yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Povero Benigni, non gli resta che piangere. Perché quando dice che il no al referendum sarebbe come la Brexit, sottintendendo una catastrofe, dice una boiata pazzesca. E alimenta il terrorismo mediatico che vuole imporre il pensiero unico, senza informare gli elettori chiamati a votare per il sì o per il no. Due giorni fa Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano ha dato al “fu Benigni” una ripassata mica da ridere: “Passi dal voler bene a Berlinguer al venerare il nuovo Silvio, ovvero Renzi, uno che a vent’anni avresti preso per il culo fino a sfinirlo. “Se vince il No è peggio della Brexit“, dici adesso. E magari, se vince il Sì, ti regalano pure un’altra serata su RaiUno e un’altra bella vagonata di soldi (anche nostri). Da saltimbanco a rondolino: vamos.”......

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venerdì 21 ottobre 2016

Povero Benigni, non gli resta che piangere. Perché quando dice che il no al referendum sarebbe come la Brexit, sottintendendo una catastrofe, dice una boiata pazzesca. E alimenta il terrorismo mediatico che vuole imporre il pensiero unico, senza informare gli elettori chiamati a votare per il sì o per il no. Due giorni fa Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano ha dato al “fu Benigni” una ripassata mica da ridere: “Passi dal voler bene a Berlinguer al venerare il nuovo Silvio, ovvero Renzi, uno che a vent’anni avresti preso per il culo fino a sfinirlo. “Se vince il No è peggio della Brexit“, dici adesso. E magari, se vince il Sì, ti regalano pure un’altra serata su RaiUno e un’altra bella vagonata di soldi (anche nostri). Da saltimbanco a rondolino: vamos.”......

Roberto Benigni in compagnia dell'amico premier Matteo Renzi
Roberto Benigni in compagnia dell’amico premier Matteo Renzi. Entrambi sono schierati per il sì.

Povero Benigni, non gli resta che piangere. Perché quando dice che il no al referendum sarebbe come la Brexit, sottintendendo una catastrofe, dice una boiata pazzesca. E alimenta il terrorismo mediatico che vuole imporre il pensiero unico, senza informare gli elettori chiamati a votare per il sì o per il no.
Due giorni fa Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano ha dato al “fu Benigni” una ripassata mica da ridere:
“Passi dal voler bene a Berlinguer al venerare il nuovo Silvio, ovvero Renzi, uno che a vent’anni avresti preso per il culo fino a sfinirlo. “Se vince il No è peggio della Brexit“, dici adesso. E magari, se vince il Sì, ti regalano pure un’altra serata su RaiUno e un’altra bella vagonata di soldi (anche nostri). Da saltimbanco a rondolino: vamos.”
Quanno ce vò, ce vò, avrebbe detto il compianto poeta romanesco Trilussa.
Perché chi non vuol vedere la realtà dei fatti, anzi, la vuole distorcere per chissà quali fini, merita una lezione. 
In questo caso di economia, per la quale ci avvaliamo della fredda evidenza dei numeri.

LA BREXIT? UN SUCCESSO ECONOMICO E FINANZIARIO

Per dimostrare l’assoluta infondatezza dell’affermazione di Roberto Benigni, spronando quindi gli elettori a votare secondo coscienza, senza lasciarsi condizionare, siamo andati a controllare come vanno le cose nell’Inghilterra post-Brexit.
E abbiamo preso in considerazione tre parametri: uno economico, il Pil; uno sociale, il tasso di disoccupazione; uno finanziario, la Borsa di Londra.
Tutti e tre vanno nella stessa direzione e confermano che il referendum del 23 giugno scorso, con cui gli inglesi hanno deciso per la Brexit, stabilendo di fatto di voler uscire dall’UE, ha portato solo benefici. Almeno per il momento.

IL PIL INGLESE POST-BREXIT

Se in Italia il prodotto interno lordo è stagnante e le stime future sono al ribasso, come ha rivelato tre giorni fa Il Sole 24 Orein Inghilterra possono esultare.
Ecco cosa scrive a riguardo il giornale Independent:
“Nel secondo quadrimestre del 2016, secondo i dati diffusi dall’Ufficio Nazionale per le Statistiche, si evidenzia una sorprendente crescita dello 0,6%. L’espansione del Pil è stata favorita da una crescita del 2,1% della produzione industriale, la cui performance è la migliore dal 1999.”
Il Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, ministro del gabinetto con responsabilità su tutte le materie finanziarie, è stato ancora più chiaro:
“I dati del Pil dimostrano che i fondamentali dell’economia britannica sono solidi. È chiaro che iniziamo le negoziazioni per lasciare l’UE da una posizione economia di forza.”
Come potete vedere da questo grafico, che riporta l’andamento del pil inglese negli ultimi dieci anni, i valori attuali si attestano sui livelli pre-crisi 2008.
Pil Inghilterra ultimi dieci anni (fonte tradingeconomics.com)
fonte: tradingeconomics.com
E le stime future, come rivela Statista, sono più che rosee.
statista previsioni pil uk
Previsioni di crescita del Pil fino al 2020. (fonte: Statista.com)

IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE INGLESE POST-BREXIT

Se in Italia i dati Istat confermano che il tasso di disoccupazione è stabilmente oltre l’11%, nell’Inghilterra del post-Brexit festeggiano il valore più basso degli ultimi dieci anni.
Ecco cosa scriveva il Guardian ad agosto 2016, due mesi dopo il famigeratoreferendum:
“I timori che la Brexit avrebbe potuto innescare un aumento della disoccupazione sono stati smentiti dai dati appena diffusi. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,9%. Mentre il tasso di occupazione non è mai stato così alto dagli anni ’70.”
tasso di occupazione mai così alto in uk
Ma c’è di più. Le stime future 2016-2020 prevedono che il dato si attesti intorno al 5%. 
Un risultato che tanti premier europei possono solo sognare.
tasso di disoccupazione previsioni 2020 statista
Previsioni sul tasso di disoccupazione fino al 2020 (fonte: Statista.com)

LA BORSA DI LONDRA POST-BREXIT

Se la Borsa di Milano negli ultimi 6 mesi dimostra un andamento al ribasso, la sua omologa di Londra presenta dati stupefacenti. Soprattutto per chi considerava la Brexit uno tsunami finanziario senza precedenti.
Nei grafici sottostanti vediamo il confronto tra l’indice FTSE MIB (Milano) e l’indice FTSE 100 (Londra).
ftse mib ultimi 6 mesi
Borsa di Milano negli ultimi 6 mesi
ftse 100 londra ultimi 6 mesi
Borsa di Londra negli ultimi 6 mesi

IL NO AL REFERENDUM COME LA BREXIT? MAGARI!

Siamo pronti a scommettere che tanti italiani, dai rappresentanti dei poteri forti ai cittadini comuni, sarebbero pronti a tutto pur di guadagnare in borsafar salire il pil e vedere la disoccupazione scendere. Proprio come nell’Inghilterra post-Brexit.
Con questo non vogliamo dire che bisogna votare no ma semplicemente che il terrorismo mediatico intorno al referendum è pura fuffa; che le parole di un Benigni qualsiasi oggi valgono meno di zero e risultano fondate sul nulla più assoluto. 
E che, prima di scegliere da che parte stare, bisogna informarsi.
da "infiltrato.it"

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