yYAXssKCQaUWZcXZ79RJTBLvo-c;SfREtjZ9NYeQnnVMC-CsZ9qN6L0 Finance, Economics, Globus, Brokers, Banks, Collateral-Oriano Mattei: marzo 2017

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mercoledì 22 marzo 2017

Giancarlo Tulliani adesso è latitante. Il gip Simonetta D'Alessandro aveva firmato l'ordinanza di custodia cautelare per il reato di riciclaggio, provvedimento non eseguito perché il cognato dell'ex presidente della Camera Gianfranco Fini si è reso irreperibile andando a vivere a Dubai. Il decreto è una conseguenza del verbale di "vane ricerche" che è stato inviato ieri dal pm Barbara Sargenti, titolare dell'inchiesta che vede indagati, oltre allo stesso Fini, anche Sergio e Elisabetta Tulliani, rispettivamente padre e sorella di Giancarlo........

Giancarlo Tulliani adesso è latitante. Il gip Simonetta D'Alessandro aveva firmato l'ordinanza di custodia cautelare per il reato di riciclaggio, provvedimento non eseguito perché il cognato dell'ex presidente della Camera Gianfranco Fini si è reso irreperibile andando a vivere a Dubai. 
Il decreto è una conseguenza del verbale di "vane ricerche" che è stato inviato ieri dal pm Barbara Sargenti, titolare dell'inchiesta che vede indagati, oltre allo stesso Fini, anche Sergio e Elisabetta Tulliani, rispettivamente padre e sorella di Giancarlo.
L'ordine di arresto nasce da un approfondimento investigativo dell'inchiesta della procura di Roma su una presunta associazione a delinquere transnazionale che riciclava tra Europa e Antille i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on line e sulle video-lottery. Lo scorso dicembre le indagini avevano portato all'arresto del "re delle slot" Francesco Corallo e ad altre quattro persone accusate di "peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte". Una volta "depurato" i profitti, Corallo li aveva impiegati in attività economiche e finanziarie (soprattutto acquisizioni immobiliari) e le aveva destinati ai membri della famiglia Tulliani.
Nell'ambito della stessa indagine, è indagato per riciclaggio Fini e, da un recentissimo interrogatorio di Amedeo Laboccetta, ex parlamentare in manette a dicembre, sono emerse nuove responsabilità di uomini vicinissimi all'ex presidente della Camera. A seguito di queste dichiarazioni si è anche aggravata la posizione di Giancarlo Tulliani, già accusato di aver accumulato con il padre Sergio profitti illeciti attraverso un giro di riciclaggio di oltre 7 milioni di euro. Ai tre Tulliani, Giancarlo, Sergio ed Elisabetta, i finanzieri avevano sequestrato un mese fa beni per cinque milioni di euro.
La vicenda emerge da una tranche dell'inchiesta "Rouge et Noir" che lo scorso 13 dicembre ha portato all'arresto di cinque persone e al sequestro di oltre 200 milioni di euro. A finire in manette all'epoca, per un giro di riciclaggio internazionale legato al gioco d'azzardo, oltre a Corallo e Laboccetta, i collaboratori del "re delle slot": Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica e Arturo Vespignani. Secondo il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) della Guardai di Finanza, titolare dell'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, riciclavano i proventi illegali del gioco d'azzardo in tutto il mondo. Le perquisizioni a carico dei Tulliani, eseguite nel corso dell'operazione di dicembre, e l'esito degli accertamenti bancari sui rapporti finanziari intestati ai membri dei Tulliani hanno svelato, nei mesi, nuovi tentativi di riciclaggio, reimpiego e autoriciclaggio. Dopo aver ricevuto, attraverso società offshore, enormi trasferimenti di denaro disposti da Corallo e operati da Rudolf Baesten, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, secondo gli inquirenti, i Tulliani avrebbero trasferito e occultato, con frazionamenti e movimentazioni ad hoc, il profitto illecito dell'associazione utilizzando conti accesi in Italia e all'estero.

di Sergio Rame per "ilgiornale.it"

MONTE PASCHI DI SIENA.... FINALZA MALATA.... Le trattative con Bruxelles per il salvataggio del MontePaschi con denaro pubblico proseguono. Lo ha confermato il portavoce della commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager, che ha definito “fruttuoso” l’incontro con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per fare il punto sui problemi del settore bancario italiano e, in particolare, sul caso dell’istituto senese per il quale il Tesoro intende fare ricorso alla ricapitalizzazione preventiva. .......

Banche, salvataggio di Mps ancora in salita. Veneto Banca e Pop Vicenza in bilico tra ricapitalizzazione e bail in


Le trattative con Bruxelles per il salvataggio del MontePaschi con denaro pubblico proseguono. Lo ha confermato il portavoce della commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager, che ha definito “fruttuoso” l’incontro con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per fare il punto sui problemi del settore bancario italiano e, in particolare, sul caso dell’istituto senese per il quale il Tesoro intende fare ricorso alla ricapitalizzazione preventiva. Lo stesso ministro Padoan, poi, al termine della riunione Ecofin ha confermato che si continua a “lavorare ai dettagli tecnici sul come applicare in pratica la misura di ricapitalizzazione precauzionale che il governo ha lanciato e che deve essere ovviamente utilizzata in base a regole europee molto chiare”. Padoan ha poi sottolineato che “non ci sono scadenze. Si sta lavorando per minimizzare i tempi ma anche per trovare soluzioni stabili, durature e solide”.
La questione è molto complessa non solo dal punto di vista tecnico (è la prima volta che in Europa si fa ricorso alla clausola della ricapitalizzazione preventiva), ma anche “politico” perché occorre evitare in tutti i modi che l’intervento pubblico nel capitale dell’istituto senese possa configurarsi come un aiuto di Stato e introdurre dunque elementi distorsivi della concorrenza. Dunque, oltre alle tecnicalità dell’intervento – a partire dalla quantità di capitale necessaria, provvisoriamente fissata dalla Bcein 8,8 miliardi (ma il conto potrebbe salire in ragione delle sofferenze che sono ulteriormente cresciute e, soprattutto, dell’esito dell’ispezione sui crediti della banca) – sotto la lente d’ingrandimento ci sono anche i tempi dell’uscita dello Stato dal capitale della banca, che devono essere fissati preventivamente proprio per garantire che si tratta solo di un intervento temporaneo.
Il fatto che siano passati già tre mesi dalla richiesta di ricapitalizzazione preventiva fa capire la difficoltà dell’operazione che si basa peraltro su una bozza di piano industriale che è stata essa stessa al centro di una difficile trattativa con Bruxelles che, secondo indiscrezioni, non riteneva adeguati gli interventi proposti sia in termini di tagli al personale, sia soprattutto di riduzione delle filiali. Resta poi da sciogliere il complicatissimo nodo delle sofferenze (oltre 28 miliardi di euro) che ora Siena vorrebbe cedere in blocco a una sorta di bad bank interna a un valore indicativo del 25%, valore che resta di gran lunga al di sopra di quanto il mercato sembra disposto a pagare.
La strada del salvataggio di Mps resta dunque in salita, mentre la crisi delle due ex popolari venete torna a fare paura. Sia la Popolare di Vicenza sia Veneto Banca nei giorni scorsi hanno chiesto di ricorrere alla ricapitalizzazione preventiva, ma la richiesta non è ancora stata ufficializzata a Bruxelles e – come ha spiegato il ministro Padoan – il dialogo con la Commissione sugli istituti veneti partirà solo in un secondo momento perché “adesso sta innanzitutto alla Bce decidere la sostenibilità delle due banche”. Il problema in questo caso rischia di essere proprio la mancanza di requisiti: il problema Mps si è posto perché nel luglio scorso la banca senese non ha superato gli stress test, evidenziando una carenza di capitale in un ipotetico scenario avverso. Le due venete, invece, sono riuscite lo scorso anno ad evitare il bail in solo grazie al “sacrificio” del fondo Atlante che ha sottoscritto integralmente i due aumenti di capitale e oggi si ritrovano nuovamente con il fiato corto e un fabbisogno di capitale che, nella migliore delle ipotesi, si aggira sui 5,5 miliardi di euro.
Il problema con la ricapitalizzazione preventiva è che non può essere accordata per coprire perdite certe e prevedibili o a sostegno di istituti in dissesto, quali sembrano essere Popolare Vicenza e Veneto Banca. Starà appunto alla Bce e alla Commissione valutare se in questo caso ci sono i requisiti per la ricapitalizzazione preventiva. Intanto, dopo settimane di pressing sui propri azionisti, le due banche si avviano a chiudere l’offerta di transazione per togliere il macigno dei contenziosi legali dalle fragili spalle dei loro bilanci. Il termine è fissato per mercoledì 22 marzo e l’obiettivo minimo dichiarato era di raggiungere perlomeno l’80% di adesioni, ma con ogni probabilità i due istituti controllati dal fondo Atlante dovranno accontentarsi di una percentuale inferiore, perché sono molti i piccoli azionisti che hanno deciso di far valere comunque le proprie ragioni a fronte delle gravissime irregolaritàdi cui si sono rese protagoniste le due banche anche nella vendita delle azioni, nella determinazione del prezzo e financo nelle procedure di vendita (molti i casi di “scavalcamento” per favorire i privilegiati), per non parlare del resto. Tanto più che transando si rinuncia anche in favore delle due banche agli eventuali risarcimenti che spetterebbero alle parti civili in caso di condannadei responsabili delle passate gestioni quando al timone c’erano Gianni Zonin e Vincenzo Consoli.
Molti grandi soci, tra cui diverse fondazioni bancarie, hanno invece aderito alla proposta di transazione di Popolare Vicenza e Veneto Banca: ultima in ordine di tempo la Fondazione Banco di Sicilia, che possiede azioni della popolare vicentina per un controvalore di appena 300mila euro ma che si va ad aggiungere alla Fondazione Cariprato e alla Fondazione Roi che avevano aderito nei giorni scorsi. Un risultato inferiore all’80% sarà ritenuto sufficiente o comporterà ulteriori problemi in termini di fabbisogno di capitale? Difficile a dirsi ora, ma per le due banche venete l’unica chance di salvataggio è legata alla fusione, che non creerà valore ma servirà piuttosto a ridimensionare i due istituti nel tentativo di trovare un equilibrio economicamente sostenibile e ritornare in tempi ragionevoli a un minimo di redditività.
E qui si pone il problema: in queste condizioni – due banche sostanzialmente decotte – è ammissibile il ricorso alla ricapitalizzazione preventiva da parte dello Stato? E qualora sia ammissibile, iniettando altri 5,5-6 miliardi di euro nelle due ex popolari venete in aggiunta ai 3,5 miliardi messi da Atlante meno di un anno fa, in quanto tempo pensa lo Stato di riuscire poi a cedere la propria quota (non rimettendoci) e uscire dal capitale? Non è azzardato dire che l’iter della ricapitalizzazione preventiva per Popolare Vicenza e Veneto Banca sarà molto più ostico e complicato di quello del MontePaschi. Intanto, il fondo Atlante guidato da Alessandro Penati dovrà decidere nei prossimi giorni se fare la propria parte, partecipando all’eventuale ricapitalizzazione delle due controllate, o lasciare che il proprio investimento venga azzerato dall’intervento dello Stato o dal possibile bail-in. Qualunque cosa decida di fare, però, è del tutto evidente che – a dispetto degli strali di Penati – le grandi banche hanno fatto più che bene a svalutare drasticamente le loro quote.

di Paolo Fior per "ilfattoquotidiano.it"

L' ex parlamentare di An Amedeo Laboccetta è diventato il principale accusatore di Fini nell' inchiesta sui soldi di Corallo e gli affari della famiglia Tulliani, inchiesta che riguarda lo stesso Laboccetta come ex consulente dell' imprenditore delle slot e ufficiale di collegamento tra la Atlantis e l' allora presidente della Camera.......




IL LIBRO DI AMEDEO LABOCCETTAIL LIBRO DI AMEDEO LABOCCETTA

Paolo Bracalini per il Giornale

«Fini non ha più le coperture di un tempo, direi che è un po' orfano di protezioni, o almeno si sono indebolite. Eppure in quegli anni la terza carica dello Stato italiano, e cioè il signor Fini, godeva di una super protezione, tanto a livello nazionale che internazionale. Non tocca a me dare le pagelle ai magistrati. Sono convinto che la Procura di Roma e il gip che ha formulato la richiesta di arresto per Tulliani abbiano ben inquadrato la figura di Fini in tutta questa vicenda.Adesso si tratta di avere pazienza e aspettare la fine della storia».

L' ex parlamentare di An Amedeo Laboccetta è diventato il principale accusatore di Fini nell' inchiesta sui soldi di Corallo e gli affari della famiglia Tulliani, inchiesta che riguarda lo stesso Laboccetta come ex consulente dell' imprenditore delle slot e ufficiale di collegamento tra la Atlantis e l' allora presidente della Camera.

Fu lei a presentarli, e sempre lei a raccontare che fu Fini in persona a chiedere a Corallo di attivarsi per trovare casa a Montecarlo.
AMEDEO LABOCCETTAAMEDEO LABOCCETTA 
«È quello che ho riferito con precisione ai magistrati. In quell' incontro Fini fece intendere che l' aspirazione sua e della compagna Elisabetta Tulliani fosse quella di avere una casa a Montecarlo. E Corallo si mostrò disponibile».

Dunque Fini non sarebbe il «coglione» (epiteto usato da lui stesso) utilizzato a sua insaputa dai Tulliani, ma avrebbe un ruolo da protagonista in tutta la vicenda.
FINI, ELI, GIANCARLO TULLIANI, LABOCETTA,FINI, ELI, GIANCARLO TULLIANI, LABOCETTA, 
«Macché coglione... Solo politicamente è stato un coglione, perché si è fatto illudere da Napolitano che facendo il killer di Berlusconi sarebbe diventato premier di un governo istituzionale. Ma sulla casa di Montecarlo no, sapeva tutto. Io penso che sia arrivato il tempo per Fini di raccontare la verità, gli italiani hanno capito com' è andata la storia, se continua in questo suo atteggiamento si fa male da solo. Apra il suo cuore e gli archivi, magari potrebbe aiutare a riabilitare la sua immagine. Anche se non sarà facile».

Fini ha già annunciato che la querela.
«Che ci provi, controquerelerò subito lui per calunnia. Lo sfido in qualsiasi sede in un contraddittorio. Io ho ricostruito in un libro, con testimonianze dirette, quel che ho visto, sentito, toccato con mano durante l' ignobile manovra di palazzo, un vero colpo di Stato, andato in scena nel 2010. Nessuno mai ha smentito, né Fini né tantomeno Napolitano. Dovrebbe essere il Parlamento ad avviare una seria attività di indagine su quegli anni opachi. Altrimenti lo farà la magistratura».

fini laboccetta in vacanzaFINI LABOCCETTA IN VACANZA
Lei conosceva Fini da molto tempo, già dagli anni del Msi. Come spiega il suo comportamento?
«Non voglio entrare nelle vicende personali altrui, ma sicuramente la famiglia Tulliani ha molto condizionato l' operato e le scelte di Fini sul piano politico e dei rapporti istituzionali. In particolare Giancarlo Tulliani, una persona innamorata solo della bella vita, del lusso e della ricchezza».

Sta dicendo che ha contagiato Fini.
«Le racconto un aneddoto, per farle capire a che punto di boria era arrivato. Ci portò all' Antica Pesa di Roma: io, Corallo, Elisabetta e Giancarlo Tulliani. In questo ristorante mi hanno dedicato una bottiglia d' acqua personalizzata disse Fini. Arrivò in effetti un cameriere con una bottiglia e l' etichetta dedicata al presidente della Camera. La imbottigliano solo per me. Un gesto di attenzione per un uomo importante come me. Rimasi sbigottito. Non riuscivo a capacitarmi di come Fini non capisse che era un' usanza per i clienti più in vista, nulla più. E infatti ce n' era anche una dedicata ad Alemanno.
elisabetta tulliani e gianfranco finiELISABETTA TULLIANI E GIANFRANCO FINI
Quando lo dissi a Fini, sbiancò».

Lei lo ha definito «un uomo ossessionato dal potere».
«E un piccolo politico. Una volta Almirante ci disse: Ricordate, passeranno vent' anni almeno prima che gli italiani capiscano chi è davvero Fini. Solo un gran bel megafono».




Fierce clashes between the Syrian army and rebels led by the Al-Qaeda offshoot formerly known as Al-Nusra Front broke out in neighborhoods east of Damascus on Tuesday. Ruptly video footage captured relentless artillery fire, explosions and smoke rising from the area......

Heavy fighting in east Damascus as Syrian army fends off Nusra-led offensive (VIDEO)


Fierce clashes between the Syrian army and rebels led by the Al-Qaeda offshoot formerly known as Al-Nusra Front broke out in neighborhoods east of Damascus on Tuesday. Ruptly video footage captured relentless artillery fire, explosions and smoke rising from the area.
Syrian government forces have intensified the shelling of terrorist positions north of the Jobar neighborhood, which has been split between government forces and rebels for over two years.
On Tuesday morning, terrorists detonated a car bomb, launching an incursion from the edges of Damascus and succeeded in infiltrating al-Maamel area in its eastern outskirts, aiming to push offensive further into the al-Qaboun neighborhood, RT Arabic reported.
Several missiles have been launched by rebels into the central part of the city, Reuters reported, citing witnesses.
“Very frightening situation for civilians living in Syria’s most populous city at the moment. Several neighborhoods have suffered from shelling, exploding bullets hitting cars and houses in the areas, numerous civilians have been injured as a result of these clashes,” RT’s Lizzie Phelan reported.
The Syrian armed forces managed to stop the advancement and isolated the jihadists in the al-Mamel area in the southern al-Qaboun district, located to the north of the embattled Jobar area, repelling all attempts to break through the siege.
“They entered a narrow pocket – the same area of the [previous] breach – and now this group is being dealt with,” a source in the Syrian military said, as cited by Reuters.
The terrorists holding up in al-Qaboun launched attacks on Al-Abissin residential area, shelling it and firing sniper bullets towards the area, Syria’s state SANA news agency reported, noting that the Syrian army responded with artillery fire.
Two football players were among the victims of the hostilities, suffering injuries when the compound housing a local football team was targeted in a rebel shelling, RT’s Phelan said.
At least 15 people have been injured as result of rocket shelling of Masaken Barzeh and al-Shaghour neighborhoods, SANA reported.
The Syrian forces have been relying on attacks from the air, pounding heavily on terrorist supply routes and their positions in Jobar. The government has largely withdrawn its attack troops from the front lines relocating them to the perimeter of the city and beefing them up around Abassiyin area in the Jobar neighborhood.
The Abassiyin area, which is located some 2 kilometers away from the Old City of the Syrian capital, has recently witnessed heavy fighting as its strategic location opens the road to Damascus.
The rebel offensive has been spearheaded by Tahrir al-Sham, a new name assumed by the terrorist group Al-Nusra Front after it merged with several smaller groups in January. The militant group, which has been excluded from the all-Syrian ceasefire and recently recognized by the US as a terrorist entity, has been joined in its push by hardline Ahrar Al-Sham as well as some factions of the Free Syrian Army. 
The rebel offensive has been launched from the jihadist stronghold of Eastern Ghouta, near Damascus. As the Syrian forces try to tighten their grip on the stronghold, the rebels attempted to loosen it by going on an offensive in Jobar.
While the rebels did not gain ground Tuesday, they fell short of their goal to create a supply road by linking two areas in the eastern part of Damascus.
Nevertheless, they managed to retain control over the areas that had captured during the last couple of days, Phelan said 

da "rt.com"

Un consigliere del presidente americano Donald Trump in materia nucleare ha detto che gli Stati Uniti onorerà affare nucleare iraniano con le potenze mondiali per ora, cercando nel contempo di assicurare che Teheran rispetti rigorosamente con l'affare. Christopher Ford, senior director della Casa Bianca Consiglio di Sicurezza Nazionale per le armi di distruzione di massa e controproliferazione, ha detto in una conferenza a Washington il 21 marzo che l'amministrazione Trump accetta l'accordo nonostante le ripetute critiche da Trump....

Christopher Ford speaks at the Carnegie Endowment for International Peace on March 21.
Christopher Ford speaks at the Carnegie Endowment for International Peace on March 21.


Un consigliere del presidente americano Donald Trump in materia nucleare ha detto che gli Stati Uniti onorerà affare nucleare iraniano con le potenze mondiali per ora, cercando nel contempo di assicurare che Teheran rispetti rigorosamente con l'affare.

Christopher Ford, senior director della Casa Bianca Consiglio di Sicurezza Nazionale per le armi di distruzione di massa e controproliferazione, ha detto in una conferenza a Washington il 21 marzo che l'amministrazione Trump accetta l'accordo nonostante le ripetute critiche da Trump.

Ma ha detto che la Casa Bianca stava rivedendo l'Iran affrontare insieme a tutti gli altri patti nucleari di armi che gli Stati Uniti hanno negoziato ai sensi delle precedenti amministrazioni.

"Fino a diversa decisione, gli Stati Uniti si atterrà al patto nucleare iraniano e garantire che l'Iran fa anche", ha detto il Carnegie Endowment for International Peace.

Altri patti nucleari la Casa Bianca sta rivedendo comprendono un trattato di controllo degli armamenti che imposta l'obiettivo di un mondo senza armi nucleari - un obiettivo che Ford ha suggerito non può essere "realistico" attualmente.

Egli ha osservato una "tensione" tra l'obiettivo del disarmo nucleare e dei requisiti di sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Ford ha detto l'amministrazione è stata anche rivedendo le risposte alle recente dispiegamento della Russia di missili da crociera nucleari capaci.


Based on reporting by Reuters and The Independent

RATKO MLADIC...... Gli avvocati del ex capo militare serbo-bosniaco Ratko Mladic sono alla ricerca di suo rilascio dalla detenzione provvisoria a L'Aia per motivi medici, e dire che Mosca ha garantito che verrà restituito alla custodia se è inviato in Russia per il trattamento. In una mozione rilasciato il 21 marzo dal Tribunale delle Nazioni Unite penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY), gli avvocati di Mladic ha detto che la salute del 74-year-old era notevolmente peggiorata di recente......

Former Bosnian Serb military chief Ratko Mladic (file photo)
Former Bosnian Serb military chief Ratko Mladic (file photo)


Gli avvocati del ex capo militare serbo-bosniaco Ratko Mladic sono alla ricerca di suo rilascio dalla detenzione provvisoria a L'Aia per motivi medici, e dire che Mosca ha garantito che verrà restituito alla custodia se è inviato in Russia per il trattamento.

In una mozione rilasciato il 21 marzo dal Tribunale delle Nazioni Unite penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY), gli avvocati di Mladic ha detto che la salute del 74-year-old era notevolmente peggiorata di recente.

Liberarlo "è il corso solo giusta, più umana, e medicalmente suono di azione che può garantire vivrà per vedere la sentenza di primo grado", ha detto la mozione scritta.

Il processo a Mladic avvolto nel mese di dicembre. I giudici stanno prendendo in considerazione verdetti con l'accusa di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità in relazione al suo ruolo nel 1992-1995 bosniaco guerra.

Affronta 11 capi, tra cui l'accusa di aver aiutato orchestrare il massacro del 1995 circa 8.000 uomini e ragazzi musulmani a Srebrenica e il 44 mesi di assedio di Sarajevo, dove si stima che 10.000 persone sono state uccise da bombardamenti e cecchini.

Miodrag Stojanovic, uno degli avvocati della difesa di Mladic, ha detto a RFE / RL che i suoi avvocati hanno presentato la documentazione sulla sua salute insieme a garanzie dalla Russia che Mladic sarebbe stato restituito alla custodia all'Aja dopo l'esame e il trattamento in Russia.

Non c'era nessun commento immediato da parte di funzionari russi.

La corte ha detto che era la prima volta che Mladic ha presentato una mozione per la sua liberazione provvisoria.

Mladic è stato incriminato nel 1995, l'ultimo anno di guerra che ha ucciso più di 100.000 persone in Bosnia-Erzegovina e spostata di circa 2 milioni di persone.

Dopo anni come un fuggitivo, spesso protette da forze serbo-bosniache e serbe, è stato arrestato nel 2011 in Serbia ed estradato all'Aja, dove il suo processo è iniziato nel 2012.

Il procuratore ONU Alan Tieger ha chiesto al giudice di condannarlo al carcere a vita, dicendo a dicembre che qualcosa di meno grave sarebbe "un insulto alle vittime, vivi e morti, e un affronto alla giustizia".

"Nessuno può capire l'entità della sofferenza per la quale Ratko Mladic è responsabile", ha detto.


With reporting by AP

MONTENEGRO..... IL PICCOLO STATO BALCANICO CHIEDE L'ADESIONE DI DIRITTO A FAR PARTE DELLA NATO CON L'APPOGGIO DI GRAN PARTE DEI COMPONENTI DELLA NATO.... SE DOVESSE PASSARE L'ACCETTAZIONE DA PARTE DEI COMPONENTI DELLA NATO DI FAR ENTRARE IL MONTENEGRO CI SAREBBERO REAZIONI PESANTI DA PARTE GIUSTAMENTE DELLA RUSSIA E SI CHE ALLORA L'INSTABILITA' NEI BALCANI COMINCEREBBE CON CONSEGUENZE CHE NESSUNO RIUSCIRA' A PREVEDERE......

U.S. Secretary of State Rex Tillerson (file photo)
U.S. Secretary of State Rex Tillerson (file photo)


Il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha scritto ai leader del Senato americano esortandoli ad approvare l'offerta di Montenegro di aderire alla NATO, dicendo che è "fortemente nell'interesse degli Stati Uniti", ha riferito i media.

In una lettera il 7 marzo Tillerson ha sostenuto che l'adesione del Montenegro nella alleanza militare avrebbe sostenuto una maggiore integrazione, riforma democratica, il commercio, la sicurezza e la stabilità nei Balcani, secondo la Reuters il 21 marzo.

Obiezioni da due senatori repubblicani, Rand Paul e Mike Lee, hanno ritardato un voto al Senato per mesi.

Il senatore Rand Paul ha messo in discussione la saggezza di irritare la Russia, che si oppone l'espansione della NATO, e si è opposta ai costi di approvare l'adesione alla NATO per un piccolo paese che ha detto non potrebbe svolgere un ruolo significativo nella difesa degli Stati Uniti.

Montenegro, con una popolazione di 650.000, spera di ottenere l'approvazione necessaria di tutti i 28 alleati della Nato in tempo per diventare un membro a pieno titolo in un vertice della Nato a maggio. E 'stato approvato da 24 membri.

I membri della NATO vedono l'adesione del Montenegro come un modo per contrastare gli sforzi della Russia per espandere la propria influenza nei Balcani - una visione espressa da Tillerson, che ha esortato il Senato ad agire prima del vertice di maggio, che il presidente Donald Trump ha in programma di partecipare.

"La partecipazione del Montenegro al vertice maggio NATO come membro a pieno titolo, non come un osservatore, invierà un forte segnale di unità transatlantica", ha scritto Tillerson.

"E 'fortemente negli interessi degli Stati Uniti che l'adesione del Montenegro alla NATO ratificato".


With reporting by Reuters and Msn.com



                                                                                                     

The view south from Turkmenistan, Uzbekistan, and Tajikistan as spring sets in must be cause for some apprehension. Across the border, the security situation in northern Afghanistan has been sharply deteriorating since 2014. For the previous decade or more, northern Afghanistan had been a relatively peaceful area -- particularly in the northwest, far from the problems of the Kabul, Kandahar, and Jalalabad regions of Afghanistan. During this more peaceful time, Turkmenistan, Uzbekistan, and Tajikistan implemented projects -- bridges, railways -- to better connect them to their southern neighbor.............

There was fighting all last winter in the Afghan provinces bordering Turkmenistan and Tajikistan, and the annual Taliban spring offensive is expected soon.
There was fighting all last winter in the Afghan provinces bordering Turkmenistan and Tajikistan, and the annual Taliban spring offensive is expected soon.


The view south from Turkmenistan, Uzbekistan, and Tajikistan as spring sets in must be cause for some apprehension. Across the border, the security situation in northern Afghanistan has been sharply deteriorating since 2014.
For the previous decade or more, northern Afghanistan had been a relatively peaceful area -- particularly in the northwest, far from the problems of the Kabul, Kandahar, and Jalalabad regions of Afghanistan. During this more peaceful time, Turkmenistan, Uzbekistan, and Tajikistan implemented projects -- bridges, railways -- to better connect them to their southern neighbor.
There was fighting throughout this last winter in the Afghan provinces bordering Turkmenistan and Tajikistan, and the usual Taliban spring offensive is expected soon. If you listen to some Afghan officials, and others, it's not only the Taliban who are a threat in northern Afghanistan now.
There are some militant groups that include Central Asian nationals.
There is also a pro-Islamic State (IS) radio station calling itself Sedai Khelafat, mobile and with very limited range, which now broadcasts in northern Afghanistan, often in the Tajik and Uzbek languages.
And this year, there are also creeping suspicions among some in Afghanistan that the governments in Turkmenistan and Tajikistan are dealing with people in Afghanistan whom the Afghan government considers the enemy.
It's a chaotic situation that promises to become much worse very soon, all the more so since some of the Central Asian militants who went to join IS or other militant groups in Syria and Iraq are reportedly making their way back from inevitable defeats there to Afghanistan.
So with spring coming, Qishloq Ovozi takes a look at what has been happening recently in the northern Afghan provinces that border Tajikistan and Turkmenistan. 

There is violence in Balkh Province (which borders Uzbekistan), the Taliban attack on the German Consulate in November being one example. But in Balkh, the violence is either lower than in the three provinces to the east and four to the west, or bloodshed receives less media coverage. In any case, it is not part of this review.
The situations in Bahglan, Samandar, and Sari Pul, which are just south of Takhar, Kunduz, Balkh, and Jowzjan, and east of Faryab, are arguably worse than in those provinces bordering Central Asia. But since they are not on the frontier with Central Asia, they are also excluded from this review.
The View South From Turkmenistan
The length of the Turkmen-Afghan border is 744 kilometers, although, as is the case with the Tajik-Afghan border, there are other figures for this frontier.
The Amu Darya River forms about the first 100 kilometers of the eastern Turkmen-Afghan border before turning sharply north, heading toward the Aral Sea.
From there, the Turkmen-Afghan border dips toward the southwest through relatively flat, sandy land, much of which is in or on the edges of the Gara-Gum (Kara-Kum) Desert. One more river -- the Murghab -- forms some 16 kilometers of Turkmenistan's border with Afghanistan's Badghis Province.
The Afghan provinces that border Turkmenistan are, from east to west: Jowzjan, Faryab, Badghis, and Herat.
This area was arguably the most peaceful part of Afghanistan for more than a decade after the U.S.-led military operation started in late 2001.
The situation started to change in spring 2013, when hundreds of Taliban militants fought a weeklong battle with government forces in the Qaysar district of Faryab Province.
A small number of militants from the Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) had already started arriving in northwestern Afghanistan to help train local Taliban fighters, including teaching them how to make improvised explosive devices. 
Pakistan's military operation in North Waziristan in summer 2014 pushed a large group of IMU fighters and their families (hundreds of them at least) into Afghanistan with many making their way to the northwestern provinces bordering Turkmenistan. Violence increased noticeably across northern Afghanistan after their arrival. 
In late 2015, another group of IMU fighters arrived in Herat Province. This group was reportedly sent by IMU leader Usman Ghazi after he declared the group's allegiance to the IS militant group. Their purpose in Herat was to fight alongside a Taliban splinter group that had also declared loyalty to IS, in a battle with a group of "traditional" Taliban fighters.
The traditional Taliban faction eventually crushed their opponents, but some of the pro-IS IMU and Taliban militants escaped into other areas of northwest Afghanistan.
Residents and officials in Jowzjan Province blame IS for burning down some 60 houses in a village in late December and for killing six Afghan employees of the International Committee of the Red Cross in early February.
In late October, Rahmattulah Hashar, the head of Jowzjan's Darzab district, said the "armed people of Daesh [IS]" captured four villages in his district. The Afghan Islamic Press reported IS militants had killed a Taliban commander in Darzab and captured nine Taliban fighters.
In the extremely confusing situation in northwest Afghanistan, it is often difficult to say who exactly the enemy is. Afghan officials have repeatedly said that some militants, especially the foreign militants, alternate between calling themselves Taliban and IS.
Hashar does make a distinction, as he has specifically accused the Taliban of attacks in his district. And the Taliban does have a presence in Darzab district. A spokesman for the Jowzjan governor's office, Mohammad Reza Ghafari, said on February 15 that Taliban fighters abducted 52 farmers in Darzab. Taliban spokesman Zabihullah Mujahid confirmed their capture, saying the farmers were "planting on disputed land" and a Taliban court would decide whether to punish them.
Darzab is in the southern part of Jowzjan Province. The two districts bordering Turkmenistan -- Qarqeen and Khamyab -- where the government exerts at best tenuous control, have been relatively quiet in recent months, possibly due to an offensive that Afghanistan's vice president, General Abdul Rashid Dostum, led in Jowzjan and Faryab provinces in October.
An earlier security operation led by Dostum in October 2015 in the Khamyab district chased militants to an island in the Amu Darya, where the latter encountered border guards from Turkmenistan. The episode ended peacefully for the Turkmen border guards, who instructed the militants to return to the Afghan side of the river. For the militants, it reportedly ended in annihilation once they reached the south bank of the river.
Afghan First Vice President Abdual Rashid Dostum leads troops against insurgents in northern Afghanistan in October 2015.
Afghan First Vice President Abdual Rashid Dostum leads troops against insurgents in northern Afghanistan in October 2015.
More worrisome for the Turkmen government are events in the Ghormach district of Faryab Province. In mid-September, the Taliban launched an offensive in Faryab's southern Qaysar, Pushtun Kot, Khwaja Sabz, Almar, and Ghormach districts. On October 11, the Taliban captured Ghormach and held it for some 10 days before Dostum's attacks chased them from the district.
More than two years earlier, on May 24, 2014, an armed group crossed from Ghormach into Turkmenistan, killed three Turkmen soldiers, and took their weapons back with them into Afghanistan.
Further complicating the situation, in mid-March, fighting broke out between supporters of two pro-government parties, Jamiat-e Islami and Junbesh-e Melli Islami. At least five people were reported killed. Eight policemen were also wounded when both sides opened fire on them. The same two groups were involved in violence in Faryab in March 2016.
The first militants to cross the Turkmen border did so in February 2014 from the Badghis Province. They killed three Turkmen border guards.
Badghis has not seen the intensity of fighting witnessed in the Faryab and Jowzjan provinces recently, but it has become the second-largest area of opium-poppy cultivation in Afghanistan, according to a 2016 report from the UN Office on Drugs and Crime.
In addition to the problems in Jowzjan, Faryab, and Badghis, the biggest concern for Turkmenistan at the moment just came from Herat. On March 8, an influential mujahedin commander from the days of the Soviet occupation, Ismail Khan, accused the Turkmen government of supplying arms to the Taliban. Khan said he told Turkmen Foreign Minister Rashid Meredov that "weapons [sent] to Herat are supplied from Turkmenistan." (There has been fighting for weeks in Herat's southern Shindand district.)
Turkmenistan quickly dismissed Khan's accusation as "baseless," but more people in northwest Afghanistan are likely to believe Khan than the Turkmen government.
Turkmenistan is officially a neutral country, a designation granted by the United Nations in 1995. Turkmenistan successfully stayed out of the Afghan conflicts of the 1990s by remaining neutral. The killing of Turkmen troops by militants from Afghanistan raises questions about how much respect fighters in northwest Afghanistan now have for Turkmenistan's neutrality.
The Turkmen government is at least hedging its bets. Since the incidents in 2014, Turkmenistan has significantly increased defense spending, called up reserves, and reportedly deployed some 80 percent of its forces along the frontier with Afghanistan.
The Turkmen government has also pursued an often erratic policy toward the neighboring Afghan provinces, at first making contact with villages across the frontier and offering help with projects for river containment, electricity, and various forms of humanitarian aid, then changing policies and constructing barriers and ditches on the Turkmen side of the border.
Turkmen authorities also once allowed commanders of Afghan paramilitary forces to receive medical treatment in Ashgabat.
Officially, Ashgabat says there are no problems along the Afghan border.
The View South From Tajikistan
The length of the Tajik-Afghan border is unclear. The two most widely used figures for the border length are 1,206 or 1,344 kilometers. But if you drew a straight line from the easternmost point of their common border to the westernmost part, the distance would be about half that. The border zigzags from the east, through the Pamir Mountains until it hits the headwaters of the Pyanj (later Amu Darya) River, after which the meandering river becomes the border.
Most of the Tajik-Afghan border runs through the Pamir Mountains, only the last several hundred kilometers of the western frontier pass through the lowlands.
The Afghan provinces that border Tajikistan are, from east to west, Badakhshan, Takhar, and Kunduz. 

In addition to Taliban fighters in these provinces there are also members of a group Afghan officials called Jundallah, a militant band that originated in Central Asia and first appeared in the late 1990s as the IMU and was allied to the Taliban and Al-Qaeda. The IMU sheltered with the Taliban in Pakistan's tribal areas in the first years after the U.S.-led operation started in late 2001.
IMU fighters have been trickling back in northeastern Afghanistan to link up with Taliban units for more than a decade, and several times during this period conflicts with Pakistani tribesmen or Pakistani military operations pushed groups of IMU fighters back into Afghanistan. In recent years, this IMU group was absorbed by its Tajik wing, Jamaat Ansarullah. The originally Uzbek-dominated group now includes several nationalities and is under Tajik command.
This group has maintained its alliance with the Taliban, unlike an IMU group in northwestern Afghanistan.
In late September 2016, the Taliban and Jundallah launched an attack on the provincial capital, Kunduz, briefly seizing it as they had done almost exactly one year earlier. The Taliban also briefly seized Kunduz Province's Qala-e Zal district, which borders Tajikistan. Fighting continues in that district and in the neighboring Imam Sahib district that also borders Tajikistan.
The militants also attacked in the neighboring Takhar and Badakhshan provinces in late September. They overran four districts in Takhar Province, two of which -- Khwaja Gar and Yangi Qala -- directly border Tajikistan.
Another district that borders Tajikistan -- Darqad, in the far northwest of Takhar Province -- has been under Taliban control for some time. There was a drone strike there at the start of March that Afghan forces say killed 15 Taliban militants and that followed Afghan air strikes on Darqad in late February.
Darqad is also the source of serious problems now between the Afghan, Tajik, and Russian governments. (More on that later.)
During that late September offensive, the Taliban also briefly captured two central districts in Badakhshan -- Wardoj and Baharak. Wardoj district has changed hands between government and militant forces several times since 2009.
The government now claims to have control over most of these districts, but attacks and assassinations continue to occur frequently in these three provinces and thinly stretched Afghan government troops move almost constantly from one hot spot to the next.
Kunduz Governor Assadullah Amarkhel said at the start of March that the Taliban were planning to attack the city of Kunduz again. Badakhshan Governor Ahmad Faisal said at the start of March he expected a military operation to start soon to recapture the Yamgan and Wardoj districts in his province. At the end of February, the Afghan National Army announced it had recaptured 14 villages in three districts of Takhar Province.
Of course all of this is a concern to Tajikistan's government -- although not so much because of the threat of the Taliban crossing the border. After all, Tajikistan hosts a Russian military base and together with the Russian military Tajik authorities have established three layers of defense in the Afghan border region.
But the presence of Jundallah, a militant group commanded by ethnic Tajiks, including some from Tajikistan, is something to worry about, especially as the Tajik government cannot claim to enjoy much popularity among its people.
A reported IS presence in the northeast is also causing unease, not only in Dushanbe but in Moscow as well, and that has raised questions in Afghanistan about possible connections the Russian and Tajik governments might have with the Taliban.
At the end of 2015, Tajikistan's independent Asia-Plus news agency reported that Russian officials met that summer with Taliban representatives at the Kulob military base, where Russia's 201st Division was stationed at the time. One of those Taliban representatives was identified as Qari Dinmuhammad Hanif, the commander who controlled the Darqad district in Takhar Province.
Since then, it has become clear that Russia is in contact with the Taliban. Moscow opened a channel to the Taliban after IS appeared in eastern Afghanistan, ostensibly because the Taliban was more effective than government troops at fighting IS in Afghanistan.
Provincial officials and military commanders in Badakhshan, Takhar, and Kunduz have blamed security setbacks on Russia supplying local Taliban units with arms. Afghan Channel 1 TV reported on February 28 that Russia was supplying arms to the Taliban units in Kunduz's Qala-e Zal, Iman Sahib, and Dasht-e Archi districts.
The same accusation has been made to justify Afghan government forces' failure to retake the Darqad district of Takhar Province.
And some Afghan officials have gone so far as to claim Tajikistan was allowing Taliban vehicles entry onto its territory for repair, allowing wounded Taliban to be treated at medical facilities in Tajikistan, and turning a blind eye to militants sheltering on heavily wooded islands in the Pyanj River.
Tajik authorities deny all this, and Russia denies giving weapons to the Taliban. But the mounting distrust serves to further complicate an increasingly chaotic situation.
(Qadir Habib of RFE/RL's Radio Free Afghanistan contributed to this report. The views expressed in this blog post do not necessarily reflect those of RFE/RL)

martedì 21 marzo 2017

The Soviet Union’s foreign debt will be paid in full within weeks, once Moscow settles with Bosnia and Herzegovina, according to the Russian Ministry of Finance. According to calculations, Russia owes the Balkan country, once part of the former Yugoslavia $125.2 million, said Deputy Finance Minister Sergey Storchak. This is the last Soviet debt, and it will be paid back in 45 days, he added...

Russia to pay off balance of Soviet-era debt within 45 days


The Soviet Union’s foreign debt will be paid in full within weeks, once Moscow settles with Bosnia and Herzegovina, according to the Russian Ministry of Finance.
According to calculations, Russia owes the Balkan country, once part of the former Yugoslavia $125.2 million, said Deputy Finance Minister Sergey Storchak. This is the last Soviet debt, and it will be paid back in 45 days, he added.
The debt to the former Yugoslavian republics of Croatia, Serbia, Montenegro, Slovenia, and Macedonia, had been paid off by Russia from 2011 to 2016.
In February, the Finance Ministry said the debt would be cleared quickly once an executive order was signed. On Tuesday, the final step in the process was announced officially.
When the Soviet Union collapsed in 1991, the newly formed Russian Federation inherited a growing external debt of over $66 billion with barely a few billion dollars in gold and foreign exchange reserves.
By assuming the Soviet-era debt, Russia gained international recognition as the USSR’s successor.
The USSR's foreign debt was accumulated in various ways, such as obligations to Western countries accrued in the debt market after 1983. The money owed to former Yugoslavia was as a result of trade.
“On the one hand, the USSR supplied Yugoslavia with defense and energy products. On the other, Yugoslavia sold consumer goods to the USSR. The debt was formed due to the difference in the value of imports and exports,” managing partner of law firm HEADS Consulting Aleksandr Bazykin told Izvestia daily.
One last debt: Russia to clear entire Soviet debt by year-end http://on.rt.com/83f0 
In recent years, Moscow canceled billions of dollars in debt owed to the Soviet Union by countries in Africa, Asia, and Central America. In 2013, Russia wrote off almost the entire $32 billion debt owed by Cuba.
According to the Finance Ministry, other countries still owe the Soviet Union about $34 billion, but it will be very hard for Russia to reclaim the money.

da "rt.com"

Speaking via video link at technology conference CeBIT in Germany, NSA whistleblower Edward Snowden denied being Russia’s “pawn,” and predicted that the NSA’s spying practices are unlikely to change under Donald Trump...


Edward Snowden talks Russia, ‘spy’ microwaves & web security at tech conference


Speaking via video link at technology conference CeBIT in Germany, NSA whistleblower Edward Snowden denied being Russia’s “pawn,” and predicted that the NSA’s spying practices are unlikely to change under Donald Trump.
A day after FBI Director James Comey and NSA Director Michael Rogers appeared before the House Select Committee on Intelligence, Snowden discussed the accusations of Russian interference in the US election. While stating the allegations were plausible, Snowden told those gathered at the conference in Hanover that “we haven't seen any real evidence out of the FBI of it.”
Snowden was later asked: “Are you a pawn right now for the Russian president when he talks to President Trump?” The whistleblower stated that he was not a “powerful influential figure” who could change things and was expendable to Russia.
“Russian influence in the election needs to be investigated and if they are found to have been, they need to be held accountable to the law,” Snowden said later. He added that if they were found to be interfering, this was nothing new and that every country’s intelligence agencies interfere in elections.
“Foreign interference is a common thing,” he said. “If elections have been interfered with throughout history why does this one matter?”
White House still insists  happened, blames  admin for leaks http://on.rt.com/86eu 
Asked what has changed since he last spoke at CeBIT in 2015, Snowden said the latest progress in encryption is driving the “internet predator class” to develop hacking techniques, known as ‘Zero days’. There is no guarantee that these techniques, detailed in the recent WikiLeaks dump, will not end up in the wrong hands.
“Very soon we are about to see a level of proliferation that results in a real crisis,” he said.
Discussing Kellyanne Conway’s recent claims that there are cameras in certain microwaves, he said she may have misunderstood information she was given to arrive at that conclusion. However, given the information revealed by WikiLeaks of spying through Samsung smart TVs, it may not be as ridiculous at it seems.
Asked about allegations he was connected to WikiLeaks, Snowden said “No, this is well established public fact.” He admitted they helped him leave Hong Kong before coming to Moscow in 2013. “I don’t talk to Julian Assange, I don’t talk to WikiLeaks, I have no relationship with them.”
Snowden said WikiLeaks’ recent publications “have been a genuine public service.”
“We need to make the cost of compromising data greater than the value of that data,” Snowden said of storing data on clouds, claiming that more complicated engineering procedures will make it too costly to steal data. Snowden cited the example of how two-step authentication could have prevented the hacking of John Podesta’s emails.
Podesta, who served as campaign manager for Hillary Clinton during her election campaign, had his email compromised by a simple phishing scheme. The emails were leaked to WikiLeaks which published them in the lead up to the 2016 presidential election, revealing a fractured Democratic party.
“I’m not here to fix this,” Snowden said, when asked about his claims that mass surveillance has increased since he leaked NSA documents in 2013. He claimed the technology community will have to move the issue forward, something he said he was not qualified to do.
Asked if he had confidence that Trump’s administration would reform the NSA, Snowden laughed. “Let’s be real. Donald Trump has never represented himself as a friend of civil liberties.”
Asked about the German government’s decision not to invite him to the country to give testimony to members of parliament investigating NSA surveillance in Germany, Snowden said they may be “simply moving on, to avoid the topic, because sometimes the truth is uncomfortable." 
Looking back his life so far, Snowden said: “I’m proud of the choices I made,” insisting he would deal with the consequences of the choice he made as they happen, claiming “belief is not enough” and that he takes pride in acting on his beliefs. Asked if he wanted to go back to the US Snowden said “Of course, it’s my home.”
“I lost a lot,” Snowden said when asked about previous comments that he “burnt his life to the ground,” saying the statement had hope, as it allowed new growth in his life, which he described as “profoundly empowering.”
Snowden complemented Oliver Stone’s recent film of which he is the subject, saying it was an “amazing accomplishment”to explain a complicated issue to a broad audience.

da "rt.com"