yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: IL CAIRO - Sirte città aperta. Dopo oltre un anno di terrore sotto l'Isis e sette mesi di guerra la città libica torna a respirare. Scene di giubilo si sono viste ieri per le strade e le piazze da parte delle milizie, protagoniste dell'offensiva contro i jihadisti dello Stato islamico, mentre a New York l'inviato Onu Martin Kobler - riferendo al Consiglio di sicurezza - ha avvertito che la lotta al terrorismo ha prodotto dei risultati in Libia ma che questi risultati non sono irreversibili......

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mercoledì 7 dicembre 2016

IL CAIRO - Sirte città aperta. Dopo oltre un anno di terrore sotto l'Isis e sette mesi di guerra la città libica torna a respirare. Scene di giubilo si sono viste ieri per le strade e le piazze da parte delle milizie, protagoniste dell'offensiva contro i jihadisti dello Stato islamico, mentre a New York l'inviato Onu Martin Kobler - riferendo al Consiglio di sicurezza - ha avvertito che la lotta al terrorismo ha prodotto dei risultati in Libia ma che questi risultati non sono irreversibili......

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IL CAIRO - Sirte città aperta. Dopo oltre un anno di terrore sotto l'Isis e sette mesi di guerra la città libica torna a respirare. Scene di giubilo si sono viste ieri per le strade e le piazze da parte delle milizie, protagoniste dell'offensiva contro i jihadisti dello Stato islamico, mentre a New York l'inviato Onu Martin Kobler - riferendo al Consiglio di sicurezza - ha avvertito che la lotta al terrorismo ha prodotto dei risultati in Libia ma che questi risultati non sono irreversibili.
Una guerra pagata a caro prezzo con oltre tremila vittime, tra morti e feriti tra le fila dei miliziani. Alto anche il numero dei fondamentalisti uccisi, anche se al momento non è disponibile un bilancio. Quasi 500 i raid aerei americani lanciati dallo scorso primo agosto contro le postazioni dei seguaci del califfo. Un aiuto considerevole ai 'soldati', provenienti in gran parte da Misurata, fedeli al governo di concordia nazionale di Fayez al Sarraj, sostenuto quest'ultimo dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale.
Gli ultimi edifici occupati dall'Isis nel quartiere di Giza Bahriya sono caduti ieri. "È l'ultima grossa battaglia, ma non è la fine delle operazioni militari, né la dichiarazione di liberazione", ha detto ieri sera il capo del media center Ahmed Hadiya. Una cautela alla quale si è contrapposta la gioia dei miliziani che sul loro account Facebook hanno pubblicato alcune fotografie che li mostravano assembrati in quello che un tempo è stato il luogo delle crocifissioni, l'isola di el Zaafarane, mentre innalzavano le bandiere tricolori, sorridevano e facevano il segno di vittoria.
Nelle stesse ore a New York Kobler ha sottolineato che "sebbene l'Isis continui a rappresentare una minaccia sono finiti i giorni in cui controllava il territorio in Libia". L'inviato Onu per la Libia ha poi riferito dei "progressi" compiuti a Bengasi dall'esercito nazionale libico (quello di Khalifa Haftar), ma ha avvertito "che queste conquiste rischiano di essere fugaci a meno che il Paese si doti di un coerente apparato di sicurezza".
Sirte viene conquistata dall'Isis nella primavera del 2015 e diventa la base più importante dei jihadisti fuori dall'Iraq e dalla Siria. È il regno del terrore. Decapitazioni e crocifissioni sono all'ordine del giorno nei confronti di chi non rispetta la loro rigida interpretazione della sharia. Vengono creati i tribunali islamici e imposti rigidi codici di comportamento, che riguardano le scuole, le attività commerciali e l'abbigliamento per le donne, rigorosamente coperte con un velo nero integrale.
Liberata dal giogo jihadista, la città, martoriata, distrutta e privata delle principali infrastrutture, vuole ricominciare a vivere. Lentamente riprende il ripopolamento dopo che la maggioranza dei civili l'aveva abbandonata, riaprono le scuole e le prime attività. Ma l'attenzione si concentra adesso sulle aree limitrofe, dove si sarebbero rifugiati i jihadisti fuggiti, andando a rinfocolare altre cellule terroriste, alcune delle quali dormienti.
Ma le difficoltà non sono finite. Da risolvere c'è il nodo politico e l'aspro confronto tra le due città rivali: Tripoli, controllata in parte da Sarraj, e Tobruk, sede del Parlamento che non riconosce le autorità della capitale. A queste si contrappongo le incontrollabili milizie. Non da ultimo le tribù, numerosissime, che abitano nelle aree desertiche del sud, zone difficilmente soggette al controllo delle autorità del nord, dove transitano traffici illeciti.
da "corrieredelticino.ch"

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