yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: L’effetto-Trump manda nel caos i cieli mondiali e scatena l’ira delle compagnie aeree contro la Casa Bianca. I big del settore hanno taciuto per due giorni, rimboccandosi le maniche per affrontare l’emergenza: hanno bloccato ai check-in i clienti privi dei nuovi requisiti necessari per entrare negli Usa (due “sbarcati” pure da Alitalia) e rimescolato in fretta e furia gli equipaggi per non spedire oltre Atlantico hostess e piloti finiti - per pure questione anagrafiche - nelle liste di proscrizione di Donald Trump......

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mercoledì 1 febbraio 2017

L’effetto-Trump manda nel caos i cieli mondiali e scatena l’ira delle compagnie aeree contro la Casa Bianca. I big del settore hanno taciuto per due giorni, rimboccandosi le maniche per affrontare l’emergenza: hanno bloccato ai check-in i clienti privi dei nuovi requisiti necessari per entrare negli Usa (due “sbarcati” pure da Alitalia) e rimescolato in fretta e furia gli equipaggi per non spedire oltre Atlantico hostess e piloti finiti - per pure questione anagrafiche - nelle liste di proscrizione di Donald Trump......

Ettore Livini per “la Repubblica”

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L’effetto-Trump manda nel caos i cieli mondiali e scatena l’ira delle compagnie aeree contro la Casa Bianca. I big del settore hanno taciuto per due giorni, rimboccandosi le maniche per affrontare l’emergenza: hanno bloccato ai check-in i clienti privi dei nuovi requisiti necessari per entrare negli Usa (due “sbarcati” pure da Alitalia) e rimescolato in fretta e furia gli equipaggi per non spedire oltre Atlantico hostess e piloti finiti - per pure questione anagrafiche - nelle liste di proscrizione di Donald Trump.

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Poi però è partito l’affondo: l’ordine esecutivo con I big del settore costretti anche a sobbarcarsi i costi dell’assistenza e dei rimpatri cui Trump ha sospeso l’ingresso negli Usa dei cittadini di sette paesi «è stato emanato senza alcuna consultazione preventiva, creando confusione sia per i passeggeri che per le compagnie », ha scritto in una lettera di fuoco la Iata, l’organizzazione che riunisce i principali 265 vettori globali.

Ogni Stato - ha riconosciuto - «ha il diritto e il dovere di proteggere i suoi cittadini e difendere i propri confini» ma il blitz a stelle e strisce ha scaricato sulle spalle del settore aereo «l’onere di implementare regole poco chiare, i costi per affrontare la situazione e persino il rischio di essere multati in caso di equivoci».
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La decisione di Trump, a dire il vero, non è stata un fulmine a ciel sereno per i vettori. La prova? L’8 novembre scorso - mentre gli americani andavano alle urne - la Royal Jordanian aveva pubblicato un tweet profetico in cui invitava i clienti - «Nel caso fosse stato eletto lui...», diceva lo spot - a «volare negli Usa finchè era possibile». Quando il 27 gennaio questi timori sono diventati realtà, nei cieli è scoppiato il panico. Molti passeggeri con i documenti in ordine (fino a poche ore prima) e già in coda alla security in aeroporto sono diventati all’improvviso “indesiderati” per Washington.

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Alitalia, per dire, è stata costretta a fermare un cittadino iraniano in transito a Roma verso gli Usa e il giorno dopo a respingerne un altro a Teheran. Anche perchè i sistemi di prenotazione computerizzati - collegati con i cervelloni dell’immigrazione a stelle e strisce - hanno iniziato a negare quasi subito la stampa della carta di imbarco ai passeggeri interessati dal provvedimento.

Air France ha dovuto sbarcare 21 persone («eravamo obbligati, come tutti»), lo stesso è successo a Lufthansa, British e alle compagnie del Golfo «in una situazione di caos totale come dicono fonti di settore perchè non c’erano indicazioni chiare» su situazioni ambigue come i titolari di carta verde o di doppia cittadinanza. Se avessi avvisato tutti prima del provvedimento - ha twittato imperturbabile Trump - «i cattivi si sarebbero precipitati subito qui».

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L’altro effetto collaterale per le compagnie aeree - costrette per legge a garantire e pagare l’assistenza a tutti, compreso l’eventuale rimpatrio dagli Usa dei clienti spediti là senza rispettare i diktat americani - è stata la necessità di rivedere l’operativo, togliendo dai voli verso gli Stati Uniti i dipendenti con passaporto di uno dei sette paesi incriminati. «La Casa Bianca deve darci subito chiarimenti sulla situazione», conclude con un ultimatum la Iata. Il cerino però è rimasto in mano a quelle migliaia di passeggeri con un biglietto per gli Usa in tasca che non possono più utilizzare. Tutte le compagnie però (Alitalia compresa) hanno già garantito che consentiranno il cambio di data o destinazione senza oneri.

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