yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: DESERT TRIP LO POSSIAMO TRANQUILLAMENTE IDENTIFICARE COME IL FESTIVAL ROCK DEL SECOLO... PAUL MCCARTNEY PENSANDO ALL'AMICO LENNON DICE..... SUL PALCO DEL 'DESERT TRIP' SIR PAUL TRA DUETTI CON NEIL YOUNG, TINTE IMPROBABILI E AMARCORD MUSICALI - “HERE TODAY, GONE TOMORROW” DEDICATA A JOHN LENNON: “A VOLTE SI DICONO COSE QUANDO ORMAI È TROPPO TARDI. A ME È CAPITATO CON QUESTA CANZONE CHE HO SCRITTO DOPO CHE JOHN È MORTO”

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lunedì 10 ottobre 2016

DESERT TRIP LO POSSIAMO TRANQUILLAMENTE IDENTIFICARE COME IL FESTIVAL ROCK DEL SECOLO... PAUL MCCARTNEY PENSANDO ALL'AMICO LENNON DICE..... SUL PALCO DEL 'DESERT TRIP' SIR PAUL TRA DUETTI CON NEIL YOUNG, TINTE IMPROBABILI E AMARCORD MUSICALI - “HERE TODAY, GONE TOMORROW” DEDICATA A JOHN LENNON: “A VOLTE SI DICONO COSE QUANDO ORMAI È TROPPO TARDI. A ME È CAPITATO CON QUESTA CANZONE CHE HO SCRITTO DOPO CHE JOHN È MORTO”

Andrea Laffranchi per il Corriere della Sera

Tutto è partito da quella canzone. Sì, prima c' era stato Elvis. E prima del «king» tanti altri. Ma a portare la rivoluzione del rock and roll in Europa e poi ricontagiare l' America e il mondo nel giro di un paio di anni furono i Beatles.

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Primo successo: «Love Me Do». E quando Paul McCartney la canta sul palco del Desert Trip, il festival del secolo (e anche di quello prima) che si tiene in questo fine settimana, gli viene da dedicarla a George Martin, produttore dei Fab Four scomparso lo scorso marzo.

Paul torna con la memoria a quel 1962, l' anno in cui la musica cambiò per sempre. «Ricordo i suoi consigli negli studi di Abbey Road. E se ascolto quella registrazione sento il nervosismo nella mia voce».

Racconta anche un altro aneddoto. La sua prima volta in Russia, incontro col ministro della Difesa. «"Love Me Do", il primo disco che ho comprato», dice imitando l' accento sovietico.

Il concerto di Macca è all' insegna della nostalgia e dei ricordi. Ce ne sono altri oltre a quelli di «Love Me Do». Un pensiero va agli ex Beatles che non ci sono più. Per John Lennon c' è «Here Today, Gone Tomorrow»: «A volte si dicono cose quando ormai è troppo tardi. A me è capitato con questa canzone che ho scritto dopo che John è morto».

«Something» la introduce solo voce e ukulele perché «con George Harrison ci divertivamo a suonare così». Paul apre una finestra su Jimi Hendrix. Ricorda di aver assistito a un concerto in cui il chitarrista rifaceva «Sgt. Pepper' s» due giorni dopo l' uscita del disco e chiedeva a Eric Clapton, anche lui in sala, di aiutarlo ad accordare lo strumento.

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Serata con taglio Spoon River... In precedenza aveva ricordato Linda, il suo grande amore, con quella «Maybe I' m Amazed» che già le dedicò ai tempi dei Wings.
Paul era al pianoforte, nel momento occhi a forma di cuore.

Il brano prima, «My Valentine», era infatti per la moglie Nancy: «Domani è il nostro anniversario».
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L' amarcord è anche musicale. Sir Paul fa slalom fra le sue carriere: Beatles, Wings, solista. Addirittura pesca «In Spite of All the Danger», registrata come demo quando Paul, George e John, con altri, si chiamavano ancora Quarrymen.
La nostalgia ci sta, figuriamoci in una manifestazione come questa, pensata appositamente per la baby boom generation. Unico neo è quando si infila anche fra i capelli con quella tintura che vira al visone di Paul (per non parlare dei due chitarristi, Rusty Anderson e Brian Ray, che sembrano usciti da un parrucchiere anni Ottanta).
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Meglio stare sul grigio e usare un cappellaccio come fa Neil Young. La serata l' aveva aperta lui. Il bello di un festival sono anche le sorprese e quindi rieccolo come ospite di McCartney per duettare su «A Day in the Life» e «Give Peace a Chance» e per dare una sferzata elettrica a «Why Don' t We Do It in the Road?». A proposito di incroci magici.
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Nella prima serata del Festival non c' era stato nulla fra Rolling Stones e Dylan. Jagger e Richards avevano però fatto «A Day in the Life» dei Beatles.
Paul ringrazia e contraccambia ma sceglie di vincere facile. Canta «I Wanna Be Your Man», la prima hit degli Stones, scritta da Paul assieme a John.

La lezione di Neil Young è doppia. Ce n' è una morale, quella per la tutela del pianeta e contro le multinazionali delle biotecnologie che esce da canzoni come «Seed Justice» o «Mother Earth» ed è rafforzata dalla scenografia. In scena ci sono dei teepee indiani con scritte a tema green («L' acqua è vita») e lo sfondo del palco è un telo di iuta, tipo quella dei sacchi per patate e caffè, con la stampa «Seeds for Life, est.
1966», semi per la vita, nati nell' anno di debutto con i Buffalo Springfield.

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Il musicista canadese tiene anche lezione di scaletta. Partenza da solo, chitarra acustica o pianoforte, e armonica. «Heart of Gold» commuove. Più tardi arriva la band, ma è quasi una presenza sussurrata, fra folk e country. «State facendo un barbecue o quel fumo viene da altro?», ridacchia. Attorno a «Walk On» lo show svolta e la chitarra diventa un' arma d' assalto. «Down By the River» è una cavalcata furiosa con assoli di pura psichedelia. Per completare la storia del rock raccontata da questo Festival toccherà agli Who e Roger Waters. Primo bilancio: Inghilterra batte Nord America quattro a due.
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