yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: MOVIMENTO CINQUESTELLE...... Se Beppe Grillo fa un post come quello di ieri, dove ha ribadito (cioè imposto) che «nel M5S non esistono correnti», e bisogna muoversi come «un corpo solo, un’anima sola», vuol dire che qualcosa sta succedendo e il Movimento è a rischio implosione. Ma a chi era diretto il post concordato con Davide Casaleggio? A Roberto Fico e a Roberta Lombardi, soprattutto: il primo perché lanciando la sfida a Luigi Di Maio, batte ogni giorno sul sogno di un M5S più movimentista; la seconda, perché, nella sua quotidiana battaglia contro Virginia Raggi ha detto alla Stampa che Mafia Capitale è ancora in Campidoglio e che, sì, esistono due anime diverse all’interno del M5S. .....

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venerdì 9 dicembre 2016

MOVIMENTO CINQUESTELLE...... Se Beppe Grillo fa un post come quello di ieri, dove ha ribadito (cioè imposto) che «nel M5S non esistono correnti», e bisogna muoversi come «un corpo solo, un’anima sola», vuol dire che qualcosa sta succedendo e il Movimento è a rischio implosione. Ma a chi era diretto il post concordato con Davide Casaleggio? A Roberto Fico e a Roberta Lombardi, soprattutto: il primo perché lanciando la sfida a Luigi Di Maio, batte ogni giorno sul sogno di un M5S più movimentista; la seconda, perché, nella sua quotidiana battaglia contro Virginia Raggi ha detto alla Stampa che Mafia Capitale è ancora in Campidoglio e che, sì, esistono due anime diverse all’interno del M5S. .....

ANSA
Beppe Grillo con Luigi Di Maio e Roberto Fico


Se Beppe Grillo fa un post come quello di ieri, dove ha ribadito (cioè imposto) che «nel M5S non esistono correnti», e bisogna muoversi come «un corpo solo, un’anima sola», vuol dire che qualcosa sta succedendo e il Movimento è a rischio implosione. Ma a chi era diretto il post concordato con Davide Casaleggio? A Roberto Fico e a Roberta Lombardi, soprattutto: il primo perché lanciando la sfida a Luigi Di Maio, batte ogni giorno sul sogno di un M5S più movimentista; la seconda, perché, nella sua quotidiana battaglia contro Virginia Raggi ha detto alla Stampa che Mafia Capitale è ancora in Campidoglio e che, sì, esistono due anime diverse all’interno del M5S. Risultato: Fico e Lombardi hanno pubblicato un post riparatore su Facebook. Grillo non ne può più, chiede di lasciar perdere «opinioni divisive» e «questioni personali». Intima a chi non seguirà il suo schema di «farsi da parte». Il governo potrebbe essere a un passo. Ma il comico sa che la pancia del M5S cova sospetti e rancore. E doveva succedere prima o poi - dopo mesi passati a dissimulare serenità, a comprimere frustrazioni, dopo tante confessioni anonime ai giornali - che qualcuno dall’interno raccontasse con nomi e cognomi cosa sta succedendo. Così abbiamo ricevuto un resoconto dettagliato dell’assemblea congiunta di mercoledì, dove tutti i nodi rinviati a dopo il referendum sono stati toccati.  

L’Italicum  
L’assemblea si apre alle 19.40. Interviene Matteo Mantero, lo stesso deputato a cui Grillo, oltre un mese fa, rispose duro «la linea politica la decido io», perché aveva chiesto più attenzione per i temi sanitari. Mantero, tra i più arrabbiati per la decisione del leader di puntare sull’Italicum, chiede di «abolire l’ordine del giorno sulla legge elettorale, perché - dice ironico - tanto l’assemblea congiunta è già stata bypassata». Mantero e altri pensano che una decisione così radicale, presa da Grillo alla mezzanotte di domenica subito dopo le prime proiezioni, debba passare dall’assemblea di quei parlamentari che per due anni hanno incolpato l’Italicum di ogni malefatta. Puntano il dito contro Danilo Toninelli, accusato di essere l’autore del post, «la responsabilità è tua, è una tua idea». Toninelli si difende: «Avevamo solo tre giorni per fare una proposta di legge e chiedere di andare al voto...». Andrea Colletti, il primo ad aver apertamente criticato la giravolta sull’Italicum, risponde sarcastico: «Tre giorni? Peggio mi sento». Poi parlano Fico e Di Maio che lancia un’altra idea, che esporrà alle telecamere di Sky: «Renzi resta con un governo dimissionario, per noi è meglio. Tanto può fare solo ordinaria amministrazione. Dopo la Consulta si fa la legge elettorale e si vota». Seguono altri interventi critici sulle modalità di gestione e sulle decisioni calate dall’alto. I più accesi sono Alberto Airola e Dalila Nesci.  

Leadership  
Si sentono battute sprezzanti sulla «leadership di fatto costruita dalla comunicazione». Il riferimento è Di Maio. Prende la parola Paola Taverna: «Sul candidato premier non dobbiamo dividerci -si sfoga - sennò diventiamo un bersaglio facile per i giornali». La tensione aumenta. E’ tardi. Alla proposta di riprendere l’assemblea all’indomani, cioè ieri, tra i senatori si sente: «Ma è festa!». La deputata Laura Castelli sbotta, si lascia andare a una bestemmia e urla «C’è la crisi di governo e voi pensate a stare a casa? Già ogni settimana, non siete mai a lavoro il venerdì». 

Firme false  
Sul finale viene affrontato il capitolo firme false, infilato nell’odg su richiesta di 23 deputati. Sono presenti, tra lo stupore di molti, i tre deputati sospesi, Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino. Fino alla fine restano solo i primi due e chiedono di riaggiornare la riunione. La capogruppo Giulia Grillo invece non vorrebbe più trattare la vicenda perché «c’è un’inchiesta in corso e rischiamo di finire tutti in procura come persone informate sui fatti». I senatori si astengono e si affidano alla decisione dei tre probiviri che li hanno sospesi. Nesci, ex fidanzata di Nuti, è di nuovo una furia. Non è la sola. «Casi simili si presenteranno in futuro. Vuol dire che se uno sarà indagato verrà sospeso in automatico? Non abbiamo una regola chiara, dobbiamo votare». Nuti insiste: «Riaggiorniamo l’assemblea». Grillo: «Non accetto ricatti». L’ora è tarda, l’assemblea si scioglie. Alla prossima lite. 


di Ilario Lombardo per "lastampa.it"

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