yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Interrogato su Jean-Luc Godard, durante un festival del cinema di qualche mese fa, Bernardo Bertolucci dichiarò il proprio affetto per il regista francese in quel modo lirico e al tempo stesso pragmatico che con una sola frase conquista chi è in ascolto. «Gli volevo così bene che se avesse avuto dei bambini li avrei accompagnati io a scuola» disse Bertolucci riferendosi a un surreale incontro tra i due registi avvenuto in una notte di Parigi del 1971 all' epoca di Il conformista. Ma per raccontare gli inizi della relazione tra Godard e Bertolucci bisogna andare indietro di undici anni.......

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lunedì 15 maggio 2017

Interrogato su Jean-Luc Godard, durante un festival del cinema di qualche mese fa, Bernardo Bertolucci dichiarò il proprio affetto per il regista francese in quel modo lirico e al tempo stesso pragmatico che con una sola frase conquista chi è in ascolto. «Gli volevo così bene che se avesse avuto dei bambini li avrei accompagnati io a scuola» disse Bertolucci riferendosi a un surreale incontro tra i due registi avvenuto in una notte di Parigi del 1971 all' epoca di Il conformista. Ma per raccontare gli inizi della relazione tra Godard e Bertolucci bisogna andare indietro di undici anni.......









Tiziana Lo Porto per “il Venerdì - la Repubblica”
BERNARDO BERTOLUCCI - JEAN LUC GODARD - PIER PAOLO PASOLINIBERNARDO BERTOLUCCI - JEAN LUC GODARD - PIER PAOLO PASOLINI

Interrogato su Jean-Luc Godard, durante un festival del cinema di qualche mese fa, Bernardo Bertolucci dichiarò il proprio affetto per il regista francese in quel modo lirico e al tempo stesso pragmatico che con una sola frase conquista chi è in ascolto. «Gli volevo così bene che se avesse avuto dei bambini li avrei accompagnati io a scuola» disse Bertolucci riferendosi a un surreale incontro tra i due registi avvenuto in una notte di Parigi del 1971 all' epoca di Il conformista. Ma per raccontare gli inizi della relazione tra Godard e Bertolucci bisogna andare indietro di undici anni.

«Nel 1960, come regalo di fine liceo sono stato un mese a Parigi» ci racconta Bertolucci in un pomeriggio di fine aprile nel soggiorno di casa sua. «È lì che ho visto À bout de souffle. L' ho visto, e poi l' ho rivisto, l' ho rivisto, l' ho rivisto, sette, otto volte. Sono tornato in Italia invasato di questo Jean-Luc Godard, e di quello che poi si sarebbe confermato in tutti i suoi film successivi. Godard aveva inaugurato il cinema moderno, il "cinema dopo", il cinema che cercava i jump cut, fatto con la camera a mano, fatto con attori, attorini, non attori. Insomma, la vague più avanzata della Nouvelle Vague».

BERTOLUCCI 1BERTOLUCCI 1
Ma il vero primo incontro tra Bertolucci e Godard avviene quattro anni dopo, nel 1964. «Prima della rivoluzione è alla Semaine de la Critique a Cannes, sono sul palco con Adriana Asti per rispondere a qualche domanda. Improvvisamente sale sorridendo Jean-Luc Godard - fino a quel momento l' avevo visto solo in fotografia e mi sembrava sempre cupo, a volte mefistofelico - e dice che il film è bellissimo, e che tutti dovevano vederlo. Mi tremavano le gambe. Fu una specie di iniziazione».

I due registi si troveranno di nuovo faccia a faccia pochi anni dopo. «Non mi ricordo bene dove e quando» continua Bertolucci, «forse a un festival a Londra. Lo incontro e gli vomito addosso. Non posso pensare che fosse solo l' emozione. So che ci siamo ritrovati al gabinetto di un grande albergo a pulirci i vestiti puzzolenti. Così è andato il nostro secondo incontro».

I due registi si rivedranno in Francia, intorno al 1967. «Ero andato a stare un po' a Parigi perché ai Cahiers du cinéma piaceva molto Prima della rivoluzione che in Italia non era stato apprezzato. In Francia mi sentivo più accolto, avevano anche deciso di distribuire il film, e rimase a lungo in un cinema del Quartier Latin. Mentre sono a Parigi comincio a frequentare Jean-Luc. Mi ricordo che un giorno lui e Anne Wiazemsky, si erano appena sposati, mi sono venuti a prendere all' aeroporto di Orly e, tornando in città, hanno abbassato i finestrini e ai semafori rossi urlano agli altri automobilisti: "Vive! Vive Prima della rivoluzione!" Insomma, ancora una volta, chi ci capisce nulla».
BERTOLUCCI DE NIROBERTOLUCCI DE NIRO

In Un an après, il libro da cui Hazanavicius ha tratto il suo Le Redoutable, Anne Wiazemsky racconta un altro episodio su Godard e Bertolucci. È il 1968, questa volta i due registi sono a cena fuori a Roma. Durante una discussione politica particolarmente animata Godard s' infuria e va via. Parecchi minuti dopo torna e rivolto a Bertolucci dice: «Mi aspettavo che mi venissi a cercare».

«In realtà» ricorda ora Bertolucci «sono andato a cercarlo. Lo trovo fuori dal ristorante, in mezzo ai taxi, sotto la pioggia, che mi dice: "È mezz' ora che aspetto che tu venga a cercarmi". Sempre in quei giorni gli avevo fatto vedere Partner e lui alla fine aveva detto: "È già finito? Lo guarderei ancora per delle ore".

Era stato bello sentirglielo dire, ma politicamente non andavamo più d' accordo. Nel 1969 mi sono iscritto al Pci e per me è stata una separazione». Arriviamo al 1971, di nuovo a Parigi, dove accade il citato episodio del Conformista. Nel film indirizzo e numero di telefono del professore antifascista assassinato sono reali e sono quelli di Godard.
BERTOLUCCI PASOLINI E FRANCO CITTIBERTOLUCCI PASOLINI E FRANCO CITTI

E il personaggio interpretato da Dominique Sanda, la moglie del professore, avrebbe dovuto interpretarlo Anne Wiazemsky. Racconta Bertolucci: «Esce Il conformista a Parigi e io chiamo Jean-Luc e lo invito a vedere il film. Lui mi dice di sì. Mi dà appuntamento a fine proiezione, a mezzanotte al drugstore Saint-Germain. Era inverno, pioveva, passavano tutti questi giovani francesi con impermeabili Burberry e grandi ombrelli.

Jean-Luc arriva, non mi dice niente, ha una sigaretta tra le labbra, mi passa un pezzo di carta e se ne va. Apro il foglio e c' era un ritratto di Mao, un bel testone di Mao, con su scritto, col pennarello rosso come abbiamo visto in tutti i suoi film di quell' epoca: Il faut lutter contre l' égoïsme et l' individualisme!, bisogna lottare contro l' individualismo e l' egoismo. Con molta rabbia ho strappato in mille pezzi quel foglio e l' ho buttato». Poco dopo Bertolucci dice che sì, la separazione dal regista francese per lui è stata amara, ma che «la grandezza di Godard è sempre lì», sopravvissuta a tutto.

il disprezzo godardIL DISPREZZO GODARD 
Sono già fuori dalla porta di casa. Bertolucci mi chiama e mi dice di tornare indietro. Si è ricordato un altro aneddoto su Godard. «Uno romantico» sorride. «Ponza, 1967. Con Mapi, all' epoca la mia compagna, andiamo a trovare Alberto Moravia e Dacia Maraini che sono all' hotel Chiaia di Luna battendo furiosamente sulle loro macchine da scrivere. Sull' aliscafo incontriamo Michelangelo Antonioni con una sua amica inglese. La sera siamo tutti insieme a cena, e a un certo punto la conversazione arriva su Godard. Michelangelo non dice nulla, a Moravia piace, ma con molti dubbi, legati anche al film che Jean-Luc aveva fatto dal suo romanzo Il disprezzo. E invece questa ragazza inglese, Clare, mi guarda, ci guardiamo negli occhi, e tutti e due siamo pazzi di Godard. L' ho rivista dopo cinque o sei anni. Da allora viviamo insieme. Godard, forse, è stato la scintilla che ha acceso un amore così duraturo». 
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