yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: È un nuovo articolo, il 24 bis, che il governo italiano ha inserito nel disegno di legge del suo bilancio statale. Prevede questo: se uno straniero ricco decide di trasferire in Italia la sua residenza paga una tassa fissa di 100mila euro l’anno a prescindere dal suo reddito. Unica condizione, l’imposta va pagata tutta in una volta e il contribuente dovrà vivere in Italia almeno per nove anni consecutivi........

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domenica 6 novembre 2016

È un nuovo articolo, il 24 bis, che il governo italiano ha inserito nel disegno di legge del suo bilancio statale. Prevede questo: se uno straniero ricco decide di trasferire in Italia la sua residenza paga una tassa fissa di 100mila euro l’anno a prescindere dal suo reddito. Unica condizione, l’imposta va pagata tutta in una volta e il contribuente dovrà vivere in Italia almeno per nove anni consecutivi........

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Sembra una lotteria, punti 100mila euro e porti a casa milioni, se non miliardi. È un nuovo articolo, il 24 bis, che il governo italiano ha inserito nel disegno di legge del suo bilancio statale. Prevede questo: se uno straniero ricco decide di trasferire in Italia la sua residenza paga una tassa fissa di 100mila euro l’anno a prescindere dal suo reddito. Unica condizione, l’imposta va pagata tutta in una volta e il contribuente dovrà vivere in Italia almeno per nove anni consecutivi. Si tratta, in pratica, di una legge sui globalisti, come quella che da tempo esiste nella Confederazione e che negli ultimi anni è stata fortemente criticata o addirittura abolita in alcuni cantoni, come Zurigo, Appenzello Esterno, Sciaffusa e Basilea. "Se così fosse, ma ho i miei dubbi, questa legge potrebbe seriamente danneggiare la Svizzera", spiega Giancarlo Cervino, direttore del Centre for international fiscal studies (Cinfis) di Lugano. "Il problema - aggiunge Cervino - è che oggi questa norma c’è, domani, magari con un cambio di governo e maggioranza, potrebbe essere abolita".
Eppure sembra che l’Italia, attraverso il suo ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, creda molto in questo strumento. "Se la proposta dovesse essere accolta è evidente che l’Italia diverrebbe uno Stato fiscalmente attrattivo per i ricchi stranieri. Tuttavia nutro dubbi sulla certezza del diritto che una simile misura possa garantire allo straniero che prenderà domicilio in Italia", spiega Samuele Vorpe, direttore del Centro di competenze tributarie della Supsi. "Perché l’Ue potrebbe contestare questa forma attrattiva di imposizione". Per Vorpe c’è un altro ostacolo. "Inoltre la tassazione degli stranieri non già in base alla loro capacità contributiva, ma stabilendo un forfait di 100mila euro, violerebbe l’articolo 53 della Costituzione della Repubblica italiana. La Corte costituzionale, di conseguenza, nonostante l’approvazione del Parlamento, potrebbe invalidarne la disposizione". In Svizzera ciò non può invece accadere, perché il Tribunale federale non può sindacare l’incostituzionalità delle leggi federali (articolo 190 della Costituzione), come quella sulla tassazione secondo il dispendio. "Che pure - aggiunge Vorpe - a sua volta presenta problemi con il principio dell’imposizione secondo la capacità contributiva. La tassazione secondo il dispendio la ritengo ancora oggi più attrattiva del regime italiano proposto. Per la sicurezza giuridica che il sistema fiscale svizzero garantisce e, soprattutto, perché protetta dalle convenzioni per evitare le doppie imposizioni stipulate dalla Svizzera con gli altri Stati, che permettono al ‘globalista’ di essere tassato solo in Svizzera, cosa che invece verosimilmente non accadrebbe con il regime italiano acchiapparicchi".
Ma se i globalisti, anche pochi, dovessero farsi incantare dalle sirene italiane sarebbe un guaio serio. In Ticino, secondo gli ultimi dati ufficiali del 2014, ci sono 955 "globalisti", che hanno permesso a Cantone e Comuni di incassare oltre 100 milioni di franchi. La metà di loro sono a Lugano, città che ha già visto spegnersi lentamente i contributi fiscali delle banche, passati dai 55 milioni di dieci anni fa a circa 12 milioni.

di Mauro Spignesi per "ilcaffè.ch"

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