yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: DONALD TRUMP - BARACK OBAMA.... NEW YORK - Quarantacinque anni dopo il Watergate, un presidente americano accusa il suo predecessore di avere intercettato i suoi telefoni durante la campagna elettorale. Trump tira in ballo forse il più noto scandalo politico statunitense di tutti i tempi, che portò alle dimissioni di Richard Nixon, il primo e unico presidente Usa costretto a lasciare l'incarico. Con il suo tweet di questa mattina Donald Trump ha puntato il dito contro Barack Obama ed ha apertamente paragonato la situazione attuale al caso "Nixon/Watergate" del 1972....

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sabato 4 marzo 2017

DONALD TRUMP - BARACK OBAMA.... NEW YORK - Quarantacinque anni dopo il Watergate, un presidente americano accusa il suo predecessore di avere intercettato i suoi telefoni durante la campagna elettorale. Trump tira in ballo forse il più noto scandalo politico statunitense di tutti i tempi, che portò alle dimissioni di Richard Nixon, il primo e unico presidente Usa costretto a lasciare l'incarico. Con il suo tweet di questa mattina Donald Trump ha puntato il dito contro Barack Obama ed ha apertamente paragonato la situazione attuale al caso "Nixon/Watergate" del 1972....

 

NEW YORK - Quarantacinque anni dopo il Watergate, un presidente americano accusa il suo predecessore di avere intercettato i suoi telefoni durante la campagna elettorale.
Trump tira in ballo forse il più noto scandalo politico statunitense di tutti i tempi, che portò alle dimissioni di Richard Nixon, il primo e unico presidente Usa costretto a lasciare l'incarico.
Con il suo tweet di questa mattina Donald Trump ha puntato il dito contro Barack Obama ed ha apertamente paragonato la situazione attuale al caso "Nixon/Watergate" del 1972.
Tutto cominciò la notte del 17 giugno di quell'anno, quando cinque uomini furono sorpresi - ed arrestati - mentre cercavano di entrare nel quartier generale del Comitato nazionale democratico, la principale organizzazione per la campagna e la raccolta fondi del Partito democratico, che all'epoca occupava l'intero sesto piano dell'edificio in cui si trovava anche il Watergate Hotel.
Un'irruzione che fu ordinata da Nixon in persona. Da li' a catena una serie di eventi, fra i quali l'accertamento di abuso di potere del presidente americano e il suo tentativo di nascondere la verità, costrinsero Nixon dopo due anni di scandalo a lasciare - il 9 agosto del 1974 - per anticipare l'imminente impeachment.
Lo scandalo portò inoltre al rinvio a giudizio di 69 persone, 48 delle quali - soprattutto alti funzionari dell'allora amministrazione - vennero riconosciute colpevoli.
Eventi, questi, che hanno minato progressivamente la fiducia di molti americani nelle istituzioni.
Si allarga il Russiagate
"Basta con quella che si sta trasformando in una vera e propria caccia alle streghe". Nervi tesi alla Casa Bianca e al Cremlino per gli sviluppi del 'Russiagate'. E, ironia della sorte, Donald Trump e Sergej Lavrov, ministro degli esteri di Mosca, usano le stesse parole per respingere i sospetti e le accuse che in queste ore avvelenano il clima a Washington.
Ma lo scandalo - dopo aver travolto l'ex consigliere alla sicurezza nazionale Michael Flynn e il ministro della giustizia Jeff Sessions - rischia di allargarsi ulteriormente. Almeno altre tre persone molto vicine a Trump avrebbero incontrato l'ambasciatore russo negli Usa, Sergej Kisliak, prima e dopo le elezioni. Tra queste il genero del tycoon, Jared Kushner, uno dei piu' stretti consiglieri del presidente alla Casa Bianca.
Il marito di Ivanka Trump e' il prossimo che rischia di finire nella bufera, soprattutto perche' i suoi contatti con Kisliak risalgono a dicembre, quando Trump era gia' presidente eletto. L'incontro con l'ambasciatore russo - confermato anche dalla Casa Bianca - e' avvenuto alla Trump Tower di New York, dove si era installato il quartier generale del 'transition team'. Presente anche l'ex generale Michael Flynn.
"E' stato un breve incontro di cortesia", ha commentato uno dei portavoce presidenziali, Hope Hicks: "Hanno discusso in generale delle relazioni, aveva senso stabilire una linea di comunicazione. Jared ha avuto diversi incontri con nazioni straniere, almeno due dozzine, tra leader e rappresentanti di paesi stranieri''. Lo scambio di vedute sarebbe durato una ventina di minuti e da allora, ha precisato la Casa Bianca, Kushner e Kisliak non si sono più rivisti.
Nell'occhio del ciclone anche altri due uomini della campagna di Trump, presenti all'incontro di luglio tra Sessions e Kisliak, dietro le quinte della convention repubblicana a Cleveland: si tratta di J.D. Gordon, all'epoca responsabile della campagna del tycoon per la sicurezza nazionale, e di Carter Page, un altro membro della commissione sicurezza nazionale.
L'irritazione di Trump per la continua fuga di notizie - raccontano i ben informati - e' destinata dunque a non placarsi. A proposito della 'Jeff Sessions saga' (come l'hanno ribattezzata alcuni media) il presidente Usa accusa i democratici (che chiedono le dimissioni del ministro della giustizia) di esagerare. Ma riconosce che Sessions in Senato "avrebbe potuto rispondere in maniera piu' accurata".
Difficile che si arrivi all'impeachment per i gravi reati di spergiuro e di aver mentito davanti al Congresso: ma sale il pressing di chi vorrebbe la nomina di un procuratore speciale che apra un'indagine. Un'inchiesta per verificare se Sessions sia almeno venuto meno all'obbligo di informare il Congresso in maniera accurata e completa.
Intanto probabili grane in vista anche sul fronte di Mike Pence. Il vicepresidente infatti rischia - come Hillary Clinton - di inciampare sulle email che, quando era governatore dell'Indiana, invio' utilizzando un account privato di posta elettronica. Fu anche hackerato: da verificare se si corse il rischio di fuga di notizie sensibili e attinenti alla sicurezza nazionale. Si allarga Russiagate, è bufera sul genero di Trump
NEW YORK - Basta con quella che si sta trasformando in una vera e propria "caccia alle streghe". Nervi tesi alla Casa Bianca e al Cremlino per gli sviluppi del 'Russiagate'. E, ironia della sorte, Donald Trump e Sergej Lavrov, ministro degli esteri di Mosca, usano le stesse parole per respingere i sospetti e le accuse che in queste ore avvelenano il clima a Washington.
Ma lo scandalo - dopo aver travolto l'ex consigliere alla sicurezza nazionale Michael Flynn e il ministro della giustizia Jeff Sessions - rischia di allargarsi ulteriormente. Almeno altre tre persone molto vicine a Trump avrebbero incontrato l'ambasciatore russo negli Usa, Sergej Kisliak, prima e dopo le elezioni. Tra queste il genero del tycoon, Jared Kushner, uno dei piu' stretti consiglieri del presidente alla Casa Bianca.
Il marito di Ivanka Trump e' il prossimo che rischia di finire nella bufera, soprattutto perche' i suoi contatti con Kisliak risalgono a dicembre, quando Trump era gia' presidente eletto. L'incontro con l'ambasciatore russo - confermato anche dalla Casa Bianca - e' avvenuto alla Trump Tower di New York, dove si era installato il quartier generale del 'transition team'. Presente anche l'ex generale Michael Flynn.
"E' stato un breve incontro di cortesia", ha commentato uno dei portavoce presidenziali, Hope Hicks: "Hanno discusso in generale delle relazioni, aveva senso stabilire una linea di comunicazione. Jared ha avuto diversi incontri con nazioni straniere, almeno due dozzine, tra leader e rappresentanti di paesi stranieri''. Lo scambio di vedute sarebbe durato una ventina di minuti e da allora, ha precisato la Casa Bianca, Kushner e Kisliak non si sono più rivisti.
Nell'occhio del ciclone anche altri due uomini della campagna di Trump, presenti all'incontro di luglio tra Sessions e Kisliak, dietro le quinte della convention repubblicana a Cleveland: si tratta di J.D. Gordon, all'epoca responsabile della campagna del tycoon per la sicurezza nazionale, e di Carter Page, un altro membro della commissione sicurezza nazionale.
L'irritazione di Trump per la continua fuga di notizie - raccontano i ben informati - e' destinata dunque a non placarsi. A proposito della 'Jeff Sessions saga' (come l'hanno ribattezzata alcuni media) il presidente Usa accusa i democratici (che chiedono le dimissioni del ministro della giustizia) di esagerare. Ma riconosce che Sessions in Senato "avrebbe potuto rispondere in maniera piu' accurata".
Difficile che si arrivi all'impeachment per i gravi reati di spergiuro e di aver mentito davanti al Congresso: ma sale il pressing di chi vorrebbe la nomina di un procuratore speciale che apra un'indagine. Un'inchiesta per verificare se Sessions sia almeno venuto meno all'obbligo di informare il Congresso in maniera accurata e completa.
Intanto probabili grane in vista anche sul fronte di Mike Pence. Il vicepresidente infatti rischia - come Hillary Clinton - di inciampare sulle email che, quando era governatore dell'Indiana, invio' utilizzando un account privato di posta elettronica. Fu anche hackerato: da verificare se si corse il rischio di fuga di notizie sensibili e attinenti alla sicurezza nazionale.
da "corrieredelticino.ch"

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