yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Il cerchio intorno alla famiglia Seferovic si stringe sempre di più. Dopo l’arresto di Serif a Torino, gli investigatori della Squadra Mobile di Roma, coordinati dai pm Pierfilippo Laviani e Antonino Di Maio, stanno cercando di ricostruire tutto su quella tragica notte del 10 maggio quando a Centocelle persero la vita nell’incendio del loro camper le tre sorelle Elisabeth, Francesca e Angelica Halilovic. .....

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sabato 3 giugno 2017

Il cerchio intorno alla famiglia Seferovic si stringe sempre di più. Dopo l’arresto di Serif a Torino, gli investigatori della Squadra Mobile di Roma, coordinati dai pm Pierfilippo Laviani e Antonino Di Maio, stanno cercando di ricostruire tutto su quella tragica notte del 10 maggio quando a Centocelle persero la vita nell’incendio del loro camper le tre sorelle Elisabeth, Francesca e Angelica Halilovic. .....

ANSA
Serif Seferovic era stato condannato per lo scippo alla studentessa cinese Zhang Yao, travolta da un treno mentre cercava di recuperare la borsa che le era stata appena rubata. Accanto il ricordo delle tre sorelle morte nel rogo di un camper a Roma


Il cerchio intorno alla famiglia Seferovic si stringe sempre di più. Dopo l’arresto di Serif a Torino, gli investigatori della Squadra Mobile di Roma, coordinati dai pm Pierfilippo Laviani e Antonino Di Maio, stanno cercando di ricostruire tutto su quella tragica notte del 10 maggio quando a Centocelle persero la vita nell’incendio del loro camper le tre sorelle Elisabeth, Francesca e Angelica Halilovic.  

Gli inquirenti hanno un movente per il rogo: la vendetta contro Romano Halilovic, il padre delle vittime, con il quale gli altri rom erano in contrasto da tempo per la spartizione di soldi e gioielli provento di estorsioni e rapine. L’ipotesi investigativa - sulla quale procedono gli accertamenti - è che mentre Serif Seferovic gettava la molotov sul camper, un suo fratello fosse alla guida del furgone con il quale i due rom raggiunsero il parcheggio del supermercato di via della Primavera. Sul luogo della strage ci sono ancora i mazzi di fiori con i quali la gente di Centocelle ha voluto esprimere dolore per la morte di una ragazza e due bambine e lo sdegno verso quanti, nelle ore successive all’incendio, avevano scritto su Facebook: tre ladre rom in meno. Ma subito le indagini si erano orientate verso l’ipotesi di un regolamento di conti all’interno della comunità nomade, abbandonando l’altra pista che le deliranti affermazioni sul web potevano suggerire: l’intolleranza razziale, che in effetti nella zona era palpabile a causa dei continui furti subiti nei condomini e dell’attività di rovistaggio compiuta dai rom nei cassonetti dell’immondizia. 

Da parte sua Serif, oggi detenuto nel carcere di Torino con le accuse di omicidio plurimo, tentato omicidio e incendio doloso, si difende: «Io non c’entro nulla con questa vicenda, in quei giorni non mi trovavo neanche a Roma. Non capisco perché mi vogliono tirare in ballo in questa vicenda, ma non c’entro». Una difesa condivisa dal padre che ha dichiarato: «Quella notte abbiamo dormito in una area di parcheggio nella zona di Prati Fiscali, eravamo una quarantina di persone. Mio figlio era con me: non è stato lui». «Sicuramente in quella zona ci sono delle telecamere che potrebbero confermare la presenza della famiglia Seferovic», sostiene l’avvocato Gianluca Nicolini che fa trapelare anche un episodio che potrebbe forse scagionare l’accusato: quella notte Serif sarebbe stato fermato da una pattuglia insieme ai suoi familiari in tutt’altra zona: a Prati Fiscali, appunto.  

Lo stesso penalista era riuscito a tirare Serif fuori dai guai dopo lo scippo alla studentessa cinese Zhang Yao, uccisa da un treno mentre inseguiva il rom e i suoi complici. Un delitto che portò a Serif la mite condanna a due anni, grazie allo sconto di pena. In quell’occasione Serif trascorse 20 giorni in carcere, prima che Nicolini spuntasse per lui i domiciliari e la pena di due anni con lo sconto. Ed è proprio al legale che l’11 maggio scorso, l’indiziato assicurò al telefono: «Non sono stato io», riferendosi al rogo di Centocelle. Dovrà ripeterlo lunedì al gip di Torino che lo interrogherà per la convalida del fermo. Il giorno dopo, accertamenti tecnici irripetibili con il prelievo di un campione biologico: la procura di Roma è certa che le impronte di cui dispone siano quelle di Serif Seferovic.  


di Edoardo Izzo per "lastampa.it"

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