yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: 1. È troppo presto per considerare l’Isis fuori dai giochi in Libia. La sconfitta a Sirte dello scorso novembre, quando lo Stato islamico è stato cancellato nella sua capitale libica dopo sei mesi di battaglia, ha bloccato le ambizioni di costruire un nuovo califfato nell’Africa del Nord ma i jihadisti sono riusciti a sopravvivere - 2. L’allarme viene lanciato dal campo di Haftar e dai suoi alleati egiziani, ma è confermato anche da analisti occidentali. Degli almeno 4 mila combattenti a disposizione dei seguaci del califfo Abu Bakr al-Baghdadi a metà del 2016, soltanto duemila sono rimasti a combattere a Sirte, oltre 1500 sono stati uccisi, secondo i dati forniti dalla milizie di Misurata, un centinaio fatti prigionieri. Gli altri si sono defilati prima che l’assedio fosse completato. Si sono ridistribuiti in cinque aree, inaccessibili o prive di un controllo governativo solido. - 3. Le zone più importanti sono quelle al confine con Algeria, Niger e Ciad. Permettono agli islamisti di muoversi attraverso le frontiere, di fatto aperte, e inserirsi «nel traffico di armi, esseri umani, carburante, auto rubate», come ha denunciato un generale di Haftar, Abudllah Nuredin: «In questo modo finanziano le loro attività e preparano spedizioni anche in Egitto», un’altra frontiera che l’uomo forte della Cirenaica ha promesso di sigillare ma senza i mezzi per poterlo fare......

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sabato 5 agosto 2017

1. È troppo presto per considerare l’Isis fuori dai giochi in Libia. La sconfitta a Sirte dello scorso novembre, quando lo Stato islamico è stato cancellato nella sua capitale libica dopo sei mesi di battaglia, ha bloccato le ambizioni di costruire un nuovo califfato nell’Africa del Nord ma i jihadisti sono riusciti a sopravvivere - 2. L’allarme viene lanciato dal campo di Haftar e dai suoi alleati egiziani, ma è confermato anche da analisti occidentali. Degli almeno 4 mila combattenti a disposizione dei seguaci del califfo Abu Bakr al-Baghdadi a metà del 2016, soltanto duemila sono rimasti a combattere a Sirte, oltre 1500 sono stati uccisi, secondo i dati forniti dalla milizie di Misurata, un centinaio fatti prigionieri. Gli altri si sono defilati prima che l’assedio fosse completato. Si sono ridistribuiti in cinque aree, inaccessibili o prive di un controllo governativo solido. - 3. Le zone più importanti sono quelle al confine con Algeria, Niger e Ciad. Permettono agli islamisti di muoversi attraverso le frontiere, di fatto aperte, e inserirsi «nel traffico di armi, esseri umani, carburante, auto rubate», come ha denunciato un generale di Haftar, Abudllah Nuredin: «In questo modo finanziano le loro attività e preparano spedizioni anche in Egitto», un’altra frontiera che l’uomo forte della Cirenaica ha promesso di sigillare ma senza i mezzi per poterlo fare......



REUTERS


È troppo presto per considerare l’Isis fuori dai giochi in Libia. La sconfitta a Sirte dello scorso novembre, quando lo Stato islamico è stato cancellato nella sua capitale libica dopo sei mesi di battaglia, ha bloccato le ambizioni di costruire un nuovo califfato nell’Africa del Nord ma i jihadisti sono riusciti a sopravvivere, a riorganizzarsi nelle zone desertiche e a inserirsi nella guerra fra il generale Khalifa Haftar e i gruppi rivali, islamisti e no, pronti a un altro colpo di mano se la lotta dovesse esaurire le forze dei contendenti. 

L’allarme viene lanciato dal campo di Haftar e dai suoi alleati egiziani, ma è confermato anche da analisti occidentali. Degli almeno 4 mila combattenti a disposizione dei seguaci del califfo Abu Bakr al-Baghdadi a metà del 2016, soltanto duemila sono rimasti a combattere a Sirte, oltre 1500 sono stati uccisi, secondo i dati forniti dalla milizie di Misurata, un centinaio fatti prigionieri. Gli altri si sono defilati prima che l’assedio fosse completato. Si sono ridistribuiti in cinque aree, inaccessibili o prive di un controllo governativo solido. 

Le zone più importanti sono quelle al confine con Algeria, Niger e Ciad. Permettono agli islamisti di muoversi attraverso le frontiere, di fatto aperte, e inserirsi «nel traffico di armi, esseri umani, carburante, auto rubate», come ha denunciato un generale di Haftar, Abudllah Nuredin: «In questo modo finanziano le loro attività e preparano spedizioni anche in Egitto», un’altra frontiera che l’uomo forte della Cirenaica ha promesso di sigillare ma senza i mezzi per poterlo fare. Per questo nelle ultime settimane l’aviazione egiziana ha condotto una mezza dozzina di raid nelle zone di confine. 


Il Cairo è convinto che gli attacchi contro le chiese copte della scorso primavera nel Delta del Nilo siano stati condotti «da gruppi addestrati in Libia». Gli uomini che l’Isis avrebbe a disposizione sono stimati «fra 1000 e 2000» ma lo Stato islamico pesca militanti da formazioni minori, perché è meglio organizzato, disciplinato, e ha più soldi. L’assalto ai convogli di carburanti è una sua specialità e frutta bene, tanto che la compagnia nazionale petrolifera ha sospeso le forniture nel Sud del Paese. 

ZAMZAM WADI  
La valle di Zamzam è il punto di appoggio più vicino alla costa. Si trova a 50 chilometri a Sud di Misurata e a 100 chilometri a Ovest di Sirte. È stata la retrovia dove le forze dell’Isis si sono ritirate durante la battaglia di Sirte. Secondo Claudia Gazzini, analista dell’International Crisis Group, in questa zona i militanti si muovono «in piccoli convogli e lanciano attacchi occasionali», principalmente contro le forze di Misurata e i check-point sulla strada da Sirte alla città costiera. 

L’OASI DI AL-KUFRA  
L’area è al centro degli scontri fra tribù africane dei Tebu e i clan arabi degli Alzway. Gli arabi dominano la città nell’oasi e accusano i Tebu di aver portato traffici e disordini. Il generale Haftar ha inviato due brigate, in realtà poche centinaia di uomini, ma non è riuscito a prendere il controllo di Kufra né a costruire un’alleanza affidabile con uno dei due gruppi. L’Isis mantiene una presenza nelle zone desertiche attorno all’oasi e conduce sporadici attacchi contro le forze di Haftar. 

AL-AWAYNAt  
Il posto di frontiera all’incrocio fra Libia, Algeria e Niger è considerato «l’Eldorado dei trafficanti» e la «centrale dei mercenari». Jihadisti da Ciad, Niger, Camerun si riuniscono qui per essere assoldati sia da gruppi terroristici che da bande criminali bisognose di manodopera. Gli stipendi arrivano a 2000 dollari al mese e sono alimentati dai traffici di armi, petrolio, droga, oro ed esseri umani e dai sequestri. L’Isis non ha una presenza esplicita ma usa la centrale dei mercenari per procurarsi nuovi militanti. 

SABHA  
Il capoluogo del Fezzan è stata la meta scelta dalla maggior parte dei jihadisti fuggiti da Sirte. La città è al centro di un scontro senza vincitori fra la tribù beduina degli Aulad Suleiman, i Tebu e i Tuareg. La contesa è soprattutto sulle rotte dei trafficanti da Algeria, Niger, Ciad, che convergono su Sabha. Nella lotta si è inserito Haftar, che ha conquistato una base aerea a 60 chilometri a Nord della città ma ha subito un duro contrattacco da parte della Terza Forza, una milizia islamica di Misurata. Il governo di Fayez al-Sarraj cerca di estendere la sua influenza attraverso l’alleanza con clan dei Tuareg e anche dei Tebu. L’Isis è impiantato nei wadi, valli, attorno alla città e conta soprattutto sull’appoggio di tribù arabe. 

UBARI  
La città a Sud-Ovest di Sabha è il principale centro di contrabbando di benzina e gasolio. Le gang lo comprano ai prezzi sussidiati dal governo di Tripoli e lo rivendono nei Paesi confinanti con grossi guadagni, fino a dieci volte la cifra pagata. Le gang criminali hanno preso il controllo dell’aerea nel 2015 ma sono in combutta/competizione con i gruppi islamisti. La zona è montagnosa e con valli inaccessibili ed è stata scelta prima da Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), poi dall’Isis, come base per attacchi in tutti in Paesi del Sahel.  


di Giordano Stabile per "lastampa.it"

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