yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: ottobre 2015

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sabato 31 ottobre 2015

SILVIO BERLUSCONI - «Il nostro candidato a Roma sarà Alfio Marchini. Lui comunque si candida, proporre un nostro nome alternativo porterebbe a una sconfitta certa. Anche a Milano abbiamo individuato una figura fuori dalla politica, di alto profilo, l’ho proposta a Salvini e mi sembra d’accordo. Lo presenteremo a giorni»........





berlusconi nunzia de girolamoBERLUSCONI NUNZIA DE GIROLAMO
Carmelo Lopapa per “la Repubblica”

«Il nostro candidato a Roma sarà Alfio Marchini. Lui comunque si candida, proporre un nostro nome alternativo porterebbe a una sconfitta certa. Anche a Milano abbiamo individuato una figura fuori dalla politica, di alto profilo, l’ho proposta a Salvini e mi sembra d’accordo. Lo presenteremo a giorni».

berlusconi nunzia de girolamoBERLUSCONI NUNZIA DE GIROLAMO
E poi l’Italicum «che Renzi cambierà», il tifo per la Clinton, il dispiacere procurato dalla biografia di Friedman, le unioni civili lasciate alla libertà di coscienza. Silvio Berlusconi sembra tornato il fiume in piena di un tempo, in palla, siede nel salottino privee della terrazza di un grande albergo romano, Mariarosaria Rossi sempre presente, Licia Ronzulli a fargli da ombra.

È la festa dei 40 anni di Nunzia De Girolamo, rientrata dall’Ncd ma mai allontanatasi realmente dal Cavaliere, e lui mai se la sarebbe persa. Anche a costo di presentarsi senza Francesca Pascale (le due non si prendono) e ripetere un paio di volte la battuta «sono tornato single, ora cerco un miliardario per un matrimonio o una unione civile».
Berlusconi e MeloniBERLUSCONI E MELONI

Nunzia è entusiasta per l’ospite d’onore, al polso il bracciale con cinque giri di perle tenuti da quattro strisce di diamanti, che le ha appena regalato. Il marito Francesco Boccia, deputato Pd, lo saluta, poi resta di là, a parlare con Nico Stumpo, altro invitato, minoranza dem. Carfagna, Biancofiore, Bernini, ma non c’è un solo alfaniano.

Andrà dunque alla manifestazione leghista dell’8?
«Vado, il centrodestra deve essere unito. Anche perché Salvini fa queste fughe in avanti... È bene stargli accanto, non farlo fuggire. Si sono sentiti mercoledì per concordare i dettagli, il leghista Gianluca Pini e il forzista Gregorio Fontana organizzeranno insieme la manifestazione di Bologna».

BERLUSCONI SALVINIBERLUSCONI SALVINI
Che rapporto ha con Salvini?
«In privato è diverso da come lo vedete in pubblico. In tv appare aggressivo, parla alla pancia della gente. Invece è simpatico, per altro più milanista di me. E quando alza la voce gli dico: guarda che non ti faccio fare più il vicepresidente del Milan. Con Bossi è diverso, siamo quasi fratelli, lo sento tuttora ». Alla festa arriva giusto la delegazione leghista: Barbara Saltamartini, Gianluca Pini e Giancarlo Giorgetti, foto ricordo col presidente anche per loro.

Su Milano brancolate ancora nel buio?
Paolo Romani Renato Brunetta Matteo Salvini Giovanni Toti foto LapressePAOLO ROMANI RENATO BRUNETTA MATTEO SALVINI GIOVANNI TOTI FOTO LAPRESSE
«No, no. Abbiamo un nome, una figura esterna alla politica che io ho proposto e piace anche a Salvini, di caratura internazionale. Non posso dire altro altrimenti lo brucio ».

E a Roma? La Meloni sarebbe un buon sindaco?
«Non credo, perché Giorgia punta alla Regione. Lei sarebbe un buon governatore. Al comune c’è già Marchini e se proponessimo un altro candidato vorrebbe dire andare divisi e perderemmo di sicuro. Marchini non l’ho visto, ma l’ho sentito di recente. Piace, piace soprattutto alle donne. È una figura sulla quale si può puntare».
MANNONI BERLINGUERMANNONI BERLINGUER

Trascorrono pochi minuti e al salottino si avvicina per un saluto rapido (e poco caloroso) proprio la Meloni. Quando subito dopo le racconteranno delle parole del leader forzista strabuzzerà gli occhi: “Ma davvero ha detto così? Marchini non sarà mai il nostro candidato”. Berlusconi nel frattempo continua.

Certo che Forza Italia ormai arranca dietro la Lega.
«Noi siamo in crescita, Salvini è bravo, ha un gradimento personale che supera il trenta per cento, è alle spalle di Renzi che però cala di dieci punti. Io terzo al 25 e la cosa ha del miracoloso, senza essere stato mai in tv a differenza loro. Ma ora torno, eccome ».
renzi con andreotti e buttiglione ritwittato da beppe grilloRENZI CON ANDREOTTI E BUTTIGLIONE RITWITTATO DA BEPPE GRILLO

Vede Myrta Merlino de “L’aria che tira” su La7 e coglie la palla al balzo: «Se mi invita, presto sarò da lei». Saluta il direttore Bianca Berlinguer e Maurizio Mannoni del Tg3 e con lui si lancia: «Fate il miglior tg della tv italiana». Sembra passato un secolo dalle guerre di un tempo.

Pensa sia stato un errore votare l’Italicum?
«Renzi lo cambierà perché gli conviene così. Non potrebbe mai ripetere il 40 delle Europee e con Grillo rischia. Vedrete che lo cambierà».
RENZI E GRILLO a bbed a aee b ae aadRENZI E GRILLO A BBED A AEE B AE AAD

Non tornerebbe a discutere con lui di riforme?
«Ma come faccio a discutere con chi ha avallato la mia espulsione dal Parlamento? No, non ci sono più le condizioni».

Ha più sentito Verdini?
«Non lo sento, no. E non è vero che quella sia stata una operazione concordata. Però la nostra è stata una rottura politica, non personale».

Negli Usa per chi fa il tifo? E se vince la Clinton?
TRUMP BERLUSCONITRUMP BERLUSCONI
«Lo spero. Ho conosciuto i Clinton nel ‘94 e siamo ancora in buoni rapporti . È la più preparata di tutti. Trump invece dice di ispirarsi a me e che vorrebbe chiedermi consigli. Se lo facesse, il primo che gli darei sarebbe di tagliarsi quei capelli».

Unioni civili? Perché non ne ha mai parlato?
«C’è stato un dibattito ai gruppi l’altro giorno. Tra i nostri ci sono Gasparri e altri che la pensano in un modo, altri in maniera opposta. È un tema etico, lascio libertà di coscienza. Sempre che ne abbiano una» (ride).

simone baldelli saluta mariarosaria rossiSIMONE BALDELLI SALUTA MARIAROSARIA ROSSI
Berlusconi parla da quasi un’ora nel salottino. La De Girolamo decide che basta, lo porta per mano nel cuore della festa, lui si rifiuta di cantare («Lo rifarò solo quando tornerò allo splendore dell’innocenza») ma resta fino a notte fonda.

I selfie con Anna Falchi, giornaliste Mediaset e signore varie fioccano, distribuisce calici di champagne, va al microfono per lo sketch della telefonata col fedele di un tempo Sandro Bondi, imitato dal vicepresidente della Camera Simone Baldelli (“Presidente chiuda lei, io non ce la faccio”). Sulla barzelletta dedicata agli ormai “ ex” Cicchitto e Bondi, vittime della tribù africana del Bunga Bunga, è meglio lasciare scendere il sipario.

Altro che esterovestizione. I giudici della Cassazione hanno impiegato più di un anno. E il caso ha voluto che le motivazioni della clamorosa assoluzione del 24 ottobre 2014 di Domenico Dolce e Stefano Gabbana arrivino proprio nel momento più difficile dell' Agenzia delle entrate, alle prese con i dissensi nel governo e il caos provocato dalla sentenza della Consulta sui dirigenti illegittimi. La lettura delle pagine depositate ieri dai magistrati di Piazza Cavour non aiuterà di certo a migliorare l' immagine del fisco. I due stilisti erano stati condannati, e immediatamente esposti al pubblico ludibrio (l' assessore Franco D' Alfonso chiese addirittura la restituzione del premio Ambrogino) dalla Corte d' Appello di Milano il 30 aprile 2014 ad un anno e sei mesi di reclusione. Oltre al risarcimento di 500mila euro all' Agenzia delle entrate. L' accusa gli contestava di non aver pagato tributi su un giro d' affari di 200 milioni a seguito dello spostamento dell' attività, nel 2004, in Lussemburgo......



DOLCE E GABBANADOLCE E GABBANA
Sandro Iacometti per “Libero Quotidiano”

Altro che esterovestizione. I giudici della Cassazione hanno impiegato più di un anno. E il caso ha voluto che le motivazioni della clamorosa assoluzione del 24 ottobre 2014 di Domenico Dolce e Stefano Gabbana arrivino proprio nel momento più difficile dell' Agenzia delle entrate, alle prese con i dissensi nel governo e il caos provocato dalla sentenza della Consulta sui dirigenti illegittimi. La lettura delle pagine depositate ieri dai magistrati di Piazza Cavour non aiuterà di certo a migliorare l' immagine del fisco.

AGENZIA ENTRATE ROMAAGENZIA ENTRATE ROMA
Secondo le toghe, infatti, la decisione dei due stilisti di creare a Lussemburgo la società GaDo per sfruttare i loro marchi aveva «robuste ragioni extrafiscali ispiratrici della riorganizzazione del gruppo» che «scardinano la coerenza intrinseca del ragionamento accusatorio, conducendo verso approdi lontani sia dai principi di diritto sia dai temi di indagine quasi del tutto inesplorati e per certi versi contradditoriamente risolti».
 
D & G - Dolce e gabbanaD & G - DOLCE E GABBANA
I due stilisti erano stati condannati, e immediatamente esposti al pubblico ludibrio (l' assessore Franco D' Alfonso chiese addirittura la restituzione del premio Ambrogino) dalla Corte d' Appello di Milano il 30 aprile 2014 ad un anno e sei mesi di reclusione.
Oltre al risarcimento di 500mila euro all' Agenzia delle entrate.
L' accusa gli contestava di non aver pagato tributi su un giro d' affari di 200 milioni a seguito dello spostamento dell' attività, nel 2004, in Lussemburgo.
 
Tesi demolita dagli ermellini.
«Il vantaggio fiscale», sostengono i giudici in un documento che assume i contorni di un trattato sulla libertà d' impresa, «non è indebito solo perché l' imprenditore sfrutta le opportunità offerte dal mercato o da una più conveniente legislazione fiscale. Lo è se è ottenuto attraverso situazioni non aderenti alla realtà, di puro artificio».
dolce e gabbanaDOLCE E GABBANA

E il fatto che sia stato accertato che alla sede lussemburghese fossero stati affidati «i soli compiti esecutivi», mette in crisi l' accusa che la GaDo fosse esterovestita, dal momento che «si ammette che qualcosa in Lussemburgo effettivamente si faceva, sì da giustificare una sede amministrativa collocata in una struttura diversa da quella legale».
Resta da capire cosa succederà sul piano tributario. I due hanno già versato circa 40 milioni nell' ambito del contenzioso per l' evasione dell' Iva. Ma il fronte di battaglia è molto più ampio.

DOMENICO DOLCE E STEFANO GABBANA jpegDOMENICO DOLCE E STEFANO GABBANA JPEG
Dal 2010, quando l' Agenzia delle entrate notificò i primi due accertamenti elevando la voce «altri redditi» da 25,4 milioni a 442,3 milioni, gli stilisti sono stato sottoposti ad un vero e proprio assedio fiscale che ha portato ad una maxi multa da 343,4 milioni inflitta nel 2013 (per la presunta cessione del marchio alla GaDo a prezzo inferiore a quello reale) dalla commissione tributaria di Milano e a una contestazione su 133 milioni di imponibile Ires. Soldi e sanzioni che ora lo Stato, a rigor di logica, dovrebbe restituire e annullare.

Tutto l'accanimento degli ispettori ruota, infatti, intorno alla presunta esterovestizione della GaDo. Il problema è che ogni giurisdizione segue il suo corso. E non è affatto detto che i procedimenti tributari, su cui in ultima istanza dovrà sempre esprimersi l' Alta corte, si concluderanno nella stessa maniera.
Agenzia delle entrateAGENZIA DELLE ENTRATEDOLCE E GABBANA CHIUSI PER INDIGNAZIONE CONTRO IL COMUNE DI MILANODOLCE E GABBANA CHIUSI PER INDIGNAZIONE CONTRO IL COMUNE DI MILANODOLCE E GABBANA CON KYLIE MINOGUEDOLCE E GABBANA CON KYLIE MINOGUEFISCOFISCODOLCE E GABBANA CHIUSI PER INDIGNAZIONE CONTRO IL COMUNE DI MILANODOLCE E GABBANA CHIUSI PER INDIGNAZIONE CONTRO IL COMUNE DI MILANO


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OBAMA - HOLLOWEEN PARTY ALLA CASA BIANCAOBAMA - HOLLOWEEN PARTY ALLA CASA BIANCAOBAMA - HOLLOWEEN PARTY ALLA CASA BIANCAOBAMA - HOLLOWEEN PARTY ALLA CASA BIANCAOBAMA - HOLLOWEEN PARTY ALLA CASA BIANCAOBAMA - HOLLOWEEN PARTY ALLA CASA BIANCAOBAMA - HOLLOWEEN PARTY ALLA CASA BIANCAOBAMA - HOLLOWEEN PARTY ALLA CASA BIANCA


LE FOTO MAI VISTE DELLA MORTE DI PASOLINI - Avvertenza per i lettori: le immagini a corredo dell'articolo e contenute nella gallery senza alcuna copertura sono estratte dagli archivi del Tribunale e mai pubblicate. Per il loro contenuto sono assolutamente sconsigliate ai minori e alle persone impressionabili. Affaritaliani.it ha deciso di pubblicarle perché costituiscono un documento inedito sulla ferocia che ha accompagnato l'esecuzione dell'intellettuale........




simona zecchi pasolini massacro di un poetaSIMONA ZECCHI PASOLINI MASSACRO DI UN POETA
LE FOTO MAI VISTE DELLA MORTE DI PASOLINI
Patrizio J. Macci per www.affaritaliani.it

Avvertenza per i lettori: le immagini a corredo dell'articolo e contenute nella gallery senza alcuna copertura sono estratte dagli archivi del Tribunale e mai pubblicate. Per il loro contenuto sono assolutamente sconsigliate ai minori e alle persone impressionabili. Affaritaliani.it ha deciso di pubblicarle perché costituiscono un documento inedito sulla ferocia che ha accompagnato l'esecuzione dell'intellettuale.


Pasolini mortoPASOLINI MORTO
Le fotografie non lasciano spazio a dubbi, immagini che valgono più dei milioni di parole scritte fino ad oggi. Il sangue lava via le parole aride delle sentenze come fossero cachinni sguaiati. Un "rito tribale". Un'operazione stutturata e pianificata a tavolino, caratterizzata da una precisione e un'organizzazione inaudite. I killer sono un manipolo di fascisti che hanno usato scientemente gli attrezzi del mestiere della loro tradizione: catene, tondini di ferro, forse bastoni, una fragile tavoletta di legno già spezzata prima dell'aggressione con su scritto l'indirizzo delle baracche. Un commando nero.
foto di pasolini dal libro massacro di un poeta di simona zecchi 7FOTO DI PASOLINI DAL LIBRO MASSACRO DI UN POETA DI SIMONA ZECCHI 7

Non c'è solo la presenza di altre persone, ormai ammessa anche da Pelosi unico condannato per il delitto - esca in parte inconsapevole che all'omicidio non ha neanche preso parte- da dieci anni nei suoi continui cambi di versione, nella sua verità raccontata a corrente alternata forte del fatto di essere l'unico testimone oculare identificato del delitto e praticamente impossibile da smentire.

foto di pasolini dal libro massacro di un poeta di simona zecchi 6FOTO DI PASOLINI DAL LIBRO MASSACRO DI UN POETA DI SIMONA ZECCHI 6
Due automobili hanno sormontato il corpo di Pasolini, i segni del battistrada di motociclette sul corpo del Poeta e sul terreno dell'Idroscalo parlano inequivocabilmente della presenza di un gruppo nutrito di massacratori che gli urla "Jarruso", omosessuale in dialetto siciliano.

Non appena Pelosi e lo scrittore giungono sul posto, accompagnati già da qualcuno nel veicolo e seguiti a breve distanza da altri dalla stazione Termini e dal ristorante "Biondo Tevere" avvengono in successione sia il pestaggio che il sormontamento con più auto.
Pasolini non dovrà uscire vivo dal massacro, per questo ognuno degli intervenuti deve essere funzionale nel suo ruolo.

I convenuti hanno un obiettivo in comune: uccidere Pasolini. C'è la bassa manovalanza che vuole togliere un po' di soldi al "frocio" Pasolini, i picchiatori "neri" che vogliono oscurare la voce scomoda del "comunista", forse qualcuno che non accettava l'amore del Poeta per i "Ragazzi di vita". In alto, in cima alla piramide quello (o quelli?) che hanno commissionato il delitto. Un delitto a più livelli, compartimenti stagni nel quale a malapena i partecipanti conoscono i volti dei complici. Pino Pelosi, unico condannato pagherà per tutti.
foto di pasolini dal libro massacro di un poeta di simona zecchi 5FOTO DI PASOLINI DAL LIBRO MASSACRO DI UN POETA DI SIMONA ZECCHI 5

Quarant'anni dopo Simona Zecchi ha compiuto un'analisi filologica e cronologica delle carte processuali dell'omicidio Pasolini, rovistando per tre anni negli archivi polverosi di mezza Italia, interrogando e braccando gli sparuti testimoni ancora in vita, districandosi in una giungla di false piste, fonti aperte e coperte, mettendo la parola fine a quarant'anni di false notizie e speculazioni editoriali intorno a lacerti di manoscritti mostrati e poi nascosti (il famoso Appunto 21 mancante dal manoscritto del romanzo postumo Petrolio), azzerando quanto scritto in precedenza.

foto di pasolini dal libro massacro di un poeta di simona zecchi 3FOTO DI PASOLINI DAL LIBRO MASSACRO DI UN POETA DI SIMONA ZECCHI 3
Ha riversato il suo lavoro di ricerca nel volume Pasolini "Massacro di un poeta" (Ponte alle Grazie editore), un libro da leggere con devozione dove ha pubblicato foto e altri documenti inediti, ha rintracciato scatti della scena dell'omicidio mai visti finora. Ricostruendo con perizia e precisione, fino a dove è stato possibile, la dinamica del delitto, sbaragliando draghi e mitologie complottiste.

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Le foto, esplicite e violente dimostrano con inequivocabile certezza che ci fu una mattanza quella notte all'Idroscalo. Foto pubblicate perchè anche Pasolini nella sua instancabile e ossessiva ricerca della verità lo avrebbe voluto, perché come ha detto uno dei testimoni: "Se fosse stato un cane avrebbero avuto più pietà". Foto che vanno inserite come tessere di un puzzle nell'analisi rigorosa svolta all'interno del libro.

foto di pasolini dal libro massacro di un poeta di simona zecchi 13FOTO DI PASOLINI DAL LIBRO MASSACRO DI UN POETA DI SIMONA ZECCHI 13foto di pasolini dal libro massacro di un poeta di simona zecchi 9FOTO DI PASOLINI DAL LIBRO MASSACRO DI UN POETA DI SIMONA ZECCHI 9
Quarant'anni dopo alla domanda perché è stato ucciso Pasolini è ora possibile rispondere: per la forza delle sue parole, non per quello che aveva scritto ma per quello che avrebbe potuto continuare ancora a scrivere.

2. CARI AMICI

MORALISTI, NON SI SCAPPA –
Giuliano Ferrara per “il Foglio”

Filippo Ceccarelli è un vecchio amico. Lavora con tutto il suo rango di narratore e commentatore di costume a Repubblica, giornale che compro da quando principiò ad uscire. Ieri leggendo il suo pezzo su Pasolini mi sono stropicciato gli occhi.

Non ci credevo. Non credevo possibile che con tanta disinvoltura si potesse rigirare per Pier Paolo Pasolini la frittata cucinata in salsa velenosa, per anni, su quel giornale, e se ricordo bene anche dallo stesso Ceccarelli, frantumando al posto delle uova i preti e Berlusconi.
Direte. Ma sei impazzito? Ma di che cosa parli?
 
Esce un libro in cui è ricostruita l' espulsione per indegnità morale dal Pci, nel 1949, del giovane intellettuale e maestro di strada PPP. Il quale, costretto a fare le valigie con la madre e a trasferirsi a Roma nel disonore pubblico, replicò dicendo ai suoi compagni che restava comunista e che non capiva la loro disumanità.

Che cosa era successo? Pier Paolo, disordinatamente e compulsivamente omosessuale, si era portato non so dove due allievi di 15 e 16 anni e ci aveva fatto l' amore (o sesso, se preferite). La cosa era uscita fuori, anche per beghe di provincia tra democristiani e Pepponi, e fu "scandolo", come dicevano i rapporti dei carabinieri.
 
giuliano ferraraGIULIANO FERRARA
Ora, a quarant' anni dall' uccisione all' Idroscalo di Ostia del poeta friulano e vate nazionale e scrittore corsaro mirabile, torna lo "scandolo" a parti rovesciate. Com' era piccolo quel Pci!
 
Com' era brutta l' Italia disumana del comune senso del pudore, della polizia dei costumi! Così scrive senza tentennamenti e su Repubblica, il mio amico Ceccarelli.
Mannaggia a li pescetti, come diceva Totò in "Uccellacci e uccellini". Ma Ceccarelli e Ezio Mauro, suo direttore, si rendono conto di quello che si scrive su Repubblica e in quale contesto lo si scrive?
GIANNI LETTA FILIPPO CECCARELLIGIANNI LETTA FILIPPO CECCARELLI

Hanno dato la baia a Berlusconi per il sospetto che sapesse l' età minorile della signora El Mahroug, si sono fatti portavoce di Ilda la Rossa nelle sue tirate contro la "furbizia orientale" della pulzella, sono entrati nel lettone di Putin, hanno fatto carne di porco del buon gusto informativo frantumandocele con la lap dance di Arcore, hanno pubblicato qualunque intercettazione pelosa utile a scatenare l' Italia piccola del comune senso del pudore e della polizia dei costumi, e ancora continuano su questa strada resa difficoltosa dalle assoluzioni ma non definitivamente impercorribile sul piano dell' accanimento giudiziario (ora contro i testimoni a difesa).
Pasolini mortoPASOLINI MORTO

Hanno messo in croce la chiesa cattolica e il clero di tre continenti, in compagnia della stampa liberal internazionale, addossando ai preti la pedofilia come una mostruosità di uso comune e sistematico, contro tutte le verità statistiche in contrario, salvo dimenticarsi del dossier non appena salita al trono pontificio la strategia dell' incontro misericordioso con il dorato mondo del divorzio e dell' aborto e dell' eugenetica.

foto di pasolini dal libro massacro di un poeta di simona zecchi 10FOTO DI PASOLINI DAL LIBRO MASSACRO DI UN POETA DI SIMONA ZECCHI 10foto di pasolini dal libro massacro di un poeta di simona zecchi 12FOTO DI PASOLINI DAL LIBRO MASSACRO DI UN POETA DI SIMONA ZECCHI 12
Hanno sostenuto fior di esperti della mutua nelle crociate fondate su incerte deposizioni di bambini ispirati dai più grandicelli alla caccia demoniaca al pedofilo, sulla base di sospetti fragili e infamanti, finiti nel nulla giudiziario (vedi il caso di Rignano su cui il Foglio e Cerasa fecero inchieste memorabili).
RubyRUBY

Hanno creato un clima culturale e civile impossibile, in cui personaggi come Salinger e Chaplin (Oona O' Neill era una minore quando cominciò ad amoreggiare con l' uno e con l' altro) o pittori come Balthus o scrittori come Nabokov devono essere censurati, deformati e negati con ipocrisia nella loro predilezione artistica per l' adolescenza, la quale è addirittura scomparsa dai radar della sua verità e rappresentazione nel mondo monitorato dai politicamente corretti e dalle loro polizie del costume.
 
processo ruby Ilda Boccassini e il presidente del tribunale dei minori Monica Frediani resizePROCESSO RUBY ILDA BOCCASSINI E IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DEI MINORI MONICA FREDIANI RESIZE
E adesso celebrano la riabilitazione, che per libertini devoti e sposati a donne mature come noi non è un problema, di un giovane intellettuale comunista della provincia italiana che nel 1949 si faceva, per dir così, due pupi in età molto minorile, lui che andava per i trenta.

Ruby minorenne marocchina Berlusconi - NonleggerloRUBY MINORENNE MAROCCHINA BERLUSCONI - NONLEGGERLO
Qui ne avevamo già accennato quando si trattò dello scandalo di don Gelmini, a questo paragone, ma non c' è niente di sofistico o di polemico: ormai, dopo il pezzo di Ceccarelli e la celebrazione del Pasolini che amava i ragazzini, chiediamo la riabilitazione piena dei preti di mezzo mondo e del libertino di Arcore oppure la riconsacrazione dell' espulsione di Pasolini per indegnità morale. Non si scappa, cari moralisti.

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“The Rocky Horror Picture Show” festeggia i 40 anni e la sua influenza è ancora forte. Mentre le maschere degli eroi di questo fenomeno pop vengono portate nei quattro angoli del pianeta, proviamo a ricordarci i motivi del suo successo, essendo stato precursore della rivoluzione queer......



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Sarah Dahan per “Les InRocks”
tim curryTIM CURRY

“The Rocky Horror Picture Show” festeggia i 40 anni e la sua influenza è ancora forte. Mentre le maschere degli eroi di questo fenomeno pop vengono portate nei quattro angoli del pianeta, proviamo a ricordarci i motivi del suo successo, essendo stato precursore della rivoluzione queer.

Quando in una notte segnata dal temporale, la macchina di Janet Weiss (Susan Sarandon) e Brad Majors (Barry Bostwick) va in panne, i due impacciati ancora vergini finiscono al maniero dello strano dottor Frank’N’Furter, lieto di accoglierli e di fare la loro intima conoscenza. Il film si posiziona fra il pasticcio di serie B, la parodia fantascientifica e la commedia musicale, ed è questa natura proteiforme a renderlo affascinante.
locandina rocky horror picture showLOCANDINA ROCKY HORROR PICTURE SHOW

La pièce originale è nata nel 1973, e si nota l’ombra di Ziggy Stardust e dei suoi accoliti, nelle parole quanto nei costumi che appartengono all’immaginario glam rock. Le canzoni che costituiscono la colonna sonora (compresa la “I’m Going Home” che avrebbe potuto cantare un Jobriath) rispondono ad un’estetica glam e ultrapop molto apprezzata all’inizio degli anni ’70. Prima di diventare film-culto, ha penato per trovare il suo pubblico.

All’uscita nelle sale, anno 1975, il film fu un vero flop: 450.000 dollari di incasso per un budget spesso di oltre un milione. L’anno successivo ha trovato nuovo respiro grazie alle proiezioni di mezzanotte al “Waverly Theater” di New York. Un’armata di fan andava settimanalmente al cinema, truccati come i personaggi e in grado di citare le battute simultaneamente. Il passaparola ha reso l’opera un fenomeno popolare negli Stati Uniti.
il dottore frank e il suo rockyIL DOTTORE FRANK E IL SUO ROCKYi protagonisti del rocky horrorI PROTAGONISTI DEL ROCKY HORRORrocky horror picture showROCKY HORROR PICTURE SHOW

a cena con il dottor frankA CENA CON IL DOTTOR FRANKkelly osbourne (magenta, the rocky horror picture show) 152007714 d0958258 05f4 4d14 ae3f d6e81f1bdd5aKELLY OSBOURNE (MAGENTA, THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW) 152007714 D0958258 05F4 4D14 AE3F D6E81F1BDD5Asusan sarandon rocky horrorSUSAN SARANDON ROCKY HORROR
Nel 1979, il film veniva proiettato due volte a settimana in 230 cinema. Una bella rivincita sui critici assassini che non avevano saputo apprezzare la sua eccentricità intrinseca. Così, la gioventù americana si riappropriò completamente del “Rocky Horror Picture Show” e addirittura in un episodio di “Saranno famosi” del 1980, Doris et Ralph passano il loro appuntamento in una di quelle sedute di mezzanotte. In Francia, ci si ritrovava invece allo “Studio Galande” di Paris

Se le canzoni risuonano ancora perfettamente nella testa dei fan, è il suo discorso profondamente libertario e avanguardista ad incarnare le attuali rivendicazioni sociali. Nell’america ancora eterosessuale del 1975, il film offriva la messa in mostra delle avventure del dottore queer, di un “dolce travestito” in giarrettiere che proveniva dal pianeta transessuale Transylvania, creatore dell’uomo perfetto. Nel film tutti stanno in
guêpière e tutti vanno a letto con tutti.

Il film, legato all’esperienza personale di Richard O’Brien, creatore e interprete di Riff Raff, presenta l’idea di terzo genere, spazza via le nozioni tradizionali di sessualità in un colpo di stivali per lasciare spazio alla libertà e all’edonismo. Un discorso moderno per l’epoca e per oggi.


“The Rocky Horror Picture Show”, il film tv della Fox basato sull’omonimo cult del 1975,
ha trovato il suo Frank-N-Furter. Il network di “Empire” e “Glee” ha affidato il ruolo del travestito proveniente dal pianeta Bisesso all'attrice transessuale e volto di “Orange Is the New Black” Laverne Cox.

Il film di due ore, in onda negli Stati Uniti il prossimo autunno, tiene fede alla sceneggiatura originale ma re-immaginerà la storia visivamente. Tutto comincia quando i fidanzatini Janet Weiss e Brad Majors finiscono per caso nella bizzarra dimora del Dr. Frank-N-Furter. Un folle scienziato alieno sessualmente ambiguo, Frank-N-Furter sta tenendo una convention scientifica Transylvaniana per presentare Rocky Horror, un'attraente creatura creata unicamente per soddisfare i desideri di Frank.
Cox, nominata all'Emmy per il suo ruolo nel dramedy di Netflix, riprende il ruolo interpretato nella versione originale da Tim Curry.