yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: gennaio 2017

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martedì 31 gennaio 2017

La segretaria di Marcello Dell’Utri e l’ex deputato del Pdl Riccardo Migliori. Ma anche ex ufficiali dell’Aeronautica militare. Sono i collaboratori scelti da Andrea Pardi per la sua Società Italiana Elicotteri. Persone assunte soprattutto per i “prestigiosi incarichi istituzionali” di cui sono titolari, o anche grazie ai “forti legami” che intrattengono “con il mondo politico”. E in questo modo che la società di Pardi operava sul mercato. Se quel mercato sia davvero rappresentato anche dalla vendita illegale di armi ed elicotteri a contingenti Isis in Libia o a Paesi sotto embargo con l’Iran sarà un giudice a deciderlo........

Armi vendute a Iran e Libia, la società di Pardi aveva assunto la segretaria di Dell’Utri e un ex deputato del Pdl


La segretaria di Marcello Dell’Utri e l’ex deputato del Pdl Riccardo Migliori. Ma anche ex ufficiali dell’Aeronautica militare. Sono i collaboratori scelti da Andrea Pardi per la sua Società Italiana Elicotteri. Persone assunte soprattutto per i “prestigiosi incarichi istituzionali” di cui sono titolari, o anche grazie ai “forti legami” che intrattengono “con il mondo politico”. E in questo modo che la società di Pardi operava sul mercato. Se quel mercato sia davvero rappresentato anche dalla vendita illegale di armi ed elicotteri a contingenti Isis in Libia o a Paesi sotto embargo con l’Iran sarà un giudice a deciderlo.
“Pericolo di fuga dovuto a rapporti con estero” – Pardi, infatti, è tra le quattro persone fermate stamattina dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia su ordine della procura di Napoli. I pm partenopei Catello Maresca, Cesare Sirignano e Maurizio Giordano accusano lui, i coniugi  Mario Di Leva e Annamaria Fontana e un cittadino libico di fare parte di un sodalizio criminale che esportava materiale militare e a “duplice uso” – tipo le eliambulanze facilmente riconvertibili per uso bellico – in Stati colpiti da embargo. Il fermo dei quattro è stato ordinato per un possibile pericolo di fuga emerso “attraverso l’adozione di contromisure di carattere telefonico e atteggiamenti elusivi, utilizzando linguaggi criptici e mezzi tecnologici avanzati, allo stato non intercettabili”. Ma non solo. Perché per i pm anche “i rapporti con soggetti orbitanti all’estero e provenienti da aree particolarmente delicate anche per la presenza di gruppi armati di matrice terroristica, qui di seguito documentati, appaiono elementi assolutamente concreti che attestano la sussistenza di un reale pericolo di fuga“.
La segretaria di Dell’Utri assunta da Pardi – Pardi nell’ottobre del 2015 aveva aggredito il giornalista di ReportGiorgio Mottola, reo di avergli posto alcune domande a proposito di un’altra indagine sul traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia. Anche in quel caso a finire sotto i riflettori è la società di Pardi. “Per operare sul mercato la predetta Società Italiana Elicotteri  utilizza accordi commerciali con soggetti terzi e solitamente provvede all’assunzione di soggetti con prestigiosi incarichi istituzionali, o con forti legami con il mondo politico, inquadrandoli a tempo indeterminato fra i propri dipendenti oppure utilizzandoli quali collaboratori occasionali”, scrivono i pm nel decreto di fermo emesso il 26 gennaio. Chi sono dunque i soggetti con “forti legami con il mondo politico”? È sempre la procura a spiegarlo. “In tale contesto – spiegano i pm – sono da in quadrare l’assunzione di Cerone Maria Grazia, già segretaria del senatore Dell’Utri Marcello (detenuto dopo essere stato condannato in via definitiva a 7 anni per concorso esterno a Cosa nostra ndr) , la collaborazione con Migliori Riccardo, già deputato nel periodo 2008-2013 ed ex-presidente dell’ Osce (Organization for Security and Co-Operation in Europe), la collaborazione con Pilati Walter, già ufficiale dell’Aeronautica Militare”.
L’incontro con la mala del Brenta – Nel decreto di fermo i pm spiegano l’intera genesi dell’inchiesta, che comincia in un luogo e in un giorno ben preciso. È il 12 luglio del 2013 e a Firenze nei pressi della stazione di Santa Maria Novella, gli inquirenti documentano l’incontro tra il padovano Gian Carlo Carpi – un uomo in contatto con la Mala del Brenta, considerato uno dei fondatori della “Legione Brenno’’ , una struttura paramilitare segreta che negli anni Novanta partecipa alla guerra dei Balcani – il consulente Alessandro Ghidoni e il somalo Mohamed Omaar Jama. “Le indagini a suo tempo effettuate – scrivono gli investigatori  – hanno consentito di appurare che il somalo Jama si è rivolto a Ghidoni, e quest’ultimo a Carpi, con il fine di reperire non solamente personale disposto ad effettuare attività addestrativa per un reggimento di somali da addestrare militarmente alle Seychelles, ma anche per poter reperire tutti i materiali necessari all’attività programmata”. È lo stesso spunto seguito da Mottola nella sua inchiesta televisiva sul reclutamento di mercenari. Ed è da qui che la procura di Napoli arriva a Pardi. “Tali elementi investigativi, rimasti alla fase embrionale ed oggetto di diverse separate valutazioni in altri procedimenti penali, consentivano, però di individuare un gruppo di soggetti che si rivolgevano prevalentemente a Pardi che risultava in contatto con Ghidoni per l’effettuazione di operazioni commerciali relative all’esportazione di materiali dual use verso l’Iran”.
“Società Italiana Elicotteri vende armamenti” – E da quell’incontro alla stazione di Santa Maria Novella che comincia l’indagine della procura di Napoli. “Proprio le attività di indagine compiute sul conto del Pardi hanno consentito di verificare come questi, con la società di famiglia, Società Italiana Elicotteri di Roma, sia l’epicentro di un vasto traffico di materiali di armamentoe dual use verso paesi esteri, a prescindere dal fatto che siano o meno sottoposti ad embargo”, si legge nel decreto di fermo.  “Nata per il commercio di elicotteri anche a soggetti istituzionali esteri, la società gestita dal Pardi, infatti, ha negli ultimi periodi iniziato a diversificare le proprie offerte commerciali, provvedendo alla vendita, da ultimo, anche di veri e propri materiali di armamento di produzione ucraina, commercializzati dalla sede romana della società in modo da evitare il transito sul suolo nazionale di ciò che non sia di produzione italiana”.
“I coniugi che commentavano i rapimenti” – Ed è indagando su Pardi che i magistrati arrivano ai coniugi Di Leva. “Nel novero dei contatti che il Pardi ha ricevuto, è stato, quindi, possibile rinvenire ed identificare i soggetti di area campana, con i quali è iniziata una duplice collaborazione finalizzata alla vendita di elicotteri italiani ed ucraini in Libia ed al piazzamento di prodotti ed armamenti di provenienza ucraina”. I due, originari di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, si sono convertiti all’Islam dopo aver vissuto a Teheran. L’uomo, Mario Di Leva, ha assunto il nome di Jaafar, mentre la moglie, Annamaria Fontana ha un passato in politica: è stata assessore del Psdi nella sua città e più volte si è candidata al consiglio comunale con partiti di centrosinistra. Intercettandoli, gli investigatori scoprono che i due commentano in diretta un rapimento di cittadini italiani in Libia. La sera del 22 luglio 2015, infatti, Mario Di Leva scrive alla moglie: “Hey hanno rapito quattro italiani in Libia”. Annamaria: “Già fatto, notizia vecchia, già sto in contatto”. Annamaria: “Ce li hanno proprio quelli dove noi siamo andati, già sto facendo, già sto operando con molta tranquillità e molta cautela”.
I pm non escludono “una loro possibile attività nel complicato meccanismo di liberazione che solitamente avviene tramite il pagamento di riscatti o la mediazione con altri affari ritenuti di interesse dai miliziani”. Dalle indagini, tra l’altro, emerge  la famiglia Di Leva avesse una “fitta ramificazione di contatti esteri, anche a livello di alti ranghi politici e militari, in particolare con paesi del Medio Oriente come l’Iran ed il Nord Africa come la Libia e la Tunisia”. Frequentazioni certificate anche dalle foto sequestrate dai militari del Gico di Venezia: nei computer della famiglia Di Leva gli investigatori trovano le istantanee scattate durante un ricevimento esclusivo dove era presente anche l’ex premier iraniano Mahmoud Ahmadinejad. “Si evidenzia che la data di creazione dei files contenenti le fotografie risale al giugno dell’anno 2008, ovvero ad un periodo in cui Mahmoud Ahmadinejadsi era presidente iraniano in carica”, annotano gli inquirenti, che sequestrano parecchie fotografie della coppia in posa davanti a elicotteri militari sovietici.

da "ilfattoquotidiano.it"

Virginia Raggi sapeva che a suggerire il nome di Renato Marra come capo del email agli atti dell’inchiesta che riguarda l’incarico (poi revocato) di Renato Marra e che vede indagata la Raggi per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. La mail è stata inviata poco dopo la nomina di Renato Marra dall’assessore Adriano Meloni al fratello più potente, Raffaele Marra (ora in carcere per corruzione), e per conoscenza al sindaco Raggi. Meloni nella mail ringrazia Raffaele e il sindaco per avergli segnalato Renato Marra e fa presente di avere apprezzato le sue qualità e di essere pienamente d’accordo sul fatto che sia lui la persona giusta per quel posto. I due infatti avevano già condotto insieme alcuni blitz contro l’abusivismo commerciale.......

Virginia Raggi sapeva che a suggerire il nome di Renato Marra come capo del email agli atti dell’inchiesta che riguarda l’incarico (poi revocato) di Renato Marra e che vede indagata la Raggi per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. La mail è stata inviata poco dopo la nomina di Renato Marra dall’assessore Adriano Meloni al fratello più potente, Raffaele Marra (ora in carcere per corruzione), e per conoscenza al sindaco Raggi. Meloni nella mail ringrazia Raffaele e il sindaco per avergli segnalato Renato Marra e fa presente di avere apprezzato le sue qualità e di essere pienamente d’accordo sul fatto che sia lui la persona giusta per quel posto. I due infatti avevano già condotto insieme alcuni blitz contro l’abusivismo commerciale.
dipartimento Turismo era stato il fratello Raffaele. Lo testimonia una
La mail inviata per conoscenza al sindaco è un elemento importante per l’accusa. Da un lato dimostra che l’assessore competente considera Raffaele Marra il suo primo referente per la nomina del fratello. Più ancora della stessa Virginia Raggi è lui il primo sponsor per la nomina di Renato. La mail inviata da un assessore a un sindaco solo per conoscenza dimostra anche quanto Marra fosse potente agli occhi di tutti. Ma soprattutto prova la consapevolezza da parte di Raggi del ruolo dell’ex capo del personale nell’incarico al fratello. Meloni sul punto è stato sentito dai magistrati come persona informata sui fatti.
La mail – che sarà contestata ora anche a Virginia Raggi nell’interrogatorioche si terrà questa settimana – si aggiunge agli altri elementi che il pm Paolo Ielo ha in mano e che sono stati estratti dalla memoria del cellulare e del computer grazie alle perquisizioni disposte dal pm Barbara Zuin nell’altra inchiesta, per corruzione, sull’ex braccio destro del sindaco. In testa la chat, “quattro amici al bar” al quale partecipano oltre Marra e Raggi, anche l’ex capo della segreteria della sindaca, Salvatore Romeo e l’ex vicesindaco Daniele Frongia. Gran parte dei messaggi di questa chat non sono stati trascritti nell’informativa dei carabinieri perché irrilevante penalmente.
Le conversazioni rilevanti per i pm sono pochi. Come quelli in cui Raffaele Marra risponde alle richieste di Virginia Raggi, a nomina avvenuta, inviando una serie di foto con riferimenti normativi per spiegare che la procedura relativa al fratello era regolare. Con la promozione, Renato Marra aveva ottenuto 20mila euro in più l’anno lordi rispetto al precedente stipendio e Virginia fa notare la cosa piccata a Raffaele. L’abuso d’ufficio contestato sia alla Raggi che a Raffaele Marra per i pm si sarebbe realizzato in due fasi, a partire da quando l’allora capo del Personale concorre all’iter della nomina, senza quindi astenersi per evitare così un possibile “conflitto di interessi”.
La Raggi, secondo le accuse, non solo non esclude il dirigente, allora capo del personale, ma non fa neanche “una valutazione comparativa dei curricula degli aspiranti dirigenti” prima di procedere alla nomina. Tutto questo, è scritto nel capo di imputazione, ha procurato “intenzionalmente a Renato Marra un ingiusto vantaggio di fascia retributiva rispetto a quella già posseduta”. Al sindaco viene contestato anche il falso perché “al fine di occultare” il reato di abuso d’ufficio con una nota “indirizzata al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza di Roma Capitale, confermava, contrariamente al vero, che il ruolo di Marra – prosegue il capo di accusa dei pm – in relazione alla procedura per la nomina del fratello era stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da lei assunte senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisione”. Nella dichiarazione, insomma, si diceva che Raffaele Marra aveva avuto “compiti di mero carattere compilativo”. Questa dichiarazione inviata da Raggi all’Anticorruzione del Comune fa un po’ a pugni con la mail ricevuta anche da Raggi dall’assessore Meloni che ringrazia Raffaele Marra, non solo lei, per la scelta di Renato. Anche su questo Virginia Raggi dovrà rispondere ai pm.
da "ilfattoquotidiano.it"

MARKUS WOLF IL VERO 007 ..... Nato nel 1923 nel Bade-Wurtemberg, ebreo, Wolf segue la famiglia che si rifugia in Unione Sovietica all’avvento di Hitler al potere nel 1933 per evitare le persecuzioni antisemite. Mischa cresce quindi a Mosca, studia nelle Università sovietiche e allo scoppio della guerra integra i ranghi dell’Armata rossa.....

Markus Wolf Alexanderplatz Berlino, 4 novembre 1989
Markus Wolf ad Alexanderplatz, Berlino, il 4 novembre 1989, cinque giorni prima della caduta del muro.


La divisione dell’Europa intervenuta alla fine della seconda guerra mondiale, obbliga i Servizi segreti occidentali a riorganizzarsi per far fronte a una nuova minaccia, quella dell’amico e alleato di ieri: l’Unione Sovietica. 
È Berlino, in particolare, a diventare in breve tempo la capitale delle spie, dove gli agenti della Germania Federale e quelli della Germania Democratica si affrontano senza esclusione di colpi. I Servizi di Bonn vengono affidati a un esperto ex generale della Wehrmacht, Reinhard Gehlen, che aveva fatto le sue prove sul fronte dell’Est in vista della creazione di gruppi militari russi anticomunisti. 
L’Organizzazione Gehlen sarà molto attiva nei primi anni del dopoguerra e si servirà di una rete di uomini dal passato opaco ma abili nel raccogliere nei Paesi satelliti dell’URSS le notizie utili a interpretare le intenzioni di Mosca. L’Organizzazione Gehlen diventa così l’embrione dei nuovi Servizi segreti della Germania Federale, che verranno ufficialmente istituiti nel 1956, con il BND (Bundesnachtrichtendienst).

Agli occhi dei reclutatori sovietici, Mischa  è una scelta di ‘prima qualità’

markus wolf mischa uomo senza volto (2)
Un giovane Markus Wolf
Ghelen avrà come antagonista una spia d’eccezione, uno 007 destinato a diventare una leggenda nel mondo dello spionaggio: Markus Wolf, conosciuto come ‘l’uomo senza volto’, Mischa per gli amici.
Nato nel 1923 nel Bade-Wurtemberg, ebreo, Wolf segue la famiglia che si rifugia in Unione Sovietica all’avvento di Hitler al potere nel 1933 per evitare le persecuzioni antisemite. Mischa cresce quindi a Mosca, studia nelle Università sovietiche e allo scoppio della guerra integra i ranghi dell’Armata rossa.
L’URSS si installa nella Germania Democratica e vi rimane per più di quarant’anni. Nella sua opera di controllo del territorio e di ‘sovietizzazione’ del Paese, Mosca va a caccia degli agenti più fidati ed efficaci. Markus Wolf appare subito agli occhi dei reclutatori sovietici una scelta di ‘prima qualità’. 
Tedesco, formato alla sovietica, comunista convinto, intelligente e discreto, con esperienze giornalistiche e nel servizio diplomatico (è stato Primo Segretario a Mosca presso l’ambasciata della RDT), Wolf sembra proprio la persona giusta da mettere a capo dei Servizi di spionaggio e controspionaggio della STASI (Ministero per la Sicurezza, la polizia politica). 
L’organizzazione ha due compiti principali: all’interno, controllare da vicino i cittadini, individuare gli elementi freddi se non ostili al regime e spiare persone potenzialmente pericolose (artisti, giornalisti, dirigenti), una attività descritta nel film di Florian Henckel La vita degli altri. All’esterno, ha il compito di attivare un’infiltrazione senza precedenti negli apparati più significativi della Repubblica Federale non solo per conoscere in anticipo le mosse di Bonn e del mondo libero, ma anche per influenzarle in vista di concessioni e cedimenti nei confronti dei Paesi comunisti.

Il segreto è la mimetizzazione degli operativi

A capo del servizio spionaggio-controspionaggio (HVA, Hauptverwaltung Aufklärung), Markus Wolf imposta un efficiente e originale sistema di infiltrazione, basato sulla perfetta mimetizzazione degli operativi. Per realizzare gli obiettivi che gli sono stati assegnati – annoterà nelle sue memorie il capo dell’HVA – l’agente deve anzitutto nascondere le ragioni che lo hanno spinto a fare questo mestiere e immedesimarsi totalmente nel personaggio che si è scelto. Non deve recitare un ruolo, deve ‘essere’ il personaggio nella cui pelle si è calato.
Il sistema assicurerà alla STASI numerosi successi, arrecando danni rilevanti agli interessi occidentali. Partiti politici e istituzioni della Germania Federale risulteranno pesantemente infiltrati. Persino nell’ambito della Nato, Berlino Est disporrà di occhi e orecchie. Wolf userà tutti i mezzi, persino il romanticismo, pur di centrare i bersagli che ha individuato.

A caccia di notizie, gli agenti ‘Romeo’ corteggiano segretarie nubili

Così gli agenti segreti (detti significativamente ‘Romeo’) saranno messi alle costole di segretarie nubili e non più giovani, dirette collaboratrici di alti responsabili politici occidentali. Spesso il ‘Romeo’ di turno sposa la sua vittima e per anni sarà il romantico e sensibile marito che rende felice la moglie, mentre in realtà si impossessa discretamente di preziose informazioni per la Stasi. E non mancano avvenenti ‘Giulette’, preparate per sedurre romanticamente diplomatici e militari dell’Ovest che a letto si mostrano sempre molto loquaci.

Günter infiltrato nella Cancelleria tedesca

markus wolf mischa uomo senza volto
Markus Wolf…
Il successo più spettacolare di Mischa è senza dubbio l’infiltrazione realizzata in seno alla stessa Cancelleria tedesca dall’agente Günter Guillaume, che sarà il più stretto collaboratore di Willy Brandt, sindaco di Berlino e poi Cancelliere federale. Per anni Günter apparirà come l’uomo di fiducia, l’amico, il confidente di Brandt, guarda caso fautore di una politica di apertura verso l’Est (Ostpolitk). 
Guillaume era in grado di trasmettere alla STASI notizie di rilevanza politica, strategica e militare. In effetti non solo accompagnava il Cancelliere tedesco a tutte le riunioni internazionali ma addirittura gli preparava la documentazione e i dossier. Così notizie fondamentali sulla sicurezza dell’Europa, sulle finalità della NATO, sui rapporti Usa/Europa finiranno sul tavolo di Markus Wolf. Solo nel 1974 Guillaume sarà scoperto. Scoppierà lo scandalo, e farà rumore.
Brandt sarà costretto alle dimissioni: sapeva o non sapeva chi era davvero il suo amico Guillaume? Si serviva di lui per la sua Ostpolitik o era semplicemente venuto meno alle più elementari regole di sicurezza? Nel 1983 Wolf lascia l’incarico e si ritrova tra gli avversari di Honecker, l’ultimo presidente della Germania democratica. Mischa, infatti, dichiara apertamente di appoggiare le politiche di trasparenza e di riforme di Gorbaciov. Si sta forse preparando a uno spettacolare riciclaggio in un nuovo regime? La riunificazione delle due Germanie non gliene darà la possibilità.

Uscito di scena si guadagnerà da vivere tenendo conferenze e scriverà un libro sulla cucina russa

Si rifugia allora prima a Mosca, dove era cresciuto, e poi in Austria. Infine, alla caduta dell’Unione Sovietica nel 1991, si arrende alla giustizia tedesca. 
Nel 1993 il tribunale di Dusseldorf lo condanna a sei anni di reclusione con l’accusa di tradimento; non sconterà la pena perché la Corte costituzionale tedesca annullerà tutti procedimenti avviati contro centinaia di agenti degli ex-Servizi segreti della RDT, probabilmente nell’intento di favorire la riappacificazione nazionale e di non esasperare la contrapposizione tra tedeschi nel corso di processi in cui sarebbero state rivelate pagine scomode. Nel 1997 tuttavia è condannato a due anni di reclusione, con la condizionale, perché ritenuto responsabile di alcuni sequestri di persona durante la guerra fredda.
Dopo la sua ‘messa a riposo’, Mischa si guadagnerà da vivere tenendo conferenze sullo spionaggio e scrivendo, oltre alle proprie memorie, persino un libro sulla cucina russa. Riceverà e si confronterà spesso ex colleghi dei Servizi segreti occidentali per scambi di vedute su un mondo oramai tramontato. 
A loro diceva di credere sempre negli ideali del socialismo e denunciava la “giustizia dei vinti” che aveva voluto fare di lui il simbolo del male, mentre in realtà avrebbe fatto solo il proprio dovere al servizio di uno Stato sovrano.
Muore a 83 anni, il 9 novembre 2006, nel diciassettesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. Se ne va in silenzio, senza avere mai svelato i suoi impenetrabili segreti.

da "infiltrato.it"

MATTEO SALVINI INTERVISTATO SUL PROGRAMMA "LA ZANZARA RADIO 24" LE SPARA GROSSE E NE HA PER TUTTI......

Da la Zanzara – Radio 24

renzi carlo contiRENZI CARLO CONTI 
“Lo stipendio di Carlo Conti è una cosa assolutamente indegna. Sono uno schifo questi 650mila euro”. Lo dice Matteo Salvini, leader della Lega Nord, a La Zanzara su Radio 24 parlando del compenso del direttore artistico del Festival di Sanremo Carlo Conti. “In questo momento è uno schiaffo in faccia a tanta gente”, dice ancora Salvini.

TRUMP SALVINITRUMP SALVINI
“La Rai dice che guadagna sei milioni con Sanremo – dice ancora Salvini – e dovrebbe darli ai terremotati mettendoli sul conto della Protezione Civile. Po, per gli stipendio degli artisti ci vorrebbe un tetto. E due reti Rai vanno privatizzate, vanno messe sul mercato”.

“Trump ha fatto bene, soprattutto perché mantiene le promesse elettorali. In Italia alla sinistra sfugge questo piccolo particolare, la gente lo ha scelto perché aveva annunciato una stretta sull’immigrazione islamica. Lo ha fatto”. Lo dice Matteo Salvini, leader della Lega Nord, a La Zanzara su Radio 24. “Se entri a casa mia – dice Salvini - bussi e chiedi permesso. Se lo ritengo ti faccio entrare, altrimenti no.  non ti faccio entrare”.

BARCONIBARCONI
“Troppi islamici – continua il leader leghista -  interpretano alla lettera il Corano che è un libro di guerra e di violenza. Oggi l’Islam è il pericolo pubblico numero uno. Sono indietro di secoli. Rimangano a casa loro e non si aprano nuove moschee in Italia”. “Fossi ministro dell’Interno – aggiunge Salvini – in sei mesi rimetterei ordine in Italia. Mi bastano sei mesi. Anche qui ci vorrebbe un blocco di arrivi dai Paesi più a rischio. E la Marina non deve più recuperare i barconi e portarli qui”.

IGNAZIO VISCOIGNAZIO VISCO
“Il Governatore della Banca d’Italia invece di pontificare in un paese normale sarebbe già sotto inchiesta, sotto processo e in galera”. Questo il durissimo attacco di Matteo Salvini, leader della Lega Nord, a La Zanzara su Radio 24. “Bankitalia – dice Salvini -  è una struttura superpagata con 7000 dipendenti e 600 dirigenti per vigilare sul fatto che le banche siano a posto. Il sistema italiano sta esplodendo e questo tizio va ancora a pontificare in televisione e a fare convegni? Lo pagano per controllare che le banche siano a posto e dov’era quando esplodevano Montepaschi, Veneto Banca, Etruria…”.


Se la 'ndrangheta calabrese è oggi il vero peso massimo della criminalità globale, Cosa nostra siciliana resta l' organizzazione che più ha mostrato 'creatività' nell' adattarsi ai cambiamenti del 'mercato' e alla pressione degli investigatori. La Dia parla di «una vasta area grigia addentro a settori cruciali dell' economia nazionale, come l' edilizia (pubblica e privata) i trasporti, la distribuzione commerciale, l' agroalimentare e quello assicurativo, tutti espressione di una managerialità mafiosa che, interessata a recuperare margini di competitività - specie fuori dalla Sicilia - e ad abbattere i costi di produzione, diventa lo strumento per ampliare, apparentemente "a norma di legge", il paniere degli investimenti dei clan».....


COLLETTI BIANCHICOLLETTI BIANCHI
Nello Scavo per Avvenire

Stanno mutando pelle. Ma è solo maquillage. I mafiosi hanno bisogno di ripulirsi l' immagine, stringere mani e apparire rispettabili. «Nella realizzazione dei progetti criminosi ricorre una platea variegata di soggetti che si caratterizzano per una marcata professionalità, maturata nei più svariati settori». Lo dice la relazione semestrale della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

«È nella prospettiva di queste "sinergie professionali", cementate dalla corruzione, che può essere interpretata la strategia di azione in atto delle mafie, sia in Italia che all' estero». Per questa ragione l' impegno prioritario degli investigatori è quello di «svelare e scardinare tali figure», in altre parole «centrare gli obiettivi della moderna criminalità organizzata».

Cosche che lavorano per compartimenti stagni, nei quali spesso il singolo affiliato oppure l' uomo d' affari coinvolto in un determinato investimento, non conosce esattamente l' intera catena di comando e si limita a svolgere una parte del lavoro. «Il problema, semmai, si pone rispetto ai profili di responsabilità dei singoli e alla qualificazione delle condotte, non sempre - si legge nella relazione - esattamente inquadrabili nell' associazione di stampo mafioso». Insomma si può essere mafiosi senza 'fare' i mafiosi.

COLLETTI BIANCHICOLLETTI BIANCHI
Se la 'ndrangheta calabrese è oggi il vero peso massimo della criminalità globale, Cosa nostra siciliana resta l' organizzazione che più ha mostrato 'creatività' nell' adattarsi ai cambiamenti del 'mercato' e alla pressione degli investigatori.

La Dia parla di «una vasta area grigia addentro a settori cruciali dell' economia nazionale, come l' edilizia (pubblica e privata) i trasporti, la distribuzione commerciale, l' agroalimentare e quello assicurativo, tutti espressione di una managerialità mafiosa che, interessata a recuperare margini di competitività - specie fuori dalla Sicilia - e ad abbattere i costi di produzione, diventa lo strumento per ampliare, apparentemente "a norma di legge", il paniere degli investimenti dei clan».

È il caso di un insospettabile avvocato civilista palermitano e di un ingegnere, che nel gennaio 2016 «si sarebbero adoperati, in nome e per conto delle famiglie del mandamento di Palermo-Resuttana, per la stipula di compravendite immobiliari e per l' aggiudicazione, avvalendosi della forza di intimidazione della consorteria mafiosa, di un contratto d' appalto per la realizzazione di diverse villette a schiera nel comune di Marino (Roma)».

DIADIA
Professionisti che hanno messo a disposizione la propria professionalità beneficiando, di contro, di alcuni 'servizi' messi in campo dai clan: «Protezione, liquidità, garanzie nell' aggiudicazione di appalti».

Stesso spartito segue la 'ndrangheta, «la cui duttilità operativa fuori regione deriva dalla commistione tra le professionalità maturate, soprattutto nel centro e nel nord del Paese, da affiliati di nuova generazione, diretta espressione delle famiglie, e "professionisti" attratti consapevolmente alla 'ndrangheta ».

Il caso più recente è quello di Rosario Vizzari, amico d' infanzia del boss calabrese Antonio Piromalli, diventato il suo braccio economico negli Usa. Da New York Vizzari avrebbe lavorato per favorire l' espansione economiche del clan attraverso attività di import export nell' agroalimentare. Niente droga, in questo caso.

Un 'sacrificio' necessario per non sollevare polveroni e per mantenere buoni rapporti con diversi funzionari pubblici statunitensi che, secondo un' ipotesi bonaria, non avrebbero compreso che il manager di origini italiane era un emissario della più potente mafia mondiale, grazie a cui diverse partite di armi e munizioni sarebbero partite dagli Usa e dirette in Siria attraverso navi adoperate dalla 'ndrangheta per il trasporto di prodotti agroalimentari.
COLLETTI BIANCHI NUOVI PADRINI RELAZIONE DIACOLLETTI BIANCHI NUOVI PADRINI RELAZIONE DIA

U.S. President Donald Trump has fired the acting head of the Justice Department after she questioned the legality of his order to temporarily bar citizens of seven predominantly Muslim countries from entering the United States. In a January 30 statement, the White House accused Sally Yates of having "betrayed" the department "by refusing to enforce a legal order designed to protect the citizens of the United States."........

Sally Yates was the acting head of the Justice Department until being fired by U.S. President Donald Trump.
Sally Yates was the acting head of the Justice Department until being fired by U.S. President Donald Trump.


U.S. President Donald Trump has fired the acting head of the Justice Department after she questioned the legality of his order to temporarily bar citizens of seven predominantly Muslim countries from entering the United States.
In a January 30 statement, the White House accused Sally Yates of having "betrayed" the department "by refusing to enforce a legal order designed to protect the citizens of the United States."
The statement also described her as "weak on borders and very weak on illegal immigration."
Earlier on January 30, Yates said she was instructing Justice Department lawyers not to defend the president's executive order in court.
"I am responsible for ensuring that the positions we take in court remain consistent with this institution's solemn obligation to always seek justice and stand for what is right," she wrote in a letter. 
"At present, I am not convinced that the defense of the executive order is consistent with these responsibilities nor am I convinced that the executive order is lawful," Yates added.
She was replaced by Dana Boente, U.S. attorney for the eastern district of Virginia.
In a statement issued after his appointment as acting attorney general, Boente directed the Justice Department to defend "the lawful orders of our president."
Yates, who was appointed by Trump’s predecessor Barack Obama, was expected to remain the acting chief until the Senate confirms a successor. Trump's nominee, Jeff Sessions, is considered likely to be confirmed soon.
Vowing to protect the United States from "foreign terrorists," Trump signed an executive order on January 27 halting the entire U.S. refugee program for 120 days, indefinitely banning Syrian refugees, and suspending all immigration from seven predominantly Muslim countries for 90 days.
The seven countries involved in the order are Iran, Iraq, Libya, Somalia, Syria, Sudan, and Yemen.
The move led to street protests and legal challenges in the United States as well as wide criticism abroad.
A spokesman for Obama said on January 30 the former president "fundamentally disagrees" with any policy that discriminates on the basis of religion, adding that “American values are at stake.” 
He also said Obama was "heartened" by the engagement of U.S. citizens in protesting the policy.
Also on January 30, Trump replaced the acting director of the U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE), Daniel Ragsdale, who had been in the post since January 20. 
He was replaced by Thomas Homan, who has served as the executive director of the ICE's enforcement and removal operations.
In that role, Homan led the agency's efforts "to identify, arrest, detain, and remove illegal aliens, including those who present a danger to national security or are a risk to public safety," said a statement from the Department of Homeland Security.
It did not explain the reason for the change.
With reporting by AP, AFP, and Reuters

U.S.-based liberty-and-democracy watchdog Freedom House warns that civil liberties came increasingly under threat in 2016 as authoritarian powers gained strength in many parts of the world and "populist and nationalist forces" rose in democratic states. The group says in its Freedom in the World 2017 report that 67 countries suffered net declines in political rights and civil liberties last year, almost twice as many as the 36 states that registered net improvements. The annual survey assessed 195 countries in total.....

A protester holds up a mask of Russian President Vladimir Putin during a rally against Russian aggression in Kyіv. Freedom House says Moscow further reduced the space for public dissent and political opposition at home in 2016.
A protester holds up a mask of Russian President Vladimir Putin during a rally against Russian aggression in Kyіv. Freedom House says Moscow further reduced the space for public dissent and political opposition at home in 2016.


U.S.-based liberty-and-democracy watchdog Freedom House warns that civil liberties came increasingly under threat in 2016 as authoritarian powers gained strength in many parts of the world and "populist and nationalist forces" rose in democratic states.
The group says in its Freedom in the World 2017 report that 67 countries suffered net declines in political rights and civil liberties last year, almost twice as many as the 36 states that registered net improvements. The annual survey assessed 195 countries in total.
One of the most notable offenders in 2016, according to Freedom House, was Russia.
"Russia, in stunning displays of hubris and hostility, interfered in the political processes of the United States and other democracies, escalated its military support for the [Bashar al-] Assad dictatorship in Syria, and solidified its illegal occupation of Ukrainian territory," the report says.
At the same time, the report says, Moscow further reduced the space for public dissent and political opposition at home.
Russia already has a very repressive environment, but somehow it still seems to get worse each year."
"Russia already has a very repressive environment, but somehow it still seems to get worse each year," says Sarah Repucci, a spokesman for Freedom House in New York. "This year, we were especially concerned with control over parliamentary and regional elections and the basic total extinction of a liberal opposition in the legislature, and we are also concerned about NGOs that Russia considers to be 'foreign agents' or undesirables and through that is able to basically silence NGOs that have any kind of independent voice in the country."
Meanwhile, Freedom House says growing populist and nationalist camps in democratic states are also contributing to the general decline of freedoms that the group reports worldwide.
"We are familiar with seeing increased repression in dictatorships, [but] the declines in freedom in the more free countries of the world have started to make their impact as well on the overall decline of freedom," says Repucci.
The report argues that major democracies "are mired in anxiety and indecision after events such as Britain’s vote to leave the European Union" as well as "gains by xenophobic nationalist parties elsewhere in Europe, and the U.S. presidential victory of Donald Trump."
"One of the things that we are most concerned about is the treatment of minority populations," Repucci says. "It was happening last year with the migrant crisis in Europe, but we are seeing it as a larger trend and also becoming something that is acceptable, that it's OK for mainstream politicians to say that they don't believe that these people should be in the country, that they believe that these people should be treated differently."
Looking at Eurasia as a whole, Freedom House says that 2016 showed the region "divided between a more democratic-oriented fringe and a core of rigid autocracies."
The report says countries such as Ukraine, Georgia, and Moldova "struggled to build on fragile democratic gains of recent years" but warns their progress could be at risk if the West cut back on support.
"This year, we are especially concerned because it is looking like the European Union and the United States both may be more concerned about internal issues than serving as an example to other countries or helping to support their democracies," says Repucci. "So it is a particular concern in those countries on Russia’s eastern fringe and also in the Balkans that we may start to see even more reversals."
The report says that in many other countries in Eurasia, including Azerbaijan, Kyrgyzstan, and Tajikistan, governments "took steps to shore up their power amid economic and political uncertainty."
Repucci says that Azerbaijan's constitutional referendum in 2016 was "basically a message for maintaining [President Ilham] Aliyev's control," while in Kyrgyzstan there were signs that President Almazbek Atambaev "might be setting up a situation where he can move from the presidency to the prime minister’s post, which through constitutional changes would be more powerful."
In Tajikistan, "a referendum cleared the way for President Emomali Rahmon to run for an unlimited number of terms and lowered the age of eligibility for the presidency -- a move likely meant to allow Rahmon's son to succeed him." The authorities also in June sentenced two leaders of the banned Islamic Renaissance Party (HNIT) to life imprisonment while several others received lengthy prison terms.
Freedom House designated 49 countries as "not free" in 2016, noting that they account for 36 percent of the planet's population.
Among those states rated as "not free" are: Afghanistan, Azerbaijan, Belarus, Iran, Kazakhstan, Russia, Tajikistan, Turkmenistan, and Uzbekistan.
The report singles out Uzbekistan and Turkmenistan as being among 11 countries in the "not free" group that have the worst aggregate scores for political rights and civil liberties. Other states in the same worst-of-the-worst category include North Korea, Eritrea, and Syria.
Repucci says that what the "worst of the worst" have in common is stagnation.
"What we are seeing in those highly repressive dictatorships is complete control, no space for any kind of dissent, whether that dissent is coming from small protest groups or an independent NGO, or an independent journalist, no space for any of those kinds of voices and meanwhile complete stagnation," she says. "You will notice if you look at this list over the past few years you are going to see those states on that list again and again."


da "Radio Free Liberty"

Whether it is stocking up on weapons, proposing to redraw borders, or simply a claim like the one made this month by Serbian President Tomislav Nikolic about being ready to send in troops if Serbs in Kosovo are threatened, the Balkans feels once again like a powder keg. Then Nikolic doubled-down on his comments, telling reporters, "If the need arises, I will go to war myself, along with my sons." Perhaps Nikolic should let his two sons speak for themselves. ......

Recent comments by Serbian President Tomislav Nikolic have not helped soothe the volatile atmosphere in the Balkans (file photo).
Recent comments by Serbian President Tomislav Nikolic have not helped soothe the volatile atmosphere in the Balkans (file photo).


Whether it is stocking up on weapons, proposing to redraw borders, or simply a claim like the one made this month by Serbian President Tomislav Nikolic about being ready to send in troops if Serbs in Kosovo are threatened, the Balkans feels once again like a powder keg.
Then Nikolic doubled-down on his comments, telling reporters, "If the need arises, I will go to war myself, along with my sons." 
Perhaps Nikolic should let his two sons speak for themselves. 
Interviews conducted by RFE/RL's Balkan Service suggest that bellicose language is regarded by many young people in the region as a disturbing echo of the destruction of Yugoslavia and the bloodshed of 1990s -- even if they have no personal memories of those years.
It seems that the younger generation in Serbia, Bosnia, and Montenegro does not see war as the answer.
Marko Milosavljević, an activist with Youth Initiative for Human Rights in Serbia, has a short but clear message for political leaders: "Do not play with the [slogans] of the 1990s." 
His group was recently involved in a civil action in the northern Serbian village of Beska, where convicted war criminal and former Yugoslav Army officer Veselin Sljivancanin was invited to take part in a campaign event organized by the ruling Progressive Party. 
'Incendiary' Statements
Marko and his fellow activists sought to disrupt the event with a banner demanding silence from Sljivancanin and more attention for the victims of war. The activists were thrown out and, reportedly, beaten up
"We believe that in a democratic society, the ruling party should not be promoted by a war criminal," Milosavljevic told RFE/RL in Belgrade. As far as he and his friends are concerned, insult was added to injury when the Progressive Party announced that "a group of hooligans had interrupted the party gathering and brutally attacked its participants." 
Talking about his own postwar generation in Serbia, Milosavljevic said that young people know little about the crimes committed during the wars of the 1990s or the causes of the conflict in the former Yugoslavia. But, he added, they are well aware of what misery comes with any war, and they are not prepared to take up arms.
"Whenever new elections are looming, our politicians dust off their old rhetoric, and they even seem oblivious to how incendiary some of their statements are," Milosavljevic said.
Growing Tensions
Young people in Gorazde, one of six eastern Bosnian enclaves besieged by the Bosnian Serbs during the war (1992-95), are more aware of that conflict, reminders of which are still present in many forms all around them.
Asmir Jamakovic is about to graduate from high school. He was born after the war, but he is closely following the saber-rattling in the region.
"I don't think that anybody would dare to start a war after what happened here," Jamakovic told RFE/RL's Balkan Service. "I even believe that my parents' generation did not want a war but that they were manipulated by their political leaders."
Local peace activist Ermin Basaskic nevertheless sees potential for conflict.
"At a time of growing tensions, such as over the referendum in Republika Srpska," Basaskic said of the decision by the ethnic Serb-majority entity of Bosnia to mark statehood day on January 9, a controversial date linked to prewar Serb nationalism, in defiance of the Bosnian Constitutional Court. "Even people formerly engaged in campaigning for peace are spreading hate speech, and are retreating into their ethnic cocoons."
History Repeating?
Igor Jankovic, a young journalist from Foca, in Bosnia-Herzegovina, says that in the event of a new conflict he would take his wife and children to join the flow of Syrians and Afghans who have traveled on foot to Western Europe. That seems to be a popular attitude among his peers across the region.
A lab technician at Gorazde hospital in eastern Bosnia, Alen Muhic, knows about war and atrocities. His Muslim mother was allegedly raped by a Serb, and left the baby behind in the hospital after giving birth.
"The politicians are responsible for the warmongering, but it is not their children who would be doing the fighting. Personally, I would pick up my suitcase and head for the West," Muhic said.
Many students at Niksic University in Montenegro would like to leave the past behind and to look to the future. 
Mitar Radulovic told RFE/RL in Podgorica that he is particularly concerned about hate speech on social networks. "My father took part in the fighting in Croatia and Bosnia in the 1990s. It did not bring any good to us or to them," he said in a reference to Croats and Bosnians. "Nobody would like to see the conflicts of the past repeated."
Edin Kanka Cudic, from the Alliance for Social Research and Communication, sounded less optimistic. "In Bosnia, we have the absence of war but no real peace yet. Civil society is very weak. It is not able to stand up to nationalism," Cudic said. "Young people who were born after the Dayton peace agreement [in 1995] could be manipulated to take part in some new conflict. Whoever has any experience of war would leave the country immediately in case of any confrontations."
The views expressed in this blog post do not necessarily reflect the views of RFE/RL

Tension is high in eastern Ukraine, where fighting between government troops and Russia-backed separatists has flared over the past three days. The sides traded blame on January 31 for a surge in hostilities around the government-controlled town of Avdiyivka that has led to the highest casualty toll since mid-December.......

OSCE observers talk with a local resident in the flashpoint town of Avdiyivka on January 30.
OSCE observers talk with a local resident in the flashpoint town of Avdiyivka on January 30.


Tension is high in eastern Ukraine, where fighting between government troops and Russia-backed separatists has flared over the past three days.
The sides traded blame on January 31 for a surge in hostilities around the government-controlled town of Avdiyivka that has led to the highest casualty toll since mid-December.
The European Union called for "the fighting to stop immediately," saying it violated a cease-fire and put civilians at "grave risk."
The UN Security Council said it would meet in closed session on January 31 to discuss the situation at Ukraine's request. Kyiv also confirmed that the so-called Trilateral Contact Group (TCG), which includes Ukraine, Russia, and the Organization for Security and Cooperation in Europe (OSCE), will meet on February 1 in Minsk.
READ MORE: Anxious Ukraine Risks Escalation In 'Creeping Offensive'
Ukrainian Deputy Prime Minister Ivanna Klympush-Tsintsadze announced on January 31 that seven Ukrainian soldiers had been killed and "dozens" wounded over the previous two days. Earlier, the Ukrainian military said 24 soldiers were wounded and that there were an unspecified number of civilian casualties.
Klympush-Tsintsadze claimed that the offensive was being directed by Moscow and urged the world to "know the truth about the crimes of the Kremlin."
"The Ukrainian fight against Russian invaders is a fight of freedom against tyranny, of the future against the past," Klypush-Tsintsadze said in a written statement.
Russia's Foreign Ministry issued a statement calling on Kyiv to cease "armed provocations" and observe the cease-fire agreements.

Meanwhile, regional Governor Pavlo Zhebrivskyy said his office was working on a plan to evacuate thousands of civilians in Avdiyivka as shelling left many residents of the town north of Donetsk without electricity, water supplies, and heating in temperatures well below freezing.
But the AFP news agency quoted the town's military administrator, Fridon Vekua, as saying that no final decision to evacuate had been made.
"We see it as our very last resort because there is still a chance of restoring heating," he said.
The Russia-backed separatists said shelling caused casualties in the separatist-held provincial capital of Donetsk and damaged an electricity substation, cutting power to the Zasyadko coal mine and trapping more than 200 miners inside. 
All of them were later evacuated, they said.
Ukrainian President Petro Poroshenko (right) cut short a visit with German Chancellor Angela Merkel to deal with the crisis in the east.
Ukrainian President Petro Poroshenko (right) cut short a visit with German Chancellor Angela Merkel to deal with the crisis in the east.
Ukrainian President Petro Poroshenko cut a visit to Germany short on January 30, citing what his spokesman called "an emergency situation verging on a humanitarian disaster" around Avdiyivka, which is home to a giant coking plant.
Kyiv and Moscow also accused each other of launching offensives in Avdiyivka and firing heavy artillery in defiance of a deal signed in Minsk in February 2015 that called for a cease-fire and steps to end the conflict between Kyiv and the Russia-backed separatists.
"The current escalation in Donbas is a clear indication of Russia's continued blatant disregard of its commitments under the Minsk agreements with a view of preventing the stabilization of the situation and achieving any progress in the security and humanitarian spheres," Ukraine's Foreign Ministry said in a statement.
Donbas is a name for the industrialized corner of eastern Ukraine where the separatists hold parts of the Donetsk and Luhansk regions.
EU foreign-policy chief Federica Mogherini called for the fighting to stop immediately, saying it would "allow for the urgent repair of critical infrastructures."
The intense fighting around Avdiyivka is a "blatant violation of the cease-fire" as stipulated by the Minsk agreements and puts civilian inhabitants at "grave risk," a statement issued by Mogherini's spokesperson said.
The chief monitor of the OSCE Special Monitoring Mission to Ukraine (SMM), Ertugrul Apakan, made a similar call, saying "violence on such a scale, involving the loss of life, is unacceptable."
Apakan also said in a statement that the SMM had reported on civilian casualties and observed damage to civilian homes and infrastructure.
They included the water-filtration plant in Yasynuvata, which it said thousands of people on both sides of the contact line depend for heating, electricity, and water.
A Western diplomat suggested that Moscow was behind the escalation in fighting, describing it as "Russia sending a message to the Ukrainians and (possibly) the new [U.S.] administration."
The increased fighting -- including "coordinated use of heavy artillery" -- came days after Russia warned in a TCG session that there could be an escalation if Ukrainian forces did not withdraw from positions near the water-treatment plant, according to the diplomat, who is involved in the process and spoke on condition of anonymity.
Kremlin spokesman Dmitry Peskov accused the Ukrainian government of conducting "aggressive actions" in an effort to undermine the stalled peace process and draw attention away from domestic problems.
The conflict in eastern Ukraine has killed more than 9,750 people since April 2014.
Despite substantial evidence, Russia denies claims by Kyiv, NATO, and Western governments that it stirred up separatism in the region and has sent troops and weapons to Ukraine to support the separatists.
The European Union, United States, and other states have imposed sanctions on Russia over the conflict, as well as for its annexation of Ukraine’s Crimean Peninsula in March 2014. 
With reporting by AP, UNIAN, Interfax, and TASS