yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: aprile 2015

video

Loading...

giovedì 30 aprile 2015

Il braccio di ferro dura da mesi: da una parte sindacati, genitori ed educatori, dall’altra l’amministrazione Cinque stelle di Federico Pizzarotti, accusata dai primi di smantellare il sistema del welfare di Parma. Le proteste erano cominciate a fine 2014, quando il Comune aveva annunciato tagli al servizio di integrazione scolastica per i disabili, prima di fare un passo indietro per andare incontro alle famiglie.....

Il braccio di ferro dura da mesi: da una parte sindacati, genitori ed educatori, dall’altra l’amministrazione Cinque stelle di Federico Pizzarotti, accusata dai primi di smantellare il sistema del welfare di Parma. Le proteste erano cominciate a fine 2014, quando il Comune aveva annunciato tagli al servizio di integrazione scolastica per i disabili, prima di fare un passo indietro per andare incontro alle famiglie. Nelle ultime settimane a infuocare il dibattito è stata invece la riorganizzazione dei servizi educativi, che comporterà una razionalizzazione delle strutture presenti sul territorio, con il cambio di gestione per molte (che passeranno dal pubblico al privato o al misto) e alla chiusura di altre. Il tutto per un risparmio di 600mila euro sui costi dell’intero servizio, pari a circa l’1,7 per cento su un totale di 35 milioni. Secondo le stime dei sindacati e dei comitati dei genitori, ciò comporterà la perdita di circa 230 posti per i bambini e incertezza anche per gli educatori e il loro posto di lavoro, anche se il Comune, cifre alla mano, ha smentito l’ipotesi. “Nell’ultimo anno ci sono state circa 200 iscrizioni in meno tra nidi e materne soprattutto nelle fasce di reddito medio – ha spiegato il vicesindaco Nicoletta Paci – anche se non è stato, come accusava qualcuno, il problema dell’aumento delle tariffe, che per questa fascia non ha subito variazioni significative, ma un effetto della crisi economica. Inoltre c’è stato un calo della natalità che secondo le proiezioni continuerà fino al 2018. C’erano strutture in cui rimanevamo posti vacanti da anni ed era necessario riorganizzare in modo da ottimizzare il servizio e le risorse”. Per il Comune non si tratterà di posti in meno, ma anzi, stando alla nuova organizzazione le liste d’attesa verranno azzerate e sarà salvaguardata anche l’occupazione perché in alcune strutture sarà esteso il servizio orario pomeridiano. “Con questo nuovo sistema si riusciranno a stabilizzare dei precari – ha aggiunto il sindaco Federico Pizzarotti – e inoltre il Comune incrementerà le quote nelle società miste pubblico-privato, quindi ci sarà un maggiore controllo”.


Ma i dubbi dei sindacati restano, e anche lo scontento dei genitori. “Le cifre che ci hanno fornito sono tutte da verificare, e non ci sono certezze per i lavoratori. – ha attaccato Tilla Pugnetti di Fp Cgil – L’amministrazione ha imposto delle scelte senza condividerle con i soggetti coinvolti. Ne risentiranno la qualità del servizio e anche il benessere delle famiglie e dei bambini”. L’accusa è che la giunta abbia deciso a tavolino, basandosi soltanto sui numeri, una rivoluzione che implicherà conseguenze per centinaia di famiglie che dovranno cambiare strutture ed educatori con cui confrontarsi. Le famiglie denunciano che il bando per l’iscrizione dei bambini è stato tenuto aperto solo poche settimane e che il cambiamento è stato presentato a domande già inviate, senza lasciare quindi ai genitori la possibilità di una seconda scelta o di valutare il cambiamento. “Non si può fare una riorganizzazione di questo tipo – aggiunge Elisabetta Oppici di Fp Cisl – L’amministrazione Cinque stelle agisce senza una progettualità, ma con ragionamenti ragionieristici e soprattutto senza condividerli con la comunità”.
Dopo mesi di contestazioni e proteste, l’ultimo atto delle sigle riuniteCgil Cisl e Uil è stata un’assemblea aperta dal titolo “Noi meritiamo di meglio – Prove tecniche di democrazia”: una vera e propria dichiarazione di guerra alla politica pentastellata che riguarda i servizi alla persona, che ha riunito anche membri dell’opposizione consiliare e comitati cittadini critici sul governo della città ducale. “Questa amministrazione sta smantellando ilwelfare in città – ha esordito il segretario provinciale di CgilMassimo Bussandri – Si danno colpe ai tagli del governo centrale, ma proprio in un momento di crisi come questa è importante fare delle scelte politiche che tengano conto delle fragilità sociali, dal lavoro alla famiglia e ai servizi educativi. Le risorse possono essere trovate: basti pensare che Parma è penultima in regione per lotta all’evasione”. I sindacati chiedono di ridefinire un nuovo “modello Parma”, ma per il primo cittadino che in questi anni ha dovuto barcamenarsi tra il debito milionario del Comune ereditato dalla passata amministrazione e i tagli di risorse da Roma, quello del welfare è l’unico punto mai messo in discussione: “In tre anni dallo Stato abbiamo avuto 30 milioni in meno, e il settore del sociale è l’unico in cui gli investimenti sono rimasti della stessa entità – replica Pizzarotti – La parola ‘smantellare’ colpisce, ma non sempre chi si fa sentire di più è quello che ha più necessità. Per esempio, nei servizi educativi investiremo addirittura 400mila euro in più rispetto al passato. Purtroppo i bilanci non si fanno con le somme ipotizzate, ma con quelle sicure. Il Governo promette risorse, ma la maggior parte delle nostre entrate rimane a Roma. E noi dobbiamo pensare ad amministrare la città ogni giorno con quello che abbiamo di certo”.
di Silvia Bia per -Ilfattoquotidiano.it-

Cerignola, candidato sindaco deluso da cena elettorale picchia il portaborse.....

E’ ormai un cult in rete un video nel quale il candidato sindaco di Cerignola, Gerardo Bevilacquanoto per la sua locandina elettorale ‘sui generis’, ha sferrato schiaffi e calci a un giovane in un ristorante. Bevilacqua, capolista di “Voci nuove”, era ospite della masseria ‘Donna Ninetta’, a Cerignola. Si trattava di una cena elettorale che comprendeva un menu da 15 euro a persona, il tutto pagato dallo stesso politico. Ma, come ha rivelato all’Ansa, “il giovane di sua fiducia, incaricato per l’organizzazione della serata, si è messo i soldi in tasca sua, la gente non ha mangiato niente e ha aspettato che arrivasse la cena”. 

E ha aggiunto: “Invece c’era un piccolo buffet e solo alcuni hanno mangiato su circa 200 persone presenti”. Da qui la furibonda reazione di Bevilacqua che, come si vede nel filmato, ha avuto il supporto dei presenti al grido di“Dalle, dalle”

da -Ilfattoquotidiano.it-

Conti pubblici, Consulta trova falla nella ‘norma Fornero’. Incostituzionale blocco adeguamento al costo della vita delle pensioni. Danno da 5 miliardi


Altro che tesoretto da 1,6 miliardi di euro. Per il tandem Renzi-Padoan è in arrivo una stangata da circa 5 miliardi. Colpa di Elsa Fornero. O, a seconda dei punti di vista, della Corte Costituzionale. Che ha stabilito che la norma con cui per il 2012 e il 2013 era stato bloccato l’adeguamento al costo della vitadelle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo Inps è incostituzionale. La legge, contenuta nel Salva Italia varata dal governo Monti a poche settimane del suo insediamento era stata promulgata “in considerazione della contingente situazione finanziaria”. Una condizione evidentemente non sufficiente.
“L’interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risultairragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio”, afferma infatti la Corte nella sentenza numero 70 depositata giovedì 30 aprile, di cui è relatore il giudice Silvana Sciarra.
“Stiamo verificando l’impatto che la sentenza della Consulta può avere sui conti pubblici, non sarà una prova facile ma non siamo molto preoccupati” fanno sapere fonti di Palazzo Chigi che sottolineando come “siamo al governo per risolvere questioni complesse, quindi calma e gesso: studieremo la sentenza etroveremo la soluzione“.
A sollevare la questione di legittimità costituzionale erano stati, con varie ordinanze tra il 2013 e il 2014, ilTribunale di Palermo, sezione lavoro; la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna; la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Liguria. L’impatto sui conti pubblici, stimato dall’Avvocatura dello Stato quando si tenne l’udienza pubblica, sarebbe di circa 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 miliardi per il 2013, per un totale appunto di quasi 5 miliardi di euro. “Non fu scelta mia”, ha commentato a caldo l’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero ricordando che fu una decisione “di tutto il governo” presa per fare risparmi in tempi brevi. “Vengo rimproverata per molte cose – ha aggiunto –  ma quella non fu una scelta mia, fu la cosa che mi costò di più”. Fornero ricorda che proprio su questo punto si commosse fino al pianto nella conferenza stampa di presentazione del Salva Italia. “Fu ritenuta dal governo nel suo insieme, ha detto, soprattutto da quelli che guardano ai conti, una scelta necessaria perché dava risparmi nell’immediato”, quanto alla sentenza secondo l’ex ministro “la Corte avrà avuto le sue buone ragioni”. Chiunque abbia deciso, secondo la Consulta, le motivazioni indicate alla base del decreto sono blande e generiche, mentre l’esito che si produce per i pensionati è pesante. “Deve rammentarsi – si legge nella sentenza – che, per le modalità con cui opera il meccanismo della perequazione, ogni eventuale perdita del potere di acquisto del trattamento, anche se limitata a periodi brevi, è, per sua natura, definitiva. Lesuccessive rivalutazioni saranno, infatti, calcolate non sul valore reale originario, bensì sull’ultimo importo nominale, che dal mancato adeguamento è già stato intaccato”.
“La censura relativa al comma 25 dell’art. 24 del decreto legge n. 201 del 2011, se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico – dice ancora la sentenza – induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività”. Risultano, dunque, “intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36 Costituzione) e l’adeguatezza (art. 38). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà” (art. 2) e “al contempo attuazione del principio di eguaglianza”, (art. 3).
da -Ilfattoquotidiano.it-

Un uomo di Sydney è stato pubblicamente umiliato alla stazione ferroviaria di Newtown per aver commesso adulterio. Si è messo un cartello addosso con scritto: «Ho mentito alla mia fidanzata. Ho infranto le promesse. Sono un ipocrita. Se siete mai state ferite da un uomo, per favore umiliatemi e maltrattatemi». Ha invitato a tirargli uova e yogurt........



VIDEO “UOVA CONTRO IL TRADITORE”


traditore si autopunisce in stradaTRADITORE SI AUTOPUNISCE IN STRADA
Un uomo di Sydney è stato pubblicamente umiliato alla stazione ferroviaria di Newtown per aver commesso adulterio. Si è messo un cartello addosso con scritto: «Ho mentito alla mia fidanzata. Ho infranto le promesse. Sono un ipocrita. Se siete mai state ferite da un uomo, per favore umiliatemi e maltrattatemi». Ha invitato a tirargli uova e yogurt.

Nemmeno a dirlo, gli è piovuto addosso di tutto. L’uomo dice che non è uno scherzo, né una installazione artistica, è solo la punizione per aver tradito la sua donna. Quattro passanti hanno davvero esagerato: gli hanno messo una cesta in testa e lo hanno colpito ripetutamente con il cibo della spazzatura. Le donne dicono di averlo fatto in nome del femminismo.


Sally Lee per “Daily Mail”
umiliato in nome del femminismoUMILIATO IN NOME DEL FEMMINISMO



L’ex ministro socialista Rino Formica: “Renzi non ha un pensiero politico e non si è accorto che c’è qualcosa che va oltre l’ostilità a queste riforme. Può diventare un moto indomabile di liberazione che travolgerà il Pd: uomini di Chiesa, borghesia impoverita, lavoratori stremati e giovani senza futuro sono in allerta”...




RINO FORMICARINO FORMICA
Ne Il tempo ritrovato, Proust sostiene che “Le vecchie canaglie della politica, una volta ripescate, vengono sempre rielette”. E siamo qui, in un grande studio a due passi da Piazza Venezia, per parlare (anche) di un Paese che ha sempre fatto poco i conti col passato.

Rino Formica, classe 1927, è lontano dalla politica dal 1994. Ma non per questo ha smesso di osservarla: e come si capirà dalla conversazione che segue, lo sguardo è tutt’altro che miope. Forse perché appartiene “a quella generazione in via di esaurimento che saltò la giovinezza. Passò dall’adolescenza alla maturità. Improvvisamente”.

Lei è stato ragazzo, a Bari, durante il Fascismo.
Anticipai la licenza liceale: bisognava accelerare. S’intravedeva già nel ‘42 la fine del Fascismo, la preoccupazione era capire che cosa sarebbe successo dopo. Ebbi la fortuna, nel liceo scientifico che frequentavo, di avere professori molto bravi, tra cui l’antifascista Ernesto de Martino. E un professore di religione che fu poi l'ispiratore spirituale di Aldo Moro, monsignor Mincuzzi.
Aldo MoroALDO MORO

Ricordo che nel 1942 portai a scuola un opuscolo delle edizioni Avanti (il programma dei comunisti di Bakunin). Lo avevo trovato nella libreria di mio padre. Il professore di tedesco, un fascista critico, trovò il libro, e con fare paterno mi disse: ‘Guarda che te lo devo sequestrare’. Ma dopo avermi dato uno scappellotto mi disse: ‘Ti segnalerò al professore di religione’.

Che c’entrava il professore di religione?
Mincuzzi aveva il compito di tutelare i dissidenti. E fu così che dopo l'ora di religione mi chiamò e mi disse: ‘Ma che fai il comunista?’ e io: ‘Veramente mio padre è socialista e repubblicano’. Mincuzzi mi invitò in Arcivescovado dove incontrai un giovane professore, Aldo Moro: mi fece una lezioncina spiegandomi che era giunto sì il momento per una scelta politica, ma non doveva essere di partito.
RINO FORMICA 2RINO FORMICA 2

Dovevamo orientarci per una svolta istituzionale. Ma non avrei seguito questo consiglio: successivamente aderii al Partito socialista. Non fu facile, perché quando il 18 novembre 1943 mi presentai alla sezione del Partito in via Andrea da Bari, non trovai disponibilità all'accoglimento. Ebbi un primo scontro con il Collegio dei probiviri.

Perché, non la volevano?
I compagni della Commissione mi sottoposero a un lungo interrogatorio: ‘Perché ti iscrivi al Partito socialista? Perché ti iscrivi a un partito di sinistra? Perché non continui a studiare?’. Perfino: ‘Ma la ragazza non ce l'hai?’. Io risposi irritato:
‘Ma che c'entra la ragazza, è incompatibile con il socialismo?’. Dissi che mio padre era ferroviere, le obiezioni caddero: due dei tre probiviri erano ferrovieri!

Poi finisce la guerra.
Nel ‘43-‘44 assumo la segreteria provinciale della Federazione giovanile socialista e alla liberazione di Roma, nel '44 sono chiamato a Roma da Matteo Matteotti. Nel luglio del ‘45 con il Congresso costitutivo della Federazione giovanile
Umberto Ranieri Paolo Cirino Pomicino e Rino FormicaUMBERTO RANIERI PAOLO CIRINO POMICINO E RINO FORMICA
socialista, entro nel ristrettissimo esecutivo nazionale. Avevo 18 anni.

E gli studi?
Mi iscrivo a Ingegneria. Ma nell'ottobre 1945, Rodolfo Morandi, vicesegretario nazionale del partito, convocò la segreteria della Federazione Giovanile che aveva una linea ostile, da sinistra, a quella del partito e di Nenni.

Prendendola alla larga ci disse: ‘Voi personalizzate troppo; non riuscirete mai a fare vera e giusta politica. La politica
è una missione dove si deve usare il noi e non l’io’ . Queste parole aprirono tra noi giovani una lunga riflessione al limite del ‘ religioso’  sulla funzione della politica nella nostra vita.

Una scelta di vita coerente poteva essere vissuta solo con il massimo della spersonalizzazione: allora ci convincemmo che la personalizzazione nella politica è una forma degenerativa che distrugge gli ideali. A questa convinzione, che nacque sul filo del ragionamento di Morandi, la mia generazione è rimasta fedele.

Profetico! E questo come influenzò i suoi studi?
Morandi terminò così il ragionamento: ‘ Per una buona politica non è sufficiente la spersonalizzazione, bisogna studiare in funzione della missione politica, se ci credete. Se non ci credete lasciate la politica’ . Fu così che cambiai facoltà e mi iscrissi a Economia e Commercio: si trattava di materie più aderenti alla missione politica.
Ignazio SiloneIGNAZIO SILONE

Prima di diventare senatore, nel ‘68, cosa fa?
 Ho una tormentata esperienza dei movimenti politici socialisti. Partecipo a tutte le scissioni: Palazzo Barberini nel '47, la lacerazione del Psli nel '48, la costituzione del Psu nel ‘ 49, la formazione di Cucchi e Magnani nel ‘ 50, il ritorno nei socialdemocratici nel '52, la scissione del Mup nel ‘ 59, e dal ‘ 60 partecipo a tutte le battaglie autonomiste
riformiste del Psi sino al 1994.

Ignazio Silone l’ha conosciuto?
 Nel Psu, Silone era il segretario del partito e io della Federazione giovanile. Ogni lunedì ci convocava. Un giorno discutemmo a lungo dei rapporti tra socialisti e comunisti e io gli chiesi: ‘ Perché non ci parli della tua esperienza nel Comintern con Togliatti e Stalin?’ . Lui rispose non rispondendo. Con una breve frase enigmatica soddisfò la mia curiosità. Disse: ‘ Di queste cose non parlo, perché vengo da un Paese in cui il lutto si porta a lungo. Però attenti, voi siete giovani: il momento tragico sarà quando gli ex comunisti
saranno più dei comunisti’ .

Torniamo a lei.
 Nel '72, dopo il congresso di Genova, assumo la responsabilità dell'organizzazione del Partito e nel '76 quella della segreteria amministrativa, che allora in tutti i partiti politici era considerato il posto più delicato della gestione interna. Nell'assumere l'incarico chiesi al compagno Craxi e ai compagni che avevano guidato la svolta del Midas, di impegnarsi perché il posto di Segretario amministrativo fosse sempre ricoperto da chi non godeva della immunità parlamentare. Allora non ero parlamentare e pensavo che per rimettere ordine nelle finanze dei partiti era necessario
RINO FORMICA CRAXIRINO FORMICA CRAXI
giocare senza rete.

Craxi cosa rispose?
 Fu d'accordo. Nel '75, un anno prima del Midas, avevamo convocato la conferenza nazionale dell'organizzazione del partito a Firenze. Si aprì una riflessione tra tutti i partiti perché si notava una lenta ma continua degenerazione nel rapporto partiti- istituzioni: una tre giorni in cui si parlò il linguaggio della verità. Leggendo la rassegna stampa
di quell'evento è impressionante vedere come tutti i problemi di ieri sono oggi declinati in peggio.

Furono i socialisti a lanciare l'allarme sull'esaurimento del modello di partito tradizionale chiuso, verticistico e disciplinato senza canali di comunicazione con una società che avanzava al di fuori delle caserme dei partiti. Da quella discussione non nacquero soluzioni coerenti.
BOBO CRAXI RINO FORMICABOBO CRAXI RINO FORMICA

Cosa intende per modello di partito tradizionale?
L'organizzazione di partito era nel dopoguerra una formazione che viveva nella separatezza: centralismo democratico, disciplina di partito anche nelle istituzioni, giustizia domestica (il lecito e l'illecito era sanzionato in casa) selezione del personale politico per fedeltà al partito, riservatezza assoluta nella raccolta delle risorse. Questo era il modello di tutti i partiti grandi e piccoli di sinistra, destra e centro.

Dove ha sbagliato la sua generazione?
CRAXI E GIULIANO AMATO 4CRAXI E GIULIANO AMATO 4
Siamo stati cattivi maestri dei nostri figli. Abbiamo voluto metterli al riparo delle nostre amarezze, dalle dure esperienze di una maturità senza giovinezza, li volevamo giovani e liberi per un periodo lungo e senza fine. Era un modo per poter vivere la nostra mancata giovinezza.

Questo politicamente che effetti ha avuto?
Nel 1926, quando tutti s’interrogavano sul perché era crollata improvvisamente una grande forza, come quella del Partito socialista, la Luxemburg disse in un’intervista a Giovanni Ansaldo: “Non cercate ragioni speciali. In quel momento fummo guidati da chi non aveva sofferto. Non si poteva vivere ancora, dopo vent’anni, sulle sofferenze del Movimento socialista e democratico alla repressione crispina, quando andavano in galera lavoratori socialisti, repubblicani e cattolici”.

Anche Craxi fa parte di quella generazione che non ha sofferto?
CRAXI E GIULIANO AMATOCRAXI E GIULIANO AMATO
No. Craxi non è stato soltanto lottato dai suoi nemici, ma è stato abbandonato dai craxiani degli anni 80, quelli che non avevano sofferto.

Capitolo Tangentopoli.
Mani Pulite nasce con gli eventi internazionali dell' 89. È la fine del socialismo senza democrazia (il comunismo). In occidente, patria del compromesso socialdemocratico (capitalismo democratico+ distribuzione delle risorse pubbliche ai lavoratori e alle imprese), si ritiene sia giunto il momento di sostituire la giustizia sociale con la giustizia di mercato.

Viene imboccata una strada ad alto rischio: a) esportare nei paesi dell'est il capitalismo; b) trascurare la riconversione democratica del socialismo reale; c) liquidare lo stato del benessere in nome della crisi dello stato fiscale; d) trasformare la democrazia partecipata in decisionismo autoritario.

 Va bene: cambia il mondo. Ma non c'è solo questo.
DEMITA CRAXIDEMITA CRAXI
 La sinistra, il movimento democratico italiano, non è pronto. Deve affrontare un doppio fallimento, il fallimento del comunismo come socialismo senza democrazia, e la fine del compromesso socialdemocratico. La crisi dello stato fiscale e l'alto costo del compromesso sociale, porta il capitalismo a ritenere di non avere più bisogno del compromesso socialdemocratico. Il capitalismo ritiene che divorziando dalla democrazia possa liberarsi dal vincolo politico. È un’illusione, perché dovrebbe togliere alla politica il governo e dovrebbe avere la forza di chiudere il Parlamento.

Scusi, e la corruzione?
La corruzione dei singoli per fini propri è materia diversa dalla ricerca di risorse da parte dei partiti. Nel compromesso sociale tra governi, imprese e mondo del lavoro, vi era un'area grigia che riconduceva all'utilizzo delle risorse.

Un modo molto elegante per dire che si rubava.
Il verbo rubare è improprio. Nel vocabolario è spiegato così: ‘Sottrarre oggetti di proprietà altrui con astuzia, sotterfugio e inganno’. Tra il 1945 e il 1992 i partiti raccolsero senza astuzia, senza inganno e senza sotterfugio, fondi per una istituzione costituzionalmente garantita (art.49 Costituzione) e per una alta finalità (costruire l'ordine democratico repubblicano).
ANDREOTTIANDREOTTI

Tutti colpevoli, nessun colpevole. Non avete mai ammesso di essere tutti colpevoli.
La raccolta dei fondi avvenne anche con l'utilizzo proporzionale delle forze elettorali e del potere di governo nazionale e locale. Ciò andò oltre i limiti consentiti dal rispetto della legge e avvenne con la compiacenza del mondo imprenditoriale, e dell'informazione e della magistratura. Intorno a questo nucleo di verità deve esercitarsi una seria e profonda ricerca critica su la vita di tutti i partiti politici nella fase di costruzione dello Stato repubblicano.

Vi era inoltre il finanziamento esterno: gli americani pensavano alla Dc, l'Urss pensava al Pci e solo in parte al Psi sino al 1959. L'Eni di Mattei rafforza questo schema che vede la liceità del finanziamento dei partiti con risorse pubbliche. E oggi? Dopo Mani Pulite, i partiti storici sono scomparsi: l'attività politica è passata nelle mani dei partiti personali e dei singoli operatori elettorali che hanno drenato risorse in ogni campo con ‘astuzia, inganno e sotterfugio’.

giulio andreottiGIULIO ANDREOTTI
Questa è la differenza tra ricerca illegale di risorse praticate dai partiti tra il ‘45 e il ‘92 e il rubare delle caste politiche di oggi. Se si chiarisce questa differenza, sarà facile affrontare il tema della separazione in corso tra politica e democrazia e tra utopia dei fini e cinismo dei mezzi.

Torniamo a noi. C’è la crisi economica, e anche questo manda in cortocircuito il sistema.
Negli anni 90 esce un libro di Silvestro Montanaro e Sandro Ruotolo, La vera storia d’Italia , sulla storia italiana vista con la lente del rapporto mafia-politica. Si parte sempre da un dato vero, reale. Ma questa non è la storia d’Italia: è un pezzo di storia d'Italia.

Rino Formica e Paolo Cirino PomicinoRINO FORMICA E PAOLO CIRINO POMICINO
Inciso: Andreotti era mafioso o no?
Andreotti pensava che il male minore si sopporta per evitare il male maggiore. Condivise una visione che fu di larga parte della Democrazia cristiana, degli apparati dello Stato e del mondo economico e finanziario. La loro ricetta era contenere la mafia. Questa era una linea sbagliata, se non altro perché non guardava alle cause generatrici del fenomeno mafioso: assenza dello Stato storico italiano nel regolare le profonde e radicate ingiustizie sociali nel sud d'Italia.

La teoria del contenimento agevolava la mafia perché ignorava l'obiettivo del suo sradicamento. Andreotti, come la maggioranza della Dc sino all'inizio degli anni '80 ha tollerato la mafia.

Torniamo a Mani Pulite. Quand’è che vi accorgete che di lì a poco il sistema, compreso il vostro partito, sarebbe stato completamente spazzato via?
Nel ‘ 75 abbiamo detto: qui siamo a un punto di non ritorno. Punto. Che cosa è avvenuto nel ‘ 92-‘ 94? Tra il ‘ 92 e il ‘ 94 i mutamenti internazionali cambiano gli equilibri politici anche nel nostro Paese. Il 20 gennaio ‘ 92 Cossiga scrive al Popolo  una lettera in cui annuncia le sue dimissioni dalla Dc e indica una nuova prospettiva politica. Craxi mi chiede di scrivere il fondo dell'Avanti!  sulla lettera di Cossiga. Uscì con questo titolo: ‘ Preannuncio di Nuova Democrazia’ . È brutto citarsi, ma in quella nota c’ è la risposta alla sua domanda.
Rino FormicaRINO FORMICA

Parlando di cose più spicce, nel ‘93 Craxi in Parlamento fa il famoso discorso del cestino...
 ...e il sistema non risponde. Alla domanda di Craxi: ‘ Abbiamo fatto così, siamo pronti a smettere?’ , nessuno fiata. Ma non poteva farlo un partito solo, lo dovevano fare tutti. Oggi possiamo dire che chi buttava monetine lanciava qualcosa che aveva rubato. Chi alzava il cappio in Parlamento e indossava i guanti bianchi, oggi deve rispondere alla
giustizia per le malefatte compiute in questo ultimo ventennio. Si vestivano da epuratori mentre erano già epurabili. Non si tratta di voler tutti colpevoli. Quando una trasgressione individuale e sporadica diventa generalizzata e radicata, è una grande questione nazionale di costume civile, di cultura o subcultura politica e sociale.

Si dice che uno dei problemi del paese è stata la mancanza di epurazioni: dopo il Fascismo e dopo Mani Pulite.
 Epurazione è una parola da usare con cautela. Spesso è stata usata per vendetta e non per giustizia. Nel dopoguerra abbiamo visto epurabili che hanno epurato gli epuratori. Anche la rivoluzione dopo gli attimi di gloria e di esaltazione della purezza deve ricorrere al personale antirivoluzionario. La rivoluzione è una rottura dell'ordine politico, civile e sociale che deve aprire il passo al ‘ riformismo di pace’ .

ALCIDE DE GASPERI A NEW YORK FOTO ANSAALCIDE DE GASPERI A NEW YORK FOTO ANSA
La rivoluzione continua, è la follia dei fanatici. L'amnistia è l'unica forma di pacificazione realizzata con la forza della legge. De Gasperi, Togliatti e Nenni furono lungimiranti. Chi parlò di rivoluzione tradita (e anch'io con i giovani socialisti ero tra questi) mise veleno nelle pieghe della Storia. Nella stagione del terrorismo riapparve la funesta bandiera della rivoluzione tradita.

L'Italia non è un Paese di rivoluzioni.
Dopo l'ultimo ventennio, la lezione che dovremmo imparare è che saremo, per forza, costretti a introdurre cambiamenti copernicani senza fare rivoluzioni. Nel ‘ 92 si capì bene che la miseria della lotta politica aveva vinto. D'Alema, Occhetto e Veltroni, che avevano la guida della sinistra sopravvissuta, avevano un unico problema: eliminare
i socialisti e Craxi. Allora andava bene tutto, anche in sede locale accordarsi con i dorotei o con Tatarella, come D'Alema fece in Puglia. Una mossa che non stava nella grandiosità del duello a sinistra tra vecchi socialisti e comunisti.
Rino Formica e Gaetano QuagliarielloRINO FORMICA E GAETANO QUAGLIARIELLO

Craxi si è autoeliminato scappando.
 Craxi non scappò: andò via con un passaporto. Sulla scelta dell'esilio ebbi con Craxi una discussione. Gli dissi: siamo in presenza di una ribellione. La prima cosa che bisogna fare è stare sul posto e affrontare tutto. Ma in lui giocò un elemento squisitamente personale, la paura di essere ucciso.

Ma da chi?
Da chiunque. Ovunque. Non è questione di senso di colpa o cose del genere. Era una suggestione che lo ha reso debole. Il suo errore è stato avere, nella gestione dell'esercito che lo seguiva, una visione ottocentesca e non moderna. La cassa di Garibaldi, per capirci. La cassa era comune: si provvedeva al matrimonio di un capitano, alle armi, al compleanno di un tenente.

La tecnica comunista era la compartimentazione, molto più moderna. Allora è stato facilissimo. Se lei prende dal volume su Mani Pulite scritto dai colleghi del suo giornale Travaglio, Gomez e Barbacetto troverà l'elenco degli imputati eccellenti. E noterà che l'unico che riceve una condanna per ogni singolo fatto, non in continuità, è Craxi. Quell'elenco grida vendetta al cielo.

CRAXI E BERLUSCONI AL MARECRAXI E BERLUSCONI AL MARE
Che pensa della fiction di Sky sul 1992?
Mi pare sia stata un’ operazione commerciale, sull'onda di una nuova spinta giustizialista. Soprattutto, mi pare, nasca per fare una cortesia a Berlusconi.

Veramente nel mondo Mediaset l'hanno presa tutt'altro che bene.
 Una cortesia malriuscita. La possibilità di accordo Murdoch-Berlusconi è ancora viva. Lo scopo era far vedere che Berlusconi da Craxi si era staccato per tempo.

Com'è che Mani Pulite ha prodotto Berlusconi?
 Berlusconi fu svelto. Mise al servizio di Mani Pulite le tv e diede a intendere che non era figlio del sistema. Ma in seguito non gli andò bene perché l'intreccio con il sistema era molto profondo.
Berlusconi al funerale di Craxi sullo sfondo Giuliano Cicconi Salvatore Lo Giudice Maria Vittoria PillitteriBERLUSCONI AL FUNERALE DI CRAXI SULLO SFONDO GIULIANO CICCONI SALVATORE LO GIUDICE MARIA VITTORIA PILLITTERI

Era agganciato prevalentemente al carro vostro.
 Non è giusto. Gli unici che furono ostili alle televisioni di Berlusconi, furono i demitiani, in ragione della guerra interna con i forlaniani. Che fece il Pci per fermare il potere di Berlusconi?

Ma al governo c'eravate voi.
 Il decreto fu predisposto da Amato e approvato da tutto il governo pentapartito.

La politica è ancora sangue e merda?
MATTEO RENZI AL TELEFONOMATTEO RENZI AL TELEFONO
Purtroppo non è lo più per come lo intendevo. Sangue è passione, merda è contaminazione. Una contaminazione in cui il fine era molto più importante dello strumento. Lo strumento era funzionale. Più grande era il fine, più tollerabile era la contaminazione. Siamo senza il fine. La contaminazione ha prodotto più sterco. La passione manca del tutto.

Inoltre oggi vi è un contesto fortemente mutato. L'avanzare di un capitalismo senza democrazia sta producendo una nuova forma di democrazia: la democrazia affidataria: l'affidato è il popolo desovranizzato, un soggetto inabile, l'affidante è chi ha il potere del vincolo estero, oggi è la Bce. Ma anche Draghi si illude di essere il vero sovrano. Ed è l'affidante provvisorio che ha scelto l'affidatario, anche egli provvisorio, che per ora si chiama Renzi.
MATTEO RENZI AL TELEFONOMATTEO RENZI AL TELEFONO

L'errore è stato l'euro?
L'errore è stato entrare a quelle condizioni senza un rafforzamento immediato delle istituzioni politiche. L'unificazione solo della moneta è precaria e insufficiente.

Lei è sempre ricordato per le sue fulminanti definizioni come l'assemblea del Psi ridotta a ”nani e ballerine”.
 È un apprezzamento di cui mi pento se devo paragonare gli eccellenti professori universitari e gli straordinari personaggi del teatro e del cinema di ieri con i grigi amministratori delle unità sanitarie delle municipalizzate e le veline-cubiste di oggi.

RENZIRENZI
Matteo Renzi?
È il motorino d’ avviamento di una centrale atomica che lo brucerà a breve. Non ha un pensiero politico, è una carica di energia. Servirà ancora qualche mese, poi la Chiesa lo farà fuori. La sua politica, che persegue la giustizia del mercato, contraddice il pensiero della dottrina sociale cattolica. E non è nemmeno in condizioni di servire al capitalismo a sganciarsi dalla democrazia: non ha abbastanza forza.

RENZI BIRDMANRENZI BIRDMAN
Renzi non si è accorto che a ogni forzatura autoritaria, corrisponde un’ espansione del fronte largo di difesa della democrazia parlamentare, qualcosa che va oltre l'ostilità alla legge elettorale e alla riforma del Senato. Può diventare un moto indomabile di liberazione che travolgerà il suo partito e i suoi alleati. Uomini di Chiesa, borghesia impoverita, lavoratori stremati e giovani senza futuro sono in allerta.


Silvia Truzzi per il “Fatto Quotidiano”
EMANUELE MACALLUSO RINO FORMICAEMANUELE MACALLUSO RINO FORMICAysoc50 rino formica turci macalusoYSOC50 RINO FORMICA TURCI MACALUSOPomicino e Rino FormicaPOMICINO E RINO FORMICAPaolo Cirino Pomicino con Rino FormicaPAOLO CIRINO POMICINO CON RINO FORMICA