yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: DONALD TRUMP E LA PRIMA CAZZATA INTERNAZIONALE..... È la prima crisi internazionale dell’era Trump. A scatenarla una telefonata di congratulazioni a cui il tycoon ha accettato di rispondere: quella della presidente di Taiwan. Un gesto di rottura con la linea tenuta per decenni dagli Usa, che riconoscono l’esistenza di “una sola Cina”. Non a caso è la prima volta dal 1979 che un presidente Usa parla con un leader taiwanese. ....

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domenica 4 dicembre 2016

DONALD TRUMP E LA PRIMA CAZZATA INTERNAZIONALE..... È la prima crisi internazionale dell’era Trump. A scatenarla una telefonata di congratulazioni a cui il tycoon ha accettato di rispondere: quella della presidente di Taiwan. Un gesto di rottura con la linea tenuta per decenni dagli Usa, che riconoscono l’esistenza di “una sola Cina”. Non a caso è la prima volta dal 1979 che un presidente Usa parla con un leader taiwanese. ....

AP
Donald Trump e la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen


È la prima crisi internazionale dell’era Trump. A scatenarla una telefonata di congratulazioni a cui il tycoon ha accettato di rispondere: quella della presidente di Taiwan. Un gesto di rottura con la linea tenuta per decenni dagli Usa, che riconoscono l’esistenza di “una sola Cina”. Non a caso è la prima volta dal 1979 che un presidente Usa parla con un leader taiwanese. 

L’ira di Pechino, che considera l’isola come una sua provincia, non si è fatta attendere, con una protesta ufficiale nei confronti di Washington per bocca del ministro degli Esteri Wang Yi, che ha messo in guardia sul pericolo che i rapporti Usa-Cina possano subire «interferenze o rotture». 

Grande l’imbarazzo della Casa Bianca, costretta a rassicurare la superpotenza asiatica: nessun cambiamento di strategia da parte degli Usa. «Restiamo fermamente impegnati alla nostra politica chiamata One China», ha detto Ned Price, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale: «Il nostro interesse fondamentale è quello di relazioni pacifiche e stabili» con Pechino. Anche se il sogno di una “nuova era di relazioni” a cui hanno lavorato in questi anni Barack Obama e Xi Jinping sembra per ora svanire. 

I primi a riferire del colloquio telefonico tra la presidente Tsai Ing-wen e Donald Trump sono stati il Taipei Times e il Financial Times. Poi la conferma da parte di uno dei portavoce del tycoon. E subito è esplosa la polemica, seguita alle critiche per i contenuti “troppo amichevoli” di almeno un altro paio di telefonate con alcuni dei leader mondiali più discussi e controversi: il presidente-despota del Kazakistan Nursultan Nazarbaev e il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif. 

Fonti del dipartimento di Stato citate dai media americani parlano dei vertici della diplomazia Usa «inorriditi» di fronte a tanta disinvoltura, con il portavoce John Kirby che ha invitato più volte il presidente eletto e i suoi più stretti collaboratori a consigliarsi prima di prendere iniziative che possono avere un impatto sulle relazioni internazionali degli Stati Uniti. Consigli, a quanto pare, finora ignorati, così come Trump continuerebbe a ignorare i briefing degli 007 sulle principali questioni di sicurezza nazionale. 

A far infuriare la Cina anche i contenuti della telefonata tra Trump e Tsai, che non si sarebbero limitati ai convenevoli di rito ma anche ad un auspicio comune di riallacciare i rapporti tra le due parti. Rapporti che si sono interrotti 36 anni fa. È dal 1972 che gli Stati Uniti perseguono la politica chiamata “One China”, una sola Cina, da quando l’allora presidente Richard Nixon visitò Pechino e avviò un percorso di disgelo tra le due superpotenze. Nel 1978 Jimmy Carter riconobbe formalmente il governo di Pechino come l’unico per tutta la Cina, compresa Taiwan. Seguì la chiusura dell’ambasciata Usa a Taipei l’anno dopo. 

Ironia della sorte, la bufera su quella che la Cina considera una provocazione di Trump (che ha fatto della superpotenza asiatica uno dei principali obiettivi della campagna elettorale, promettendo una linea dura su cambi e dazi) arriva nei giorno in cui a Pechino c’è uno degli artefici del disgelo tra Usa e Cina 40 anni fa: l’ex segretario di Stato Henry Kissinger, accolto come un vero e proprio capo di Stato. Il cui compito era forse proprio quello di tranquillizzare le autorità cinesi sul cambio della guardia alla Casa Bianca. 


da "lastampa.it"

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