yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: CORRUZIONE DILAGANTE..... NEGLI ULTIMI 40 ANNI FIUMI DI DENARO DERIVATO DA CORRUZIONE E IMPRENDITORIA HA VARCATO I CONFINI ELVETICI........

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domenica 27 novembre 2016

CORRUZIONE DILAGANTE..... NEGLI ULTIMI 40 ANNI FIUMI DI DENARO DERIVATO DA CORRUZIONE E IMPRENDITORIA HA VARCATO I CONFINI ELVETICI........

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Probabilmente il "tesoro" non ammonta ai 150 miliardi di dollari stimati dal Wall Street Journal nel 2010, che a sua volta ha ripreso la cifra dal Global Financial Integrity, una associazione di economisti anticorruzione con base a Washington. Secondo il Dipartimento federale di giustizia invece i soldi appartenenti a "personaggi politicamente esposti" totalizzerebbero i 5 miliardi di franchi. Al di là dei numeri, il denaro nascosto negli ultimi trent’anni, da dittatori, politici  imprenditori di tutto il mondo, e poi in gran parte sparito in mille rigagnoli, è comunque tanto. E nonostante l’impegno della Confederazione che, grazie all’inasprimento delle leggi contro il riciclaggio, dalla lex Marcos a quella Duvalier, ha restituito 5 miliardi di dollari negli ultimi quindici anni, ai governi di diversi Paesi, il lavoro da fare resta ancora molto. 

Dagli anni Settanta ad oggi sono decine e decine le inchieste seguite da richieste di restituzione di denaro.  Si parte dallo scandalo petroli in Italia, sino ai soldi dell’Etiopia della famiglia di Haile Selassié, per arrivare a due dei casi più eclatanti: quelli di Ferdinando Marcos e Jean Claude Duvalier. Casi che avevano fatto accendere la spia alla Confederazione e al Ministero pubblico, tanto che poi erano nate leggi per arginare questo fenomeno che costava a Berna un’enorme pressione internazionale e un danno d’immagine difficile da quantificare. Poi c’era stato il fiume di soldi scoperto dalla gigantesca inchiesta di Mani pulite in Italia, con 1.047 condanne per tangenti finite in parte in conti e cassette di sicurezza nella piazza finanziaria elvetica. A seguire negli anni Novanta il caso Mobutu nello Zaire e quello di Moussa Traoré nel Mali. Paesi africani dove la corruzione è all’ordine del giorno. Tanto è vero che uno studio della London School economics, citato dalla rivista Nigrizia, ha calcolato che i dittatori hanno portato via, eludendo il fisco del proprio Paese, almeno 500 miliardi di dollari. Una cifra enorme che potrebbe tuttavia essere stimata al ribasso. Uno studio dell’Unione africana sugli illeciti finanziari ha stimato che dal Continente evasione e corruzione drenano via almeno 60 miliardi all’anno. Soldi che finiscono chissà dove con la complicità di banche, fiduciarie e consulenti di mezzo mondo.

Infine, e questo nonostante la buone leggi svizzere, ecco apparire all’orizzonte altri casi. Come quello di Gheddafi, o del tunisino Ben Ali, sino all’egiziano Mubarak. Difficile poi andare a rintracciare i flussi di capitale. Servirebbe, come spiegano gli specialisti dell’anticorruzione, ancora personale specializzato. 
D’altronde infilarsi in una inchiesta, andare a vedere dove e come sono arrivati i capitali è complicato. Basta prendere l’ultimo caso, quello Petrobras. Il Ministero pubblico della Confederazione, come è stato spiegato in un comunicato del marzo scorso, conduce nove inchieste penali. E l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (Mros) ha inoltrato alla magistratura circa sessanta segnalazioni di sospetto riciclaggio legato ad atti di corruzione della società parastatale Petrobras in Brasile.  Dalle indagini sono emersi oltre 300 conti presso trenta istituti bancari in Svizzera. Il Ministero pubblico che ha lavorato su rogatoria e ha chiesto a sua volta assistenza giudiziaria a diversi Paesi, ha bloccato valori per circa 400 milioni e ne ha poi disposto il dissequestro per 120 milioni. Basta citare questi numeri per far capire come sia difficile districarsi in questa opaca ragnatela di denaro sporco che porta lontano. E ciò nonostante lo "schermo" che consente alla Confederazione di cautelarsi rispetto ai gravi casi di malaffare con un arsenale legislativo che tutti giudicano all’avanguardia. A cominciare dall’associazione anticorruzione Trasparency.

di Mauro Spignesi per "ilcaffè.ch"

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