yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: CALCIO MALATO.... Il procuratore Pecoraro alla commissione Antimafia: «Dominello Rocco della cosca Bellocco-Pesce di Rosarno ha avuto rapporti con la dirigenza Juve per la gestione di bagarinaggio e biglietti e abbonamenti». La smentita del numero uno bianconero...

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martedì 7 marzo 2017

CALCIO MALATO.... Il procuratore Pecoraro alla commissione Antimafia: «Dominello Rocco della cosca Bellocco-Pesce di Rosarno ha avuto rapporti con la dirigenza Juve per la gestione di bagarinaggio e biglietti e abbonamenti». La smentita del numero uno bianconero...

Riesplode la polemica sulle presunte infiltrazioni della ’ndrangheta nella curva  suicidato in circostanze misteriose, o era stato spinto a togliersi la vita, Raffaello Bucci - è il procuratore Figc, Giuseppe Pecoraro. Dopo aver letto gli atti dell’indagine della squadra mobile di Torino, coordinata dai pm Paolo Toso e Monica Abbatecola, Pecoraro ha detto all’Antimafia: «Si evidenzia che Saverio Dominello e il figlio Rocco sono rappresentanti a Torino della cosca Bellocco Pesce di Rosarno. Rocco Dominello ha rapporti con la dirigenza Juve per la gestione di biglietti e abbonamenti. I dirigenti che hanno contatti con queste persone sono: Merulla, Carugo, D’Angelo e il presidente Agnelli». Agli atti Rocco e Saverio Dominello – difesi dagli avvocati Domenico Putrino e Giuseppe Del Sorbo - sono soltanto indagati del reato 416 bis, non giudicati colpevoli di rappresentare la ’ndrangheta. Ma senz’altro dalle carte e dalle intercettazioni emerge come Rocco Dominello fosse bene inserito nella curva bianconera, tanto da saperla in parte gestire, e da fungere da intermediario con il mondo ultrà. 
della Juventus. A riaccendere la miccia su un caso nato lo scorso luglio - quando, dopo essere stato sentito in procura a Torino, si era
Agnelli nega, Pecoraro precisa: «Stiamo valutando le memorie difensive»
La Juve si considera parte lesa. Ed è lo stesso presidente Andrea Agnelli a dichiarare su Twitter: «Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti ricordo che non ho mai incontrato boss mafiosi. Ciò che leggo è falso». Pecoraro, in ogni caso, avrebbe intenzione di chiudere l'inchiesta sportiva che riguarda la Juventus nel giro di 7-10 giorni, anche se martedì sera è arrivata una rettificazione parziale attraverso l'ufficio stampa della Federcalcio: «Smentisco quanto mi è stato attribuito da alcune agenzie di stampa riguardo l’inchiesta in corso sui rapporti tra la Juventus e presunti esponenti delle criminalità organizzata. Allo stato, dopo aver ricevuto gli atti dalla Procura della Repubblica di Torino ed aver svolto le nostre indagini, stiamo valutando le memorie difensive della Juventus che ci sono state consegnate lunedì sera - dice Pecoraro - Solo dopo un’attenta valutazione delle stesse prenderemo le nostre determinazioni. Tra l’altro, ho chiesto che l’audizione odierna fosse secretata, proprio perché ci sono ancora valutazioni in corso. Mi sembra dunque irresponsabile attribuirmi dichiarazioni su fatti secretati»

Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti ricordo che non ho MAI incontrato boss mafiosi. Ciò che leggo è FALSO. ...

Nelle carte spunta il nome di Placido Barresi
Quel che sembra probabile è che si tratti di una vicenda dalle origini antiche. Che potrebbe essere nata almeno vent’anni fa. C’è una relazione della Digos datata 9 settembre 2016 e inviata alla Direzione distrettuale antimafia in cui si ripercorre la storia di come si arriva alla bufera giudiziaria che oggi scuote il mondo del calcio. Emerge nell’atto il nome di Placido Barresi, pluriomicida con trent’anni di galera alle spalle, recentemente in aula al processo Caccia come testimone. Barresi, difeso dall’avvocato Cosimo Palumbo, è parente di Domenico Belfiore.
Risse, aggressioni, incendi: la Juventus e il lato oscuro del mondo ultrà 
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Il suicidio di Raffaello Bucci, le indagini e la lunga scia di violenza
La guerra in curva
Quando, scrive la Digos, nella curva Juve scoppia la guerra tra Drughi e Bravi ragazzi, è a Placido Barresi che gli ultrà si rivolgono per risolvere la controversia. «Agli inizi del 2005 – c’è scritto nel report - Mocciola Gerardo detto Dino, dopo aver scontato la pena in carcere per l’omicidio di un carabiniere, riuscì, grazie all’appoggio della locale criminalità organizzata, a riportare in auge il gruppo Drughi, di cui lui è ancora oggi il leader indiscusso». In sostanza, tra Drughi e Bravi ragazzi nascono delle frizioni per la supremazia. «In tal contesto – c’è scritto nell’atto giudiziario – la sera del 25 marzo 2009 si registrò l’aggressione ai danni di Mocciola da parte di tre soggetti non identificati che gli procurarono gravi lesioni alla testa. Da quel momento quindi Mocciola decise di affidarsi, con la mediazione di Antonino Corleto (considerato persona di fiducia della famiglia Dominello e quindi vicina al clan dei Pesce di Rosarno) a Placido Barresi (pregiudicato, condannato per essere stato killer della ’ndrangheta legato alla famiglia Belfiore-Saffiotti), a quel tempo detenuto in carcere, ma in contatto con il leader dei Bravi ragazzi, Andrea Puntorno, quest’ultimo molto vicino alla criminalità organizzata siciliana ed anello di congiunzione con alcuni esponenti di famiglie calabresi (Albertin Maurizio)». Ma Barresi, sintetizza la Digos, evita di intervenire perché «amico di tutti» e suggerisce di risolvere i problemi degli ultrà con «le regole dello stadio». «Nel contempo però – conclude la Digos – propose di risolvere il problema diplomaticamente, anche in funzione delle ingenti prospettive di guadagno che l’apertura del nuovo stadio avrebbe potuto garantire (oltre alla gestione dei biglietti, i parcheggi, la sicurezza e l’ottenimento di spazi all’interno del nuovo centro commerciale, eccetera)». 
«Approccio più diplomatico»
Da quel momento, gli scontri finiscono e inizia una gestione della curva nuova con un «approccio più diplomatico». «Secondo quanto informalmente appreso – è la conclusione della relazione – alla base di questi tentativi di conciliazione vi sarebbe stata la ferma volontà da parte della ’ndrangheta torinese e milanese di evitare l’insorgere di una guerra tra bande che avrebbe avuto l’unico effetto di intralciare le attività redditizie illecite che gravitano intorno agli incontri di calcio e del nuovo stadio in particolare». Ed è allora che si inserisce la figura di Rocco Dominello «tra la società bianconera e i gruppi ultrà». Un uomo «di mediazione», «dai toni equilibrati e mai evidentemente minacciosi». «La Juve – precisa la Digos – constatata la sua influenza con i tifosi, avrebbe iniziato a confidare in lui per dirimere questioni pendenti con gli ultrà più minacciosi». «A completamento del profilo di Dominello – aggiunge il firmatario della nota - si è potuto riscontrare un significativo rapporto di amicizia con Fabio Germani e con Antonio Conte, conoscenze che gli hanno consentito di essere in ciascuna occasione ed evento riservato come le feste private della Juventus». Mocciola, Barresi, Corleto, Albertin e Conte non sono indagati in questa vicenda.
La Bicamerale
Vicenda sulla quale ha parlato anche il co-presidente del comitato Mafia e sport della Commissione bicamerale, Angelo Attaguile: «In Antimafia abbiamo intenzione di ascoltare il procuratore di Torino Armando Spataro e il presidente della Juventus, Andrea Agnelli. Non bisogna giocare su certi argomenti - ha aggiunto Attaguile all’Ansa - la verità deve venire fuori. Il legale rappresentante della squadra è lui. Se vuole fare il presidente deve prendersi oneri e onori. Venga a chiarire cose che sono state dette oggi, alcune pubbliche, altre in seduta segreta».

di Elisa Sola per "corrieredellasera.it"

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