yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: agosto 2017

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mercoledì 16 agosto 2017

1. Lo stragista di Manchester. E dietro di lui una scala gerarchica di reclutatori, attivatori, istruttori all’uso di esplosivi, capicolonna e ideologi-predicatori del terrorismo jihadista. Capaci di trasmettere ordini di morte che passano anche dall’Italia. - 2. Sono queste scoperte investigative a spiegare, tra l’altro, perché due procuratori federali americani, con una squadra di agenti speciali dell’Fbi, a metà luglio sono piombati in Italia a interrogare un ragazzo di 28 anni, arrestato a Torino, per chiedergli tutto quello che sa sugli organizzatori della strage di Manchester. Una tra le più impressionanti carneficine rivendicate dall’Isis in Occidente: 22 morti e 116 feriti .........

Lo stragista di Manchester. E dietro di lui una scala gerarchica di reclutatori, attivatori, istruttori all’uso di esplosivi, capicolonna e ideologi-predicatori del terrorismo jihadista. Capaci di trasmettere ordini di morte che passano anche dall’Italia.

Le indagini internazionali sui più sanguinosi attentati dell’Isis stanno cominciando a decifrare come funziona e da quali ingranaggi è composta la macchina dello stragismo globale, in grado di mettere in moto singoli terroristi dal Medioriente al Nordafrica, dall’Europa agli Stati Uniti. Sono inchieste che scottano, di cui si conoscono solo i primi risultati. Che fotografano una rete del terrore in grado di fare sistema: non lupi solitari, non attentatori improvvisati e scollegati, ma un branco di potenzali kamikaze nascosti in tutto l’Occidente, pronti ad essere attivati a distanza.

Sono queste scoperte investigative a spiegare, tra l’altro, perché due procuratori federali americani, con una squadra di agenti speciali dell’Fbi, a metà luglio sono piombati in Italia a interrogare un ragazzo di 28 anni, arrestato a Torino, per chiedergli tutto quello che sa sugli organizzatori della strage di Manchester. Una tra le più impressionanti carneficine rivendicate dall’Isis in Occidente: 22 morti e 116 feriti con un ordigno fatto esplodere da un kamikaze inglese, il 22 maggio scorso, tra la folla di adolescenti all’uscita dal concerto di una famosa cantante.

IL TORINESE, L'AMERIKANO E L'UOMO BOMBA

Mouner El Aoual, detto Mido, nato in Marocco 28 anni fa, entrato in Italia nel 2008 senza permesso, accolto e allevato da un’ignara pensionata di Torino, è in carcere da quattro mesi come presunto sostenitore e progandista del cosiddetto Stato islamico. L’inchiesta su Mido è nata da un’intercettazione trasmessa nel 2016 dagli Stati Uniti. I poliziotti americani hanno scoperto che quel ragazzo italo-marocchino, all’insaputa di tutti gli amici e familiari, ha gestito per mesi un canale di comunicazione dell’Isis: una linea anonima e riservatissima, utilizzata per reclutare su Internet e radicalizzare migliaia di jihadisti. E per organizzare attentati.

Al centro delle indagini americane c’è un texano misterioso: si chiama Said Azzam Mohamad Rahim, discende da una famiglia giordana, ma è nato e cresciuto negli Stati Uniti. Un insospettabile cittadino americano, incriminato nel marzo scorso dalla procura di Dallas come presunto arruolatore dell’Isis. A Torino, mentre interrogavano Mido, gli stessi inquirenti americani hanno rivelato che quel jihadista texano oggi è sospettato di essere «uno degli organizzatori della strage di Manchester».

Le prove sono ancora segrete. Ma l’atto d’accusa già formalizzato a Dallas riporta una delle intercettazioni che lo chiamano in causa. È il 28 agosto 2016. La strage di Manchester è ancora lontana. Rahim apre una conversazione privata sul canale di messaggistica Zello. Solo cinque persone sono autorizzate a intervenire. Mido è uno di loro, ma resta sempre zitto. Il primo a parlare è un predicatore, chiamato con reverenza “sceicco”, che viene consultato perché abilitato a dettare la linea dell’Isis. Un giovane in linea ha urgenza di interromperlo e se ne scusa: «Sceicco, io abito a Manchester, in Gran Bretagna. Vivo tra non-musulmani, con loro ho trovato lavoro. È permesso ucciderli? È lecito ucciderli con una bomba?».

Lo sceicco che parla a nome dell’Isis, verosimilmente dalla Siria, risponde con una frase estrapolata dal Corano: «Combatti i pagani tutti insieme». È il via libera religioso: la legittimazione di una strage. A questo punto interviene Rahim “l’amerikano”, con una lunga esortazione alla violenza che culmina con queste parole: «Che Dio ti benedica. Mi rivolgo al ragazzo di Manchester: ok, uccidili! Non mostrare pietà per i civili: vai e uccidi!».
Il texano, come lo stesso Mido in altre conversazioni con jihadisti che stanno combattendo in Siria, ripete più volte il famigerato proclama dello “sceicco” siriano Mohamed Al Adnani, portavoce e portaordini del califfo iracheno Abu Bakr Al Bagdadi, che autorizza i seguaci dell’Isis a uccidere civili in Occidente con ogni mezzo.

L’atto d’accusa americano trascrive testualmente il comizio su Internet diffuso da Al Adnani il 21 settembre 2014, per mostrare che il jihadista texano usa le stesse parole: «Uccidete gli infedeli americani ed europei, compresi i cittadini dei paesi che sono entrati nella coalizione contro l’Isis. Uccideteli con ogni mezzo: spaccategli la testa, squartateli con un coltello, travolgeteli con la vostra auto, soffocateli, avvelenateli...». Al Adnani è stato ucciso il 30 agosto 2016 da un drone americano. Ma il suo ordine di morte continua a riprodursi su Internet.

Nel dialogo intercettato su Zello nessuno pronuncia il nome dell’aspirante terrorista inglese e tantomeno dello sceicco che lo manovra. Però si parla già di Manchester e di bomba. E gli inquirenti americani oggi si mostrano convinti che Mido, tuttora detenuto in Italia, possa custodire informazioni importanti su quella strage. Non come complice, ma come testimone: uno dei pochi che hanno potuto ascoltare in diretta le comunicazioni dell’Isis che pianificano gli attentati. Nell’interrogatorio a Torino, i magistrati statunitensi davano per certo il collegamento con la strage, ma non hanno chiarito se a ricevere dal texano e dallo sceicco l’ordine di uccidere fosse proprio l’esecutore dell’eccidio, Salman Abedi, 23 anni, nato a Manchester da genitori libici, o un altro terrorista della sua cellula. Di certo la caccia ai complici e ai mandanti ora porta in Libia, un paese nel caos che ha mille legami con l’Italia.

MAPPA: LA RETE DEL TERRORE  


TERRORE DALLA LIBIA
Il terrorista di Manchester, Salman Abedi, non era un lupo solitario. Per la strage al concerto, in Libia sono già stati arrestati suo padre Ramadan e suo fratello Hashem, che secondo le autorità di Tripoli ha confessato. Le indagini inglesi confermano che l’attentato era in preparazione da almeno un anno: Salman aveva aperto nel maggio 2016 un conto bancario, poi utilizzato solo per comprare il materiale per la bomba. Dunque il 28 agosto, quando viene intercettato il dialogo su Zello, la cellula terroristica è già attiva e cerca solo l’imprimatur dell’Isis.

Gli inquirenti americani continuano per mesi a intercettare quel canale di Internet, utilizzato (a diversi livelli di segretezza) da oltre diecimila aspiranti jihadisti, tutti protetti da profili anonimi. Il 16 dicembre 2016 Rahim, da Dallas, parla di «fratelli di fede che vivono in Turchia». Dice che devono giurare obbedienza all’Isis e colpire non solo i governanti, ma «anche i cittadini, in località turistiche, porti o night club...». La notte di Capodanno, a Istanbul, un terorrista kirghizo, che dopo l’arresto confesserà l’affiliazione all’Isis, uccide 39 innocenti in un night club, soprattutto turisti stranieri. A quel punto a Dallas scatta l’allarme rosso. Rahim è troppo pericoloso, le sue comunicazioni vanno interrotte d’urgenza. All’alba del 5 gennaio i poliziotti dell’Fbi lo perquisiscono e gli sequestrano tutti i computer , telefonini e archivi informatici. A caldo il texano nega tutto. Ma l’analisi dei computer lo inchioda. E due mesi dopo viene arrestato mentre cerca di partire in aereo per la Giordania, secondo l’accusa per entrare nel Califfato siriano-iracheno.

Le intercettazioni dell’Fbi, con le spaventose successioni temporali tra presunte autorizzazioni ed effettive esecuzioni di almeno due stragi, vengono trasmesse in Gran Bretagna, Turchia e in altri Paesi. Ma fotografano solo l’ultimo anello della catena del terrore: il presunto via libera agli esecutori. Sopra, c’è molto di peggio.
Il terrorista di Manchester ha usato un ordigno fatto in casa, come succede in gran parte degli attentati jihadisti, ma il suo non era rudimentale, bensì preparato con tecniche da militari professionisti. Acquisite all’estero, in un covo jihadista: secondo le indagini, in Libia.

Le date del complotto sono eloquenti. Salman raggiunge il padre e il fratello in Libia a fine aprile. Il 17 maggio riparte in aereo per Manchester, dove il 22 si fa esplodere tra gli adolescenti al concerto, dopo aver fatto un bonifico e un’ultima telefonata al fratello Hashem, arrestato l’indomani, che ammette anche l’affiliazione all’Isis. Due giorni dopo finisce in carcere il padre, che nega tutto.

In quel viaggio cruciale in Libia, come ha rivelato il New York Times, il terrorista di Manchester ha incontrato diversi soggetti «operativi» dell’Isis. Contatti ed incontri avvenuti a Tripoli e nell’area di Sabrata. In questa località costiera, famosa per i resti di un’antica città romana, una brigata dell’Isis ha allestito una serie di campi di addestramento per jihadisti, descritti dagli esperti come vere «fabbriche del terrore», che ricordano le vecchie basi afghane di Al Qaeda. Da qui, da questi covi affacciati sulle spiagge di fronte all’Italia, sono passati molti esecutori degli attentati più efferati di questi anni.

LA BRIGATA DELLE STRAGI
Il più pericoloso campo-scuola per terroristi viene aperto circa tre anni fa proprio a Sabrata da una speciale colonna di guerrieri dell’Isis. Sono jihadisti di lungo corso, i capi hanno combattuto in Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Algeria o Iraq quando l’Isis non esisteva ancora. Scoppiata la guerra in Siria, una brigata di libici, chiamata Battar, si unisce ai miliziani del Califfato nero e si fa conoscere per ferocia e capacità belliche, tanto da guidare le truppe d’assalto dell’Isis, che la usa come squadrone della morte. Nel 2014 gli strateghi del Califfato, per evitare conflitti di potere, decidono di smantellare le brigate reclutate su base nazionale: quindi anche i libici devono arruolare stranieri. Nella brigata Battar entrano soprattutto jihadisti francofoni: tunisini, marocchini, francesi e belgi. Sono i veterani libici a trasformare in una macchina da guerra, tra molti altri, il giovane cittadino belga Abdelhamid Abbaoud, poi diventato il capo della cellula degli stragisti di Bruxelles e Parigi, dove è stato ucciso dalla polizia francese.

Tra il 2014 e il 2015, quando il Califfato è al massimo della potenza territoriale in Siria e Iraq, la brigata Battar, ormai diventata internazionale, rientra in Libia. E nei dintorni di Sabrata crea un campo militare con istruttori che insegnano a fabbricare bombe e cinture esplosive, attaccare luoghi pubblici, sequestrare ostaggi, organizzare attentati, come confermano numerosi jihadisti arrestati in Libia e Tunisia. Da quella fabbrica libica del terrore, secondo le autorità tunisine, sono usciti anche i terroristi della strage al Museo del Bardo (dove sono morti quattro turisti italiani) e della carneficina di bagnanti sulla spiaggia di Soussa.

Il primo covo dell’Isis a Sabrata è stato distrutto un anno fa da un bombardamento aereo autorizzato dal presidente americano Obama. Decine di jihadisti sono morti, ma molti altri si sono dispersi e hanno aperto nuove basi nelle impervie montagne dell’entroterra. Da dove continuano a reclutare e addestrare jihadisti anche occidentali. Come lo stragista di Manchester.

A collegare Sabrata all’Italia non è solo la vicinanza geografica e storica. Nella brigata Battar sono entrati anche jihadisti che hanno abitato per anni nel nostro Paese, dove sono stati arrestati e condannati per terrorismo internazionale. Il loro ruolo è stato ricostruito dalla polizia e dalla procura antiterrorismo di Milano con mesi di intercettazioni preventive (quelle che non servono a fare processi per reati passati, ma a evitare attentati futuri). Questi jihadisti di casa nostra, dopo aver scontato la pena, vengono espulsi dall’Italia e tornano in patria. Sono quasi tutti tunisini. Dopo la rivolta che abbatte la dittatura, tornano in libertà con l’amnistia generale. Poi almeno undici di questi jihadisti già detenuti in Italia entrano in Ansar Al Sharia, il gruppo ultraintegralista che nel 2012 passa al terrorismo. Il loro “emiro”, Seifallah Ben Hassine, già predicatore salafita a Londra, viene poi ucciso da un drone americano. Intanto l’ala militare del gruppo tunisino parte per la nuova guerra santa, prima in Siria, poi in Libia. Nell’Isis, in particolare, sono entrati almeno sei jihadisti made in Italy: un libico e cinque tunisini.

L’Espresso ha raccontato le loro storie già nell’agosto 2014. Il più famoso, Moez Fezzani, è stato arrestato nei mesi scorsi in Sudan e ora è detenuto in Tunisia. Secondo le indagini milanesi, era diventato uno dei boss della brigata Battar a Sabrata. Quella della base per le stragi.

ANCHE L'ITALIA NEL MIRINO
Anis Amri è il terrorista della strage di Berlino (12 vittime, tra cui un’italiana) che è stato ucciso a Sesto San Giovanni in una sparatoria con la nostra polizia. Il 19 dicembre 2016, pochi minuti prima di rubare il camion con cui si è scagliato sulla folla al mercatino di Natale, ha fatto l’ultima telefonata a un cellulare localizzato in Libia. E mentre preparava l’attentato, secondo le indagini tedesche, ha contattato più volte lo stesso numero libico. Quindi anche il terrorista di Berlino, definito dall’Isis «un nostro soldato», è stato messo in moto dalla Libia, non dalla Siria. In Italia era soltanto in fuga: non risulta che avesse complici. Però girava armato, con un cellulare vuoto.

La strategia terroristica che minaccia anche l’Italia è ben descritta, nelle sue linee generali, da una conversazione su Internet attivata proprio da Mido, il 28enne arrestato in aprile a Torino. È questa intercettazione, definita «allarmante» dai nostri giudici, che ha fatto partire l’inchiesta italiana. Il 25 febbraio 2016 il ragazzo di Torino (di cui in quel momento si conosce solo lo pseudonimo su Internet: Ibn Dawla, cioè figlio dell’Islam) parla con il texano di Dallas, a sua volta protetto da uno pseudonimo. Il dialogo è solo riassunto negli atti giudiziari. Mido chiede all’americano dell’Isis se, invece di andare a combattere in Siria, è possibile «fare qualcosa in Italia», se «è arrivato il momento». «Mi servirebbero altri tre uomini», precisa Mido, perchè così avrebbero «la potenza di 15 persone». La sua idea è di «attaccare con i coltelli». La risposta del texano non è trascritta. Ma il senso del dialogo resta chiaro.

L’Isis, con la sua eccezionale capacità di reclutamento su Internet, ha migliaia di affiliati anche in Ocidente. In questa situazione, per organizzare una strage, basta collegare un circuito: uno sceicco che legittima, un attivatore insospettabile, un istruttore per eventuali attacchi con armi o esplosivi. E un canale sicuro per comunicare con una cellula o con un qualsiasi fanatico pronto a immolarsi.

Nei primi interogatori dopo l’arresto Mido ha negato di aver mai progettato attentati in Italia. Ma ha confermato di aver parlato più volte con il jihadista texano, che lo aveva impressionato per la sua capacità «pazzesca» di reclutare e attivare jihadisti. Agli inquirenti americani, Mido ha spiegato che gli strateghi dell’Isis sostengono di essere ancora nella prima fase della loro guerra cosmica: «I primi nemici da eliminare sono i falsi sunniti e gli sciiti, per unire tutti i musulmani sotto il Califfato. La vera guerra all’Occidente deve ancora cominciare».

Il suo avvocato, Francesco Furnari, assicura che il ragazzo, radicalizzatosi molto in fretta, sta prendendo le distanze dall’Isis con altrettanta rapidità, tanto che ora promette di «collaborare con la giustizia». Se queste parole verranno confermata dai fatti, il suo ruolo chiave nelle comunicazioni segrete tra terroristi potrebbe farne il primo pentito italiano dell’Isis.


di Paolo Biondani e Alessandro Cicognani per "l'espresso.it"

The head of the Libyan National Army, Field Marshal Khalifa Haftar, has told RT he is seeking Moscow’s support in lifting the “unfair” UN arms embargo in order to procure Russian weaponry to battle terrorism, human trafficking and to fully restore Libya’s sovereignty and statehood......


‘We won’t surrender an inch of our land’: Marshal Haftar to RT on Libya’s statehood & arms embargo


The head of the Libyan National Army, Field Marshal Khalifa Haftar, has told RT he is seeking Moscow’s support in lifting the “unfair” UN arms embargo in order to procure Russian weaponry to battle terrorism, human trafficking and to fully restore Libya’s sovereignty and statehood.
In February 2011, in the wake of the Western-backed uprising against longtime Libyan leader Colonel Muammar Gaddafi, the UN Security Council imposed an arms embargo, prohibiting the supply of arms and military equipment to and from the North African country.
Following the fall and assassination of Gaddafi, varying factions have been striving to control the remnants of what's left of Libya. However, only the internationally-recognized Tripoli-based Government of the National Accord (GNA) can receive weapon supplies and only upon the approval of a UN Security Council committee.
Haftar commands the self-styled National Libyan Army, which is the main force on the ground allied with the Tobruk-based government that controls large territories in the east and south of Libya which has, so far, refused to endorse the UN-backed unity government. It therefore remains under the arms embargo and lacks supplies to engage pockets of terrorists who still ravage parts of the country.
During the Libyan strongman’s third visit to Russia, Haftar once again asked for Moscow’s help in securing military supplies.
“Russia is a global power. It is an influential figure on the international stage. That’s why we asked it to help amend the unfair restrictions against us, related to arms supply to Libya. We’ve voiced our desire honestly, and Russia said that it’ll do its best to help us,” Haftar told RT Arabic in an exclusive interview.
No concrete deals were signed during the visit, but when asked if the he had managed to secure an agreement with Moscow after his meeting with Russian defense minister Sergey Shoigu, Haftar replied that some “progress” has been made.
“I believe that we have agreed on what we need. The Russian side gave a positive response. I think that everything is going well,” Haftar said.
“Russia is trying to find suitable solutions to provide us with everything we need at the right time,” Haftar added.
Moving on to human trafficking and the migrant crisis which has turned war-torn Libya into one of the main transit hubs to Europe, Haftar criticized the EU’s approach, calling it a form of “colonization.” Earlier, Italy’s parliament authorized the country’s navy to carry out missions in Libyan waters to intercept migrant boats and prevent it from reaching European shores. In addition, the EU launched a military operation known as Operation Sophia which focuses on eliminating established smuggling routes in the Mediterranean.
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“They [Europeans] erected a barrier of sorts on the territorial waters borders to return any migrants back to the Libyan shores. It’s certainly an absolutely wrong approach, very strange approach,” Haftar said. “They want to gather all the migrants on Libya’s shore. It’s a migration, after all, it should not be turned into colonization.”
Haftar promised to protect the national sovereignty of Libya if any of the European ships infringe on the country’s maritime borders. At the same time, he stressed that his forces are capable of reducing the flow of refugees, as long as EU is willing to help financially.
Обсудили развитие военно-политической обстановки в Ливии и перспективы межливийского урегулирования http://bit.ly/2w5vD2K   
“We’ve discussed the plan [with EU nations] which focuses on protection of Libyan borders. The plan should prevent any illegal infiltration into Libyan territory. To enact the plan we need some 4,000 people. We’ll train the men, certainly. But technical outfitting the border requires the participation of another side, to say the least,” Haftar told RT, noting that the plan requires investment of an estimated $20 billion over the next two decades.
“We’re not the only transit country. Italy, France, Spain, Greece, for example, are also transit countries for migrants. At the same time, the countries are able to accommodate a number of migrants on their territories. That’s why Europe must participate in providing the Libyan border guards with everything necessary. It’s the Europeans who must be responsible for it.”
Haftar also warned the international community against any military interference in Libya which might result in the further collapse of the already fractured state.
“Maybe someone will say that the Libyan state is weak, and you can break off a piece from Libya. Yes, our state is not strong. But we will not surrender a single inch of our land. We will rather die than live in humiliation on our own land,”Haftar emphasized.

da "rt.com"

VENEZUELA...... Russian Foreign Minister Sergey Lavrov criticized the idea of any intervention, including military, in the Venezuela crisis, saying that the situation in the country must be resolved through peaceful means......

Military intervention in Venezuela crisis is unacceptable – Lavrov


Russian Foreign Minister Sergey Lavrov criticized the idea of any intervention, including military, in the Venezuela crisis, saying that the situation in the country must be resolved through peaceful means.
“We are united in the need to overcome the existing disagreements in the country by peaceful means through a nationwide dialogue as soon as possible, without any external pressure, not to mention the unacceptability of the threats of military intervention in the internal affairs of this country,” Lavrov stated.
The minister added that most Latin American states also condemn the possibility of such actions.
The statement came after a meeting of Lavrov with his Bolivian counterpart Fernando Huanacuni Mamani on Wednesday.
On Friday, US President Donald Trump mentioned the possibility of a “military option” to resolve the crisis.
“Venezuela is a mess. It is very dangerous mess and a very sad situation,” the US leader said, as cited by AFP.
“The people are suffering and they are dying. We have many options for Venezuela including a possible military option if necessary,” Trump said.
Caracas condemned Trump’s statement, with Defense Minister Vladimir Padrino Lopez calling it “craziness.” Venezuelan President Nicolas Maduro also called for nationwide military exercises to fend off a possible “imperialist” invasion.
Washington took a harsh stance against Maduro and other Venezuelan officials following last month’s Constituent Assembly elections, which are considered “illegitimate” by the US.
The US also added eight Venezuelan officials to the sanctions list, which had already included Maduro himself, banning American citizens from doing business with those blacklisted.

da "rt.com"

The US and North Korea must "hit the brakes" and find a peaceful resolution to their ongoing crisis, China's foreign minister said. It comes amid a war of words and mutual strike threats between Washington and Pyongyang......

'Hit the brakes’: China to US & N. Korea as both exchange strike threats


The US and North Korea must "hit the brakes" and find a peaceful resolution to their ongoing crisis, China's foreign minister said. It comes amid a war of words and mutual strike threats between Washington and Pyongyang.
The remarks by Chinese Foreign Minister Wang Yi were made during a Tuesday phone conversation with his Russian counterpart, Sergey Lavrov.
“The most important task for the US and North Korea is to ‘hit the brakes’ on their mutual needling of each other with words and actions, to lower the temperature of the tense situation and prevent an ‘August crisis,’” Wang said during the conversation, according to a statement published on the Chinese Foreign Ministry's website.
He told Lavrov that China and Russia should work together to contain tensions and to not allow anyone to "stir up an incident on their doorstep."
Lavrov echoed Wang's sentiments, telling the Chinese foreign minister that "a resolution of the North Korea nuclear issue by military force is completely unacceptable and the peninsula’s nuclear issue must be peacefully resolved by political and diplomatic methods."
The Russian foreign minister noted during the conversation that tensions between Washington and Pyongyang could rise once again, as the US and South Korea prepare to launch large-scale military drills on August 21.
However, South Korean President Moon Jae-in said on Tuesday that "there will be no war repeated on the Korean peninsula," adding that military action against Pyongyang should be decided by "ourselves and not by anyone else."
Moon said that Seoul would work with Washington to counter security threats, but stressed the need to focus on diplomatic efforts.
Meanwhile, the chairman of the US Joint Chiefs of Staff, Marine Corps Gen. Joseph Dunford, currently in China, met with his Chinese counterpart on Tuesday. No details of the meeting have been released, though AP reported the conversation "touched" on North Korea.
Dunford's visit to China came after he stopped in Seoul to meet with senior South Korean military and political officials, as well as local media.
The top official will also visit Japan, which on Wednesday conducted air maneuvers with US bombers southwest of the Korean Peninsula. The exercises come after Pyongyang threatened to strike the US territory of Guam, stressing that a ballistic missile would fly over three Japanese prefectures.
However, the US also conducted several military drills and air patrols in the region prior to the threat.
Dunford has noted that the US is seeking to resolve tensions with North Korea peacefully, but said that Washington is willing to use the "full range" of its military capabilities. 
US Secretary of State Rex Tillerson echoed that sentiment on Tuesday, telling reporters in Washington that "we continue to be interested in trying to find a way to get to dialogue, but that's up to [North Korean leader Kim Jong-un]." 
That statement followed US President Donald Trump’s warning last week that his country's military was "locked and loaded," and that North Korea would be faced with "fire and fury" if it continued to threaten the United States.
Kim vowed on Tuesday to wait a little longer before hitting Guam, and to watch “[the] stupid conduct of the Yankees,” while urging Washington to refrain from further escalation of the crisis.
However, he said the plan could still go ahead, and threatened to "wring the windpipes of the Yankees and point daggers at their necks" in the event of any further "power demonstration."
On Wednesday, Trump praised the decision to delay the strike plan as “a very wise and well reasoned decision.”

da "rt.com"

MONTENEGRO...... In the first six months 2017., deputies spent 28,117 Euros from the state treasury for the use of official mobile phones, the newspaper Pobjeda learned. The Parliament of Montenegro monthly pays deputies’ phone bills up to 100 Euros, while the vice-presidents and the head of parliament can spend more than that.

In the first six months 2017., deputies spent 28,117 Euros from the state treasury for the use of official mobile phones, the newspaper Pobjeda learned. The Parliament of Montenegro monthly pays deputies’ phone bills up to 100 Euros, while the vice-presidents and the head of parliament can spend more than that. 
“In the period from January 1 to June 30 2017, official mobile phones total costs amounted to 28,117 Euros,” announced the Parliamentary Public Relations and Protocol Department.
The data show that the Vice President of the Assembly, Branimir Gvozdenovic (DPS) used his cell phone the most and spent 1.554 Euros in six months. Dzavid Sabovic (SDP) spent almost third of that sum, 588 Euros. The leader of the DNP and the Democratic Front’s official Milan Knezevic follows with telephone costs amounting to 585 Euros, and President of the URA Dritan Abazovic, with 584 Euros.
DF deputy Predrag Bulatovic spent 567 Euros, Andrija Nikolic and Marta Scepanovic from the DPS 566 Euros each, and Koca Pavlovic (DF) 563 Euros. The Assembly paid for the President of the Administrative Committee Luidj Skrela’s and his colleague from DPS Aleksandra Vukovic’s 556 Euros worth telephone bills, as well as for Slaven Radunovic’s (DF) and Milorad Vuletic’s (DPS) bills amounting to 554 Euros each.
The DF deputy Branka Bosnjak’s phone bills amounted to 552 Euros, and Maja Bakrac’s from the DPS 546 Euros. The Deputy Speaker Genci Nimanbegu and leader of the Movement for Change, Nebojsa Medojevic spent 528 Euros. The phone costs of the DF deputy Budimir Aleksic, amounted to 511 Euros. The DPS deputy Predrag Sekulic spent 508 Euros, Petar Porobic and Zeljko Aprcovic from the DPS 502 Euros, and their colleague Filip Vukovic 493 Euros.
da "cherna.gora.me"

NEBOJSA MEDOJEVIC...... President of the Movement for Changes (PzP), Nebojsa Medojevic, urged lawyers in Montenegro to publicly react and prevent “physical and psychological torture to which are exposed detained officials, members and activists of the Democratic Front”. ....

President of the Movement for Changes (PzP), Nebojsa Medojevic, urged lawyers in Montenegro to publicly react and prevent “physical and psychological torture to which are exposed detained officials, members and activists of the Democratic Front”. 
As he said, the Constitution of Montenegro stipulates that detention is an extreme measure and that it should last as short as possible, only if it is necessary for the unhindered conduct of criminal proceedings.
“Unfortunately, the Chief Special Prosecutor Milivoje Katnic, with help and complicity of the courts, uses the measure with discretion, broadly interpreting legal norms, not as an exceptional measure, but as a key investigative measure to put pressure and to torture suspects. Often, as the sole investigative measure, due to the lack of obtained evidence documenting the merits of suspicion, ” says the first man of the Movement for Change in an open letter.
da "cherna.gora.me"

North Korea’s decision not to follow through on a threat to strike the island of Guam is “very wise,” according to US President Donald Trump, who said such an attack would have been “catastrophic.” .......

Kim Jong-un 'made very wise & well reasoned decision' over Guam - Trump


North Korea’s decision not to follow through on a threat to strike the island of Guam is “very wise,” according to US President Donald Trump, who said such an attack would have been “catastrophic.” 
"The alternative would have been both catastrophic and unacceptable!" Trump tweeted Wednesday morning.
Kim Jong Un of North Korea made a very wise and well reasoned decision. The alternative would have been both catastrophic and unacceptable!
Relations between the two nations deteriorated drastically in recent weeks, culminating in North Korean leader Kim Jong-un claiming he was preparing plans to fire missiles at the US island territory in Micronesia.
North Korea has now, it appears, halted these plans, with its state media reporting that the government is open to defusingthe tension in order to “prevent dangerous military conflict on the Korean Peninsula.”
Trump described the developments as a “well reasoned decision” early Wednesday, after a sustained period of rhetoric from both nations suggested a military conflict was on the cards.
The US president stoked already-hostile relations on August 8, when he said North Korea would be met with “fire and fury”if they made any threats to US security. Days later Trump claimed that if Pyongyang “acts unwisely,” US “military solutions are now fully in place, locked and loaded.”
Earlier this month, sanctions were imposed on North Korea by the United Nations Security Council (UNSC) in response to ballistic missile tests carried out by Pyongyang.
North Korea slammed the sanctions as a “violent violation of our sovereignty” and pledged to carry out “righteous action” in response.

da "rt.com"

Afghan police have discovered mass graves containing the bodies of at least 36 victims of a recent militant attack on a village, officials have said. Provincial government spokesman Zabihullah Amani said on August 16 that one grave in the northern province of Sar-e Pul contained 28 bodies and another held eight.......

Residents on August 16 held funerals for several victims of the raid.



Afghan police have discovered mass graves containing the bodies of at least 36 victims of a recent militant attack on a village, officials have said.
Provincial government spokesman Zabihullah Amani said on August 16 that one grave in the northern province of Sar-e Pul contained 28 bodies and another held eight.
"Most of the victims were beheaded," he said, noting that all were men, except for three boys between the ages of 8 and 15.
A third mass grave had been located in an area under Taliban control, Amani said, adding that security forces were searching for more possible graves.
Residents on August 16 held funerals for several victims of the raid.
The office of the Sari Pul governor said at least 62 people had been confirmed dead in the attack on the Mirzawalang village last week, with the number expected to rise.
Afghanistan's Independent Human Rights Commission said a preliminary probe suggested that militants from the Taliban and Islamic State (IS) militant groups, who are normally bitter enemies, acted together.
The Taliban, however, said it had carried out the attack alone and did not kill any civilians.
IS issued a statement on August 14 claiming it had led the attack and killed about 54 Shi'ite Muslims, a minority group in Afghanistan that has often come under attack from IS.
Based on reporting by Reuters and Tolonews.com

Israeli media are reporting that Iran is building a factory in northwest Syria to manufacture long-range rockets. The reports feature satellite images showing a site under construction in northwest Syria near the Mediterranean coastal town of Baniyas that purportedly could be used to produce and store the weapons.........

Iranian missiles are displayed during a rally marking Al-Quds (Jerusalem) Day in Tehran on June 23.


Israeli media are reporting that Iran is building a factory in northwest Syria to manufacture long-range rockets.
The reports feature satellite images showing a site under construction in northwest Syria near the Mediterranean coastal town of Baniyas that purportedly could be used to produce and store the weapons.
Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu has warned recently that Iran is augmenting its presence in Syria as the six-year civil war there has turned more favorably toward Tehran's ally, Syrian President Bashar al-Assad.
"Our policy is clear: We vehemently oppose the military buildup by Iran and its proxies, primarily Hizballah, in Syria and we will do whatever it takes to protect Israel's security," Netanyahu said in a speech last week.
Iran, which has not officially commented on the Israeli reports, is Israel's avowed enemy and for years has provided Assad with military advisers and militias to wage his civil war.
An Israeli Channel 2 television news report showed images it said were taken by an Israeli satellite showing a weapons-factory construction site and indications that explosives would be stored there.
The report compared images of buildings it said were of a rocket factory near Tehran to structures at the Syrian site, and said there was a strong resemblance between them.
The Times of Israel reported that the missile factory is being built in a bastion of support for the embattled Assad government and could be used for the production and underground storage of Scud missiles capable of striking Israel.
It said dirt berms could be seen around the factory buildings in satellite photos to protect them from attack. It added that the same site can viewed by anyone on Google maps.
The Times said Iran was also helping Hizballah build subterranean factories in Lebanon to make Fateh-110 medium-range missiles that would be able to reach most parts of Israel.
Israeli Defense Minister Avidgor Liberman last month publicly warned Hizballah and Iran against building the weapons factories.
"We are fully aware" of the rocket factories, Liberman told military correspondents at a briefing in Tel Aviv. "We know what needs to be done.... We won't ignore the establishment of Iranian weapons factories in Lebanon."
The alarms raised by Israel about Iran establishing a long-term military presence in Syria and Lebanon have been heeded by the administration of U.S. President Donald Trump, which has said this year it will not accept any peace settlement in Syria that allows Iran to maintain a military presence in the country.
U.S. news reports say Israeli intelligence officials will discuss the situation in Syria and Lebanon with U.S. counterparts in a visit to Washington this week.
With reporting by Reuters, Times of Israel, Israeli Channel 2