yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: ESSERE OMOSESSUALI DICHIARATI COMPORTA SERI PROBLEMI DI INTEGRAZIONE NEL MONDO DEL LAVORO. SIAMO NEL TERZO MILLENNIO E AL POSTO DI CRESCERE DIVENTIAMO NOI "NORMALI" SI FA PER DIRE SEMPRE PIU' ANIMALI........

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domenica 13 novembre 2016

ESSERE OMOSESSUALI DICHIARATI COMPORTA SERI PROBLEMI DI INTEGRAZIONE NEL MONDO DEL LAVORO. SIAMO NEL TERZO MILLENNIO E AL POSTO DI CRESCERE DIVENTIAMO NOI "NORMALI" SI FA PER DIRE SEMPRE PIU' ANIMALI........

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Comportamenti segregazionisti li definisce Patrick Perret-Gentil, coordinatore di Network Ticino, associazione svizzera dei dirigenti omosessuali. I risultati dell’inchiesta nazionale sulle discriminazioni sul posto di lavoro non lo stupiscono. Per lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) la vita professionale può rivelarsi difficile. Spesso presi di mira da colleghi e dagli stessi superiori che in qualche modo ne intralciano la carriera, oppure tendono a sfavorirli economicamente. 
Il tema non è di poca importanza. Lavorare in un ambiente sereno è fondamentale. Come lo è non sprecare inutili energie per difendersi dagli attacchi, verbali ma a volte anche fisici, dei vicini di scrivania. Come testimoniano le persone che hanno preso parte al sondaggio. Il 70% di loro ha confermato di essere vittima di scherzi, battute, discriminazioni varie e, anche, aggressioni. Queste ultime, volte a dimostrare che gli omosessuali sono deboli e senza spina dorsale. Proprio su machismo e muscoli, Network e altre associazioni di categoria organizzano un ciclo di conferenze "Identità e norme sociali". La prima, il 25 novembre, alle 19, nella sala refettorio del Lac di Lugano su "Sfascismo e machismo nello sport, il muscolo della bugia", con Luca Tramontin, ex giocatore di rugby, commentatore e conduttore che presenta le sue considerazioni di carattere sociologico sullo sviluppo e sulla diffusione degli "sport di collisione", in cui si adopera la forza fisica. 

Scherzi, battute, molestie verbali e sessuali, isolamento, discriminazioni, aggressioni fisiche… Una realtà con cui devono fare i conti persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) sul posto di lavoro. Emerge da un recente studio nazionale intitolato "Essere Lgbt al lavoro", in cui il 70% degli interpellati ha detto di avere subito un qualche tipo di discriminazione. Indirette, sotto forma di insulti o prese in giro, e dirette, che si traducono nel non prendere seriamente in considerazione le loro competenze professionali (per il 17% degli Lgb e il 29% dei trans), ma anche nel non dar seguito a loro progetti o iniziative da loro proposte (per il 10% dei Lgb e il 32% dei trans). "Comportamenti segregazionisti", li definisce Patrick Perret-Gentil, di Network Ticino, associazione svizzera di dirigenti omosessuali. Certo, i risultati dell’inchiesta non vanno generalizzati, ma è indubbio che rispecchiano situazioni reali con cui le persone Lgbt sono confrontate. Nella speranza che aziende, sindacati e autorità siano vieppiù sensibili all’argomento. "Sembra incredibile, ma su questo fronte c’è ancora moltissimo da fare - sottolinea Perret-Gentil -. Il benessere al lavoro è fondamentale per tutti e in questo periodo, con il sostegno di altre associazioni di categoria, abbiamo deciso di intensificare gli sforzi". 


In Svizzera dal 1942 le relazioni omosessuali tra due adulti consenzienti  non sono più un crimine. La Costituzione federale sottolinea con forza che "nessuno deve subire delle discriminazioni per il suo orientamento sessuale". Tuttavia, sul posto di lavoro sono ancora troppi i soprusi nei confronti di gay e lesbiche. Ancora peggio se la passano i trans, più esposti alle discriminazioni dirette rispetto agli altri orientamenti sessuali. Praticamente non esiste alcuna regolamentazione che li protegga, come evidenzia il Centro svizzero di competenza per i diritti umani che ha sottolineato la "carenza legislativa". Infatti, in un sondaggio dell’associazione svizzera transgender network svizzera, il 90% ha detto di essere stato discriminato nella propria carriera professionale. Quando non vengono licenziati, i trans si trovano un muro davanti per esigenze come l’utilizzo di toilettes riservate o le uniformi di lavoro. Inoltre, spesso vengono loro attribuite mansioni fisicamente pesanti, senza tener conto di un’eventuale terapia ormonale o di un recente intervento per cambiare sesso a cui si sono sottoposti. Non se la passano meglio le lavoratrici, che subiscono spesso una doppia discriminazione, in quando donne e lesbiche. In molti ambienti possono infatti dire addio ad avanzamenti e scatti salariali. "Vero e proprio bullismo omofobico", sottolinea Perret.
Per paura di conseguenze negative sulla loro carriera, i due terzi dei Lgbt tacciono la loro condizione. Alcuni preferiscono inventarsi un partner di sesso opposto. Molte coppie omosessuali non si registrano in unione domestica per paura di dover rivelare il loro stato civile al datore di lavoro. Pensiamo a quanta energia viene sprecata per paura di dire la verità e per nascondersi. Gli esperti stimano che la produttività individuale diminuisca del 30% per mantenere una certa immagine del proprio orientamento sessuale e nascondere la propria identità. Il che genera stress, ansia e indebolisce la stima di sé. 
Per fortuna molte grandi aziende, banche e colossi della distribuzione hanno da tempo adottato delle iniziative per favorire i processi di tolleranza. Nelle direttive interne menzionano chiaramente che l’orientamento sessuale non deve essere un motivo di discriminazione. Inoltre, molte imprese mettono a disposizione personale preparato in grado di sostenere e aiutare l’integrazione dei dipendenti Lgbt.

di Patrizia Guenzi per "ilcaffè.ch"

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