yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: GIOVANNI MALAGO' E I SUOI LEGAMI CON I POTERI FORTI..... Se le relazioni si potessero quotare in Borsa, la Giovanni Malagò spa sarebbe di gran lunga la public company più capitalizzata del listino italiano. L’allievo Giovanni ha superato il maestro Gianni Letta, gran tessitore di politica e socio fra mille - sono circa duemila in verità - del circolo. Tutto iniziò nel 1997 quando il figlio di Vincenzo Malagò, concessionario di auto di lusso, divenne presidente del Canottieri Aniene nello splendore dei suoi 38 anni. Già allora era stato ribattezzato Megalò da Susanna Agnelli, madre di Lupo Rattazzi, il socio principale di Malagò. L’autrice di "Vestivamo alla marinara" non sapeva quanto aveva ragione.....

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mercoledì 12 ottobre 2016

GIOVANNI MALAGO' E I SUOI LEGAMI CON I POTERI FORTI..... Se le relazioni si potessero quotare in Borsa, la Giovanni Malagò spa sarebbe di gran lunga la public company più capitalizzata del listino italiano. L’allievo Giovanni ha superato il maestro Gianni Letta, gran tessitore di politica e socio fra mille - sono circa duemila in verità - del circolo. Tutto iniziò nel 1997 quando il figlio di Vincenzo Malagò, concessionario di auto di lusso, divenne presidente del Canottieri Aniene nello splendore dei suoi 38 anni. Già allora era stato ribattezzato Megalò da Susanna Agnelli, madre di Lupo Rattazzi, il socio principale di Malagò. L’autrice di "Vestivamo alla marinara" non sapeva quanto aveva ragione.....

Se le relazioni si potessero quotare in Borsa, la Giovanni Malagò spa sarebbe di gran lunga la public company più capitalizzata del listino italiano. L’allievo Giovanni ha superato il maestro Gianni Letta, gran tessitore di politica e socio fra mille - sono circa duemila in verità - del circolo. Tutto iniziò nel 1997 quando il figlio di Vincenzo Malagò, concessionario di auto di lusso, divenne presidente del Canottieri Aniene nello splendore dei suoi 38 anni. Già allora era stato ribattezzato Megalò da Susanna Agnelli, madre di Lupo Rattazzi, il socio principale di Malagò. L’autrice di "Vestivamo alla marinara" non sapeva quanto aveva ragione.

All’Aniene, nome di un affluente del Tevere, sono affluiti tutti quelli che contano e che una volta erano elencati alla rubrica "generone romano". Ma l’Aniene, circolo "men only" nella tradizione britannica salvo le donne ammesse per meriti sportivi, ha sfondato da anni il confine claustrofobico del Raccordo Anulare per accogliere da ogni parte di Italia gli oligarchi di buona volontà, anche grazie agli accordi di reciprocità cioè ai patti federativi con altri circoli prestigiosi come il Tennis Club Bonacossa di Milano, La Mandria, il circolo degli Agnelli a Torino, o lo Yacht Club di Montecarlo, presieduto da Alberto di Monaco.

Il 2017 può essere l’anno dell’apoteosi in tre atti per Giovannino e per la Megalòpoli che gli ruota intorno. Fra pochi mesi cadranno i vent’anni della presidenza dell’Aniene, anche se lui ha annunciato che non si ricandiderà dopo lo choc del canottiere dell’Aniene Niccolò Mornati, positivo al doping prima di Rio. In maggio ci saranno le elezioni per la presidenza del Coni, poltrona conquistata dall’outsider Malagò nel febbraio 2013 e saldamente nella sua disponibilità anche per il quadriennio che si concluderà dopo i Giochi di Tokyo 2020. Ma il passaggio chiave è il 3 febbraio, appuntamento decisivo per la candidatura di Roma 2024 con la presentazione della fase tre del progetto al Comitato olimpico internazionale (Cio).

La fase 2 è stata presentata il 7 ottobre. L'11 ottobre Malagò ha annunciato l'interruzione della candidatura di Roma. Ma potrebbe essere una mossa tattica in attesa delle disgrazie del nemico.

Pensare che Malagò si ritiri dalla corsa contro Los Angeles, Parigi e Budapest perché lo vuole un sindaco a rischio di commissariamento per dissesto finanziario, nel caso Virginia Raggi, significa sottovalutare l’ambizione dell’uomo.

Nella settimana appena passata, Malagò si è unito in Vaticanosotto l’egida di "Sport e Pace" con papa Francesco, con il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e con l’amico Thomas Bach, presidente del Cio pronto a tutto pur di tenere in piedi la candidatura di Roma in uno dei momenti peggiori della storia dei Giochi.
Tokyo ha annunciato uno sforamento di budget a 30 miliardi di dollari per le Olimpiadi del 2020. Il numero uno dei comitati olimpici europei, l’irlandese Patrick Hickey, è stato arrestato per bagarinaggio a Rio il 18 agosto. In lizza per il 2024 potrebbe esserci un Dreamteam di leader politici formato da Donald Trump (Los Angeles), Marine Le Pen (Parigi) e Viktor Orbán (Budapest), tutti assertori delle muraglie anti-immigrati.

Roma, anche nella versione attuale romafaschifo.it, sarebbe in vantaggio come male minore. C’è da scommettere che Malagò se la giocherà fino in fondo, qualunque cosa dichiari pubblicamente, comunque vadano le cose nella giunta grillina. Fan ricambiato di Malagò, il premier Matteo Renzi non intende rinunciare a un’avventura sfuggita di mano persino ai giapponesi.

Roma 2024 è stata stimata a 5,3 miliardi di euro. Dal conto mancano le infrastrutture, pari almeno al doppio. Se alla somma si applica il coefficiente medio elaborato da The Oxford Olympics Study (156 per cento di aumento dalle previsioni ai costi finali) si va molto vicino alle cifre di Tokyo e dunque oltre i record attuali di Londra 2012 (15 miliardi di dollari) e dei giochi invernali di Sochi (22 miliardi di dollari).

Cifre improponibili per l’Italia, salvo che nella infinita campagna elettorale che ha resuscitato anche il Ponte sullo Stretto.

CHI REMA PER GIOVANNI
I più importanti soci del circolo Canottieri Aniene divisi per categorie (clicca sulle croci per leggere i nomi


COSTRUZIONI E IMMOBILIARE

Franco Caltagirone 
Leonardo Caltagirone 
Paolo Bruno 
Massimo Caputi 
Giuseppe Statuto 
Pierluigi e Claudio Toti 
Valter Mainetti 

Il sistema Coni
Il sistema Malagò è basato su due poli in contraddizione. Bisogna competere, dunque fare gare. Ma bisogna anche riconoscere i valori dell’amicizia, dunque lavorare fra amici senza bisogno di gare.

In quattro anni al Coni, il presidente dell’Aniene si è assicurato il controllo totale di una macchina che ogni anno gestisce oltre 400 milioni di denaro statale (412,9 milioni nel 2016), girato in maggioranza alle federazioni (231,7 milioni di euro nel 2016). Il braccio operativo dell’ente pubblico è una spa, Coni Servizi, guidata da un tandem di fedelissimi. Il presidente è Franco Chimenti, 77 anni, proprietario della Lazio pre-Cragnotti e numero uno della Federgolf, anienista e malaghista ante marcia. L’amministratore delegato è il commercialista milanese Alberto Miglietta, a capo della federazione nazionale badminton, non proprio una potenza fra gli sport italiani. Miglietta è diventato il braccio operativo della spa olimpica in sostituzione dell’ex direttore generale Michele Uva, spostato in Federcalcio nel settembre 2014 senza troppo dispiacere da parte del presidente del Coni.

Nel settore emergenti c’è Francesco Soro, avvocato classe 1970 proveniente dallo studio D’Elia e rampante capo di gabinetto di Malagò. Soro è presidente di Sportcast che gestisce il canale Supertennis ed è una controllata della Fit di Angelo Binaghi, ex nemico acerrimo di Malagò. La riconciliazione fra i due si è celebrata intorno al piatto ricchissimo degli Internazionali d’Italia, sponsorizzati dalla Bnl dell’anienista Luigi Abete e gestiti dalla società sportiva dilettantistica Parco Sportivo Foro Italico, controllata da Coni Servizi. In prospettiva c’è l’affare immobiliare legato al nuovo stadio del tennis, che Binaghi chiede a gran voce e che potrebbe finire a Tor Vergata con o senza Olimpiadi.



Coni Servizi è anche il contenitore del Comitato Roma 2024, presieduto da Luca di Montezemolo e coordinato dall’ex fiorettista Diana Bianchedi. Roma 2024 è definito "unità operativa" sottoposta direttamente all’ad Miglietta. Le spese del Comitato sono inserite in modo piuttosto confuso fra decine di appalti di Coni Servizi. Da quello che risulta nei documenti pubblicati, a fronte di uno stanziamento complessivo statale di circa 10 milioni per il 2016-2017, nel 2015-2016 Roma 2024 è costata 590 mila euro per la ristrutturazione della sede, l’aula bunker del Foro Italico. La consulenza per il piano trasporti è costata 110 mila euro, pagati alla Steer Davies & Gleave, società inglese con filiale a Bologna. Altri 200 mila euro sono andati alla Wilson Owens Owens che ha collaborato al dossier di candidatura. Per il "video emozionale" a servizio del lancio del logo sono stati pagati 187 mila euro alla società Unica. Cifre molto lontane da quelle usate da Malagò e Raggi per accusarsi reciprocamente di danno erariale.

Sul fronte della diplomazia, Malagò ha un tridente di vecchie volpi da schierare. Montezemolo agisce sui rapporti con sponsor e industria. Per le questioni legate ai membri del Cio, giocano gli anienisti Franco Carraro e Mario Pescante. Avversari? Nulla da segnalare, tanto che le prossime elezioni potrebbero vedere Malagò candidato unico. L’unico nemico del supertifoso romanista Malagò resta il laziale Paolo Barelli, da poco rinnovato alla guida della Federnuoto con maggioranza bulgara (83 per cento).

L’inimicizia è nata nel 2009 quando per la presidenza del Coni erano in corsa l’uscente Gianni Petrucci, Barelli e il golfista Cimenti.


Barelli, dopo tre legislature da parlamentare berlusconiano, riteneva di avere l’appoggio del governo. Sbagliato. L’anienista Letta e il presidente dell’Aniene Malagò, affiliato alla Federnuoto, intervennero in favore di Petrucci che vinse e nominò Giovannino nella giunta del Coni. Quattro anni dopo, quando Petrucci non poteva più essere eletto per raggiunto limite di mandati, il favorito era il braccio destro di Petrucci, Lello Pagnozzi.
Stavolta Letta puntò su Malagò, che vinse a sorpresa e, fra le prime cose, denunciò alla Procura di Roma Barelli per truffa nell’amministrazione dei fondi federali iniziando una guerra che, nonostante le archiviazioni dei giudici, non è ancora finita.

Oggi Petrucci, uscito dalla porta del Coni per rientrare dalla finestra come presidente della federazione basket, è uno dei sostenitori maggiori di Malagò.



Molto prima che Malagò diventasse presidente del Comitato olimpico nazionale, il suo circolo era diventato una Hall of fame che ha surclassato club di tradizione come l’Antico tiro a volo. Finanzieri, banchieri, imprenditori, politici desiderosi di stare insieme fra uguali chiacchierano di quisquilie o di affari sotto l’egida dello "spirito Aniene". Intra moenia, nei locali della clubhouse, nella chiatta inaugurata questa estate per le cene sul fiume, nel prato vigilato dalle oche capitoline, ci si dà del tu come ai tempi degli antichi romani, in una sorta di egualitarismo fra ottimati. Lo sfottò è di prammatica.

Quando ha debuttato Luca Cordero di Montezemolo, dai compagni sauna gli fu chiesto come volesse essere chiamato, se Luca oppure Cordero oppure Montezemolo oppure, meglio ancora, Di. Chi ha il cognome che rima con quello dei fratelli Angelucci (Giampaolo, Alessandro e Andrea) è classificato nel gruppo degli "ucci".

Può suonare divertente oppure no ma la forza, anzi, lo "spirito Aniene" sta nell’abbinata fra cazzeggio e attenzione estrema alla sostanza degli affari.

Nessuna legge vieta di trovarsi negli spogliatoi a parlare di Olimpiadi e affari immobiliari, piuttosto che dell’ultimo derby Roma-Lazio. La quota di costruttori e immobiliaristi iscritti al circolo è la componente dominante, come lo è per il settore imprenditoriale a Roma: i Caltagirone, i Toti, Massimo Caputi, Pietro Salini, Duccio Astaldi e Paolo Bruno. Nel circuito delle alleanze può capitare di passare per fasi di contrasto, come quella che divide gli anienisti Luca Parnasi e Francesco Gaetano Caltagirone, molto poco presente al circolo, sul nuovo stadio della Roma . E Giancarlo Abete, fratello minore del presidente Bnl Luigi, è in freddo con Malagò per questioni di politica sportiva.

Molto bipartisan è il settore parlamentare, in equilibrio di forze fra centrosinistra e centrodestra. L’idea è di essere sempre filogovernativi, come la vecchia Fiat di Gianni Agnelli. Con Letta al governo, l’Aniene era lettiano. Con Renzi, l’anienista Salini promette di lasciare l’Italia (non il circolo) se al referendum vincerà il no.

Tra gli imprenditori affiorano outsider come il veneto Alessandro Benetton e il milanese Marco Tronchetti Provera. Il circolo in se stesso è un’impresa, con una mole di ricavi da attività sociali piuttosto robusta, nell’ordine degli 8 milioni di euro all’anno ai quali vanno aggiunti oltre 5 milioni di euro prodotti dagli impianti dell’Acquaniene, che contano oltre 4 mila iscritti e sono aperti ai "profani".

Gli investimenti privati
Noto tombeur de femmes, Malagò è quello che una volta si chiamava un buon partito. Negli anni ha occupato poltrone in società molto eterogenee. È stato amministratore di Air One dell’anienista Carlo Toto, di Unicredit, a lungo azionista di riferimento dell’amata As Roma. Ha amministrato la fanzine snob giallorossa "Il Romanista" e la Virtus Roma Basket, di proprietà dei fratelli Toti, anienisti, e molto amata dall’ex sindaco di Roma Walter Veltroni, uno dei due soli soci ammessi al circolo senza periodo di prova e per chiari meriti concessori verso l’Aniene insieme all’allora governatore del Lazio Piero Marrazzo.

L’attività di famiglia resta concentrata nel gruppo Samofin e nella controllata Samocar, che sfoggia Ferrari e altre auto di lusso dalle vetrine di via Pinciana, davanti a Villa Borghese. È lì che nasce il rapporto con la famiglia Agnelli, la simpatia dell’Avvocato verso Giovannino e il legame con Montezemolo, amico di Cristiano Rattazzi, il fratello maggiore di Lupo che diventerà il principale socio di Malagò.

I ricavi annuali della Samocar sono di poco inferiori ai 40 milioni di euro e l’amicizia con l’allora presidente della Ferrari, oltre che del Comitato Roma 2024, è stata una chiave nel successo della concessionaria quando si presentava qualche cliente che non aveva voglia di passare mesi in lista di prenotazione per l’ultima creatura di Maranello.

Oltre a Samocar, Malagò custodisce un portafoglio di partecipazioni molto ricco nella GL Investimenti, fifty fifty con l’amico Lupo Rattazzi. GL ha un patrimonio di circa 50 milioni di euro e utili aggregati nel triennio 2014-2016 per 30 milioni di euro. La quota di Giovannino sono 5 milioni l’anno, in gran parte ottenuti vendendo alla fine del 2014 per 9,3 milioni le azioni di Maire Tecnimont, società guidata da Fabrizio Di Amato, altro anienista e amico fraterno che aveva accolto Malagò nel consiglio di amministrazione della controllata Maire engineering. Amicizia a parte, l’unico legame societario fra i due è oggi l’Esperia Aviation, una compagnia di elitrasporto con sede all’aeroporto dell’Urbe.

La coppia GL (Giovanni e Lupo) ha mantenuto una lista di partecipazioni in stile salotto buono con una preferenza spiccata per l’energia (Acea, Iren, Terna, Eni, A2A) e la finanza (Azimut, Banca Generali). La partecipazione più rilevante, vicina al 2 per cento del capitale sociale, è quella in Finnat Euramerica, il gruppo di servizi bancari e finanziari, fondato da Giampietro Nattino e amministrato dai figli Arturo e Andrea, soci dell’Aniene.

Presso Finnat fiduciaria è intestato il capitale di molte imprese romane. Fra queste, il gruppo Sorgente, guidato dall’immobiliarista emergente Valter Mainetti. Anienista, inutile aggiungere.

Infine, Malagò è tra i fondatori dell’associazione Amici del Bambino Gesù, l’ospedale romano amministrato dal commercialista Gianluca Piredda, amministratore anche di Salini e del Bologna di Joey Saputo. Fissato di calcio come Malagò, Piredda è uno degli uomini in ascesa del Vaticano avendo preso il posto proprio di Giampietro Nattino come consultore della Prefettura affari economici della Santa Sede.

Piredda è socio di Futbol 22, un’iniziativa mirata allo sviluppo delle scuole calcio estesa da Malagò a molti altri anienisti. Non si fa qui l’elenco completo. Sarebbe troppo lungo. In fondo, è solo un mattone della furia relazionale che regna in Malagevoli.

di GIANFRANCESCO TURANO - ILLUSTRAZIONE DI CLAUDIO SALE per "l'espresso.it"



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