yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: marzo 2015

video

Loading...

martedì 31 marzo 2015

Gli occhiali spessi, il baffo imbiancato, il fisico esile, lo sguardo acceso. Si alza, poi si risiede. Davanti sul tavolo carte, migliaia di carte, altre stanno sul carrello accanto. Marcello Musso, piemontese e come dice lui “contadino nell’animo”, il pubblico ministero lo fa da una vita. In Sicilia rischiò indagando Cosa nostra. A Milano si portò metodi, mentalità, sapienza investigativa. Tacche sulla toga ne ha molte: dal terrorismo islamico ai corleonesi che volevano prendersi la Madonnina fino ai banditi che hanno conquistato le periferie. Al quarto piano della procura, blindato nel suo studio, tra migliaia di intercettazioni e troppo sigarette, scrisse e fece condannare Toto Riina. Riscrisse omicidi clamorosi, dando volti e nomi ai mandanti. E ora, che il suo posto all’antimafia milanese è stato preso da altri, continua a indagare con la voracità di sempre. Il suo pallino è la droga che invade Milano......


Gli occhiali spessi, il baffo imbiancato, il fisico esile, lo sguardo acceso. Si alza, poi si risiede. Davanti sul tavolo carte, migliaia di carte, altre stanno sul carrello accanto. Marcello Musso, piemontese e come dice lui “contadino nell’animo”, il pubblico ministero lo fa da una vita. In Sicilia rischiò indagando Cosa nostra. A Milano si portò metodi, mentalità, sapienza investigativa. Tacche sulla toga ne ha molte: dal terrorismo islamico ai corleonesi che volevano prendersi la Madonnina fino ai banditi che hanno conquistato le periferie. Al quarto piano della procura, blindato nel suo studio, tra migliaia di intercettazioni e troppo sigarette, scrisse e fece condannare Toto Riina. Riscrisse omicidi clamorosi, dando volti e nomi ai mandanti. E ora, che il suo posto all’antimafia milanese è stato preso da altri, continua a indagare con la voracità di sempre. Il suo pallino è la droga che invade Milano.
Dal 2009 a oggi Musso ha messo assieme quattro poderose inchieste. Nome: Pavone. Uno, due, tre, quattro. Come i capitoli di una saga o di un libro. Romanzo criminale. Centinaia di indagati, imputati e condannati. Eccolo allora lì al banco dell’accusa, piccolo piccolo nell’aula bunker di San Vittore. Bunker uno, pareti verdi chiaro, gradinate per i parenti, ai lati i gabbioni che in passato hanno ospitato mafiosi e terroristi. Oggi quei gabbioni sono tornati a riempirsi, mentre ai banchi siedono decine di avvocati. L’ultimo grande maxi processo milanese si presenta così. Merito di questo magistrato per bene. Suo il merito di aver portato alla sbarra buona parte della nuova mala milanese. Non tutta, ci mancherebbe. Ma certamente quella che conta, quella che uccide e traffica in grande stile, quella che occupa la città e le sue periferie, le minaccia e le assedia. Quella, infine, che si tiene in tasca i rapporti che contano con boss di prima grandezza. Come Biagio Crisafulli, dettoDentino, siciliano di nascita, re nero di Quarto Oggiaro, regno ventennale il suo, fino all’arresto definitivo. Trafficava e comandavaDentino. Tanto influente da accomodarsi ai tavoli riservati dellaMafia spa in Lombardia. Tra gli amici, il clan Papalia e le batterie armate del boss Coco Trovato.
Poco più in là nel gabbione, rispetto a Dentino, c’è Alex Crisafulli, fratello minore del boss. Il terzo, Franco, cadde ucciso ai tavolini del bar Quinto in via Pascarella a Quarto Oggiaro. Era il 2009. Alex sta nella gabbia, ma lui, dice, questa vita non vuole più farla. Crisafulli vuole pentirsi e collaborare. L’intento lo svela nell’agosto 2014 davanti al pm che lo interroga. “Da sei anni a questa parte io con le istituzioni mi sento alleato (…) Le ho detto che mi sono arreso” e “cazzo, sono venuto qua come collaboratore io (…) perché la galera non è più il mio posto. Non posso stare ancora vent’anni in galera”. Parole in pausa. Nessuno, alla procura di Milano, ha chiesto di sentirlo. Alex tornerà a parlare oggi all’aula bunker. Come lo farà, dipenderà da cosa deciderà il giudice Giuseppe Gennari sulla richiesta del pm di cambiare il capo d’imputazione aggiungendo l’articolo 7, ovvero l’aggravante del metodo mafioso.
I fratelli Crisafulli finiscono nella rete di Musso dopo ore di intercettazioni nella cella comune al carcere di Opera. Emerge, ragiona l’accusa, la loro regia nella gestione di tutta la droga che passa per Quarto Oggiaro. Oggi come in passato comanda Dentino. E oggi, si legge nelle carte del processo, lo fa grazie al lavoro delclan Tatone. Clan di famiglia, salito a Milano negli anni Cinquanta, con loro la madre, Rosa Femiano che presto si guadagna il nomignolo di nonna eroina. Sul banco degli imputati c’è anche Nicola Tatone, fratello sopravvissuto alla mattanza. Era l’inverno del 2013 quando per le strade di Quarto Oggiaro Antonino Benfante sterminò parte della famiglia Tatone. Caddero i fratelli Emanuele e Pasquale. Nicola sopravvisse, perché in carcere. Sopravvisse anche Mario, il più vecchio. Libero all’epoca, libero oggi ma imputato nel processo istruito da Musso. Benfante, detto Nino Palermo, uccise per la droga. Per guadagnarsi dello spazio sul marciapiede o forse per qualcosa di più grande. Ipotesi al vaglio. Altra storia. Si vedrà.
Restiamo in aula. Perché qui la storia c’è già. La scrive Musso, la interpretano personaggi come Diego Tripepi, trafficante di medio livello, calabrese di Seminara. Come Crisafulli anche lui ad agosto decide di collaborare. Alle domande di Musso risponde con decine di nomi. Ne fa tanti e fa anche quelli del clan Muscatello, ‘ndrangheta di spessore residente a Mariano Comense, locale storico, influente perché detentore del “Crimine”, la struttura di governo dei clan lombardi. Tripepi, però, in aula ci ripensa e dice: “In merito alle dichiarazioni rilasciate nel mese di agosto in presenza del Pubblico Ministero dottor Musso,vorrei dire che le persone da me citate sono state da me ingiustamente infangate, ho dichiarato il falso solo perché ero certo di ottenere almeno un mio ricovero in un centro clinico carcerario”. Clamoroso. Una cosa mai vista. Tripepi aggiunge: “Quindi chiunque è citato da me in tale verbale ha il diritto a farmi querela contro la mia persona per diffamazione”. Tra le persone citate c’è Giuseppe Muscatello, boss e figlio del vecchio padrino Salvatore, coinvolto nell’indagine Infinito, scarcerato per malattia e riarrestato nel novembre 2014 dal Ros di Milano.
Omicidi e pentiti. Dopo Crisafulli e Tripepi, sempre davanti a Musso decide di collaborare Luciano Nocera, trafficante e non solo, mafioso con dote della Santa. Nocera nelle ultime settimane è stato interrogato da ben quattro pm della Dda di Milano coordinata dalla dottoressa Ilda Boccassini. Tanti capitoli, dunque. Dal broker della coca Orazio Desiderato, agli spacciatori che studiano da boss e infiltrano la politica locale, al trafficante che invece di finire in galera finirà sotto due metri di terra, scannato dai boss. C’è di tutto nel maxi-processo alla nuova male. Milano alla rovescia, dunque. Non città vetrina in vista di Expo, ma terreno di conquista. Terreno dove la droga resta il volano degli affari sporchi. E dopo la droga, il business si fa più complesso,perché il confine tra legale e illegale si assottiglia. Il pm prosegue, indaga, scopre, scrive, collega. Terra di sopra e terra di sotto. A Milano come a Roma.
di Davide Milosa per -Ilfattoquotidiano.it-

La Lufthansa sapeva - Quello che fino a qualche ora fa era un’indiscrezione, adesso è notizia ufficiale: la Lufthansa sapeva dei disturbi psichici di Andreas Lubitz. E’ stata la stessa compagnia tedesca ad ammetterlo, comunicando di essere stata informata nel 2009 del “grave episodio depressivo” che il 27enne aveva attraversato. Successivamente, tuttavia, la società gli aveva comunque garantito l’idoneità al volo. Un particolare non da poco che pone nuovi dubbi sulla politica di sicurezza del colosso tedesco, stretto tra due fuochi: da una parte le novità nelle indagine, dall’altro il capitolo indennità per i parenti di chi ha perso la vita nel disastro aereo.........


Un video di pochi secondi. Sono gli ultimi istanti del volo Germanwings Barcellona-Dusseldorf. Ma, soprattutto, sono gli ultimi attimi di vita dei 149 passeggeri che il copilota Andrea Lubitz ha deciso di sacrificare nel suo atto suicida. E’ tutto contenuto in un filmato registrato da un telefono cellulare di una delle vittime, poi recuperato tra i rottami sulle Alpi francesi. Una fonte vicina all’inchiesta lo ha visionato e ha ne ha descritto il contenuto al quotidiano francese Paris Match, che ne ha pubblicato online la ricostruzione. Non solo. Il giornale è anche entrato in possesso della trascrizione del file audio contenuto nella prima scatola nera recuperata sul luogo del disastro. Due documenti che offrono in presa diretta la scena finale della tragedia ed offrono nuovi dettagli sulla lucida azione di follia del 27enne copilota.
La Lufthansa sapeva - Quello che fino a qualche ora fa era un’indiscrezione, adesso è notizia ufficiale: la Lufthansa sapeva dei disturbi psichici di Andreas Lubitz. E’ stata la stessa compagnia tedesca ad ammetterlo, comunicando di essere stata informata nel 2009 del “grave episodio depressivo” che il 27enne aveva attraversato. Successivamente, tuttavia, la società gli aveva comunque garantito l’idoneità al volo. Un particolare non da poco che pone nuovi dubbi sulla politica di sicurezza del colosso tedesco, stretto tra due fuochi: da una parte le novità nelle indagine, dall’altro il capitolo indennità per i parenti di chi ha perso la vita nel disastro aereo.
Il nodo dei risarcimenti - Trecento milioni di dollari, pari a circa 279 milioni di euro. È la somma che Lufthansa e le compagnie assicurative avrebbero stanziato per risarcimenti ed indennizzilegati alla tragedia del volo Germanwings 4U9525 fatto schiantare dal primo ufficiale Andreas Lubitz sulle alpi dell’Alta Provenza. A rivelarlo è il quotidiano economico finanziario tedescoHandelsblatt. Che spiega anche come la cifra sia superiore a quella generalmente messa a bilancio per catastrofi simili, anche se all’Ansa Elmar Giemulla, esperto di diritto dell’aviazione, ha lasciato intendere che la presenza di giovani senza un reddito potrebbe comportare esborsi minori poiché il diritto tedesconon riconosce i danni morali. È probabile però che sia vero il contrario. Il dramma della scolaresca (16 adolescenti) e la morte dei due insegnanti di Haltern am See o della cantante lirica con ilneonato hanno colpito la Germania. Già il presidente federaleJoachim Gauck aveva visitato l’istituto colpito dalla tragedia e il 17 aprile il Duomo di Colonia ospiterà una veglia funebre a ricordo delle vittime alla quale è prevista la partecipazione di nomi eccellenti della politica nazionale.
Le prime stime dicono che il consorzio assicurativo dovrebbe riconoscere 6,5 milioni per l’A320, 24 anni e 4 mesi di anzianità di servizio, del quale gli investigatori francesi cercano sempre la seconda scatola nera perché non hanno ancora potuto escludere una qualche sorta di guasto tecnico. Non è dato sapere quanto andrà ai parenti delle vittime, ma in passato era già stata riconosciuta la cifra di un milione di dollari. Lufthansa – che controlla Germanwings, la compagnia low cost che è subentrata in rotte le rotte nazionali ed europee che non abbiano come partenza e destinazione gli hub diFrancoforte sul Meno e Monaco di Baviera – ha già messo a disposizione dei parenti una somma più che doppia rispetto al solito ai familiari: 50mila euro per le prime necessità anziché 20mila.
La metà delle vittime è tedesca e, in qualche modo, la Germaniaesige – pur senza esplicitarlo – che la compagnia di bandiera mantenga un profilo alto. Che riconosca anche simbolicamente la dignità di passeggeri (quasi venti nazioni colpite, inclusi Iran eAustralia) e equipaggio, trascinati nel destino che Andreas Lubitz aveva scelto per séLufthansa ha assicurato la “non burocratica” collaborazione alle autorità ed ha risposto, con tutte le cautele del caso, anche ai media offrendo l’immagine di una compagnia colpita, coinvolta ma responsabile.
“Il diritto tedesco non riconosce i danni morali – spiega Giemulla all’Ansa – Per questo motivo, nel disastro aereo diGermanwings, in cui sono morti tanti ragazzi, non ci saranno praticamente risarcimenti monetari ai genitori, al di là dell’ammontare iniziale, che copre le spese, anche se generosamente”. “Questo ovviamente è quasi un’offesa per i parenti delle vittime“, insiste. Ma è esattamente quello che né Lufthansané Germanwings possono permettersi. Non solo per ragioni morali ed etiche, ma anche di mercato: entrambe sono impegnate in una durissima sfida. La capogruppo da parte soprattutto delle compagnie del Golfo e da Cathay Pacific (che proprio da Düsseldorf lancerà collegamenti quotidiani con Hong Kong), mentre la controllata deve evitare di perdere quote rispetto alle rivali low cost.
Resta da capire come mai un depresso con manie suicide possa diventare pilota senza che Lufthansa venga a conoscenza dei suoi trascorsi: alcuni politici hanno già innescato il dibattito chiedendo una limitazione del segreto professionale dei medici. L’ipotesi avanzata è che i piloti vengano sottoposti a visite da parte di personale indicato dalla compagnia. Sia i medici sia i piloti si sono già opposti. Il dubbio è che eventuali disturbi verrebbero ulteriormente camuffati. È evidente che nel meccanismo diselezione e controllo avverranno di mutamenti. Tra le nuoveindiscrezioni emerse dalla vita del copilota c’è quella che parla della possibile intenzione di chiedere un periodo di aspettativa. Quello che non voleva era un certificato di malattia.
Spiegel: “La compagna di Lubitz sapeva dei disturbi” – Nel2009, prima di riprendere l’addestramento dopo diversi mesi di interruzione, Andreas Lubitz – il copilota responsabile dello schianto – aveva scritto alla scuola piloti Lufthansa informandoli di “un grave episodio depressivo poi rientrato”. A renderlo noto èLufthansa, che specifica di aver consegnato agli inquirentinumerosi documenti interni, anche di natura medica, e tutti gli scambi di mail intercorsi tra il pilota e la scuola. Dopo l’interruzione, precisa Lufthansa, “al copilota è stata confermata la necessaria abilitazione medica al volo”.
Alle dichiarazioni della compagnia di volo si aggiungono le notizie pubblicate da Der Spiegel, secondo cui Lubitzpoche settimane fa ha sostenuto una visita oculistica presso la clinica universitaria diDuesseldorf, in Germania, nella quale non sono stati riscontrati difetti organici. I medici, prosegue Der Spiegel, avrebbero diagnosticato un disturbo psicosomatico. La sua compagna, una ragazza di 26 anni, era a conoscenza dei disturbi del pilota e della terapia avviata per controllarli. La giovane probabilmente pensava che il fidanzato stesse migliorando. Secondo quanto riportato dallaCnn, che cita in proposito un ufficiale europeo, la coppia sarebbe stata inoltre “ottimista” rispetto alla possibilità di controllare le difficoltà.
A Lubitz, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti tedeschi in base alla documentazione medica rinvenuta nelle sue abitazioni, i medici avevano prescritto due settimane di congedo, probabilmente motivate dal suo disturbo bipolare. Pare infatti che fosse afflitto da psicosi maniaco-depressiva. Anche questo particolare è stato reso noto dalla versione online del quotidiano tedesco.
Hollande: “In settimana la lista completa dei passeggeri” – Il presidente francese Hollande, nel corso di una conferenza stampa con la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha spiegato che entro la fine di questa settimana dovrebbe essere confermato l’elenco delle 150 persone che viaggiavano a bordo dell’aereo. Il processo di identificazione dei passeggeri, ha spiegato Hollande, è complesso a causa della libertà di circolazione nell’area Schengen, ma ci sono stati dei progressi.
Secondo i dati preliminari del ministero degli Esteri tedesco, a bordo dell’Airbus 320 viaggiavano 75 cittadini tedeschi, 52 spagnoli, treargentini, tre statunitensi e altre 17 persone di 12 diverse nazionalità. A seguito del disastro aereo, ha affermato Hollande,Francia e Germania stanno valutando come “migliorare” e “rafforzare” le regole di sicurezza dei voli. Da un lato, ha notato, sarebbe opportuno disporre di elenchi completi delle persone che volano, mentre dall’altro bisogna rivedere i protocolli di sicurezza nella cabina di pilotaggio per evitare che si ripetanoincidenti simili.
di Maria Eccheli per -Ilfattoquotidiano.it-

“Riteniamo di chiedere alla Prefettura e al Comitato per la sicurezza di rivalutare la possibilità di nominare una commissione d’accesso per il Comune di Verona“. Lo ha affermato Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, nel corso della conferenza stampa nella prefettura della città scaligera che chiude la visita della Commissione in Veneto. La città amministrata dal leghista Flavio Tosi “è un punto di fragiltà nella Regione dal punto di vista delle infiltrazioni” della criminalità organizzata, ha sostenuto Bindi. Il primo cittadini reagisce a muso duro: “Affermazioni strampalate da campagna elettorale”.....


“Riteniamo di chiedere alla Prefettura e al Comitato per la sicurezza di rivalutare la possibilità di nominare una commissione d’accesso per il Comune di Verona“. Lo ha affermato Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, nel corso della conferenza stampa nella prefettura della città scaligera che chiude la visita della Commissione in Veneto. La città amministrata dal leghista Flavio Tosi “è un punto di fragiltà nella Regione dal punto di vista delle infiltrazioni” della criminalità organizzata, ha sostenuto Bindi. Il primo cittadini reagisce a muso duro: “Affermazioni strampalate da campagna elettorale”.
La commissione prefettizia di accesso è il primo passo che può portare allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Ha il compito di esaminare gli atti, valutare eventuali condizionamenti criminali e, in caso affermativo, inviare una relazione al governo che poi decide sullo scioglimento. Sarebbe il primo caso in Veneto, e clamoroso, data l’importanza della città amministrata dalla Lega (al netto della recente espulsione del primo cittadino dal movimento di Salvini). Alla base del possibile provvedimento, la recente inchiesta della procura di Bologna sulla famiglia Grande Aracri ha rilevato i forti interessi della cosca negli affari urbanistici veronesi che hanno portato un loro esponente ad incontrare, almeno in due occasioni, il sindaco Tosi e il vicesindaco Vito Giacino (poi arrestato e condannato in primo grado per concussione).
Il presidente Bindi ha spiegato che la richiesta potrebbe estesa ad “altri Comuni della provincia dove si segnalassero infiltrazioni”. Tornando al capoluogo, ha aggiunto, “sappiamo che il prefetto in passato ha valutato la possibilità di nomina della commissione d’accesso, ma ha valutato che non ci fossero gli elementi”.
“Qualsiasi altra amministrazione comunale nelle condizioni di quella di Verona avrebbe subito la proposta di scioglimento per infiltrazioni mafiose”, ha dichiarato in modo ancora più nettoClaudio Fava, vicepresidente della Commissione, anche lui del Pdcome Bindi. “A Verona la prefettura ha deciso invece, con grave sottovalutazione, di non procedere nemmeno con la commissione di accesso”.
Così Fava riassume le vicende che dimostrerebbero l’infiltrazione mafiosa nella città veneta: “Un vicesindaco condannato a cinque anni per corruzione, un’impresa collegata a famiglie mafiose calabresi presente nei più importanti appalti gestiti dall’amministrazione comunale, decine di inequivocabili reati spia,rapporti investigativi altrettanto inequivocabili dei Ros di Catanzaro: il rischio di un condizionamento dell’attività amministrativa in questi anni è stato grave ed attuale. Ci preoccupa la superficialità con cui molti di questi elementi sono stati sottovalutati da chi aveva il dovere e gli strumenti per intervenire”, ha concluso.
“Quelle fatte in conferenza stampa dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia mi sembrano francamenteaffermazioni strampalate, che ben si inseriscono nel clima di una campagna elettorale, utili solo a trovare spazio e titoli sui mass media”, è la replica di Tosi. Che ragisce attaccando: “La Commissione presieduta dalla signora Rosy Bindi deve pur simulare una sua qualche utilità che ne giustifichi l’esistenza e la visita in Veneto, ma non pare stia riuscendo nell’impresa”. Tosi ricorda, come del resto ha fatto la stessa Bindi, che la richiesta di accesso agli atti del Comune di Verona era già stata avanzata e respinta un anno fa” al tempo – ha ricordato – “della macchina del fango” partita da una trasmissione televisiva (il riferimento è a Report, ndr). “Né il sottoscritto, né alcun amministratore o dirigente comunale – ha continuato – è indagato per le ipotesi avanzate dalla Bindi e nemmeno l’ex vicesindaco è stato indagato per quel motivo. Quindi la richiesta della Commissione, oltre più che ridicola, è penosa” ha concluso Tosi.
di Gianni Belloni per -Ilfattoquotidiano.it-

ATTACCATE A ‘STA BANANA! MILANO IMPAZZITA PER IL “BANANA BUNKER”, UN CONTENITORE IN PLASTICA RIGIDA PER IL FRUTTO DELL’AMORE - IMPROVVISA VOGLIA DI POTASSIO? MACCHÉ, IN CITTÀ LO USANO COME SEX TOY LOW COST - L’altro giorno “Groupon” ha messo in vendita i Banana Bunker a un prezzo stracciato - Il risultato? Sold out in pochi minuti - La pagina Facebook di Groupon è stata subissata da migliaia di commenti per chiedere se poteva essere utilizzato nella vagina e nell’ano…




banana bunker (9)BANANA BUNKER (9)
Cosa c’è di meglio di una bella banana durante l’intervallo a metà mattinata in ufficio o come spuntino pomeridiano? E’ ricca di potassio e di proprietà rimineralizzanti. Contiene  ferro e quindi è consigliata per chi è lievemente anemico o molto stressato. Ha anche molti zuccheri semplici e quindi apporta all’organismo grande energia e benessere.

Insomma, ingerire la banana almeno una volta al giorno fa assai bene al corpo ma anche alla mente. Infatti se non avete euro a sufficienza per acquistare erba di prima scelta o avete perso il numero del vostro pusher,  se vi fumate la buccia della banana sappiate che contiene anche proprietà allucinogene. Con pochi centesimi potete passare una serata gradevole e molto low cost.
banana bunker (32)BANANA BUNKER (32)

Detto ciò, nel nostro Paese ed in particolare a Milano (è una città sempre all’avanguardia!) più che il “frutto” sta spopolando il suo contenitore. Ebbene si. Da qualche tempo è in commercio il “porta-banane”, un simpatico contenitore atto a contenere banane di ogni grandezza e lunghezza.

banana bunker (16)BANANA BUNKER (16)
E’ nato infatti il “Banana Bunker”, l’unico vero e sicuro porta-banane in commercio. E’ di plastica molto resistente e si può  avere in cinque diversi tonalità: dal bianco virginale, al fucsia elettrico al verde speranza. Il costo è assai contenuto: il porta banane singolo è venduto a poco meno di 7 euro, ma se volete acquistare tutte e cinque le tonalità per soli 30 euro avrete ben 5 Banana Bunker direttamente a casa vostra.

L’altro giorno “Groupon” ha messo in vendita i Banana Bunker a un prezzo stracciato. Il risultato? Sold out in pochi minuti. Ora, che agli italiani piacciano le banane è probabilmente un dato di fatto ma che sentano una così impellente  esigenza di acquistare il suo contenitore è cosa che desta non pochi sospetti.
banana bunker (12)BANANA BUNKER (12)

Ma il mistero è stato presto svelato.  Pare che molte delle persone che hanno comprato il bizzarro contenitore lo abbiano fatto per usarlo come sex toy. Infatti la pagina Facebook di Groupon è stata subissata da migliaia di commenti per sapere quando il porta-banana potrà essere nuovamente acquistato e soprattutto per chiedere se poteva essere utilizzato nella vagina e nell’ano. Sicuramente il Banana Bunker costerà meno di un buon dildo e di un buon vibratore ma a questo punto perché non orientarsi direttamente verso un ortaggio fresco di stagione?


Alberto Dandolo per Dagospia
banana bunker (31)BANANA BUNKER (31)banana bunkerBANANA BUNKERbanana bunker (11)BANANA BUNKER (11)banana bunker (24)BANANA BUNKER (24)


Ha deciso di lasciare Banca Etruria per lavorare presso uno studio legale di Firenze. La decisione è quella presa da Emanuele Boschi, fratello del Ministro alle riforme che, proprio in questi giorni, ha scelto di non lavorare più nell’istituto di credito aretino. Emanuele Boschi, 32enne laureato in economia, era stato assunto alla BPEL nel 2007 come responsabile del servizio cost management.....



EMANUELE BOSCHIEMANUELE BOSCHI
Ha deciso di lasciare Banca Etruria per lavorare presso uno studio legale di Firenze. La decisione è quella presa da Emanuele Boschi, fratello del Ministro alle riforme che, proprio in questi giorni, ha scelto di non lavorare più nell’istituto di credito aretino.

Emanuele Boschi, 32enne laureato in economia, era stato assunto alla BPEL nel 2007 come responsabile del servizio cost management.

Soltanto lo scorso 11 febbraio il padre del ministro, Pierluigi Boschi decadde dal ruolo di vice presidente in seguito al commissariamento di Banca Etruria su indicazione di Bankitaia.

Nel frattempo, Banca Etruria sta proseguendo il cammino di risanamento attivato prima dal vecchio cda e poi proseguito con l’arrivo dei commissari.


Maria Elena Boschi, dopo la spiaggia un bel giro in bicicletta per le vie di Marina di Pietrasanta con il fratello Emanuele (da Oggi)MARIA ELENA BOSCHI, DOPO LA SPIAGGIA UN BEL GIRO IN BICICLETTA PER LE VIE DI MARINA DI PIETRASANTA CON IL FRATELLO EMANUELE (DA OGGI)PIER LUIGI BOSCHIPIER LUIGI BOSCHI

L’appuntamento è al parco Baden Powell. Milano, primi di marzo. Giornata di sole. Sullo sfondo il Naviglio rinnovato per l’Expo. Arrivano alla spicciolata. Chi da solo, chi in gruppo. Da via Argelati o dalla Ripa di Porta Ticinese. Non c’è nulla di illegale. Solo la voglia di commemorare un compagno morto suicida. Il gruppetto è ben nutrito. E soprattutto oggi rappresenta l’ala più attiva dell’autonomia milanese. Quella da tenere sotto la lente, perché in grado di controllare una parte della piazza e di fare da network in vista della grande manifestazione del primo maggio che coinciderà con l’inaugurazione dell’Esposizione universale........



EXPOEXPO
   
L’appuntamento è al parco Baden Powell. Milano, primi di marzo. Giornata di sole. Sullo sfondo il Naviglio rinnovato per l’Expo. Arrivano alla spicciolata. Chi da solo, chi in gruppo. Da via Argelati o dalla Ripa di Porta Ticinese. Non c’è nulla di illegale. Solo la voglia di commemorare un compagno morto suicida.

Il gruppetto è ben nutrito. E soprattutto oggi rappresenta l’ala più attiva dell’autonomia milanese. Quella da tenere sotto la lente, perché in grado di controllare una parte della piazza e di fare da network in vista della grande manifestazione del primo maggio che coinciderà con l’inaugurazione dell’Esposizione universale.
   
L’allarme degli 007: “Sarà come al G8 di Genova”
   Certo in piazza, oltre ai contestatori violenti, ci saranno anche quelli, e saranno migliaia, che pur contro Expo manifesteranno in maniera pacifica. Tra questi anche buona parte dei centri sociali, naturalmente.
   
ANARCHICI SCONTRI COI CARABINIERIANARCHICI SCONTRI COI CARABINIERI
Sui tavoli della procura da mesi ormai arrivano informative sull’area dell’antagonismo. Quella, ragiona l’intelligence, che punta a trasformare il corteo in un nuovo G8 di Genova. Cosa succederà, ad oggi, resta però solo nelle notizie informali che raccontano di un piano anarchico pensato per infiltrarsi nei vari cortei pacifici in programmazione a partire dal 30 aprile e nella MayDay Parade del primo maggio. Al di là di ipotesi e scenari, un dato è certo: tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 a Milano la tensione sociale ha superato i livelli di guardia. Violenze, scontri, aggressioni tutte legate alla lotta per la casa. Quartiere per quartiere i movimenti anti-sfratto hanno gettato via via solide basi, aggregando attorno a sé generazioni eterogenee. Ma anche interessi diversi. Non sempre la casa è sembrata essere l’obiettivo.

In molti casi la piazza ha unito inquilini e casseur, residenti arrabbiati e le frange più dure dell’autonomia coordinate dai “cattivi maestri” e da ex Br. Per un’intera notte, era il novembre scorso, la centralissima via Torino è stata sotto assedio. Poche ore dopo gli autonomi hanno dato l’assalto al commissariato di Porta Ticinese. Lacrimogeni, bombe carta, caschi, scudi.

ANARCHICI 1ANARCHICI 1
La città che torna indietro di trent’anni. L’antipasto, si legge nelle relazioni dei servizi segreti, in vista di Expo. “La lotta per la casa – scrivono gli 007 – costituisce nell’ottica antagonista un importante fattore di ricomposizione del dissenso con potenziali spinte ribellistiche”. E che Expo, ad oggi, sia ritenuto un obiettivo reale lo dimostrano i numeri della sicurezza previsti dal Viminale. Il governo, infatti, oltre ai 2.000 uomini già operativi in città ne aggiungerà altri 3.200. Costo dell’operazione: 90 milioni di euro.
   
Nuove generazioni e vecchi maestri degli anni di Piombo
   Torniamo allora a quel parco milanese che affaccia sul Naviglio e a quella strana fotografia di famiglia. Nuove e vecchie generazioni insieme. Non sempre in accordo. Ma unite solidamente dall’interesse. Perché se da un lato c’è chi “è in grado di tenere la piazza” dall’altro c’è chi “la piazza l’ha vissuta negli anni Settanta”. E così dal gruppetto spicca la figura di Valerio Ferrandi, figlio di Mario, ex terrorista di Prima Linea che il 14 maggio 1977 in via De Amicis sparò e uccise il vicebrigadiere Antonio Custra.

anarchici greciANARCHICI GRECI
Ferrandi senior durante la galera si dissociò e collaborò con la giustizia. Nel 2014, 37 anni dopo quel fatto di sangue, ha riottenuto tutti i diritti civili. Oggi vive da uomo libero. E in quanto tale, in alcune occasioni, ha frequentato la “Latteria occupata” di via Watt 6, luogo di riferimento del figlio. Nel febbraio scorso la “Latteria” è stata sgomberata. Nello stesso giorno sul profilo Facebook “Autonomia diffusa ovunque” si leggeva: “Continueremo a ballare tra le crepe della città di Expo, abitando l’inabitabile e costruendo nuove comunità resistenti e ostili alla città vetrina”.

ALFREDO BONANNOALFREDO BONANNO
In molti della “vecchia guardia” hanno storto il naso nel vedere “il pentito” Ferrandi frequentare i nuovi luoghi dell’antagonismo. In realtà, il dissenso è solo di facciata. I “vecchi”, infatti, sanno bene che oggi Ferrandi junior è uno dei pochi in grado di avere un robusto seguito. Tra questi c’è ad esempio il cinquantenne Antonio Budini anche lui presente al parco Baden Powell.
   
Dal Partito comunista combattente alla Val Susa
   Budini ha un passato da rapinatore. In carcere incontra la politica. Ex terrorista e qualche anno passato nelle galere spagnole, oggi Budini è un uomo libero. E nonostante questo il suo nome (se pur non iscritto nel registro degli indagati) sta nelle carte delle ultime inchieste sul terrorismo. Già nel 2006 la procura di Milano, che indaga sul Partito comunista politico-militare, registra i rapporti tra Budini e il milanese Bruno Ghirardi, all’epoca considerato “l’armiere” del gruppo. Nel febbraio scorso Ghirardi, scontata la sua pena, è stato scarcerato. Nel 2013, poi, il nome di Budini compare nell’ordinanza con cui il giudice del tribunale di Torino dispone l’arresto per quattro anarchici accusati di aver assaltato a colpi di molotov il cantiere della Tav a Chiomonte nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2013. Per tutti inizialmente l’accusa più grave è quella di terrorismo, accusa poi caduta.

sgomberati due centri sociali a milano 9SGOMBERATI DUE CENTRI SOCIALI A MILANO 9
Tra gli imputati c’è anche il milanese Mattia Zanotti, assiduo frequentatore della Panetteria Occupata di via Conte Rosso. Dalle carte dell’inchiesta torinese emergono decine di contatti tra Zanotti e lo stesso Budini, il quale, va detto, non risulta indagato.

Durante l’assalto al cantiere Tav, si legge in un’informativa della Digos, Zanotti coordinava il gruppo “denominato Rc”, sigla che può “riferirsi alla radio antagonista milanese (Radio Cane), tra i cui collaboratori risulta Zanotti, unitamente ad altri noti esponenti della frangia più radicale dell’anarchismo milanese, Antonio Budini e Fabio Agostini”. Tra i contatti di Zanotti c’è anche Gabrio Gallocchio di Garbagnate che nel giugno del 2014 finisce indagato per alcune occupazioni a Torino.

sgomberati due centri sociali a milano 5SGOMBERATI DUE CENTRI SOCIALI A MILANO 5
Nuove leve e cattivi maestri. Ex terroristi cresciuti nel Laboratorio anarchico di via De Amicis a Milano e capaci, a partire dal 2007, di infilarsi nel centro sociale Conchetta e di trasformarlo in una centrale anarchica. A far da corollario, annotano gli investigatori, continui contatti con gli ex Br in carcere e il riferimento ad Alfredo Bonanno, 78enne catanese, considerato uno dei maggiori teorici dell’anarchismo internazionale. Nel 1997 Bonanno fu coinvolto nell’inchiesta del Ros di Roma sull’Organizzazione rivoluzionaria anarchica insurrezionalista.

Nel 1988 lo stesso Alfredo Bonanno si staccò dalla Fai (Federazione anarchica italiana) accusandola di “immobilismo”. Nel 2013, sempre Bonanno, durante un’assemblea all’Università Sapienza di Roma disse: “La casa sta bruciando, abbiamo il diritto alla ribellione. Attaccare è eticamente fondato”.
   
Le sigle e la regia straniera per il primo maggio
sgomberati due centri sociali a milano 4SGOMBERATI DUE CENTRI SOCIALI A MILANO 4
   A Milano la galassia dell’autonomia è variegata. Non sempre unita. E così attorno alle frange più radicali ruotano centri sociali molto più moderati come lo Zam, il Lambretta e il Cantiere vicini al movimento studentesco che non sembra però in grado di avere una regia per la manifestazione del primo maggio. E del resto non è affatto detto che l’intero coordinamento in quei giorni sarà in mano ai “milanesi”.
ANNI DI PIOMBO MARIO FERRANDI GIOVANEANNI DI PIOMBO MARIO FERRANDI GIOVANE
   
Nel network nazionale appaiono più robusti gli autonomi di Torino, Padova e Bologna. Tutti legati alla Federazione anarchica informale. Grande attenzione anche ai gruppi internazionali e al cosiddetto “blocco nero” che si coordina attraverso la rete Antifa. Tra loro i casseur francesi, i riot scandinavi e tedeschi, oltre al Movimento Antiautoritario greco. Tutti attesi a Milano. E tutti ospiti in un campeggio cittadini la cui location ad ora resta top secret. Il campeggio inizierà il prossimo 30 aprile.


Davide Milosa per il “Fatto Quotidiano”
sgomberati due centri sociali a milano 1SGOMBERATI DUE CENTRI SOCIALI A MILANO 1MARIO FERRANDI E ANTONIA CUSTRA FIGLIA DI ANTONIOMARIO FERRANDI E ANTONIA CUSTRA FIGLIA DI ANTONIOsgomberati due centri sociali a milano 11SGOMBERATI DUE CENTRI SOCIALI A MILANO 11sgomberati due centri sociali a milano 10SGOMBERATI DUE CENTRI SOCIALI A MILANO 10

expo armiEXPO ARMI


La polizia ha avviato trattative con i presunti membri del gruppo Dhpk-C che tengono in ostaggio il magistrato Mehmet Selim Kiraz al sesto piano del palazzo di Giustizia di Istanbul, ha indicato il vice-procuratore capo della megalopoli del Bosforo Vedat Yigit citato da Hurriyet. Il gruppo ha lanciato un ultimatum alle autorita' turche chiedendo che entro le 15.36 locali l'agente che nel 2013 sparo' un candelotto lacrimogeno che colpi Berkin Elvan alla testa faccia una confessione 'in diretta'.....



La polizia ha avviato trattative con i presunti membri del gruppo Dhpk-C che tengono in ostaggio il magistrato Mehmet Selim Kiraz al sesto piano del palazzo di Giustizia di Istanbul, ha indicato il vice-procuratore capo della megalopoli del Bosforo Vedat Yigit citato da Hurriyet. Il gruppo  ha lanciato un ultimatum alle autorita' turche chiedendo che entro le 15.36 locali l'agente che nel 2013 sparo' un candelotto lacrimogeno che colpi Berkin Elvan alla testa faccia una confessione 'in diretta'.
sequestro giudice TurchiaSEQUESTRO GIUDICE TURCHIA

Il magistrato in ostaggio è il responsabile dell'inchiesta sull'uccisione del quattordicenne Berkin Elvan durante le manifestazioni di Gezi Park. Nel 2013 un candelotto lacrimogeno colpi Berkin Elvan alla testa. Il ragazzo, oggi simbolo della feroce repressione contro i giovani di Gezi Park, morì dopo 9 mesi di coma.
La foto del magistrato con una pistola puntata contro il capo è stata diffusa su internet.

Il Dhkp-C  ha chiesto anche che venga giudicato da un 'tribunale del popolo' e siano archiviate tutte le incriminazioni contro persone che hanno manifestato per protestare contro la morte dell'adolescente. Il palazzo di giustzia di Istanbul è stato evacuato, scrive l'agenzia Dogan,e le unità speciali della polizia sono presenti nell'edificio. 'L'ultimatum' è scaduto, ma le trattative continuano. Non è chiaro per ora come i membri di Dhkp-C siano potuti entrare armati nel palazzo nonostante le misure di sicurezza all'ingresso. Secondo alcune tv, la polizia turca si preparerebbe per un possibile attacco. Il premier Ahmet Davutoglu ha convocato una riunione con i ministri competenti.
sequestro giudice TurchiaSEQUESTRO GIUDICE TURCHIA

"Mio figlio è morto: che nessun altro muoia. Non si può lavare il sangue con altro sangue". Lo avrebbe detto il padre di Berkin Elvan, il ragazzo di 15 anni rimasto ucciso durante le manifestazioni di Gezi Park, in nome del quale il gruppo di estrema sinistra Dhkp-C ha sequestrato oggi un magistrato a Istanbul. A rivelarlo, su Twitter, il deputato turco Huseyin Aygun, che ha parlato al telefono con il padre del ragazzo. Lo riferisce la Bbc.

 Il movimento armato di estrema sinistra turco Dhkp-c, che oggi ha rapito in tribunale il magistrato Mehmet Selim Kiraz, è inserito nella lista dei gruppi terroristi di Turchia, Ue e Stati Uniti. Fondato nel 1978 con il nome di Sinistra rivoluzionaria, è un movimento di ispirazione marxista-leninista. Nel 1994 ha preso l'attuale nome di 'Fronte-Partito di liberazione del popolo rivoluzionario'. Nel 2008 la sua leader Asuman Akca fu arrestata con l'accusa di voler assassinare l'allora premier Recep Tayyip Erdogan. Rilasciata nel 2012, è stata uccisa poco dopo da un uomo identificato dalle autorità come un membro del Pkk.

sequestro giudice TurchiaSEQUESTRO GIUDICE TURCHIA
Dagli anni '70 a oggi il gruppo ha compiuto e rivendicato diversi omicidi e attentati. L'ultimo risale allo scorso 6 gennaio, quando una donna kamikaze si è fatta saltare in aria in una stazione di polizia a Istanbul, uccidendo un agente e ferendone un altro in modo serio. Nel rivendicare l'attentato il Dhkp-C dichiarò la volontà di "punire gli assassini di Berkin Elvan", il quattordicenne ucciso durante le manifestazioni di Gezi Park, sulla cui morte ha indagato il magistrato sequestrato oggi.

Il primo febbraio del 2013 in un altro attacco kamikaze all'ambasciata americana ad Ankara morì una guardia addetta alla sicurezza. L'attacco più sanguinoso perpetrato dal gruppo terroristico sino ad ora è avvenuto il 10 settembre 2001 quando una donna kamikaze si fece esplodere davanti alla sede della polizia nella centrale piazza Taksim, ad Istanbul, uccidendo tre persone e ferendone almeno 20.


Da “Ansa.it