yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Emanuele Morganti è morto a 20 anni, aggredito dalla ferocia cieca di un branco di assassini. Davanti a un anonimo locale di Alatri (Frosinone) e di fronte all’impotenza dei suoi amici e della sua fidanzata. La vita gli è sfuggita di mano tra l’indifferenza della gente, il silenzio e la paura di chi non ha saputo o potuto salvarlo. La stessa banalità del male che una sera qualunque di sei mesi fa ha cambiato per sempre la vita a un altro giovane, Luca De Filippis.

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lunedì 10 aprile 2017

Emanuele Morganti è morto a 20 anni, aggredito dalla ferocia cieca di un branco di assassini. Davanti a un anonimo locale di Alatri (Frosinone) e di fronte all’impotenza dei suoi amici e della sua fidanzata. La vita gli è sfuggita di mano tra l’indifferenza della gente, il silenzio e la paura di chi non ha saputo o potuto salvarlo. La stessa banalità del male che una sera qualunque di sei mesi fa ha cambiato per sempre la vita a un altro giovane, Luca De Filippis.



Alberto Dandolo per ‘Oggi

Emanuele Morganti è morto a 20 anni, aggredito dalla ferocia cieca di un branco di assassini. Davanti a un anonimo locale di Alatri (Frosinone) e di fronte all’impotenza dei suoi amici e della sua fidanzata. La vita gli è sfuggita di mano tra l’indifferenza della gente, il silenzio e la paura di chi non ha saputo o potuto salvarlo. La stessa banalità del male che una sera qualunque di sei mesi fa ha cambiato per sempre la vita a un altro giovane, Luca De Filippis.
luca de filippis con chiaraLUCA DE FILIPPIS CON CHIARA

Luca, milanese, 21 anni compiuti a dicembre, orfano di madre dall’età di 7 anni, si manteneva facendo il magazziniere in un caseificio. Per tutti un ragazzo d’oro, che viveva per coronare un sogno: andare a vivere con la fidanzata, Chiara Dell’Acqua, conosciuta due anni fa in un centro scommesse, dove ogni domenica lui giocava la sua schedina. A Luca, la notte del 29 settembre 2016, è stata squarciata la gola da un cinquantenne che si chiama Marcello Sergio Porracciolo.

Lo colpì senza apparenti ragioni con un bicchiere di vetro che gli recise la carotide e il nervo vago.Ne seguì un calvario senza fine per il ragazzo. Ora Luca sta cercando di riprendersi la sua vita  in una stanza del Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato, in provincia di Parma. Una struttura d’eccellenza, nota come “la clinica dei risvegli”. Incontriamo Chiara mentre riporta Luca in camera, dopo averlo accompagnato nella piccola cappella al piano terra della clinica. Luca è visibilmente stanco, ma ci sorride con gli occhi, l’unica parte del corpo che riesce a muovere.

 Chiara, cosa è successo quella notte di settembre?
«Quella notte è cambiata la nostra vita. Sono stati annientati tutti i nostri progetti, e con loro anche il nostro futuro. Eravamo andati a salutare Giulia e Valentina, le cugine di Luca, al K-Bar, nel quartiere Adriano, a Milano. Con loro c’era anche il nostro amico Davide, fidanzato di Giulia. È successo tutto in un attimo, poco prima di mezzanotte, appena dopo la chiusura del bar». 

Ci racconti dall’inizio.
«Era la prima volta che io e Luca entravamo in quel bar. Da subito, un signore sulla cinquantina, un disoccupato, padre di famiglia, tal Marcello Sergio Porracciolo, ha iniziato a provocare Luca. Gli chiedeva chi fosse, lo molestava e, soprattutto, iniziò a fare discorsi volgari davanti a sua cugina Valentina, di 16 anni».

E Luca reagì alle provocazioni?
«No. Luca è stato aggredito perché questo signore mal sopportava la sua indifferenza. Era quasi mezzanotte e Luca stava salendo sul motorino per tornare a casa. Quest’orco, all’ennesimo rifiuto di Luca di rispondere alle sue provocazioni, gli ha spaccato sul collo un grande bicchiere di vetro. Gli ha reciso carotide e nervo vago. Luca è finito in un attimo in un lago di sangue».

Qualcuno lo soccorse?
«Solo il nostro amico Davide e una signora, forse un’infermiera, che passava da lì. Il suo assassino scappò. Poi dichiarò alle forze dell’ordine, che lo arrestarono la sera stessa, che era tornato a casa per lavarsi le mani sporche di sangue. Assurdo».

Poi cosa accadde?
luca de filippisLUCA DE FILIPPIS 
«L’ambulanza arrivò in circa 12 minuti e Luca, in fin di vita, fu trasportato all’ospedale San Raffaele. Fu operato d’urgenza. Gli cucirono le vene recise e fu trasferito in rianimazione. Poi, dopo pochissimi giorni, ci fu un peggioramento. Un ematoma nel suo cervello iniziò a gonfiarsi a causa del trauma subìto. I medici furono costretti a una lunga operazione d’urgenza. Ci dissero che quell’intervento era l’ultima spiaggia e che Luca, nel più fortunato dei casi, sarebbe rimasto in uno stato vegetativo a vita. All’intervento, invasivo ma necessario, seguì oltre un mese di coma.

Luca ha lottato a lungo tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione neurologica del San Raffaele. Dopo un po’, ha iniziato a muovere a intermittenza gli arti. Ha aperto gli occhi e ha iniziato a piangere e a ridere. Ma nulla di più. Non una parola. Non un movimento del corpo che rispondesse al comando del cervello. È al Centro Cardinal Ferrari dal 16 gennaio. Anche se con lentezza, sta facendo progressi. Ma non riesce ancora a muoversi, a parlare, a deglutire. È ancora attaccato a un sondino per alimentarsi».

Com’è la sua giornata?
«La mattina va in palestra. A volte collabora, altre volte meno. Al pomeriggio fa logopedia. Inizia, con fatica, a ingerire yogurt e succhi. Ma i medici non sanno ancora fin dove potrà migliorare».

E il suo aggressore?
«È in galera, a San Vittore. Ha scelto il rito abbreviato e in primo grado gli sono stati dati otto anni. Il Pm, che si è appellato alla sentenza, ne aveva chiesti 16. Ma il magistrato non ha riconosciuto il reato di tentato omicidio. E lo ha derubricato a “lesioni gravissime”. L’imputato, dopo aver scritto una lettera di scuse che ha mandato al giudice e a noi familiari, ha chiesto gli arresti domiciliari.

Si corre il rischio che vengano concessi, essendo un incensurato. Per questo, io chiedo che i magistrati si mettano una mano sulla coscienza. E che capiscano davvero che quelle di Luca non sono solo lesioni gravissime. È una vita spezzata per sempre. Anzi, tante vite interrotte per sempre. Se Luca ancora cerca di lottare è perché ha con me un rapporto simbiotico. Io, il nostro amore, i nostri progetti sono la sua benzina. Lo è anche l’amore di suo padre Fabio, di suo fratello Mattia, dei fratellini Dalila e Nicolas, dei  nonni. Anche i suoi amici non lo lasciano mai solo. Luca è circondato da tanto amore. Perché lui è amore».
luca de filippisLUCA DE FILIPPIS

 Luca è cosciente?
«A intermittenza. Quando gli parlo di noi, a volte piange. O sorride. Si rilassa guardando la tv. Ride quando vede le Iene. Ma la sua preferita è Maria De Filippi. Gli piace molto Amici. Anzi, vorrei fare un appello al patron delle Iene, Davide Parenti, e a Maria De Filippi: datemi una mano a non far dimenticare Luca».

Come vede il futuro?
«Lo immagino con Luca, ovviamente. Voglio poi riprendere a studiare Economia e commercio, ho interrotto gli studi subito dopo la tragedia. Voglio affittare quella casa che io e Luca avevamo scelto per coronare il nostro sogno d’amore. Là ci andremo insieme e ricominceremo a sognare il nostro futuro».

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