yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: febbraio 2015

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sabato 28 febbraio 2015

L'incontro del M5S con Sergio Mattarella "è stato cordiale e costruttivo e, da parte del M5S, si spera che in futuro ve ne siano altri. Al presidente è stato lasciato un breve documento riassuntivo delle nostre proposte. Vogliamo ringraziarlo per l'incontro e per la simpatia". Lo scrivono Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sul blog. .....

L'incontro del M5S con Sergio Mattarella "è stato cordiale e costruttivo e, da parte del M5S, si spera che in futuro ve ne siano altri. Al presidente è stato lasciato un breve documento riassuntivo delle nostre proposte. Vogliamo ringraziarlo per l'incontro e per la simpatia". Lo scrivono Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sul blog. 

"Nomine dei giudici costituzionali in tempi rapidi e senza condizionamenti dei partiti". E' questa una delle proposte contenute nel documento consegnato oggi da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e riportato in un post pubblicato sul Blog del leader del M5S. 

"Bisogna favorire un aumento della qualità e della diversificazione dell'offerta e una razionalizzazione delle risorse della Rai, attingendo alle professionalità interne, per procedere ad un progetto di riposizionamento dell'offerta informativa della Rai nel nuovo mercato digitale", scrivono i 5 Stelle nel documento consegnato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Vanno introdotte per la nomina dei direttori delle testate giornalistiche procedure trasparenti che prevedano la pubblicazione sul sito dell'azienda di un avviso pubblico rivolto sia ai propri dipendenti sia a professionisti esterni alla Rai, cui sia data la più ampia pubblicità - aggiungono - L'avviso dovrebbe contenere il possesso di una pregressa esperienza giornalistica di eccellenza, che attesti la fondata capacità potenziale ad assumere la direzione di una testata giornalistica e dovrebbe dimostrare doti innovative e apertura alle esigenze della modernità. Gli organi competenti potranno poi procedere alla nomina, secondo le vigenti disposizioni normative, sulla base di una valutazione comparativa dei curricula trasmessi". 

Mentana, nel suo TG, parla di schiarita nei rapporti tra il Movimento 5 Stelle e il Quirinale. Un nuovo rapporto tra Grillo e Mattarella che pare, al momento, molto diverso rispetto alle frizioni con Giorgio Napolitano.

fonte -TZETZE-

Matteo Renzi ha mentito ancora una volta, ma questa volta l'ha fatta grossa. Così grossa che, come riporta il giornalista Marcello Foa "Renzi è stato giustamente massacrato dal popolo di internet". Il motivo? Una colossale menzogna pronunciata sul taglio alle pensioni d'oro. La trasmissione Presa Diretta ha infatti trasmesso un'intervista rilasciata da Renzi a Bruno Vespa un anno e mezzo fa, quando ancora era in corsa per la leadership del Partito democratico e poi, sempre a Vespa, un'altra intervista, questa volta nelle vesti di premier. ....


Matteo Renzi ha mentito ancora una volta, ma questa volta l'ha fatta grossa. Così grossa che, come riporta il giornalista Marcello Foa "Renzi è stato giustamente massacrato dal popolo di internet". Il motivo? Una colossale menzogna pronunciata sul taglio alle pensioni d'oro.

La trasmissione Presa Diretta ha infatti trasmesso un'intervista rilasciata da Renzi a Bruno Vespa un anno e mezzo fa, quando ancora era in corsa per la leadership del Partito democratico e poi, sempre a Vespa, un'altra intervista, questa volta nelle vesti di premier.

Scrive Marcello Foa
La contraddizione è palese: il Renzi del dicembre 2013 cavalca l'onda dell'antipolitica e proclama la necessità di tagliare senza pietà le pensioni sopra i 3500 euro netti. Il Renzi premier, nemmeno un anno dopo nel settembre 2014, afferma esattamente il contrario ovvero che pensioni oltre i 2'800 euro non sono d'oro e non vanno assolutamente tagliate. Cambia anche l'entità della manovra. Prima Renzi assicurava che tagliando le pensioni d'oro si potevano risparmiare addirittura dai 4 ai 12 miliardi di euro, poi il beneficio per le casse pubbliche si riduce ad appena 100 milioni di euro.

Renzi è stato giustamente massacrato dal popolo di internet. Sono fioriti gruppi su Facebook che grondano indignazione per quella che viene considerata una presa per i fondelli. Ma a interessarmi non è tanto la sua giravolta, che può sorprendere solo chi ancora non ha capito la natura del personaggio e la sua inconsistenza politica, quanto le sue tecniche di comunicazione.

Ascoltatelo bene. Renzi parte sempre evocando un luogo comune, un sentore comune, scandendo bene le parole, come se stesse parlando al bar. Conquistato l'assenso implicito dell'ascoltatore, lancia il suo proclama presentandolo sempre come la cosa più ovvia del mondo, o meglio la cosa giusta da fare per chi - ovviamente come lui - persegue il bene del Paese. E lasciando intendere che lui è di quella idea da sempre.

Renzi è un parlatore innato ma ha evidentemente affinato la propria oratoria con tecniche di persuasione tipiche degli spin doctor. Sa che la gente ha la memoria cortissima e che da sempre, anche in Italia, si lascia incantare da chi parla bene; anzi da chi la vende bene. La bufala, ben inteso. In America a lungo i candidati presidenziali per screditare i propri rivali hanno chiesto agli elettori: comprereste un'auto usata da quest'uomo? Aggiorno lo slogan. E voi, di Renzi? E' superfluo che indichi la mia risposta. Ma gli italiani?

Se non fosse stato per il servizio di Riccardo Iacona e della sua squadra, il clamoroso dietrofront di Renzi sarebbe passato inosservato. In realtà è passato comunque inosservato, perché gli altri media non hanno ripreso il servizio di Presa diretta, che ha avuto eco solo su Facebook, raggiungendo alcune centinaia di migliaia di persone. Troppo poco per cambiare il percepito degli elettori.

E allora la risposa è: sì gli italiani ancora gli credono. E continueranno fino a quando non scopriranno che l'auto comprata con tanto entusiasmo da quel simpatico venditore toscano che assomiglia a Mister Bean e fa le smorfie mentre parla, li avrà lasciati a piedi. Ma a quel punto sarà troppo tardi per recriminare. E il danno ormai compiuto.
fonte -TZETZE-

Reddito di cittadinanza del M5S, non elemosina di 80 euro del pd

"Cuperlo si è svegliato... si sveglia parlando di Reddito di Cittadinanza e manda una letterina al suo Presidente Renzi.
Il Reddito di Cittadinanza è il primo punto del programma con cui il MoVimento 5 Stelle si è presentato alle elezioni politiche in cui è stato votato come prima forza politica dal 25% degli italiani. Sin dall’inizio della legislatura proponiamo l’Istituzione di questa misura che tutela più di 9 milioni di individui che vivono al di sotto della soglia di povertà. 9 milioni Cuperlo, non 2!
Un sostegno al reddito pari a 780 euro al mese per un nucleo familiare composto da una sola persona che riprende i principi contenuti nella risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2010 e avvalorato dal rapporto ISTATsulle condizioni del Paese. L’unica condizione che si chiede al beneficiario è di effettuare ricerca attiva del lavoro per due ore giornaliere, frequentare dei percorsi di istruzione, formazione o riqualificazione che gli consentano di passare da un settore produttivo a un altro seguendo le sue competenze, di effettuare non più di 8 ore settimanali di volontariato per aiutare la comunità e di accettare il lavoro proposto dai Centri per l'Impiego.
Caro Renzi, non si parla di regalare manodopera a costo zero al terzo settore, si parla di dignità umana! Si parla di rendere il lavoro un diritto e non una concessione come il PD vorrebbe far diventare, si parla di rendere il cittadino libero dal voto di scambio politico mafioso.
Esiste già un Disegno di Legge concreto e con coperture, il 1148 incardinato in Commissione Lavoro al Senato il 7 gennaio 2015 e del quale il MoVimento 5 Stelle ha chiesto la calendarizzazione in aula per fine marzo 2015. Parlare oggi di contrastare la povertà in modo propositivo vuol dire appoggiare e sostenere questo disegno di Legge sul “Reddito di Cittadinanza”. Tutte il resto è pura propaganda, la stessa che ci accompagna da 365 giorni (quelli del governo Renzi) fatti di tweet, di annunci, di proclami che hanno avuto come seguito la distruzione dello statuto dei lavoratori e la precarizzazione di milioni di cittadini italiani che non vedono altro futuro se non fuori dai nostri confini.
Non vi permetteremo di strumentalizzare né i poveri né la povertà.
Se la minoranza pd vuole portare avanti il dibattito parlamentare sul reddito di cittadinanza, i suoi membri si impegnino a far calendarizzare al più presto in Aula la discussione sul nostro disegno di Legge. Cuperlo batti un colpo!" 

M5S Parlamento dal Blod di Beppe Grillo

L'imprenditore ginevrino arrestato lo scorso 25 febbraio a Monte Carlo è stato oggi formalmente accusato (mis en examen) di truffa e complicità in riciclaggio di denaro ai danni di Dmitri Rybolovlev, miliardario russo e presidente della squadra di calcio AS Monaco. Lo ha appreso l'agenzia stampa francese Afp da "fonte vicina al dossier"......


MONACO - L'imprenditore ginevrino arrestato lo scorso 25 febbraio a Monte Carlo è stato oggi formalmente accusato (mis en examen) di truffa e complicità in riciclaggio di denaro ai danni di Dmitri Rybolovlev, miliardario russo e presidente della squadra di calcio AS Monaco. Lo ha appreso l'agenzia stampa francese Afp da "fonte vicina al dossier".
L'uomo d'affari, patron della società ginevrina Natural Le Coultre, è stato posto sotto controllo giudiziario e deve versare una cauzione di 10 milioni di euro. Una cittadina svizzera residente nel Principato di Monaco, sua complice presunta, è accusata di riciclaggio e posta a sua volta sotto controllo giudiziario, ma senza cauzione, secondo la stessa fonte.
L'imprenditore avrebbe venduto alla famiglia Rybolovlev decine di quadri di artisti famosi (quali Picasso, Modigliani, Gauguin, Degas) a prezzi esagerati o con documenti falsi, secondo quanto aveva indicato nei giorni scorsi il procuratore di Monte Carlo Jean-Pierre Dreno. La sua presunta complice svizzera, una amica russofona della famiglia Rybolovlev, è sospettata di aver intascato commissioni segrete in occasione di acquisti di quadri da parte di società del miliardario russo.
L'oligarca Dmitri Rybolovlev, grande amatore di arte, ha fatto fortuna con i fertilizzanti vendendo Uralkali, uno dei più grandi fabbricanti di potassio al mondo. Nel 2011 si è insediato a Monte Carlo e vi ha acquistato il 66,67% dell'AS Monaco, all'epoca in fallimento.
La Natural Le Coultre è una delle principali società al mondo specializzate nella logistica e l'immagazzinamento di opere d'arte. Al Porto Franco di Ginevra gestisce depositi di una superficie complessiva di 20'000 mq.
-ATS-

Credit Suisse ha annunciato venerdì sera la sua intenzione di mettere da parte dei fondi supplementari nel quadro di un'inchiesta negli Stati Uniti legata all'emissione di titoli ipotecari. La seconda banca elvetica è sospettata di aver truffato degli investitori........


ZURIGO - Credit Suisse ha annunciato venerdì sera la sua intenzione di mettere da parte dei fondi supplementari nel quadro di un'inchiesta negli Stati Uniti legata all'emissione di titoli ipotecari. La seconda banca elvetica è sospettata di aver truffato degli investitori.
L'indagine da parte del governo americano è legata ad eventuali abusi sul mercato di prestiti ipotecari durante la crisi finanziaria del 2008. La banca, che ha messo fine l'anno scorso a diversi anni di procedimenti penali negli Stati Uniti pagando più di 2,5 miliardi di franchi di multa e di penalità dopo essere stata giudicata colpevole di complicità in evasione fiscale, è quindi ancora sotto accusa.
L'evoluzione dei contenziosi e delle inchieste presso l'insieme del settore dei prestiti ipotecari negli Stati Uniti ha portato ad un aumento degli accantonamenti legati a questo dossier a partire dalla pubblicazione dei risultati preliminari 2014, scrive Credit Suisse in un comunicato.
La banca ha fatto sapere che costituirà 277 milioni di franchi svizzeri di accantonamenti per contenziosi nel quadro di procedure legate a prestiti ipotecari. Questa decisione indica che l'istituto di credito dovrà rivedere i suoi risultati del quarto trimestre pubblicati due settimane fa.
Credit Suisse valuta ormai l'ammontare dei rischi giuridici per i quali non ha effettuato degli accantonamenti a 1,8 miliardi di franchi, al posto di 1,3 miliardi. Nel quarto trimestre, l'utile netto era di 921 milioni di franchi.
-ATS-

I jihadisti dell'Isis hanno ordinato il rilascio di 29 dei circa 220 ostaggi cristiani assiri rapiti nel nord-est della Siria il 23 febbraio scorso. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani citando un comandante assiro, stando a quanto scrive la Cnn online.....


ATLANTA - I jihadisti dell'Isis hanno ordinato il rilascio di 29 dei circa 220 ostaggi cristiani assiri rapiti nel nord-est della Siria il 23 febbraio scorso. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani citando un comandante assiro, stando a quanto scrive la Cnn online.
A ordinare il rilascio dei cristiani è stato un tribunale dell'Isis nel nord della Siria. Erano stati rapiti giorni fa dai jihadisti dello Stato islamico nei villaggi attorno alla città siriana di Tal Tamer. 
Il destino degli altri cristiani assiri sequestrati deve essere ancora deciso dai tribunali islamici dello Stato islamico, avrebbero detto i giuristi dell'Isis al comandante che li tiene prigionieri, secondo la stessa fonte.
-ATS-

Le "vittime" eccellenti di Putin - Gli oppositori del presidente russo o sono finiti in galera o sono finiti sottoterra


MOSCA - Quello di Boris Nemtsov è l'ultimo in ordine di tempo di una serie di assassinii "misteriosi" di personaggi scomodi per il potere quasi incontrastato di Vladimir Putin in Russia. Anche se fino a prova contraria non si può additare il Cremlino per l'uccisione, nella notte, di uno dei leader dell'opposizione, l'omicidio dell'ex vice premier liberale fa calare una tetra nube di sospetti sul presidente russo. Molti, troppi, tra coloro che hanno messo il bastone tra le ruote allo 'zar' sono finiti dietro le sbarre o al cimitero.
Il caso più celebre è probabilmente quello di Anna Politkovskaia: una giornalista di Novaia Gazeta sempre pronta a denunciare la deriva autoritaria del governo di Putin e i tanti abusi commessi dalle forze russe in Cecenia. La Politkovskaia è stata freddata a colpi di pistola il 7 ottobre del 2006 nell'ascensore dell'edificio di Mosca in cui abitava. Ma a distanza di quasi nove anni non è ancora stata fatta piena luce sul delitto. Lo scorso giugno il terzo processo per l'omicidio della reporter si è concluso con dure condanne per tutti gli imputati e due ergastoli, ma gli investigatori non hanno ancora individuato il mandante, o i mandanti, dell'omicidio.
Alexei Navalni, il maggiore oppositore del leader del Cremlino, sembra invece essere stato messo fuori combattimento con un altro sistema: quello giudiziario. Il blogger anti-Putin era, assieme a Nemtsov, uno degli organizzatori della "marcia anticrisi di Primavera" inizialmente prevista per domani. La manifestazione è stata cancellata e sostituita con un corteo per ricordare Nemtsov, ma in ogni caso Navalni non vi avrebbe potuto partecipare: il giurista si trova infatti in carcere e vi rimarrà fino al 6 marzo per una condanna a 15 giorni di arresto per aver "violato la quiete pubblica" distribuendo volantini in metro a sostegno della marcia 'anticrisì. Alexiei Navalni e suo fratello Oleg sono inoltre stati condannati il 30 dicembre a tre anni e mezzo per truffa e appropriazione indebita in un processo che molti osservatori ritengono politicamente motivato. Ma mentre l'oppositore ha ottenuto la sospensione della pena, suo fratello Oleg è finito al fresco.
Un altro che ha avuto problemi con la giustizia dopo aver dato fastidio a Putin è Mikhail Khodorkovski, ex patron del colosso petrolifero Yukos ed ex uomo più ricco di Russia: è finito dietro le sbarre dopo aver preso a finanziare l'opposizione, e c'è rimasto per ben dieci anni, fino a quando il leader del Cremlino non ha deciso di graziarlo alla fine del 2013. Adesso vive in Svizzera, a Rapperswil, nel canton San Gallo.
Un altro oligarca anti-Putin, Boris Berezovski, è stato costretto a fuggire in Inghilterra per non rimanere schiacciato dal peso dell'avversario. Ed è morto lì due anni fa in circostanze misteriose. Forse suicida.
L'ex campione del mondo di scacchi Garri Kasparov, uno degli esponenti più noti dell'opposizione che ha partecipato alle manifestazioni anti-Putin di piazza Bolotnaia del 2011, 2012 e 2013, vive ora tra gli Usa e la Croazia per paura di finire nel tritacarne delle inchieste giudiziarie contro i dissidenti.
È stato invece eliminato fisicamente Alexander Litvinenko, ex spia di Mosca avvelenata nel 2006 a Londra col polonio radioattivo. Litvinenko, che era diventato un importante collaboratore dei servizi segreti di Sua Maestà, era stato sospeso dall'Fsb per aver denunciato un complotto per uccidere Berezovski. Ma queste non sono che alcune delle presunte vittime del Cremlino.
L'elenco in realtà è molto più lungo.

fonte -Corrieredelticino.ch-

E’ ufficiale. Matteo Salvini ha mantenuto, per ora, il vecchio nome, Lega Nord, ma di fatto ha dato vita ad un nuovo soggetto politico. Gianfranco Miglio è stato messo in soffitta e al suo posto si sono imposti Marine Le Pen e Vladimir Putin. Il passaggio dal federalismo al nazionalismo autarchico è una piroetta di quelle che non possono passare del tutto inosservate, persino in un Paese ubriaco dall’overdose televisiva di politica interna. Proprio la lettura delmanifesto economico del giovane leader del Carroccio pubblicato da Il Foglio rende evidente la svolta a destra. I dieci punti snocciolati da Salvini non contengono numeri e assomigliano, troppo, ad una prima bozza di programma per la campagna elettorale (ma si vota presto?). Invocare meno tasse e meno disoccupazione è un esercizio sin troppo facile e difficilmente su questo si può polemizzare. Il piatto forte, e già ben sperimentato, è la critica alle istituzioni di Bruxelles.....


E’ ufficiale. Matteo Salvini ha mantenuto, per ora, il vecchio nome, Lega Nord, ma di fatto ha dato vita ad un nuovo soggetto politico. Gianfranco Miglio è stato messo in soffitta e al suo posto si sono imposti Marine Le Pen e Vladimir Putin. Il passaggio dal federalismo al nazionalismo autarchico è una piroetta di quelle che non possono passare del tutto inosservate, persino in un Paese ubriaco dall’overdose televisiva di politica interna. Proprio la lettura delmanifesto economico del giovane leader del Carroccio pubblicato da Il Foglio rende evidente la svolta a destra. I dieci punti snocciolati da Salvini non contengono numeri e assomigliano, troppo, ad una prima bozza di programma per la campagna elettorale (ma si vota presto?). Invocare meno tasse e meno disoccupazione è un esercizio sin troppo facile e difficilmente su questo si può polemizzare. Il piatto forte, e già ben sperimentato, è la critica alle istituzioni di Bruxelles.
“Meno Europa” o “meno Europa austera e più Europa solidale”? Matteo Salvini sembra veramente sposare la prima opzione quando sostiene che sogna “un sistema dove nessuno debba pagare per altri e dove ognuno possa essere competitivo con le proprie forze”. Un modello senza assicurazione dunque, senza paracadute, dove in caso di difficoltà ogni Paese va per conto suo, alla disfatta: un modello molto diverso da quello ideale federale, come quello degli Stati Uniti, dove gli stati più ricchi trasferiscono risorse a quelli più in difficoltà, in nome di una solidarietà che si tramuta in unità d’intenti e dunque in forza geopolitica e negoziale. Salvini, proprio lui, sembra dimenticarlo ma “nanismo politico” e “nanismo economico” si sorreggono a vicenda, rafforzandosi e non si può pensare di superare l’uno senza eliminare l’altro.
Salvini argomenta come non vi sia una terza via se non quella perigliosa dell’uscita dall’euro, ma sa bene che non è così: i riequilibri delle partire correnti senza condannare l’Italia al dimenticatoio della liretta passa per una politica fiscale espansiva in tutta Europa, più abbondante in Germania e più cauta in Italia, ma sempre ben diversa da quell’attuale imposta dall’ottuso Fiscal Compact, austera senza se e senza ma. E’ paradossale che Salvini riconosca l’importanza delle politiche anticicliche per venire a sostegno dell’economia ma le leghi al recupero di una improbabile sovranità, quella monetaria, dato che comunque la politica della BCE in questo momento è massimamente espansiva e poco potrebbe fare di più una Banca d’Italia che stampasse per conto proprio banconote col tricolore. Ed ancora più contradditorio appare ricordare la conseguente enorme svalutazione dell’euro rispetto al franco svizzero, dimostrazione che lo strumento di cambio, anche se usato in abbondanza, poco può per restituire forza e vigore ad una economia, quella dell’Europa del Sud che ha bisogno disperato di maggiore domanda interna.
Certo Salvini comprende l’esigenza di spendere di più ma miracolosamente, dopo aver dichiarato che “la spesa (pubblica) italiana è largamente inefficiente” suggerisce di “creare fabbriche e coltivazioni di beni esclusivamente importati da paesi extra-UE” coprendone la realizzazione sottocosto, senza domandarsi come uno Stato inefficiente possa individuare i settori “giusti” in cui produrre. Nazionalismo, statalismo ed autarchia. Una triade concettuale che ricorda gli scritti del giovane socialista Mussolini. Poco convincente meno di un secolo fa, divertente oggi. Ci troveremmo a finanziare piantagioni di banani in Veneto, lasciando dunque i consumatori a mangiare banane di peggiore qualità allo stesso prezzo di prima ma con meno denaro in tasca a causa delle tasse per finanziare questo spreco?
E’ singolare come il partito che nacque per ribellarsi a Roma ladrona non spende un rigo per chiedere a gran voce quella revisione della spesa pubblica, basata su professionalizzazione e lotta alla corruzione nelle stazioni appaltanti, che sola può generare le risorse e le capacità per spendere bene e produttivamente come anche Matteo Salvini, a parole, desidererebbe.
In cambio, il (fu) leghista dice di prestare attenzione alle esigenze delle piccole imprese, implicita nella difesa delle banche popolari, e mostra di interessarsi ad un meccanismo pensionistico che aiuti i giovani a trovare più rapidamente lavoro. Un po’ poco, francamente. Più che individuare ricette (gli slogan anche se declinati in molte righe restano sempre slogan), Salvini sottolinea le difficoltà e le paure di una società in crisi, anche d’identità. Fa specie in particolare una visione geopolitica che respinge sia la constatazione della globalizzazione sia la definizione di un valore quale l’interesse nazionale. Il no al Ttip, il trattato per il commercio internazionale fra Stati Uniti ed Europa, è paradigmatico e forse fra i punti meno banali dei dieci messi nero su bianco da Salvini. Il rigurgito antiamericano ed il più recente innamoramento dell’Orso russo spingono il movimento leghista in una posizione di assoluta retroguardia determinando la condizione di maggiore incompatibilità per un eventuale accordo di coalizione che possa aggregare una offerta di governo davvero alternativa al Pd renziano. La democrazia si fonda sul pluralismo delle idee e delle opinioni e certamente in questo senso Salvini è apprezzabile per il fatto che va ad occupare uno spazio politico comunque significativo, quello della destra storica (più Msi che An). I programmi economici invece si basano sui numeri e su quelli si discute. A incolpare l’Europa di tutti mali e chiedere una flat tax sono buoni tutti.

di Gustavo Piga per -Formiche-

“Speriamo che arrivi la botta forte, così si crea lavoro”. Un altro imprenditore edile spera nel terremoto, in questo caso quello che ha colpito l’Emilia e parte della Lombardia nel maggio 2012. A parlare, il 29 maggio 2012, è Antonio Muto, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa nell’operazione Aemilia sulla ‘ndrangheta tra Reggio e Modena, un’ora e mezza dopo la forte scossa che aveva provocato morti e feriti. L’intercettazione ambientale agli atti dell’inchiesta Pesci coordinata dall’antimafia di Brescia, collegata all’indagine Aemilia, coglie l’imprenditore in auto che conversa con la moglie: “Speriamo che arrivi la botta forte, se arrivasse almeno un minuto, un minuto ne fa di danni. Insomma, si crea del lavoro”.............


“Speriamo che arrivi la botta forte, così si crea lavoro”. Un altro imprenditore edile spera nel terremoto, in questo caso quello che ha colpito l’Emilia e parte della Lombardia nel maggio 2012. A parlare, il 29 maggio 2012, è Antonio Muto, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa nell’operazione Aemilia sulla ‘ndrangheta tra Reggio e Modena, un’ora e mezza dopo la forte scossa che aveva provocato morti e feriti. L’intercettazione ambientale agli atti dell’inchiesta Pesci coordinata dall’antimafia di Brescia, collegata all’indagine Aemilia, coglie l’imprenditore in auto che conversa con la moglie: “Speriamo che arrivi la botta forte, se arrivasse almeno un minuto, un minuto ne fa di danni. Insomma, si crea del lavoro”.
Dall’indagine Pesci emerge una rete per far pressioni sul Consiglio di Stato e sul ministero per i Beni Culturali per ottenere il via libera per la lottizzazione Lagocastello sulla sponda sinistra del lago Inferiore di Mantova,  un mega progetto immobiliare in una zona di grande pregio monumentale e paesaggistico. Una rete intessuta a Roma, nel 2012, organizzata secondo l’accusa dal sindaco di Mantova Nicola Sodano (Forza Italia) e dallo steso Muto, imprenditore calabrese di Cutro residente nel Mantovano. Coinvolti due ex senatori dell’allora Pdl, Luigi Grillo e Franco Bonferroni, e il presidente emerito del Consiglio di StatoPasquale De Lise.
Le carte dell’inchiesta sono pubblicate oggi dalla Gazzetta di Mantova. Sia il sindaco della città di Virgilio, 57enne originario di Crotone ma trapiantato a Mantova da 40 anni, sia i due ex parlamentari e l’ex magistrato amministrativo risultano indagati. Sodano per corruzione e peculato. Le intercettazioni e i pedinamenti a cui era sottoposto il primo cittadino hanno permesso di svelare come Sodano si sarebbe dato da fare, senza però ottenere risultati, per consentire a Muto, indagato anche per estorsione, di portare a termine la lottizzazione.
Secondo le indiscrezioni emerse dalle indagini, Sodano e gli altri avrebbero fatto pressioni sul Consiglio di Stato, che aveva in calendario la seduta decisiva sulla lottizzazione, già bocciata dal Tar, per l’8 maggio 2012 proponendo una tangente di 60mila euro a De Lise. Intanto Muto si sarebbe mosso anche presso il ministero per i Beni culturali cercando un tavolo tecnico per un accordo extragiudiziale che evitasse il Consiglio di Stato. In questa fase avrebbe fatto pressioni sul neo sottosegretario, Roberto Cecchi, attraverso l’ex senatore Bonferroni. Nel frattempo l’imprenditore aveva dato allo studio di architettura che fa capo a Sodano, l’incarico di rivedere le planimetrie della lottizzazione. Sodano andò dal sottosegretario con il nuovo progetto, ma il Consiglio di Stato con il suo no mandò tutto all’aria.
Il sindaco di Mantova è accusato anche di peculato per aver usato mezzi del Comune (l’auto blu) per raggiungere Bologna e da qui in treno Roma, per i suoi affari personali, relativi all’incarico professionale ricevuto per la lottizzazione. Nella capitale quel 26 settembre 2012  si tenne, nell’ufficio del senatore Grillo, un’importante riunione, alla presenza di Muto, Sodano, del commercialista veronese Attilio Fanini (indagato) e dell’allora assessore alle infrastrutture della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo (non indagato). In quell’occasione si cercò di mettere a punto la strategia per salvare la lottizzazione dopo il no del Consiglio di Stato, ma senza riuscirci.

da -Ilfattoquotidiano.it-

Più di tutte le altre Regioni d’Italia, più della Camera e delSenato, in certi casi ancora più caro rispetto agli altri paesi europei: è il costo della politica in Sicilia, finito al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti, al Palazzo Steri diPalermo. È un dettagliato j’accuse agli sperperi della politica isolana quello contenuto nella relazione annuale di Giuseppe Aloisio, procuratore facente funzioni della Corte dei Conti diSicilia. Un elenco di sprechi che spesso diventano oggetto d’indagine da parte dei magistrati contabili..........


Più di tutte le altre Regioni d’Italia, più della Camera e delSenato, in certi casi ancora più caro rispetto agli altri paesi europei: è il costo della politica in Sicilia, finito al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti, al Palazzo Steri diPalermo. È un dettagliato j’accuse agli sperperi della politica isolana quello contenuto nella relazione annuale di Giuseppe Aloisio, procuratore facente funzioni della Corte dei Conti diSicilia. Un elenco di sprechi che spesso diventano oggetto d’indagine da parte dei magistrati contabili.
A leggere la relazione, il 2014 è l’annus horribilis per la spesa pubblica siciliana: le condanne per danno erariale ammontano infatti a 39 milioni di euro, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. E mentre le condanne raddoppiano, in crescita sono anche i nuovi casi d’indagine. Aloisio ha citato il caso “del presidente del consiglio e della quasi totalità dei consiglieri dell’ex Provincia regionale di Catania, ai quali è stato contestato il danno complessivo di circa 450mila euro per l’illegittima utilizzazione deifondi assegnati per spese di missione e di funzionamento, ritenute non compatibili con le esigenze istituzionali dell’organo consiliare”.
La provincia etnea, all’epoca guidata da Giuseppe Castiglione, oggi sottosegretario, era finita al centro delle polemiche per irimborsi a sei cifre chiesti e ottenuti dai suoi consiglieri:gagliardetti, t-shirt, bandierine, disegni in carta di papiro, tutti rigorosamente pagati con fondi pubblici. Ancora maggiore la cifra che secondo i magistrati contabili sarebbe stata ingiustamente spesa dai gruppi parlamentari all’Assemblea regionale siciliana tra il 2008 e il 2012. A giudizio sono finiti i sette capigruppo, ancora oggi indagati dalla procura di Palermo, per “l’illegittima utilizzazione dei fondi assegnati, non riconducibili agli scopi istituzionali del’Ars, con la contestazione di un danno erariale di un milione e 925 mila euro”.
Ma non è solo nei rimborsi e nei fondi parlamentari la chiave dello spreco: al centro della relazione dei magistrati contabili anche il caso dei gettoni di presenza. Aloisio ha citato il caso dei “consiglieri di un piccolo comune che hanno deciso di aumentare del 417 per cento il gettone di presenza: un danno di 650 mila euro circa”. Proprio in questi giorni è finita nella bufera la città diAgrigento, dove il consiglio comunale è riuscito a convocare 1.133 riunioni delle commissioni solo nel 2014: in pratica tre volte al giorno, tutti i giorni, incluso Natale e Ferragosto. Alla fine il costo per i bilanci comunali è stato di 285mila euro.
Ma non è solo la politica che spreca risorse pubbliche in Sicilia. “Tra i 39 milioni di euro di condanne per danno erariale troviamo un po’ di tutto: dai 5 milioni provocati dalla Formazione alla società che non ha riversato i biglietti per le aree archeologiche con un danno di 16 milioni” ha spiegato nella sua relazione Luciana Savagnone, presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti. Il riferimento è per il caso Novamusa, la società che dal 2003 gestiva i principali siti archeologici siciliani, dal teatro antico di Taormina, fino alle aree archeologiche di Segesta e Selinunte: solo che il costo dei biglietti per visitare i siti veniva trattenuto interamente dalla società privata, senza versare nelle casse dellaRegione siciliana la percentuale (il 70 per cento) di sua competenza.
“Nel settore della formazione professionale – continua Savagnone – è stata evidenziata, quale grave anomalia del sistema, l’eccessiva spesa di soldi pubblici, non tanto e non solo per formare lavoratori, ma per sostenere finanziariamente gli enti”. Già ribattezzata come il “buco nero” dei milionari finanziamenti diBruxelles, il settore della formazione professionale siciliana finisce adesso nella relazione dei magistrati contabili. “Sembrerebbe trattarsi – scrivono – di una spesa fine a se stessa che rischia di trasformare lo scopo del settore, originariamente unicamente formativo, in uno scopo parassistenziale. La maggior parte delle condanne in questione sono state emesse nei confronti di enti diformazione, ritenuti responsabili di danno erariale per aver sottratto o distratto finanziamenti dal fine per cui erano stati concessi o per la mancata restituzione all’amministrazioneerogatrice delle somme non ammesse a discarico”.
Sono 109 gli atti di citazione notificati a 255 amministratori del settore, per un danno di 48 milioni di euro. Pesanti bacchettate arrivano anche al settore delle assunzioni nel settore pubblico. “C’è un ricorrente spreco di risorse pubbliche nelle procedure di assunzione di personale o di ingiustificato riconoscimento ai dipendenti di qualifiche o livelli superiori da parte delle società in house della Regione siciliana i quali, nonostante il divieto posto a contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica, hanno continuato a disporre reclutamento di personale non giustificato e vietato” ha detto il procuratore Aloisio. Che poi ha definito “il fenomeno, oggettivamente allarmante per la finanza pubblica regionale”. Come dire che a sprecare denaro non sono soltanto i politici ma anche la classe dei burocratici regionali.

di Giuseppe Pipitone per -Ilfattoquotidiano.it-

Lo Stato Islamico ha diffuso nuove scioccanti foto di “un gay” lanciato da un tetto e ucciso. Dopo un processo in una corte dello Stato Islamico, l’uomo è stato condotto sul tetto del palazzo e buttato giù di fronte a una grande folla sottostante. L’orribile atto è stato compiuto a Tel Abiad, nella capitale dello Stato Islamico di Raqqa, in Siria.



Lo Stato Islamico ha diffuso nuove scioccanti foto di “un gay” lanciato da un tetto e ucciso.
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Dopo un processo in una corte dello Stato Islamico, l’uomo è stato condotto sul tetto del palazzo e buttato giù di fronte a una grande folla sottostante. L’orribile atto è stato compiuto a Tel Abiad, nella capitale dello Stato Islamico di Raqqa, in Siria.

L’uomo è stato descritto come un “figlio di Lot” e accusato di aver commesso atti di sodomia. Lot è citato nella Bibbia e nel Corano, quando si denuncia che la gente di Sodoma e Gomorra viveva nel peccato e si preannuncia che sarebbe stata punita severamente da Dio.

Non è la prima occasione in cui lo Stato Islamico ha reso note foto di simili persecuzioni. Un altro uomo accusato di aver commesso atti omosessuali è stato lanciato dallo stesso edificio il mese scorso.

Una grande folla di combattenti e residenti di Raqqa sono mostrati mentre si radunano per assistere all’orribile punizione, fuori dal tribunale islamico. Tra loro non mancano anche dei bambini. Molti uomini sono saliti su un alto muro per poter assistere più comodamente all’atroce spettacolo.
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Nelle immagini si vede anche un guerrigliere che tiene in mano un megafono, con il quale annuncia alla folla le decisioni della corte e la condanna a morte per il “figlio di Lot”. Dopo l’annuncio, il colpevole viene trascinato sul tetto dell’edificio con il volto coperto da un cappuccio nero. Il suo corpo senza vita viene mostrato steso per terra, tra calcinacci e altri materiali di scarto.
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La foto finale mostra la folla entusiasta che lancia pietre contro il cadavere.


Dal Daily Mail
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«DA PICCOLO era sempre sorridente, poi però è diventato più timido e cupo, non guardava in faccia le ragazze, si faceva i fatti suoi», dice una vicina di casa. «Era un ragazzino adorabile, sognava di fare il calciatore, non posso credere che sia diventato un feroce assassino», scuote la testa la sua maestra delle elementari. Jihadi John, boia del sedicente Stato Islamico, identificato dal Washington Post come Mohammed Emwazi, londinese di 27 anni, è uscito di qui: linde casette, viali alberati, automobili da classe media parcheggiate sul davanti, scuole che insegnano rigore accademico.......



«DA PICCOLO era sempre sorridente, poi però è diventato più timido e cupo, non guardava in faccia le ragazze, si faceva i fatti suoi», dice una vicina di casa. «Era un ragazzino adorabile, sognava di fare il calciatore, non posso credere che sia diventato un feroce assassino», scuote la testa la sua maestra delle elementari. Jihadi John, boia del sedicente Stato Islamico, identificato dal Washington Post come Mohammed Emwazi, londinese di 27 anni, è uscito di qui: linde casette, viali alberati, automobili da classe media parcheggiate sul davanti, scuole che insegnano rigore accademico.
JIHADI JOHNJIHADI JOHN

Nord-ovest di Londra, tra Maida Vale, Kilburn e Little Venice: la “Piccola Venezia” di canali e chiatte che i turisti vengono a fotografare. Non il tipo di luogo in cui ti immagini di veder crescere uno spietato tagliagole.

Se fosse una favola potrebbe cominciare così: c’erano una volta, in un bel quartiere della capitale britannica, cinque amici che giocavano a calcetto, vestivano alla moda e andavano bene a scuola. Adesso tre sono morti, uccisi da droni, uno è privato del passaporto e sotto controllo, il quinto è in prima pagina su tutti i giornali: Jihadi John alias Mohammed Emwazi.

Un «bravo ragazzo», l’ha definito il direttore della controversa ong che l’aveva preso sotto la sua protezione, prima che scomparisse dall’Inghilterra per riapparire, incappucciato e armato di coltello, a sgozzare ostaggi nei video dell’Is in Siria. «Ce lo siamo fatti scappare», accusano i familiari delle sue vittime. Ci sarà un’inchiesta sull’operato dei servizi segreti. Ma la sua storia è anche la storia della minoranza di musulmani britannici radicalizzati al punto da diventare terroristi. Capire come Mohammed si sia trasformato in Jihadi John può aiutare a comprendere la minaccia cresciuta dentro alle società multietniche dell’Europa democratica.
la casa a londra di jihadi johnLA CASA A LONDRA DI JIHADI JOHN

Arriva a Londra a sei anni, dal Kuwait: i genitori decidono di emigrare dopo la prima guerra del Golfo. Non è una famiglia di emarginati. Si stabiliscono a Maida Vale, una zona bene della città. Passano da una casa all’altra, in affitto: l’ultima, di fronte a cui ora stazionano agenti di polizia e giornalisti, è una ex- council house, alloggio popolari, ma prima hanno vissuto in villette da middleclass. Suo padre dirige una compagnia di tassisti. La madre è una casalinga con il velo.

Religiosi, ma moderati: iscrivono Mohammed a una scuola elementare cristiana, la St. Mary Magdalene. Una maestra mostra un vecchio quaderno: il futuro Jihadi John tifava Manchester United, gli piaceva il pop e giocava alla Playstation (videogame preferito: “Time to kill”, tempo di uccidere). «Da grande vorrei fare il calciatore», è il sogno in un tema. Fa le superiori poco distante, alla Quintin Kynston Academy, scuola statale di ottimo livello, dirimpetto all’American School, la scuola privata più costosa della metropoli. «Studente modello», rammenta una prof.

jihadi johnJIHADI JOHN
Poi Mohammed studia informatica alla Westminster University. Campus su Regent’s street, cuore della capitale, vie dello shopping, studenti di mezzo mondo, anche italiani. Molti musulmani. L’Islamic Society, l’associazione degli studenti di religione islamica, è presieduta da seguaci di Hizb ut-Tahrir, gruppo accusato di sobillare l’estremismo. Mohammed cambia. Via gli abiti firmati. Si fa crescere la barba. Frequenta una moschea radicale di Greenwich.

Continua a giocare a calcetto con gli amici del quartiere, ma il pallone non gli interessa più. L’Mi5, il servizio di antiterrorismo britannico, ha iniziato a spiarli. Li ha soprannominati London boys . Usano il football come copertura per parlare di guerra santa ed esercitarsi: il “tempo di uccidere” dei videogiochi diventa cosa seria.

Nel 2009 fa un viaggio in Tanzania con due amici, ufficialmente per un safari. Viene fermato dalla polizia, rispedito ad Amsterdam, interrogato da agenti britannici. Lo accusano di volersi unire a gruppi di Al Qaeda in Somalia. Nega. Gli propongono di fare l’informatore. Rifiuta.
la casa a londra di jihadi johnLA CASA A LONDRA DI JIHADI JOHN

Tornato a Londra va da Cage (Gabbia), ong che difende gli islamici accusati di terrorismo, fondata da un exdetenuto di Guantanamo. Il direttore, Asim Qureishi, due giorni fa ha definito Mohammed «un bravo ragazzo, gentile e modesto», accusando i servizi segreti britannici di essere responsabili della sua radicalizzazione, di averlo «molestato » senza motivo. Ora salta fuori un video in cui Qureishi inneggia alla guerra santa di fronte all’ambasciata americana di Londra. «Fa apologia del terrorismo», lo accusa il sindaco Boris Johnson.

Di certo i London boys non sono così innocenti come il capo di Cage vuole far credere. Tre dei giovani amici di Mohammed vengono uccisi da droni americani in Somalia e in Iraq, dove erano andati a combattere con i jihadisti. Un quarto viene privato del passaporto prima che compia la stessa scelta.

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Nella lobby dell’Università in cui si è laureato Jihadi John, tra ragazze con il velo e altre in minigonna, gli studenti dibattono animatamente. «Non siamo una scuola di terroristi », dice uno. «Tra noi ci sono cinquanta nazionalità, la stragrande maggioranza è contro la violenza», afferma un altro. «Siamo scioccati, ma collaboriamo con le autorità per prevenire l’estremismo», assicura un portavoce dell’università. Eppure proprio ieri la Westminster University ha annullato il discorso di un predicatore radicale le cui posizioni antisemite e omofobiche sono state più volte denunciate. Tremila persone avevano firmato una petizione per impedirgli di parlare. L’evento era organizzato dall’Islamic Society dell’Università.

Enrico Franceschini per “la Repubblica