yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: 2015

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giovedì 31 dicembre 2015

Tante le novità della Carta d'identità elettronica (Cie), rispetto alla tradizionale versione cartacea. Oltre alle impronte digitali (bimbi esclusi) e alla possibilità per i maggiorenni di indicare la volontà o meno di donare gli organi, ci sarà un Pin che permetterà l'accesso ai servizi online dedicati.....

Tante le novità della Carta d'identità elettronica (Cie), rispetto alla tradizionale versione cartacea. Oltre alle impronte digitali (bimbi esclusi) e alla possibilità per i maggiorenni di indicare la volontà o meno di donare gli organi, ci sarà un Pin che permetterà l'accesso ai servizi online dedicati. La Cie sarà realizzato con le tecniche tipiche delle carte valori e avrà un microprocessore per la memorizzazione dei dati. Il piano per il rilascio sarà graduale e le tappe saranno fissate da una commissione ad hoc.

Il decreto (firmato dai ministri dell'Interno Angelino Alfano, della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, e dell'Economia Pier Carlo Padoan) mette nero su bianco, in 19 articoli e due allegati, tutte le regole, tracciando il disegno della nuova Carta. Ecco come la Cie, seppure non dall'oggi al domani, sostituirà le attuali carte. Il rilascio scatta dopo la richiesta da parte del cittadino (o del genitore-tutore in caso di minorenni). La domanda deve essere presentata presso l'ufficio anagrafe del Comune (se all'estero ci si deve rivolgere invece al Consolato). Chi può fare istanza? Tutti coloro che si apprestano ad avere la loro prima carta d'identità, chi l'ha smarrita, chi l'ha deteriorata o chi la deve rinnovare perchè scaduta.

La grande novità è che la richiesta potrà anche essere fatta sul web attraverso l'apposito portale (Cieonlinne). Nella carta devono essere inserite l'immagine del volto del titolare, attraverso una foto digitalizzata, e l'immagine delle impronte digitali. Ma anche la firma autografata (nei casi previsti), l'autorizzazione o meno all'espatrio nonchè, ma è facoltativa, l'indicazione sulla donazione degli organi. La consegna della Cie, con i codici Pin e quindi anche Puk, deve avvenire, presso l'indirizzo indicato dal cittadino, entro sei giorni lavorativi. Ma quando e come si concretizzerà tutta l'operazione? Si parte dai Comuni che hanno già emesso quelle che, a questo punto, diventano le vecchie carte d'identità elettroniche.

Le nuove si dovranno basare sulle regole fissate nel decreto appena firmato dal Governo tenendo conto della roadmap stabilita dalla Commissione interministeriale permanente della Cie. Poi si passerà agli altri Comuni, stando alle linee guida del ministero dell'Interno. Tornando alla Commissione, è istituita al Viminale, con il compito di definire gli indirizzi strategici e il monitoraggio delle varie fasi del progetto.


fonte -ilmessaggero.it-

Avrebbe dovuto verificarsi a Firenze l'attentato dell'Isis che sarebbe stato sventato da Anonymous. E' lo stesso gruppo di hacker che, dopo il video del 28 dicembre, lo afferma in un nuovo videomessaggio. Fonti investigative affermano che i riscontri fatti fino ad ora su tale ipotesi hanno dato esito negativo.,,,


 Avrebbe dovuto verificarsi a Firenze l'attentato dell'Isis che sarebbe stato sventato da Anonymous. E' lo stesso gruppo di hacker che, dopo il video del 28 dicembre, lo afferma in un nuovo videomessaggio. Fonti investigative affermano che i riscontri fatti fino ad ora su tale ipotesi hanno dato esito negativo.
Il video di Anonymous


"Intercettata" comunicazione su Twitter - "Il giorno 25 dicembre 2015 abbiamo ricevuto una segnalazione relativa ad un profilo Twitter collegato ai vertici dell'Isis dove era in corso una prima comunicazione su un possibile obiettivo italiano, già stabilito e apparentemente pronto per essere colpito.

Quel breve messaggio, in quel momento, indicava che Firenze sarebbe stato un obiettivo entro capodanno", spiega Anonymous aggiungendo di "essersi subito attivato per tentare di sventare questo attacco che, comunque, risultato reale o falso, non può essere sottovalutato tenendo conto dei soggetti che ne stavano parlando".

Anonymous "talpa" all'interno dello Stato Islamico - Poi la spiegazione di come il gruppo di hackers si sarebbe mosso: "Abbiamo inscenato una 'talpa' all'interno dello Stato Islamico sfruttando lo stesso account accreditato e facendo credere che qualche fratello infedele ad Allah avrebbe comunicato agli italiani il 'giorno del giudizio di Dio', così impedendo che questo attacco venisse attuato". E poi l'annuncio che #OpParis, l'iniziativa di disturbo e di contrattacco di Anonymous nei confronti dell'Isis, non si fermerà.
fonte -TGCOM24-
Il comunicato con cui Anonymous spiega come ha sventato l'attentato

  • #OPPARIS | COMUNICATO: ATTENTATO SVENTATO
  • Sventato attentato contro l'Italia mediante account Twitter appartenente ad esponente ISIS
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  • == Video ==
  • Il giorno 25 dicembre 2015 abbiamo ricevuto una segnalazione relativa un profilo twitter collegato ai vertici dell'isis, dove era in corso una prima comunicazione su un possibile obbiettivo italiano già stabilito e apparentemente pronto per essere colpito.
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  • Questo breve messaggio privato in quel momento indicava che Firenze sarebbe stato un obbiettivo entro capodanno, dunque Anonymous si è subito attivato per tentare di sventare questo attacco, che comunque risultato reale o falso non può essere sottovalutato tenendo conto dei soggetti che ne stavano parlando.
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  • Per questo motivo abbiamo inscenato una talpa all'interno dello stato islamico sfruttando lo stesso account accreditato e facendo credere che qualche fratello infedele ad Allah avrebbe comunicato agli italiani il giorno del giudizio di dio, così impedendo che questo attacco venisse attuato.
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  • Anonymous agisce dietro un computer, non imbraccia armi e non tollera la violenza, non cerca fama e potere, non dobbiamo dare conto a forze di polizia e governi.
  • Il nostro compito è quello di impedire le comunicazioni tra i terroristi e disturbare i loro piani, anche se questo può comportare rischiare la propria vita.
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  • Per maggiori dettagli riportiamo un comunicato più lungo e dettagliato allegato a questo video.
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  • #OpParis non si fermerà, noi non ci fermeremo, siamo uniti e continueremo ad esserlo a discapito di chi crede o meno nei nostri valori.
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  • Noi siamo Anonymous.
  • Noi siamo legione.
  • Non perdoniamo.
  • Non dimentichiamo.
  • Aspettateci.
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  • == Comunicato ==
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  • All’indomani del 25 dicembre, durante la permanenza nel canale IRC #OpParis, il founder italiano del canale stesso che si batte insieme a centinaia di Anonymous provenienti da tutto il mondo uniti contro l’ISIS, in particolare come comunemente accade ogni giorno essendo visto come il primo utente nella lista dei nick connessi a causa della struttura schematica della chat, riceve un PM (private message) da un utente anonimo che chiede di mostrare un account pro ISIS pubblicando immediatamente il link relativo al profilo Twitter in questione e accessibile all’indirizzo https://twitter.com/SGheman (ad oggi sospeso ma riaperto con @Gheman11S), in seguito, accedendo al link mediante TOR si inizia a verificare la sua vicinanza o appartenenza allo stato islamico in questione.
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  • Tra una parola e un’altra, l’anon collaboratore è risultato appartenente ad un gruppo di hacktivisti che seguono i medesimi ideali di Anonymous e originario della Francia, sostenendo di seguire assiduamente i canali #OpParis.FR e #OpParis. Senza dichiarare di far parte direttamente del relativo gruppo Anonymous Francia che ha fondato il canale #OpParis.FR, confida di aver impiegato il suo tempo in seguito all’attentato di Parigi avvenuto lo scorso novembre 2015 e che lo ha colpito emotivamente da vicino.
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  • Dopo aver verificato un primo aspetto dell’account come le relative immagini, prime traduzioni dei tweets, date e fuso orario dell’account per intuirne l’eventuale posizione geografica risultato non in Italia, si è tornati a parlare con l’utente in questione confidandogli che aveva fatto centro durante la sua ricerca. Sembrava effettivamente essere un account appartenente ad un combattente dell’ISIS.
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  • Susseguiti alcuni scambi di parole ci viene chiesto se volessimo accedere all’account in questione essendo stato bucato presumibilmente con brute-force e per il quale poco dopo, in conferma, ci consegnava la password “allahakbar123”. Utilizzando l’username del profilo e la password in questione abbiamo iniziato una operazione di scandaglio sbirciando le comunicazioni private, abbiamo impostato la lingua italiana per l’interfaccia di Twitter e poco dopo alcuni minuti si procedeva ad una traduzione massiccia del contenuto. Ci siamo imbattuti in una conversazione privata senza apparente risposta avvenuta con un altro esponente ISIS, “colpiremo Firenze entro capodanno”. Ipotizzando dunque che fosse un messaggio confidato in attesa di risposta e un attacco organizzato data la natura dell’account ed i soggetti in intestazione, ciò ha fatto pensare ad un nostro intervento con un nuovo messaggio qualche ora dopo, annunciando che qualche fratello ha perso la fede in Allah confidando agli italiani infedeli il giorno del giudizio di Dio, provocando loro dubbi sulla riuscita dell’attentato e bloccando l’ipotetica azione di attacco verso l’Italia. Da qui si è provveduti a impedire l’accesso al proprietario dell’account modificandone i dati di accesso per permetterci di far trapelare la falsa notizia della talpa nell’ISIS. Ad oggi l’account risulta improvvisamente sospeso presumibilmente per via delle segnalazioni costanti degli utenti.
  • La situazione è stata improvvisa con intervento rapido e senza mezzi termini.
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  • Le forze dell’ordine non sono state allertate immediatamente, avrebbero ricevuto un comunicato pari al presente con tutti i relativi dettagli. Si sospettava che gli stessi potessero farsi prendere dal panico coprendo una zona maggiore, come il target in questione, rispetto che ad un'altra essendo tutt’ora in attesa di una conferma che l’obbiettivo fosse stato annullato, poiché si temeva un rinvio a data da destinarsi. Gli jihadisti organizzano i loro attacchi giusto poche settimane prima.
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  • È nostra idea che le forze dell’ordine non debbano giocare con le vite delle persone permettendo l’accesso sul suolo italiano ai suddetti terroristi con la scusante dell’arresto preventivo perché morto un esponente dell’ISIS se ne presenta subito un altro, proprio come accade per gli accounts social sospesi e poi ricreati a decine ovunque. Tali animali vanno fermati sul nascere tagliando direttamente loro le gambe fin dalle prime comunicazioni costringendoli piuttosto a riunirsi nel loro paese anziché permettere loro di permanere negli Stati del mondo con il rischio di esplodere in qualsiasi momento. Abbiamo già visto cosa accade permettendo alle Intelligence di “proteggerci”, come ad esempio a Parigi dove nessuno si era accorto che alcuni terroristi potrebbero essere passati attraversando il suolo italiano per raggiungere la nota capitale francese e grazie alla fiducia posta nei sistemi di sicurezza abbiamo capito tutti che tali servizi a tutela della nazione non sono all’altezza della drammatica situazione.
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  • La nostra campagna contro l’ISIS la portiamo avanti da soli, la popolazione non ha fiducia nelle istituzioni proprio per le scarse capacità tecniche e militari dimostrate in questi anni.
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  • #OpParis è una op creata da tutti gli Anonymous del mondo, non da un singolo individuo.
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  • In conclusione,
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  • il tweet pubblicato il 25 dicembre 2015 era stato rimosso in conseguenza dello scarso spazio offerto da Twitter per la pubblicazione di un comunicato più corposo in quanto subito dopo si voleva aggiungere la nota inerente l’imminente pubblicazione di un video relativo l’attentato sventato, dunque, durante l’organizzazione delle informazioni che in seguito sarebbero state pubblicate in tale video, il post viene reinserito il giorno 28 dicembre 2015 in concomitanza della trapelata notizia relativa la sua preparazione. Twitter non offre lo strumento “modifica post” per aggiungere eventuali ulteriori messaggi e dettagli, altresì meno visibili se pubblicate nelle sole repliche ai singoli tweets e specie in presenza di risposte numerose in conseguenza di accounts maggiormente seguiti dove diventa più difficile congiungerli se pubblicati a distanza di tempo.
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  • Noi siamo Anonymous.
  • Noi siamo legione.
  • Non perdoniamo.
  • Non dimentichiamo.
  • Aspettateci.
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  • Anonymous | #OpParis
  • https://twitter.com/opparisofficial
  • CRAC BANCHE, ECCO CHI RICEVERA’ INDIETRO I RISPARMI.......


    Il caso Banca Etruria e le altre banche al centro delle cronache delle ultime settimane: non tutti i risparmiatori riceveranno indietro l’integralità dei risparmi andati perduti. I limiti che il governo ha posto ai rimborsi sono importanti: soltanto chi ha perso più del 50% dei denari investiti si vedrà restituito dallo stato l’intero ammontare del proprio patrimonio. A meno che si riescano a trovare nelle pieghe del bilancio dello stato ulteriori fondi per coprire nuovi rimborsi.

    CRAC BANCHE, ECCO CHI RICEVERA’ INDIETRO I RISPARMI

    E’ il Messaggero a fare il punto: il risarcimento pieno sarà garantito ai risparmiatori “truffati”; per chi aveva investito in maniera più marginale e meno pesante nei prodotti subordinati ad alto rischio, entra in gioco la valutazione caso per caso che sarà effettuata dall’Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone.

    Risarcimento pieno per chi ha perduto più del 50% del suo patrimonio, sostegno economico robusto ma graduato a seconda delle circostanze per chi aveva investito oltre il 30% delle proprie sostanze e valutazione caso per caso per gli altri 8 mila che si erano impegnati in maniera più marginale. Ma con poche speranze, per questa platea maggioritaria, di vedersi restituire anche solo in parte le ricchezze perdute con i prodotti tossici. Il premier Matteo Renzi ha assicurato l’assoluto impegno del governo per risarcire gli obbligazionisti subordinati danneggiati dall’operazione sulle 4 banche. Ma con 100 milioni a disposizione nel Fondo di solidarietà (che potrebbero però crescere fino a 130) sarà impossibile accontentare tutti considerato che il crac vale complessivamente 330 milioni. Ed anzi appare già certo che a migliaia resteranno a mani vuote. «Chi ha subito danni o è stato truffato deve sapere che lo Stato è dalla sua parte e noi faremo di tutto» ha scandito due giorni fa il capo del governo avvertendo comunque che «non è ancora chiaro come sarà stabilito chi, nella vendita dei prodotti subordinati, sia stato effettivamente truffato e chi no». Insomma i dettagli sui risarcimenti, o meglio sul sostegno economico a chi ha perso i propri investimenti, sono ancora tutti da definire nei futuri decreti interministeriali che forniranno le linee guida per consentire poi ai saggi insidiati presso l’Anac di Raffaele Cantone di giudicare caso per caso. Tuttavia un punto fermo sembra ormai esserci. I mille e cento risparmiatori (di cui 680 clienti di Banca Etruria ) per i quali il rovescio dei bond (27 milioni in tutto ) ha significato la fine di oltre la metà dei propri risparmi saranno garantiti al 100%.

    Bisognerà “dimostrare di essere stati truffati in buona fede”, avverte il governo.

    E questo perché, nei ragionamenti di chi lavora al dossier, la forte esposizione, oltre al fatto di causare un danno più rilevante rispetto agli altri compagni di sventura, sarebbe indice sufficiente a dimostrare il raggiro subito. Ovviamente sarà necessario dimostrare, carte alla mano, di essere stati truffati in buona fede. Come ha ribadito ieri Pier Paolo Baretta. «Tutti gli obbligazionisti truffati verranno risarciti, chi invece era consapevole di fare operazioni rischiose no» ha puntualizzato il sottosegretario all’Economia sottolineando che «la cosa più importante è che i risarcimenti verranno valutati caso per caso dall’Anac e questo deve tranquillizzare tutti».



    fonte -giornalettismo.com- 

    Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, giornalisti italiani co-imputati nel processo "VatiLeaks", «Hanno tutto il diritto di pubblicare le notizie che ricevono» ma il dibattimento nel tribunale dello Stato Pontificio punta a chiarire il «modo con cui le hanno ricevute»: lo afferma l'arcivescovo Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, in un'intervista alla Radio Vaticana.......

    Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, giornalisti italiani co-imputati nel processo "VatiLeaks", «Hanno tutto il diritto di pubblicare le notizie che ricevono» ma il dibattimento nel tribunale dello Stato Pontificio punta a chiarire il «modo con cui le hanno ricevute»: lo afferma l'arcivescovo Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, in un'intervista alla Radio Vaticana.

    La fuga di documenti riservati del Vaticano  «è stata una vicenda che ha fatto soffrire tanto il Papa» - afferma l'arcivescovo sardo, ma «nello stesso tempo, però non lo ha piegato: ci ha dato anzi esempio di serenità, di coraggio e ha comunicato anche a noi la necessità e la volontà di andare avanti, di non lasciarsi condizionare da vicende negative che succedono attorno a noi e soprattutto da questa vicenda che è capitata».

    «Per un altro verso - prosegue il Sostituto della Segreteria di Stato -  le due persone che sono accusate di aver diffuso i documenti certamente sono venute meno alla fiducia del Papa, ma  anche all'impegno, che avevano assunto con giuramento, di tener segrete le carte che avrebbero preso in mano. Vi sono anche i due giornalisti accusati di aver diffuso le notizie in maniera non corretta. Su questo punto vorrei precisare questo: i giornalisti hanno tutto il diritto di pubblicare le notizie che ricevono…. perché spesso in questo ultimo tempo hanno accusato il Vaticano di essere oscurantista e di usare metodi inquisitori. Non si tratta di mettere in discussione il loro diritto di diffondere notizie, ma casomai vi sono dubbi sul metodo, sul modo con cui hanno ricevuto le notizie! C'e' un processo in corso, il processo chiarirà questi dubbi».

    fonte -l'espresso.it-

    Chi salva una vita, salva il mondo intero": con questo motto, proprio alle porte di Natale l'associazione Animalisti Italiani aveva comunicato la lieta novella: grazie al loro intervento, "laTombola del Porco" era stata annullata. Il bingo natalizio "alla medievale" era previsto in un ristorante di Ferentino, un piccolo centro in provincia di Frosinone: per premio, un maialino vivo. Solo l'intervento delle forze dell'ordine ha costretto il locale ciociaro a rimuovere l'evento dalla sua programmazione festiva. "Siamo riusciti a impedire l'utilizzo di animali vivi nel corso di questa lotteria locale. Un fenomeno sia estivo che invernale, tutt'altro che estinto: sono numerose le sagre paesane che mettono in palio agnelli, asini, vitellini invece della solita crociera o utilitaria Fiat" racconta all'Espresso Paolo Cirillo, vicepresidente di "Animalisti italiani".......

    Chi salva una vita, salva il mondo intero": con questo motto, proprio alle porte di Natale l'associazione Animalisti Italiani aveva comunicato la lieta novella: grazie al loro intervento, "laTombola del Porco" era stata annullata. Il bingo natalizio "alla medievale" era previsto in un ristorante di Ferentino, un piccolo centro in provincia di Frosinone: per premio, un maialino vivo. Solo l'intervento delle forze dell'ordine ha costretto il locale ciociaro a rimuovere l'evento dalla sua programmazione festiva. "Siamo riusciti a impedire l'utilizzo di animali vivi nel corso di questa lotteria locale. Un fenomeno sia estivo che invernale, tutt'altro che estinto: sono numerose le sagre paesane che mettono in palio agnelli, asini, vitellini invece della solita crociera o utilitaria Fiat" racconta all'Espresso Paolo Cirillo, vicepresidente di "Animalisti italiani".

    Non è la prima volta che questa onlus in guerra aperta con zoo, corride, caccia, vivisezione, maltrattamenti e abbandoni di animali scopre riffe sotto banco con delle vincite anomale, per non dire macabre. C'è un'Italia profonda e che non passa, rurale, arcaica, neo-medievale, fatta di lotterie e riffe popolari in cui ci si continua a contendere animali vivi e vegeti da immolare, poi, in privatissima sede. C'è il persistere di una terra di mezzo dove è difficile scontornare il confine tra il folklore e il dolore. E l'epicentro di questa tradizione controversa sembra essere proprio il Lazio.

    Nell'ottobre del 2014 gli "Animalisti" stanarono uno strano palio pubblico che avrebbe dovuto svolgersi a Vaccarecce, una frazione di Bellegra (Roma). In ballo quella volta c'erano due galline, altrettanti conigli, un'agnellina, un maiale e un vitello. "Portati a casa la capretta Sissy. Basta indovinare data e ora di nascita”: questo il cartello affisso a settembre al recinto di una capretta tibetana ad Alba Adriatica (Teramo) per promuovere l'imminente festa di quartiere. La capretta fu ritrovata legata a un albero e "liberata" dalle guardie ecozoofile. Venne sospesa pure la corsa delle galline.

    Nel settembre del 2014 la Lav ricorse alle vie legali contro la riffa di una vitella viva lanciata per la festa calabrese dei Santi Cosma e Damiano a Brattirò, frazione di Drapia (Vibo Valentia). Nel 2013 di nuovo gli Animalisti Italiani riuscirono invece nell'ardua impresa di modificare dopo tempo immemore le regole del gioco della "Giostra del Maialetto" di Segni (nome tecnico, "còrza 'gliò porcèglio"): da lì in avanti, al termine della festa il cucciolo di suino custodito dentro un'antica cisterna e inseguito da torme di concorrenti bendati e armati di scope, non sarebbe stato dato più in pasto al vincitore, ma consegnato all'associazione animalista. La Giostra di Segni era stata riattivata giusto due anni prima, dopo uno stop lungo quasi vent'anni: nel 1992 il gruppo "Animal Liberation" aveva sporto denuncia per il maltrattamento del maialino, e il tribunale gli aveva dato ragione, nonostante nell'anno di Tangentopoli fosse ben al di là dal venire la legge n.189 del 20 luglio 2004, "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate". Che all'articolo 544-quater recita: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3 mila a 15 mila euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono commessi in relazione all'esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne profitto per sé o altri, ovvero se ne deriva la morte dell'animale".

    Senza contare poi le varie leggi regionali, regolamenti comunali, sentenze giudiziarie anti-lotteria con scalpo suino-bovino-ovino intervenute dopo. Anche se non tutte le norme "in deroga" hanno sposato la causa della difesa degli animali.

    Ogni gennaio si tiene a Recale, nel Casertano, la Festa di Sant'Antonio Abate: "La Festa, per la parte religiosa, consiste nel portare in processione, accompagnata dalla banda musicale, la statua del Santo per le strade del paese. Secondo l’antica devozione, lungo il percorso saranno raccolte delle offerte, soprattutto piccoli animali d’allevamento, di cui S. Antonio Abate è il protettore - si legge sul sito Internet del comitato organizzatore -. Per la parte folkloristica e ludica sarà allestito un piccolo palco che sarà utilizzato per le “grida” del banditore che durante una simpatica e colorita asta venderà gli animali offerti al Santo".

    Ha fatto spesso discutere la "zoopesca" (o "pesca animalesca") in uso nella storica Fiera di Arsego, a San Giorgio delle Pertiche (Padova). Uccelli, mammiferi e rettili estratti a sorte, conferiti ai vincitori dopo assordanti giornate in gabbia. Il problema per di più è bipartisan. Riportano le cronache locali del tempo che  nel 2012, per il 25 aprile, Rifondazione Comunista avesse in serbo di mettere in palio un maialino vivo per la riffa di Sicignano degli Alburni, in provincia di Salerno. E che nel 2011 i "100% animalisti" lanciarono un appello al sacerdote di Cusignana di Giavera del Montello (Treviso) affinché spezzasse l'usanza di regalare una puledra a chi ne indovinava il peso. Un po' come nel programma di Raffaella Carrà di trenta e passa anni fa: solo che allora se azzeccavi il numero esatto dei fagioli nel barattolo, vincevi gettoni d'oro. Molto più moderni e cristiani quelli, no.

    di Maurizio Di Fazio per -l'espresso.it-

    ECCO LE CAUSE DELL'URANIO IMPOVERITO CHE MACINA VITTIME IN CONTINUAZIONE.... ’ultima a nascere in ordine di tempo è stata una bambina che oggi ha due anni e mezzo, affetta da labiopalatoschisi, quella malformazione della bocca che viene comunemente definita “labbro leporino”. Proprio come è successo con suo fratello - che oggi ha 7 anni - i medici si sono accorti dell’anomalia quando era ancora nella pancia della mamma.......

    L’ultima a nascere in ordine di tempo è stata una bambina che oggi ha due anni e mezzo, affetta da labiopalatoschisi, quella malformazione della bocca che viene comunemente definita “labbro leporino”. Proprio come è successo con suo fratello - che oggi ha 7 anni - i medici si sono accorti dell’anomalia quando era ancora nella pancia della mamma.

    Poi ci sono quelli che, invece, non sono mai nati. Le loro madri hanno scelto di abortire. Una decisione straziante, per evitare che i neonati venissero al mondo in condizioni fisiche già pesantemente compromesse. Infine ci sono gravidanze che si sono interrotte da sole, dopo pochi mesi di gestazione. Lasciando nei genitori un grande vuoto e mille domande.

    L’uranio impoverito continua la sua strage silenziosa. E' di pochi giorni fa la notizia della morte del maresciallo incursore dell'Aeronautica Gianluca Danise, che nel 2003 a Nassiriya ricompose i corpi dei suoi colleghi uccisi da un attentato terroristico, stroncato da un tumore alla rinofaringe e abbandonato dalle istituzioni - come lui stesso ha denunciato - nei lunghi anni di malattia.

    Ma le vittime non si contano soltanto fra i nostri militari di ritorno dalle missioni all’estero – che ancora oggi a distanza di vent’anni continuano ad ammalarsi di tumori e leucemie – ma anche fra i loro figli. La lista dei bambini venuti al mondo conmalformazioni e quella degli aborti terapeutici o spontanei continua a salire. Quantificarli con precisione è quasi impossibile, ma secondo le associazioni che da anni si battono per denunciare le conseguenze dei metalli pesanti sui soldati italiani si parla ormai di diverse decine di casi dichiarati.

    Le chiamano “vittime terze”, perché le loro vite sono state pregiudicate e danneggiate indirettamente dalle esposizioni dei loro genitori. Fra questi ci sono anche figli di civili, che si sono ritrovati a vivere in prossimità di luoghi contaminati da uranio, torio, gas radon in aree dove si sperimentano gli armamenti, come Salto di Quirra, sede di un poligono interforze a disposizione della Nato.

    A tutti gli effetti, si tratta di vittime invisibili. Per la prima volta, però, a occuparsi dei civili sarà la commissione d’inchiesta della Camera (promossa da Sel e Movimento 5 Stelle) incaricata di far luce sui mancati risarcimenti alle vittime dell’uranio, che sta cercando di partire fra mille intoppi e che in questi giorni sta tentando di mettere insieme i nomi delle persone coinvolte. Con un occhio di riguardo ai paesi sardi diEscalaplanoCapo Teulada e Perdarsefogu, che si trovano a pochi passi dai poligoni.

    Ma la strada è tutta in salita. Fra i soldati c’è infatti chi è ancora in servizio e, temendo ritorsioni, preferisce non denunciare. E poi c’è chi semplicemente prova vergogna, e non vuole che la sua storia venga alla luce. Più spesso il problema è burocratico. Le anomalie genetiche non sono state denunciate alla nascita e quindi nelle statistiche sanitarie e nei registri della Asl praticamente non esistono. Tantomeno esistono per i tribunali, che non hanno fatto partire alcuna inchiesta.

    Però le storie sono moltissime. E alcune delle vittime solo adesso trovano il coraggio di parlare in forma rigorosamente anonima. E’ in questi mesi, infatti, che si deciderà tutto. E solo se quest’ultima commissione d’inchiesta riuscirà a provare un nesso di causalità fra le anomalie genetiche dei bambini e le esposizioni da uranio dei loro genitori ci sarà possibilità di avere giustizia e un legittimo risarcimento economico.


    “La paura di parlare è tanta – confermano a l’Espresso dalla neonata Commissione d’inchiesta incaricata di redigere i nomi delle vittime – però noi facciamo un appello anche attraverso la stampa: trovate il coraggio di abbattere questo muro di gomma”.

    IMPASSE BUROCRATICA

    Ci ha provato, per esempio, S.I., figlia di un militare in forza al poligono di Teulada. “Per ben nove anni – è il resoconto della donna contenuto in una missiva destinata al ministero della Difesa – sono stata una residente del dovere, perché nel poligono ha prestato servizio per molto tempo mio padre, maresciallo dell’Esercito”. “Mi sono ammalata di due gravi malattie, il morbo di Basedow e una forma di sclerosi – spiega – e ho avuto un bambino nato con grossi problemi genetici, che purtroppo di recente è deceduto”.

    Secondo la donna – assistita dall’associazione Anavafaf – a provocare le sue malattie e la disabilità del figlio sarebbe stata la prolungata esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti. Non solo uranio impoverito ma anche radiazioni di torio, “perché nel poligono sono stati ampiamente utilizzati e sperimentati imissili Milan che contengono, appunto, torio”.

    La sua casa sorgeva vicino a un territorio che oggi viene considerato “non più bonificabile e permanentemente interdetto alle abitazioni”. Nonostante questo, però, le sue richieste di risarcimento finora sono state sempre ignorate. E non perché non ci fosse un nesso fra la sua malattia e quella del figlio, ma per semplici intoppi burocratici. “Nonostante fosse chiaro a tutti che io ero una comune cittadina, il mio caso è stato preso in mano dal Comitato Cause di Servizio della Difesa, ovvero l’ufficio che si occupa dei militari, che poi mi ha risposto dicendo che non poteva occuparsi di me, in quanto non militare”.

    Una situazione kafkiana, che finora non ha trovato soluzione. E che lascia nella donna un forte amaro in bocca: “Oltre ad aver perso mio figlio e ad aver pagato le spese delle cure di tasca nostra, mi sono trovata a dover subire un atteggiamento di diffidenza e sospetto: hanno persino affidato ai carabinieri locali un’indagine per accertare a quale distanza si trovasse il poligono rispetto all’alloggio nel quale risiedevo, nonostante fosse noto a tutti dove si trovassero le abitazioni per il personale di gestione del poligono”. “Credo che un minimo di rispetto fosse dovuto verso chi, con grandi rischi, è stato al servizio del Paese e verso chi, non facendo parte del corpo militare, non poteva nemmeno chiedere l’adozione di misure protettive, come semplici mascherine, per evitare di respirare quel veleno”, è l’amara conclusione della donna nella sua lettera al Ministero.

    Interpellato da l'Espresso (in data primo dicembre 2015, ndr) ,fino a oggi il ministero della Difesa non ha risposto alle nostre domande che erano state poste per fornire una corretta ed equilibrata esposizione dei fatti.

    TUMORI INFANTILI

    E nessun interesse da parte delle istituzioni - denunciano le associazioni - sembrerebbe esserci stato verso quei genitori che hanno visto, misteriosamente, i figli morire a causa di tumori infantili a poche settimane o addirittura a poche ore dal parto, alcuni di loro nati senza parte del cervello. Casi clinici inspiegabili, capitati fra persone senza precedenti simili nella loro storia familiare. A rompere un dolorosissimo silenzio lungo vent’anni c’è, per esempio, un capitano dell’Aeronauticache oggi chiede di sapere perché suo figlio, concepito dopo sei anni di servizio al poligono interforze di Salto di Quirra, sia nato con un tumore al rene. Per quel bambino non c’è stato scampo: è morto 30 giorni dopo essere venuto al mondo.

    Gravi malformazioni sono state registrate alla nascita anche nel figlio di Vincenzo Z., maresciallo dell’Esercito che ha prestato servizio in Bosnia nei primi anni Duemila e che ha effettuato numerose esercitazioni a Capo Teulada.

    Affetto da una grave forma di idrocefalia anche il bambino diE.D., un ex soldato reduce da missioni nei Balcani, che oggi chiede di conoscere la verità. Mentre una lunga lista di aborti (terapeutici e non) è stata registrata fra le mogli dei soldati che, nei Balcani e in Kosovo, erano addetti alle bonifiche del terreno dove erano stati esplosi proiettili all’uranio impoverito. Raccontano oggi alcuni di loro: “I nostri superiori erano stati molto chiari: ci avevano consigliato di non fare figli per almeno tre anni dalla fine della missione all’estero”. “Una testimonianza inquietante – conferma l’ammiraglio Falco Accame a capo dell’associazione Anavafaf – che emerse, riferita dagli onorevoli Pisa e Angioni, anche nel corso dell’audizione del generale Michele Donvito alla commissione Difesa della Camera il 29 giugno del 2004”.

    “L’emergenza uranio non è finita e le conseguenze continuiamo a pagarle, visto che ancora oggi riceviamo lettere disperate di genitori con figli portatori di anomalie genetiche – spiega Accame – Queste persone meritano, una volta per tutte, che sia data loro una risposta”.

    “NASCONDETELI IN CASA”

    Chi è in grado di spiegare questa situazione in tutta la sua cruda semplicità è Mariella Cao, battagliera fondatrice delcomitato sardo Gettiamo le Basi, che da anni lotta perché l’opinione pubblica sia informata su quello che succede attorno ai poligoni di tiro della Sardegna.

    “I casi sono molto più numerosi di quelli che sono stati raccontati finora – è la premessa della donna – solo che da parte dei genitori di questi bambini c’è sempre stata una forte reticenza a parlare, dettata soprattutto dalla paura di subire ritorsioni o addirittura di perdere il proprio impiego nell’Esercito”. E non solo da parte dei militari, visto che l’eventuale chiusura di una base interforze porterebbe alla perdita di lavoro anche per centinaia di civili.

    Nel paese di Escalaplano, per esempio, a una manciata di chilometri dal poligono di Quirra, dove in 2.600 abitanti nei primi anni Duemila si è raggiunto un picco di 14 bambini con gravissime malformazioni genetiche, la regola ufficiale era quella di tacere. Qualsiasi cosa accadesse. E dunque, se i casi non venivano denunciati negli ospedali, era come se non fossero mai esistiti. Un copione che si è ripetuto anche nei comuni di JerzuBallao e Tertenia.

    “Alle mamme di questi bambini veniva detto senza tanti giri di parole: nascondeteli in casa”, racconta oggi Mariella Cao. E così loro, un po’ per paura un po’ per vergona, eseguivano.

    “Chi non ha trovato il coraggio di parlare, o si è ostinato a sostenere che le anomalie genetiche fossero soltanto un caso, non è però da biasimare – riflette la fondatrice di Gettiamo le Basi – immaginate cosa significa, per la madre di un bambino che sta morendo, prendere coscienza che la malattia di suo figlio non è dovuta a una coincidenza o a una tremenda sfortuna, ma a dei responsabili in carne e ossa, che guadagnano su questa situazione. Rendersene conto può portare alla disperazione. O alla follia”.

    Non hanno taciuto, ma hanno gridato tutta la loro rabbia e il loro dolore, invece, la mamma di Maria Grazia (nata con malformazioni evidenti alla testa e morta due anni fa, a 25 anni) e il fotografo Stefano Artitzu, la cui figlia è nata senza le dita della mano destra.

    Ad un certo punto Artitzu ha anche fondato un comitato composto da padri e madri di bambini nati con anomalie genetiche, con l’obiettivo di trovare informazioni e chiedere giustizia. “Poi però ci siamo sciolti, perché era come combattere contro i mulini a vento una battaglia troppo dolorosa, dove oltre alle difficoltà di dover lottare ogni giorno dovevamo subire maldicenze ed esclusione sociale”, racconta.

    Una situazione che conosce bene anche Mauro Pili, ex Presidente della Regione Sardegna, oggi deputato alla Camera e componente della nuova commissione d’inchiesta che ha appena aperto i lavori: “Già nel 2002 fu chiesto alla popolazione civile che abitava nei pressi di Salto di Quirra di sottoporsi a uno screening genetico, ma solamente una piccolissima parte accettò”. “Gli interessi in gioco solo altissimi – prosegue il politico sardo - chi indaga trova sempre il freno a mano tirato. E la commissione ancora oggi, dopo sei mesi, sta carcando di partire avvolta da un silenzio imbarazzante”.


    di Arianna Giunti per -l'espresso.it-