yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: CARLO TAVECCHIO - MARCELLO GIANFEROTTI.... INNAZITUTTO MARCELLO GIANFEROTTI NON E' MAI STATO UN FIDUCIARIO SVIZZERO CHE IO SAPPIA. BASTA SFOGLIARE L'ALBO DEI FIDUCIARI PER ACCORGERSI CHE MARCELLO GIANFEROTTI NON E' MAI STATO FIDUCIARIO IN TERRITORIO SVIZZERO. E QUESTA E' LA PRIMA LACUNA DELL'ARTICOLO PUBBLICATO . PER QUANTO RIGUARDA GLI AFFARI DI CARLO TAVECCHIO SU QUESTO NON DICO NULLA , MA RIPETO CHE MARCELLO GIANFEROTTI NON HA MAI RICOPERTO IL RUOLO DI FIDUCIARIO IN TERRA SVIZZERA.......

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venerdì 21 ottobre 2016

CARLO TAVECCHIO - MARCELLO GIANFEROTTI.... INNAZITUTTO MARCELLO GIANFEROTTI NON E' MAI STATO UN FIDUCIARIO SVIZZERO CHE IO SAPPIA. BASTA SFOGLIARE L'ALBO DEI FIDUCIARI PER ACCORGERSI CHE MARCELLO GIANFEROTTI NON E' MAI STATO FIDUCIARIO IN TERRITORIO SVIZZERO. E QUESTA E' LA PRIMA LACUNA DELL'ARTICOLO PUBBLICATO . PER QUANTO RIGUARDA GLI AFFARI DI CARLO TAVECCHIO SU QUESTO NON DICO NULLA , MA RIPETO CHE MARCELLO GIANFEROTTI NON HA MAI RICOPERTO IL RUOLO DI FIDUCIARIO IN TERRA SVIZZERA.......


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1. GLI STRANI AFFARI DEL PADRONE DEL CALCIO ITALIANO
Giacomo Amadori per “La Verità - laverita.info”

Quando scoppiò lo scandalo tangenti che ha costretto alle dimissioni l' ex padrone del calcio Sepp Blatter, il presidente della Figc Carlo Tavecchio prese le distanze con diplomazia: «Non voglio esprimere commenti, posso solo dire che in tempi non sospetti non gli ho dato il mio consenso. Se è stata fatta questa richiesta al comitato etico ci saranno dei buoni motivi».

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Ora rischia di ritrovarsi in una situazione analoga, accusato da alcuni testimoni di aver intascato mazzette dall' ex arbitro di serie A Bruno Di Cola. Ricostruzioni che Tavecchio respinge nettamente (leggere intervista sotto), ma che non mancheranno di suscitare polemiche, anche perché il ragioniere di Ponte Lambro non è nuovo a gaffe  e scivoloni.

A puntare il dito contro di lui iniziò l’ex deputato del Pdl Amedeo Laboccetta citando in Parlamento il casellario giudiziario del settantatreenne presidente della Figc ed ex sindaco democristiano di Ponte Lambro (Como): «Ha subìto condanne penali per un totale di un anno, 3 mesi e 28 giorni di reclusione» evidenziò. Hanno proseguito i giornali sottolineando gli sfortunati affari immobiliari della Lega nazionale dilettanti con al vertice Tavecchio. Uno su tutti: nel 2008 la Lnd servizi pagò quasi 20 milioni di euro per 46 vani più sei soffitte, quattro cantine e dieci posti auto alla Vispa 07. Quest’ultima, società schermata dalle fiduciarie Finnat e Fedra del gruppo Euroamerica di Giampietro Nattino, aveva acquisito l’immobile appena venti giorni prima da Beni stabili gestioni per soli 11 milioni.

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FIUMI DI SOLDI I quotidiani hanno acceso i riflettori anche sul business dei campi da calcio in erba artificiale, costati in dieci anni circa mezzo miliardo di euro e realizzati per quasi un terzo da una società di amici di Tavecchio. Ma un altro ghiotto affare è quello che riguarda la copertura assicurativa dei campi e dei tesserati. I giocatori in Italia sono ben 1.300.000, militano in 70.000 squadre e giocano circa 700.000 partite a stagione.

Una torta da molti milioni di euro che avrebbe arricchito Bruno Di Cola, ex vicepresidente dell’A s s ociazione italiana arbitri e broker assicurativo, oltre che stretto collaboratore di Tavecchio. Tutto ha inizio con la gara per la copertura assicurativa della Lnd del 2000 vinta da una società della banca Carige e su cui, due anni dopo, l’Isvap, l’o rgano di vigilanza del mercato assicurativo, apre un’inchiesta segnalando che l’istituto aveva partecipato «su segnalazione del signor Bruno Di Cola consulente assicurativo della Lega nazionale dilettanti».

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A scrivere per primo delle stranezze di quell’appalto è, nel 2006, Mario Gerevini sul Corriere della sera in un articolo intitolato «Così Carige si assicurava l’arbitro Di Cola». Al termine della gara l’istituto genovese paga laute provvigioni alla Recina servizi, altra società del gruppo creditizio ligure. La Recina gira il 90% di queste (8,537 miliardi di lire) a tre società: la Bdc della famiglia Di Cola e la Di.Co. service, in cui figura il nipote dell’ex arbitro, incassano 6,6 miliardi, mentre altri 1,859 miliardi vanno alla Regal Part Limited delle Isole Cayman per un misterioso studio sulle nuove polizze.

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Dopo pasticci e indagini, come ammette lo stesso Tavecchio, nel 2006 la Lnd decide di affidarsi a un broker internazionale, la Marsh. Il direttore è il genovese Ettore Nobilucci, ex funzionario dell’attuale Pd e tuttora vicino al partito.

Dopo quell’esperienza, Nobilucci esce da Marsh e avvia alcune società con le figlie di Di Cola. «Con una di queste gestimmo una fetta del contratto con Lnd, ma Di Cola voleva che ci spartissimo subito il denaro guadagnato, mentre il nostro obiettivo era quello di investire nell’azienda. Per questo si è portato via il contratto, come se fosse roba sua».

OLTRE OCEANO Secondo le testimonianze di tre accreditate fonti e una quantità di documenti esclusivi possiamo dimostrare che i soldi di Di Cola sono volati in diversi paradisi offshore proprio negli anni in cui alla Lega nazionale dilettanti comandava Tavecchio. Il quale non solo avrebbe ottenuto la sua quota, ma avrebbe costituito una società ad hoc nel Delaware. O per lo meno questo è quello che ci hanno raccontato i sopracitati testimoni. Tavecchio smentisce tutto, anche se in modo un po’ sbrigativo, e annuncia querele. Le fonti con noi hanno confermato le accuse. Per esempio lo ha fatto il fiduciario svizzero Marcello Gianferotti, cinquantenne abruzzese oggi trapiantato a Barcellona.

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Il quale, di fronte alle nostre dettagliate informazioni e alle carte di cui siamo entrati in possesso, non si è sottratto: «È vero che ho conosciuto Tavecchio insieme con il signor Di Cola, altro mio cliente. Ed è ugualmente vero che per costituire la sua società offshore Tavecchio si rivolse alla mia fiduciaria, la Gibor Trust Llc, con sede a Lewes in Delaware e succursale a Lugano».

Anche la società del presidente della Figc sarebbe sorta negli Stati Uniti, mentre Di Cola divenne persino vicedirettore della Gibor. Riferiamo a Gianferotti delle presunte dazioni di denaro da parte di Di Cola a Tavecchio di cui ci hanno parlato le altre fonti e gli domandiamo se sia mai stato testimone diretto di simili pagamenti.

Sbuffa, poi ammette: «Più di una volta a Como. Mai meno di 25.000 euro, mai più di 50.000, i classici trasferimenti degli spalloni. A Roma ci siamo incontrati insieme più volte nell’u f f icio di via Po, ma non ricordo se lì ci sia stato scambio di soldi». Gianferotti risponde scartabellando documenti e rammenta pure un conto luganese che il genero di Tavecchio avrebbe aperto per gestire i flussi provenienti da un ulteriore affare riconducibile alla Lega.

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VIAGGI Un secondo importante testimone della Verità ricorda, invece, i viaggi a Roma dell’ex genero di Di Cola che avrebbe consegnato buste piene di contanti direttamente nella sede della Lega nazionale dilettanti. La stessa fonte ha memoria della passione di Tavecchio per le spigole di mare mangiate in zona Piazza del Popolo, i gioielli di una nota maison e gli orologi di lusso.

Oltre ai quadri di Cesare Fiumi e di altri autori, di cui Di Cola e Tavecchio si rifornirebbero presso un antiquario romano. Qualcuno sta cercando di screditare un personaggio scomodo come il presidente Tavecchio? Nulla si può escludere, ma prima di pubblicare questa storia abbiamo effettuato numerosi controlli che avvalorano le dichiarazioni dei tre testimoni.

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D’altra parte, è evidente che la loro versione è incompatibile con quella del presidente della Fgic e che quindi in questa storia c’è più di qualche cosa che non torna e che andrà chiarito nei prossimi giorni. Il dato certo è che con Tavecchio in Lnd, Di Cola ha incassato milioni di euro e che quei soldi hanno fatto il giro del mondo, passando dalla Svizzera, al Brasile, dalle Isole Vergini, alle Cayman e al Delaware, piccolo paradiso fiscale all’interno degli Stati Uniti d’America. Per questo è stato utilizzato un reticolo di società e conti correnti, fondi e fiduciarie che La Verità ha potuto ricostruire grazie a documenti esclusivi e che vi racconterà nelle prossime puntate.

POST SCRIPTUM Dopo la nostra intervista a Tavecchio, quasi in tempo reale, Di Cola ha contattato Gianferotti per suggerirgli una spiegazione, a suo parere plausibile, per la società offshore: «Caro Marcello, devi dire al giornalista che si è trattato di un regalo che hai fatto a Carlo per il materiale che la Lega nazionale dilettanti aveva donato all’associazione di tua moglie ». Gianferotti, divertito, ha commentato con La Verità: «Secondo questi signori c’è chi ti ringrazia con una bottiglia di vino e chi con una società offshore»

2. LUI AL TELEFONO NEGA: MAI SENTITO IL DELAWARE

Buongiorno signor Tavecchio. Mi sto occupando degli appalti assicurativi della Lega nazionale dilettanti. Se ne parlò qualche tempo fa sul Corriere della sera…
«Non lo so, non ho seguito».
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Conosce il signor Bruno Di Cola?
«È un nostro collaboratore, lo è sempre stato».

Si ricorda l’indagine sui soldi dati dalla Carige, vincitrice dell ’appalto, a Di Cola?
«Non me la ricordo».

Invece Ettore Nobilucci, ex direttore della Marsh, se lo ricorda?
«Non me lo ricordo».

Lui dice di averla incontrata un po’ di volte con Di Cola.
«Lui è venuto qui…noi abbiamo avuto rapporto con Marsh e siamo sempre stati soddisfatti del loro lavoro».

Lei ha conosciuto l’ex genero di Di Cola?
«Io vedo un miliardo di gente. Quello che le posso dire è questo: io sono arrivato nel 2000 e ho mandato via una compagnia, la Reale mutua assicurazioni, perché c’erano stati problemi grossissimi.

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Abbiamo fatto una gara e ha vinto Carige. A questo punto, lei lo sa, che ci sono stati problemi dal punto di vista politico. Dopo, nel 2006, abbiamo dato l’incarico a questa Marsh per non avere più problemi di ricerca. Marsh ha fatto una gara che ha vinto Ina Assitalia e noi da quella volta lì abbiamo sempre avuto un rapporto diretto con Marsh. Questo è quello che le posso dire».

Lei ha mai firmato documenti …
(Tavecchio ci interrompe, ndr) «Si rende conto quello che mi sta chiedendo, documenti di che cosa?»
Ha mai conosciuto il signor Marcello Gianferotti, fiduciario svizzero?
 «No. (Ci pensa un attimo, ndr) Gianferotti? Non lo so, io non mi ricordo di questi nomi che mi sta dicendo…»

Perché lui dice di conoscerla…
«Può darsi, ma io conosco un sacco di gente…»

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Lui dice che lei avrebbe costituito una società offshore in Delaware…
«Io non so chi è il Delaware, non so neanche dov’è…»
E la fiduciaria Gibor trust, riferibile a Gianferotti, la conosce?
«Non conosco, non conosco queste società del Delaware ( ride) » .

I nostri testimoni dicono che Di Cola e un’altra persona le avrebbero consegnato soldi in contanti a Como e a Roma…
«Ma sta scherzando, ma che cosa sta dicendo? Sta dicendo cose incredibili, mi faccia la cortesia…»
Ha notizia di un certo conto Chanel a Lugano?
«No. Chanel so che è una fabbrica di profumi».

Le risulta che suo genero abbia un conto a Lugano?
«Mio genero non è mai stato a Lugano, ma che cosa sta dicendo? Di Cola è sempre stato un consulente della Lega, non l’ho inventato io, l’ho trovato lì, mi scusi…»
Lei nega di aver mai preso soldi da Di Cola?
 «Io soldi da Di Cola, ma sta scherzando? Guardi che io denuncio, sto ascoltando per cortesia, ma io faccio una denuncia. Se continua a farmi queste domande qui io faccio un esposto alla Procura, qui siamo a livello di matti»
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