yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: HAITI E FAMIGLIA CLINTON..... UN CONTROVERSO RAPPORTO CON I CLINTON BILL E HILLARY NEGLI ULTIMI 20 ANNI HANNO LASCIATO OMBRE OSCURE ... 1. Nel 1994, durante la sua presidenza, Clinton inviò 20mila soldati ad Haiti per reinsediare al potere il primo presidente eletto democraticamente, Jean-Bertrand Aristide, rovesciato da un colpo di stato tre anni prima. Un gesto che sancì il ruolo chiave degli Stati Uniti nel futuro dell’isola. Ma l’eredità della presidenza di Bill Clinton ad Haiti è legata alle politiche commerciali durante i suoi due mandati, definite ex-post sbagliate da lui stesso. L’impatto sulla produzione di riso, ad esempio, fu devastante al punto che da allora è stato più difficile sfamare la popolazione. ... - 2. Nonostante il fiasco commerciale, nel 2009, Clinton fu nominato inviato speciale dell’Onu per Haiti. Subito dopo il terremoto, arriva il primo abuso di potere: Clinton utilizza la sua fondazione per mettere a punto un piano d’emergenza e di ricostruzione multimiliardario. Conflitto di interessi, gridano in molti. Un’accusa che sarà ricorrente quando si parla della Fondazione e degli incarichi politici dei Clinton. Insieme all’ex presidente George W. Bush, l’inviato speciale dell’Onu Clinton creò il "Clinton Bush Haiti Fund", che secondo quanto riportato dalla Fondazione Clinton ha distribuito 54,4 milioni di dollari nei due anni successivi al terremoto. Separatamente, la Fondazione sostiene di aver speso più di 30 milioni di dollari ad Haiti, mentre la"Clinton Global Initiative" si è adoperato per convincere aziende private ad investire nell’isola......

video

Loading...

domenica 9 ottobre 2016

HAITI E FAMIGLIA CLINTON..... UN CONTROVERSO RAPPORTO CON I CLINTON BILL E HILLARY NEGLI ULTIMI 20 ANNI HANNO LASCIATO OMBRE OSCURE ... 1. Nel 1994, durante la sua presidenza, Clinton inviò 20mila soldati ad Haiti per reinsediare al potere il primo presidente eletto democraticamente, Jean-Bertrand Aristide, rovesciato da un colpo di stato tre anni prima. Un gesto che sancì il ruolo chiave degli Stati Uniti nel futuro dell’isola. Ma l’eredità della presidenza di Bill Clinton ad Haiti è legata alle politiche commerciali durante i suoi due mandati, definite ex-post sbagliate da lui stesso. L’impatto sulla produzione di riso, ad esempio, fu devastante al punto che da allora è stato più difficile sfamare la popolazione. ... - 2. Nonostante il fiasco commerciale, nel 2009, Clinton fu nominato inviato speciale dell’Onu per Haiti. Subito dopo il terremoto, arriva il primo abuso di potere: Clinton utilizza la sua fondazione per mettere a punto un piano d’emergenza e di ricostruzione multimiliardario. Conflitto di interessi, gridano in molti. Un’accusa che sarà ricorrente quando si parla della Fondazione e degli incarichi politici dei Clinton. Insieme all’ex presidente George W. Bush, l’inviato speciale dell’Onu Clinton creò il "Clinton Bush Haiti Fund", che secondo quanto riportato dalla Fondazione Clinton ha distribuito 54,4 milioni di dollari nei due anni successivi al terremoto. Separatamente, la Fondazione sostiene di aver speso più di 30 milioni di dollari ad Haiti, mentre la"Clinton Global Initiative" si è adoperato per convincere aziende private ad investire nell’isola......

                Immagini articolo


L’isola di Haiti è ancora una volta colpita della violenza degli uragani. Il numero dei morti è salito a 900, interi quartieri sono stati spazzati via, manca l’acqua, l’elettricità e non si riesce ad assistere feriti e malati che, secondo le Nazioni Unite, sono più di 35mila. Un film dell’orrore che abbiamo già visto quando, nel gennaio del 2010, l’isola fu devastata del terremoto. All’indomani di quella tragedia, la Fondazione Clinton fece sua la causa dell’assistenza e della ricostruzione. Succederà la stessa cosa anche nel 2016? Bill Clinton ha già mandato un tweet con le istruzioni su come inviare soldi alla sua Fondazione per aiutare Haiti. Molti ad Haiti sperano che questa volta i Clinton si tengano alla larga dall’isola.
Il coinvolgimento dei Clinton nell’azione umanitaria per la ricostruzione dell’isola caraibica, infatti, è estremamente controverso, tanto che insieme all’invio delle misteriose email da un server privato da parte di Hillary Clinton quando era Segretario di stato, potrebbe essere la buccia di banana che farà perdere la corsa alla Casa Bianca al primo candidato donna. Vale dunque la pena rivisitare il rapporto che corre tra i Clinton ed Haiti, iniziato nel lontano 1975, quando appena sposati trascorsero nell’isola la loro luna di miele.
Nel 1994, durante la sua presidenza, Clinton inviò 20mila soldati ad Haiti per reinsediare al potere il primo presidente eletto democraticamente, Jean-Bertrand Aristide, rovesciato da un colpo di stato tre anni prima. Un gesto che sancì il ruolo chiave degli Stati Uniti nel futuro dell’isola. Ma l’eredità della presidenza di Bill Clinton ad Haiti è legata alle politiche commerciali durante i suoi due mandati, definite ex-post sbagliate da lui stesso. L’impatto sulla produzione di riso, ad esempio, fu devastante al punto che da allora è stato più difficile sfamare la popolazione. 

Nonostante il fiasco commerciale, nel 2009, Clinton fu nominato inviato speciale dell’Onu per Haiti. Subito dopo il terremoto, arriva il primo abuso di potere: Clinton utilizza la sua fondazione per mettere a punto un piano d’emergenza e di ricostruzione multimiliardario. Conflitto di interessi, gridano in molti. Un’accusa  che sarà ricorrente quando si parla della Fondazione e degli incarichi politici dei Clinton. Insieme all’ex presidente George W. Bush, l’inviato speciale dell’Onu Clinton creò il "Clinton Bush Haiti Fund", che secondo quanto riportato dalla Fondazione Clinton ha distribuito 54,4 milioni di dollari nei due anni successivi al terremoto. Separatamente, la Fondazione sostiene di aver speso più di 30 milioni di dollari ad Haiti, mentre la"Clinton Global Initiative" si è adoperato per convincere aziende private ad investire nell’isola.
Raccontato così il coinvolgimento dei Clinton ad Haiti sembra una favola a lieto fine, ma a detta di molti è vero il contrario. Secondo Charles Ortel, ex analista finanziario a Wall Street ed esperto in frodi finanziarie per mano di fondazioni ed istituti caritatevoli, Haiti è una delle vittime delle politiche predatrici della fondazione Clinton. "I Clinton cercano nel mondo nazioni disperate - spiega Ortel -, con infrastrutture limitate, o vittime di disastri naturali per poi inserirsi nei flussi di aiuti in arrivo e gestirli a loro piacimento. Lo hanno fatto in Mozambico, in Papua Nuova Guinea, ad Haiti, e con l’uragano Katrina a New Orleans." Comportamento strano, viene spontaneo notare, ma non necessariamente illegale.
Secondo Ortel questa strategia ha lo scopo di deviare parte degli aiuti; in altre parole i Clinton ne intascano una percentuale. E questo è illegale. "Per Haiti la Fondazione ha ricevuto molto di più di quanto ha speso" sostiene Ortel, che ha incrociato pazientemente i dati indicati sul sito web della Fondazione con quelli dichiarati dai donatori. Lo scarto, considerevole, rappresenterebbe il "guadagno" della Fondazione.
Incredibile ma vero, la Fondazione Clinton non ha mai presentato un bilancio dettagliato degli aiuti ricevuti dai donatori per Haiti, e per altre nazioni.  Dal lontano ottobre del 1997, quanto fu costituita, nessuna revisione fiscale o finanziaria è stata mai condotta, non c’è stato un singolo controllo riguardo ai flussi di entrata e uscita o all’identità dei donatori. Un trattamento speciale riservato ai Clinton, grazie alla fitta rete di contatti che i due hanno tessuto negli ultimi 25 anni. In un modo o nell’altro sono riusciti a collocare i loro amici in posizioni chiave.

"Ad esempio il procuratore generale di New York è Eric Schneiderman, un democratico, aperto sostenitore di Hillary e che in passato ha lavorato per Bill - dice Ortel -. Schneiderman ha appena messo sotto accusa la fondazione Trump chiedendo informazioni dettagliate sui donatori, ma non si sogna di fare la stessa cosa per la Fondazione Clinton, che da mesi è nel mirino dei media". Grazie a questa rete di contatti i Clinton agirebbero al di sopra della legge, continuando a beneficiare negli Stati Uniti del do-ut-des politico ed economico che assomiglia molto al sistema di corruzione dei Paesi più poveri. "Così, quando Hillary era Segretario di stato, ed anche in seguito - aggiunge Ortel -, i finanziatori della fondazione avevano accesso alle cene della Casa Bianca dove si fanno i veri affari. Naturalmente tutto ciò è possibile grazie al coinvolgimento del partito Democratico".I Clinton avrebbero quindi inventato un nuovo modello, quello della fondazione che fa anche affari con il settore privato, per continuare a sfruttare il potere politico legato al loro ruolo anche una volta che Bill ha lasciato la Casa Bianca. "Hanno proposto ai potenti del mondo questo modello in cambio di laute donazioni - insiste Ortel -.  Tony Blair, ad esempio, quando era primo ministro ha elargito fondi statali alla Fondazione per varie iniziative. Appena ha lasciato Downing street ha messo su la sua fondazione ad immagine e somiglianza di quella dei Clinton, che funziona a meraviglia per la coppia Blair."
Per l’ex analista di Wall Street la scelta di nazioni particolarmente povere, dove inserirsi per intercettare e deviare gli aiuti, è voluta proprio perché il fallimento della ricostruzione non crea alcun sospetto: "Se Haiti fosse stata una nazione perfettamente funzionante, ci si domanderebbe come mai dopo sei anni e decine e decine di miliardi di dollari in aiuti la situazione è ancora drammatica? Ma dato che l’isola è tra le economie più povere del mondo, nessuno si pone questa domanda". Anche Dinesh D’Souza, nel suo libro "Hillary’s America: The Secret History of the Democratic Party", scrive che dopo il terremoto di Haiti, "i Clinton incanalarono 10 milioni di dollari di prestiti federali verso la ditta InnoVida, guidata da uno dei donatori della Fondazione Clinton, Claudio Osorio. I soldi erano destinati alla ricostruzione di abitazioni crollate a causa del terremoto. Osorio aveva nel suo consiglio di amministrazione molti compari di Bill Clinton, tra cui il generale Wesley Clark, ed anche di Hillary, come Jonathan Mantz, suo direttore finanziario, o Chris Korge, che ha contribuito a raccogliere milioni per i Clinton. Normalmente il processo di approvazione di questo tipo di prestiti negli Stati Uniti richiede mesi o addirittura anni. Ma in questo caso tutto avvenne velocemente". Ecco cosa scrisse un funzionario del governo al riguardo della domanda di concessione di prestiti statali: "l’ex presidente Bill Clinton è personalmente in contatto con l’azienda per organizzarne le esigenze logistiche e di supporto. Ed il Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha messo a disposizione le risorse del Dipartimento di Stato per aiutare l’impresa nella logistica". InnoVida non dovette neppure fornire un rapporto finanziario da sottoporre a revisione contabile da parte delle autorità, requisito essenziale per questo tipo di domande di prestiti.

"Sulla base della connessione Clinton, la richiesta di InnoVida fu accelerata ed approvata in due settimane - scrive D’Souza -. La società, tuttavia, non ripagò mai il prestito e non costruì nessuna abitazione. Da un’indagine condotta dopo alcuni anni, risultò che Osorio aveva dirottato i fondi della società per pagare la sua casa di Miami Beach, la sua Maserati, e il suo chalet di montagna in Colorado. Nel 2013, Osorio ammise di essere colpevole di frode telematica e riciclaggio di denaro ed attualmente sta scontando una pena di dodici anni per frode relativa al prestito." Nel libro è descritto anche come la fonte primaria di guadagni dei Clinton, attraverso il coinvolgimento della fondazione nei flussi di aiuti umanitari, proviene dal settore privato: "Nel 2011, la Fondazione Clinton mediò un accordo tra Usaid e la Digicel, un fornitore di telefoni cellulari che voleva penetrare il mercato di Haiti. Grazie ai Clinton la Digicel ricevette finanziamenti pubblici per fornire telefoni cellulari. I soldi del fondo ‘Usaid for Food and Peace’, che il Dipartimento di Stato americano amministra, vennero così usati da Hillary Clinton che ne era a capo, per distribuire telefonini della Digicel gratuiti agli haitiani. La Digicel non solo ricevette dal contribuente americano il costo di questi telefonini, ma guadagnò dai contratti per il loro uso. Ogni volta che gli haitiani utilizzavano i telefoni, sia per effettuare chiamate o trasferire denaro, pagavano Digicel per il servizio. Gli utenti venivano automaticamente iscritti al programma della telefonia di Digicel. Così entro il 2012, Digicel controllava più di tre quarti del mercato dei telefoni cellulari ad Haiti, e l’azienda è di proprietà di Denis O’Brien, un caro amico di Clinton. Mentre la società negoziava gli accordi con il Dipartimento di Stato, O’Brien,  assicurò tre contratti per conferenze in Irlanda ai Clinton per 200mila dollari ciascuna. O’Brien è anche un importante donatore della Fondazione Clinton; tra il 2011 ed il 2012 ha donato dal milione ai cinque milioni di dollari. Poca cosa, però, rispetto ai 45 milioni che il governo degli Stati Uniti ha dato per un hotel a cinque stelle a Port-au-Prince che O’Brien ha costruito!"
Insomma, sempre secondo Ortel, il modello sviluppato dai Clinton poggia su una rete di contatti politici in posizioni strategiche che non hanno nulla a che vedere con i principi democratici o umanitari, ma basato sul do-ut-des politico ed economico, il vero motto della Fondazione. E se Hillary salisse alla Casa Bianca, i Clinton avrebbero tutto il tempo e le risorse per potenziarlo. Una conclusione agghiacciante ad un mese dall’elezione del presidente degli Stati Uniti.


di Loretta Napoleoni per "ilcaffè.ch"

Nessun commento: