yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: DONALD TRUMP ENNESIMO COMIZIO ATTACCANDO MIDIA E L'EX PRESIDENTE OBAMA..... WASHINGTON - Un bagno di folla e una intervista alla Cbs per festeggiare i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca con i toni provocatori della sua campagna elettorale, senza risparmiare frecciate ai suoi bersagli preferiti: i media, le star dello spettacolo, l'establishment di Washington, l'opposizione "ostruzionistica" dei democratici senza un vero leader. E anche il suo predecessore Barack Obama, sulla cui amministrazione ha scaricato i mancati controlli sul suo ex consigliere per la sicurezza Michael Flynn, ora sotto inchiesta anche del Pentagono per non aver chiesto l'autorizzazione per i suoi viaggi e compensi a Mosca........

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lunedì 1 maggio 2017

DONALD TRUMP ENNESIMO COMIZIO ATTACCANDO MIDIA E L'EX PRESIDENTE OBAMA..... WASHINGTON - Un bagno di folla e una intervista alla Cbs per festeggiare i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca con i toni provocatori della sua campagna elettorale, senza risparmiare frecciate ai suoi bersagli preferiti: i media, le star dello spettacolo, l'establishment di Washington, l'opposizione "ostruzionistica" dei democratici senza un vero leader. E anche il suo predecessore Barack Obama, sulla cui amministrazione ha scaricato i mancati controlli sul suo ex consigliere per la sicurezza Michael Flynn, ora sotto inchiesta anche del Pentagono per non aver chiesto l'autorizzazione per i suoi viaggi e compensi a Mosca........

Keystone
WASHINGTON - Un bagno di folla e una intervista alla Cbs per festeggiare i suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca con i toni provocatori della sua campagna elettorale, senza risparmiare frecciate ai suoi bersagli preferiti: i media, le star dello spettacolo, l'establishment di Washington, l'opposizione "ostruzionistica" dei democratici senza un vero leader.
E anche il suo predecessore Barack Obama, sulla cui amministrazione ha scaricato i mancati controlli sul suo ex consigliere per la sicurezza Michael Flynn, ora sotto inchiesta anche del Pentagono per non aver chiesto l'autorizzazione per i suoi viaggi e compensi a Mosca.
"Quando andò in Russia - ha detto nell'intervista - era il 2015 e aveva il nulla osta di sicurezza di Obama. Quando il generale Flynn arrivò da noi aveva già il più alto livello di accesso alle informazioni classificate (clearance, ndr)", ha sottolineato, chiedendosi come mai lo scandalo sia esploso solo nei giorni scorsi.
Trump si è poi autocelebrato, pur ammettendo che fare il presidente "è un lavoro duro". "Ma ho fatto un sacco di lavori duri, ho fatto cose che erano più dure, anche se ve lo saprò dire meglio alla fine degli otto anni. Forse otto anni. Spero otto anni", ha aggiunto, ribadendo così la sua intenzione di ricandidarsi.
Ma i suoi primi 100 giorni si sono conclusi come erano iniziati: con un durissimo scontro tra il presidente e i media. Il tycoon - che con uno strappo clamoroso ha disertato la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca - è tornato ad accusare giornali e televisioni di essere "falsi e disonesti". "Sono una disgrazia, sono parte del problema", ha stigmatizzato il presidente citando in particolare la Cnn e il New York Times.
Irrefrenabile l'entusiasmo della grande folla di sostenitori riunitasi ad Harrisburg, in Pennsylvania, una di quelle aree della Rust Belt che hanno regalato al tycoon la vittoria nelle elezioni dello scorso novembre. Una folla che lo ha galvanizzato come ai tempi della campagna elettorale. "Non potrei essere più felice di essere qui oltre 100 miglia lontano da Washington - ha aggiunto Trump durante il comizio, durato quasi un'ora - la loro agenda non è la nostra agenda".
Secca la risposta del presidente dell'associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, Jeff Mason, che aprendo la serata annuale dell'associazione ha respinto le accuse al mittente: "Siamo qui come sempre per celebrare la libertà di stampa e il buon giornalismo, non per celebrare la presidenza". "Come si può vedere - la sua frecciata ironica - la serata è lo stesso sold out". Poi serio: "Non siamo fake news, e non siamo il nemico del popolo americano. Un attacco a noi è un attacco a tutti gli americani".
"Dobbiamo restare vigili", ha ammonito ancora Mason, sottolineando come in gioco ci sia la libertà di stampa e chiamando sul palco due totem, due monumenti della libera informazione: Bob Woodward e Carl Bernstein, i mitici giornalisti investigativi del Washington Post che fecero scoppiare lo scandalo del Watergate. "Caro presidente, i media non sono fake news", hanno ripetuto i due grandi saggi del giornalismo americano e mondiale, invitando i loro eredi "a seguire i soldi e le bugie". "La verità alla fine emerge - hanno aggiunto -. Ci vuole del tempo, ma viene fuori".
da "corrieredelticino.ch"

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