yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: MARIA ELENA BOSCHI...... Non aveva ancora cominciato, ma Maria Elena Boschi aveva già chiaro il percorso. Da responsabile delle Riforme del Pd, sciorinava infatti il programma di governo su Sette nel gennaio 2014, ancor prima che Matteo Renzi scalzasse Enrico Letta da Palazzo Chigi. Chiariva essere necessario: "Riformare il Senato, riformare il Titolo V della Costituzione, varare il Jobs Act e riformare la legge elettorale”. Tutto previsto, insomma. Perfezione tecnica, alla quale non pare accompagnarsi altrettanta empatia: due anni e otto mesi dopo, come madrina della legge in giro per l’Italia (vedasi in ultimo la contestazione a Zurigo) Maria Elena Boschi non sembra altrettanto efficace di quanto lo sia stata come regina della persuasione parlamentare. Ma forse non è solo questione di carattere.....

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sabato 19 novembre 2016

MARIA ELENA BOSCHI...... Non aveva ancora cominciato, ma Maria Elena Boschi aveva già chiaro il percorso. Da responsabile delle Riforme del Pd, sciorinava infatti il programma di governo su Sette nel gennaio 2014, ancor prima che Matteo Renzi scalzasse Enrico Letta da Palazzo Chigi. Chiariva essere necessario: "Riformare il Senato, riformare il Titolo V della Costituzione, varare il Jobs Act e riformare la legge elettorale”. Tutto previsto, insomma. Perfezione tecnica, alla quale non pare accompagnarsi altrettanta empatia: due anni e otto mesi dopo, come madrina della legge in giro per l’Italia (vedasi in ultimo la contestazione a Zurigo) Maria Elena Boschi non sembra altrettanto efficace di quanto lo sia stata come regina della persuasione parlamentare. Ma forse non è solo questione di carattere.....



Non aveva ancora cominciato, ma Maria Elena Boschi aveva già chiaro il percorso. Da responsabile delle Riforme del Pd, sciorinava infatti il programma di governo su Sette nel gennaio 2014, ancor prima che Matteo Renzi scalzasse Enrico Letta da Palazzo Chigi. Chiariva essere necessario: "Riformare il Senato, riformare il Titolo V della Costituzione, varare il Jobs Act e riformare la legge elettorale”. Tutto previsto, insomma. Perfezione tecnica, alla quale non pare accompagnarsi altrettanta empatia: due anni e otto mesi dopo, come madrina della legge in giro per l’Italia (vedasi in ultimo la contestazione a Zurigo) Maria Elena Boschi non sembra altrettanto efficace di quanto lo sia stata come regina della persuasione parlamentare. Ma forse non è solo questione di carattere.

GIAGUARA O LEOPOLDA


Il soprannome, da lei cordialmente detestato, si deve alle scarpe maculate che Boschi indossava alla Leopolda del 2013, quella che decretò il suo passaggio definitivo nella serie A renziana. Ha sempre detto, fin dall’inizio, a proposito dei pregiudizi sessisti sulle donne in politica, che non ci si doveva "far distrarre dalle note di colore” e bisognava puntare " a essere giudicate dai fatti” occupandosi di "cose serie”. Ha, contemporaneamente, sempre difeso il proprio diritto a vestirsi come le pare, senza "mortificare l’estetica”. Il complicatissimo bilanciamento porta a far sì che Boschi detesti chi le chiede delle scarpe ("se fossi stata un uomo non l’avrebbe fatto”), ma contemporaneamente dichiari: "Ho trovato 22 modi diversi di sorridere quando mi chiedono cosa accadrà dopo il 4 dicembre”. Shabadabadà.

SE TELEFONANDO


"Ciao, sono Maria Elena”. Si capì che Roberto Giachetti come candidato sindaco di Roma era spacciato, proprio la sera in cui Maria Elena Boschi si presentò al suo comitato elettorale a San Lorenzo, verso la fine della corsa per il Campidoglio. In due, seduti a un tavolino, si misero a telefonare. La teoria, diceva la ministra: «Dobbiamo chiamare tutti, ex compagni di scuola, ex fidanzate, se riusciamo a convincere due persone a testa ce la giochiamo sul serio”. Seguì la pratica: «Sono Giachetti, non è uno scherzo, cosa farai domenica? Non andrai al mare? Ti passo una persona». «Ciao, sono Maria Elena, ti do del tu anche se non conosco la tua età. Quante persone riuscirai a convincere per il voto di domenica?». Virginia Raggi vinse con quasi il settanta per cento, al ballottaggio. Boschi propone lo stesso sistema ("telefonate ai vostri amici”) pro sì al referendum. Stavolta funzionerà?

BACI E ABBRACCI


Espediente retorico del giornalismo per raccontare l’inciucio da Patto del Nazareno e affini: i baci e gli abbracci ( di Giuda o meno) che la ministra delle Riforme ha scambiato con chiunque abbia dato una mano a raggiungere l’obiettivo delle varie approvazioni. Tra gli altri si ricordano: quelli con Denis Verdini, il capo dei cattivi ma fondamentale per le riforme; il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani; il centrista Gaetano Quagliariello (ora per il no, come Romani); Maria Rosaria Rossi, senatrice Fi e fedelissima di Berlusconi; Antonio Razzi (più che altro una autocandidatura). Quello che disgustò il leghista Roberto Calderoli, però, fu il bacio e abbraccio che Boschi tributò alla Pd Anna Finocchiaro: Ll’ho trovato rivoltante, mi ha fatto venire in mente il bacio di Giuda a Gesù nell’ultima cena”.

GIURAMENTO IN BLU


Nei drammatici giorni della staffetta tra Enrico Letta e Matteo Renzi per Palazzo Chigi, quello di Boschi è stato il primo dei nomi del toto ministri, mai messo in dubbio. Tappa fondamentale della fulminante ascesa, dopo tre mesi da responsabile Riforme del Pd e dopo soli dieci mesi passati da deputata, in commissione Affari costituzionali, a studiare quella che fino all’ingresso in Parlamento non era la sua materia. Allora appena trentatreenne, Boschi celebrò il tutto presentandosi al Quirinale per il giuramento con un attillato tailleur pantalone di Zara, di color blu elettrico, che fece di lei il ministro non solo più giovane, ma anche il più visibile nella foto ufficiale. Stile super eroe della Marvel.

TAZZE DI LATTE E MONDANITA'


Nell’intervista-cult degli esordi, quella su Vanity fair che nella primavera 2014 scolpì il lato privato della sua immagine pubblica, si raccontava la sera da sola, la casa "sempre vuota”, "sono lì a bermi una tazza di latte e magari ho passato la giornata a discutere di emendamenti con uno dell’opposizione”. Non per questo può dirsi che Boschi abbia disdegnato la mondanità. Anzi. Dal Maggio fiorentino all’anteprima della Traviata di Sofia Coppola all’Opera, quella di The young Pope di Paolo Sorrentino. Sempre fotografatissima, e molto diva, come direbbe la stampa specializzata

LE TRECCINE DELLO STATO MAMMA


Le treccine sull’aereo di ritorno, nel maggio 2014, quando portava da Kinshasa a Roma 31 bambini congolesi adottati da genitori italiani, dopo un lunghissimo tira e molla diplomatico. L’immagine perfetta: una Lady D senza dinastia reale, il marchio del renzismo, il volto umano del potere, lo Stato mamma, come pure si disse. Certo, poi nella sostanza il problema dei bambini adottati in Congo dalle famiglie italiane (e delle adozioni in genere) si rivelerà molto più spinoso e pieno di ombre di quanto non sembrasse da quello storytelling, ma tant’è.

WONDER WOMAN D'ETRURIA


Pochi lo ricordano, ma quando la riforma costituzionale giunse in dirittura d’arrivo, anche l’Economist (quello che decretò Berlusconi "unfit” a guidare l’Italia) elogiò il gran daffare che s’era data la ministra Boschi per portare a termine la riforma: "un compito che avrebbe potuto scoraggiare anche una super-eroina”, scrisse il settimanale. "Non sono Wonder Woman”, rispose lei sorniona. Tanto successo fu però azzerato poco dopo, dall’esplodere dello scandalo Banca Etruria che, riguardando direttamente papà Boschi, mediaticamente si è rovesciato tutto su di lei: solo due mesi dopo l’Economist, la ministra si è trovata a difendere il proprio operato anche in Parlamento, in occasione di una mozione di sfiducia contro di lei.

PALADINA DI (ALCUNI) DIRITTI


Non particolarmente solerte, nonostante la delega alle Pari opportunità, sul fronte della difesa delle donne, Boschi è invece paladina dei diritti gay. I suoi uffici hanno lavorato anima e corpo alla mediazione sulle unioni civili, non ha mancato mai di essere presente negli snodi più importanti e difficili del ddl Cirinnà. Per le malelingue, tanto attivismo si deve al desiderio di ricostruirsi una immagine diversa, dopo il caso Banca Etruria. Ancor prima di arrivare al governo, tuttavia, chiarì: "Sui diritti supero Renzi a sinistra”, dicendosi in una botta sola favorevole ai matrimoni gay, al testamento biologico e alla legalizzazione delle droghe leggere.

BATMAN BEGINS


L’alter ega di Matteo Renzi non ha mai avuto incarichi politici prima dell’elezione in Parlamento nel 2013: era così sconosciuta, a inizio legislatura, da venir spesso scambiata dai commessi per una grillina. Nativa di Laterina, liceo Petrarca ad Arezzo, Giurisprudenza con 110 e lode, master in diritto societario. Nello studio Tombari dove faceva pratica come avvocata, ha conosciuto Francesco Bonifazi, ora tesoriere del Pd. L’impegno in politica cominciò così: nel 2008 l’associazione di giovani professionisti (Idea Firenze); nel 2009 l’appoggio per il comune all’avversario di Renzi, Michele Ventura; quindi l’ingresso nell’universo renziano, con la consulenza sull’Ataf e l’ingresso nel cda di Publiacqua. Il giorno in cui cambiò vita: quando decise di mollare tutto per organizzare la campagna per le primarie 2012 (Renzi le chiese: "Mari ci dai una mano?”) .


di Susanna Turco per "l'espresso.it"

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