yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: GIORDANIA..... ATTACCO TERRORISTICO..... L’attacco è cominciato attorno all’ora di pranzo. Il gruppo armato ha aperto il fuoco sulle auto della polizia davanti alla centrale della cittadina di Karak. Sette poliziotti sono stati uccisi ma nella sparatoria sono rimasti coinvolti anche alcuni civili. Due giordani e una turista canadese sono morti, un altro canadese ferito. Poi il commando si è impossessato di una delle auto ed è salito verso il castello. I jihadisti sono riusciti a entrare e hanno preso in ostaggio un gruppo di visitatori, compresi alcuni malesi. L’assedio si è concluso in serata con la liberazione degli ostaggi. ......

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lunedì 19 dicembre 2016

GIORDANIA..... ATTACCO TERRORISTICO..... L’attacco è cominciato attorno all’ora di pranzo. Il gruppo armato ha aperto il fuoco sulle auto della polizia davanti alla centrale della cittadina di Karak. Sette poliziotti sono stati uccisi ma nella sparatoria sono rimasti coinvolti anche alcuni civili. Due giordani e una turista canadese sono morti, un altro canadese ferito. Poi il commando si è impossessato di una delle auto ed è salito verso il castello. I jihadisti sono riusciti a entrare e hanno preso in ostaggio un gruppo di visitatori, compresi alcuni malesi. L’assedio si è concluso in serata con la liberazione degli ostaggi. ......

REUTERS
Gli abitanti di Karak hanno seguito le operazioni delle forze speciali. Non è chiaro quante persone facessero parte del commando terrorista


Hanno attaccato forze di polizia e turisti stranieri, fatto strage di agenti, ucciso una canadese, e poi hanno preso in ostaggio una ventina di persone nel castello di Karak, fortezza imprendibile sgominata da Saladino sulla via della riconquista di Gerusalemme. Modalità e simbolismi portano dritti all’Isis o, in subordine, ad Al Qaeda. In ogni caso, l’attacco a una delle maggiori località turistiche della Giordania è un chiaro tentativo di destabilizzare il regno, che condivide una lunga frontiera con la Siria e territori controllati dal Califfo Abu-Bakr al-Baghdadi. 

L’attacco è cominciato attorno all’ora di pranzo. Il gruppo armato ha aperto il fuoco sulle auto della polizia davanti alla centrale della cittadina di Karak. Sette poliziotti sono stati uccisi ma nella sparatoria sono rimasti coinvolti anche alcuni civili. Due giordani e una turista canadese sono morti, un altro canadese ferito. Poi il commando si è impossessato di una delle auto ed è salito verso il castello. I jihadisti sono riusciti a entrare e hanno preso in ostaggio un gruppo di visitatori, compresi alcuni malesi. 

L’assedio si è concluso in serata con la liberazione degli ostaggi. «Diversi», non è chiaro quanti, terroristi sono stati uccisi nel blitz. Non sono inclusi nel bilancio ufficiale: dieci morti, ventisette feriti. La cittadina era nel caos, con gli altoparlanti delle moschee che invitavano la gente ad allontanarsi, e migliaia di persone in fuga verso i sobborghi. A tarda sera non era ancora arrivata una rivendicazione. Una fonte dei Servizi giordani, rimasta anonima, ha puntato il dito contro «estremisti legati all’Isis o Al Qaeda» mentre l’ambasciata americana invitava i suoi cittadini a «evitare» la zona di Karak per la presenza di «uomini armati». 

Gli Stati Uniti hanno innalzato il livello di attenzione in Giordania dopo che a novembre un ufficiale giordano ha ucciso tre istruttori statunitensi nella base aerea di Jafr, usata come campo di addestramento per i ribelli moderati siriani. L’indagine non ha ancora chiarito le cause ma il sospetto è che il killer fosse un infiltrato dell’Isis. Anche se lo Stato islamico non si è mai impiantato ufficialmente nel regno, almeno tremila giordani hanno combattuto nelle sue file e i servizi segreti stimano che ci sia «almeno una cellula dormiente» pronta a colpire. 

Il confine con la Siria è la maggiore fonte di preoccupazione. Vicino a Daraa, a pochi chilometri dalla frontiera, è attivo il gruppo Jaysh Khalid ibn al-Walid, affiliato all’Isis e forte di 1400 combattenti. E l’attacco di Karak è il quarto attribuibile agli islamisti quest’anno. A marzo una cellula di terroristi che stava per entrare in azione a Irbid, nel Nord, è stata sgominata dopo una battaglia con le forze di sicurezza, con un agente e sette jihadisti uccisi. Il 6 giugno un killer ha invece attaccato la sede dell’Intelligence nel campo profughi palestinese di Baqaa, alle porte di Amman, e ucciso cinque agenti. 

Il 21 giugno, un camion bomba ha fatto strage fra i militari di frontiera vicino al campo profughi di Al-Rukban, nell’estremo Nord-Est, sette le vittime. Dopo l’attacco la Giordania ha sigillato l’area al confine con Siria e Iraq, una terra di nessuno, dove 70 mila profughi vivono in condizioni disperate, senza poter ricevere aiuti adeguati da sei mesi. Ma il timore che l’Isis usi i campi profughi per infiltrarsi è altissimo e ha il sopravvento sulle esigenze umanitarie. Il regno, uno dei pochi Stati del Medio Oriente a non essere stato travolto dalle Primavere arabe e dalle guerre civili, si regge su un equilibrio fragile e l’Isis, di nuovo all’offensiva in Siria, spera di far breccia verso Sud. 


di Giordano Stabile per "lastampa.it"

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