yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: febbraio 2016

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lunedì 29 febbraio 2016

Il corpo mummificato di un avventuriero tedesco è stato trovato su uno "yacht fantasma" che è andato alla deriva per giorni e giorni. Il cadavere di Manfred Fritz Bajorat è stato scoperto da due pescatori 40 miglia al largo delle coste delle Filippine.....



VIDEO - RITROVATO IL CORPO MUMMIFICATO DI UN UOMO SU UNO YACHT


manfred fritz bajoratMANFRED FRITZ BAJORAT
Il corpo mummificato di un avventuriero tedesco è stato trovato su uno "yacht fantasma" che è andato alla deriva per giorni e giorni. Il cadavere di Manfred Fritz Bajorat è stato scoperto da due pescatori 40 miglia al largo delle coste delle Filippine.

ritrovamento di manfred fritz bajoratRITROVAMENTO DI MANFRED FRITZ BAJORAT
All'interno della cabina sono stati trovati album di foto, vestiti e scatolette di cibo. Il corpo dell'uomo era vicino alla radio di bordo, da cui forse aveva cercato di trasmettere un messaggio per essere soccorso prima della morte.

L'albero della barca era rotto e gran parte del mezzo era sott'acqua, ma non è chiaro cosa abbia ucciso l'uomo: di certo i venti oceanici, le temperature calde e l'aria salmastra hanno aiutato a preservare il suo corpo.

Manfred Fritz Bajorat aveva rotto con la moglie nel 2008 e girava il mondo; chi lo conosceva lo descrive come un "velista esperto, che mai avrebbe navigato in una tempesta". L'autopsia chiarirà le cause del decesso, e l'ambasciata tedesca a Manila sta lavorando con le autorità locali per rintracciare la sua famiglia in Germania.
manfred fritz bajorat 2MANFRED FRITZ BAJORAT 2

"E' tutt'ora un mistero per noi", ha dichiarato Mark Navales, vice capo della polizia di Barabo, sull'isola di Mindanao.
lo yacht di manfred fritz bajoratLO YACHT DI MANFRED FRITZ BAJORATmanfred fritz bajorat 3MANFRED FRITZ BAJORAT 3


Il centro destra è talmente lacerato per le Amministrative di Roma che alcuni ex potenti locali di Forza Italia e An non nascondono l' intenzione di convogliare i loro residui pacchetti di voti sul candidato del Movimento 5 stelle, Virginia Raggi. Il difetto della Raggi è che non si ammazza proprio di lavoro, cosa che a un sindaco non sarà più concesso fare. Nella legislatura che si è conclusa il Movimento 5 stelle infatti l' aveva inserita in 5 commissioni comunali, dove durante il 2015 la Raggi si è fatta vedere assai poco. Nella quinta commissione politiche sociali e salute ci sono state 30 sedute: per 18 volte la Raggi è stata assente, una volta si è fatta sostituire e solo 11 volte è stata presente ai lavori....



VIRGINIA RAGGIVIRGINIA RAGGI
Franco Bechis per “Libero Quotidiano”

Il centro destra è talmente lacerato per le Amministrative di Roma che alcuni ex potenti locali di Forza Italia e An non nascondono l' intenzione di convogliare i loro residui pacchetti di voti sul candidato del Movimento 5 stelle, Virginia Raggi.

Il giovane avvocato è piaciuto alle prime uscite, e se la giocherà con Roberto Giachetti, Alfio Marchini e Guido Bertolaso per il ballottaggio. Ha un solo tallone di Achille, ben verificabile perché la Raggi faceva parte già del Consiglio comunale caduto insieme a Ignazio Marino.
virginia raggi 9VIRGINIA RAGGI 9

Il difetto della Raggi è che non si ammazza proprio di lavoro, cosa che a un sindaco non sarà più concesso fare. Nella legislatura che si è conclusa il Movimento 5 stelle infatti l' aveva inserita in 5 commissioni comunali, dove durante il 2015 la Raggi si è fatta vedere assai poco.

Nella quinta commissione politiche sociali e salute ci sono state 30 sedute: per 18 volte la Raggi è stata assente, una volta si è fatta sostituire e solo 11 volte è stata presente ai lavori.
virginia raggi 7VIRGINIA RAGGI 7

Ancora peggio nella sesta commissione cultura: 45 sedute, 29 assenze della Raggi, 2 volte in cui si è fatta sostituire da una collega e solo 14 presenze ai lavori. Stessa musica in commissione di controllo, garanzia e trasparenza: 25 riunioni, 14 assenze, 1 sostituzione e solo 10 presenze. Record alla commissione delle elette: 12 riunioni e la Raggi mai vista ai lavori.

virginia raggi 8VIRGINIA RAGGI 8virginia raggi 3VIRGINIA RAGGI 3virginia raggi 2VIRGINIA RAGGI 2virginia raggi 4VIRGINIA RAGGI 4
L' unico argomento che interessava la consigliera a 5 stelle doveva essere la scuola: in undicesima commissione le riunioni sono state 23, per 14 volte la Raggi è stata presente e 9 volte assente. Un ritmo di lavoro non proprio sfiancante, che però l' ha tenuta fresca per la nuova campagna elettorale


Alta tensione nella 'Giungla' dei migranti a Calais. Secondo alcuni reporter presenti sul posto la polizia ha risposto con i lacrimogeni al lancio di pietre da parte di "alcuni migranti" e "attivisti no-border". La situazione "è difficile", aggiungono. Inoltre, tre baracche di fortuna sono state incendiate sprigionando una densa coltre di fumo nel cielo azzurro di Calais....



calais scontri tra polizia e migrantiCALAIS SCONTRI TRA POLIZIA E MIGRANTI
Alta tensione nella 'Giungla' dei migranti a Calais. Secondo alcuni reporter presenti sul posto la polizia ha risposto con i lacrimogeni al lancio di pietre da parte di "alcuni migranti" e "attivisti no-border". La situazione "è difficile", aggiungono. Inoltre, tre baracche di fortuna sono state incendiate sprigionando una densa coltre di fumo nel cielo azzurro di Calais.

calais scontri tra polizia e migrantiCALAIS SCONTRI TRA POLIZIA E MIGRANTI
Già da questa mattina gli agenti hanno formato cordoni di protezione intorno agli operai intenti a smontare tende e capanne. "Vogliamo agire con dolcezza, non durerà solo un giorno", dice Bruno Noel, segretario regionale del sindacato di polizia Alliance Nord-Pas-de-Calais-Picardie, aggiungendo: "Le forze dell'ordine filtrano gli accessi al campo e allontanano i no-border perché sono loro che organizzano gli scontri". Già questa mattina un'attivista britannica che si opponeva all'avvio delle operazioni di sgombero è stata fermata dalla polizia.

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Secondo il giornalista del Figaro, Jean-Marc Leclerc, sul posto ci sono circa duecento agenti "in azione". Giovedì scorso, il tribunale amministrativo di Lille aveva dato il proprio via libera all'ordinanza della polizia per l'evacuazione della parte sud della 'Jungle' di Calais. Il governo di Francois Hollande ha assicurato che a tutti i migranti mandati via verrà proposta un'alternativa tra container riscaldati e centri d'accoglienza, ma le Ong che operano sul posto ritengono che i posti letto non siano sufficienti. Secondo le associazioni, sono oltre 3.400 i rifugiati e richiedenti asilo che devono lasciare la parte sud del campo, circa un migliaio secondo la prefettura.




"Meglio un giorno da leone che 100 anni da pecora". Uno dei più celebri slogan partoriti dalla fertile retorica di Benito Mussolini finiscono nella campagna di Donald Trump per le primarie repubblicane per la Casa Bianca. Il miliardario lo infila in un Tweet, consapevole, ma non si sa fino a che punto, di innescare un grande dibattito e tanti retropensieri. Msnbc lo intervista e chi gliede spiegazioni. Trump non si sottrae. "Voglio essere associato a buone citazioni. Sapevo di citare Mussolini. E' una bella citazione, è interessante, mi piace come suona....



TRUMP MUSSOLINI TWEETTRUMP MUSSOLINI TWEET

"Meglio un giorno da leone che 100 anni da pecora". Uno dei più celebri slogan partoriti dalla fertile retorica di Benito Mussolini finiscono nella campagna di Donald Trump per le primarie repubblicane per la Casa Bianca. Il miliardario lo infila in un Tweet, consapevole, ma non si sa fino a che punto, di innescare un grande dibattito e tanti retropensieri.

Msnbc lo intervista e chi gliede spiegazioni. Trump non si sottrae. "Voglio essere associato a buone citazioni. Sapevo di citare Mussolini. E' una bella citazione, è interessante, mi piace come suona.
donald trump come mussoliniDONALD TRUMP COME MUSSOLINI

Che differenza fa se è Mussolini o un altro? Alla domanda se, con quel tweet, volesse alimentare un paragone con Mussolini, se volesse essere "associato con un  fascista", Donald tiene il punto: "Voglio essere associato a belle citazioni".

Poi, questa volta su Cnn, Trump evita anche di prendere le distanze dal Ku Klux Klan. Gli chiedono di condannare David Duke e di affermare esplicitamente di non volere il voto dei suprematisti bianchi. Al che Trump risponde: "Non so niente su David Duke. Non so quello che mi sta chiedendo sulla supremazia bianca e sui suprematisti bianchi. Mi sta facendo una domanda per la quale dovrei parlare di persone di cui non so nulla".
TRUMP CHRISTIETRUMP CHRISTIE

Il tweet sulle "belle parole" di Mussolini ha il potere di rimettere in moto la macchina della memoria dei media americani. Ed ecco spuntare dagli archivi un articolo pubblicato su Vanity Fair nel settembre 1990. Un pezzo in cui l'allora moglie del miliardario rivelava come il suo Donald amasse tenere sul comodino un libro con la raccolta dei discorsi tenuti da Adolf Hitler sul comodino.

Nell'articolo, inoltre, si sottolineava, citando ancora i colloqui con l'entourage di Ivana, come Trump prendesse seriamente "gli aspetti delle sue origini tedesche: John Walters lavora per la Trump Organization e quando visita l'ufficio di Donald, saluta con 'Heil Hitler', probabilmente un gioco di famiglia. Ivana Trump ha detto al suo avvocato Michael Kennedy che ogni tanto il marito leggeva un libro con i discorsi di Hitler, 'My New Order'", aggiungeva Vanity Fair.
TRUMPTRUMP

Il tweet viene inevitabilmente impugnato dai rivali di Trump nella corsa alla candidatura del Gop per la Casa Bianca. Il più diretto, Ted Cruz, ha avvertito via Cnn: "Il treno di Donald Trump potrebbe diventare inarrestabile" se non verrà arginato al "Super Tuesday" del primo marzo, in cui si esprimerà complessivamente quasi un quarto dei delegati  repubblicani.

Tra l'altro, Cruz ha definito Trump una "copia carbone" della democratica Hillary Clinton e ha aggiunto: "Lui non sa nemmeno cosa vorrebbe fare da presidente" degli Stati Uniti e la sua nomina tra i repubblicani avrebbe "conseguenze catastrofiche".


Lite in diretta a Ballando con le stelle. Protagoniste di un vivace scambio di opinioni Selvaggia Lucarelli e Asia Argento. E qui si scatena il diverbio. La Argento si inalbera e risponde con un attacco durissimo: "Selvaggia, ho letto da qualche parte che i nomi con la esse sono nomi di serpente". E la Lucarelli: "Oh, tira fuori questo carattere quando balli". Ma la Argento non molla e affonda il colpo: "E tu tira fuori un po' di italiano che sei un'analfabeta e tutta Italia lo sa. E guarda come sei vestita, sembri 'mi nonna". Colpita e affondata.---




Claudio Torre per “il Giornale”

SELVAGGIA LUCARELLI ASIA ARGENTOSELVAGGIA LUCARELLI ASIA ARGENTO
Lite in diretta a Ballando con le stelle. Protagoniste di un vivace scambio di opinioni Selvaggia Lucarelli e Asia Argento.

SELVAGGIA LUCARELLISELVAGGIA LUCARELLI
Dopo l'esibizione dell'attrice, in compagnia del ballerino Maykel Fonts, è arrivato implacabile il giudizio della Lucarelli: "Il problema è che Asia balla con la stessa aria atterrita di quando schivava le coltellate nei film di suo padre".

E qui si scatena il diverbio. La Argento si inalbera e risponde con un attacco durissimo: "Selvaggia, ho letto da qualche parte che i nomi con la esse sono nomi di serpente". E la Lucarelli: "Oh, tira fuori questo carattere quando balli".

ASIA ARGENTOASIA ARGENTO
Ma la Argento non molla e affonda il colpo: "E tu tira fuori un po' di italiano che sei un'analfabeta e tutta Italia lo sa. E guarda come sei vestita, sembri 'mi nonna". Colpita e affondata.
LUCARELLI ASIA ARGENTOLUCARELLI ASIA ARGENTOLUCARELLILUCARELLI


domenica 28 febbraio 2016

Berlusconi va avanti per la sua strada. «Bertolaso è uomo del fare. È lui il nostro candidato»: questo il pensiero dell'ex premier, per nulla impensierito dalle miniprimarie indette dalla Lega nella Capitale......


Berlusconi va avanti per la sua strada. «Bertolaso è uomo del fare. È lui il nostro candidato»: questo il pensiero dell'ex premier, per nulla impensierito dalle miniprimarie indette dalla Lega nella Capitale.
Certo, Berlusconi aspetterà di vedere l'esito della consultazione salviniana che questa sera darà il verdetto sul gradimento dell'ex capo della protezione civile. Ma qualunque sia il risultato il Cavaliere non ha intenzione di fare marcia indietro su Bertolaso. Per Forza Italia sarà lui a correre: punto e basta. È ovvio che qualora dai gazebo dovesse venire una bocciatura di Bertolaso l'alleanza - quanto meno su Roma - rischi di sfaldarsi; ma Berlusconi non se ne cruccia più di tanto. Almeno per ora. Saranno valutazioni da farsi nelle prossime ore per capire se l'«effetto Roma» potrebbe avere delle conseguenze anche altrove. Un'ipotesi che lo stesso Salvini non vuole perché mettere a repentaglio anche l'accordo su Parisi, a Milano, sarebbe un'operazione di autolesionismo. «È sbagliato legare il destino di Roma a Bologna, Cagliari o Trieste. Per ogni città va trovata la soluzione migliore, punto».
Il problema è chi decide quale sia la soluzione migliore ed è qui che le visioni di Berlusconi e Salvini divergono. Di sicuro l'ex premier non ama i continui smarcamenti del capo della Lega che sembra più intenzionato a ferire l'alleato che non a battere la sinistra. Salvini, dal canto suo, non vuole apparire come quello a cui è stato imposto il candidato della Capitale. Bertolaso fa spallucce e continua la sua campagna elettorale come se nulla fosse e dice: «Siamo in democrazia e ciascuno fa quello che vuole. Io vado avanti come una ruspa perché dobbiamo risolvere i problemi di Roma, non quelli della Lega». Poi si tuffa nei problemi della gente, quasi a snobbare la politica politicante dei partiti. Parla di mafia: «È davanti agli occhi di tutti che a Roma c'è la mafia. C'è la mafia e anche la malavita diffusa e il racket: ci sono mendicanti e lavavetri, bambini sfruttati e che sono in mano a delinquenti»; di bilanci: «La città è fallita, è in bancarotta. Per questo dovremo stringere la cinghia cercando di rientrare di qualche quattrino. Prima del sogno c'è la realtà. Ma rimettere a posto il manto stradale o riorganizzare la viabilità non è troppo costoso e qualche lira sappiamo come recuperarla per esempio con i proventi delle multe ma bisogna mettere in campo il controllo»; e di squadra futura: «Il suo soprannome è doberman, è una donna ingegnere che ha lavorato con me a L'Aquila e che ora lavora in Emilia dopo il terremoto. Ha costruito e sta costruendo scuole, case, palestre. La porterò con me in Campidoglio».
Probabile si tratti di Manuela Manenti, ingegnere marchigiana e braccio destro dell'ex capo della protezione civile ai tempi del terremoto in Abruzzo.Berlusconi apprezza ma per adesso si tiene a distanza dalle beghe delle amministrative e parla di politica nazionale. «Ci attendono tre appuntamenti elettorali importanti: le prossime amministrative che riguardano 13 milioni di elettori, il referendum di ottobre sul pasticcio inaccettabile della modifica del Senato e poi le elezioni nazionali», dice in un collegamento telefonico a Bari per inaugurare una nuova sede di Forza Italia. E ancora: «Dopo il referendum ci sarà la possibilità di andare al voto politico perché, una volta che Renzi avrà perso, il capo dello Stato non potrà esimersi dallo sciogliere le Camere e andare alle elezioni. Prepararsi è fondamentale e il lavoro tra la gente e sul territorio sarà decisivo».

di Francesco Kramer per -ilgiornale.it-

Uno studio pubblicato dalla RAND, think tank statunitense vicino al Dipartimento della Difesa e tra i principali promotori durante gli anni ’90 della strategia che avrebbe portato all’allargamento in Europa centro-orientale dell’Alleanza Atlantica, ha messo in luce uno scenario in cui le forze NATO subirebbero una pesantissima debacle ad opera dell’esercito della Federazione russa in un ipotetico fronte di guerra nord-orientale.....


Uno studio pubblicato dalla RAND, think tank statunitense vicino al Dipartimento della Difesa e tra i principali promotori durante gli anni ’90 della strategia che avrebbe portato all’allargamento in Europa centro-orientale dell’Alleanza Atlantica, ha messo in luce uno scenario in cui le forze NATO subirebbero una pesantissima debacle ad opera dell’esercito della Federazione russa in un ipotetico fronte di guerra nord-orientale.
Secondo gli analisti David Shlapak e Michael Johnson, le tre Repubbliche baltiche cadrebbero sotto i colpi dell’invasione russa in un lasso di tempo particolarmente breve. In particolare la forza d’urto delle forze di terra del Cremlino porterebbe a sbarazzarsi delle forze euro-atlantiche e degli eserciti lettone ed estone, giungendo a occupare Tallinn e Riga in un lasso compreso tra le 36 e le 60 ore. In quel momento la strada per arrivare in Lituania sarebbe ancora più in discesa, considerando che Vilnius si trova vicino all’exclave russa sul Mar Baltico di Kaliningrad, quartier generale della flotta del Baltico, e alla Bielorussia diLukashenko, probabile partner di Putin in una guerra aperta all’occidente.
Non è certo il primo report a pronosticare tempi durissimi per la NATO nel Baltico. Tutti i war game e gli studi presentati da numerose organizzazioni internazionali ed analisti vari nel corso del 2014-2015, subito dopo lo scoppio della guerra nel Donbass, hanno visto la netta prevalenza della Russia nel caso di un conflitto aperto contro i membri della coalizione euro-atlantica. Lettonia, Lituania ed Estonia sono sempre state indicate come il prossimo fronte caldo nel caso di escalation tra il Cremlino e la NATO. Le previsioni su un probabile vincitore in uno scontro armato sorriderebbero alla Russia per diversi motivi – in primis, un territorio piccolo e senza grosse difese naturali. Questo fattore significa per i tre Stati essere della facili prede per l’orso russo, dovuto anche alla piccola taglia dei rispettivi eserciti nazionali, i quali, nonostante un processo di modernizzazione avviato nell’ottica di legare le Forze Armate ai nuovi standard richiesti dalla NATO (come il destinare il 2% del PIL alle spese per la Difesa, obbiettivo al momento raggiunto solo dall’Estonia), hanno ancora compiuto passi troppo piccoli per modificare le loro strategie militari, mancando sia di armamenti, equipaggiamenti e di un sistema di difesa aerea in grado di rispondere ai pericoli urgenti, sia di coordinamento tra i singoli eserciti, i quali non sarebbero in grado di agirecome unica forza militare in caso di aggressione da parte di un Paese straniero. Il nodo centrale però è rappresentato da una debolezza strutturale del sistema NATO: il processo lungo di decision-making (le decisioni devono essere prese all’unanimità da tutti i 28 Stati membri) determina conseguentemente una lentezza nella mobilitazione delle Forze di reazione rapida, avvantaggiando di conseguenza i russi che si troverebbero in un lasso minore di tempo in una situazione di schiacciante superiorità navale, aerea e terrestre.
Gli Stati Baltici, entrati nella NATO proprio per mettersi al riparo definitivamente da possibili rinascite imperialistiche della Russia post-sovietica, ancora una volta vengono dipinti in un quadro dove soccomberebbero con una semplicità disarmante. Nonostante le promesse dell’amministrazione americana e gli obiettivi prefissati dal comando militare statunitense in Europa circa lo sviluppo di una nuova strategia di deterrenza riguardo la Russia, gli USA e la NATO non hanno garantito il dispiegamento di quelle truppe permanenti richieste con insistenza da entrambi i governi. Al momento, nessuno dei due schieramenti però sembra davvero intenzionato a provocare un’escalation armata: le conseguenze potrebbero essere imprevedibili, con terribili costi in termini economici e di vite umane. Un rinnovato “equilibrio del terrore” stile Guerra Fredda dovuto alla minaccia nucleare sembra essere il pilastro fondamentale attorno al quale gli attori non vogliono compiere decisioni drastiche.

di Mattia Temporin per -www.eastjournal.net-

Il vice premier russo Dmitry Rogozin, invitato dall’opposizione montenegrina a recarsi nella terra degli avi, “non sarà in grado di visitare il Montenegro”. Questo è stato quanto annunciato dal Ministero degli Affari Esteri ed Integrazione Europea del Montenegro, aggiungendo che “Rogozin era su una lista di cittadini russi a cui è vietato l’ingresso in Montenegro, in base alla decisione del governo di aderire alle sanzioni contro la Russia dell’UE”.......


Il vice premier russo Dmitry Rogozin, invitato dall’opposizione montenegrina a recarsi nella terra degli avi, “non sarà in grado di visitare il Montenegro”. Questo è stato quanto annunciato dal Ministero degli Affari Esteri  ed Integrazione Europea del Montenegro, aggiungendo che “Rogozin era su una lista di cittadini russi a cui è vietato l’ingresso in Montenegro, in base alla decisione del governo di aderire alle sanzioni contro la Russia dell’UE”.
Secondo il comunicato del ministero: “il Montenegro ha adottato le stesse sanzioni introdotte contro la Russia da parte dei paesi occidentali per la crisi ucraina”, e che Rogozin “in diverse occasioni ha reso dichiarazioni minacciose nei confronti del Montenegro per via del suo orientamento favorevole alla NATO”. Durante il suo ultimo viaggio in Serbia (che non aderisce alle sanzioni europee), il vice premier russo aveva detto che il Montenegro si sarebbe pentito di questa decisione. Rogozin, responsabile delle  questioni dellindustria militare, ha anche detto in un’intervista del 2014 ai media russi di avere antenati da parti di madre con origini montenegrine.
Nell’ottobre scorso il premier montenegrino Milo Đukanović, al potere da ormai 25 anni, ha accusato l’ex premier serbo Vojislav Koštunica, assieme alla Russia, di essere dietro le proteste di piazza, al fine di impedire l’adesione del Montenegro alla NATO.
Nel frattempo il Montenegro è a un passo dal divenire il 29° Paese a far parte della NATO a seguito dell’invito ufficiale fatto dal segretario norvegese Jens Stoltenberg. Il Montenegro, sin dall’indipendenza del 2006, si è progressivamente allontanato dalla sfera d’influenza di Mosca, sottoscrivendo le sanzioni dell’Unione Europea nei confronti della Federazione Russa a seguito della annessione della Crimea e della crisi ucraina, e lavorando a stretto contatto con la NATO, con la quale ha sottoscritto un Membership Action Plan (MAP), un programma specifico dell’Alleanza Atlantica per la consulenza, assistenza e sostegno pratico verso i paesi che vogliono entrare a far parte della NATO.
Il Montenegro è uno dei cinque stati candidati a entrare nella UE e nella Nato, ma il suo cammino è ostacolato da corruzione, problemi di libertà di stampa e criminalità organizzata.

www.eastjornal.net