yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: Milano, spaccio di droga e poi rapine: la movida di corso Como sotto scacco - Raffica di arresti e rimpatri. Dodici le persone finite in manette da aprile ad oggi. Rete di 120 fotosegnalati dalla polizia per spaccio di droga e violenze fuori dai locali notturni. Giovani sbandati, in gran parte irregolari

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domenica 25 giugno 2017

Milano, spaccio di droga e poi rapine: la movida di corso Como sotto scacco - Raffica di arresti e rimpatri. Dodici le persone finite in manette da aprile ad oggi. Rete di 120 fotosegnalati dalla polizia per spaccio di droga e violenze fuori dai locali notturni. Giovani sbandati, in gran parte irregolari

«Hashish», «coca», «hashish», «coca», «coca», «hashish», «coca», «hashish»... roba acquistata prima d’entrare per ballare oppure di sostare ai tavolini a bere è robaccia, tagliata male e peggio mischiata, trasformata in un prodotto che spesso sfugge perfino alle prime «ricostruzioni» degli esami di laboratorio. Non sono esperimenti di scienziati ma espedienti per abbassare i prezzi, vendere di più e (in linea teorica) guadagnare meglio. Gli spacciatori sono giovani d’età, di frequente sono irregolari, a volte vengono «graziati» dalla nostra giustizia che invece di spedirli in prigione magari li rimanda in libertà cosicché ricominciano il giorno dopo, la droga e corso Como, i soliti affari e il solito cinema. Che ha una prima fase di sera, con la vendita delle dosi, e una seconda all’alba, quando alla gente non interessa più comperare, versa in condizioni di totale disfacimento fisico e mentale, è poco attenta, poco vigile e poco reattiva, viene accerchiata e derubata, a volte picchiata se prova a opporsi, e vai a trovare, nei passanti ugualmente in condizioni per niente lucide, qualcuno che dia una mano o almeno lanci l’allarme. La preferenza dei predoni non è per i portafogli ma per gli iPhone, che rivenduti consentono anche 200 euro di introito, e in generale per tutto quanto di valore viene indossato. Come la catenina d’oro strappata a uno svizzero subito fuori dal «Tocqueville» mentre camminava verso la macchina parcheggiata. In manette due marocchini, individuati nella folla e braccati.

La strategia
Era il 15 aprile. Una data non qualunque ma decisiva: aiuta a capire la strategia messa in atto dalle forze dell’ordine in corso Como. Qui non dobbiamo parlare d’una missione speciale e unica che vuole eliminare il traffico di sostanze stupefacenti da Milano. Chi lavora sul territorio, di solito, è realista e non prigioniero di fantasie. Ecco, c’è da rimarcare il quotidiano, «concreto» impegno di bravi investigatori e delle loro truppe, concentrati su un obiettivo e determinati a risolvere il risolvibile. Gli esempi, in città, non mancano: si può pensare al martellamento, anni fa, su viale Monza, ugualmente assediata dagli spacciatori e ripulita; e per stare nella contemporaneità, un esempio arriva dalla situazione del «bosco» della droga, vasta area compresa tra Rogoredo e Corvetto. Qualcuno obietterà: è da ottobre che fanno retate e ci sono ancora le code di tossici. D’accordo, però i venditori di droga, proprio a causa dei controlli, hanno dovuto abbandonare alcune zone, si sono spostati e stanno incontrando «difficoltà». A furia di insistere, se davvero si vorrà insistere, magari se ne andranno. In corso Como, abbiamo detto, gli spacciatori per intanto non lasciano nonostante la chiusura delle principali discoteche. La ruota dei balordi, dei perditempo, dei ragazzi che scelgono la delinquenza per campare, gira per l’eternità: però i colpi subìti sono di indubbia portata, il questore Marcello Cardona vuole insistere su questa linea, e più avanti, dopo l’estate, potrebbe essere l’occasione per un aggiornamento sui risultati. Tra i maggiori protagonisti delle attività di prevenzione e contrasto ci sono gli agenti del commissariato Garibaldi Venezia (diretto da Massimo Cataldi), che ha assemblato un album fotosegnaletico specifico su corso Como: ospita i volti di 120 persone. I 120 piccoli ras. I 120 pusher e rapinatori. I 120 che compongono una «rete» di dosi, minacce e agguati.
I giardinetti e le fughe
Ancora oggi incontrate gli spacciatori a ridosso dei giardinetti intitolati alla giornalista russa Anna Politkovskaja. I venditori alternano fulminee «riunioni» (con il probabile scopo di scambiare denaro e sostanze) nel semi-buio della zona verde agli «appostamenti» in corso Como per agganciare i clienti. Altri stazionano all’inizio della strada, subito dopo piazza XXV Aprile; altri «spingono» per completare la consegna delle dosi sul «retro», via Alessio di Tocqueville, via Bonnet, via de Cristoforis, aree più «appartate». Vale, per tutti quanti, l’accortezza di tenersi addosso il minor quantitativo possibile di droga così da farla «risultare» per uso personale. In corso Como lavorano con profitto anche i carabinieri (di compagnie, stazioni, nucleo radiomobile, 10 gli arresti eseguiti dal primo aprile) e la tattica è identica, nonché obbligata: operare in borghese, individuare gli obiettivi, monitorarli, attendere anche per lungo tempo, intervenire in flagranza di reato oppure quando si ha la ragionevole certezza che il sospetto sia «carico» di stupefacente. Così è avvenuto il 13 maggio: il commissariato Garibaldi-Venezia, che s’avvale del prezioso contributo delle «volanti» dell’Ufficio prevenzione generale, ha arrestato un ragazzo del Gambia con 22 grammi di hashish; oppure il 2 giugno: un altro gambiano con 11 grammi sempre di hashish. 
Il «controllo»
La stragrande maggioranza dei 120 fotosegnalati è di nazionalità straniera (nei successivi provvedimenti della Questura c’è stata un’impennata di rimpatri). Ma non mancano gli italiani che si «buttano». In due, il 22 aprile, erano stati catturati per il furto di un cellulare all’interno del «Blenderino». Banale ma fruttifero lo stratagemma: uno aveva distratto la vittima e l’altro gli aveva sottratto il cellulare. Immediata la richiesta di soccorso: inseguimento e lieto fine (per la polizia). Da queste parti «passano» anche gli investigatori della squadra Mobile, impegnati sul doppio binario delle «grosse prede» e dei balordi di strada. Da inizio primavera, la Mobile ha compiuto 12 arresti (più 6 denunciati) nuovamente per storie di droga. È parere di numerosi operatori della sicurezza milanese che certe notti in corso Como s’è davvero rischiato il morto ammazzato. Sia per la ferocia utilizzata dai balordi nelle aggressioni, sia per il rischio di uno scontro tra bande per l’egemonia sul «territorio». In ogni indagine sulle sostanze stupefacenti, il fine ultimo è la scalata delle «gerarchie» per individuare l’origine dell’«importazione» e i fornitori, i centri di deposito e i capi-branco che «delegano» lo spaccio. Gli investigatori raccontano che come i nordafricani arrestati e interrogati sono poi coriacei nel non confessare nulla, così succede con i centro-africani. Tacciono e confidano in un «colpo di fortuna» o di «clemenza», confidano sul fatto che sono irregolari in Italia da anni e ogni volta è andata bene, confidano sui mille alias e i documenti contraffatti,confidano sull’onnipotente legge del mercato: alla fine, fuori dalle discoteche e dunque soprattutto in corso Como, di spacciatori c’è perenne richiesta, bisogno, «fame».


di Andrea Galli per "corrieredellasera.it"

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