yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Mafia cinese, nella sola Hong Kong che conta oltre 7 milioni di abitanti sono attivi più di 57 clan, tra cui i potentissimi Sun Yee On, Wo Shing Wo e 14K, molto attivi nel traffico di droga e rifiuti tossici, passando per la contraffazione di tecnologia, la prostituzione, il riciclaggio di denaro e il gioco d’azzardo. Mafia cinese, questa storia inizia a 9.307 chilometri dall’Italia, nella città di Hong Kong. È in questa regione speciale della Repubblica Popolare Cinese, fino al 1997 sotto il controllo britannico, che ha la sua base operativa la Triade, la mafia cinese a che ha come simbolo la testa del dragone e che in Italia ha trovato un paradiso fatto di alleanze strategiche con le Mafie italiane e business milionari, come evidenziato nell’inchiesta di Alessandro De Pascale per La Voce delle Voci........

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sabato 15 ottobre 2016

Mafia cinese, nella sola Hong Kong che conta oltre 7 milioni di abitanti sono attivi più di 57 clan, tra cui i potentissimi Sun Yee On, Wo Shing Wo e 14K, molto attivi nel traffico di droga e rifiuti tossici, passando per la contraffazione di tecnologia, la prostituzione, il riciclaggio di denaro e il gioco d’azzardo. Mafia cinese, questa storia inizia a 9.307 chilometri dall’Italia, nella città di Hong Kong. È in questa regione speciale della Repubblica Popolare Cinese, fino al 1997 sotto il controllo britannico, che ha la sua base operativa la Triade, la mafia cinese a che ha come simbolo la testa del dragone e che in Italia ha trovato un paradiso fatto di alleanze strategiche con le Mafie italiane e business milionari, come evidenziato nell’inchiesta di Alessandro De Pascale per La Voce delle Voci........

Mafia cinese in Italia
Mafia cinese in Italia


Mafia cinese, nella sola Hong Kong che conta oltre 7 milioni di abitanti sono attivi più di 57 clan, tra cui i potentissimi Sun Yee On, Wo Shing Wo e 14K, molto attivi nel traffico di droga e rifiuti tossici, passando per la contraffazione di tecnologia, la prostituzione, il riciclaggio di denaro e il gioco d’azzardo.
Un membro del clan Sun Yee On
Un membro del clan Sun Yee On
Ma dallo Xienggeng, che in cinese significa porto profumato, le cosche della Triade organizzano e gestiscono anche l’immigrazione clandestina dei loro connazionali verso l’Europa e gli Stati Uniti, Italia compresa. Un reato che garantisce all’organizzazione un’entrata sicura, costante e ingente. 
Sempre più spesso i cittadini cinesi partono da Hong Kong direttamente in aereo: la nostra polizia di frontiera ha infatti scoperto che ormai arrivano con un visto turistico negli aeroporti internazionali di Malpensa e Fiumicino, per poi far perdere le proprie tracce. Secondo stime aggiornate hanno scelto il nostro Paese oltre 200.000 cinesi, con una crescita annuale che supera il 5%. È boom anche di aziende: nel 2009 quelle cinesi erano 49.854, con un aumento record del 131,1% rispetto al 2002, soprattutto in Lombardia, Toscana, Veneto ed Emilia Romagna. Emblematico il caso di Prato, che ormai conta 50.000 cinesi, pari al 30% dei residenti della cittadina, e oltre 5.000 aziende possedute da imprenditori della Repubblica Popolare. Tanto che si tratta della comunità cinese più grande d’Europa. Con questi numeri non c’è da meravigliarsi, quindi, se i rapporti della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO), nel considerare le Triadi la “quinta mafia” italiana, parlano di una presenza radicata soprattutto in Lombardia, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Sicilia. 

MAFIA CINESE, PARLA L’ANTIMAFIA

Pietro Grasso
Pietro Grasso
«La criminalità organizzata cinese – spiega alla Voce Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia – da tempo è presente sul nostro territorio nazionale e si occupa di diversi ambiti: traffico di esseri umani, contraffazione, prostituzione, gioco d’azzardo, estorsioni e droga. Operava principalmente all’interno del proprio gruppo etnico, tranne che per la contraffazione di marchi e prodotti tessili – continua il capo della Direzione Nazionale Antimafia – ma ora qualcosa sta cambiando».
La mafia cinese è inizialmente arrivata in Italia per gestire l’immigrazione clandestina e le estorsioni all’interno della propria comunità. Come del resto è avvenuto anche in altre nazioni occidentali. La seconda fase è stata la “colonizzazione” delle città, attraverso l’apertura di esercizi commerciali e ristoranti dove spesso inseriscono personale taglieggiato e costretto a lavorare in regime di sfruttamento. L’organizzazione si occupa di tutte le fasi del rilevamento dell’attività: i contanti per l’acquisto, l’arredamento, la scelta dalla famiglia che lo gestirà e che dovrà restituire a tassi usurai i soldi prestati e soprattutto la fornitura dei beni da vendere. A Torpignattara, quartiere multietnico di Roma, c’è un calzolaio italiano. Uno dei pochi esercizi commerciali che resiste all’assalto cinese. «Sono venuti più volte a propormi di rilevare la mia attività – racconta l’uomo – offrendomi una cifra più alta di quella di mercato e soprattutto 30.000 euro di buona uscita. Il tutto sempre e solo in contanti», nonostante per le nuove norme antiriciclaggio approvate dal governo il tetto massimo dei pagamenti in denaro liquido sia di 5.000 euro.
Le nostre forze dell’ordine sono però molto preoccupate sia dall’apertura che la mafia cinese sta avendo anche all’esterno della propria comunità che dai presunti strettirapporti d’affari che ci sono con le nostre organizzazioni criminali. Infatti finora non si sono mai registrati scontri e fanno scuola le relazioni che la Triade ha avuto in Campania con la camorra nella contraffazione di marchi italiani. I clan campani impongono infatti il prezzo finale del prodotto e in cambio forniscono protezione ai laboratori tessili dei cinesi. «L’industria del falso sottrae ogni anno alle imprese manifatturiere 6 miliardi di euro, bruciando 1,5 miliardi di euro in termini di evasione di iva e circa 120.000 posti di lavoro in tutta l’Unione Europea», denuncia l’ufficio d’Analisi d’intelligence del Comando Generale della Guardia di Finanza.

MAFIA CINESE E GIALLI NAPOLETANI

Per la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli è stato Salvatore Giuliano, storico boss di Forcella, il primo a intrattenere rapporti con la criminalità organizzata cinese. Consentendo alla Triade di colonizzare con i propri laboratori tessili, magazzini e negozi le aree del centro antico sotto la propria influenza come la zona della Maddalena, in piazza Garibaldi. 
Il boss Salvatore Giuliano
Il boss Salvatore Giuliano
Un metodo che dai vicoli di Napoli è stato poi adottato in tutta la regione. La magistratura ha inoltre scoperto che i cinesi per contraccambiare il favore hanno consentito la creazione di società miste che vedono nella propria compagine anche i prestanome dei boss campani.
Tuttavia i primi arresti di cinesi accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso sono avvenuti a Firenze nel 2005. Si tratta dell’operazione “Ramo d’Oriente” condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia toscana che ha portato al sequestro di beni mobili e immobili alla famiglia Hsiang per un valore complessivo di oltre 610.000 euro, rilevando una discrepanza tra i redditi dichiarati e quelli reali. Il Tribunale di Firenze ha riconosciuto gli Hsiang, e il capo mandamento cinquantenne Hsiang Ke Zhi, come la principale famiglia mafiosa cinese operante nella zona di Firenze. 
Il clan Hsiang Ke Zhi scoperto a Firenze
Il clan Hsiang Ke Zhi scoperto a Firenze
Le indagini si sono in seguito estese anche ad altri gruppi: i Zheng e i Chen che, dietro la copertura offerta dalla propria attività di ristorazione, gestivano una fetta importante dell’immigrazione clandestina che dalla Repubblica Popolare porta migliaia di cinesi in Europa.
Grazie alla testimonianza di un camionista francese, L.G., che per lungo tempo ha trasportato immigrati in tutto il continente, il sostituto procuratore Pietro Suchan ha ricostruire le rotte di quello che il magistrato di Firenze ha definito «un vero e proprio fenomeno di moderna schiavitù». Per condurre l’indagine, durata diversi anni, la Squadra Mobile toscana ha messo in piedi una vera e propria équipe di interpreti, così da orientarsi tra i 59 diversi dialetti ascoltati nelle intercettazioni.
L’attivià coperta della famiglia Hsiang erano diversi appartamenti-lager di Firenze in cui venivano tenuti segregati i “wu min”, i senza nome che potevano uscire soltanto per andare a lavorare nei ristoranti cinesi. Il tutto per poter riscattare il costo del viaggio attraverso il quale l’organizzazione mafiosa li aveva portati in Italia: circa 10.000 euro a testa.

MAFIA CINESE E GLADIOLI ROSSI

La lente di ingrandimento dei nostri inquirenti, ora, è puntata sulle nuove attività che i clan cinesi stanno svolgendo in Italia: dalla produzione al traffico di droga, passando per la prostituzione e il gioco d’azzardo fino ai reati finanziari più complessi, come le frodi carosello. Reati che a lungo le cosche cinesi hanno praticato solo all’interno della propria comunità. Ma ora, dopo anni di osservazione delle abitudini degli italiani, stanno offrendo i propri lucrosi servigi anche all’esterno.
Torniamo nella capitale. È stato molto difficile entrare nella Roma criminale dei cinesi, perché si tratta di una comunità praticamente ermetica. Nessuno parla, anche perché pagherebbe con la propria vita. La condanna a morte viene decretata dall’invio di un mazzo di gladioli rossi. All’interno della comunità criminale cinese gli omicidi sarebbero all’ordine del giorno ma per gli inquirenti è molto difficile venirne a conoscenza. Quando sparisce un cinese, il suo posto e soprattutto i suoi documenti vengono infatti presi da un suo connazionale. L’organizzazione ha infatti imparato a conoscere la difficoltà con cui gli italiani distinguono i cittadini orientali. 
Il nostro viaggio parte da una constatazione: che i cinesi sono i più grandi giocatori del mondo. In quasi tutti i bar cinesi esiste un retrobottega adibito a bisca più o meno legale. È la prima fonte di reddito della Triade, seguita dalla prostituzione. Nonostante anche il codice penale cinese sia molto rigido contro chi conduce o ha semplicemente aperto un locale di gioco: c’è la reclusione da 3 a 10 anni, rispetto all’arresto da tre mesi ad un anno previsto dall’articolo 718 del nostro codice penale. Dal confronto è facile capire come in Italia sia proliferato questo business gestito dai cinesi. Le bische clandestine si trovano dentro anonimi appartamenti.
In una palazzina romana anni Quaranta c’è una delle tante case da gioco illegali gestite da cinesi. La bisca è divisa in due zone distinte e separate: la prima è dedicata ai cittadini cinesi, la seconda agli italiani. Dentro numerosi tavoli da gioco, con tanto di croupier, e sportello per il cambio delle fiches. Un vero e proprio casinò illegale che lavora quasi a ciclo continuo, incassando una mare di quattrini che l’organizzazione ricicla rilevando attività commerciali e nuovi appartamenti in Italia. In alternativa, i soldi sporchi vengono trasferiti direttamente in Cina.
A giugno 2010 la Guardia di Finanza compie un blitz in otto regioni italiane (Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia), arrestando 24 persone, 18 cittadini cinesi e 7 italiani, con l’accusa di riciclaggio. Altre 134 sono tuttora indagate mentre sono più di cento le aziende coinvolte, tutte riconducibili ad imprenditori cinesi, con beni sequestrati per decine di milioni di euro. Tra cui 73 aziende e laboratori commerciali, 181 immobili, 300 conti correnti e 166 auto di lusso. Si tratta dell’operazione “Cian Liu” (fiume di denaro), con la quale le Fiamme Gialle toscane hanno scoperto un gigante flusso di riciclaggio: 2,7 miliardi di euro che dal nostro Paese sono stati trasferiti in Cina, a partire dal 2006.
Per il procuratore nazionale antimafia Grasso si è trattato di «una maxi operazione senza precedenti contro la mafia cinese in Italia, sia nei metodi, sia negli obiettivi», mentre per il titolare dell’inchiesta, ancora una volta il magistrato fiorentino Pietro Sucan, è stato scoperto «un fiume di denaro fra Italia e Cina e un fiume di clandestini dalla Cina all’Italia, in una palude di connivenze, omissioni e interessi illeciti, non solo di cinesi, ma anche con la complicità interessata di diversi italiani».
Infatti il sodalizio criminale era composto dalla famiglia cinese Cai, originaria della provincia di Hubei, e dall’italiana Bolzonaro, della provincia di Bologna, composta da due fratelli (Fabrizio e Andrea) e dal loro padre. Secondo la Procura il sodalizio trasferiva il denaro di provenienza illecita accumulato grazie a contraffazioni, frodi in commercio, vendita di prodotti industriali falsificati, sfruttamento della manodopera clandestina ed evasione fiscale, tramite la Money2Money, società di money transfert con sede legale a Bologna ma con filiali sparse su tutto il territorio nazionale, tra cui Prato, Sesto Fiorentino, Empoli, Milano, Roma e Napoli. Da quando nel 2006 i Cai sono diventati soci della Money2Money c’è stata un’improvvisa ed esponenziale crescita della raccolta di denaro di imprenditori e privati da trasferire in Cina.
Un metodo utilizzatissimo da tutte le criminalità straniere che operano in Italia per riciclare. Basta pensare che siamo il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per i trasferimenti di denaro attraverso i money transfert. Nel 2005 tramite questo canale sono partiti dall’Italia 83 milioni di euro diretti in Cina, solo un anno dopo erano già 596 milioni, fino ad arrivare ai 1.800 milioni di euro attuali. Inoltre dopo la approvazione del pacchetto sicurezza, l’organizzazione avrebbe abbandonato la Money2Money per servirsi di una canale più sicuro: la Fininternational, una finanziaria con sede a San Marino.

MAFIA CINESE, BORDELLI MULTIUSO

Un altro lucroso business messo in piedi in Italia dalla Triade è la prostituzione. Da tempo la mafia cinese ha organizzato dei veri e propri bordelli nelle principali città italiane. Ragazze giovanissime, dai 19 anni in su, schiave dell’organizzazione, che vendono il proprio corpo agli italiani per poche decine di euro. Anche in questo caso dalle indagini delle forze dell’ordine è emerso che quasi tutte provengono dalla zona di Honk Kong e arrivano in Italia direttamente in aereo, con visto turistico per poi diventare clandestine una volta passati i due mesi consentiti. Balletti erotici con musica orientale e sesso senza preservativo, i servizi più richiesti dai clienti. Si parte da 15 euro per cinque minuti, ai 100 l’ora. Ma per la mafia cinese ogni singola prostituta garantisce anche un migliaio di euro al giorno, visto che l’80% di quanto pagato dai clienti resta nelle mani delle maitresse. Ad adescare i clienti ci pensano gli annunci sui giornali specializzati, Internet, oppure il passaparola, spesso all’interno degli stessi ristoranti o attività commerciali cinesi. Veri e propri call center gestiti dalla Triade, poi, smistano le telefonate dei clienti sulla base del servizio richiesto.
Anche in questo caso tutto avviene in anonimi appartamenti acquistati o fittati dall’organizzazione che tra le altre cose li usa a rotazione, spostando costantemente le attività illecite sul territorio, per rendere vani i blitz delle forze dell’ordine. Così facendo dentro un’abitazione un giorno c’è un piccolo bordello e qualche mese dopo ci vive una normale famiglia cinese. Gli indirizzi e le attività cambiano continuamente tanto ormai molti quartieri sono stati letteralmente colonizzati dalla Triade. Da Roma a Milano, passando per Avellino, Firenze, Pescara, Cesena e Palermo le operazioni della forze dell’ordine contro lo sfruttamento della prostituzione e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina cinese sono in costante crescita.

MAFIA CINESE, SHABOO MORTALE

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Ma il fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti, riguarda la produzione e il traffico di droga. L’ultimo rapporto della Direzione Centrale Servizi Antidroga (DCSA) lancia l’allarme: «Il 2009, rispetto ai 12 mesi precedenti, ha segnato nei confronti dei cinesi in materia di violazione della legge sugli stupefacenti una crescita del 107,14%. In particolare – continua la DCSA – relativamente alle denunce ex art. 73 DPR 309/1990 (violazione normativa sulle droghe, ndr) vi è stato un aumento del 33,33%, mentre l’aumento nei confronti degli stranieri in generale è del 9,96%. Invece, per quanto riguarda le denunce ex articolo 74 (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ndr) verso i cinesi si è registrata una crescita del 2.100%». Un boom spaventoso che porta la Direzione Centrale Servizi Antidroga a ritenere che «anche se attualmente il traffico di droga non è tra le voci più importanti del bilancio dei sodalizi cinesi in Italia, le evidenze investigative costituiscono il segnale di una possibile minaccia futura, non potendosi escludere che il mercato delle droghe sintetiche possa costituire, in prospettiva, una loro nuova e lucrosa attività illegale».
A questi gruppi criminali la Direzione Antidroga dedica “particolare considerazione” vista la novità di questo fenomeno. La mafia cinese sta infatti sfruttando il proprio network di importazione di prodotti per fare entrare in Italia anche la droga e la Repubblica Popolare è «uno dei maggiori produttori mondiali di droghe sintetiche» che così «stanno iniziando ad inserirsi, anche se al momento principalmente all’interno delle proprie comunità locali, nel mercato nazionale degli stupefacenti». 
Un allarme ancora più preoccupante se consideriamo che i laboratori della Cina, come del resto quelli di tutta l’Asia, sintetizzano i cristalli di metanfetamina, un omologo dell’anfetamina che però è un simpatico mimetico con una maggiore attività centrale. Una sostanza stupefacente chimica diffusissima negli Stati Uniti e in Asia ma quasi del tutto assente dal Vecchio Continente, dove viceversa viene prodotta, soprattutto nei laboratori olandesi e dell’Europa dell’Est, soltanto anfetamina ed ecstasy. Tanto che la Direzione Antidroga ipotizza che negli appartamenti in mano ai cinesi, oltre ai bordelli e alle bische, si possano nascondere anche i micidiali laboratori che producono metanfetamina con il rischio che presto, quello che in gergo chiamano “Crystal meth” o “Shaboo”, possa invadere le strade delle città italiane.
da "infiltrato.it"

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