yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: GUARRA APERTA FRA UBS BANK E LA FRANCIA...... Il 1° gennaio entrerà in vigore il sistema di scambio automatico di informazioni, che metterà fine definitivamente al segreto bancario per le questioni fiscali e segnerà la normalizzazione di un’attività che si era a lungo basata sull’evasione fiscale. Tuttavia, proprio nel momento in cui l’ascia di guerra sembra finalmente sotterrata tra la piazza finanziaria elvetica e i suoi principali accusatori, il conflitto rischia di riaccendersi, vista la battaglia in corso tra Ubs e la Francia. A Berna e in alcuni ambienti bancari, si teme un grosso danno d’immagine e anche di veder vanificati anni di sforzi. Stranamente l’amministrazione federale, e in particolare il Dipartimento delle finanze di Ueli Maurer, appoggia la banca della Bahnhofstrasse.......

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domenica 11 dicembre 2016

GUARRA APERTA FRA UBS BANK E LA FRANCIA...... Il 1° gennaio entrerà in vigore il sistema di scambio automatico di informazioni, che metterà fine definitivamente al segreto bancario per le questioni fiscali e segnerà la normalizzazione di un’attività che si era a lungo basata sull’evasione fiscale. Tuttavia, proprio nel momento in cui l’ascia di guerra sembra finalmente sotterrata tra la piazza finanziaria elvetica e i suoi principali accusatori, il conflitto rischia di riaccendersi, vista la battaglia in corso tra Ubs e la Francia. A Berna e in alcuni ambienti bancari, si teme un grosso danno d’immagine e anche di veder vanificati anni di sforzi. Stranamente l’amministrazione federale, e in particolare il Dipartimento delle finanze di Ueli Maurer, appoggia la banca della Bahnhofstrasse.......

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Il momento della redenzione è vicino per le banche svizzere: il 1° gennaio entrerà in vigore il sistema di scambio automatico di informazioni, che metterà fine definitivamente al segreto bancario per le questioni fiscali e segnerà la normalizzazione di un’attività che si era a lungo basata sull’evasione fiscale.
Tuttavia, proprio nel momento in cui l’ascia di guerra sembra finalmente sotterrata tra la piazza finanziaria elvetica e i suoi principali accusatori, il conflitto rischia di riaccendersi, vista la battaglia in corso tra Ubs e la Francia. A Berna e in alcuni ambienti bancari, si teme un grosso danno d’immagine e anche di veder vanificati anni di sforzi. Stranamente l’amministrazione federale, e in particolare il Dipartimento delle finanze di Ueli Maurer, appoggia la banca della Bahnhofstrasse.

Copiare l’esempio americano
Parigi sogna di incastrare Ubs per tutti i miliardi di euro che sono finiti nelle casseforti svizzere, cercando così di ripetere l’exploit americano del 2009, quando il Dipartimento di giustizia aveva costretto il gigante finanziario a pagare una multa di 780 milioni di dollari per aver dato asilo ai conti nascosti di molti facoltosi clienti. Per riuscirci, la Francia ha avviato nel 2012 una procedura che l’ha portata a esigere da Berna la trasmissione di migliaia di nomi di clienti francesi di Ubs in Svizzera, 38mila secondo i media, 4mila sostiene invece l’istituto.
La banca è decisa a non cedere, indica una fonte autorizzata. Non solo il numero dei nomi da trasmettere è smisurato rispetto alla prassi nelle procedure di assistenza amministrativa internazionale, ma, soprattutto, Ubs teme che le informazioni trasmesse completino il dossier aperto nei confronti della sua filiale francese dai giudici Guillaume Daïeff e Serge Tournaire del Tribunale di Parigi, per "procedura bancaria o finanziaria da parte di persona non abilitata e riciclaggio di frode fiscale e di fondi ottenuti con l’aiuto di una procedura illecita, commesso in banda organizzata". Ubs, che rischia una multa di 5 miliardi di euro e che ha già versato una cauzione di 1,1 miliardi, teme che i giudici francesi allarghino la loro inchiesta alla piazza zurighese. (...)
All’inizio di luglio il direttore generale della Banca, Sergio Ermotti, ha definito la richiesta francese "una procedura politica". "Esigono delle informazioni su clienti fondandosi su troppo pochi dati e senza alcun indizio concreto", ha dichiarato alla SonntagsZeitung. Il dirigente ha anche accusato l’amministrazione federale di avere accettato troppo facilmente di cooperare ad una "caccia alle informazioni non autorizzata". La banca sta tuttora affrontando un braccio di ferro giuridico. 
Quando uno Stato estero chiede alla Svizzera la trasmissione di informazioni bancarie nell’ambito dell’assistenza amministrativa fiscale, l’Amministrazione federale delle contribuzioni (Afc) è incaricata di raccogliere i dati presso la banca per poi trasmetterli al richiedente. La banca è costretta ad eseguire, senza dire nulla. Ma Ubs non ha vouto seguire il diktat e si è rivolta al Tribunale amministrativo federale (Taf).
La banca ha poi preteso ad agosto che il tribunale con sede a San Gallo le conferisse lo statuto di controparte, nella speranza di poter intervenire nel processo di scambio d’informazioni. Il 26 ottobre il Taf le ha dato ragione. "La banca potrà far valere i suoi diritti nelle procedure d’assistenza amministrativa pendenti", ha scritto il tribunale nella sua decisione.(...)

Deve difendersi
La Confederazione non si è opposta alla sentenza. "L’Afc riconosce che, vista la procedura penale in atto, Ubs potrebbe essere direttamente toccata dalla richiesta di assistenza amministrativa. Perciò la banca deve essere ammessa come controparte", ha spiegato Berna in un comunicato del 7 novembre scorso. "Ubs ha tutto il diritto di potersi difendere durante la causa in corso in Francia", ha aggiunto un portavoce dell’amministrazione federale.
Il chiaro appoggio di Berna alla linea adottata da Ubs potrebbe incrinare le relazioni franco-svizzere sui dossier bancari e fiscali, molto più tranquille dal 2014, da quando cioè la Svizzera si è esplicitamente impegnata ad applicare lo scambio automatico delle informazioni. (...)

Un esame difficile
La sfida è quella di continuare a far riconoscere la Confederazione tra quei Paesi che applicano lo scambio automatico di informazioni fiscali. Finché questo statuto è acquisito, la piazza finanziaria può proseguire tranquillamente il proprio lavoro, in particolare nella gestione dei capitali, uno dei suoi settori principali. Ma se la posizione della Svizzera viene contestata, il rischio è di essere di nuovo iscritta sulle liste grigie o nere. Un ritorno agli anni difficili di inizio decennio, quando il Paese pagava la sua opposizione alla trasparenza fiscale pretesa da altre nazioni.
Il futuro dipende dalla valutazione  del Forum mondiale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni dell’Ocse. Un esame da considerare bocciato se il comportamento in materia è giudicato insufficiente da almeno due Paesi sui trenta appartenenti al Forum. La Svizzera ne fa parte, ma anche la Francia. Se quest’ultima ritiene che la Confederazione non adempia ai requisiti e convince un altro Stato, le banche elvetiche tornano alla "casella di partenza". 
La Svizzera ha ottenuto il riconoscimento solo l’estate scorsa, dopo avere tra l’altro dovuto convincere Paesi molto reticenti come l’India. Il prossimo esame inizierà nel 2018, anno in cui si applicherà per la prima volta lo scambio automatico d’informazioni. La scadenze sono quindi molto vicine.
Gli esperti del settore sono assai prudenti e temono le conseguenze che potrebbero scaturire da un nuovo scontro tra Svizzera e Francia. Nessuno vuole però contestare pubblicamente la posizione di Ubs in questa vicenda. "Tocca alla politica federale trovare soluzioni", suggerisce una portavoce dell’Associazione svizzera dei banchieri.
Ubs regge quindi il timone delle relazioni finanziarie franco-elvetiche. Passerà al contrattacco? A giudicare dalla determinazione della banca nell’andare sino in fondo alla procedura, ci sono buone possibilità. Ma Ubs potrebbe anche arrendersi, accettando di pagare una multa simile a quella già versata in Germania e negli Stati Uniti. Ossia, secondo un stima, tra 150 e 170 milioni di euro. Nel frattempo le altre banche, il cui avvenire dipende dall’esito  della querelle, non possono che incrociare le dita. Impotenti.


fonte "ilcaffè.ch"

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