yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: MATTEO RENZI NONOSTANTE LA BOTTA AVUTA ALL'ULTIMO REFERENDUM, NON HA PERSO LA SUA BORIA E ANZI E' SEMPRE PIU' DECISO DI PRIMA A PRIMEGGIARE E DARE ORDINI. POLITICAMENTE E' FINITO ANCHE SE GRAN PARTE DELLA POLITICA E DEI MIDIA CONTINUA A DIRE CHE E' UN ANIMALE POLITICO DI PRIMA FASCIA......

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giovedì 8 dicembre 2016

MATTEO RENZI NONOSTANTE LA BOTTA AVUTA ALL'ULTIMO REFERENDUM, NON HA PERSO LA SUA BORIA E ANZI E' SEMPRE PIU' DECISO DI PRIMA A PRIMEGGIARE E DARE ORDINI. POLITICAMENTE E' FINITO ANCHE SE GRAN PARTE DELLA POLITICA E DEI MIDIA CONTINUA A DIRE CHE E' UN ANIMALE POLITICO DI PRIMA FASCIA......

Ironia sì, autocritica no. Matteo Renzi è se stesso fino in fondo. Fino alla fine del suo primo mandato di governo. Quando parla alla direzione del Pd, un’ora prima di salire al Colle per dare le dimissioni da premier, si capisce che al di là delle necessarie mosse tattiche non ha l’intenzione di mollare.

“Lui non molla mai”, fanno eco dal bar di fronte alla sede del Pd, praticamente una propaggine democratica del partito. Ma, dentro, Renzi non dedica un attimo a discutere del voto referendario, quel 60-40 in virtù del quale pure si dimette: ha parlato il popolo e ha ragione, dice più o meno così. Punto e a capo. Nessuno spazio neanche per il dibattito. Ci sarà tempo poi, assicura nell’unico intervento del pomeriggio. Come se prima, dopo o mai, fosse in fondo uguale.

Al partito, piuttosto, Renzi chiarisce le sue prossime mosse. Punta in pratica al reincarico, a guidare il governo fino alla sentenza della consulta sull’Italicum, il 24 gennaio, primo termine utile visto il paletto che da ieri ha chiarito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (“inconcepibile” votare prima che le leggi elettorali di camera e senato siano rese omogenee”, aveva fatto trapelare). E’ questo il suo piano A.

Il suo piano B, detto in soldoni, è non fare la stessa fine di Pier Luigi Bersani. A Renzi va bene pure un governo di larghe intese, a patto di non sostenerne da solo il peso: “Siano tutti i partiti a sostenere il peso della responsabilità”, dice. Perché è già accaduto che il Pd fosse l’ “l’unico ad assumersela”: “tutti ci sparavano addosso nei talk show”, dice il segretario del Pd alludendo all’era del governo Monti.

Renzi dunque apre anche questa possibilità, facendo pure mostra di non credere alla sua concretizzazione: meglio sarebbe, per lui, che nella sfilata davanti alla Vetrata, i partiti che hanno sostenuto il no al referendum mostrino di essere quell’ “accozzaglia” incapace di accordi che lui stesso ha descritto.

Ora si vedrà come si consumerà la verifica di questa ipotesi: la minoranza Pd parla già di una semplice “strategia”, più che di “una reale volontà di dare risposte al Paese”. Sarà Mattarella, in ogni caso, a scoprirne la fondatezza, nei prossimi giorni.


di Susanna Turco per "l'espresso.it"

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