo Prodi del 2006, ndr) cercavo sempre di farlo venire nelle missioni preparatorie all’Estero. L’ho portato da Hillary Clinton, negli Usa, dalla Gandhi in India.
Veltroni Borgna e RutelliVELTRONI BORGNA E RUTELLI

   Lei poteva stare prima di Renzi a Palazzo Chigi: nel 2001 da candidato premier di un centrosinistra che tende al centro. Non le suscita rimpianti?

   Non sono situazioni paragonabili. Oggi Renzi ha di fronte un Berlusconi che non può uscire dagli arresti domiciliari.

   Quello del 2001 era invece un Cavaliere al punto più alto della sua parabola.

   Ricordo che il giorno prima delle elezioni annunciò Montezemolo ministro degli Esteri. Non era vero ma la notizia non venne smentita. Era il segnale che le élite dominanti si erano schierate al suo fianco.
Rutelli e Giosetta FioroniRUTELLI E GIOSETTA FIORONI

   Rutelli come agnello mandato al macello.

   Alla fine non fu così. Quando cominciai la campagna elettorale avevo uno svantaggio di undici punti. Nelle urne il distacco si ridusse all’1,4%. Raccogliemmo più di sedici milioni di voti. Lo stesso Berlusconi - durante le consultazioni che fece da presidente del Consiglio incaricato - in un raro momento di sincerità che ebbe, mi disse: “Altri tre giorni e a Palazzo Chigi c’eri tu”.

   Come fa a non avere rimpianti?

   Perché se anche avessimo vinto e governato dopo cinque mesi saremmo caduti.

RUTELLI bRUTELLI B
   L’Undici Settembre.

   La storia non si fa con i se ma Rifondazione non avrebbe mai votato l’intervento in Afghanistan contro Al Qaeda.

   La guerra, anzi le guerre sono sempre lì.
FRANCESCO RUTELLI IN SENATO IL GIORNO DEL VOTO SULLARRESTO DI LUIGI LUSI jpegFRANCESCO RUTELLI IN SENATO IL GIORNO DEL VOTO SULLARRESTO DI LUIGI LUSI JPEG

   Io ho avuto la fortuna di incontrare in pubblico e privato, per almeno 40 volte, l’uomo che aveva previsto tutto questo.

   Chi è?

   Giovanni Paolo II. Nel 2003, serrando i pugni come faceva lui, mi rivelò che con l’invasione dell’Iraq sarebbero ricominciate le guerre di religione. Per questo mandò il cardinale Laghi da Bush e il mio amico Etchegarray da Saddam Hussein. Io conservo un documento di eccezionale valore storico. L’ultima foto di Saddam Hussein come capo dell’Iraq mentre stringe la mano a Etchegarray, l’inviato del Papa. Quella guerra fu un errore capitale e lo dissi anche a Blair quando venne in Italia. Eravamo io e D’Alema.
BARBARA PALOMBELLI FRANCESCO RUTELLIBARBARA PALOMBELLI FRANCESCO RUTELLI

   Meglio Saddam dell’Isis?

   Andreotti diceva che bisognava tenersi stretti i dittatori che stabilizzavano paesi difficili. Ma io non lo credo. Certo: oggi il modello democratico è in crisi. In Europa, con l’ascesa del populismo. Nel mondo, non è più un magnete. Prenda Putin in Russia: il suo regime ha il 90 per cento di consenso. Ed è superficiale liquidare con parametri occidentali la transizione della Cina comunista.
FRANCESCO RUTELLI E LUIGI LUSIFRANCESCO RUTELLI E LUIGI LUSI

   Quello di Renzi però rischia di essere un potere solitario.

   Renzi ha il merito di aver attaccato l’immobilismo delle élite dominanti, dall’economia ai media. I problemi sono sempre più complessi, e i nuovi leader hanno scarsa propensione a creare gruppi dirigenti in grado di tradurre i tweet in provvedimenti adeguati. Chi pensa, o magari dissente, infastidisce. Ma è un errore: per decidere, devi saper ascoltare.

   Lei è sempre moderato. Dice assertivo per non usare il termine populista.

Rutelli e PalombelliRUTELLI E PALOMBELLI
   Il pericolo di un rilancio all’infinito del populismo c’è, eccome. Io resto fiducioso nella democrazia. Tra qualche tempo, riscopriremo la sua difficile indispensabilità. Ma sarà rimasto in piedi qualcosa?

   In attesa di capirlo, lei un anno fa non si è candidato. Non sente la mancanza di un seggio, dei benefit del potere?

HANS HERMANN GROER CON PAPA WOJTYLAHANS HERMANN GROER CON PAPA WOJTYLA
   La mia risposta può apparire banale ma è sincera: no. Anche quando avevo la scorta e andavo allo stadio pagavo l’abbonamento della mia squadra, la Lazio. Forse sono il politico che ha dato più volte le dimissioni: tre da deputato, una da consigliere regionale in Campania, una da ministro del governo Ciampi, quando non passò l’autorizzazione a procedere per Craxi. E mi sono dimesso da presidente del Copasir (il comitato parlamentare per i servizi segreti, ndr) quando sono uscito dal Pd.
rutelli annunziataRUTELLI ANNUNZIATA

   Un Pd renziano senza Rutelli non è un paradosso?

   Oggi il Pd è l’unico partito votabile ma io ho scelto di non avere incarichi pubblici. Continuo con le iniziative Green, e con la mia associazione: oggi chiudiamo a Palazzo Venezia la Mostra per salvare il Patrimonio Siriano massacrato, il 4 settembre sarò alla mostra di Venezia per un dibattito sulla diplomazia culturale del cinema.

   La sua associazione, Priorità Cultura, è a favore dei privati. Oggi la bellezza dell’Italia sembra monopolio dei russi.

rutelli annunziataRUTELLI ANNUNZIATA
   Ben vengano i russi. Noi dobbiamo attirare, non criminalizzare il turismo di alta fascia. Nell’isoletta di Filicudi, dove sono stato in vacanza, al tavolino accanto del bar ho trovato l’emiro del Qatar, l’uomo più ricco del mondo. Ma bisogna puntare sulla bellezza, sulla qualità, non sul cemento. Non dimentichi che sono stato io a varare, da ministro, il codice del paesaggio.
0cor23 rutelli pannella0COR23 RUTELLI PANNELLA

   La sua scelta di ritirarsi dal Parlamento è stata influenzata dallo scandalo Lusi, il tesoriere infedele della Margherita?

ENZO MOAVERO MILANESI MARIO MONTI FRANCESCO RUTELLI resizeENZO MOAVERO MILANESI MARIO MONTI FRANCESCO RUTELLI RESIZE
   I primi mesi sono stati drammatici. Io non sono un moralista ma è incredibile come si dia più ascolto, anche presso di voi, al delinquente che alla vittima. Tutto il maltolto è stato sequestrato e sarà dato allo Stato. Ed è stato dimostrato con le sentenze che siamo stati vittime, e io calunniato. In tutti questi anni non mi sono arricchito con la politica. Anzi.

   Ci ha rimesso?

   La mia è una famiglia benestante e da sindaco sono riuscito anche a espropriare mia moglie. Lo dico ora per la prima volta. Magari sono l’unico al mondo ad averlo fatto.

   Come è successo?

0cor26 rutelli pannella0COR26 RUTELLI PANNELLA
   Per il parco della Caffarella, a Roma, un’antica battaglia ambientalista. Da sindaco ho tolto cinque o sei ettari di terreno a mia suocera e i suoi figli.

   Radicale, verde, poi Margherita, Pd e Api montiana. Cinque Rutelli diversi.

   Sono sempre stato un uomo di minoranza. L’insegnamento dei radicali per me è stato decisivo.

   Pannella ha il cancro.
0cor31 rutelli pannella0COR31 RUTELLI PANNELLA

   Lo sto incontrando in questi giorni. Gli ho detto: “A Marco, se potesse il tumore scapperebbe da te”. Lui si è messo a ridere. Sostiene che i medici gli hanno consigliato di non smettere di fumare. Pazzesco.

Il "Pacco" giustizia, di Antonio Di Pietro

"Ho appena finito di leggere il reale contenuto delle tanto sbandierate decisioni epocali prese ieri dal Consiglio dei Ministri in materia di riforma della giustizia e mi son chiesto: “ma fino a che punto è lecito truffare la buona fede degli italiani?”. Poi, però, ho letto i titoli e gli articoli dei soliti giornali di regime e soprattutto le dichiarazioni di alcuni “illuminati” Ministri e mi sono detto: “ma come possono gli italiani valutare l’effettiva bontà delle suddette riforme, se ad essi vengono propinate notizie così false e fuorvianti da rasentare il reato di truffa?”.
Volete alcuni esempi? Eccoli:
1 - “La Repubblica” così titola quel che sarebbe stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri: “La rivoluzione Giustizia, prescrizione congelata, nuovo falso in bilancio e vacanze dimezzate”;
2 - “Il Corriere della Sera” così sintetizza l’umore del Governo: “il Premier Renzi parla di rivoluzione, il Ministro della Giustizia Orlando è molto soddisfatto perché è riuscito a far varare dal Consiglio dei Ministri l’intero pacchetto Giustizia”;
3 - Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando (sì, tale Ministero è diretto proprio da Orlando, anche se pare impossibile) ha esclamato, all’uscita dal Consiglio dei Ministri: “sono soddisfatto, aver portato a casa il falso in bilancio, l’autoriciclaggio e la nuova prescrizione lo considero un vero successo. Francamente, fino a ieri non ci avrei scommesso”.
Ma è davvero così? Nel senso che davvero è stata congelata la prescrizione? Davvero è stato ripristinato il reato di falso in bilancio e davvero è stato finalmente introdotto il reato di autoriciclaggio nel nostro sistema penale? Ed ancora: davvero i provvedimenti approvati servono a “rivoluzionare” la giustizia, nel senso di farla diventare più efficace e celere? E soprattutto: davvero tutti i provvedimenti riguardanti il cosiddetto “pacchetto Giustizia” sono stati “approvati” o non invece, ed ancora una volta, sono solo delle banali proposte, come ce ne sono già state migliaia di tante altre in questi ultimi 20 anni? 
Ebbene, se esaminiamo con attenzione cosa effettivamente ha varato ieri il Consiglio dei Ministri, non possiamo non accorgerci che non ci troviamo affatto di fronte ad un nuovo e più efficace “pacchetto Giustizia” ma solo e sempre ad un ennesimo “pacco” rifilato agli italiani per illuderli che - fra 100, massimo 1000 giorni tanto cari a Renzi – vivremo tutti felici e contenti. 
Ed allora, ristabiliamo una prima inconfutabile verità: in materia penale non è stato approvato alcun provvedimento vero e reale” (dicasi decreto legge), tale cioè da poter incidere da subito e con maggiore determinazione contro la dilagante criminalità economica, istituzionale e politica che attanaglia e blocca lo sviluppo del nostro paese e ci fa rimanere, agli occhi del mondo, con il gelato(pardon, con il cerino) in mano.
E’ stata invece varata solo una sfilza di cosiddetti “disegni di legge”, vale a dire semplici “proposte” che andranno a riempire gli scaffali del Parlamento, come migliaia di tante altre proposte che già occupano i magazzini e gli scantinati di Camera e Senato, senza alcuna possibilità di poter essere in futuro approvate. 
Anzi, diciamola tutta, dobbiamo pure augurarci che i disegni di legge varati ieri non vengano approvate, giacchè trattasi di proposte che – per non scontentare nessuna forza politica che, direttamente o indirettamente, rappresenta l’attuale maggioranza parlamentare “renzusconiana” in materia di giustizia – dopo essere state scopiazzate qua e là da precedenti proposte, sono state manipolate ed assemblate in modo tale che tutti i partiti della “nascosta” maggioranza possano ora dire che hanno vinto loro. Ed infatti già ieri, subito dopo il varo dei predetti disegni di legge, il leader dello sconosciuto partito NCD Angelino Alfano ha esclamato: “centrato l’obiettivo, grazie a noi!”.
L’obiettivo sarà stato pure “centrato” ma chi è stato colpito a morte non è la criminalità dei potenti, bensì la funzionalità della giustizia.
Un esempio? Eccolo. E’ stato ribadito che risponde del reato di concussione solo il pubblico ufficiale e non anche l’incaricato di pubblico servizio. Soprattutto è stato ribadito che non esiste più la figura del reato di “concussione per induzione” (cosa che invece c’era prima della famigerata riforma Severino). Ebbene, pure le pietre sanno che gli amministratori pubblici (politici e funzionari che siano) non chiedono denaro puntando addosso alle loro vittime una pistola o minacciandoli di incendiare la loro casa (come invece avviene per il reato di estorsione da parte della criminalità comune) ma semplicemente non dando seguito alla “pratica” richiesta, frapponendo mille ostacoli burocratici, fischiettando e girandosi dall’altra parte ad ogni istanza, facendo finta di non capire e così via, fino a farsi “mettere letteralmente in mano il denaro” e farsi pure dire “grazie” per essersi “abbassati” ad accettarlo! Posso assicurare che tutta l’inchiesta “Mani Pulite” a suo tempo realizzata dal Pool di Milano e le tante altre inchieste simili che si sono svolte in tutta Italia si sono basate proprio sulla contestazione del reato di concussione “per induzione” e non anche “per costrizione”, forma, questa, pure prevista dal codice penale. Ma si sa come vanno le cose nel nostro Paese: quando si scopre la malattia, invece di curare la malattia si cura “il medico” ed infatti l’unica norma immediatamente operativa approvata ieri è stata l’inasprimento della responsabilità civile dei magistrati, con il risultato che – per paura di sbagliare – c’è il rischio che qualche magistrato si accontenti di fare da “passacarte” invece che rovistare ogni angolo delle notizie di reato che riceve.
Un altro esempio? Eccolo. Per poter mettere sotto intercettazione i corrotti e corruttori non basta che ci siano “sufficienti indizi di reato” come è previsto per i delitti di mafia ma rimane sempre necessario che ci siano “gravi indizi di reato”, come se i crimini commessi dai pubblici ufficiali facciano meno danni di quelli commessi dai mafiosi! 
Un altro esempio ancora? Eccolo. Il cosiddetto Ministro Orlando ieri si è vantato di aver “portato a casa la nuova prescrizione” (parole sue sparate a vanvera, giacchè, ripetesi, tutta la materia penale è stata affrontata solo con generici disegni di legge che chissà quando e chissà come vedranno la luce). In realtà, sono state previste solo brevi interruzioni dei termini di prescrizione tra un grado e l’altro del giudizio (primo grado, appello e cassazione). Invece (e lo ripeto ancora una volta), pure le pietre sanno (e figurarsi se non lo sanno i delinquenti) che l’unico modo per impedire che chi commette un delitto debba pure e quasi sempre farla franca è quello di emanare una norma che semplicemente dica: “dopo il decreto di rinvio a giudizio, la prescrizione si interrompe”. In tal modo, chi deve rispondere dei suoi reati di fronte alla legge deve necessariamente sottoporsi al processo. A questa proposta, solitamente si obietta che – siccome ogni imputato ha diritto a conoscere il suo destino giudiziario in un tempo ragionevole – se la sentenza definitiva non arriva entro un certo termine, il processo non deve farsi più. No, ogni processo può e deve farsi entro un termine ragionevole. Come? Come si fa in tutte le moderne democrazie occidentali dove è vigente il cosiddetto “sistema accusatorio” (quello, cioè che consente ad accusa e difesa di potersi confrontare alla pari durante il processo): eliminare il doppio giudizio di merito, ovvero non più giudizio di primo grado e giudizio di appello, ma un solo giudizio di merito e poi eventualmente il giudizio di legittimità riservato alla Corte di Cassazione.
Ancora un altro esempio di cosa non è stato previsto nel tanto decantato pacchetto giustizia? Eccolo. Nulla è stato previsto in merito alla necessaria riformulazione del reato di voto di scambio di cui all’art. 416 ter codice penale, furbescamente approvato (da tutti i partiti presenti in Parlamento, ad eccezione del MoVimento 5 stelle) lo scorso 16 aprile di quest’anno con la scusa di combattere meglio i “rapporti gelatinosi” fra criminalità mafiosa e politica ma che, in realtà, si è rivelata essere solo un altro modo per assicurare impunità a quei politici che – per poter essere eletti – si affidano ai mafiosi per cercare i voti necessari. Infatti, proprio in questi giorni la Cassazione ha dovuto riconoscere la non colpevolezza del cuffariano Antonello Antinoro (detto, mister Preferenze) in quanto, pur essendosi egli incontrato un paio di volte con il boss di Resuttana, ed avergli consegnato una busta di 5.000 euro in cambio di voti per le elezioni regionali del 2008, il nuovo articolo 416 ter rende penalmente irrilevanti tali comportamenti qualora non si riesce a dimostrare (come nel caso di specie) che il mafioso si sia impegnato a procurare i voti con la “forma di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e omertà”. Insomma, secondo l’attuale art. 416 ter del codice penale (che ieri non è stato nemmeno preso in considerazione di cambiare) il mafioso che chiede all’elettore Caio di votare il politico Sempronio ma lo fa non minacciandolo esplicitamente bensì limitandosi a chiederglielo con un sorrisino di circostanza, non commetterebbe alcun reato di voto di scambio né lui né il politico che è stato favorito. Ma ve lo immaginate voi, lo stato d’animo di quei poveri cristi di elettori che – trovandosi in una ben determinata zona geografica ed in una chiara situazione ambientale sfavorevole - si vedono venire incontro un mafioso che – mani in tasca e cappello in testa - se la ride e gli chiede “il favore” di un voto? Secondo voi, essi vivono tale richiesta come una banale richiesta elettorale di questo o quel militante di partito o come un diktat a cui “resistere non potest”?
Mi fermo qui, per oggi e per non tediare oltremodo chi ha avuto la pazienza di leggermi finora ma – se mi sarà data ancora la possibilità di intervenire – potrei segnalare altre decine e decine di incongruenze di cui è infarcito il “pacchetto giustizia” presentato ieri in pompa magna dal Governo.
Per ora mi limito solo a prendere atto di una verità incontestabile: Berlusconi è sempre stato un abile venditore di fumo ma almeno nei suoi confronti vi è stata la possibilità di conoscere “l’altra versione dei fatti” grazie ad una parte degli organi di informazione che non si sono lasciati sedurre dalle sue promesse. 
Con Renzi, invece, c’è un “appecoronamento” generale (ad eccezione di qualche testata, di cui pure va dato atto) che preoccupa soprattutto per la tenuta democratica del nostro paese. Ma forse no: fino a quando abbiamo un Presidente del Consiglio che “gira con il gelato in mano” per reclamizzare il prodotto Italia, il nostro paese non si trova in una situazione drammatica ma solo ridicola!
Staremo a vedere!"  (Antonio Di Pietro dal Blog di Beppe Grillo)

Domenica sportiva, Paola Ferrari attacca la nuova conduttrice: "Complimenti per i denti rifatti". E a Mazzocchi... (TWEET)


Sono botte da orbi intorno alla Domenica sportiva. Ieri lo sfogo amaro di Gene Gnocchi, estromesso dalla trasmissione. Parole ferme ma garbate, rilasciate al Corriere della Sera. Garbo che abbandona del tutto l'altra grande esclusa, Paola Ferrari. La Rai ha deciso di sostituire la conduttrice con la collega Sabrina Gandolfi.
Succede che, probabilmente travolta dai messaggi dei sostenitori della Ferrari, la Gandolfi abbia twittato quanto segue: "Twitter si sta svegliando... il social dei vip... Sarà per questo che lo uso poco". Parole poco gradite dalla collega. Così ecco lo screenshot e la risposta al vetriolo: "Ecco come qualcuno insulta il popolo democratico e globale di TW. Scusate Follower ma io non lo accetto!".
Finisse qui... Ma dopo qualche minuto, sulla bacheca Facebook della Ferrari compariva un post tutt'altro che distensivo: "Brava ! Non usarlo e dormi bene. E domani mattina guardati allo specchio se hai il coraggio! Non aggiungo altro. E non permetterti MAI di pronunciare il mio nome. Dimenticavo: complimenti per i denti rifatti".
Ma non finisce qui. Perché la bionda conduttrice della televisione pubblica deve aver preso male anche la promozione di Marco Mazzocchi alla guida di 90° minuto. Vedere per credere:
In bocca al lupo alla nuova conduttrice della DS @Sabri0711 e a @MauLosa. Siamo nella stessa squadra. Contate su di me. @RaiSportweb

@officialmaz sulla stessa squadra non avevamo dubbi

Domenica sportiva: Ferrari vs Gandolfi
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