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domenica 13 novembre 2016

HILLARY CLINTON..... LA CLINTON HA ACCUSATO IL DIRETTORE DEL FEDERAL BUREAU OF INVESTIGATION JAMES COMEY DI AVERE CONTRIBUITO ALLA SUA SCONFITTA ALLE PRESIDENZIALI AMERICANE........

AP


WASHINGTON - Con la parziale marcia indietro sull'Obamacare e lo stuolo di lobbisti nominati nel transition team, il presidente-tycoon sta già tradendo alcune delle sue principali promesse elettorali. Una di quelle da realizzare nei suoi primi 100 giorni di presidenza per rendere l'America 'great again', scritte nero su bianco nel ''contratto di Donald Trump con l'elettore americano'', mentre Hillary Clinton recrimina contro l'Fbi per la sua sconfitta.
L'ex candidata democratica l'ha attribuita al direttore del Federal Bureau of investigation James Comey e in particolare alla sua seconda lettera al Congresso, ad appena tre giorni dal voto. E' stata proprio quella lettera di 'assoluzione', ha sostenuto oggi in una conference call con i maggiori contributori della sua campagna, ad aver fatto più danni ancora della prima, quella del 28 ottobre, quando Comey comunicò al Congresso la riapertura delle indagini sull'emailgate. Perché la seconda lettera ha ''motivato'' gli elettori di Trump.
Nonostante i primi cedimenti e compromessi, il tycon assicura intanto di voler onorare il suo contratto con gli elettori, che ricorda quello con gli italiani stipulato in tv a cinque giorni dal voto del 2001 da Silvio Berlusconi, figura alla quale i media americani e internazionali paragonano il tycoon. Ma il contratto con gli elettori non è un'invenzione del Cavaliere: il primo fu il Contratto con l'America, manifesto elettorale (vincente) dei Repubblicani durante le elezioni parlamentari statunitensi del 1994.
Alcuni obiettivi sembrano a portata di mano. Ad esempio rinegoziare o ritirarsi dall'accordo commerciale Nafta, con Canada e Messico che si sono già detti disponibili ad una revisione. O il colpo di spugna sull'accordo transpacifico (Tpp), con Obama che, dopo aver già sospeso gli sforzi per farlo passare al Congresso, dovrà spiegare la prossima settimana la nuova situazione ai leader degli altri 11 Paesi firmatari durante il vertice Apec in Perù. Il magnate non dovrebbe trovare ostacoli neppure a cancellare l'eredità verde di Obama, togliendo le restrizioni all'estrazione di idrocarburi, dando disco verde all'oleodotto Keystone e abolendo miliardi di contributi all'Onu per i programmi contro il climate change. Uno dei suoi primi passi sarà sicuramente la nomina per sostituire il defunto giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, in modo perpetuare un orientamento legislativo conservatore. Tra le sfide più impegnative gli investimenti per mille miliardi nelle infrastrutture, con incentivi fiscali per i privati per superare l'ostilità dei repubblicani contro la spesa pubblica. Porte aperte invece nel partito per il piano di riduzione fiscale: il taglio più grosso sarà per la middle class, per le aziende l'aliquota scenderà dal 35% al 15%. Gli esperti si chiedono tuttavia come verrà fronteggiata l'emorragia delle entrate e dubitano che l'economia potrà crescere del 4% annuo con la creazione di almeno 25 milioni di posti di lavoro, come promesso da Trump con la 'deregulation' e scoraggiando le delocalizzazioni. Perplessità anche sulla creazione del muro al confine col Messico e sul giro di vite contro i clandestini, nonché sugli effetti di etichettare come manipolatore valutario la Cina. Trump intanto continua a lavorare alla squadra di governo. I media hanno le loro short-list, toto-nomi con rose spesso ancora troppo ampie. Non però nel caso del 'chief of staff' della Casa Bianca, dove il duello è tra Stephen K. Bannon, ex ceo di Breitbart News e presidente della campagna di Trump, e Reince Priebus, presidente del partito repubblicano. Come segretario di Stato sono in corsa l'ex speaker della Camera Newt Gingrich e John R. Bolton, ex ambasciatore Usa all'Onu sotto George W. Bush. Tra i papabili al Pentagono il generale Michael T. Flynn, ex direttore dell'intelligence della difesa, e Stephen J. Hadley, consigliere per la sicurezza nazionale sempre Bush. In pole per il Tesoro Thomas Barrack Jr. (Colony Capital) e Steven Mnuchin (ex Goldman Sachs).
Intanto, in un'intervista alla Cbs, il tycoon ha parlato delle telefonate ricevute dai Clinton dopo il voto. Quella di Hillary l'ha definite ''incantevole'', con l'avversaria democratica che, parole di Trump, ''non avrebbe potuto essere più garbata''. Anche Bill ''non poteva essere più gentile''. Così gentile che Trump non esiterebbe a chiedergli un consiglio se ne avesse bisogno, così come lo chiederebbe a Barack Obama: ''Bill Clinton è un uomo di grande talento. Fa parte di una famiglia di grande talento. Di sicuro prenderei in considerazione l'idea" di chiedergli un consiglio, ha assicurato.
da "corrieredelticino.ch"

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